5G: l’impegno dei sindaci in difesa della salute pubblica

Al convegno alla Camera dei Deputati sindaci, amministratori e avvocati raccontano cosa è stato fatto finora e cosa è possibile fare per chiedere maggior cautela nell’espansione del 5G in attesa di studi scientifici che ne confermino l’innocuità. Emerge un panorama di cittadinanza attiva consapevole delle proprie responsabilità e che vuole coinvolgere maggiormente la collettività nelle scelte politiche. Il convegno internazionale organizzato dall’Alleanza Stop 5G alla Camera dei Deputati ci ha permesso di fare il punto della situazione italiana ed internazionale. Degli aspetti scientifici, medici e normativi sui rischi per la salute dei campi elettromagnetici abbiamo già parlato. Qui vogliamo riferire delle azioni messe in campo per il diritto alla tutela della salute e di poter scegliere se e come accogliere l’offerta commerciale delle compagnie delle telecomunicazioni per il 5G. Emblematico il racconto del sindaco di Marsaglia, dell’Alta Langa, anche presidente dell’Associazione Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani (ANPCI): Franca Biglio. Un intervento che descrive chiaramente come le decisioni vengano calate dall’alto e imposte senza che i cittadini e i propri amministratori siano informati e possano far rispettare le normali cautele per la sicurezza dei propri cittadini di cui sono responsabili per legge.

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Racconta Franca Biglio che iniziò a sentir parlare dell’arrivo del 5G, nelle proprie zone, da giornali locali. Si parlava di un sorteggio di alcuni comuni per la sperimentazione 5G. Poi un articolo su La Stampa spiegava che l’AGCom (Autorità per le Garanzie delle Telecomunicazioni) obbligava l’estensione del servizio oltre al comune di Torino (una delle Smart Cities scelte per la sperimentazione) anche ad altri 120 comuni di cui 29 in Piemonte. Ecco il suo accorato racconto: «Dai giornali inizio a leggere cose a cui non sapevo dare una spiegazione; ad esempio cittadini che stavano insinuando quale contropartita avessero accettato i sindaci per partecipare a questa sperimentazione sulla cittadinanza. Ma chi mai ha dato il consenso? Nessuna comunicazione, informazione o richiesta era mai arrivata. Ho iniziato a chiedere informazioni preoccupata e ho scritto al Prefetto affinché mettesse in atto tutte le procedure tecnico-giuridiche necessarie per la tutela della salute. Nessuna risposta. Quindi cominciamo ad allertarci e mandiamo a tutti gli altri sindaci una richiesta di informazioni per capire cosa stesse succedendo, quali garanzie ci venissero fornite e chi altro fosse coinvolto. Per uscire dall’isolamento e metterci in rete aderiamo al comitato cittadino di tutela dal 5G e vado ad incontrare diversi esponenti attivi a livello nazionale come il Senatore Saverio De Bonis (Gruppo Misto) che da anni sostiene le cause per i diritti di tutela ambientale e della salute.

Adottiamo la moratoria con delibera del comune e l’ordinanza per chiedere la sospensione del servizio fino a che non ci fossero adeguate informazioni sulla sicurezza per la salute dei cittadini. Il prefetto ci risponde che la richiesta ha un difetto di procedura burocratica e non la accoglie. Per informarmi meglio partecipo al convegno in Abruzzo e la preoccupazione aumenta, sento la responsabilità verso i nostri cittadini. Ricevo una telefonata da Asstel (Assotelecomunicazioni) e vengono ad incontrarmi. Mi spiegano che non è stato un sorteggio ma una vera e propria scelta per il “grave divario digitale” in cui versava il mio comune e cerca di rassicurarmi: il 5G è una opportunità e non ci sono dati scientifici che provino un rischio per la salute». Questo è vero, perché proprio nessuno, né governi, né aziende ha mai stanziato un euro per verificarne i rischi. Quindi il problema è chi chiede grazia di innocuità prima dell’installazione o chi in assenza di verifiche scientifiche dichiara che il servizio è sicuro? Chi deve portare le prove?

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L’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente) è un organo deputato al controllo del rispetto dei limiti di legge, ma alla richiesta di informazioni della sindaca Biglio dichiarano di non avere informazioni. Ora L’ANPCI sta per sottoscrivere con lo studio di avvocati che da anni partecipa alle dispute legali sulla tutela della salute, un accordo di programma per offrire una possibilità di tutela a garanzia legale ai piccoli comuni con agevolazioni a livello finanziario.

