Ghostland, il turismo al contrario dei boscimani in Europa

Il bel documentario dell’antropologo Simon Stadler porta un gruppo di boscimani nel cuore dell’Europa.

La vita nel vasto deserto del Kalahari dei boscimani Ju/’Hoansi, uno dei più antichi popoli del Pianeta, è radicalmente cambiata nel 1990, quando il governo della Namibia ha vietato per legge la caccia a scopo alimentare. Ora i boscimani vivono grazie alla raccolta nel bush (da qui bush-man, nome dato dai colonialisti), alle poche sovvenzioni governative e alla scarsa generosità dei turisti più avventurosi. Le terre un tempo libere e sconfinate della savana sono ora divise da recinzioni di filo spinato e il popolo una volta nomade dei Ju/’Hoansi è costretto a sopravvivere in riserve simili a quelle in cui sono stati relegati gli indiani d’America. Dopo avere mostrato il loro mondo, il regista di Ghostland Simon Stadler filma il viaggio che un gruppo di boscimani compie in altre regioni della Namibia e poi quello ancor più incredibile che porta quattro di loro fino in Germania e in Italia. Lo shock culturale dei boscimani immersi nella modernità teutonica (con lo spaesamento di fronte ai grandi fiumi, al verde delle città e delle campagne e ai grandi edifici) agisce su due livelli: da una parte suscita il sorriso, dall’altra stimola la reverse anthropology ricordata nel dibattito post-proiezione da Duccio Canestrini ovvero la capacità di riuscire a percepire se stessi attraverso lo scambio con gli altri. In quest’epoca di muri e di cialtroneria mediatica su “loro” e sugli “altri” un po’ di relativismo culturale – nel solco di una tradizione europea sorta con l’Illuminismo e con libri come Le lettere persiane di Montesquieu – è una buona medicina. E con il sorriso la si manda giù ancor meglio.

Guarda la Galleria “Ghostland”

Fonte: ecoblog.it

Umbria, un’immersione nella comunità eco-sostenibile di Monestevole

Dal 3 al 30 aprile la comunità eco-sostenibile di Monestevole propone un corso full immersion di sostenibilità, bioedilizia, permacultura e imprenditoria sociale. L’obiettivo? Imparare facendo, immersi nella vita di un antico borgo dell’Umbria circondato da uliveti e vigna.

Dal 3 al 30 aprile, Tribewanted Monestevole , cooperativa che sviluppa comunità eco-sostenibili, propone un corso “full Immersion” di sostenibilità, bioedilizia, permacultura e imprenditoria sociale.11218993_1034438913250720_2052165412621674608_n

Il borgo di Monestevole, in Umbria

Il corso, che dura 4 settimane, include 5 giorni alla settimana di partecipazione attiva ai progetti del borgo sostenibile Monestevole. Insieme al team, i partecipanti svilupperanno una casa passiva e un orto di permacultura, partecipando a corsi di imprenditoria sociale e sostenibilità a 360 gradi, dall’energia rinnovabile al riciclo delle acque, dalla bioedilizia all’agricoltura, dalla cucina locale a prodotti fatti in casa. L’obiettivo è quello di “imparare facendo” il processo di transizione e sostenibilità, messa in pratica in un antico borgo circondato da uliveti e vigna. Come tutti i progetti di Tribewanted, l’esperienza è “all inclusive” e gli ospiti possono scegliere di pernottare in una camerata comune camere private en-suite. Il corso si terrà in italiano e inglese.11168119_1040797095948235_7980272717211485338_n

La cooperativa inglese Tribewanted sviluppa comunità ecosostenibili in giro per il mondo. Il primo progetto della rete è stato avviato alle Fiji grazie al crowdfunding, mentre la seconda comunità è sorta in Sierra Leone. È sorta in seguito la comunità di Monestevole, un piccolo borgo in Umbria, una regione molto legata alle tradizioni del passato e poco toccata dal turismo di massa, quello che Tribewanted vuole superare promuovendo un modo diverso di viaggiare e vivere il territorio. Nel cuore verde dell’Italia, Tribewanted Monestevole è costituito da un casale del 1500 e 25 ettari di bosco. Qui vi abitano e lavorano stabilmente 10 persone che condividono il loro tempo e le loro attività con gli ospiti della comunità.

 

Per ulteriori informazioni sul corso clicca qui 

Il sito di Tribewanted Monestevole 

 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/02/umbria-immersione-comunita-eco-sostenibile-monestevole/

Borghi Autentici e Comunità Ospitali: l’Italia nascosta può scrivere il futuro

Qualche tempo fa vi abbiamo raccontato la storia del Comune di Melpignano , in provincia di Lecce, che abbiamo avuto modo di scoprire grazie all’incontro con il suo sindaco Ivan Stomeo, Presidente dell’Associazione Borghi Autentici di Italia. Recentemente abbiamo approfondito questa realtà quando, in occasione del Festival della Lentezza , abbiamo conosciuto e intervistato Valeria Zangrandi, referente per la comunicazione dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia.

