L’ultimo tranello dell’industria del biotech

L’ultima battaglia dell’industria degli ogm: fare pressione perchè la Commissione Europea deregolamenti le nuove tecniche di modificazione genetica, eliminando iter autorizzativi e lasciando mano libera senza rendiconti né studi, nè tantomeno etichettature.biotech_ogm

Ma la cosa è trapelata e l’associazione TestBiotech, insieme ad altri gruppi della società civile, ha annunciato mobilitazioni contro la possibilità che la UE ceda a queste pressioni. E’ stato anche pubblicato un dossier legale, di cui TestBiotech si fa forte, redatto dal professor Ludwig Kraemer (QUI il testo completo), che contesta i nuovi metodi richiesti che non prevederebbero autorizzazioni, né registrazioni per l’immissione in commercio e nemmeno informazioni in etichetta. Gli attivisti e la società civile chiedono invece che anche i prodotti ogm ottenuti con le nuove tecniche sottostiano a regole severe e iter autorizzativi, unici in grado di garantire almeno un minimo di trasparenza, sebbene a maglie molto larghe. Il professor Kraemer nel suo dossier sostiene come anche le nuove tecnologie della manipolazione genetica siano riconducibili pienamente ai criteri stabiliti dalla direttiva europea 2001/18. I nuovi metodi utilizzano sequenze corte di DNA sintetico per introdurre specifiche modifiche. «Siamo veramente a una svolta, le nuove tecniche, note come genome editing, hanno la capacità di stravolgere il genoma. Non ci sono prove per asserire che ciò possa essere sicuro. Se tali tecniche non saranno severamente regolamentate, non ci sarà trasparenza né diritto di scelta, nè garanzia alcuna per salute e ambiente» ha detto Christoph Then di Testbiotech. «E’ urgente che la Commissione Europea prenda una posizione chiara».

Il dossier è stato commissionato da Arbeitsgemeinschaft bäuerliche Landwirtschaft (AbL), Bund für Umwelt und Naturschutz Deutschland (BUND), Bund Ökologische Lebensmittelwirtschaft (BÖLW), Gen-ethisches Netzwerk, Greenpeace, Interessengemeinschaft für gentechnikfreie Saatgutarbeit (IG Saatgut), Testbiotech e Zukunftsstiftung Landwirtschaft (ZSL).

Fonte: ilcambiamento.it

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Il test delle salsicce vegane: soldati tedeschi cadono nel tranello dello chef

Il sapore spesso inganna e ecco che un gruppo di soldati tedeschi cade nella trappola dello chef che gli propone currywurst vegani. Ma i soldati non se ne accorgono

Il video con i sottotitoli in italiano

Che sapore hanno le salsicce vegane? Non chiediamolo a questo gruppo di soldati caduti nella trappola dello chef Christian Rach che gli ha proposto 3 diverse tipologie di currywurst ma senza carne. Ma com’è possibile che soldati e soldatesse abituati a mangiare carne da mane a sera non si siano resi conto dell’inganno? Chi ha assaggiato alcune preparazioni vegane e conoscendo la cucina tradizionale sa che praticamente su moltissime proposte non esiste praticamente differenza e che anzi i piatti vegani hanno sapori più esaltati perché non coperti dagli eccessi di panna, burro, uova o formaggi che interferiscono con alcuni sapori delicati. Ecco che il seitan alla base dei currywurst proposti ai soldati tedeschi preparati con 3 diverse ricette è risultato familiare e dunque è sembrato carne. Infatti alle domande dello chef Christian Rach che invitava i soldati-degustatori a esprimere opinioni e pareri nessuno ha sollevato il dubbio che nei currywurst non ci fosse carne, ma tutti hanno votato per la bontà (o meno) delle 3 preparazioni.Competitors Vie For Ultimate Eating Prize At Nathan's Hot Dog Eating Contest

Le facce allibite e attonite prima della brigata di cucina che ha preparato le 3 pietanze del test e poi dei soldati che le hanno gustate sono esilaranti. Merito di Christian Rach e del suo programma televisivo Rach tischt auf! ossia Rach è servito! in onda sul canale tedesco ZDF. Il format propone una trasmissione leggera e divertente in cui si fa molta informazione circa l’alimentazione sana e dunque ecco che nella puntata del 26 febbraio si sono avute come protagoniste le salsicce vegane. La dieta vegana è considerata salutare non solo per il benessere umano ma anche del Pianeta che non subisce gli allevamenti intensivi causa di grande fonte di inquinamento e sfruttameno dell’agricoltura. Infatti i mangimi animali sono composti per lo più da cereali e il 40% della produzione mondiale di grano e mais serve a alimentare gli animali di allevamento che poi andremo a mangiare come carne, latte, uova, burro.

Fonte:  Essere animali

© Foto Getty Images