Pendolari, le linee peggiori: ecco le vere opere incompiute

Ogni giorno dodici milioni di italiani sono costretti a fare i conti con il degrado ed i ritardi che da sempre caratterizzano le linee ferroviarie regionali del nostro Paese dove nulla è cambiato. Così, mentre si continua a discutere di TAV e grandi opere, i pendolari sono puntualmente esasperati da disagi e scarsa qualità dei servizi. Altro che autostrade pedemontane e Tav, le vere incompiute italiane sono 26 opere, bloccate e senza risorse, che aiuterebbero invece a migliorare la vita dei pendolari. Linee di metropolitane e tram e collegamenti ferroviari di cui potrebbero beneficiare oltre 12milioni di persone se si investisse in una cura del ferro nelle città italiane, in particolare al Sud dove i ritardi sono enormi, e su linee dove da anni si promettono miglioramenti per il trasporto delle persone e delle merci. Come ogni anno, all’entrata in vigore dell’orario invernale, Legambiente presenta “Pendolaria”, una prima analisi della situazione del trasporto ferroviario regionale nel nostro Paese. L’obiettivo è di sottolineare l’importanza e l’urgenza di migliorare il trasporto pubblico su ferro, offrendo un’alternativa più competitiva, economica e sostenibile all’automobile. Il dossier si concentra sugli investimenti infrastrutturali su cui nei prossimi anni il nostro Paese ha scelto di impegnarsi; e, purtroppo, le risorse mancano proprio per le opere più urgenti e importanti per i pendolari.

Il secondo punto analizzato da Legambiente riguarda i tagli al servizio ferroviario regionale – da cui si evidenzia che dal 2010 a oggi il numero di treni regionali in circolazione è sceso del 4,7% – accompagnati in quasi tutte le Regioni da un aumento delle tariffe. La terza questione evidenziata è l’età dei treni in circolazione – circa 16 anni – rispetto a cui si può finalmente parlare di buone notizie, ma anche di grandi differenze tra le Regioni, con il Sud che rimane indietro. Per i pendolari, sulle 10 linee peggiori d’Italia nulla è cambiato. Non c’è nessuna buona notizia da trasmettere rispetto alla situazione che vivono coloro che ogni giorno prendono i treni sulle tratte ferroviarie Roma-Lido, Circumvesuviana, Reggio Calabria-Taranto, Verona-Rovigo, Brescia-Casalmaggiore-Parma, Agrigento-Palermo, Settimo Torinese-Pont Canavese, Campobasso-Roma, Genova-Savona-Ventimiglia e Bari-Corato-Barletta. Stesse linee, stessi treni, stessi disagi, a testimoniare la scarsa qualità del servizio che accomuna diverse aree del Paese, che la campagna Pendolaria di Legambiente continua a denunciare.

“Quando si parla di incompiute in Italia – commenta il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini –  ci si concentra sempre sulle grandi opere, senza considerare quelle da realizzare dove, in realtà, si trova larga parte della domanda di trasporto. Nelle aree urbane vive il 42% della popolazione nazionale, ed è qui che sono i maggiori ritardi infrastrutturali rispetto al resto d’Europa, e soprattutto congestione del traffico e inquinamento. Dal 2002 a oggi – prosegue Zanchini – i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade. Queste priorità vanno cambiate altrimenti sarà impossibile dare una speranza ai pendolari. Per questo chiediamo che le 26 opere prioritarie per i pendolari, oggi ferme e senza risorse sufficienti, diventino la priorità di investimento dei prossimi anni. Va inoltre potenziato il numero di treni in circolazione, in particolare nelle città e al Sud, per dare un’alternativa rispetto all’auto ogni giorno a milioni di persone. Il governo del cambiamento si impegni in questa direzione a partire dalla legge di Bilancio, dove purtroppo non ci sono le novità che i pendolari attendevano”.