Quest’ultima è una rete che si dirama per tutto il territorio nazionale ma riunisce in particolare comuni al di sotto dei cinquemila abitanti impegnati in un percorso di miglioramento continuo della struttura urbana, dei servizi ai cittadini, del contesto sociale, ambientale e culturale. Il fine è quello di far sì che i borghi italiani, già splendide cartoline del nostro Paese, divengano anche luoghi attraenti in cui vivere e lavorare. Si tratta di circa 240 realtà tra piccoli e medi comuni, enti e comunità montane.11140758_933260190048435_7214352597629211172_n

progetti portati avanti dall’Associazione, pensati in base alle specificità del luogo, riguardano la valorizzazione dei prodotti tipici del posto, la tutela del paesaggio, la riqualificazione del centro storico nel rispetto delle tradizioni e della cultura locale. “C’è tutta una rete di esperti esterni, come tecnici e ingegneri, per aiutare le comunità locali a migliorare la qualità della vita del borgo”, ci spiega Valeria Zangrandi. L’Associazione interagisce con altre reti ed enti allo scopo allo scopo di incrementare i potenziali strategici e per favorire un efficace scambio di esperienze e conoscenze. Tra i principali obiettivi di Borghi Autentici d’Italia vi sono quelli di evitare lo spopolamento dei borghi e far sì che questi diventino “comunità ospitali” per i turisti. Essere una comunità ospitale significa accogliere i turisti come cittadini temporanei, facendo vivere loro esperienze uniche all’interno del territorio, per conoscere meglio quella parte di Italia considerata “minore”, ma che ha scritto e tuttora scrive, la storia del nostro paese. Nel territorio nazionale vi sono 37 comunità Ospitali dislocate tra nord, centro, sud Italia e isole.11401361_925960407445080_5984297593343345981_n

Come si legge sul sito dell’associazione, per comprendere cosa significa essere “Comunità Ospitale”, è necessario calarsi sia dalla parte del visitatore, sia dalla parte della comunità locale. “Per un turista, una Comunità Ospitale è un luogo e una destinazione in cui sentirsi “cittadini” seppure “temporanei”, identificandosi nel ritmo dolce della vita del borgo, usufruendo delle opportunità di servizio disponibili, conoscendo ed apprezzando le tradizioni, la cultura locale, le usanze e i prodotti del saper fare locale, ricevendo nuovi apporti culturali. Un luogo, in sostanza, dove (ri) trovare una dimensione più vera e autentica, dove poter scoprire una faccia dell’Italia ancora poco conosciuta e sentirsi protagonisti stessi dell’esperienza”.

D’altra parte per la comunità locale, essere Comunità Ospitale vuol dire organizzarsi. “I cittadini, gli operatori economici e gli amministratori pubblici condividono una strategia unica di accoglienza; una visione comune in grado di assicurare all’ospite una permanenza indimenticabile, basata sulla partecipazione e sulla scoperta dei particolari. Un coinvolgimento che vuole essere permanente e che si alimenta nel tempo, attraverso la condivisione e una narrazione del territorio, che favorisca il dialogo a distanza. Una Comunità Ospitale è inclusiva e aspira sempre più alla qualità diffusa e ad una crescita economica e sociale sostenibile; una comunità che si prefigge di migliorare e conservare le risorse allo scopo di lasciarle alle future generazioni”.

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Il progetto delle Comunità ospitali, così come gli altri portati avanti da Borghi Autentici d’Italia, è teso a valorizzare quell’Italia nascosta che ogni giorno trova le motivazioni per avviare iniziative di sviluppo e miglioramento. L’obiettivo? Innescare sul territorio un processo di cambiamento partendo proprio dalle risorse e dalle opportunità presenti.

Fonte : italiachecambia.org

CicloMurgia: turismo su due ruote per valorizzare il territorio

Iniziative, imprese, progetti, cultura. La Puglia è davvero una regione in gran fermento, dal Gargano al Salento e, in particolare, intorno a Bari e Lecce. Tra i motivi di questo diffuso risveglio vi è Bollenti Spiriti 2.0, programma della Regione Puglia che – tramite la sua principale iniziativa, Principi Attivi – ha contribuito in modo significativo all’avvio di molti interessanti progetti. È il caso di CicloMurgia, nato con l’intenzione di valorizzare il patrimonio naturalistico e culturale dell’Alta Murgia attraverso il cicloturismo, promuovendo il turismo su due ruote mediante la gestione di servizi per il cicloturista.

Una delle finalità dei promotori del progetto, come si legge sul sito, “è quella di far riscoprire l’indissolubile legame tra noi e la nostra ‘madre terra’, che è trascurata, dimenticata e spesso violentata dall’azione dell’uomo”. “Siamo convinti che solo attraverso lo stupore della conoscenza, dato dalla ricerca e dall’esplorazione si possa ristabilire una parte di quell’equilibrio, da tempo perso, tra uomo e natura. Per queste ragioni il nostro impegno è rivolto alla realizzazione di esperienze  basate sull’Essenzialità, la Condivisione, l’elogio della Lentezza, il progresso visto come ‘Decrescita’; e supportate dalla pratica sperimentale (laboratori, attività in natura), lo studio scientifico, storico e artistico del territorio”.

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Grazie allo sviluppo di questo progetto, il parco Nazionale dell’Alta Murgia è oggi dotato di dieci percorsi cicloturistici con un annesso piano di comunicazione e valorizzazione del territorio. Le escursioni in mountain bike sono previste ogni domenica da aprile a ottobre. I percorsi non sono particolarmente ardui o tecnici e proprio per questo sono aperti a tutti. L’idea, infatti, è quella di far conoscere la storia dei luoghi e godere del paesaggio. È per questo che i ritmi sono lenti e le pause frequenti. La costruzione dei percorsi, inoltre, è stata attenta ad integrare tutte quelle aree svantaggiate a causa della mancanza di un’adeguata attività promozionale o della difficile accessibilità dei luoghi. Dopo molti anni di viaggi in bici e tre anni di escursioni nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, l’associazione Ciclomurgia ha deciso di mettere a disposizione delle strutture turistico ricettive interessate, le proprie competenze in materia di cicloturismo ed accoglienza dei cicloviaggiatori. È nato così “4cycling”  il progetto che aiuta alberghi, agriturismi, e B&B a diventare bike friendly.logo

