Barche elettriche green a emissioni zero sul Lago di Molveno in Trentino

Sul Lago di Molveno arrivano le barche elettriche GoGo: motore elettrico e pannelli fotovoltaici per un turismo a emissioni zero che rispetta l’ambiente incontaminato del Trentino.http _media.ecoblog.it_b_b4d_barche-elettriche-green-a-emissioni-zero-sul-lago-di-molveno

Volete fare un giro in barca sul Lago di Molveno, in Trentino, senza inquinare e rispettando l’ambiente? Da qualche tempo è possibile, grazie all’arrivo di una piccola flotta di barche elettriche a emissioni zero prodotte da Garda Solar.

L’idea è quella di salvare capra e cavoli: il Trentino è bellissimo grazie alla sua natura incontaminata, ma per godersi i laghi molto spesso i turisti vogliono fare un giro in barca. E le barche tradizionali, alimentate a gasolio, inquinano l’aria e gli specchi d’acqua e fanno molto rumore, spaventando e allontanando i pesci. La barca elettrica è la soluzione a entrambi i problemi: non sporca l’aria e l’acqua ed è estremamente silenziosa. Nel caso della barca elettrica a batterie GoGo, poi, non si tratta di una tradizionale barca riadattata all’elettrico. Per dirla in termini tecnici: non è un “retrofit” ma un progetto completamente nuovo, nato per essere elettrico.  La barchetta, che può ospitare fino a quattro persone, alla vista assomiglia vagamente a un pedalò. E’ costruita in polietilene riciclabile al 100% e ha un piccolo motore elettrico in grado di trasportare i quattro ospiti fino alla velocità di cinque nodi (poco meno di 10 km orari). La velocità di crociera, invece, si assesta sui tre nodi, cioè poco più di cinque km orari. Una traversata rilassante del Lago di Molveno, senza fretta.  Le batterie, a detta di Garda Solar, durano dalle tre alle dieci ore in base alla velocità e alle condizioni del lago. Alcuni modelli integrano, sul tetto, un piccolo pannello solare fotovoltaico che aumenta leggermente l’autonomia, ma il grosso della ricarica avviene all’ormeggio. Secondo Lorenzo Donini, presidente della SITM (Società Incremento Turistico Molveno, azienda del Comune di Molveno che si occupa dei servizi turistici sul lago), con queste imbarcazioni elettriche e impatto zero i turisti avranno “la possibilità di navigare senza fatica e in completo silenzio, a contatto con la natura. Sono molto apprezzate e stiamo valutando di ampliare la flotta con altre quattro GoGo“.

Foto credit: Garda Solar

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Fonte: ecoblog.it

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Banca della Terra: anche il Trentino avvia il ripristino dei terreni incolti e abbandonati

Recuperare terreni incolti o abbandonati mettendoli a disposizione dei giovani che vogliono avviare un’attività agricola. È questa la finalità della Banca della Terra, un progetto già adottato da quattro regioni italiane, che da oggi sarà attivo anche in Trentino. La Giunta provinciale della Provincia autonoma di Trento ha approvato l’istituzione della Banca della Terra, cioè il censimento di terreni pubblici e privati incolti che i proprietari mettono a disposizione di chiunque desideri rimetterli in produzione. Dopo Toscana, Lombardia, Sicilia e Liguria, anche il Trentino aderisce a questa iniziativa che ha la finalità di contrastare l’abbandono dei terreni e delle produzioni agricole e di favorire il ricambio generazionale in agricoltura. Il progetto, infatti, offre anche ai giovani aspiranti agricoltori che non sono “figli d’arte” e che non hanno fondi di proprietà di poter reperire terreni da coltivare.bancaterra1

Per “terreni agricoli abbandonati o incolti” – come specificato nei criteri e modalità di costituzione e funzionamento della Banca della Terra trentina – si intendono le aree di neo-colonizzazione da parte della vegetazione forestale, su cui l’attività di sfalcio, pascolo o coltivazione è documentabile negli ultimi dieci anni, e tutti i terreni incolti suscettibili di coltivazione che non siano stati destinati ad uso produttivo da almeno tre annate agrarie e che siano dichiarati disponibili dai proprietari per il ripristino dell’uso agricolo, come spiegato in questo documento. I Comuni trentini hanno il compito di effettuare un censimento dei terreni abbandonati o incolti e delle aree forestali da riportare all’uso agricolo presenti sul proprio territorio e sollecitare i proprietari – sia pubblici che privati – a inserirli tali fondi nella Banca della Terra e metterli a disposizione di chi desideri ripristinarli all’uso agricolo. Chi vuole coltivare i terreni inseriti nella Banca della Terra, da parte sua, può prendere liberamente visione dell’elenco dei terreni e rivolgersi al Comune competente chiedendo i dati anagrafici del proprietario del terreno a cui è interessato, al fine di un avviare una trattativa diretta. Nel caso di terreni di proprietà pubblica la Banca della Terra trentina prevede che i contratti di affitto siano stipulati nel rispetto della vigente normativa provinciale, mentre nel caso di terreni privati i contratti saranno ai sensi della Legge 203/1982.

