Particolato atmosferico e rischi per la salute: conta anche la ‘qualità’

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Lo studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Isac-Cnr di Lecce e dell’Università del Salento ha dimostrato che la tossicità per la salute umana dipenderebbe sensibilmente dalla ‘qualità’ del particolato più che dalla sua concentrazione

abbia effetti dannosi per la salute umana è cosa nota: per questo motivo, nella comunità scientifica internazionale, il potenziale ossidativo è sempre più studiato come indicatore di rischio. Ora uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) di Lecce dimostra come il potenziale stress ossidativo vari a seconda della composizione chimico-fisica e delle sorgenti del particolato stesso: la tossicità per la salute umana dipenderebbe sensibilmente, quindi, dalla ‘qualità’ del particolato più che dalla sua concentrazione. Lo studio, condotto in collaborazione con l’Università del Salento, è pubblicato su Atmospheric Environment.

È stato valutato mediante specifici test il potenziale ossidativo di tre tipologie raccolte presso l’Osservatorio climatico-ambientale Isac-Cnr di Lecce, provenienti da diverse sorgenti: campioni ‘standard’ in giornate di normali condizioni climatico-atmosferiche, campioni contenenti polveri trasportate dal Sahara e campioni ad alto contenuto di carbonio (derivante da traffico veicolare, combustioni industriali, di biomasse e/o incendi)”, spiega Daniele Contini (Isac-Cnr), ricercatore che ha coordinato lo studio. “I risultati mostrano che questi ultimi, cioè i campioni ad alto contenuto di carbonio, hanno un potenziale ossidativo molto elevato, mentre durante gli eventi di trasporto di polveri africane si registrano grandi incrementi di concentrazione del particolato, ma il potenziale ossidativo rimane relativamente basso, simile a quello dei campioni standard”.

La valutazione ha riguardato, in particolare, particelle con diametro inferiore a 2,5 micron (PM2.5) e a 10 micron (PM10), mediante un test ampiamente utilizzato a livello internazionale (DTT test o test di velocità di deplezione del ditiotreitolo, che analizza, nel tempo, la quantità di sostanze ossidanti presenti nei campioni). “L’obiettivo era approfondire i meccanismi della tossicità del particolato atmosferico nel tempo: il confronto ha dimostrato che le proprietà ossidative di campioni provenienti da diverse sorgenti sono molto diverse”, prosegue Contini. “Questo è un aspetto di cui si dovrebbe tenere conto negli studi epidemiologici: il potenziale ossidativo è, infatti, un indicatore quantitativo diretto, spesso ancora più significativo dell’incremento di concentrazione dovuto a una specifica sorgente. Ciò permetterebbe una migliore interpretazione dei dati di qualità dell’aria e dell’esposizione dei cittadini a sostanze potenzialmente dannose per la salute”.

I risultati sono stati ottenuti utilizzando la rete infrastrutturale realizzata nell’ambito del progetto PON I-Amica, che ha permesso di costruire a Lecce l’Osservatorio climatico-ambientale dedicato allo studio dei cambiamenti di composizione dell’atmosfera.

 

Fonte: Cnr

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Perdita di acque contaminate da fracking in north Dakota

Circa diecimila metri cubi di fanghi di salamoia utilizzati da fracking sono usciti dalle condutture contaminando il terreno. Circa diecimila metri cubi di acque contaminate da fracking si sono sversati sui terreni del North Dakota in seguito ad una perdita nelle condutture. Si tratta di salamoia, soluzione salina ad alta concentrazione che e’ fortemente tossica per la vegetazione. Le acque reflue del fracking possono contenere anche metalli pesanti e materiali radioattivi. La perdita e’ stata scoperta il 6 gennaio scorso, ma solo la scorsa settimana la compagnia Summit Midstream Partners che gestisce le condutture si e’ resa conto dell’ entita’ del disastro. Le acque contaminate si sono sversate in due torrenti, ma al momento per fortuna non minacciano la falda acquifera. La Midstream sta aspirando le acque contaminate, ma in questo modo e’ costretta a prelevare anche l’acqua dolce dei torrenti. Il portavoce della compagnia ha candidamente ammesso che loro svuotano, ma poi il torrente si riempie di nuovo… Questa perdita si aggiunge ai numerosi gravi problemi ambientali posti dalla contestatissima tecnica del fracking: terremotiperdite di metanospreco di acquacontaminazione delle falde,danni alla salute umana ed emissioni di gas serra. Il triste esempio della devastazione delle campagne della Pennsylvania dovrebbe essere un monito per tutti.North-Dakota-Brine-spill

