Germania, trasporto pubblico gratis contro lo smog: ‘Soluzione poco percorribile, difficile fare a meno della tariffa’

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Alfredo Drufuca, amministratore delegato di Polinomia, una delle più importanti società di ingegneria dei trasporti in Italia, dice : “La tariffa è sia dal punto di vista economico che tecnico un elemento fondamentale per governare domanda e offerta ma non solo”. Dai documenti che la Germania ha inviato a Bruxelles per dimostrare alla Commissione Europea di aver adottato misure anti smog efficaci, è emerso che il governo tedesco vorrebbe tentare una sperimentazione di “mezzi pubblici gratis” entro la fine dell’anno in cinque città: Essen, Bonn, Mannheim, Herrenberg e Reutlingen. L’esecutivo pensa in questo modo di ridurre il numero delle auto private. Una misura che qui in Italia è stata salutata da alcuni come un’azione seria e concreta, diversamente dalle promesse inevase e contraddittorie di casa nostra. Ma davvero lo è? Lo abbiamo chiesto ad Alfredo Drufuca, amministratore delegato di Polinomia, una delle più importanti società di ingegneria dei trasporti in Italia.

Cosa ne pensi della sperimentazione annunciata dal governo tedesco? Trovi che sia una misura opportuna ed eventualmente percorribile anche in Italia?

No. E per vari motivi. Il primo è che la tariffa del trasporto pubblico rappresenta una misura molto importante della merce che stai vendendo. Una cosa che non costa è una cosa usata male. Guarda ad esempio che cosa è successo al bike sharing a Milano nel periodo in cui era completamente gratuito. È stato male utilizzato e massacrato. La seconda ragione è di tipo più tecnico, ovvero la tariffa rappresenta comunque un filtro rispetto ad usi eccessivi e non gestiti del servizio stesso. È un potente strumento per regolare l’accesso al servizio e in assenza di questo strumento farei fatica ad adattare meglio la domanda all’offerta. La tariffa quindi come sistema di governo fondamentale della domanda e della domanda rispetto all’offerta. Il terzo motivo è che la tariffa in determinati assetti produttivi è uno degli elementi che serve a far funzionare in modo corretto i produttori. In un sistema in cui rappresenta uno degli elementi che devono portare ricavi all’azienda, la tariffa è una voce importante dei ricavi dell’impresa e dà dei correttissimi segnali alla stessa su come ci si comporta nel mercato, di come si mantiene l’utenza, ecc. diventa un elemento imprescindibile in un sistema del genere. Ma anche caso di net cost la tariffa rimane in ogni caso un segnale importante non tanto dell’impresa ma del concessionario, cioè del comune o di chi per esso, dell’andamento del servizio che si sta erogando.
Da ultimissimo il recupero tariffario rappresenta una parte tutt’altro che trascurabile della sostenibilità economico finanziaria dell’erogazione del trasporto pubblico, almeno a Milano è così. Quindi facciamo bene i conti prima di dire che anche qui si possa fare.

In Germania si parla di una sperimentazione che comunque coinvolgerebbe più di un milione di cittadini, non sembra una boutade.

Il termine sperimentazione usato dai tedeschi è comunque un termine serio. Se ci sono arrivati significa che vogliono capire effettivamente che cosa può succedere. Il fatto che sia realizzato in città medio piccole invece che in grandi città però pone una differenza piuttosto seria. Tradotto da noi: qui abbiamo dei servizi di trasporto pubblico, cioè servizi che riescano a presentare un’offerta di trasporto vagamente appetibile, solo nelle grandi realtà urbane. Sotto i centomila abitanti ti accorgi che stiamo parlando di poco nulla, di certo non stiamo parlando di un servizio di trasporto pubblico in senso proprio. C’è qualche autobus che gira, che è un’altra cosa. In questi casi sì che è venuto in mente più volte di dire ‘questi soldi buttati in questo modo, visto che c sono comunue dei costi importanti, potrebbero essere spesi in altro modo’, ma sarebbe un ripensamento a 360 gradi e comunque non sarebbe neppure sensato dare gratis un servizio che non c’è. Tornando alla Germania nelle ore successive alla notizia della sperimentazione è emerso che si tratta di un’ipotesi per ora priva di piani attuativi concreti. “Sta alle città stesse decidere se vogliono fare questo test”, ha dichiarato il ministro tedesco all’Ambiente, Stephan Gabriel Haufe, aggiungendo: “Le città devono venire da noi con la proposta del trasporto pubblico locale gratuito, poi vedremo se sarà fattibile”.