«La finalità di questo strumento – ha spiegato Michele Dallapiccola, Assessore all’agricoltura del Trentino – come previsto dalla Legge Provinciale 15/2015 per il governo del territorio, è quella di contemperare fenomeni di abbandono e mancata coltivazione dei terreni con l’esigenza di facilitare l’avviamento di nuove imprese agricole, con un conseguente ricambio generazionale o il consolidamento delle imprese agricole già esistenti. È un’opportunità per molti giovani che, pur non essendo figli di agricoltori, intendono dedicarsi all’agricoltura o all’allevamento».bancaterra3

La Banca della Terra, che è gestita tramite i servizi provinciali competenti in materia di agricoltura, può essere uno strumento prezioso di presidio e salvaguardia dei territori destinato ad attirare l’attenzione verso aree che spesso sono trascurate. E, nel contempo, potrà dare la possibilità ai giovani che hanno intenzione di dedicarsi all’agricoltura di reperire terreni disponibili, anche se questi non provengono da famiglie di agricoltori o non hanno terreni in proprietà.

«Il provvedimento – ha puntualizzato Dallapiccola – genera una sorta di anagrafe/banca dati dei terreni pubblici e privati e, nel secondo caso, prevede che il privato metta a disposizione i propri terreni ad altri coltivatori secondo una libera contrattazione tra le parti. Si tratta di uno strumento volontario fatto su base dichiarativa da parte del privato. I terreni confluiranno nella Banca della Terra e il capofila della raccolta dati sarà il Comune territorialmente competente. I vantaggi per i privati che vorranno mettere a disposizione i propri terreni incolti iscrivendoli alla Banca della terra sono due in particolare: in primo luogo, quello di essere inseriti in un canale pubblicitario di informazione e sensibilizzazione da parte del pubblico e, in secondo luogo, quello di avere la garanzia che il proprio terreno venga custodito e utilizzato in applicazione delle norme di legge».

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/03/banca-della-terra-trentino-ripristino-terreni/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

La stufa italiana che cova le uova vince il Green Award Innovation

L’innovazione sviluppata dall’Ipsia del Trentino farà risparmiare un terzo della legna ai contadini kenyoti che potranno contare su di un terzo di pulcini in più nei loro allevamenti domestici

Una stufa per ottimizzare la schiusa delle uova ha vinto in Kenya il Green Innovation Award, il premio indetto dall’Onu sull’innovazione verde. A realizzarla è Ipsia, ma Fabio Pipinato, presidente dell’associazione, ci tiene ad attribuire la paternità dell’invenzione a un bambino che ha semplicemente sistemato le uova sotto a una stufa favorendo la nascita dei pulcini. L’osservazione di questo evento casuale – con tanto di tirata d’orecchi dei genitori al giovane “inventore” – è diventata un progetto che è valso il Green Innovation Award a Thomas Gichuru, il direttore del progetto Tree is Life che ha costruito di persona le prime stufe a olle copiando quelle che scaldano le case delle alpi italiane. Alzati i fuochi dal pavimento, si è creata una cavità nella quale vengono deposte le uova da cova, un ambiente pulito, caldo, secco e buio. L’innovazione è stata sostenuta da Ipsia del Trentino (dalla quale è nato il progetto Tree is Life) e dalla Fondazione Fontana che hanno presentato un progetto studio alla Provincia di Trento. Nella cavità sotto la stufa i pulcini rimangono per una settimana per poi spostarsi in un recinto protetto che si trova di fianco alla stufa, un po’ meno caldo, ma comunque a una temperatura ambiente che permette ai pulcini di crescere indisturbati e al sicuro. Il recinto posizionato accanto alla stufa sarebbe improponibile nei paesi europei a causa delle norme igieniche, ma in Africa questa innovazione consente il risparmio di un terzo della legna e garantisce un terzo di pulcini in più rispetto al passato. Inoltre, in queste condizioni, le galline crescono più forti e al riparo dai predatori nelle prime settimane di vita. Un allevamento a basso costo e soprattutto senza la necessità di corrente elettrica. Il prossimo 4 dicembre il progetto verrà presentato in Vaticano, nell’ambito di un convegno sull’economia domestica all’interno di un momento promosso dalla FOCSIV e da Famiglia Cristiana che vedrà Papa Francesco parlare di cooperazione internazionale ed economia domestica.unnamed-1-620x465

Fonte: Comunicato stampa

Foto | Ipsia