Fonte: ecoblog.it

Ogm, il più grande studio mai realizzato

La Global Gmo Free Coalition ha accolto con gioia la notizia dell’inizio del più grande studio mai realizzato su Ogm e pesticidi correlati. Studio che avrebbe dovuto essere realizzato da aziende e autorità prima di immettere gli organismi geneticamente modificati in commercio!ogm_pericoli

Si chiama Factor GMO e sarebbe dovuto essere realizzato molto tempo fa da aziende e istituzioni. Eppure oggi ci troviamo di fronte alla diffusione incontrollata degli ogm senza che in via preventiva siano stati condotti studi che ne attestassero la sicurezza. E ciò spiega gli enormi problemi che stanno emergendo a cose fatte. Factor GMO includerà tre campi di ricerca: carcinogenicità, tossicità e fertilità. L’auspicio è che si arrivi a saperne di più sull’impatto sulla salute del mais RoundUp Ready e del pesticida glifosato con il quale viene cresciuto. Gli erbicidi a base di glifosato sono tra I più diffusi nel mondo. Il RoundUp della Monsanto fa guadagnare alla multinazionale il 20% dei profitti netti. Lo studio fornirà dati sui livelli di pericolosità del glifosato e sui danni che causa alla salute umana. La Global GMO Free Coalition invoca da parte dei governi e delle autorità internazionali maggiore rigore nelle reglamentazioni e nelle autorizzazioni di ogm e pesticidi almeno fino a che lo studio non sarà terminato. Se ciò non avverrà, dicono i promotori della ricerca, le autorità regolatorie si esporranno al rischio di accuse, cause e richieste di risarcimenti. Lo studio Factor Gmo costerà 25 milioni di dollari e la grande alleanza di scienziati che lo promuove ha annunciato che accetterà donazioni e finanziamenti ma non dalle multinazionali del biotech. Prima dell’aprile 2015 servono intanto almeno tre milioni di dollari per verificare innanzi tutto se gli ogm possono provocare infertilità o difetti alla nascita. Poi si proseguirà. E a far parte del team scientifico che porterà avanti lo studio c’è anche la dottoressa Fiorella Belpoggi, direttore del Centro di Ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini. La dottoressa Belpoggi ha anche partecipato a Londra alla conferenza stampa di presentazione. insieme a Bruce Blumberg e Oxana O. Sinitsyna, valuterà il protocollo e l’esecuzione dell’intero esperimento. Lo studio internazionale “Factor GMO” è il più grande esperimento a lungo termine mai condotto di questo genere. Gli scienziati coinvolti nello studio sono esperti riconosciuti a livello internazionale nei rispettivi ambiti di ricerca, e provengono dall’America, dall’Italia e dalla Russia. Questo studio fornirà importantissime informazioni ai governi, alle agenzie di regolamentazione e ai cittadini di tutto il mondo

Fonte: ilcambiamento.it

Mondiali 2014, il merchandising è tossico: la denuncia di Greenpeace

Nel merchandising di Adidas, Nike e Puma realizzati in vista della Coppa del Mondo FIFA 2014 in Brasile è stata rilevata la presenza di sostanze chimiche pericolose. Una nuova indagine condotta da Greenpeace Germania chiamata Cartellino rosso ha analizzato le sostanze presenti in 33 articoli, tra cui scarpette, guanti da portiere e palla ufficiale Brazuca. Ebbene sono state rilevate nelle iconiche Predator, le scarpe da calcio dell’Adidas tassi elevati di sostanze tossiche PFC bel oltre 14 volte i limiti consentiti.