Le 26 opere incompiute che secondo Legambiente devono diventare la priorità di intervento nei prossimi anni, nelle città e nei territori italiani, sono linee di metropolitane e tram indispensabili a recuperare i problemi di congestione del traffico a Roma, Torino, Bologna, Palermo, Cagliari. Linee ferroviarie al Sud che versano in uno stato di degrado senza speranza dalla Calabria alla Sicilia, dal Molise alla Sardegna, alla Puglia. E collegamenti ferroviari al Sud come al Nord che risultano fondamentali per le merci (come dal porto di La Spezia al Brennero, o da quello di Ancona a Roma) e per i collegamenti tra tanti centri rimasti in questi anni senza un servizio degno di questo nome (in Piemonte sono state tagliate 14 linee per 480 chilometri). Interventi distribuiti in tutta Italia, che comporterebbero una spesa limitata rispetto alle solite grandi opere, ma che sembrano condannati a non vedere mai la luce, dato che per la loro realizzazione mancano risorse pari a quasi 10,8 miliardi di euro. La ragione? Si continua a investire nelle strade e autostrade. Come dimostrano i dati degli interventi realizzati durante la scorsa legislatura: 3.900 km tra strade provinciali, regionali e nazionali, 217 km di autostrade, 62,6 km di linee ferroviarie ad alta velocità, 58,6 km di metropolitane, 34,5 km di tramvie. Inoltre sono state sospese o cancellate linee ferroviarie per 205 km. Sul fronte dei tagli ai servizi ferroviari regionali va sottolineato quanto avvenuto in particolare nel Sud Italia, dove tra il 2010 e il 2018 si è tagliato del 33,2% il numero di treni in circolazione in Molise, del 15,9% in Calabria, del 15,1% in Campania, del 6,9% in Basilicata e del 5,6% in Sicilia. La Liguria ha invece il record per l’aumento del costo dei biglietti del 49%, seguono Campania e Piemonte con aumenti rispettivi del 48,4% e del 47,3%. L’età media nazionale dei convogli è la buona notizia per i pendolari, secondo un trend iniziato negli scorsi anni con l’immissione di nuovi convogli da parte di Trenitalia, attestandosi sui 15,4 anni, contro i 16,8 anni dell’anno scorso e i 18,6 di tre anni fa. Ma con un miglioramento avvenuto soprattutto al Nord e al Centro, dove è diminuita l’età media e il numero di treni con più di quindici anni di età (quando i treni cominciano ad avere problemi sempre più rilevanti di gestione e manutenzione) per l’immissione di nuovi convogli (come nel Lazio, in Veneto, Lombardia, Toscana ed in Emilia-Romagna) e di dismissione di quelli più vecchi. In Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna si vedranno miglioramenti nei prossimi anni grazie agli investimenti programmati nei Contratti di Servizio con Trenitalia. Nel Lazio si divarica la differenza tra le linee gestite da Trenitalia, dove procede il rinnovo del parco circolante, e quelle gestite da ATAC dove invece i treni sono sempre più vecchi e il degrado riguarda anche le stazioni e il servizio.

 Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/12/pendolari-linee-peggiori-opere-incompiute/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Annunci

Trasporto pubblico locale: in arrivo 1,7 miliardi di euro

Il Ministero delle Infrastrutture sblocca 1 miliardo 397 milioni per il trasporto rapido di massa e 338 milioni per la messa in sicurezza di ferrovie non interconnesse.http _media.ecoblog.it_c_c5a_trasporto-pubblico-finanziamenti-ministero-trasporti

Dalla metropolitana di Milano alla Circumetnea di Catania: c’è mezza italia, anche se con una netta differenza tra nord e sud, nell’elenco di opere finanziate dal Governo con 1,7 miliardi di euro complessivi grazie all’accordo raggiunto in Conferenza Stato-Regioni. Questi soldi andranno a coprire, in parte o completamente, sia opere da costruire ex novo che manutenzioni, potenziamenti e interventi di messa in sicurezza. Del miliardo e sette la gran parte, pari a quasi 1,4 milioni, andranno al trasporto rapido di massa mentre il resto alla messa in sicurezza di tratte ferroviarie non connesse alla rete nazionale. Ben 425 milioni andranno a Roma per la fornitura di 14 treni per le metro A e B, e altri interventi tutti dedicati alla metropolitana. Segue Milano con 396 milioni, che verranno spesi per il primo lotto della metrotranvia Milano-Limbiate, 50 nuovi tram bidirezionali, interventi vari sulle linee M2 ed M4 della metropolitana e altri interventi minori. Anche Torino riceverà un bel gruzzolo: 223 milioni, da spendere nell’acquisto di nuovi tram e nella tratta Collegno-Cascine Vica della linea 1 della metro.  Scendendo al sud sono da segnalare 17 Unità di Trazione (locomotive) per la Circumetnea (59,5 milioni di euro) e la tratta Reggio Calabria Centrale-Melito di Porto Salvo del Sistema Ferroviario Metropolitano. A Napoli vanno solo 1,46 milioni di euro per l’ampliamento del deposito officina di Piscinola.