Dallo scorso anno 4cycling propone “Transmurgiana in mountain bike” , con l’obiettivo di far  scoprire la Puglia da un altro punto di vista, ad un’altra velocità e nei suoi angoli più nascosti. Quest’anno il tour si terrà nei primi tre giorni di maggio, dall’1 al 3, per un totale di 205 km con un livello di difficoltà di percorrenza medio/alto. Tra le altre attività proposte negli anni da Ciclomurgia vi sono anche: il progetto MurgiaScuola, pensato per far vivere ai ragazzi un’esperienza diversa dalla tradizionale gita scolastica e far scoprire, anche tramite laboratori, le bellezze del Parco Nazionale dell’Alta Murgia; il servizio Bicibus, che permette a gruppi di bambini di recarsi a scuola in bici, insieme a due adulti che li accompagnano, e Bla Bla Murgia.3735954_orig-1024x679

Il patrimonio paesaggistico, artistico ed enogastronomico dell’Alta Murgia costituisce un grosso serbatoio di attrattive per il cicloturista. Per questo secondo i promotori di Ciclomurgia occorre sviluppare strategie ed iniziative finalizzate a valorizzare l’esistente in un’ottica di sostenibilità, stimolando l’offerta turistica e creando nuove opportunità di lavoro per i giovani.

Il sito di CicloMurgia 

Visualizza CicloMurgia sulla Mappa dell’Italia che Cambia! 

Fonte : italiachecambia.org

“Il Green Act che serve all’Italia”. Legambiente presenta a Roma la controproposta al governo Renzi

 

Fiscalità ambientale, città, bonifiche, energia, rifiuti, mobilità nuova, trasporti, dissesto idrogeologico, natura, turismo, fondi strutturali: proposte concrete e misure immediatamente applicabili per far ripartire il Paese. Il presidente Cogliati Dezza: “Non abbiamo bisogno di un green washing della politica governativa ma di azioni utili per cambiare l’Italia”382058

