Tangenti sul trattamento rifiuti a Novara: arrestato il segretario della Provincia

Antonino Princiotta, segretario della Provincia di Novara, è stato arrestato con l’accusa di avere incassato una mazzetta da 60mila euro

Il segretario della Provincia di Novara, Antonino Princiotta, è in carcere dopo essere stato arrestato insieme con altri tre imprenditori lombardi del settore rifiuti, finiti ai domiciliari, per corruzione e truffa aggravata ai danni dello Stato: Princiotta avrebbe incassato, questa l’accusa degli inquirenti, una mazzetta da 60mila euro pagata da alcuni imprenditori al fine di ottenere una certificazione per un impianto gestito dalla società Eco Fly srl, nonostante il macchinario risultasse privo dei requisiti tecnici. Il via libera del segretario della Provincia avrebbe permesso agli imprenditori di accedere ad un finanziamento pubblico da 3 milioni di euro erogato dalla società Futurimpresa Sgr Spa , partecipata al 100 per cento dalla Camera di commercio: l’operazione è stata condotta dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Milano, supportati dal Gruppo tutela Ambiente di Treviso e dai Noe di Ancona e Pescara, in collaborazione con i carabinieri di Milano, Como, Varese, Novara, Ancona e Chieti. Gli impianti della Eco Fly sono risultati essere di fatto un centro di “ripulitura solo formale” dei rifiuti in quanto senza certificazioni: nel corso dell’inchiesta gli inquirenti avrebbero verificato come l’azienda Eco Fly avesse stipulato un contratto di compravendita in favore di altra società,Markab group Spa, di un macchinario per il trattamento di rifiuti speciali, un desorbitore termico mobile, che richiede per l’utilizzo una specifica certificazione da parte della Provincia di Novara, ottenuta grazie al pagamento della mazzetta al funzionario provinciale. Oltre a Pinciotta sono stati arrestati tre imprenditori lombardi operanti nel settore del trattamento dei rifiuti: l’inchiesta, che si lega per i nomi che compaiono nelle ordinanze con quella, sempre milanese, sul Sistema Sesto (che ha condotto alla sbarra l’ex Presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, ex-braccio destro di Pierluigi Bersani), fa il paio nel territorio novarese con l’Operazione Infinito dello scorso anno, quando i Carabinieri arrestarono 8 imprenditori legati alla criminalità organizzata e che operavano nel settore rifiuti, rei di smaltire materiali pericolose in alcune cave tra Lodi e Novara. Si dimostra ancora una volta come sia labile il confine tra legalità ed illegalità nel settore, un settore “goloso” per gli imprenditori ma estremamente complesso sia per i risvolti burocratici che penali, con le carenze legislative che spesso allungano molto i tempi di indagine degli inquirenti. La presenza della criminalità organizzata fa il paio con la presenza di funzionari compiacenti o corrotti, mostrando le vergogne del sistema rifiuti italiano, assolutamente fuori controllo. E, se possibile, le vicende novaresi si legano a doppio filo con quelle milanesi dell’Expo, data la mole infinita di rifiuti che ogni giorno producono i cantieri per il grande evento del prossimo anno, cantieri anch’essi spesso in mano alla criminalità organizzata calabrese e campana.

Fonte: ecoblog.it

Allarme Eternit: “In Italia 30 milioni di tonnellate ancora in uso”

L’Istituto Superiore di Sanità lancia l’allarme al convegno “Progetto Amianto”: fondi carenti, bonifiche inesistenti, gestione misteriosa, ecco come l’Italia smaltisce il proprio amianto858616401-586x389

Quella dell’Eternit è una storia che ha tutta l’aria di essere ben lontana dalla sua conclusione: secondo quanto denunciato dall’Istituto Superiore di Sanità, nell’ambito del convegno “Progetto Amianto” tenutosi ieri a Roma, l’Italia è ancora molto indietro nelle procedure di smaltimento amianto, come invece previsto da norme che, oramai, hanno 20 anni di vita. Secondo quanto emerso da un recente studio dell’Iss, proposto proprio al convegno, in Italia ci sono ancora 30 milioni di tonnellate di Eternit in uso, una quantità enorme che non si può smaltire solo con gli attuali siti di stoccaggio: 22 discariche specializzate quasi esaurite e un solo impianto di lavorazione per rendere i materiali inerti e, quindi, sicuri per la salute.

“Il trattamento dei rifiuti è un punto nodale: in Italia c’è scarsità di offerta, per quello non riusciamo a far partire le bonifiche. Non sappiamo cosa fare dei nostri rifiuti contenenti amianto. […] La gestione del fine vita dei prodotti contenenti amianto è un problema sia dal punto di vista tecnico, in relazione alla potenziale esposizione a fibre di amianto dei lavoratori e della popolazione, sia dal punto di vista della capacità di smaltimento a livello nazionale”

ha spiegato Loredana Musmeci, direttore del dipartimento Ambiente dell’Iss. I rifiuti pericolosi contenenti amianto rappresentano il 14% di tutti i rifiuti pericolosi prodotti in Italia, un dato che cresce del doppio, ogni anno, grazie alle opere di censimento. Censimento che tuttavia altro non fa che registrare, semplicemente, la presenza di Eternit sul territorio: dei 34mila siti segnalati come “da bonificare” infatti, solo una risibile parte ha registrato interventi di bonifica. Una situazione assurda se pensiamo che la legge 257, che ha messo l’amianto al bando, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale nel 1992. Il “Progetto Amianto”, la prima attuazione del Piano Nazionale Amianto presentato dal governo Monti in aprile, dell’Iss si concluderà entro dicembre 2014: le prime risultanze, spiega Musmeci, saranno disponibili già in primavera. Le domande sono ancora tantissime e i tempi tecnici per il Piano Nazionale, sembrerebbe, non aiutano a rallentare la strage silenziosa dei morti ammazzati dall’asbesto.

Fonte. ecoblog