Fonte: ecodallecitta.it

 

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Uber, Lyft e i taxi condivisi fanno male al trasporto pubblico

Secondo uno studio l’uso dei taxi condivisi toglie passeggeri al servizio pubblico. E i chilometri percorsi in auto non diminuiscono.http _media.ecoblog.it_2_2e1_uber-lyft-e-i-taxi-condivisi-fanno-male-al-trasporto-pubblico

Con il boom di Uber, Lyft e degli altri servizi di “ride hailing” stiamo facendo realmente del bene all’ambiente? I taxi condivisi stanno rendendo le nostre città più vivibili riducendo il numero di chilometri percorsi in auto? I clienti di Uber e i suoi fratelli usano anche gli autobus, la metro e gli altri servizi di trasporto pubblico?

Con i recenti numeri registrati da Uber, che ha superato a New York i tradizionali taxi gialli, c’è da chiederselo. E, in effetti, qualcuno se lo è chiesto, ma la risposta non è quella che avremmo sperato. Secondo uno studio dell’UC Davis Institute of Transportation Studies, infatti, Uber più che fare concorrenza all’auto di proprietà è un temibile concorrente per gli autobus e le metropolitane. Dallo studio, focalizzato sulla realtà americana, emerge che i servizi di ride hailing hanno sottratto agli autobus il 6% dei passeggeri e ai treni leggeri il 3%. Inoltre, il 91% dei passeggeri dei taxi condivisi non ha rinunciato al possesso di un’auto privata. Solo il 30% dei passeggeri dei taxi condivisi non possiede l’auto, contro il 41% dei passeggeri dei soli mezzi pubblici. Ma c’è di peggio, molto peggio: dallo studio emerge che tra il 49% e il 61% dei viaggi sui taxi condivisi non sarebbero mai stati fatti senza tali servizi, o sarebbero stati fatti a piedi, in bici o con i mezzi pubblici. Di conseguenza, e questa è la cosa più grave, i servizi di ride hailing aumentano i chilometri percorsi in macchina anziché diminuirli. Questo perché, spiega lo studio, i taxi condivisi vengono scelti da chi ha la cultura dell’auto e non vuole farne a meno ma è costretto, per un motivo o per un altro, a non usare il mezzo proprio. I motivi principali per i quali gli americani scelgono il ride hailing, infatti, sono due: evitare il parcheggio (37%) ed evitare di guidare dopo aver bevuto alcool (33%).

Questi dati sono confermati, spiega lo studio, dal fatto che: “Tra coloro che prima usavano i servizi di car sharing, il 65% usava anche il ride hailing. Più della metà di loro hanno rinunciato all’abbonamento [al car sharing] e il 23% di loro cita i servizi di ride hailing come motivo principale per il quale hanno rinunciato all’abbonamento al car sharing“.

Certamente questi dati rappresentano la realtà americana, dove la cultura dell’auto è più forte che in altre nazioni nel mondo. Ma questi dati fanno riflettere: siamo sicuri che stiamo facendo del bene all’ambiente e alle nostre città quando prenotiamo una corsa su Uber, Lyft o su altri servizi di taxi condivisi?