L’Italia è tra i paesi europei maggiormente colpiti dalla crisi, dove la recessione ha fatto esplodere tutti i fattori di debolezza economica, sociale e istituzionale esistenti, eppure, l’Italia ha la concreta possibilità di avviare una ripresa “ambientale” dell’economia e dei consumi. Nel corso della recessione, infatti, gli elementi di efficienza e sostenibilità ambientali si sono irrobustiti. Nonostante l’assoluta mancanza di politiche esplicite e di idonee scelte di governo, l’economia e la società italiana hanno gestito in maniera più efficiente le risorse, hanno consumato meno energia, prodotto più energia da fonti rinnovabili e riciclato più rifiuti, trasformato stili di consumo in un senso più sostenibile. A differenza di altri paesi ciò non è avvenuto per una scelta deliberata ma è ugualmente avvenuto.
Partendo dall’analisi dello stato del Paese, confermata dai parametri di Ambiente Italia 2015, il rapporto annuale sullo stato del Paese realizzato dall’istituto Ambiente Italia e Legambiente, l’associazione ambientalista ha presentato oggi a Roma “Il Green Act che serve all’Italia”, un documento che avanza proposte concrete e misure immediatamente applicabili per affrontare le sfide del futuro. In 11 schede sono stati presentati i temi fondamentali per realizzare la svolta di cui c’è bisogno e che quindi dovrebbero trovare cittadinanza nel Green Act annunciato dal Premier Renzi per marzo 2015, traducendosi anche in proposte legislative: fiscalità ambientale, città , bonifiche, energia, rifiuti, mobilità nuova, trasporti, dissesto idrogeologico, natura, turismo, fondi strutturali. Tutti temi che hanno strettamente a che fare con lo sviluppo economico del Paese, con la possibilità di creare filiere produttive e nuova occupazione, di produrre più benessere per tutti nel momento stesso in cui garantiscono risposte ai bisogni dei cittadini in termini di sicurezza, salute e qualità della vita. Al convegno, aperto da Duccio Bianchi, dell’Istituto Ambiente Italia e Vittorio Cogliati Dezza, Presidente nazionale Legambiente, hanno partecipato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio, il Sottosegretario al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Ilaria Borletti Buitoni, il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gianluca Galletti e poi Paolo Acciai (Segretario Filca Cisl), Catia Bastioli (AD Novamont), Marino Berton (Coordinamento Free), l’on Chiara Braga, l’on Pippo Civati, Erasmo D’Angelis, Capo Struttura Missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche di Palazzo Chigi, Roberto Della Seta (Green Italia), il Sindaco di Pavia Massimo De Paoli, Stefano Landi (Economista Luiss Roma), Gaetano Maccaferri (Vicepresidente Confindustria), l’on Giulio Marcon, la sen Paola Nugnes, l’on Ermete Realacci (Presidente Commissione Ambiente e Territorio Camera dei Deputati), Fabio Refrigeri (Assessore Infrastrutture, Politiche Abitative, Ambiente – Regione Lazio), Riccardo Sanna (Coordinatore politiche economiche CGIL), Paolo Buzzetti (Presidente Ance), Maurizio Marcelli (Responsabile Ufficio Salute, ambiente, sicurezza Fiom Cgil).  Dalla foto scattata da Ambiente Italia 2015 vediamo che il Pil procapite nel 2014 è sceso poco sotto la media europea (prima della crisi era superiore del 10%). La disoccupazione è cresciuta e a fine 2014 il tasso ha raggiunto il 12,8% (il 21% nel Mezzogiorno), rispetto al 10% della media europea. Ma il problema principale dell’Italia è la non occupazione: nel 2014 le persone occupate sono meno del 56% della popolazione tra i 15 e i 64 anni con una distanza marcatissima dall’Unione Europea (il 65,5%). Ancora più marcata è la differenza nel tasso di occupazione femminile (il 46%). Recessione e politiche di austerità hanno causato l’incremento delle persone in condizioni di deprivazione materiale e di esclusione sociale, con una incidenza molto accentuata nel Mezzogiorno (il 46% della popolazione). Sono cresciute le diseguaglianze nella distribuzione del reddito. In Italia il 10% più povero detiene il 2,2% dei redditi, mentre il 10% più ricco ne detiene il 24,6%. Cala drammaticamente la qualità del capitale umano: l’Italia è, tra i 28 paesi dell’Ue, quello con il più basso tasso di istruzione universitaria tra i giovani e uno dei cinque – con Spagna, Malta, Portogallo e Romania – con il più alto tasso di giovani (18 – 24 anni) che non frequentano o che sono privi di un titolo di studio di scuola media secondaria. Abbiamo un crescente ritardo nell’innovazione tecnologica e di prodotto con la completa stasi della capacità brevettuale: mentre in tutti i paesi vi è stata negli ultimi dieci anni una crescita del numero di brevetti (globalmente il 50% in più, il 20% in più nella UE), in Italia il numero resta fermo, meno di 5.000 annui. E’ il sintomo inequivocabile della marginalità tecnologica del Paese. Se non produciamo innovazione è anche perché non investiamo in ricerca e sviluppo. Complessivamente gli investimenti sono pari all’1,2% del Pil e sono rimasti statici durante la recessione (mentre in Europa sono cresciuti). La spesa per ricerca e sviluppo in Italia è pari al 62% della media europea, al 40% c.a di quella della Germania e della Svezia. Ma la vera emergenza per il futuro è rappresentata dai Neet, not (engaged) in Education, Employment or Training. Il 26% di coloro che hanno tra 15 e 29 anni non studiano, non lavorano, non sono in un qualche processo formativo. A parte la Grecia, è il massimo valore registrato in tutta l’Unione Europea. E il Mezzogiorno è di gran lunga l’area europea con i più alti livelli di esclusione. In questa situazione di recessione abissale, l’economia italiana ha ottenuto risultati sorprendenti in alcuni settori ambientali, una conversione ecologica sostanzialmente spontanea, in parte determinata dalla recessione stessa che ha spinto le aziende verso comportamenti più attenti e virtuosi. In Europa tra il 2004 e il 2013 il consumo di materia si è ridotto del 15% ma in Italia i progressi sono stati maggiori: il consumo assoluto è diminuito del 32% (255 milioni di ton di materiali in meno all’anno estratti dal pianeta) e la produttività delle risorse è cresciuta ben del 40%. Ciò grazie soprattutto alla riduzione dei consumi energetici, dei consumi di metalli (con un maggior riciclo) e dell’attività edilizia. Nel 2013 i consumi lordi di energia primaria sono scesi a 173 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, l’1,9% in meno rispetto al 2012 e per il 2014 si prevede una ulteriore contrazione. E’ proseguita una forte contrazione dei consumi petroliferi e di gas e una crescita delle fonti rinnovabili. E’ tornata a migliorare l’efficienza energetica dei processi di produzione e di consumo. Nel 2014, invece, ha fortemente rallentato la corsa delle rinnovabili, che pure continuano a crescere sia in termini assoluti che come quota sul totale della produzione energetica. In termini di produzione elettrica è ancora cresciuto il fotovoltaico (+10%), ed è rimasta stabile la produzione eolica. Nel 2014, il 44% della produzione nazionale di energia elettrica deriva da fonti rinnovabili (102.000 GWh da idroelettrico, geotermico, eolico e fotovoltaico e circa 17.000 stimate da biomassa, rifiuti e bioliquidi), il massimo mai raggiunto, in crescita ulteriore rispetto al 2013 (era circa il 39%). Nel settore elettrico, in particolare, l’Italia diventa il terzo principale produttore europeo di elettricità derivante sia dall’insieme delle rinnovabili (dopo Germania e Svezia) sia dalle rinnovabili non idroelettriche (dopo Germania e Spagna). Nel 2012, secondo i dati Eurostat, in Italia sono stati riciclati oltre 53 milioni di tonnellate di rifiuti. In valore assoluto, l’Italia è il Paese europeo con le maggiori quantità recuperate dopo la Germania. Ciò dipende soprattutto dalla specificità del sistema industriale italiano che consente un elevato riciclo interno degli scarti industriali e addirittura richiede una consistente importazione di materie seconde. La recessione e la conversione energetica hanno poi consentito all’Italia di abbattere significativamente negli ultimi anni le emissioni climalteranti. Dopo una forte crescita tra il 1990 e il 2005, nel 2013 le emissioni climalteranti sono il 16% inferiori a quelle del 1990. Ciò che è straordinario è che tutto ciò è avvenuto in assenza di politiche pubbliche e di investimenti mirati tanto che in Italia alcune questioni ambientali continuano a ripresentarsi sostanzialmente senza soluzione: la concentrazione di PM10 (e delle frazioni più fini), resta elevata e il 30% della popolazione è esposto a concentrazioni superiori alla norma; nel settore dei rifiuti urbani siamo in affanno. Nell’insieme, l’Italia giunge a poco meno del 40% di raccolta differenziata e a poco più del 40% a discarica (la Germania arriva a poco meno del 65% di differenziata e a poco più dell’1% a discarica). Il consumo di suolo rimane un problema: tra il 1989 e il 2006 il suolo consumato sale al 6,6%, al ritmo di 265 kmq all’anno e poi rallenta per giungere al 2010 al valore del 6,9%. Un fenomeno particolare è quello dello sprawling: la crescita di case sparse e di piccoli nuclei abitati, la proliferazione di capannoni, svincoli, parcheggi, centri commerciali. A peggiorare la situazione, l’urbanizzazione delle aree costiere e l’abusivismo. Il ricco patrimonio culturale e paesaggistico dell’Italia ha poi un impatto economico diretto marginale (le entrate dei musei e monumenti statali ammontano a soli 126 milioni di euro) e lo stesso turismo italiano conosce una forte stasi, sia in termini di visitatori che di fatturato. In rapporto agli abitanti, le presenze turistiche dell’Italia sono inferiori del 25% a quelle della Spagna o della Grecia. “Il Green Act che serve all’Italia – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – deve rappresentare una scossa e aprire un nuovo indirizzo di politica economica, fiscale, industriale, culturale. Serve un disegno strategico che avvii un percorso organico fatto di misure concrete, da subito operative per realizzare quel cambio di passo necessario a rompere con le idee di sviluppo del Novecento, perché dal boicottaggio delle rinnovabili allo Sblocca Italia non c’è stato nessun segnale di cambiamento, come se questi temi non fossero urgenti e non rappresentassero una parte sostanziale del rilancio del Paese. Eppure oggi nell’edilizia nell’energia, nei rifiuti come in agricoltura è evidente che vi sia spazio solo per chi punta su innovazione e qualità ambientale. Il mondo è cambiato e l’Italia oggi ha una reale possibilità di trovare una propria bussola nella globalizzazione valorizzando quelle risorse, vocazioni e talenti che tutto il mondo ci invidia e utilizzando la chiave del clima come opportunità per permettere a famiglie e imprese di ridurre consumi energetici e importazioni di fonti fossili. Ma per fare ciò occorre accompagnare e promuovere il cambiamento con una chiara prospettiva di investimenti e regole”.  Affinché il Green Act possa dispiegare fino in fondo le sue potenzialità e rappresentare l’avvio di una strategia complessiva che coinvolge il sistema paese e che gli fa fare un salto di qualità, ci sono anche alcune precondizioni imprescindibili, che determineranno il successo o il fallimento di ogni politica di innovazione. Parliamo di questioni strutturali che riguardano l’assetto di base del paese come legalità, istruzione, cultura.

