Città Creative Unesco: Biella rappresenta il Piemonte nella corsa alla candidatura 2019

Proprio in questi giorni si è tenuta la conferenza stampa della Candidatura di Biella a Città Creativa UNESCO 2019 presso la Sala Stampa Regione Piemonte di Piazza Castello 165 a Torino. Scopriamo quanto emerso dall’incontro attraverso gli interventi dei relatori. Biella, Trieste, Bergamo e Como: è questa la lista delle città che hanno ottenuto il sostegno ufficiale della Commissione italiana UNESCO per l’ingresso nel network delle Creative cities. Il Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, che si è riunito giovedì 13 giugno, ha infatti deliberato sulle candidature, che entreranno nella Rete delle Città Creative e ha deciso all’unanimità di sostenere le città di Bergamo per la gastronomia, Biella e Como per l’artigianato e Trieste per la letteratura. Nel corso della conferenza stampa in Regione è stata recentemente presentata la candidatura di Biella quale città creativa UNESCO. Il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio ha dichiarato: “Quella di Biella è una candidatura che si inserisce a pieno titolo nel nostro progetto di valorizzazione dell’economia, della cultura e del turismo del Piemonte. Il riconoscimento Unesco è un esempio dei risultati importanti che un territorio può ottenere, quando unisce tutte le sue forze e vede le istituzioni pubbliche e i soggetti privati lavorare insieme per la condivisione di un obiettivo comune. Adesso l’obiettivo sarà poter vantare Biella come terza ‘Città creativa Unesco’ del Piemonte, dopo Alba per la gastronomia e Torino per il design. Metterò personalmente a disposizione l’esperienza e i rapporti maturati in questi anni con l’Unesco e sono certo che, insieme, vinceremo questa nuova sfida per il nostro territorio”

Parole significative anche da parte di Francesca Leon, Assessore alla cultura di Torino Città creativa Unesco: “Ogni volta che un luogo di cultura del nostro Paese si candida per ottenere un riconoscimento internazionale, non possiamo che esserne orgogliosi e sentirci parte di un corpo che si muove all’unisono per il raggiungimento di una meta comune. Ci auguriamo, come Città di Torino, che Biella possa vincere la sfida, convinti del potenziale che il suo territorio racchiude, dell’attenzione che ha saputo investire sull’arte e l’artigianato quali strumenti di sviluppo del proprio tessuto cittadino. La proiezione sulla Mole Antonelliana del logo della candidatura è il nostro segnale di amicizia e sostegno a Biella, perché ottenga un meritato successo e il Piemonte abbia una nuova città che entra nelle creative city dell’Unesco”.

Entusiasta degli ultimi sviluppi anche Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella Franco Ferraris: “Si tratta di un risultato straordinario e che conferma la grandissima forza del territorio biellese che, in linea con gli obiettivi dell’agenda ONU 2030, ha sviluppato da sempre innovazione, sostenibilità e creatività. Oggi questo primo successo dimostra che un territorio che sa lavorare e comunicare unito è un territorio vincente, grazie a tutti gli Enti e alle persone che stanno lavorando al progetto”.

Per il Biellese la candidatura rappresenta uno strumento nuovo di trasformazione sociale, attraverso i temi dell’arte e della sostenibilità oltre che della maestria tessile. A testimoniarlo è stato il processo di costruzione del dossier, che ha interessato una vastissima rete di soggetti pubblici e privati, a cominciare dalle 140 lettere di sostegno raccolte da tutta Italia e dal mondo, dalle 74 firme dei sindaci del Biellese, uniti per un obiettivo comune, passando attraverso centinaia di ritratti di cittadini, istituzioni e aziende, visibili sul sito. Una realtà che dimostra che qualcosa è cambiato e che, nonostante le difficoltà della crisi economica, c’è molta voglia di raccontarsi in modo nuovo, di mettere al centro i valori della condivisione e del cambiamento ispirati dagli obiettivi ONU 2030 e riassunti magistralmente nel simbolo del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto che mette al centro la sintesi tra natura e artificio.

Biella ha scelto dunque di affidare il proprio messaggio di rinnovamento a un progetto ‘su misura’ di alta sartoria artistica e sociale fatto di fili intrecciati tra la città e le associazioni e tra queste e i cittadini che rendono vivo e vero il territorio. La sfida tra le città finaliste si giocherà a Parigi dove Biella si presenterà come la candidata ufficiale del Piemonte, incarnandone i valori. “Credo con forza – ha commentato il neo sindaco della città Claudio Corradino che ha raccolto il passaggio del testimone dall’uscente Marco Cavicchioli che ha firmato il dossier di candidatura – nelle potenzialità della candidatura di Biella e questo risultato è davvero importante. Sono convinto che Biella abbia tutte le carte in regola per superare anche la selezione della Commissione Unesco a Parigi e mi spenderò personalmente in ogni sede istituzionale per raggiungere questo risultato”.

Alla conferenza stampa è intervenuto anche Paolo Naldini, direttore di Cittadellarte: “Biella Città dell’arte e dell’Impresa. Il Simbolo del Terzo Paradiso – ha argomentato – che indica la sintesi di natura e artificio, rispettivamente primo e secondo Paradiso, adottato dalle Nazioni Unite e da più di 200 Ambasciate in tutto il mondo, è il simbolo della candidatura Unesco della città di Biella. Quest’ultima è riconosciuta nel mondo come una capitale della lana ed è conosciuta come sede della Fondazione Pistoletto, la Cittadellarte, dove un complesso di archeologia industriale ex lanificio è stato riconvertito in fabbrica di cultura per il tessuto sociale, di innovazione e sostenibilità, benchmark internazionale prodotto dalla sinergia di privato e pubblico, grazie anche al sostegno di una strutturale convenzione con la Regione Piemonte. Biella – ha concluso il direttore – coniuga l’Arte dell’Impresa e l’Impresa dell’Arte in una sintesi innovativa, capace di indicare prospettive di prosperità sia al territorio, sia nel concerto globale di pratiche per uno sviluppo sostenibile e condiviso”.