Spiega Manfred Santen attivista per la campagna Detox di Greenpeace Germania:

Marchi come Adidas vestono alcuni dei più grandi giocatori del mondo e pretendono di difendere il bel gioco, ma le nostre indagini hanno rivelato che stanno giocando sporco. I loro profitti saliranno durante la Coppa del Mondo e dunque chiediamo a questi marchi di ripulire il loro gioco.

Le analisi sono state condotte da laboratori indipendenti che hanno rilevato la presenza di sostanze chimiche come i perfluorurati (PFC), nonilfenoletossilati (NPE), ftalati e dimetilformammide (DMF) nei prodotti provenienti da tutte e tre le aziende e acquistati in tre continenti. Queste sostanze sono pericolose e possono fuoriuscire dai prodotti e contaminare l’ambiente o entrare nella catena alimentare. Alcune di queste sostanze sono note per essere cancerogene, perturbatori endocrini e per influire sulla fertilità.adidas-620x308

Su 21 scarpe da calcio analizzate in 17 sono stati trovati PFC ionici (perfluorurati) come il pericoloso PFOA (Acido Perfluorottanoico) che appunto si trova nei prodotti industriali.

Scrive l’ISS:

Il PFOA si è rivelato anche un potente immunosoppressore in topi, sebbene a livelli di esposizione relativamente più alti di quelli ambientali. A dosi più basse è stata osservata la diminuzione di peso degli organi linfatici (timo e milza), con conseguente indebolimento dei sistemi di difesa immunitaria contro le infezioni, nonché aumento dell’incidenza di tumori. Il PFOS è in grado di causare molteplici effetti avversi sullo sviluppo, quando somministrato in ratti a dosi relativamente elevate. E’ stata osservata la riduzione del peso del feto, anasarca (edema esteso a tutto l’organismo), la mancata calcificazione delle ossa, disfunzioni cardiache nonché morte neonatale. I neonati di ratto sopravvissuti mostravano ritardo nella crescita, e dall’esame del sangue emergevano livelli ridotti di tetraiodotironina (T4), per cui il ritardo nello sviluppo del feto e nella crescita, potrebbe essere dovuto alla capacità del PFOS di interferire con la maturazione cellulare e funzionale degli organi bersaglio, tramite l’influenza esercitata sugli ormoni tiroidei.

Dopo aver analizzato Adidas sono state analizzate le Tiempo di Nike che contengono i più alti livelli di PFOA pari 5,93 microgrammi per m2. Un paio di guanti Adidas Predator conteneva la sostanza con i limiti in eccesso. Nel pallone ufficiale della Coppa del Mondo Brazuca è stata rilevata la presenza di NPE o nonilfenoli etossilati una sostanza che quando viene rilasciata nell’ambiente, degrada in nonilfenolo conosciuto per essere tossico per i pesci e altri organismi acquatici. NPE sono stati trovati anche in oltre due terzi delle scarpe e nella metà dei guanti, indicando l’uso diffuso di questa sostanza chimica. Ftalati e dimetilformammide (DMF) sono stati rilevati in tutti i 21 le scarpe. Il DMF è usato come solvente e è classificato come tossico per la riproduzione e può essere nocivo se entra a contatto con la pelle.

Ha concluso Santen:

Nonostante i loro impegni Detox, Nike e Adidas non riescono ad affrontare la loro dipendenza tossica. A nome dei giocatori, dei tifosi e delle comunità locali interessate da inquinamento dell’ acqua li esortiamo a divenire puliti annunciando pubblicamente l’abbandono di tutte le sostanze chimiche pericolose e la pubblicazione di un preciso piano di uscita dai PFC.

La petizione per chiedere alle aziende di rendere i loro prodotti più puliti è online.