Fonte: ecoblog.it

Germania, trasporto pubblico gratis contro lo smog: ‘Soluzione poco percorribile, difficile fare a meno della tariffa’

389050_1

Alfredo Drufuca, amministratore delegato di Polinomia, una delle più importanti società di ingegneria dei trasporti in Italia, dice : “La tariffa è sia dal punto di vista economico che tecnico un elemento fondamentale per governare domanda e offerta ma non solo”. Dai documenti che la Germania ha inviato a Bruxelles per dimostrare alla Commissione Europea di aver adottato misure anti smog efficaci, è emerso che il governo tedesco vorrebbe tentare una sperimentazione di “mezzi pubblici gratis” entro la fine dell’anno in cinque città: Essen, Bonn, Mannheim, Herrenberg e Reutlingen. L’esecutivo pensa in questo modo di ridurre il numero delle auto private. Una misura che qui in Italia è stata salutata da alcuni come un’azione seria e concreta, diversamente dalle promesse inevase e contraddittorie di casa nostra. Ma davvero lo è? Lo abbiamo chiesto ad Alfredo Drufuca, amministratore delegato di Polinomia, una delle più importanti società di ingegneria dei trasporti in Italia.

Cosa ne pensi della sperimentazione annunciata dal governo tedesco? Trovi che sia una misura opportuna ed eventualmente percorribile anche in Italia?

No. E per vari motivi. Il primo è che la tariffa del trasporto pubblico rappresenta una misura molto importante della merce che stai vendendo. Una cosa che non costa è una cosa usata male. Guarda ad esempio che cosa è successo al bike sharing a Milano nel periodo in cui era completamente gratuito. È stato male utilizzato e massacrato. La seconda ragione è di tipo più tecnico, ovvero la tariffa rappresenta comunque un filtro rispetto ad usi eccessivi e non gestiti del servizio stesso. È un potente strumento per regolare l’accesso al servizio e in assenza di questo strumento farei fatica ad adattare meglio la domanda all’offerta. La tariffa quindi come sistema di governo fondamentale della domanda e della domanda rispetto all’offerta. Il terzo motivo è che la tariffa in determinati assetti produttivi è uno degli elementi che serve a far funzionare in modo corretto i produttori. In un sistema in cui rappresenta uno degli elementi che devono portare ricavi all’azienda, la tariffa è una voce importante dei ricavi dell’impresa e dà dei correttissimi segnali alla stessa su come ci si comporta nel mercato, di come si mantiene l’utenza, ecc. diventa un elemento imprescindibile in un sistema del genere. Ma anche caso di net cost la tariffa rimane in ogni caso un segnale importante non tanto dell’impresa ma del concessionario, cioè del comune o di chi per esso, dell’andamento del servizio che si sta erogando.
Da ultimissimo il recupero tariffario rappresenta una parte tutt’altro che trascurabile della sostenibilità economico finanziaria dell’erogazione del trasporto pubblico, almeno a Milano è così. Quindi facciamo bene i conti prima di dire che anche qui si possa fare.

In Germania si parla di una sperimentazione che comunque coinvolgerebbe più di un milione di cittadini, non sembra una boutade.

Il termine sperimentazione usato dai tedeschi è comunque un termine serio. Se ci sono arrivati significa che vogliono capire effettivamente che cosa può succedere. Il fatto che sia realizzato in città medio piccole invece che in grandi città però pone una differenza piuttosto seria. Tradotto da noi: qui abbiamo dei servizi di trasporto pubblico, cioè servizi che riescano a presentare un’offerta di trasporto vagamente appetibile, solo nelle grandi realtà urbane. Sotto i centomila abitanti ti accorgi che stiamo parlando di poco nulla, di certo non stiamo parlando di un servizio di trasporto pubblico in senso proprio. C’è qualche autobus che gira, che è un’altra cosa. In questi casi sì che è venuto in mente più volte di dire ‘questi soldi buttati in questo modo, visto che c sono comunue dei costi importanti, potrebbero essere spesi in altro modo’, ma sarebbe un ripensamento a 360 gradi e comunque non sarebbe neppure sensato dare gratis un servizio che non c’è. Tornando alla Germania nelle ore successive alla notizia della sperimentazione è emerso che si tratta di un’ipotesi per ora priva di piani attuativi concreti. “Sta alle città stesse decidere se vogliono fare questo test”, ha dichiarato il ministro tedesco all’Ambiente, Stephan Gabriel Haufe, aggiungendo: “Le città devono venire da noi con la proposta del trasporto pubblico locale gratuito, poi vedremo se sarà fattibile”.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Uber, Lyft e i taxi condivisi fanno male al trasporto pubblico