I temi e le proposte di Legambiente:

#1 _ FISCALITÀ AMBIENTALE: chi inquina paga, chi innova risparmia In Italia ogni anno vengono stanziati 5,7 miliardi di euro di sussidi alle fonti fossili.

Le proposte:

Adeguare i canoni delle concessioni demaniali. Eliminare i sussidi alle fonti fossili.

Eliminare la possibilità per i Comuni di utilizzare gli oneri di urbanizzazioni per le spese correnti.

Applicare subito l’Articolo 15 della Delega Fiscale (fiscalità ambientale ed energetica).

#2_ CITTÀ: rigeneriamole

Solo nelle città metropolitane italiane vivono 20 milioni di persone.

Le proposte:

Una struttura di missione per indirizzare e coordinare interventi di rigenerazione urbana

Disincentivare consumo del suolo, incentivare e semplificare le procedure per la riqualificazione dei condomini
Rendere operativo il fondo per l’efficienza energetica e stabilire i criteri per l’accesso di privati e enti pubblici.
Escludere dal patto di stabilità gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica del patrimonio edilizio pubblico.
Approvare subito il DL in materia di “Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato”.
#3_BONIFICHE: risanare le ferite

Sono oltre 100mila gli ettari di terreno da bonificare. Solo il 3% è stato ad oggi bonificato.

Le proposte:

Istituire un fondo nazionale per le bonifiche dei siti orfani (modello Superfund).

Trasparenza negli appalti, legalità, fine dei commissariamenti, maggiori controlli ambientali.

Puntare sulle bonifiche in situ.

#4_ENERGIA: Italia rinnovabile

Nel 2014 il 44% della produzione nazionale di energia elettrica è derivato da fonti rinnovabili. L’efficienza energetica per unità di prodotto e di servizio è +9,5% nel periodo 2000 – 2013.

Le proposte:

Introdurre regole chiare e trasparenti per l’approvazione dei progetti da rinnovabili

Garantire e semplificare l’autoproduzione di energia per Comuni, famiglie, aziende

Cancellare miliardi di euro di sussidi alle fonti fossili dalle bollette.

#5_RIFIUTI: ridurre e riciclare prima di tutto In Italia il conferimento di rifiuti in discarica costa al massimo €25 per tonnellata; il 37% dei rifiuti urbani viene ancora smaltito in questo modo, in Sicilia il 93%.

Le proposte:

Penalizzare lo smaltimento in discarica con un aumento dei costi di conferimento (ecotassa).

Eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti Incentivare e premiare la riduzione dei rifiuti, il recupero di materia, gli acquisti verdi.

Rispetto delle scadenze e delle multe per gli obietti della raccolta differenziata.

#6_MOBILITÀ NUOVA: pedoni, pedali, pendolari

La mobilità urbana assorbe il 97% di tutti gli spostamenti.

Le proposte:

Fissare target nazionali di spostamenti individuali su mezzi privati a motore, per ridurli drasticamente.
Far viaggiare in sede protetta e in corsie preferenziali almeno un terzo dei percorsi della rete di trasporto pubblico di superficie.
Introdurre nel nuovo Codice della Strada, attualmente in discussione in Parlamento, un nuovo limite di velocità a 30km orari su tutta la rete viaria dei centri abitati.

#7_TRASPORTI: #cambiareverso alle infrastrutture

Sono tre milioni i pendolari che ogni giorno si muovono in treno in Italia. Rispetto al 2009 le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 20%.

Le proposte:

Priorità alla mobilità nelle aree urbane: 50% della spese per opere pubbliche.

Aumentare e ammodernare i treni in circolazione e rendere competitivo il servizio ferroviario.