Fonte: ecoblog.it

Torino, inquinamento e trasporto pubblico le principali preoccupazioni dei cittadini

Pubblicati i risultati del sondaggio sul Piano Strategico della Città Metropolitana. I Torinesi sempre più sensibili ai temi della sostenibilità ambientale e dell’area metropolitana385019_1

Dal 13 gennaio fino alla fine di febbraio è stato messo a disposizione sul sito della Città metropolitana di Torino un questionario rivolto a sindaci, amministratori, associazioni e cittadini. L’obiettivo è stato quello di capire quanto sono diffuse le conoscenze del nuovo ente, che da un anno ha sostituito la Provincia di Torino, e di coinvolgere tutti i cittadini nell’attuazione del Piano strategico, lo strumento che indirizzerà la pianificazione e programmazione del territorio in modo il più possibile partecipato con i suoi 315 Comuni.385019_2

Hanno risposto al questionario complessivamente 709 soggetti, in prevalenza cittadini della Città metropolitana (86.3%). La maggior parte di chi ha affrontato il questionario conosce l’evoluzione della Città metropolitana (87.6%) e la sua organizzazione territoriale (81.5%). Il profilo di chi ha risposto individua che si tratta di un italiano (99%) nella quasi assoluta maggioranza dei casi, maschio (65.8%), fra i 50 e 60 anni, con titolo di studio medio alto (il 51.1% è laureato, il 38.4% ha un diploma) e residente nel comune di Torino (44.5%) o nell’aree metropolitane adiacenti. I temi strategici più rilevanti che dovrà affrontare il Piano strategico sono quelli legati alla sostenibilità ambientale (mobilità, risparmio energetico, utilizzo risorse naturali, raccolta differenziata…) indicati come prioritari dal 46.9%; al trasporto pubblico (43.3%), all’occupazione e sviluppo economico (38.5); alle infrastrutture e trasporti (33%) e infine alla prevenzione e protezione dal rischio idrogeologico (24.1). Coerentemente con queste indicazioni, inquinamento dell’aria (45.1%), traffico e ridotta efficienza del trasporto pubblico (43.5%), disoccupazione e mercato del lavoro statico (37.1%); sono rilevati come principali criticità di cui soffre il territorio, a cui si aggiungono burocrazia e scarsa efficienza della Pa (30.4%) e abbandono dei territori montani e periferici (25.5%). Quest’ultimo tema, ovviamente è particolarmente sentito al di fuori dell’area metropolitana che contorna il capoluogo; analizzando i dati per Zone omogenee, si nota che in Pinerolese, Valli Susa e Sangone, Ciriacese e Valli di Lanzo, Canavese occidentale è il problema più sentito e si colloca al primo posto nelle scelte dei rispondenti. Fra i punti di forza della Città metropolitana emergono, con forza, offerta culturale e turistica (64.3%), aree verdi e parchi (49%), offerta formativa (43.6%); qualità dei territori rurali, collinari e montani (27.3%) e infine qualità delle relazioni con il resto dl’Europa (21.1%).385019_3