Foto : Greenpeace international

Fonte: ecoblog.it

Acqua all’amianto: a Roma nord vietata la potabilità

Dopo i problemi a causa dell’arsenico, ora l’Arsial, l’Agenzia della Regione Lazio fisice sotto inchiesta per avere distribuito acqua tossica

Della questione arsenico nelle acque laziali Ecoblog si è occupato a più riprese, ma ora dai rubinetti laziali spunta un nuovo incubo per la salute dei cittadini: quello dell’acqua contaminata dalle fibre di amianto. L’Arsial, l’Agenzia della Regione Lazio è finita da ieri sotto inchiesta della Procura di Roma con l’accusa di avere distribuito per anni acqua altamente tossica. L’allarme è arrivato da alcuni agricoltori di Malborghetto che abitano nelle strade indicate nell’ordinanza del Campidoglio che è arrivata con grave ritardo rispetto alla data nella quale i tecnici dell’Asl avevano comunicato la tossicità delle acque. A occuparsi della salubrità della rete idrica della zona sarà l’Osservatorio Nazionale Amianto. A Elena Panarella del quotidiano Messaggero, gli agricoltori romani hanno raccontato di essere stati obbligati ad allacciarsi all’acquedotto regionale dall’amministrazione pubblica, condicio sine qua non per il rilascio delle licenze utili per l’attività. E durante i lavori per l’allaccio emerse che le condotte di Malborghetto erano fabbricate in amianto, il materiale cancerogeno vietato dalla legge. Per anni il bestiame dell’agricoltore ha bevuto l’acqua tossica, almeno fino al 3 marzo scorso quando è arrivato il divieto di utilizzo. L’impianto è stato realizzato sessant’anni fa. Sempre a Roma Nord, l’acquedotto Camuccini di proprietà Arsial, è costituito da tubi in amianto e da pozzi di captazione in pessimo stato manutentivo. Ovviamente il divieto non è solamente quello di bere, ma è esteso alla cottura, alla preparazione di alimenti e bevande e alle pratiche di igiene personale che prevedono l’ingestione anche minima di acqua, come il lavaggio dei denti.146635841-586x390

Quindi l’acqua tossica può essere utilizzata tranquillamente per lo scarico del wc, per la lavatrice e negli impianti di riscaldamento. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo, ora la magistratura andrà avanti con i primi accertamenti.

Fonte: Messaggero

 

I neonicotinoidi non uccidono solo le api: pericolosi anche per gli esseri umani

Due insetticidi neonicotinoidi possono avere effetti dannosi anche sul sistema nervoso umano: a dirlo è la European Food Safety Authority (EFSA). Dunque, non sono pericolosi solo per le api.api

I neonicotinoidi incriminati sono l’acetamiprid and l’imidacloprid, che secondo i dati raccolti dall’Efsa risulterebbero neutorossici per l’uomo. Il panel di esperti che ha lavorato sulla questione ha anche sollecitato che vengano definiti criteri sulla base dei quali rendere obbligatori studi specifici per l’autorizzazione di queste sostanze, comprese strategie per valutare il potenziale neurotossico di tutti i neonicotinoidi. Il parere dell’Efsa era stato richiesto dalla Commissione Europea dopo una recente ricerca comparsa sulla rivista scientifica PlosOne che attestava proprio effetti sul sistema nervoso. Gli esperti Efsa hanno concluso che l’acetamiprid e l’imidacloprid possono avere effetti negativi sullo sviluppo dei neuroni e sulle strutture cerebrali danneggiando funzioni come l’apprendimento e la memoria. Il parere conclude affermando che gli attuali livelli di esposizione potrebbero non essere adeguati per garantire protezione e quindi dovrebbero essere ridotti; si sollecitano anche ulteriori studi. Per quanto riguarda le api la tossicità è ormai ampiamente dimostrata. L’Italia è stato il primo paese a sospendere l’impiego per la concia delle sementi con un divieto temporaneo, gli altri Paesi sono andati avanti in ordine sparso fino a quando la Commissione Europea nel 2012, ha chiesto ad Efsa di esprimersi. Il parere ha sollecitato il divieto d’uso almeno sulle colture più sensibili come mais e colza (arrivato nel gennaio 2013) ma le sostanze prese in esame erano state solo tre (clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam).

