Lanificio Subalpino: creatività e sostenibilità per una tessitura naturale

Il Lanificio Subalpino è un azienda tessile, a conduzione familiare, nata nel 1976 a Biella. Nella produzione di tessuti destinati all’abbigliamento per uomo, donna e bambino, ha sviluppato una linea Green di tessuti naturali che sta riscuotendo un successo importante a livello mondiale e che ha permesso all’azienda di diversificarsi rispetto ad altre realtà, puntando sulla sostenibilità e sul rispetto ambientale e umano, anche nei confronti del lavoro femminile. Abbiamo incontrato il suo entusiasta amministratore delegato, Nicolò Zumaglini, che ci ha raccontato passato, presente e (possibile) futuro della sua realtà.

Cerreto Castello è una frazione del comune di Quaregna Cerreto, a pochi passi da Biella. La frazione prende il nome dal cerro, una varietà di quercia che un tempo era caratteristica del biellese ma che oggi risulta scomparsa dalla flora locale. Biella e il biellese hanno vissuto e vivono, tra le varie attività, di lana e di filati: qui si trova uno dei distretti tessili più importanti al mondo, favorito dalla presenza di numerosi corsi d’acqua e dalla posizione del territorio biellese, che trovandosi a ridosso delle Alpi ha privilegiato l’allevamento ovino all’agricoltura. Negli ultimi anni l’industria della lana e dei tessuti biellese è stata messa a durissima prova: sono scomparse centinaia di aziende, che tra i vari motivi si sono trovate impossibilitate a sostenere la concorrenza dei materiali tessili (di pessima qualità, ma molto più economici) provenienti dall’estero. I grandi marchi storici hanno retto l’onda d’urto, ma il ridimensionamento del distretto è stato notevole e l’impatto, anche psicologico, molto forte per il territorio.

In questo scenario Lanificio Subalpino, storica azienda a conduzione familiare fondata nel 1975 e oggi gestita da Monica Zanone, Nicolò Zumaglini e Paolo Zanone, rappresenta una felice e meritata eccezione. Originalità, fantasia e una profonda attenzione ai prodotti naturali ha permesso a questa realtà di uscire a testa alta dalla crisi che ha colpito il settore. Lanificio Subalpino è composta da venticinque dipendenti, a maggioranza femminile anche nelle posizioni amministrative e dirigenziali. Produce tessuti destinati all’abbigliamento per l’uomo, la donna e il bambino ed ha sviluppato una linea ecosostenibile (chiamata “linea Green”) di tessuti naturali prodotti senza o con la minima presenza di prodotti chimici e senza l’aggiunta di coloranti dannosi. Molto spesso il colore del tessuto rispetta quello del pelo dell’animale dal quale è stato ricavato. Quando c’è bisogno di colorare, Subalpino si avvale della collaborazione di Tintoria di Quaregna, un’azienda del biellese che usa solamente materiali naturali come cortecce, frutte e verdure varie per tingere i capi. Oltre a questo, una parte del tessuto utilizzato proviene dagli scarti di altre filature biellesi (parliamo di un tessuto di una qualità pregiatissima) che viene recuperato da un fornitore di Lanificio Subalpino, mettendo in pratica così uno dei prinicipi dell’economia circolare.

La linea è certificata Tessile e Salute, il tessuto proviene da allevamenti che rispettano l’animale con una tosatura dolce. Questo tipo di prodotti permettono all’azienda di esportare i propri tessuti in tutto il mondo, con una richiesta che aumenta di anno in anno. Lanificio Subalpino produce anche una linea di prodotti tradizionali, ma in percentuale il trend di crescita della linea Green è di gran lunga superiore rispetto a quest’altro settore.

Consapevolezza e tracciabilità.

Nicolò Zumaglini, amministratore delegato di Lanificio Subalpino, trasmette un entusiasmo quasi fanciullesco nel raccontarci la sua esperienza e nell’esprimere l’amore per il suo territorio.  Ci racconta che “Il biellese è un territorio nella quale, negli ultimi anni, è cresciuta una consapevolezza importante per quanto riguarda il mondo della sostenibilità.
Nell’alimentazione, nella scelta dei prodotti da acquistare e anche e soprattutto nella conoscenza del mondo legato al tessile. Io da bambino, camminando vicino ai fiumi e ai corsi d’acqua del nostro territorio, vedevo sempre queste acque molto colorate, quasi fluorescenti. Molto affascinanti per un bambino, ma non era certo un bel segnale per il territorio! Oggi le persone sono sempre più consapevoli di quale sia la strada da seguire, se vogliamo avere un futuro degno di essere ben vissuto. E cominciamo a mettere in pratica azioni coerenti con questo pensiero”.

