Come il voto in Groenlandia cambierà la corsa alle risorse naturali

Le recenti elezioni che si sono tenute lo scorso 12 marzo in Groenlandia e per cui hanno votato 30 mila elettori su 57 mila abitanti, costringono a rivedere a politica di approvvigionamento dei minerali come terre rare e uranio.

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Le elezioni in Groenlandia sono state vinte con il 43% delle preferenze dalla signora che vedete nella foto in alto, la 47enne Aleqa Hammond. La calotta di ghiaccio si sta sciogliendo a causa dei cambiamenti climatici al Polo Nord e rende facilmente accessibili risorse naturali quali terre rare e uranio. La Groenlandia è pronta grazie alla socialdemocratica Aleqa Hammond a sfruttare tutte le risorse serbate nel sottosuolo e sopratutto di quei minerali che sono indispensabili per l’elettronica. La prima mossa della Hammond sarà togliere il divieto di estrazione dell’uranio poiché le terre rare sono spesso mescolati con l’uranio e la sua estrazione è vietato in Danimarca, che ha ancora voce in capitolo in molte delle vicende della sua ex colonia. Ha anche proposto che le imprese minerarie debbano pagare royalties più consistenti, il che evidentemente è stato apprezzato dagli elettori, molti dei quali ritenevano che il governo precedente fosse stato troppo generoso con le imprese straniere desiderose di sfruttare le risorse del paese. Se i piani della signora Hammond andranno avanti allora la Groenlandia vedrà decollare le estrazione di terre rare tanto da dare una scossa al mercato dei metalli preziosi. Al momento il mercato è dominato dalla Cina che negli ultimi ha limitato le sue esportazioni di terre rare dicendo: per preservare l’ambiente. L’estrazione di questi metalli è piuttosto inquinante per l’ambiente ma sembra che plausibilmente la Cina abbia limitato le esportazioni per controllare meglio il mercato  alcuni vedono un ulteriore motivo di tagli della Cina: controllando l’offerta di materiali ad alto valore, la Cina può anche controllare il loro utilizzo nei prodotti finiti. Se la Groenlandia diventa un grande fornitore di questi minerali allora la presa della Cina sul mercato potrebbe rallentare e i prezzi mondiali potrebbero abbassarsi notevolmente.

Fonte: The Economist