Articolo tratto da: Journal Cittadellarte

Calabria: il turismo è ospitalità e tradizioni

Conoscere la Calabria, da sempre terra di accoglienza e tradizioni, da cui trarre ispirazione per un modello di turismo da trasmettere ovunque. Torna dal 28 al 30 settembre a Nicotera, in provincia di Vibo Valentia, il Festival dell’Ospitalità, un evento dedicato alla promozione di nuovo modo di viaggiare e ospitare in maniera sostenibile. Il turismo fatto di tradizioni ed ospitalità, che affonda le sue radici profonde nella Calabria più antica, diventa un modello al quale ispirarsi. A raccontarlo è anche quest’anno il Festival dell’Ospitalità in una tre giorni con workshop formativi e tutor che forniranno indicazioni e strategie legate al marketing territoriale per ogni settore specifico. La IV edizione del Festival dell’Ospitalità si terrà a Nicotera, in provincia di Vibo Valentia, e coinvolgerà l’intero borgo. Professionisti e consulenti del settore e del mondo dell’ospitalità, appassionati di viaggio, esperti di digitale e della comunicazione, provenienti da tutta Italia tornano a confrontarsi, anche nel 2018, sul tema, sempre attuale, del turismo.calabria-festival-ospitalita

Organizzato da Evermind, Home for Creativity e Kiwi società cooperativa, con il patrocinio dell’ Agenzia nazionale del Turismo (Enit) e delTouring Club d’Italia, il Festival, che per il 2018 ha ricevuto il marchio Mibact per l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, “nasce dall’esigenza – spiegano gli organizzatori – di creare un momento di incontro, tra esperti del settore e chiunque sia interessato a conoscere la terra, la Calabria, da sempre fonte di accoglienza e ospitalità, da cui trarre ispirazione per un modello di turismo da trasmettere ovunque. Chiunque voglia partecipare alla creazione di un nuovo modo di viaggiare e di fare ospitalità in maniera sostenibile, e desideri contribuire per discutere e riflettere sui cambiamenti profondi delle nuove frontiere del turismo, rimettendo in discussione lo stesso significato di viaggio, territorio ed accoglienza, sarà a Nicotera dal 28 al 30 settembre”. Cambia, dunque, il Viaggiatore e nasce l’esigenza, anche per i territori e per chi vive di turismo, di soddisfare le sue numerose necessità che non sono più soltanto “mare, lettino, sole e spiaggia”, ma si chiamano esperienze di vita ed emozioni da portare a casa dentro l’album dei ricordi. Tutto questo non sempre si coniuga con il pacchetto “chiavi in mano” e passa anche attraverso strategie di Promozione del territorio. Per questo la Calabria, perché è piena di Esperienze innovative e di eccellenza dei singoli operatori territoriali che si aprono all’ospitalità con nuovi modi di fare Ricettività turistica.door-2730801_960_720

Il Festival vuole essere un’opportunità di incontro e confronto tra queste realtà, con lo scopo di facilitare la creazione di reti, nuove relazioni ed iniziative condivise.

Nicotera sarà interamente coinvolto. Per questo il Festival si propone come una realtà locale perché permette al borgo che lo ospita di partecipare attivamente all’organizzazione della tre giorni e di costruire la propria identità come destinazione di viaggio; regionale perché mira all’esaltazione del patrimonio umano e turistico calabrese, invitando buyer e influencer da tutto il mondo a conoscere le peculiarità calabresi e comunicarne la bellezza e il valore; nazionale perché è l’unico festival italiano dedicato all’ospitalità, ogni anno invita decine di operatori a offrire la propria testimonianza e il proprio mentoring in ambito turistico e attrae un pubblico sempre più vasto di operatori del settore provenienti da ogni parte d’Italia per partecipare a questo appuntamento imperdibile.

In più quest’anno ci saranno numerose sorprese legate proprio alle realtà d’eccellenza del territorio. Continua, inoltre, l’intreccio di successo che da anni ormai fonde il Festival dell’Ospitalità, Calabria Ispirata e gli Inspiring Tour. Esperienze che diventano tematiche centrali e narrazioni concrete nella tre giorni del Festival.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/07/calabria-turismo-ospitalita-tradizioni/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

L’economia dei rifiuti, ancora poco circolare: intervento di Agata Fortunato

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Dal turismo dei rifiuti, a politiche di prevenzione assenti o poco efficienti, sono diversi gli aspetti che rendono l’economia dei rifiuti ancora poco circolare. Cosa fare evitando di “buttare via il bambino insieme all’acqua sporca”?

Dal turismo dei rifiuti, a politiche di prevenzione assenti o poco efficienti, sono diversi gli aspetti che rendono l’economia dei rifiuti ancora poco circolare. Cosa fare evitando di “buttare via il bambino insieme all’acqua sporca”? Di seguito il punto di vista di Agata Fortunato, responsabile Ufficio Ciclo Integrato dei Rifiuti della Città Metropolitana di Torino: 
La carenza di impianti in Italia è un problema annosissimo, strettamente correlato alla non sempre diffusa conoscenza da parte delle comunità locali delle tecnologie disponibili e degli effettivi impatti, ma anche dei casi di cattiva gestione, che portano troppo spesso all’opposizione alla realizzazione di nuovi impianti senza entrare nel merito dei singoli interventi; questo ha come conseguenza cercare soluzioni semplici a problemi complessi.