Si delineano bene anche i valori che meglio caratterizzano l’identità del territorio della Città metropolitana di Torino: anche qui è in testa l’offerta culturale e turistica (65.4%); seguita dalla formazione universitaria di qualità (54%), dalla prossimità con il resto d’Europa (41.8%) a cui si aggiungono usanze locali e tradizioni (30.6) e accoglienza e solidarietà (25.1). Anche in questo caso i dati che riguardano le usanze locali e tradizioni diventano fondamentali nelle Valli di Susa e Sangone, in cui si colloca al primo posto, ma anche nel Pinerolese, Canavese occidentale, Chivassese e Chierese-Carmagnolese, dove si posiziona al terzo posto. Per quanto riguarda, invece, i suggerimenti forniti, si nota una difficoltà dei cittadini di collocare correttamente le funzioni tra i vari Enti: sicuramente le storiche “duplicazioni” delle competenze tra enti diversi e i recenti cambiamenti a livello istituzionale non hanno contribuito alla chiarezza di suddivisione delle competenze. Un altro aspetto interessante, anche se meno rilevante da un punto di vista quantitativo, riguarda le indicazioni che fanno riferimento in maniera più “tecnica” agli aspetti istituzionali, con temi che vanno dalla mancata elezione diretta del sindaco ai problemi inerenti la scarsa rappresentatività di alcuni territori nell’ambito dei nuovi organi della Città metropolitana di Torino: probabilmente si tratta di cittadini che hanno un rapporto, per motivi personali o professionali, più stretto con la Città metropolitana e che meglio si inseriscono nel dibattito politico. La maggior parte delle indicazioni si concentra su tematiche legate al trasporto pubblico locale, all’ambiente e alla viabilità (con indicazioni che spaziano dalla manutenzione della rete stradale alla creazione/gestione delle piste ciclabili). In particolare i temi legati alla mobilità (non solo trasporto pubblico locale, ma anche altri aspetti non di competenza della Città metropolitana) sono senza dubbio quelli segnalati con maggiore frequenza.

Fonte: ecodallecitta.it

Commissione Bilancio della Regione Piemonte, confermati i tagli al trasporto pubblico

Il trasporto pubblico perde in un anno 27 milioni di euro che si tradurranno in meno servizi. E per il 2016 e il 2017 i tagli saranno più consistenti382199

La Giunta regionale del Piemonte ha presentato ieri, lunedì 9 marzo, il bilancio per il 2015 e i tagli preannunciati con i disegni di legge regionale 83 e 84 del 24 dicembre 2014 vengono tutti confermati. Perché diventino definitivi bisognerà aspettare sia l’incontro di mercoledì a Roma con il Ministero dell’Economia e Cassa Depositi e Prestiti per lo slittamento del pagamento dei 165 milioni di euro di ammortamento mutui, sia il voto del Consiglio Regionale.
Finora si parla di 27 milioni di euro in meno per il trasporto pubblico, se si analizzano i dati pubblicati sul Bilancio di previsione per l’anno finanziario 2015. Stando alle dichiarazioni dell’Assessore ai Trasporti Balocco, una parte di questi (tra 8 e 9 milioni) verranno recuperati con la nuova Agenzia per la mobilità regionale attraverso l’ Iva sui contratti. «Per il resto razionalizzeremo il servizio – spiega l’assessore- e so che amministrazioni e aziende non saranno contente, ma credo ci siano ancora margini per risparmiare». Se invece si analizza il “bilancio pluriennale per gli anni finanziari 2015-2017”, presentato nella seduta del 24 dicembre dello scorso anno, i tagli agli stanziamenti sono molto più corposi, infatti si passa dai 642.405.376,64 € stanziati per il 2015 ai 483.000.000,00 € per il 2016 e alla stessa cifra per il 2017, una riduzione di quasi 320 milioni di euro in due anni.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Il nuovo PUMS (Piano Urbano Mobilità Sostenibile) di Milano è on-line

Il nuovo PUMS di Milano (19 allegati) è ora “pubblico” per 60 giorni per le osservazioni di associazioni e cittadini. Passerà poi al voto del Consiglio Comunale. Secondo il Comune “porterà un aumento della popolazione con buona accessibilità al trasporto pubblico del 142%”. Ecco il modal split di auto, moto, mezzi e bici previsto tra 10 anni382070