Solo un tema smorza (leggermente) il suo sorriso e il suo ottimismo e riguarda la tracciabilità dei tessuti: “una delle cause per cui moltissime aziende del territorio hanno chiuso riguarda il prezzo del tessuto. Per molte aziende tessili che producevano qui nel biellese, era diventato letteralmente impossibile competere nel mercato tradizionale con i tessuti che altre aziende, italiane ed europee, importavano da Paesi extra-europei che tradizionalmente non hanno ‘limitazioni’ in termini di rispetto degli orari di lavoro e dell’ambiente. Le aziende che non hanno saputo differenziarsi hanno dovuto chiudere i battenti. Io comunque credo fortemente che nel tessile si debba seguire, a livello legislativo, ciò che è stato fatto per il settore alimentare: bisogna informare le persone che acquistano i prodotti riguardo la provenienza dei tessuti che acquistano, sulle condizioni lavorative di chi li ha prodotti, con quali prodotti siano stati trattati o colorati questi materiali. Bisogna trovare un sistema, semplice e comprensibile, per rendere chiare queste informazioni a chi acquista i prodotti tessili, è un problema anche di salute perché noi questi prodotti li indossiamo a quotidianamente e vengono a contatto con la nostra pelle”.

In conclusione del nostro incontro, parliamo anche del futuro del Lanificio Subalpino e delle aspettative sui prossimi passi da compiere: “tra i nostri obiettivi futuri, oltre che incrementare gli sforzi in termini creativi e rendere sempre più belli i nostri tessuti, c’è quello di continuare nella direzione del potenziamento della nostra linea Green, perché sogno un mondo dove i tessuti e le tinture saranno completamente naturali, dovremmo ricorrere alla chimica solamente in minima parte, ancora meglio se riuscissimo a liberarcene completamente. I segnali commerciali, comunque, sono ottimi: si formano sempre più economie di scala nel mondo dei tessuti naturali, che stanno permettendo un abbattimento dei costi di produzione e ci consentono una crescita del fatturato della nostra linea sostenibile che fino a un decennio fa per noi era davvero impensabile.

Io sono davvero soddisfatto non solo dell’aumento delle vendite, ma soprattutto perché le persone che indossano i nostri capi si vestono con prodotti di qualità e rispettosi della salute delle persone.”

Fonte: piemonte.checambia.org

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Roma, la rivoluzione del porta a porta: rifiuti tracciati col chip per la tariffazione puntuale

Si parte dal X municipio dove i contenitori saranno dotati di tecnologia RFID, basata su tag e chip che consentono di tracciare i conferimenti di ogni singola utenza offrendo una conoscenza precisa di ciò che viene buttato. Novità per la raccolta rifiuti a Roma. La sindaca Virginia Raggi ha presentato il nuovo modello di raccolta differenziata “porta a porta”  che garantisce porterà un “miglioramento dei servizi, maggiore efficienza ed economicità e più alte percentuali di raccolta”. Quello che è sicuro per adesso è che Roma sarà la prima capitale europea ad utilizzare quasi esclusivamente contenitori e mezzi intelligenti dotati di tecnologia RFID, basata su tag e chip che consentono di tracciare i conferimenti di ogni singola utenza offrendo una conoscenza puntuale di quello che viene buttato e quindi la possibilità di applicare la tariffazione puntuale. Fino ad ora infatti questo sistema è stato adottato solo da comuni ben più piccoli di Roma o solo per alcune fasi della raccolta, come a Milano.

Come funziona la tecnolgia RFID

In base al tipo di raccolta esistono differenti contenitori per rifiuti: sacchetti, mastelli, bidoncini, bidoni e carrellabile in generale, con capacità variabile. Il sistema RFID può prevedere l’apposizione dei tag/transponder, il cui microchip è associato al Codice Utente di ogni cittadino, sui sacchetti (tag a perdere), oppure sui bidoncini/mastelli di plastica (tag a recupero). La rilevazione e l’identificazione dei sacchi e/o dei contenitori avviene al momento del prelievo in diverse modalità: identificazione volontaria, ossia tramite un operatore, oppure automatica; identificazione fissa oppure mobile ed identificazione massiva degli item, quando più sacchetti sono contemporaneamente tracciati. I dati raccolti sono poi trasmessi automaticamente al sistema informatico del comune o dell’ente preposto all’emissione delle bollette, che registra il codice utente, la data e l’ora del ritiro, il veicolo e l’operatore che hanno effettuato il servizio, attribuendo così la precisa tassazione al relativo utente.Scenario-Gestione-Raccolta-Rifiuti-RFID-Oberon-350