Sul tema dell’assenza di studi sui rischi per la salute, il consigliere comunale di Trento, Andrea Maschio (5 stelle), interviene al convegno per annunciare che Trento è il primo comune in Italia dove è stata approvata una mozione per lo stanziamento di un finanziamento sulla sperimentazione sui rischi del 5G per salute. «Attraverso un emendamento al bilancio abbiamo creato una quota economica per lo studio scientifico: il comune stanzierà 30.000 euro in due anni, 0,255 centesimi ad abitante. Ovvio che lo studio costerebbe più di 2 milioni di euro ma se ogni comune si attivasse con le stesse cifre procapite avremmo il primo studio italiano e indipendente».

Oggi, tra delibere, determine e ordinanze sindacali 76 comuni hanno preso ufficialmente posizione cautelative e di contrasto netto per la tutela salute ma il numero è destinato a crescere. Inoltre, aumentano i cittadini che attraverso petizioni e diffide ai propri sindaci e ai ministri cercano di sensibilizzare i propri concittadini. Così anche fuori dall’Italia. Già un anno e mezzo fa 300 sindaci negli USA fecero una maxi denuncia alla Commissione Federale delle Comunicazioni bloccando l’installazione delle antenne nei propri comuni. Molto atteso l’intervento dell’avvocato Stefano Bertone dello studio legale torinese Ambrosio&Commodo. Esperto di cause civili e contenziosi in questa materia, collabora da anni con associazioni come la A.P.P.L.E di Padova (Associazione Per la Prevenzione e la lotta all’Elettrosmog) e con il professor Levis, già cattedratico di Mutagenesi Ambientale all’Università di Padova, un luminare riconosciuto a livello internazionale.

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«Noi applichiamo nei processi, già da 10 anni, le evidenze scientifiche che l’esposizione alle radiazioni del 3G e 4G sono collegate ai tumori cerebrali e ad altre manifestazioni cliniche. Tante cause sono state vinte anche se non ancora in via definitiva perché impugnate; l’iter è lungo». Continua l’avvocato: «una causa a Firenze è stata vinta proprio dall’attuale ministro Bonafede che quindi è bene informato in materia».

Ma cosa possono fare i comuni e le amministrazioni? «Lo stato definisce i parametri ma i comuni hanno il dovere di minimizzare le esposizioni tenendo conto dell’agente fisico; si può chiedere di bloccarlo sottoponendolo a moratoria perché esistono elementi di possibile rischio non contrastati da prove di innocuità.

Lo stato è in grado di garantire che onde 5G sono innocue per salute pubblica? Se non lo può fare, si assume la responsabilità civile e penale? Si può continuare a dire che sono sicure?

Anche per questioni di ricaduta legale sull’amministrazione pubblica bisogna riconsiderare il significato di servizio pubblico in merito alle comunicazioni e alla connettività che lo stato deve assicurare. Il diritto all’internet delle cose, al controllo a distanza di apparecchi anche medicali, a nuovi servizi fino a che punto può essere spinta? Con quale grado di consenso della collettività? La copertura cumulativa, continuativa e simultanea di raggi che seguono ogni microchip che indosseremo non potrà non investire anche i più esposti, bambini e donne incinte. Vale la pena di ripensare a cosa vuol dire servizio pubblico, quali diritti chiedere, definirne i valori».

Un ulteriore motivo di preoccupazione sono gli scandali PhoneGate negli Usa e in Francia: le aziende produttrici di cellulari hanno dichiarato emissioni, dai dispositivi mobili, molto inferiori a quelle consentite attraverso test di assorbimento che avvenivano ad una distanza dai 25 ai 15 mm dal corpo. Questo ha portato al ritiro di centinaia di migliaia di cellulari.Racconta il dott. Mark Arazi che proprio in questi giorni, in seguito allo scandalo PhoneGate Alert, il governo Francese è stato costretto a rendere pubblici i risultati dei test che incriminavano 9 tipologie di telefonini su 10 studiati, di superare, di molte volte, le soglie di radiazione consentita. Tali documenti sono stati tenuti nascosti per 3 anni e ora il governo ha iniziato ad informare la cittadinanza sull’uso del cellulare.