Regioni: razionalizzare orari e linee, aumentare investimenti (5% del bilancio)

Superare il fallimento della Legge Obiettivo

#8_ DISSESTO IDROGEOLOGICO: azioni per prevenire

Sono 6 milioni gli italiani che vivono o lavorano in aree ad alto rischio idrogeologico.

Le proposte:

Basta con i vecchi progetti rimasti nei cassetti per anni, serve qualità nella progettazione

Non più difesa passiva ma politiche di prevenzione: spazio ai fiumi e naturalizzazione del territorio.

L’unità di missione garantisca l’efficacia a scala di bacino, non solo interventi puntuali

Istituire le Autorità di distretto, con strumenti adeguati per raggiungere gli obiettivi delle direttive comunitarie.

L’adattamento ai cambiamenti climatici e la riduzione del rischio procedano insieme e non più su binari separati

#9_NATURA: investire sulla biodiversità conviene

I parchi hanno attirato il 3,7% dei pernottamenti nazionali, pari a 14 mln di presenze.

Le proposte:

Garantire una fiscalità di vantaggio per le comunità che custodiscono i servizi ecosistemici.

Completare l’istituzione della Rete Natura 2000 e delle aree protette marine e terrestri.

Evitare nuove procedure di infrazione da parte dell’UE per la mancata applicazione delle Direttive in materia.

#10_TURISMO: l’Italia oltre la grande bellezza

Secondo l’Eurobarometro 2012, ambiente e natura sono il primo fattore di fidelizzazione turistica.

Le proposte:

Integrazione delle diverse vocazioni e risorse territoriali per diversificare e destagionalizzare.

Sostenere e incrementare i servizi per il turismo dolce e non motorizzato.

Incentivare l’adozione di un sistema di indicatori per la gestione sostenibile delle destinazioni

Favorire l’acquisizione di competenze turistiche anche a professionisti di altri settori (agricoltori) e mettere ordine nei sistemi regionali delle guide turistiche.

#11_ RISORSE EUROPEE 2014-2020: sfide e opportunità

Oltre 100 miliardi di risorse resi disponibili dal quadro finanziario europeo per il periodo 2014-2020.

Le proposte:

Allocare almeno il 20% delle risorse disponibili per il clima il 5% per lo sviluppo urbano sostenibile.

Stabilire target ambiziosi e obbligatori per tutti i fattori fisici (es. tonn. di CO2 eq. di risparmio)

Semplificare i processi decisionali, mettere in atto sistemi di monitoraggio e verifica della spesa.

I fondi siano volano delle politiche ordinarie, per spenderli bene e spenderli tutti.

Fonte: ecodallecitta.it

Economia? Sì, ma solo se è…del dono

Il nome, già di per sé, indica un…brulichio di energia, movimenti e persone: “Il formicaio” è l’associazione di promozione sociale di Lecce che è riuscita a far decollare un’esperienza da prendere ad esempio, il bazar dove si pratica l’economia del dono.ilformicaio

Sono una decina tra ragazzi e ragazze, con background differenti: chi ha studiato economia aziendale, chi viene dalla cooperazione internazionale, chi si è cimentato con il turismo e chi con i corsi di scienze politiche. Ma nell’associazione “Il formicaio” hanno trovato il loro comune denominatore: far comprendere che è possibile intendere l’economia applicando un paradigma radicalmente diverso da quello convenzionale. «Ci siamo costituiti formalmente nell’aprile del 2014, ma in realtà siamo una realtà operante sul territorio da ottobre 2010, quando abbiamo ricevuto il primo finanziamento dall’Agenzia Nazionale Giovani, nell’ambito del Programma Europeo Youth in Action (YIA), con il progetto “Luogo Comune”, per aprire uno spazio nel centro di Lecce dove praticare l’economia del dono» spiega Umberto Cataldo, presidente dell’associazione, anche se ci tiene a dire che lo è «solo formalmente, perché in realtà le decisioni vengono prese tutti insieme e alla pari». «Da quel momento, pur avendo cambiato sede e volontari, il Bazar del Dono è stato l’attività principale del Formicaio. La sede attuale è via Zanardelli 22, vicino al cuore commerciale di Lecce, una grande sfida per un’attività basata sul dono. Il concetto alla base è semplice: “Dona ciò che non usi, prendi quello che ti piace”. Obiettivo del Bazar è quello di promuovere la cultura del dono come buona pratica di sostenibilità ambientale che valorizzi ed accresca la sensibilità ecologica e solidale nella nostra società. Attraverso il Bazar del Dono è possibile donare e scambiare oggetti usati, prendere qualcosa senza necessariamente lasciare altro in cambio. Dono e riuso permettono di ridurre l’impatto ambientale dei consumi, risparmiare e fare rete con cittadini e associazioni, tanto da far divenire il bazar un vero e proprio “luogo comune”, cioè uno spazio di co-working dove il Formicaio e altre realtà, in primis “Le Miriadi 49”, co-progettano e realizzano concept e attività. Il bazar è solo il fiore all’occhiello delle tante attività portate avanti dal Formicaio. Sin dal primo progetto (Luogo Comune, 2010) abbiamo previsto 2 format: “Semi di conoscenza” e “laboratori ecologici”. Nel primo caso si tratta di incontri tra cittadini, spesso proposti da loro stessi, che si svolgono tramite le metodologie non formali come world cafè, eccetera. Scopo di tali incontri è discutere insieme sui temi che vanno dalla mobilità sostenibile all’ agricoltura ed alimentazione, clima ed energia ed interazione culturale per formulare dal basso proposte e soluzioni per migliorare la realtà in cui viviamo. Nel secondo caso, le persone mettono in condivisione, oltre alle proprie conoscenze, anche il saper fare. Si tratta di stimolare nelle persone la riflessione sull’efficacia e sulla semplicità di alcune buone pratiche che ognuno di noi può mettere in atto quotidianamente. Molti laboratori sono incentrati sulla riscoperta del concetto di autoproduzione: dalle conserve al sapone, dal pane all’abbigliamento, si può produrre facilmente una gran quantità di cose commisurate alle necessità e nel rispetto dell’ambiente e della salute. Nel secondo progetto finanziato dall’Ang è stato inserito l’EcoInfoPoint, ossia una mappatura delle realtà ecosostenibili nel del Salento, realizzato in crowdsourcing sul nostro portale www.ilformicaio.eu. Grazie a questo strumento cittadini, studenti e turisti possono facilmente scoprire e venire in contatto con chi, sul territorio, si impegna ogni giorno nel campo della sostenibilità. Infine, attraverso il progetto “Bazar del Dono”, finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito del bando “Principi Attivi 2012”, si sta sviluppando un portale di Banca del Tempo che permette di scambiare competenze e saperi avendo come unica unità di misura il tempo. Per fare ciò è in corso un processo di coinvolgimento della cittadinanza”. “Contemporaneamente abbiamo organizzato rassegne e convegni all’interno dell’Università e di circoli culturali – prosegue Umberto – In particolar modo un ciclo di seminari sui cambiamenti climatici e il loro impatto sulla salute, sull’agricoltura e sugli ecosistemi; un ciclo di incontri sulle economie solidali; dibattiti e racconti sui popoli balcanici. Sta per entrare nel vivo anche “Manifesto”, un concorso di comunicazione sociale ed ambientale e realizzazione di esposizioni itineranti delle opere, finanziato dal consiglio degli studenti. Per il terzo anno consecutivo siamo stati accreditati per partecipare al SERR, Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, e porteremo in piazza Sant’Oronzo i nostri stand con il bazar del dono itinerante. Cooperiamo con altre associazioni nella realizzazione di eventi green e conviviali. In particolare gli ultimi due anni ci hanno visti collaborare attivamente per il GreenSoundFestival, un festival musicale che invita a riflettere e scambiare buone pratiche per limitare l’impronta ecologica. L’ultimo anno, insieme alla Cianfrusoteca, abbiamo organizzato La Primavera Manifesta, un evento basato sulla convivialità, il dono e l’autoproduzione, e lo Swap Party, una festa per scambiare oggetti e fare nuove amicizie».