Si parte nel X Municipio, dove il nuovo modello porta a porta sarà applicato a tutti i 230.000 abitanti, superando l’attuale doppio sistema in cui la raccolta domiciliare convive con quella stradale. Un sistema inefficace che ha provocato anche il fenomeno della migrazione dei rifiuti: chi non ha voglia di fare la differenziata porta a porta, va a pesare con i suoi rifiuti sui contenitori stradali più vicini, creando disagi e degrado. Parallelamente al X Municipio, anche il VI Municipio parte con il nuovo modello per superare le criticità del sistema attuale. Sono altri 260mila abitanti e 4mila utenze non domestiche. Si arriverà quindi a circa 490mila abitanti e 8000 utenze non domestiche: l’equivalente di una grande città italiana. Nel corso del 2018 toccherà ai Municipi IX, VIII, I e II. Dal 2019, lo stesso modello sarà esteso al resto della città. Un numero sempre crescente di città italiane gestisce i rifiuti mediante l’identificazione a radiofrequenza (RFID) ottenendo un importate beneficio per l’ambiente e un vantaggio diretto per le tasche dei cittadini. In Piemonte il Consorzio Chierese per i Servizi, una struttura che associa 19 comuni della provincia torinese, utilizza da tempo la tracciabilità dei rifiuti. In Lombardia l’Amsa società che gestisce la raccolta rifiuti e la pulizia stradale nelle città di Milano e nei comuni limitrofi, ha adottato, già nel 2008, la tecnologia RFID per velocizzare il riconoscimento di un parco che conta oltre mille automezzi. Tra gli obiettivi del progetto, l’identificazione della tipologia di rifiuti trasportati durante la fase di pesatura. In Emilia-Romagna, a San Vito di Spilamberto, provincia di Modena, si usa una card RFID per aprire i cassonetti della raccolta differenziata ogni volta che si deve gettare la spazzatura. I camion che li svuotano sono dotati di appositi sensori in grado di pesare automaticamente il carico di immondizia. Le altre regioni in cui viene utilizzata con successo la tecnologia RFID sono la Toscana, il Veneto, le Marche, l’Abruzzo e la Puglia.

“Per noi ‘rifiuti zero’ è un obiettivo concreto da perseguire con impegno e determinazione – ha dichiarato Virginia Raggi – Il nuovo modello di raccolta è il primo passo operativo per raggiungere due importanti obiettivi della nostra pianificazione per Roma: 70% di raccolta differenziata per fine mandato e applicazione della tariffa puntuale”.

Fonte: ecodallecitta.it

Mense scolastiche a Milano: da gennaio 2015 arrivano i piatti biodegradabili e compostabili

Pubblicata la gara d’appalto per sostituire 16 milioni di piatti di plastica, si inizia con le scuole primarie. Tra i requisiti materiale ricercato, tracciabilità, grado di compostabilità, sostenibilità e basso impatto ambientale per la produzione380709