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Franca Biglio, Sindaco di Marsaglia

Ad esempio mai usare il telefonino a contatto con il corpo! Ogni centimetro in meno dal corpo aumenta esponenzialmente l’indice di assorbimento, quindi neanche in tasca ed è necessario usare sempre auricolari e con i fili e mai il wireless. Wifi da usare il meno possibile, quindi attenzione ai treni ad alta velocità dove per ogni vagone rimbalzano all’interno delle lamiere le radiazioni anche di 100 cellulari contemporaneamente in funzione!

Conclude il convegno l’Onorevole Sara Cunial (Gruppo Misto). In questi anni ha sostenuto i cittadini coinvolti nei diversi conflitti ambientali e a tutela della salute aprendo le “porte del palazzo” e permettendo le conferenze stampa a chi volesse porre questioni di solito inascoltate dalla politica. «Dare voce ai sindaci per il diritto all’autodeterminazione, non solo sul 5G, fa parte di un disegno più ampio per difendersi dalle imposizioni calate dall’alto. Bisogna unirsi per contrastare i continui attacchi; riprendersi il diritto di scegliere come vogliamo vivere. Io vengo da Vicenza devastata dallo scandalo industriale per lo sversamento di PFAS, fino a poco tempo fa sconosciute. Nel 2013, andati all’Istituto Superiore di Sanità con le prime analisi, siamo stati derisi. Tutto in nome del profitto a favore di pochi ma a discapito della salute pubblica. Ormai le armi sono smussate, la società civile e suoi portavoce, i sindaci, gli assessori, i consiglieri sono la speranza per il futuro». Poi cita Primo Levi: “I mostri esistono, ma sono troppo pochi per essere davvero pericolosi. Sono più pericolosi gli uomini comuni, i funzionari pronti a credere e obbedire senza discutere…”.

Per vedere l’intero convegno clicca qui.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2019/11/5g-impegno-sindaci-difesa-salute-pubblica/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Ambiente, attesa per l’enciclica di Papa Francesco

Il 18 giugno il Santo Padre pubblicherà la seconda enciclica, la prima scritta interamente da lui, sui temi ambientali. Preoccupate le lobby industriali ed energetichepapaciccio

Il prossimo 18 giugno verrà pubblicata la nuova enciclica di Papa Francesco, la prima scritta interamente dal Santo Padre argentino, nella quale il Pontefice parlerà di ambiente e tutela ambientale: a confermare quella che nei giorni scorsi era solo un’indiscrezione è stata la Sala Stampa Vaticana, che ieri in un comunicato ha annunciato l’imminente pubblicazione dello scritto papale. Secondo indiscrezioni editoriali, in questo caso non confermate dal Vaticano, il titolo dell’enciclica dovrebbe essere “Laudato sii”, ripreso dal Cantico di san Francesco. Sin dall’inizio, già nella scelta del nome secondo i vaticanisti più esperti, Francesco ha dato grande attenzione e risalto alle tematiche ambientali: come ha raccontato lui stesso pochi giorni dopo la salita al soglio pontificio la linea che Bergoglio intende mantenere per il suo pontificato è quella di insistere con “tutela del creato”. Sul contenuto dell’enciclica lo stesso Papa ha anticipato qualcosa lo scorso gennaio,sull’aereo durante il viaggio in Sri Lanka e Filippine, usando parole forti: il ricordo di Hiroshima, la delusione della conferenza sul clima svoltasi a Lima, la speranza per il cruciale appuntamento di Parigi, in agenda il prossimo autunno, chiedendo che il mondo mostri maggiore “coraggio” per attuare politiche ambientali forti e realmente efficaci per la salvaguardia “del creato” e per invertire l’attuale trend negativo. Dopo quel viaggio Francesco, lo scorso 2 marzo, ha voluto la presentazione in Vaticano della REPAM, rete ecclesiale panamazzonica, perché la iniziativa avesse maggiore visibilità e sostegno internazionale.

Fonte: ecoblog.it

Perché vivere in un ecovillaggio?