Dopo il varo da parte della Giunta comunale, il Comune ha pubblicato il nuovo PUMS (Piano Urbano Mobilità Sostenibile) di Milano, il documento che dovrà guidare le politiche sulla mobilità urbana nei prossimi 10 anni.
On-line tutti possono accedere al PUMS, anche se sono parecchie le pagine da leggere e ben 19 gli allegati da consultare; il Piano può ancora essere integrato, grazie al contributo che le associazioni di categoria, comitati, cittadini e consiglieri comunali vorranno apportare, nei prossimi 60 giorni. Il PUMS è destinato a ridisegnare la mobilità di Milano nei prossimi 10 anni e ha dovuto tenere conto dei nuovi confini comunali della Città metropolitana che di fatto è il territorio della vecchia Provincia.   Consultando la ripartizione modale (modal split) degli spostamenti interni a Milano(vedi foto), si vede che il target del PUMS prevede che l’auto passi, come mezzo utilizzabile dai cittadini, dall’attuale 30,2 al 22,9%, anche la moto debba ridursi un pochino (dal 7,3 al 6,9%), il trasporto pubblico aumenti dal 56,7 al 63%, la bicicletta dall’attuale 5,7% al 7,1%.  Tra i grandi interventi sui mezzi pubblici previsti a lungo termine, il prolungamento di alcune linee metropolitane oltre i confini comunali, la modernizzazione della M2, l’allungamento di alcune linee tranviarie per trasformarle in “Linee T”, linee più veloci e complementari alla rete delle metropolitane.  Il Piano considera poi di istituire sistemi rapidi su gomma per collegare la città ad alcune direttrici ad oggi non ancora servite: Arese – Lainate, Vimercate, Segrate – Pioltello, Paullo, Binasco e del Cusago. Sui parcheggi, se ne prevede la realizzazione in funzione dei prolungamenti delle linee metropolitane.
Come già scritto, la decisione su AreaC, fino alla completa realizzazione della M4, è di mantenerla ai suoi attuali confini alla Cerchia dei Bastioni. Il Piano individua invece come azione prioritaria la realizzazione di una Low Emission Zone posta in prossimità del confine comunale ma all’interno della cerchia delle tangenziali.  La piena attuazione del PUMS – secondo il Comune – avrà come effetti positivi la riduzione del 25% del traffico nelle zone a velocità moderata, l’aumento della velocità del trasporto pubblico del 17%, il decremento della congestione da traffico dell’11%, la riduzione delle emissioni di gas climateranti del 27% e “un aumento della popolazione con buona accessibilità al trasporto pubblico del 142%”.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Mobilità europea, auto ancora mezzo più utilizzato ma crescono bici e tpl | Il sondaggio Eurobarometro

Pubblicato dalla Commissione Europea il sondaggio Eurobarometro 2014 sulla mobilità. Secondo le risposte ricevute, anche in Italia come in Europa aumenta l’uso del trasporto pubblico e della bicicletta,tuttavia nel nostro paese il 64% delle persone dichiara di usare la macchina tutti i giorni381367

La Commissione Europea ha pubblicato lo Special Eurobarometer 2014, un sondaggio svolto dalla società belga TNS Opinion & Social per conto della Direzione Generale per la Mobilità e i Trasporti che analizza i comportamenti quotidiani dei cittadini europei in tema di mobilità. Il lavoro ha coinvolto 27 milioni di persone di 28 stati membri.
Secondo le risposte ottenute, l’automobile è ancora il mezzo di trasporto più utilizzato dagli europei, ma l’uso di mezzi più sostenibili come il trasporto pubblico e la bicicletta attira sempre più gli utenti della strada. Non a caso l’inquinamento(20%), la sicurezza (30%), il traffico (60%) e la manutenzione delle strade (59%) sono le principali preoccupazioni dei cittadini europei. L’8% degli intervistati dichiara di utilizzare la bicicletta tutti i giorni (per gli italiani il 6%, in aumento rispetto allo scorso anno) ma quello che balza agli occhi è l’uso della due ruote tra i giovani, che raggiunge una percentuale del 13%. Gli olandesi continuano a mantenere il primato, infatti il 36% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare la bicicletta tutti i giorni. Sul fronte della sicurezza stradale, le priorità per incrementarla sono state individuate nell’alcol (49%) e nella manutenzione stradale (56%). Le ragioni che spingono gli europei nella scelta del mezzo con il quale muoversi quotidianamente sono l’economicità (61%) e la velocità (31%).
Se si osservano i dati italiani la mobilità è indubbiamente ancora auto-centrica: il 64% degli intervistati dichiara di utilizzare l’automobile tutti i giorni, conto l’8% che dichiara di utilizzare i mezzi pubblici. La media europea è del 20% e non stupisce come solo 6% degli intervistati si preoccupa del prezzo del biglietto o di eventuali sconti e abbonamenti.