Passione, energia, valori e lungimiranza: qualità che possono aiutare tutti a guardare avanti.

Fonte: ilcambiamento.it

Svizzera, turismo e energia nel nome dell’eco-sostenibilità

Nella Confederazione Elvetica la quota di energia da fonti rinnovabili supera di gran lunga quella ottenuta dalle fonti fossili.

La Svizzera è uno dei Paesi europei più adatti per gli amanti dell’outdoor. L’autunno è la stagione “dorata”, quella in cui sui boschi si rivestono di un manto che va dal beige al rossiccio. Le sue particolari condizioni meteo e la sua orografia la rendono meta privilegiata per gli appassionati dell’attività in alta montagna. E proprio la particolare orografia della Confederazione Elvetica fa sì che questo Paese sia anche un modello di sostenibilità energetica: le montagne stesse e la natura in generale sono la principale risorsa energetica del Paese. Oltre la metà dell’energia prodotta in Svizzera, precisamente il 56%, è ottenuta da centrali idroelettriche, quindi da una risorsa rinnovabile. Il più grande produttore svizzero di energia è Axpo che quest’anno celebra i 100 anni di attività. La particolarità di Axpo è quella di avere diversificato la produzione combinando le centrali idroelettriche di scala piccola, media e grande, alle centrali che sfruttano i gas ottenuti dal compostaggio e ad altre che ottengono l’energia da fonti nucleari o fossili. La strada intrapresa verso l’autonomia dalle fonti non rinnovabili è stata intrapresa e scorre parallela a una politica tesa alla sostenibilità dei mezzi di trasporto. Un altro esempio di sostenibilità è rappresentato dalle centrali elettriche di Grimsel eSusten, la cui società di gestione (Oberhasli AG) fornisce elettricità a ristoranti e hotel, gestisce impianti di risalita, fornisce informazioni sul mondo sotterraneo delle centrali elettriche, costruisce e cura la manutenzione di ponti sospesi e sentieri di montagna. Dal punto di vista prettamente turistico la stagione offre tantissimo: dai riti legati alla transumanza alle fiere e sagre paesane, dalle celebrazioni della vendemmia alle castagnate.Travel Destination: Zermatt

Fonte;  MySwitzerland

© Foto Getty Images

L’ex discarica Georgswerder di Amburgo produce energia e turismo

Accade a Amburgo che una discarica potenzialmente pericolosa sia trasformata in una innocua collina che produce energia e che attira ogni anno migliaia di turisti.

Dopo aver visitato la collina di Georgswerde a Amburgo Green capital 2011 (a breve aprirà il bando europeo per la Green capital 2016) e visto il traffico di turisti accolti, mi sono chiesta cosa farebbero gli amburghesi se avessero sul loro territorio Pompei o la Valle dei templi. Monetizzare una ex discarica per produrre energia è già di per sè intelligente, ma diventa geniale nel momento in cui viene resa innocua e visitabile gratuitamente.discarica-amburgo-620x350

Detto ciò, vi racconto l’incredibile storia dell’ex discarica Georgswerde oggi ribattezzata Enery Hill o in tedesco Energieberg Georgswerder e della sua trasformazione in polo turistico d’attrazione, area destinata agli eventi degli abitanti del quartiere e produttrice di energia. L’obiettivo è di poter fornire in futuro circa 4000 famiglie con energia elettrica ottenuta da impianti eolici e fotovoltaici secondo questo schema:
1 ° fase di costruzione con 500 kWp: 2009; 2 ° fase di costruzione con 200 kWp: 2011; Nuova turbina eolica con 3 400 kWp: 2011; turbina eolica 1 500 kWp; energia elettrica per 4.000 famiglie (12.200.000 kWh / a).