Come già annunciato lo scorso marzo, la città di Milano è pronta per fare un nuovo deciso passo in avanti sulla strada della sostenibilità e lo farà nelle scuole, dove l’esempio per le nuove generazioni nell’uso di materiali che salvaguardino la salute del pianeta è determinante. Le stoviglie monouso in plastica saranno sostituite da quelle in materiale biodegradabile e compostabile.  Una scelta, quella di Milano Ristorazione, coerente con l’orientamento comunitario, nazionale e del Comune di Milano in tema di politiche ambientali finalizzate alla trasformazione dei rifiuti in risorse. Un impegno in linea con il Green Public Procurement che, tra l’altro, ha come obiettivo “… la ricerca e la scelta di soluzioni che abbiano il minor impatto possibile sull’ambiente nell’intero ciclo di vita di un prodotto”.
I prodotti monouso compostabili, non solo sono già risorsa, ma concorrono ad una miglior gestione dei rifiuti presso i punti di somministrazione dei pasti: i bambini infatti non dovranno più eliminare i residui di cibo dai piatti in plastica per separare correttamente i due rifiuti, ma con un solo gesto conferiranno nel sacco dell’umido entrambi.
Per Milano Ristorazione questi materiali contribuiranno anche al processo di ricostituzione della sostanza organica grazie ad una migliore qualità del compost. Milano Ristorazione, prima di indire la gara d’appalto, ha esplorato il tema, affidandosi alla competenza del prof. Walter Ganapini, esperto riconosciuto di politiche ambientali, affinché le caratteristiche del prodotto da ricercare fossero definite con cura e il risultato atteso più efficace. Sarà posta attenzione al tipo di materiale ricercato, alla sua tracciabilità, al grado di compostabilità, alla sostenibilità ambientale ed al minor impatto possibile per la sua produzione. La “rivoluzione” dei piatti compostabili partirà dalle scuole Primarie, la popolazione scolastica più numerosa; quando sarà a pieno regime in tutte le scuole servite da Milano Ristorazione, saranno 16 milioni all’anno (il numero di piatti necessari per le due portate servite)i piatti di plastica sostituiti da quelli biodegradabili e compostabili che, una volta usati, saranno destinati alla frazione umida della raccolta differenziata con un risparmio in produzione di circa 240.000 kg all’anno di plastica. Nell’anno di Expo 2015 saranno 46000 gli alunni delle Primarie coinvolti da questo cambiamento epocale, un primo passo al quale seguirà l’estensione a tutte le altre scuole di ogni ordine e grado.  Solo pochi giorni fa avevamo dato notizia di un’altra iniziativa scolastica virtuosa, ma per ora limitata ad alcune classi, elementari e poi medie, di un singolo Istituto Scolastico: l’IC Galvani che con la Primaria di via Casati e le Medie di via San Gregorio ha iniziato a sperimentare l’uso della gavetta (o schiscetta) al posto dei piatti usa e getta. Milano Ristorazione serve nella città 207 nidi d’infanzia, di cui 75 con cucina interna; più 443 refettori di cui 144 primarie, 178 scuole d’infanzia comunali, 27 scuole d’infanzia statali, 62 secondarie di I grado, 5 scuole private convenzionate con il Comune, 1 cliente terzo refrigerato, 18 servizi speciali, 3 servizi speciali privati, 2 cooperative sociali, 3 scuole private.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Sicurezza alimentare, sequestrati 312 ettolitri di vini senza tracciabilità

Il sequestro è avvenuto a Montepulciano, a opera del locale Comando Stazione, dopo un controllo stradale effettuato nel periodo della vendemmia

Un maxi-sequestro di 312 ettolitri di vino di varia tipologia, ma appartenente alla denominazione Nobile di Montepulciano di origine controllata e garantita (DOCG), con indicazione geografica tipica IGT Toscano e Cortona DOC, è stato effettuato dal locale Comando Stazione presso un’azienda vitivinicola di Montepulciano. Il sequestro si è reso necessario a causa dell’assoluta mancanza di tracciabilità documentale dei vini detenuti e pronti alla vendita nello stabilimento enologico. Ai titolari dell’impresa sono state comminate sanzioni amministrative poiché è emerso che l’azienda aveva trasferito grandi quantitativi di vini provenienti da vigneti iscritti a diverse denominazioni protette, senza che venisse emesso alcun documento ufficiale di accompagnamento o che venissero riportate le dovute annotazioni sui registri vitivinicoli. Il Corpo Forestale dello Stato di Montepulciano, oltre alle numerose violazioni delle norme vitivinicole (fra cui la mancata informazione sul contenuto dei vasi vinari), ha rilevato alcune irregolarità di tipo igienico-sanitario e urbanistico per le quali sono state informate le Autorità competenti. All’origine del sequestro un controllo su strada effettuato nel comune di Montepulciano dal Corpo Forestale: in quella occasione gli ispettori hanno trovato un carico di uve rosse proveniente da vigneti radicati nel territorio: i successivi controlli in cantina hanno permesso di accertare le irregolarità nella gestione dei vini detenuti. L’infrazione è stata scoperta poiché, durante le settimane della vendemmia, il Corpo forestale dello Stato ha attivato nella zona una campagna di controlli finalizzata a verificare la movimentazione su strada dei prodotti vitivinicoli.FRANCE-WINE-VINEXPO

Fonte:  Corpo Forestale

© Foto Getty Images

Moda sostenibile, l’89% dei tedeschi compra abbigliamento certificato

I tedeschi acquistano abbigliamento certificato, l’89% sceglie prodotti tessili la cui etichetta indichi la tracciabilità13

L’abbigliamento certificato è un prodotto che interessa molto i consumatori tedeschi. Secondo un recente sondaggio l’89% dei consumatori in Germania sceglie di acquistare abbigliamento certificato. La ricerca è stata condotta all’interno del progetto TF- Traceability & Fashion ossia un marchio proposto e promosso da Unionfiliere nato per certificare il prodotto tessile. Ciò che conta per il cliente tedesco è apprezzato:

il rispetto dell’ambiente/responsabilità sociale d’impresa dal 91%
l’origine per l’83%
la salute del consumatore per il 64%

In generale ciò che interessa è la tracciabilità delle materie prime, il riconoscimenti di marchi relativi all’ecosostenibilità e i consumatori gradiscono che ciò avvenga attraverso internet e la trasparenza dei siti che producono abbigliamento. Percentuali decisamente elevate che evidenziano come la percezione della moda quale industria pesante sia valutata globalmente e non solo percepita. La Germania è terzo e quarto cliente dell’italia per il comparto femminile (per cui si registra una lieve flessione) e maschile (che tiene). La Germania è anche il terzo esportatore al mondo di abbigliamento dopo Cina e Italia e leader mondiale nei tessuti tecnici per cui detiene il 45% della quota di mercato.