Fonte: il cambiamento

Alberta, Canada: livelli tossici di mercurio su un’area di 20000 km² intorno alla capitale delle sabbie bituminose

Lo scavo delle sabbie bituminose a Fort Mc Murray causa emissioni incontrollate di mercurio che hanno contaminato un’area grande quasi come la Lombardia. I livelli sono 16 volte superiori ai limiti di legge.Area-contaminata-da-Mercurio-Alberta

Secondo i ricercatori canadesi, un’area di 20000 km² è contaminata con livelli di mercurio 16 volte superiori ai limiti di legge. La zona si trova naturalmente intorno a Fort Mc Murray, la capitale delle sabbie bituminose dell’Alberta, che si vanta di essere la terza “nazione” al mondo per riserve di petrolio dopo Arabia e Venezuela. La contaminazione maggiore riguarda l’occhio centrale, pari a circa il 10% dell’area. A Fort Mc Murray vivono oltre 60000 persone. Il Mercurio è un potente neurotossico che può causare gravi danni alla nascita e disturbi neurologici e si accumula nella catena alimentare, passando dai vegetali, agli erbivori, ai carnivori (soprattutto pesci) e all’uomo. La situazione è così critica che il ministro dell’ambiente Leona Aglukkaq (quella della gaffe dell’orso) a ottobre ha firmato un trattato internazionale con l’impegno a ridurre le emissioni nell’ambiente. Per gli scienziati il mercurio è la preoccupazione numero uno tra le tossine generate dalle operazioni di conversione delle sabbie bituminose in greggio sintetico. Anche i i gruppi ambientalisti e i nativi canadesi sono preoccupati dell’impatto dell’industria bituminosa sulla pesca, la caccia e la sopravvivenza di tutta la vita selvatica nelle zone a valle degli stabilimenti. I ricercatori hanno trovato alti livelli di mercurio in laghi dall’apparenza incontaminata tra i 10 e i 50 km dalle zone di scavo. La concentrazione di altri metalli come zinco, nickel e vanadio è cresciuta a partire dagli anni ‘60 per raggiungere un picco negli anni ‘90 a causa di un maggiore controllo delle emissioni. Così non è successo per il mercurio che invece ha continuato a crescere indisturbato.

 

Fonte: ecoblog

Olio extravergine di oliva: quando può definirsi commestibile e salutare?

Negli ultimi 30 anni è radicalmente cambiato il modo di produrre l’olio extravergine di oliva, uno dei prodotti più rappresentativi dell’agricoltura italiana. Soltanto un olio extravergine di oliva biologico o biodinamico può essere considerato commestibile e assolutamente privo di tracce di insetticidi e altri veleni.olio9_

Insieme al vino e al frumento l’Olio extravergine di oliva è il prodotto più importante e più rappresentativo dell’agricoltura italiana. Poche sono le aziende agricole che non lo producono e moltissime sono le famiglie contadine che ne traggono un reddito indispensabile. Il modo di produrre Olio dalle olive è radicalmente cambiato negli ultimi 30 anni, con l’inserimento ormai generalizzato della macinatura meccanica, in sostituzione delle vecchie macine a pietra che avevano il difetto di ossidare eccessivamente il prodotto della spremitura naturale delle olive. Partiamo come al solito dal campo. Troviamo oliveti in pianura, sul mare, sui laghi, in collina, in alta collina e persino in montagna fino a 800 metri sul livello del mare. Il mantenimento della fertilità del suolo da osservare, per definire un prodotto genuino è delegato oltre che all’uso di letame maturo, anche al sovescio di leguminose o di opportuni miscugli di piante adatte ad essere incorporate nel terreno per apportare con l’aiuto di microrganismi ed insetti utili i 30 elementi chimici che compongono ogni singola oliva. Le concimazioni chimiche che mettono a disposizione delle piante solo azoto, fosforo e potassio servono invece a squilibrare e a rendere suscettibili alle più disparate malattie queste piante così longeve, favorendo solo l’uso di rimedi “curativi” altamente tossici per le varie patologie che di conseguenza si manifestano. Molto importanti risultano infine le consociazioni e le naturalizzazioni degli uliveti, si è visto infatti che all’interno di un contesto ricco di biodiversità naturale gli antagonisti delle avversità viventi sono molteplici e ben equilibrati, mentre nelle monocolture intensive e molto estese sono praticamente assenti. Di solito l’altitudine influisce notevolmente sugli attacchi del parassita più temuto: la mosca olearia che, deponendo un semplice uovo nella piccola oliva acerba, permette alla larva che ne fuoriesce di cibarsene (in simbiosi con un batterio) deturparla e sporcarla causando notevoli danni al prodotto finale.pesticidi9_