Normalmente la soluzione più semplice è non scegliere, non decidere e spostare il problema da qualche altra parte. Lo dimostra plasticamente l’indagine riportata da ilfattoquotidiano.it, che documenta, in completo spregio ai tanto decantati criteri di prossimità, i “tour dei rifiuti” in lungo e in largo nella nostra penisola. Questa analisi dovrebbe far riflettere su due aspetti altrettanto importanti: la quantità e la tipologia dei rifiuti prodotti ogni anno e la necessità di trattamento che ne deriva. Senza dimenticare la quantità, su cui ce lo diciamo da anni è necessario mettere in campo sforzi, che devo dire al momento appaiono molto limitati e soprattutto disorganici, non è più procrastinabile riprogettare beni e imballaggi, affinché una volta diventati rifiuti possano effettivamente essere riciclati, invece che essere inceneriti o smaltiti in discarica. Al tempo stesso però i territori che oggi più “esportano” rifiuti non possono continuare a far finta di nulla. Certo, la pianificazione e localizzazione di impianti per la gestione dei rifiuti è spesso impopolare e difficile, ma evidentemente necessaria. Ritornando al concetto di prevenzione dei rifiuti, che in modo estensivo possiamo sia interpretare come mera riduzione della quantità assoluta, ma anche come riduzione della quantità avviata a recupero energetico o smaltimento, spiace notare che negli scorsi anni, a fronte di pur interessanti elenchi di iniziative proponibili (e in parte anche attuate dalle comunità locali), non sia stata attivata una politica organica. Per i rifiuti di imballaggio, che costituiscono la gran parte dei rifiuti prodotti quotidianamente dalle famiglie italiane, i piani di prevenzione sono demandati direttamente ai consorzi di produttori e forse, questo potrebbe non essere la scelta migliore quanto ad incisività. Certo quando si acquista qualcosa ci si aspetta che l’imballaggio “faccia il suo mestiere”, ma negli ultimi anni la progettazione degli imballaggi ha quasi esclusivamente guardato alla performance tecnica e all’appeal nei confronti del consumatore. Inoltre sono cresciuti a dismisura i prodotti venduti con uno o più imballi, anche quelli non “lavorati” come la verdura fresca. Una recente rilevazione di ISMEA, riportata da IlSole24ore, afferma una sostanziale sostituzione dell’ortofrutta imballata a scapito dello sfuso e collega il fenomeno con l’introduzione dei sacchetti ultraleggeri in bioplastica e a pagamento. Non so se questa lettura sia corretta (nel qual caso l’obiettivo della legge sarebbe stato profondamente disatteso), ma è un fatto che nei supermercati gli spazi per i prodotti freschi e sfusi (ortofrutta, salumeria, macelleria, pescheria) si sono drasticamente ridotti nell’ultimo decennio a favore di una maggiore offerta di analoghi referenze preconfezionate. Questo sembrerebbe accadere (lo dico da consumatrice non avendo a riguardo dati a supporto di questa tesi) soprattutto nelle grandi città, proprio laddove l’estensione degli orari di apertura (ormai è diffusa la presenza di supermercati 7/24) dovrebbe indurre i consumi in una direzione opposta, ovvero comprare solo quello e nel momento in cui è necessario. E questo è solo un esempio. Manca una risposta organica ai tanti appelli sulla riduzione degli imballaggi e più in generale dell’usa e getta che, diciamocelo in tranquillità, non sempre è necessario (il caso emblematico sono le cannucce in plastica). Il grosso rischio a mio avviso è quello non solo di non veder ridurre la produzione di rifiuti, ma addirittura di assistere ad una contrazione del riciclo visto il proliferare di imballaggi e prodotti usa e getta realizzati in materiali oggi non riciclabili.

Fonte: ecodallecitta.it

 

L’impatto del turismo sul clima. Perché è importante viaggiare sostenibile

Il turismo è responsabile di quasi un decimo delle emissioni mondiali di gas serra. A calcolare l’impatto crescente dei viaggi sull’ambiente è uno studio che per la prima volta ha tenuto conto di tutti gli aspetti legati al turismo. La soluzione? Viaggiare in modo sostenibile, scegliendo tra le innumerevoli alternative possibili. Ecco alcune proposte. Con l’estate alle porte molti di noi hanno iniziato a progettare le vacanze. Attenzione però, prima di prenotare e fare le valigie non ci dimentichiamo che il nostro (meritato!) desiderio di viaggiare potrebbe avere un impatto ecologico molto alto. Addirittura, secondo uno studio pubblicato su Nature Climate Change, il turismo di massa sarebbe responsabile dell’8% delle emissioni globali di gas serra.chemtrail-1116921_960_720

Rispetto a stime precedenti che quantificavano l’impronta del turismo con 1-2 gigatonnellate l’anno di produzione di CO2 equivalente, secondo questa recente ricerca, il settore turistico sarebbe responsabile dell’emissione di 4,5 gigatonnellate l’anno. Cosa è cambiato? Prima veniva considerato l’inquinamento prodotto dagli spostamenti (aereo, automobile ecc…) ma non si teneva conto di fattori fondamentali quali l’edificazione e la manutenzione degli hotel, i cibi industriali negli alberghi o i souvenir tradizionalmente acquistati dai turisti, che sono invece considerati nello studio più recente. La soluzione è non partire proprio? Assolutamente no, basta farlo in modo responsabile. Sono sempre più numerose le esperienze di turismo sostenibile, alcune di queste le abbiamo già presentate nel nostro quotidiano racconto dell’Italia che Cambia. Un primo passo – in tutti i sensi – può essere quello di viaggiare spostandosi a piedi (non ci dimentichiamo che i viaggi in aereo producono, da soli, il 12% delle emissioni totali del settore!). Viaggiare lentamente, camminando a piedi, aiuta a vivere e conoscere il territorio in profondità, crea le condizioni per scoprire l’altro e guardare dentro noi stessi. Questa è la filosofia di viaggio di alcune bellissime esperienze documentate in passato, come la Compagnia dei Cammini, un’associazione che propone turismo responsabile, nel rispetto della natura e nella valorizzazione dell’economia locale. “Chi comincia a viaggiare a piedi non smette più”. Parola di Luigi Lazzarini, presidente e co-fondatore della Walden Viaggi a piedi, cooperativa che fa del viaggio lento una vera e propria filosofia di vita per riscoprire se stessi grazie al contatto con la natura selvaggia.hiker-846094_960_720