Per visionare tutto lo Special Eurobarometer clicca qui

Fonte: ecodallecitta.it

Citytech, il mantra di mobilità e trasporti è “Innovazione, integrazione, sostenibilità”

Citytech-BUStech, l’evento sul mondo della “Mobilità urbana e del trasporto pubblico”, diventa sempre più importante a livello nazionale. Roma e Milano guidano le rivendicazioni “locali” e chiedono che le aree metropolitane possano interloquire direttamente con il Governo380787

L’incontro istituzionale di Citytech “Le sfide della mobilità urbana: progettare il futuro delle città per dare nuove risposte a nuovi bisogni”, moderato da Giampaolo Roidi, Direttore di Metro, ha avuto una larga partecipazione di addetti ai lavori e di pubblico ed è servito per inquadrare ancora una volta i problemi principali che l’Italia deve affrontare sui fronti della mobilità urbana sostenibile e dello sviluppo e potenziamento del trasporto pubblico.“Innovazione, integrazione e sostenibilità” riassumono bene gli obiettivi verso cui la mobilità deve puntare e sono stati concetti più volte ripetuti sia dagli amministratori locali presenti, che dai rappresentanti del settore produttivo dei trasporti pubblici.
Il confronto più importante è stato quello tra Regione Lombardia, con Alberto Cavalli, l’Assessore alle Infrastrutture e Mobilità, e il Comune di Milano, con Pierfrancesco Maran, delegato ANCI per la mobilità e Assessore alla Mobilità e Ambiente di Milano. Pur accomunati nella ben nota denuncia della drammaticità dei tagli annunciati dal Governo alle Regioni, che colpiranno anche i trasporti, con Expo dietro l’angolo, Comune e Regione hanno mostrato anche posizioni e numeri diversi. Maran si è fatto portavoce, insieme a Carlo Maria Medaglia, nuovo AD di Roma Servizi per la Mobilità, della rivendicazione delle città metropolitane: potere interloquire direttamente sulla mobilità, con il Governo, come fanno le Regioni. Qualche numero. Medaglia ha ricordato che nel Lazio ben l’88% degli spostamenti riguarda l’Area metropolitana di Roma. Maran ha ricordato come Milano sia riuscita a coprire il 50% dei costi del proprio trasporto pubblico con la tariffazione, ben oltre il 35% richiesto dalla legge nazionale, e ha chiesto ancora una volta che sia fatta chiarezza, a livello nazionale, su quelli che devono essere i costi standard dei trasporti. Alberto Cavalli, assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità di Regione Lombardia, ha criticato Comune e Provincia di Milano per non aver aderito al nuovo sistema di governance integrato predisposto dalla Regione, ma ha ammesso le critiche che piovono su Trenord: “È ormai noto ha tutti che non siamo assolutamente soddisfatti e che il servizio continua a peggiorare. Le penalità del contratto di servizio sono lì a dimostrarlo”. Anche la Lombardia, comunque, negli ultimi 10 anni “ha aumentato del 50% l’offerta dei mezzi di trasporto pubblico ed è arrivata a coprire il 46% dei costi con la tariffazione”.
Più un grido d’allarme quello giunto dai produttori del settore, rappresentati, tra gli altri, da Francesco Fontana Giusti, di Renault Italia, Giovanni Pontecorvo, Vicepresidente ANFIA e Presidente Sezione Costruttori, Gianni Scarfone, Presidente ASSTRA Lombardia. La crisi economica, i tagli del Governo e la mancanza di politiche di investimento degli enti locali stanno mettendo a dura prova il settore. Con l’eccezione naturalmente di chi si occupa di car sharing. Thomas Beermann, CEO car2go Europe, “ha consegnato a Milano” la Smart in condivisione numero 700. Davide Corritore, Presidente Metropolitana Milanese, ha fatto un discorso di sistema economico, legato alla mobilità urbana e al trasporto pubblico, ricordando come nel mondo vi sia in atto un “fermento impressionante” sul tema delle infrastrutture urbane dei trasporti e grandissimi investimenti, che spesso trovano forme di raccolta anche del risparmio famigliare. L’adeguamento a questa corsa, che in Italia ancora non avviene, sarebbe un’enorme leva sul tasso di crescita economica.  Successo di pubblico, comunque, per l’esposizione nei cortili del Castello Sforzesco di“Autobus del futuro, auto elettriche e scooter ecologici”.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Smog, nei giorni neri a Barcellona il trasporto pubblico si pagherà la metà