“Vivere in un ecovillaggio non è una protesta verso il sistema, non è un sogno romantico o un’utopia, ma una scelta razionale e motivata di dare priorità nella propria vita ad aspetti quali il senso di comunità, l’ecologia, la spiritualità”.ecovillaggio_ferme_du_collet

L’idea di ecovillaggio non è recente né innovativa, trattandosi della naturale evoluzione del villaggio tradizionale, dove l’essere umano ha vissuto durante gran parte della sua storia. Storicamente però vivere in un villaggio in armonia con la natura non era una scelta consapevole, ma l’unica possibilità, mentre ora gli ecovillaggi sono comunità intenzionali di persone pienamente consapevoli di vivere in modo che rema in direzione contraria alla spinta della società circostante. Vivere in un ecovillaggio non è una protesta verso il sistema, non è un sogno romantico o un’utopia, ma una scelta razionale e motivata di dare priorità nella propria vita ad aspetti quali il senso di comunità, l’ecologia, la spiritualità. Il sentimento di appartenenza ad una comunità viene da lontano, è innato nella natura umana. La tecnologia, l’organizzazione sociale, la nascita delle metropoli, la corsa verso il successo individuale han dato l’illusione che il nuovo essere umano non abbia più bisogno dell’appoggio di una comunità, e ha creato la tendenza in una vita sempre più individualista e solitaria. Questa evoluzione è ben rappresentata dall’anonimo palazzone cittadino, dove un numero svariato di vite sono rinchiuse tra queste mura, cercando una nicchia di intimità dietro spesse porte blindate di appartamenti tutti uguali, ignorando completamente l’esistenza dei vicini che sovente sono visti solo come una molestia. La vita di comunità è l’opposto, è il compromesso di vivere in un gruppo, di solito non troppo numeroso in modo che tutti i membri si conoscano personalmente. Non si tratta del modello stereotipato che tutti abbiamo in mente quando pensiamo alle comunità, la comune hippie degli anni sessanta, con comunione dei beni, amore libero, chitarre e marijuana. Alcuni ecovillaggi praticano la comunione dei beni, ma la vera essenza di comunità, più che nell’ottimizzazione dei beni materiali che ovviamente è ricercata, è esaltata nell’appoggio reciproco.vita_ecovillaggio

Un gruppo su cui contare vuol dire miglioramento della qualità di vita, con esempi pratici quali la cura condivisa dei bambini, la possibilità di facilitare e rendere più attraenti lavori comunitari, la creazioni di posti di lavoro all’interno della comunità. Inoltre la vita comunitaria è un costante stimolo alla crescita personale, in quanto persone a stretto contatto quotidiano sono obbligate a confrontarsi su scelte in comune, a discutere, a parlare apertamente dei problemi che invariabilmente sorgono e questo migliora la comunicazione con gli altri e con se stessi ed aiuta a vedere con più chiarezza il nostro misterioso mondo inconscio. L’armonia della vita comunitaria si ripercuote conseguentemente nella cura dell’ambiente circostante. La concezione di tutela ambientale è variabile, ma principalmente si attua nel tentativo di produrre la maggior parte del cibo che si consuma, coltivando orti vicino alle case, di affidarsi a energie rinnovabili, di ridurre i consumi e di limitare l’utilizzo delle automobili. I bambini di un ecovillaggio dove ho vissuto trascorrevano le giornate scorrazzando per le strade del villaggio prive di auto, giocando nei giardini comunitari, senza necessità della miriade di giochi che popolano la vita dei bambini cresciuti negli appartamenti. Infine la spiritualità, che racchiude aspetti controversi perché storicamente è stata ingabbiata dalla religione. Di solito non c’è l’intenzione si inserirsi nelle credenze religiose degli abitanti. La spiritualità si accompagna in modo naturale al rallentamento dei ritmi, al contatto con la natura, poiché il materialismo non è sufficiente a saziare l’innata curiosità dell’essere umano. La spiritualità significa arte, musica, contemplazione, meditazione, riflessioni. Il movimento degli ecovillaggi si associa spesso ad altri movimenti quali la permacultura, la decrescita, termini che evocano ancora in tanta gente uno scenario di ristrettezze, di ritorno all’età della pietra e di rinuncia. Ma non è questo il punto, tutt’altro, l’obiettivo è lo stesso di tutte le attività umane, la felicità e il benessere, che vengono ricercate, però in una forma che predilige l’armonia con la natura e l’ambiente.

Fonte: il cambiamento