Se preferite viaggiare soli, sono tanti e straordinariamente belli i percorsi italiani da percorrere. Il Sentiero degli dei in Costiera Amalfitana, la Riserva dello Zingaro in Sicilia o la via Francigena sono solo alcuni degli esempi più famosi. Se invece siete per scelte più sfidanti, anche viaggiare nel mondo senza aerei è possibile, come vi abbiamo raccontato nelle storie di Claudio Pellizeni e Carlo Taglia o nelle avventure su due ruote dei Cyclolenti. Come ricorda lo studio di Nature Climate Change, la scelta dell’alloggio ha un impatto notevole sull’ambiente. Per prenotare strutture ricettive rispettose dell’ambiente potete affidarvi alla piattaforma Ecobnb, troverete una proposta di servizi di alta qualità, cibo biologico, bioarchitettura, elettricità da fonti rinnovabili al 100%, pannelli solari e accessibilità senz’auto. Se poi amate scoprire i territori attraverso il contatto con le persone che vi ospitano, allora affidatevi a Destinazione Umana, una giovane start-up che propone vere e proprie esperienze da vivere. Cambiamento, ruralità, innovazione: ciascun viaggiatore potrà scegliere la propria destinazione umana lasciandosi ispirare in base a ciò che sta cercando. Insomma, questa breve carrellata è per ricordarvi che ce n’è per tutti i gusti. A questo punto non resta che partire.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/05/impatto-turismo-clima-viaggiare-sostenibile/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Un albergo ecologico sulla riviera romagnola

Una struttura a basso impatto ambientale che propone ai suoi ospiti una vacanza consapevole, promuovendo un’alimentazione sana ed una serie di attività per adulti e bambini volte a incentivare uno stile di vita sostenibile. Vi raccontiamo la storia di Pietro Gradara e del Hotel Villa Claudia, un albergo ecologico sulla riviera romagnola.

“Desidero che la mia vita sia dedicata a fare qualcosa di buono, anche nel mio lavoro quotidiano: già che ho avuto l’occasione di essere qui e possedere questa attività, la mia missione è quella di trasmettere determinati saperi e consapevolezze tramite il mio lavoro”.

L’Hotel Villa Claudia è un hotel a gestione familiare che sorge a Bellaria, sulla costa adriatica romagnola in provincia di Rimini. Il suo titolare si chiama Pietro Gradara ed ha rilevato l’hotel nel 2006. L’hotel è stato fondato dai suoi genitori dal 1978 ed è stato da loro gestito fino ai primi anni del Duemila. Quando Pietro l’ha rilevato, ha scoperto l’aspetto della sua vita che apre questo pezzo: tramite questa attività poteva mettere in pratica ciò che desiderava essere, poteva dare forma concreta alle sue passioni e agli aspetti che gli facevano battere il cuore. Da allora si è impegnato ed è riuscito a trasformare la sua struttura in un vero e proprio “albergo ecologico”, sia a livello strutturale che culinario, che per le tante iniziative organizzate al suo interno ha lo scopo dichiarato di “offrire una vacanza serena ed anche consapevole”. “L’innovazione di questo albergo dunque è anche questa: una vacanza serena ed un’occasione per conoscere pratiche che ci possono far star meglio”.12592217_921782724557966_1169731953770972539_n

L’albergo, l’alimentazione e le iniziative

 

“Ho creato un albergo sensibile ai temi ambientalisti che può essere definito un albergo ecologico, per le tante iniziative intraprese al suo interno che servono a tutelare l’ambiente come struttura sia come risparmio energetico che sui temi legati alla consapevolezza ambientale e alimentare”, ci racconta Pietro. Inizialmente le iniziative si concentrano appunto sulla struttura: regolatori di flusso dell’acqua nei locali, pannelli fotovoltaici e solari, bidoni della raccolta differenziata posti su ogni piano dell’hotel. Poi l’Hotel Gradara aderisce alla rete degli hotel dei Guardiamondo, dove l’animazione per bambini diventa l’occasione per fare in modo che i più piccoli apprendano l’utilità del riciclo, oltre a quella del riutilizzo dei materiali per essere utilizzati come giochi. Oltre alla struttura, una parte fondamentale delle innovazioni inserite da Pietro Gradara nella struttura riguarda il tema dell’alimentazione: un ristorante vegano che affianca la cucina “tradizionale” e gli eventi legati all’alimentazione. “Inizialmente era un albergo ecologico solo come struttura, poi ci siamo concentrati molto sull’alimentazione: abbiamo incominciato ad inserire delle materie prime biologiche, per poi porre l’attenzione sui piatti vegani e vegetariani.18765978_1318413678228200_5641797598615743486_n