Parcheggi più cari del 25%, sgravi fiscali alle aziende meno inquinanti e trasporto pubblico a metà prezzo nei giorni di sforamento: Barcellona si prepara ad approvare definitivamente il suo piano anti smog che potrebbe essere attivo già dai primi mesi del 2015380411

Barcellona. Se il Pm10 o il biossido d’azoto sforano, il trasporto pubblico costa la metà. La misura, che deve ancora ricevere l’approvazione definitiva, fa parte del Piano d’azione messo in campo dal Governo Catalano per il miglioramento della Qualità dell’Aria delle cosiddette Zone a Protezione Speciale, le più soggette a picchi di inquinamento a causa del traffico, delle attività industriali e dello sviluppo demografico. Le Zone individuate sono una quarantina, e occupano un’area di circa 725 km quadrati per 4,3 milioni di abitanti: un bacino sufficientemente ampio per vedere dei risultati concreti, se i cittadini decideranno di collaborare.  Come ulteriore incentivo a lasciare a casa la auto, il Piano d’Azione prevede anche un aumento del 25% su tutti i parcheggi cittadini, indipendentemente dal tipo di veicolo guidato, a differenza di quanto avviene a Madrid, dove il prezzo della sosta varia a seconda della categoria Euro. I provvedimenti saranno discussi nei prossimi giorni ma se dovessero essere approvati – come appare probabile, dato il vasto consenso politico all’iniziativa – potrebbero essere operativi già dai primi mesi del 2015, e in ogni caso non oltre il 2016.  Se è vero che il traffico privato è il maggior responsabile dell’inquinamento – e in particolare quello causato dagli NOX – è altrettanto vero che la Catalunya è una delle zone più industrializzate del Paese, e, soprattutto nelle aree più interne, lontane dal mare, soffre pesantemente delle conseguenze ambientali prodotte dalle emissioni degli impianti. Per questo motivo, il Piano prevede sgravi fiscali per tutte le aziende che dimostreranno di essere riuscite a ridurre sensibilmente le concentrazioni di inquinanti riversati in atmosfera.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Mobilità sostenibile in Italia: gli Open data di Euromobility ora online

Incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi di interscambio e a pagamento, flotte di veicoli comunali, zone a traffico limitato, aree pedonali e trasporto pubblico, car e bike sharing, parco automezzi circolanti, tutto quello che c’è da sapere sulla mobilità è ora a portata di clic grazie a Euromobility e al Ministero dell’Ambiente