Salto a piè pari tutto lo scibile scontato dei danni provocati dagli oli di semi estratti con solventi chimici e dalle margarine proposte dagli anni 60 alle nostre massaie e ancora presenti come grassi deidrogenati in molteplici prodotti industriali, causa principale di obesità e disparate disfunzioni. Solo un Olio extravergine di oliva biologico o biodinamico risulta davvero commestibile e assolutamente privo di tracce e cocktail di insetticidi e anticrittogamici, mentre non è escluso che negli olii extravergini, anche IGP e DOP senza distinzione, possano ritrovarsi veleni, normalmente in tracce ammesse, ma comunque consistenti. Oggi sistemi collaudati basati sull’esperienza dell’agricoltore, la raccolta precoce, l’uso di trappole e prodotti che creano confusione sessuale consentono a questo prodotto di essere coltivato senza uso di veleni anche in pianura, rendendo l’olivicoltura convenzionale ormai obsoleta ed inutile. Per avere un prodotto perfetto servono comunque ancora tante attenzioni. Esistono aziende che portano in frangitura le olive il giorno stesso della raccolta. Esistono frantoi che non superano i 28 gradi di temperatura nelle operazioni di spremitura e non vanno oltre i 90 minuti nelle operazioni di separazione dell’olio dalla pasta ottenuta. Queste cure seguite: dall’evitare assolutamente il contatto con la plastica così detta “alimentare” spesso usata a bidoni e puntualmente corrosa e diluita da alcuni dei molteplici acidi presenti soprattutto nei primi giorni di olio nuovo, dal mantenimento dell’olio in bottiglie scure, dall’evitare il più possibile il contatto con l’aria, permettono di ottenere dei prodotti davvero speciali. Esistono infine olii monocultivar con sapori ben chiari e diversificati: favolosa Olivastra seggianese, olii saporiti di solo Olivo Frantoiano, olii indefinibili di Leccino o Moraiolo, Ogliarola barese o Cima di Bitonto, tutti adatti a restituire al nostro palato la capacità di sentire, degustare, osservatore con tutti i sensi quel condimento che previene le malattie, cura da sempre i più svariati squilibri e dona alle pietanze della nostra dieta un sapore che lo rendono insostituibile. Che non senso miscelarlo col falso, rettificarlo, contaminarlo chimicamente, squilibrarlo con fertilizzanti costosi ed inutili! Un prodotto così importante non può essere valutato in base al costo o alla semplice acidità che ne determina l’attuale classificazione in rancido, lampante (buono solo per le lampade ad olio) rettificato (manipolazione chimica e fisica), olio di sansa di oliva, olio d’oliva (un rettificato con 1% di vergine) , vergine (max 2% acidità libera) ed extravergine (max 0,8% acidità libera). Un buon olio si definisce in base agli aromi, ai profumi, alla presenza indispensabile di acidi grassi insaturi, di antiossidanti naturali, di clorofilla e di vitamina E, di enzimi e di vitamine B e C. Così come non ha senso valutarlo in base al costo unitario, molto più sensato calcolarne invece il costo giornaliero pro capite per rendersi conto che bastano pochi centesimi ben spesi per vigilare sulla salute di tutta la famiglia o sulla reale qualità della propria ristorazione. A voi questa volta il compito di riscoprirlo direttamente tra le aziende agricole bio più vicine, nelle molteplici individualità che lo producono, lo accarezzano, lo confezionano per non farlo mai mancare sulle tavole imbandite, dalle minestre dei bambini alle zuppe dei più anziani, dalle ricette dei grandi chef alle pietanze delle più anonime massaie, dai consigli dei nutrizionisti fino ai rimedi dei monaci camaldolesi, che da sempre in tutto il Mediterraneo non c’è miglior aiuto per far partire dalla cucina la salute di ognuno.