Corso di dolci a basso indice glicemico

Quest’attenzione alla cucina ha un diretto legame con l’ambiente: come sappiamo, la produzione industriale della carne ha un impatto in termini di emissioni di gas serra molto elevato, ed è inoltre tra le principali cause di deforestazione, erosione del suolo, inquinamento dell’aria e dell’acqua con la conseguente perdita di biodiversità. L’inserimento di questi piatti è stato un grande successo ed è molto apprezzato dalle persone sensibili a questo tipo di alimentazione, anche perché qui possono finalmente mangiare trovando piatti coerenti con la propria scelta. Oltre ad offrire dei piatti alternativi alla cucina tradizionale, all’interno dell’albergo diamo la possibilità di partecipare a delle serate divulgative legate al tema dell’alimentazione: non sono una lezione ma un momento per stare insieme, condividere le proprie esperienze. Le serate sono tenute dalla nostra collaboratrice Paola di Giambattista, e danno l’opportunità ai nostri ospiti di arricchirsi riguardo il tema dell’alimentazione, scoprendo delle alternative alimentari che probabilmente non erano note. Ai nostri eventi partecipano anche persone esterne all’albergo, normalmente siamo circa una ventina/venticinquina di persone partecipanti. Ognuno condivide la propria esperienza: Paola spiega ogni risvolto legato al tema dell’alimentazione in modo completo, ma ognuno esprime la propria posizione,descrivendo quello che vive e come cucina”.IMG_0953

Il bilancio dell’Hotel e la scelta di Pietro

 

Da quando Pietro Gradara ha preso in gestione il suo hotel nel 2007, introducendo i cambiamenti di cui vi abbiamo parlato sopra, l’hotel ha visto incrementare il proprio fatturato, permettendo a Pietro di poter investire per rinnovare le camere ed efficientare tecnologicamente l’albergo. Per quanto riguarda gli ospiti, Pietro nel corso degli anni ha potuto osservare “un aumento di consapevolezza da parte delle persone, soprattutto perché in tanti hanno problemi di salute legati all’alimentazione e dunque un passo importante è proprio quello di curarla. Diciamo che la maggior parte delle persone, mentre prima mangiava qualsiasi cosa, ora si informa sulla provenienza del cibo, anche coloro che hanno un’alimentazione onnivora. C’è una specifica ricerca della qualità delle materie prime, oggi secondo me in aumento”.

Fuori è una giornata di pioggia, facciamo un giro con Pietro dentro la sua struttura, in attesa dell’arrivo della stagione primaverile ed estiva (l’hotel riaprirà il 28 marzo 2018): “rispetto ai temi legati alla sensibilità ambientale e umana io sono sempre stato una persona sensibile e accorta: una consapevolezza che è aumentata nel corso degli anni. Io non riesco a gestire l’albergo in maniera differente: quello che amo e le mie sensibilità sono diventate parte integrante del mio lavoro. Io credo fermamente che ognuno di noi, in questa vita, debba lasciare qualcosa di buono dietro di sé. Quello che a me è stato donato è questo hotel, quindi io attraverso questa struttura cerco di fare altrettanto, perché penso che il mondo si cambi partendo da se stessi, assumendosi la responsabilità della propria esistenza, lavorando e pensando positivo. Questi sono gli ingredienti che credo siano indispensabili per una vita serena: cercare sempre di fare del proprio meglio”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/01/io-faccio-cosi-197-albergo-ecologico-riviera-romagnola/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Ciclovia della Sardegna, firmato protocollo d’intesa per la progettazione e la realizzazione dell’infrastruttura

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Il ministro Franceschini ha firmato un protocollo d’intesa con Regione e Ministero dei Trasporti . Due le direttrici: una da Alghero a Cagliari lungo il versante occidentale, l’altra da Santa Teresa di Gallura al capoluogo lungo quello orientale.

Diventa realtà la Ciclovia della Sardegna. Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha firmato un protocollo d’intesa con la Regione e il Ministero dei Trasporti per la progettazione e la realizzazione dell’infrastruttura cicloturistica che darà nuovo impulso al turismo sostenibile nell’Isola. Due le direttrici: una da Alghero a Cagliari lungo il versante occidentale, l’altra da Santa Teresa di Gallura al capoluogo sardo lungo quello orientale. Due anche gli itinerari trasversali: da Porto Torres a Santa Teresa attraverso la costa settentrionale, da Dorgali a Macomer attraverso Nuoro. Mibact e Mit collaboreranno con i propri organi territoriali alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale. Il Mibact poi dovrà verificare che il progetto isolano sia tra quelli individuati dal Piano strategico per il turismo, dovrà promuovere la Ciclovia della Sardegna attraverso l’Enti e mettere in relazione il tracciato con le banche dati inerenti il patrimonio tutelato attraversato dal percorso tramite il portale HUB-Geo-Culturale del ministero.

“Le ciclovie – spiega Franceschini – sono determinate per dare vita a un modello di sviluppo sostenibile e diffuso capace di governare la crescita dei flussi turistici. Non a caso il primo obiettivo del piano strategico del turismo è investire su nuovi percorsi in grado di attrarre quel turismo di qualità che contribuisce al benessere economico e sociale del territorio”.

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La ciclovia della Sardegna si inserisce nel progetto delle sei nuove ciclovie previste dalla legge di stabilità 2017 e dalla manovra di aprile. Per tre di queste sono già stati firmati i protocolli d’intesa tra Ministero dei trasporti, Ministero dei beni culturali e Regioni: si tratta della ciclovia del Garda, dellla ciclovia della Magna Grecia e della ciclovia della Sardegna appunto. I protocolli delle restanti – la ciclovia Tirrenica, quella Adriatica e la Trieste-Lignano Sabbiadoro-Venezia – verranno firmati entro l’anno. Quello delle ciclovie costituisce un “sistema economico che vale per l’Italia circa 3,2 miliardi di euro”, ha dichiarato qualche settimana fa il ministro dei trasporti e infrastrutture Graziano Delrio. “Penso che nell’arco di pochi anni, a differenza dei tempi più lunghi che occorrono per le strade, possiamo mettere in piedi un sistema senza precedenti. La rete nazionale delle ciclovie turistiche, inserite nella programmazione delle Regioni e nell’allegato del Mit al Def come vere e proprie infrastrutture di ‘serie A’, sta prendendo forma nelle realtà e nella consapevolezza collettiva, con già 4 progettazioni in corso e 3 in partenza con questa firma. Una mobilità lenta, in grado di integrarsi con altre modalità come il treno o le navi, per godere nel modo migliore del BelPaese”.