Secondo uno studio l’uso dei taxi condivisi toglie passeggeri al servizio pubblico. E i chilometri percorsi in auto non diminuiscono.http _media.ecoblog.it_2_2e1_uber-lyft-e-i-taxi-condivisi-fanno-male-al-trasporto-pubblico

Con il boom di Uber, Lyft e degli altri servizi di “ride hailing” stiamo facendo realmente del bene all’ambiente? I taxi condivisi stanno rendendo le nostre città più vivibili riducendo il numero di chilometri percorsi in auto? I clienti di Uber e i suoi fratelli usano anche gli autobus, la metro e gli altri servizi di trasporto pubblico?

Con i recenti numeri registrati da Uber, che ha superato a New York i tradizionali taxi gialli, c’è da chiederselo. E, in effetti, qualcuno se lo è chiesto, ma la risposta non è quella che avremmo sperato. Secondo uno studio dell’UC Davis Institute of Transportation Studies, infatti, Uber più che fare concorrenza all’auto di proprietà è un temibile concorrente per gli autobus e le metropolitane. Dallo studio, focalizzato sulla realtà americana, emerge che i servizi di ride hailing hanno sottratto agli autobus il 6% dei passeggeri e ai treni leggeri il 3%. Inoltre, il 91% dei passeggeri dei taxi condivisi non ha rinunciato al possesso di un’auto privata. Solo il 30% dei passeggeri dei taxi condivisi non possiede l’auto, contro il 41% dei passeggeri dei soli mezzi pubblici. Ma c’è di peggio, molto peggio: dallo studio emerge che tra il 49% e il 61% dei viaggi sui taxi condivisi non sarebbero mai stati fatti senza tali servizi, o sarebbero stati fatti a piedi, in bici o con i mezzi pubblici. Di conseguenza, e questa è la cosa più grave, i servizi di ride hailing aumentano i chilometri percorsi in macchina anziché diminuirli. Questo perché, spiega lo studio, i taxi condivisi vengono scelti da chi ha la cultura dell’auto e non vuole farne a meno ma è costretto, per un motivo o per un altro, a non usare il mezzo proprio. I motivi principali per i quali gli americani scelgono il ride hailing, infatti, sono due: evitare il parcheggio (37%) ed evitare di guidare dopo aver bevuto alcool (33%).

Questi dati sono confermati, spiega lo studio, dal fatto che: “Tra coloro che prima usavano i servizi di car sharing, il 65% usava anche il ride hailing. Più della metà di loro hanno rinunciato all’abbonamento [al car sharing] e il 23% di loro cita i servizi di ride hailing come motivo principale per il quale hanno rinunciato all’abbonamento al car sharing“.

Certamente questi dati rappresentano la realtà americana, dove la cultura dell’auto è più forte che in altre nazioni nel mondo. Ma questi dati fanno riflettere: siamo sicuri che stiamo facendo del bene all’ambiente e alle nostre città quando prenotiamo una corsa su Uber, Lyft o su altri servizi di taxi condivisi?

Fonte: ecoblog.it

Torino, inquinamento e trasporto pubblico le principali preoccupazioni dei cittadini

Pubblicati i risultati del sondaggio sul Piano Strategico della Città Metropolitana. I Torinesi sempre più sensibili ai temi della sostenibilità ambientale e dell’area metropolitana385019_1

Dal 13 gennaio fino alla fine di febbraio è stato messo a disposizione sul sito della Città metropolitana di Torino un questionario rivolto a sindaci, amministratori, associazioni e cittadini. L’obiettivo è stato quello di capire quanto sono diffuse le conoscenze del nuovo ente, che da un anno ha sostituito la Provincia di Torino, e di coinvolgere tutti i cittadini nell’attuazione del Piano strategico, lo strumento che indirizzerà la pianificazione e programmazione del territorio in modo il più possibile partecipato con i suoi 315 Comuni.385019_2