La zona sotto cui è sotterrata l’ex discarica sorge nel quartiere-cantiere Wilhelmsburg entro cui si stanno costruendo edifici passivi a emissioni zero e resilienti ai cambiamenti climatici. La collina copre una superficie di 45 ettari di cui 22 discarica-amburgo-3-620x350 (1)

La discarica è stata ufficialmente chiusa nel 1979, ma nel 1983 si è scoperto che la diossina stava contaminando la base della collina artificiale penetrando nelle falde acquifere. La discarica dunque è stata messa in sicurezza e sigillata e nel contempo una prima turbina eolica è stata eretta sul luogo. Attualmente sono in atto molte misure per proteggere le acque sotterrane mentre si ottiene energia dall’erba che tagliata viene usata negli impianti di biogas. Ma anche dal centro della collina si ottengono interessanti quantità di metano raccolto per effetto della decomposizione . Il gas è sistematicamente raccolto da molti anni e in dotazione alla vicina Aurubis AG. Le infiltrazioni d’acqua dalla discarica e delle acque sotterranee sono raccolte, purificate e smaltite. Altra energia è generata attraverso una pompa di calore che serve il centro informazioni che sorge ai piedi della collina e che ospita le sale interattive entro cui si svolgono le presentazioni e divulgati i documentari sul progetto.

Insieme al Ministero per lo sviluppo urbano e l’Ambiente, l’IBA di Amburgo dopo un concorso europeo ha selezionato il progetto per il futuro di Energieberg che se lo è aggiudicato HÄFNER / JIMENEZ Büro für Landschaftsarchitektur; Konermann Siegmund Architects e il concept prevede una passeggiata artificiale intorno la cima della collina. La vista è senza ostacoli in tutte le direzioni. L’ Energieberg sarà illuminato da un anello bianco splendente e visibile da lontano e diverrà punto di riferimento per tutti a Amburgo. Ciò che una volta era percepita essere una “montagna spazzatura” si trasforma in uno  spazio per il tempo libero facilmente accessibile per le giornate da trascorrere all’aperto. La metà dei costi del progetto (€ 4.250.000 di € 8,5 milioni) per la nuova costruzione saranno finanziati con i fondi del FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale).

Fonte: ecoblog

Contributi per il turismo per tutti

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Nuova iniziativa a favore del turismo per tutti: sul Bollettino Ufficiale della Regione del 14 marzo è stato pubblicato un bando rivolto agli operatori turistici del Piemonte per sostenere, mediante risorse del Fondo sociale europeo ed anche con il coinvolgimento di giovani disoccupati, la cultura dell’accoglienza per le persone con esigenze speciali e l’accessibilità dei servizi turistici. I progetti devono essere presentati entro il 13 maggio 2013.

“Il turismo per tutti – sostiene l’assessore alle Pari opportunità, Giovanna Quaglia – rappresenta una sfida che il Piemonte ha già raccolto e intende rilanciare. Un tema più che mai attuale, testimoniato dal forte impegno delle associazioni dei disabili per essere protagonisti di una nuova concezione di turismo, in grado di soddisfare le esigenze di tutti. Credo che si tratti innanzitutto di una questione di cultura, di conoscenza e di sensibilizzazione. Per questo motivo in collaborazione con l’assessorato al Turismo, abbiamo predisposto un bando innovativo, per sensibilizzare gli operatori turistici, creare nuove opportunità lavorative e migliorare concretamente il sistema di accoglienza turistica piemontese. La trasversalità delle politiche di pari opportunità finora messe in atto consente anche un’attenzione specifica all’occupazione dei giovani”.

“Il Piemonte – sottolinea l’assessore regionale al Turismo, Alberto Cirio – è al terzo posto della classifica nazionale delle regioni più accessibili. Un dato importante, che premia il lavoro che stiamo portando avanti da anni, in collaborazione con la Consulta per le Persone in Difficoltà, attraverso il progetto Turismabile, che si rivolge non solo ai viaggiatori con disabilità, ma anche alle famiglie con bambini e agli anziani. Il bando si inserisce in questo contesto, fermo restando che il turismo accessibile non è solo una questione di diritti, ma soprattutto di marketing: ogni ostacolo, ogni barriera, sia essa architettonica, logistica o culturale, non invoglia né ad andare né a tornare”.

Sono destinatari dei contributi i soggetti pubblici e privati del settore turistico: imprese, associazioni di categoria, Atl, enti e associazioni senza scopo di lucro, enti di formazione e Università/Dipartimenti nel settore turistico, oltre ad associazioni temporanee di scopo o di impresa. I progetti devono riguardare un’area territoriale di intervento, tra le cinque individuate sul territorio e corrispondenti alle aree di competenza delle singole Atl, con il coinvolgimento di lavoratori del settore turistico e di persone disoccupate/inoccupate residenti o domiciliate sul territorio regionale. Sono ammesse a finanziamento azioni volte a favorire un cambiamento nell’organizzazione e nella progettazione dell’accoglienza, definire un modello di intervento concreto con strumenti specifici nelle singole area di intervento, rafforzamento delle competenze in materia di pari opportunità di persone disoccupate e o inoccupate, in particolare di età inferiore ai 35 anni, accompagnamento per gli operatori turistici interessati miglioramento dei servizi nei confronti delle persone con esigenze speciali.

Fonte: regione Piemonte