Nello specifico, la ciclovia del Garda consiste in un itinerario ad anello di 140 km lungo le sponde del lago di Garda e interessa il territorio della provincia autonoma di Trento e delle regioni del Veneto e della Lombardia; quella della Magna Grecia ha una estensione di circa 1.000 km ed abbraccia i territori delle Regioni Basilicata, Calabria e Siciliana. Le quattro ciclovie della stabilità 2016 (ciclovia del Sole, Ven-To, Acquedotto Pugliese e Grab) sono ora allo step successivo, quello della progettazione. Per la realizzazione del sistema nazionale di ciclovie turistiche sono stati stanziati per il triennio 2016/2018 89 milioni di euro per le quattro ciclovie prioritarie previste al comma 640 della Legge di Stabilità 2016 mentre, le ulteriori risorse previste dalla legge di bilancio 2017 pari a 283 milioni di euro andranno a finanziare la realizzazione di quelle ciclovie che verranno individuate dal Mit nel periodo 2017/2024.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Camminare fa bene: ecco perché scegliere i viaggi a piedi

Camminare fa bene al nostro corpo e alla nostra mente, liberandoci da malesseri, ansie e paure. Per provare o proseguire nel praticare l’esperienza del cammino, la Compagnia dei Cammini, associazione di turismo responsabile, ogni anno propone circa 140 i viaggi a piedi dalla durata media di una settimana, organizzati per tutti i gusti e tutte le tasche.

Andare a piedi per boschi, senza agonismi, è un’arte che aiuta a ritrovare se stessi, a riscoprire i sensi, riequilibrando corpo e psiche. Lasciar andare ansie e preoccupazioni che creano infelicità, riportare tutto al presente, al semplice gesto del camminare e aiutare la mente a fermarsi con il corpo, invece di vagare tra il passato e il futuro, aiuta ad entrare in armonia con se stessi. Così, dopo qualche giorno di disintossicazione, tossine fisiche, stress e ansie si scaricano e cominciano a uscire dai pori della pelle.18519797_1328225937232915_8443497201483492864_n

Quando si inizia un cammino, nei primi giorni, la mente è ancora legata a quello che abbiamo lasciato, alle questioni domestiche, alla famiglia da cui ci siamo separati, al lavoro. Ma il terzo giorno, se abbiamo lavorato bene, avviene il naturale cambiamento e il fisico entra in allenamento. Così, il camminare torna a essere il gesto naturale di quando eravamo nomadi, la mente ascolta più da vicino il corpo, il presente che lo circonda, quello che succede qui e ora.

Per provare o proseguire nel praticare l’esperienza del cammino, la Compagnia dei Cammini, associazione di turismo responsabile, nata nel 2010 ogni anno propone circa 140 i viaggi a piedi dalla durata media di una settimana, organizzati per tutti i gusti e tutte le tasche. Si va dal trekking classico a piedi, fino ai cammini che uniscono il cammino alla barca a vela, ad esperienze di meditazione camminata (Deep Walking), ai cammini per le famiglie con i bambini in compagnia degli Asinelli (Compagnia dei Bambini), ai cammini con autori, musicisti e scrittori come Franco Michieli, Wu Ming 2, Enrico Brizzi, Nando Citarella, Davide Sapienza.

ORGANIZZA UNA VACANZA CONSAPEVOLE!

Durante i trekking le guide professioniste della Compagnia dei Cammini puntano alla valorizzazione dell’alimentazione bio e naturale – a base di prodotti locali – e vegetariana e all’attenzione per il territorio nelle sue tipicità. Fondamentale, inoltre, è l’incontro con chi vive nei luoghi in cui si organizzano i cammini, nello spirito di un vero turismo consapevole e a sostegno di territori meravigliosi e, in alcuni casi, dimenticati.18921876_1348858651836310_8610604627215175181_n

Ridurre il passo del nostro camminare a qualcosa di essenziale: è questo l’insegnamento zen applicato al camminare, seguito dalla Compagnia dei Cammini. Come dice la Scheffer, terapeuta esperta dei fiori di Bach, “a chi cammina non si mettono in moto solo gli astratti pensieri nel cervello, ma anche carne e sangue. Così, le sapienze inconsce depositate negli organi possono mobilizzarsi, montare in alto e riaffiorare nella coscienza”.

A livello fisico tutti i muscoli del nostro corpo, ogni articolazione, il nostro cuore, i polmoni, il sistema vasale, insomma ogni angolo del nostro organismo, dopo qualche ora di cammino inizia a subire una trasformazione. Anche le parti più statiche vengono raggiunte dal movimento e dall’ossigeno. Aumenta il ricambio, e tutte le scorie cominciano a essere allontanate da ogni cellula ed eliminate anche attraverso il sudore. La pelle, sudando, “piange” fuori le tossine e le nostre sofferenze. A livello di sensazioni, poi, aumenta la nostra capacità di percepire attraverso i cinque sensi che, così come i polmoni, si aprono. In questo modo gli stimoli continui che riceviamo durante il cammino arricchiscono il nostro io. A livello psichico l’atto di camminare è un forte riequilibratore. Camminando, infatti, i pensieri negativi ossessivi, che ristagnano nella nostra vita stanziale, scompaiono per magia.18557208_1330257750363067_4563595640371042134_n