Hanno risposto al questionario complessivamente 709 soggetti, in prevalenza cittadini della Città metropolitana (86.3%). La maggior parte di chi ha affrontato il questionario conosce l’evoluzione della Città metropolitana (87.6%) e la sua organizzazione territoriale (81.5%). Il profilo di chi ha risposto individua che si tratta di un italiano (99%) nella quasi assoluta maggioranza dei casi, maschio (65.8%), fra i 50 e 60 anni, con titolo di studio medio alto (il 51.1% è laureato, il 38.4% ha un diploma) e residente nel comune di Torino (44.5%) o nell’aree metropolitane adiacenti. I temi strategici più rilevanti che dovrà affrontare il Piano strategico sono quelli legati alla sostenibilità ambientale (mobilità, risparmio energetico, utilizzo risorse naturali, raccolta differenziata…) indicati come prioritari dal 46.9%; al trasporto pubblico (43.3%), all’occupazione e sviluppo economico (38.5); alle infrastrutture e trasporti (33%) e infine alla prevenzione e protezione dal rischio idrogeologico (24.1). Coerentemente con queste indicazioni, inquinamento dell’aria (45.1%), traffico e ridotta efficienza del trasporto pubblico (43.5%), disoccupazione e mercato del lavoro statico (37.1%); sono rilevati come principali criticità di cui soffre il territorio, a cui si aggiungono burocrazia e scarsa efficienza della Pa (30.4%) e abbandono dei territori montani e periferici (25.5%). Quest’ultimo tema, ovviamente è particolarmente sentito al di fuori dell’area metropolitana che contorna il capoluogo; analizzando i dati per Zone omogenee, si nota che in Pinerolese, Valli Susa e Sangone, Ciriacese e Valli di Lanzo, Canavese occidentale è il problema più sentito e si colloca al primo posto nelle scelte dei rispondenti. Fra i punti di forza della Città metropolitana emergono, con forza, offerta culturale e turistica (64.3%), aree verdi e parchi (49%), offerta formativa (43.6%); qualità dei territori rurali, collinari e montani (27.3%) e infine qualità delle relazioni con il resto dl’Europa (21.1%).385019_3

Si delineano bene anche i valori che meglio caratterizzano l’identità del territorio della Città metropolitana di Torino: anche qui è in testa l’offerta culturale e turistica (65.4%); seguita dalla formazione universitaria di qualità (54%), dalla prossimità con il resto d’Europa (41.8%) a cui si aggiungono usanze locali e tradizioni (30.6) e accoglienza e solidarietà (25.1). Anche in questo caso i dati che riguardano le usanze locali e tradizioni diventano fondamentali nelle Valli di Susa e Sangone, in cui si colloca al primo posto, ma anche nel Pinerolese, Canavese occidentale, Chivassese e Chierese-Carmagnolese, dove si posiziona al terzo posto. Per quanto riguarda, invece, i suggerimenti forniti, si nota una difficoltà dei cittadini di collocare correttamente le funzioni tra i vari Enti: sicuramente le storiche “duplicazioni” delle competenze tra enti diversi e i recenti cambiamenti a livello istituzionale non hanno contribuito alla chiarezza di suddivisione delle competenze. Un altro aspetto interessante, anche se meno rilevante da un punto di vista quantitativo, riguarda le indicazioni che fanno riferimento in maniera più “tecnica” agli aspetti istituzionali, con temi che vanno dalla mancata elezione diretta del sindaco ai problemi inerenti la scarsa rappresentatività di alcuni territori nell’ambito dei nuovi organi della Città metropolitana di Torino: probabilmente si tratta di cittadini che hanno un rapporto, per motivi personali o professionali, più stretto con la Città metropolitana e che meglio si inseriscono nel dibattito politico. La maggior parte delle indicazioni si concentra su tematiche legate al trasporto pubblico locale, all’ambiente e alla viabilità (con indicazioni che spaziano dalla manutenzione della rete stradale alla creazione/gestione delle piste ciclabili). In particolare i temi legati alla mobilità (non solo trasporto pubblico locale, ma anche altri aspetti non di competenza della Città metropolitana) sono senza dubbio quelli segnalati con maggiore frequenza.