Fonte: il cambiamento

Api: passo avanti Ue verso il bando dei pesticidi killer

La maggioranza dei Paesi UE ha votato ieri a favore della proposta della Commissione Europea per il bando temporaneo di tre pesticidi riconosciuti a livello scientifico come altamente nocivi per la salute delle api.ape8

I neonicotinoidi rappresentano un “rischio acuto” per le api

La maggioranza dei Paesi UE ha votato ieri a favore della proposta della Commissione Europea per il bando temporaneo di tre pesticidi riconosciuti a livello scientifico come altamente nocivi per la salute delle api. Si tratta di Imidacloprid e Clothianidin prodotti dalla Bayer e del Thiamethoxam di Syngenta. “Il voto di oggi ci dice chiaramente che esiste una forte determinazione a livello scientifico, politico e civile a sostenere il bando. Adesso la Commissione deve fermare immediatamente l’uso di questi pesticidi, il primo passo per proteggere colture ed ecosistemi. Qualunque tentennamento significherebbe cedere di fronte alle pressioni di giganti come Bayer e Syngenta” afferma Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace Italia. Imidacloprid, Clothianidin e Thiamethoxam appartengono al gruppo dei neonicotinoidi, pesticidi che, generalmente, vengono utilizzati per la concia delle sementi. In Italia, l’utilizzo di questi tre prodotti per il trattamento dei semi è già sospeso dal 2008, ma continuano a essere diffusi in ambiente anche nel nostro Paese sotto forma granulare per la disinfestazione dei suoli e come spray per i trattamenti fogliari. Come specificato nei pareri dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) pubblicati all’inizio di quest’anno (gli stessi che hanno dato il via alla proposta di bando della Commissione Europea), i neonicotinoidi rappresentano un “rischio acuto” per le api. Studi scientifici hanno inoltre confermato che esiste un rapporto diretto tra l’uso di neonicotinoidi, anche a basse dosi, e la diminuzione delle difese immunitarie delle api, danni al sistema neurologico e fisiologico, e alterazioni nei modelli comportamentali legati alla ricerca di cibo dunque alla sopravvivenza. Anche l’Agenzia Europea dell’Ambiente ha recentemente diffuso un rapporto sui pesticidi che ci mette in guardia sui pericoli che corriamo se continueremo a ignorare il problema. Greenpeace sostiene che Syngenta e Bayer stanno portando avanti una dura campagna di pressione nel tentativo di ritardare il bando dei neonicotinoidi, fingendo di non sapere o ignorando consapevolmente i dati scientifici sulla tossicità di questi pesticidi. Imidacloprid, Clothianidin e Thiamethoxam non sono nemmeno gli unici prodotti di queste aziende a minacciare la sopravvivenza delle api e degli altri insetti impollinatori. Nel rapporto di Greenpeace “Api in declino”, oltre ai tre neonicotinoidi, vengono individuati altri quattro pesticidi killer delle api, prodotti da Syngenta, Bayer, BASF e altre aziende. Con la campagna SalviamoLeApi, Greenpeace chiede la rimozione di questi pesticidi dal mercato: il primo e indispensabile passo verso un’agricoltura sostenibile. “Il declino delle api è uno degli effetti più visibili e inequivocabili del fallimento dell’agricoltura di stampo industriale, che inquina l’ambiente e distrugge i migliori alleati degli agricoltori, gli insetti impollinatori. È ora di smettere di incentivare pratiche agricole intensive basate sull’uso della chimica, per investire, invece, nello sviluppo di un’agricoltura di stampo ecologico e sostenibile sul lungo periodo”, conclude Ferrario. Anche il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e quello dell’associazione degli apicoltori UNAAPI Francesco Panella hanno commentato la notizia diffusa da Bruxelles. “Salutiamo positivamente la notizia dell’esito della votazione del comitato Ue sulla moratoria di due anni su tre tipi di pesticidi dannosi per molti insetti e in particolare per le api. Nonostante l’Italia sia tra i paesi che hanno votato contro questa decisione, per motivi legati alla maggiore regolamentazione dell’uso di queste molecole, stimiamo positivamente il fatto che il voto a favore espresso dalla maggioranza dei paesi membri corrisponda all’opinione più diffusa tra i cittadini e gli operatori del settore europei”. “Ora – hanno concluso – attendiamo fiduciosi la formalizzazione della moratoria da parte della Commissione”.

Fonti: Greenpeace, Legambiente, UNAAPI

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