È il movimento stesso del camminare, il vivere nel presente e rispecchiare il presente che pulisce la mente dai nostri malesseri, dalle nostre depressioni, dalle nostre ansie e paure, dalle nostre rabbie. Se ci si abbandona al semplice gesto di vivere nei propri passi, gesto molto simile a una meditazione zen, le ripercussioni sul piano fisico e mentale ci lasceranno stupefatti. Per raggiungere questo livello, tuttavia, dovremo comunque superare delle prove. Come ogni cambiamento, l’inizio del nostro cammino può richiedere una crisi di passaggio. Dolori muscolari, dolori alle ginocchia, ma anche crisi di pianto, paura di non farcela, mal di testa, malumori, piccole depressioni, rabbia… sono tutti sintomi che possono manifestarsi in chi resiste inconsciamente al cambiamento. Sono paure profonde o semplici assestamenti: l’importante è saperle riconoscere, ascoltarle e assecondarle, senza dar loro troppa importanza. È molto probabile che la prova venga superata e che ci si predisponga per il nuovo stato di camminanti. Ecco allora che il nostro orizzonte si allarga, cominciamo a comunicare più in profondità con le persone che camminano con noi, i pensieri negativi lasciano il posto a pensieri più creativi e il nostro essere esce dal dualismo corpo-mente, per unirsi in un tutt’uno più equilibrato.

 

Per informazioni: www.cammini. eu

 

Alcuni viaggi per l’estate 2017:
Una Grande avventura insieme agli asini, per bambini, nel cuore del Parco nazionale dell’Appennino tosco emiliano
Il glorioso rimpatrio dei Valdesi: Da Salbertrand a Bobbio Pellice
Il Cammino dei Briganti
La Via dei padri sacrati
Cammino, arte e benessere in Trentino
In Abruzzo: tra lupi e pastori

ORGANIZZA UNA VACANZA CONSAPEVOLE!

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/06/camminare-fa-bene-perche-scegliere-viaggi-a-piedi/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Turismo: quando è veramente sostenibile?

L’Onu ha dichiarato il 2017 l’Anno Internazionale del turismo sostenibile, puntando l’attenzione non solo sull’impatto che la presenza di turisti comporta sull’ambiente, ma anche sull’importanza del turismo sostenibile come veicolo per “diffondere consapevolezza del grande patrimonio delle varie civiltà” e apprezzare “i valori intrinsechi delle diverse culture, contribuendo così al rafforzamento della pace nel mondo”.9583-10348

Basterà l’anno internazionale del turismo per invertire una tendenza alla voracità dei consumi anche in questo campo?

Per turismo sostenibile si indica un modo di viaggiare rispettoso del pianeta, che non altera l’ambiente – naturale, sociale e artistico – e non ostacola lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche. Si tratta di un turismo non distruttivo, con un impatto ambientale basso e che punta a favorire le economie più in difficoltà. La definizione si oppone a quella di turismo di massa, che non tiene conto delle specificità dei territori, è invasivo e spesso non favorisce lo sviluppo economico, sociale e ambientale a livello locale. Nel 2016, il giro economico legato al turismo ha sfiorato, a livello internazionale, i 1.260 miliardi di dollari, con circa un miliardo e 200 mila viaggiatori. Ma come si traduce la filosofia che sottende al turismo sostenibile in comportamenti concreti?  Ecco alcuni suggerimenti:

  • non scegliere alberghi ad elevato impatto ambientale
  • preferire alberghi, b&b, agriturismi, ostelli, case vacanza, residence, villaggi turistici con certificazioni ambientali che attestino l’adozione di misure di trattamento dei rifiuti, riciclo raccolta differenziata dei materiali e dispongano di sistemi ad alta efficienza energetica, come fonti di energia rinnovabili, e, se possibile, anche realizzate con criteri di bioedilizia
  • optare per ristoranti con menù bio e/o con prodotti a km zero
  • non acquistare specie a rischio d’estinzione
  • evitare l’aereo se non strettamente indispensabile
  • preferire se possibile il treno e la nave all’aereo
  • sostituire l’auto con la bicicletta o con i mezzi pubblici
  • sperimentare viaggi a piedi o in bici
  • non disturbare gli animali
  • non accendere il fuoco se c’è pericolo di incendi e assicurarsi di spegnerlo attentamente con terra o acqua prima di andare via
  • contribuire alla protezione delle specie marine acquistando con attenzione il pesce, escludendo le specie in via di estinzione
  • non dimenticare, in vacanza, di differenziare i rifiuti
  • non lasciare rifiuti per le strade, nei boschi, sulle spiagge, portare via con sé tutto ciò che non si consuma
  • evitare l’acqua minerale in bottiglie di plastica, se possibile, portare una borraccia e riempirla alle fontanelle
  • evitare, in ogni caso, di utilizzare prodotti usa e getta.

Nel 2015, gli italiani che hanno dichiarato di fare turismo sostenibile sono stati il 16%, come riporta il sesto rapporto “Italiani, turismo sostenibile ed ecoturismo”, a cura di Ipr Marketing e Fondazione Univerde, mettendo in evidenza come il 44% del campione affermi di essere disposto a pagare di più (tra il 10 e il 20%) la vacanza pur di avere accesso a servizi sostenibili, mentre 41% del campione dichiara di informarsi sulla sostenibilità delle strutture ospitanti. Non tutto è lasciato alla sensibilità del singolo, anche le Amministrazioni locali cominciano a porsi il tema degli impatti del turismo sui propri territori, anche se, a dire il vero, molto timidamente e con risultati al momento non palpabili! A livello nazionale, esistono alcuni progetti pilota sostenuti anche dal Ministero dell’Ambiente; di recente, a metà maggio 2017, è stata presentata la Carta di Cervia-Milano Marittima che si ispira, nella sue motivazioni di fondo, alla carta di Cortina, anch’essa voluta e sostenuta dal Ministero dell’Ambiente. Lo scopo è quello di rinnovare il modello di sviluppo, coniugando buona offerta turistica con qualità ambientale, valori identitari e culturali del territorio. In quest’ottica una particolare attenzione andrebbe rivolta sempre più alle energie rinnovabili, all’efficientamento energetico degli immobili, agli adattamenti ai cambiamenti climatici, alla raccolta differenziata, alla mobilità dolce e sostenibile, alla lotta agli sprechi e al degrado urbano. Prendiamo tutti l’impegno: facciamo in modo di attraversare leggeri il mondo che ci circonda!