Fonte: ecodallecitta.it

Commissione Bilancio della Regione Piemonte, confermati i tagli al trasporto pubblico

Il trasporto pubblico perde in un anno 27 milioni di euro che si tradurranno in meno servizi. E per il 2016 e il 2017 i tagli saranno più consistenti382199

La Giunta regionale del Piemonte ha presentato ieri, lunedì 9 marzo, il bilancio per il 2015 e i tagli preannunciati con i disegni di legge regionale 83 e 84 del 24 dicembre 2014 vengono tutti confermati. Perché diventino definitivi bisognerà aspettare sia l’incontro di mercoledì a Roma con il Ministero dell’Economia e Cassa Depositi e Prestiti per lo slittamento del pagamento dei 165 milioni di euro di ammortamento mutui, sia il voto del Consiglio Regionale.
Finora si parla di 27 milioni di euro in meno per il trasporto pubblico, se si analizzano i dati pubblicati sul Bilancio di previsione per l’anno finanziario 2015. Stando alle dichiarazioni dell’Assessore ai Trasporti Balocco, una parte di questi (tra 8 e 9 milioni) verranno recuperati con la nuova Agenzia per la mobilità regionale attraverso l’ Iva sui contratti. «Per il resto razionalizzeremo il servizio – spiega l’assessore- e so che amministrazioni e aziende non saranno contente, ma credo ci siano ancora margini per risparmiare». Se invece si analizza il “bilancio pluriennale per gli anni finanziari 2015-2017”, presentato nella seduta del 24 dicembre dello scorso anno, i tagli agli stanziamenti sono molto più corposi, infatti si passa dai 642.405.376,64 € stanziati per il 2015 ai 483.000.000,00 € per il 2016 e alla stessa cifra per il 2017, una riduzione di quasi 320 milioni di euro in due anni.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Il nuovo PUMS (Piano Urbano Mobilità Sostenibile) di Milano è on-line

Il nuovo PUMS di Milano (19 allegati) è ora “pubblico” per 60 giorni per le osservazioni di associazioni e cittadini. Passerà poi al voto del Consiglio Comunale. Secondo il Comune “porterà un aumento della popolazione con buona accessibilità al trasporto pubblico del 142%”. Ecco il modal split di auto, moto, mezzi e bici previsto tra 10 anni382070

Dopo il varo da parte della Giunta comunale, il Comune ha pubblicato il nuovo PUMS (Piano Urbano Mobilità Sostenibile) di Milano, il documento che dovrà guidare le politiche sulla mobilità urbana nei prossimi 10 anni.
On-line tutti possono accedere al PUMS, anche se sono parecchie le pagine da leggere e ben 19 gli allegati da consultare; il Piano può ancora essere integrato, grazie al contributo che le associazioni di categoria, comitati, cittadini e consiglieri comunali vorranno apportare, nei prossimi 60 giorni. Il PUMS è destinato a ridisegnare la mobilità di Milano nei prossimi 10 anni e ha dovuto tenere conto dei nuovi confini comunali della Città metropolitana che di fatto è il territorio della vecchia Provincia.   Consultando la ripartizione modale (modal split) degli spostamenti interni a Milano(vedi foto), si vede che il target del PUMS prevede che l’auto passi, come mezzo utilizzabile dai cittadini, dall’attuale 30,2 al 22,9%, anche la moto debba ridursi un pochino (dal 7,3 al 6,9%), il trasporto pubblico aumenti dal 56,7 al 63%, la bicicletta dall’attuale 5,7% al 7,1%.  Tra i grandi interventi sui mezzi pubblici previsti a lungo termine, il prolungamento di alcune linee metropolitane oltre i confini comunali, la modernizzazione della M2, l’allungamento di alcune linee tranviarie per trasformarle in “Linee T”, linee più veloci e complementari alla rete delle metropolitane.  Il Piano considera poi di istituire sistemi rapidi su gomma per collegare la città ad alcune direttrici ad oggi non ancora servite: Arese – Lainate, Vimercate, Segrate – Pioltello, Paullo, Binasco e del Cusago. Sui parcheggi, se ne prevede la realizzazione in funzione dei prolungamenti delle linee metropolitane.
Come già scritto, la decisione su AreaC, fino alla completa realizzazione della M4, è di mantenerla ai suoi attuali confini alla Cerchia dei Bastioni. Il Piano individua invece come azione prioritaria la realizzazione di una Low Emission Zone posta in prossimità del confine comunale ma all’interno della cerchia delle tangenziali.  La piena attuazione del PUMS – secondo il Comune – avrà come effetti positivi la riduzione del 25% del traffico nelle zone a velocità moderata, l’aumento della velocità del trasporto pubblico del 17%, il decremento della congestione da traffico dell’11%, la riduzione delle emissioni di gas climateranti del 27% e “un aumento della popolazione con buona accessibilità al trasporto pubblico del 142%”.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Mobilità europea, auto ancora mezzo più utilizzato ma crescono bici e tpl | Il sondaggio Eurobarometro