Proprio lo scorso dicembre un gruppo di buyer tedeschi visitò 24 aziende certificate italiane perché anche se il Made in Italy resta apprezzato il mercato tedesco richiede che maturi in quanto a certificazioni e le riconosciute sono GOTS, Okotex, Ivn Best, Fair Trade, Trans Fair, Fair Wear, Blusign.

Fonte: | Italia Germania

Carboncheck porta a SANA 2013 la tracciabilità degli alimenti bio (e non solo)

Il progetto, tutto italiano, consente di individuare l’origine delle materie prime di cui è formato un prodotto, aspetto particolarmente caro ai consumatori che scelgono prodotti naturali o biologiciimage1-e1378840092968

“Fino a dieci anni fa nessuno avrebbe pensato di importare pomodoro dalla Cina per fare sugo, ma ora succede”. E’ questo il modo in cui questa mattina a Bologna, in occasione dell’ultima giornata di SANA 2013, Paolo Bartolomei, esperto dell’ENEA, ha introdotto il problema della tracciabilità degli alimenti in un mondo in cui gli scambi commerciali con Paesi terzi ha purtroppo creato nel consumatore il timore che ciò che giunge sulla sua tavola non corrisponda a quanto intendeva acquistare o consumare. Un problema, quello della contraffazione, che colpisce ancora di più chi, spinto dal desiderio di una maggiore attenzione nei confronti della propria alimentazione, sceglie di acquistare prodotti bio confidando nella loro maggiore sicurezza e salubrità. Per far fronte al problema oggi chi si occupa di tracciabilità degli alimenti ha a disposizione uno strumento che analizza i prodotti fin nei suoi atomi. Si tratta di Carboncheck, un progetto di U-Series srl, Nano4bio srl, MASSA Spin-off srl e ISTA srl grazie al quale è stato messo a punto un sistema che consente, fra le altre applicazioni, di analizzare gli isotopi radioattivi per distinguere le componenti bio presenti in un prodotto. Come ha spiegato Bartolomei, quelle sui cui si basa Carboncheck sono tecniche antiche ed affidabili che nel corso degli ultimi 10 anni hanno vissuto un’espansione nel settore della tracciabilità alimentare. Il fenomeno per cui l’isotopo radioattivo di un atomo decade con il passare del tempo è infatti sfruttato già a lungo per distinguere le componenti biologiche dai fossili. Oggi la sua applicazione può passare all’ambito della tracciabilità basandosi sul fatto che i rapporti tra gli isotopi di idrogeno, ossigeno, carbonio, azoto e zolfo sono tipici dell’area di provenienza della materia prima con cui l’alimento è stato prodotto. Ciò permette di stabilire da dove viene un alimento, se è conforme alle aspettative, come è stato processato, offrendo uno strumento utile per confermare le informazioni ottenibili con gli strumenti di tracciabilità tradizionali. Le applicazioni di Carboncheck nel settore del biologico non finiscono però qui. Nel corso dello stesso incontro Chiara Carducci, dottoranda direttamente coinvolta nel progetto presso i laboratori di U-Series, ha spiegato che dopo essersi formato nell’atmosfera per interazione con i raggi cosmici il carbonio radioattivo si distribuisce in tutti i comparti ambientali. Quando gli organismi muoiono ha inizio il suo decadimento, che cessa solo nei fossili. Ciò permette di distinguere il carbonio fossile (e quindi i derivati sintetici del petrolio e della petrolchimica) da quello biogenico, presente negli organismi viventi, una possibilità che trova applicazione sia nel mondo dei prodotti biobased, derivati completamente o in parte da materie prime biologiche, sia in quello dei biomateriali, come le bottiglie per l’acqua minerale prodotte per il 30% con materia prima di origine vegetale o i flaconi dei cosmetici utilizzati da aziende particolarmente devote al bio e alla naturalità. Il progetto Carboncheck ha mirato anche a ridurre la tossicità e aumentare la semplicita della metodologia, che, però, vede ancora un margine di miglioramento, su cui gli esperti sono già all’opera.

Fonte: ecoblog