 

Fonte: ilcambiamento.it

 

 

Nasce in Cilento “La Via Che Porta a Scuola”

In Cilento turismo e scuola si incontrano. “La Via Che Porta a Scuola” è il nome della neonata collaborazione tra l’Associazione La Via Silente e la dirigente scolastica Maria De Biase. Uno degli istituti diretti dalla preside De Biase diventa una tappa del percorso cicloturistico della Via Silente.

È arrivato il momento in cui viaggiatori e alunni si incontrano. Grazie al lavoro di due realtà che conosciamo molto bene:  La Via Silente, associazione cilentana impegnata nella promozione del cicloturismo e del turismo lento, e la preside dell’Istituto Comprensivo di Santa Marina – Policastro Maria de Biase  hanno deciso di iniziare una collaborazione chiamata “La Via Che Porta a Scuola”. L’associazione si occupa, nello specifico, della valorizzazione della Via Silente, un ciclo- percorso di circa seicento chilometri che attraversa l’intero territorio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Grazie alla “Via Che Porta a Scuola”, il ruolo dell’associazione sarà quello di consigliare al viaggiatore in partenza la sosta nelle scuole di Casaletto Spartano o Policastro Bussentino, con particolare rilevanza a Casaletto Spartano perché suggerita come undicesima tappa della Via Silente; l’associazione fornirà inoltre supporto allo sviluppo di progetti che nasceranno in seno a tale collaborazione, partecipando ad incontri a scuola in cui i ragazzi potranno ascoltare dalla viva voce degli ideatori del progetto, i mille aspetti correlati al passaggio di un “visitatore lento” sul proprio territorio.14021675_555266514677053_4474297691654571700_n

La scuola della dirigente De Biase, da anni nota per la divulgazione delle “buone pratiche” e della presa di coscienza della ricchezza della propria terra, si rivela così una fonte di naturale arricchimento per le tappe della Via Silente e un ulteriore tassello verso il raggiungimento dell’obiettivo centrale dell’Associazione: un turismo pienamente consapevole e votato alla conoscenza del territorio. La Via Silente è stata infatti spesso definita dai suoi stessi ideatori come un mosaico che va costruito con pazienza e intelligenza e soprattutto con un’accurata ricerca delle tessere. Essendo sempre più forte il desiderio del turista di avere un contatto autentico con i luoghi e le persone che li abitano, la scuola della dirigente De Biase rappresenta un passaggio naturale verso l’attuazione di un processo educativo che mira al rispetto del proprio ambiente di vita, all’arricchimento naturale nel contatto tra visitatore e abitante e alla tutela paesaggistica, storica e culturale del Cilento.via-silente

Un incontro che mira anche a capovolgere i ruoli, a rendere l’alunno insegnante: la capacità di differenziare i rifiuti, l’autoproduzione della merenda, le conoscenze relative agli aspetti storico – naturalistici del pezzo di Via Silente che raggiunge le scuole del plesso, rappresenterà l’offerta dell’alunno ai visitatori. Questi ultimi, in un’ottica di arricchimento e conoscenza del paesaggio attraversato, ricambieranno con il proprio racconto di viaggio o di viaggi passati agli alunni che li hanno accolti. Uno scambio che è una ricchezza per alunni, turisti e che impreziosisce ulteriormente le attività di due realtà accomunate dalla voglia di innovare le tradizioni del paesaggio che vivono.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/10/cilento-via-porta-a-scuola/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=general

Ghostland, il turismo al contrario dei boscimani in Europa

Il bel documentario dell’antropologo Simon Stadler porta un gruppo di boscimani nel cuore dell’Europa.

La vita nel vasto deserto del Kalahari dei boscimani Ju/’Hoansi, uno dei più antichi popoli del Pianeta, è radicalmente cambiata nel 1990, quando il governo della Namibia ha vietato per legge la caccia a scopo alimentare. Ora i boscimani vivono grazie alla raccolta nel bush (da qui bush-man, nome dato dai colonialisti), alle poche sovvenzioni governative e alla scarsa generosità dei turisti più avventurosi. Le terre un tempo libere e sconfinate della savana sono ora divise da recinzioni di filo spinato e il popolo una volta nomade dei Ju/’Hoansi è costretto a sopravvivere in riserve simili a quelle in cui sono stati relegati gli indiani d’America. Dopo avere mostrato il loro mondo, il regista di Ghostland Simon Stadler filma il viaggio che un gruppo di boscimani compie in altre regioni della Namibia e poi quello ancor più incredibile che porta quattro di loro fino in Germania e in Italia. Lo shock culturale dei boscimani immersi nella modernità teutonica (con lo spaesamento di fronte ai grandi fiumi, al verde delle città e delle campagne e ai grandi edifici) agisce su due livelli: da una parte suscita il sorriso, dall’altra stimola la reverse anthropology ricordata nel dibattito post-proiezione da Duccio Canestrini ovvero la capacità di riuscire a percepire se stessi attraverso lo scambio con gli altri. In quest’epoca di muri e di cialtroneria mediatica su “loro” e sugli “altri” un po’ di relativismo culturale – nel solco di una tradizione europea sorta con l’Illuminismo e con libri come Le lettere persiane di Montesquieu – è una buona medicina. E con il sorriso la si manda giù ancor meglio.

Guarda la Galleria “Ghostland”

Fonte: ecoblog.it