Pubblicato dalla Commissione Europea il sondaggio Eurobarometro 2014 sulla mobilità. Secondo le risposte ricevute, anche in Italia come in Europa aumenta l’uso del trasporto pubblico e della bicicletta,tuttavia nel nostro paese il 64% delle persone dichiara di usare la macchina tutti i giorni381367

La Commissione Europea ha pubblicato lo Special Eurobarometer 2014, un sondaggio svolto dalla società belga TNS Opinion & Social per conto della Direzione Generale per la Mobilità e i Trasporti che analizza i comportamenti quotidiani dei cittadini europei in tema di mobilità. Il lavoro ha coinvolto 27 milioni di persone di 28 stati membri.
Secondo le risposte ottenute, l’automobile è ancora il mezzo di trasporto più utilizzato dagli europei, ma l’uso di mezzi più sostenibili come il trasporto pubblico e la bicicletta attira sempre più gli utenti della strada. Non a caso l’inquinamento(20%), la sicurezza (30%), il traffico (60%) e la manutenzione delle strade (59%) sono le principali preoccupazioni dei cittadini europei. L’8% degli intervistati dichiara di utilizzare la bicicletta tutti i giorni (per gli italiani il 6%, in aumento rispetto allo scorso anno) ma quello che balza agli occhi è l’uso della due ruote tra i giovani, che raggiunge una percentuale del 13%. Gli olandesi continuano a mantenere il primato, infatti il 36% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare la bicicletta tutti i giorni. Sul fronte della sicurezza stradale, le priorità per incrementarla sono state individuate nell’alcol (49%) e nella manutenzione stradale (56%). Le ragioni che spingono gli europei nella scelta del mezzo con il quale muoversi quotidianamente sono l’economicità (61%) e la velocità (31%).
Se si osservano i dati italiani la mobilità è indubbiamente ancora auto-centrica: il 64% degli intervistati dichiara di utilizzare l’automobile tutti i giorni, conto l’8% che dichiara di utilizzare i mezzi pubblici. La media europea è del 20% e non stupisce come solo 6% degli intervistati si preoccupa del prezzo del biglietto o di eventuali sconti e abbonamenti.

Per visionare tutto lo Special Eurobarometer clicca qui

Fonte: ecodallecitta.it

Citytech, il mantra di mobilità e trasporti è “Innovazione, integrazione, sostenibilità”

Citytech-BUStech, l’evento sul mondo della “Mobilità urbana e del trasporto pubblico”, diventa sempre più importante a livello nazionale. Roma e Milano guidano le rivendicazioni “locali” e chiedono che le aree metropolitane possano interloquire direttamente con il Governo380787