Da oggi i dati e i numeri riguardanti la mobilità sostenibile nel nostro Paese non hanno più segreti: l’associazione Euromobility, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente ha infatti messo aa disposizione del pubblico i dati riguardanti la mobilità sostenibile in 50 città italiane: incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi di interscambio e a pagamento, flotte di veicoli comunali, zone a traffico limitato, aree pedonali e trasporto pubblico, car e bike sharing e parco automezzi circolanti. La logica è quella degli Open Data e il sito ha preso in esame le città seguendo tre criteri: 1) capoluoghi di Regione, 2) capoluoghi delle Province Autonome, 3) Comuni con più di 100mila abitanti. Le fonti sono Istat, Aci e Arpa Regionali. Spulciando fra i dati si scopre, per esempio, come Aosta primeggi nell’indice di motorizzazionecon ben 250 veicoli ogni 10 abitanti, mentre al secondo posto con 117,2 si trova Trento. Al terzo posto è Bolzano con 898 vetture. Ben diversa, invece, è la densità di automobili con Napoli che primeggia con 4538,33 auto per kmq. Se trovare parcheggio a Napoli è una specie di miracolo non va meglio a Torino dove le auto per kmq sono ben 4166. D’altronde il capoluogo piemontese è o non è, da sempre, la città dell’auto? Aosta nel 2012 ha sorpassato Milano (3941) piazzandosi al terzo posto nella classifica della densità di auto. Queste quattro città staccano nettamente tutte le altre visto che la quinta, Palermo, ne conta “appena” 2399 per kmq. Per quanto riguarda le aree pedonali è impossibile battere Venezia che conta ben 4,87 mq per abitante. Segue Firenze con 1 mq per abitante e Cagliari con 96 cmq. Quanto all’inquinamento da Pm10 Torino batte tutti con 118 giorni di sforamento, mentre Parma e Vicenza sforano, rispettivamente, per 114 e 115 giorni l’anno. Nelle prossime settimane avremo modo di approfondire ulteriormente le questioni legate alla mobilità sostenibile con delle analisi ad hoc. Per chi voglia immergersi negli Open Data di Euromobility l’indirizzo di riferimento è www.uni.euromobility.org143519027-586x400

Fonte:  Euromobility

Foto © Getty Images

Euromobilty, è online il sito sulla Mobilità Sostenibile in Italia

Sul web tutti i dati delle principali 50 città italiane e gli strumenti per fare confronti e analisi personalizzate su dati di incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi, Zone a Traffico Limitato, Aree Pedonali, Trasporto Pubblico, ma anche su dati relativi alla qualità dell’aria, sul car sharing e il bike sharing378952

Da lunedì 28 aprile è on line il sito web Open Data sulla Mobilità Sostenibile in Italia realizzato dalla Associazione Euromobility con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: www.uni.euromobility.org.
Grazie all’innovativa sezione Open Data, unica nel suo genere, l’utente può effettuare analisi personalizzate e confrontare i dati sulla mobilità delle principali 50 città italiane, creando in tempo reale grafici, mappe, tabelle e trend degli ultimi anni di tutte o soltanto di alcune delle principali 50 città italiane. È possibile fare analisi su dati di incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi di interscambio, parcheggi a pagamento, flotte di veicoli comunali, Zone a Traffico Limitato, Aree Pedonali, Trasporto Pubblico Locale, ma anche su dati relativi al parco veicolare circolante, su dati di qualità dell’aria e sui veicoli Gpl e Metano a basso impatto ambientale. E ancora sul car sharing, sul bike sharing e sulle iniziative e gli eventi di promozione di una mobilità più amica del cittadino e dell’ambiente.
Il sito contiene i dati dell’Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile che prende in esame i 50 Comuni italiani costituiti da tutti i capoluoghi di Regione e delle Province autonome e i Comuni con oltre 100.000 abitanti. I dati provengono da diverse fonti: ISTAT, ACI, ARPA Regionali, Comuni, Consorzio Ecogas, ICS, Bicincittà, BikeMi, FIT Consulting.
L’analisi commentata dei dati più aggiornati è stata pubblicata nel volume “La Mobilità sostenibile in Italia – Indagine sulle principali 50 città” edito da Maggioli e disponibile nelle principali librerie italiane.

Fonte:ecodallecitta.it