L’incontro istituzionale di Citytech “Le sfide della mobilità urbana: progettare il futuro delle città per dare nuove risposte a nuovi bisogni”, moderato da Giampaolo Roidi, Direttore di Metro, ha avuto una larga partecipazione di addetti ai lavori e di pubblico ed è servito per inquadrare ancora una volta i problemi principali che l’Italia deve affrontare sui fronti della mobilità urbana sostenibile e dello sviluppo e potenziamento del trasporto pubblico.“Innovazione, integrazione e sostenibilità” riassumono bene gli obiettivi verso cui la mobilità deve puntare e sono stati concetti più volte ripetuti sia dagli amministratori locali presenti, che dai rappresentanti del settore produttivo dei trasporti pubblici.
Il confronto più importante è stato quello tra Regione Lombardia, con Alberto Cavalli, l’Assessore alle Infrastrutture e Mobilità, e il Comune di Milano, con Pierfrancesco Maran, delegato ANCI per la mobilità e Assessore alla Mobilità e Ambiente di Milano. Pur accomunati nella ben nota denuncia della drammaticità dei tagli annunciati dal Governo alle Regioni, che colpiranno anche i trasporti, con Expo dietro l’angolo, Comune e Regione hanno mostrato anche posizioni e numeri diversi. Maran si è fatto portavoce, insieme a Carlo Maria Medaglia, nuovo AD di Roma Servizi per la Mobilità, della rivendicazione delle città metropolitane: potere interloquire direttamente sulla mobilità, con il Governo, come fanno le Regioni. Qualche numero. Medaglia ha ricordato che nel Lazio ben l’88% degli spostamenti riguarda l’Area metropolitana di Roma. Maran ha ricordato come Milano sia riuscita a coprire il 50% dei costi del proprio trasporto pubblico con la tariffazione, ben oltre il 35% richiesto dalla legge nazionale, e ha chiesto ancora una volta che sia fatta chiarezza, a livello nazionale, su quelli che devono essere i costi standard dei trasporti. Alberto Cavalli, assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità di Regione Lombardia, ha criticato Comune e Provincia di Milano per non aver aderito al nuovo sistema di governance integrato predisposto dalla Regione, ma ha ammesso le critiche che piovono su Trenord: “È ormai noto ha tutti che non siamo assolutamente soddisfatti e che il servizio continua a peggiorare. Le penalità del contratto di servizio sono lì a dimostrarlo”. Anche la Lombardia, comunque, negli ultimi 10 anni “ha aumentato del 50% l’offerta dei mezzi di trasporto pubblico ed è arrivata a coprire il 46% dei costi con la tariffazione”.
Più un grido d’allarme quello giunto dai produttori del settore, rappresentati, tra gli altri, da Francesco Fontana Giusti, di Renault Italia, Giovanni Pontecorvo, Vicepresidente ANFIA e Presidente Sezione Costruttori, Gianni Scarfone, Presidente ASSTRA Lombardia. La crisi economica, i tagli del Governo e la mancanza di politiche di investimento degli enti locali stanno mettendo a dura prova il settore. Con l’eccezione naturalmente di chi si occupa di car sharing. Thomas Beermann, CEO car2go Europe, “ha consegnato a Milano” la Smart in condivisione numero 700. Davide Corritore, Presidente Metropolitana Milanese, ha fatto un discorso di sistema economico, legato alla mobilità urbana e al trasporto pubblico, ricordando come nel mondo vi sia in atto un “fermento impressionante” sul tema delle infrastrutture urbane dei trasporti e grandissimi investimenti, che spesso trovano forme di raccolta anche del risparmio famigliare. L’adeguamento a questa corsa, che in Italia ancora non avviene, sarebbe un’enorme leva sul tasso di crescita economica.  Successo di pubblico, comunque, per l’esposizione nei cortili del Castello Sforzesco di“Autobus del futuro, auto elettriche e scooter ecologici”.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Smog, nei giorni neri a Barcellona il trasporto pubblico si pagherà la metà

Parcheggi più cari del 25%, sgravi fiscali alle aziende meno inquinanti e trasporto pubblico a metà prezzo nei giorni di sforamento: Barcellona si prepara ad approvare definitivamente il suo piano anti smog che potrebbe essere attivo già dai primi mesi del 2015380411

Barcellona. Se il Pm10 o il biossido d’azoto sforano, il trasporto pubblico costa la metà. La misura, che deve ancora ricevere l’approvazione definitiva, fa parte del Piano d’azione messo in campo dal Governo Catalano per il miglioramento della Qualità dell’Aria delle cosiddette Zone a Protezione Speciale, le più soggette a picchi di inquinamento a causa del traffico, delle attività industriali e dello sviluppo demografico. Le Zone individuate sono una quarantina, e occupano un’area di circa 725 km quadrati per 4,3 milioni di abitanti: un bacino sufficientemente ampio per vedere dei risultati concreti, se i cittadini decideranno di collaborare.  Come ulteriore incentivo a lasciare a casa la auto, il Piano d’Azione prevede anche un aumento del 25% su tutti i parcheggi cittadini, indipendentemente dal tipo di veicolo guidato, a differenza di quanto avviene a Madrid, dove il prezzo della sosta varia a seconda della categoria Euro. I provvedimenti saranno discussi nei prossimi giorni ma se dovessero essere approvati – come appare probabile, dato il vasto consenso politico all’iniziativa – potrebbero essere operativi già dai primi mesi del 2015, e in ogni caso non oltre il 2016.  Se è vero che il traffico privato è il maggior responsabile dell’inquinamento – e in particolare quello causato dagli NOX – è altrettanto vero che la Catalunya è una delle zone più industrializzate del Paese, e, soprattutto nelle aree più interne, lontane dal mare, soffre pesantemente delle conseguenze ambientali prodotte dalle emissioni degli impianti. Per questo motivo, il Piano prevede sgravi fiscali per tutte le aziende che dimostreranno di essere riuscite a ridurre sensibilmente le concentrazioni di inquinanti riversati in atmosfera.

Fonte: ecodallecitta.it