Iren, il Comune di Torino cambia gestore per l’elettricità. “Risparmieremo almeno 2 milioni di euro”

Iren non sarà più il fornitore di elettricità del Comune di Torino. Costa troppo. La società, di cui Palazzo Civico detiene il 24% delle quote, resterà invece in carica per quanto riguarda il teleriscaldamento. A Iren subentra Gala s.p.a. 

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Iren non sarà più il fornitore di elettricità del Comune di Torino. Costa troppo. La società, di cui Palazzo Civico detiene il 24% delle quote, resterà invece in carica per quanto riguarda il gas e il teleriscaldamento. Una scelta che in Comune definiscono obbligata dopo la spending review imposta dal Governo Monti, che impone ai comuni di affidarsi alle committenze regionali, alla Consip o a gare d’appalti in cui i prezzi in gioco siano in linea con quelli dettati dalla Consip stessa. L’assessore al Bilancio Guido Passoni ha dichiarato ai giornali di aver “obbedito” alla spending review, aderendo alla convenzione per la fornitura di energia elettrica stipulata dalla Società di committenza regionale del Piemonte con la società Gala spa, che applica tariffe più basse di quelle di Iren. Il risparmio ipotizzato è di circa 2 milioni e mezzo di euro in un anno.

Fonte: eco dalle città

 

8.2.a.Le ESCo in Italia

I risparmi energetici certificati nell’ambito dei titoli di efficienza energetica alla fine di maggio 2011 (primi sei anni di operatività del meccanismo) sono stati pari a 9,6 Mtep39; di questi, ben l’80% è stato generato dall’intervento di una ESCo40. Questo dato sottolinea il ruolo di primo piano che le ESCo assumono nell’adozione di nuove e più moderne tecnologie per il Paese.

Il mercato delle ESCo conta oltre 1.900 aziende, anche se di queste solo il 16% ha presentato progetti nell’ambito del meccanismo dei titoli di efficienza energetica. Nel 2010 il volume d’affari è stato di oltre 3,5 miliardi di euro, mentre nel 2011 ha raggiunto i 4,2 miliardi. Il trend in ascesa prospetta l’aumento di opportunità professionali qualificate.

Il contributo percentuale fornito dagli interventi sugli usi elettrici nel settore civile (sostituzione di lampadine ed elettrodomestici con modelli a basso consumo, ecc.) tende a ridursi, scendendo sotto il livello registrato nel secondo anno. Rimangono invece stabili rispetto agli anni passati i contributi legati a produzione e distribuzione di energia in ambito civile (sistemi di cogenerazione e teleriscaldamento), interventi sugli usi termici nel medesimo settore (installazione di dispositivi per la riduzione dei consumi idrici, sostituzione di caldaie e scaldabagno con modelli ad alto rendimento, interventi sull’involucro edilizio, ecc.) e illuminazione pubblica, pari rispettivamente al 2%, 22% e 3% del totale.

Analizzando in dettaglio i soli risparmi energetici certificati nel corso dell’anno d’obbligo 2010, si evidenzia come i miglioramenti di efficienza energetica nel settore industriale siano arrivati a rappresentare la quota maggiore: il 29% nel periodo giugno-dicembre 2010 e il 40% nel periodo gennaio – maggio 2011 (dati presentati nel primo e nel secondo rapporto statistico intermedio relativo all’anno d’obbligo 2010).

Figura 8.20: Ripartizione dei titoli di efficienza nei settori di intervento

8.20

39 Fonte: Sesto Rapporto Annuale AEEG

40 Fonte: Convegno “Energia da consumo a servizio. Modelli e Opportunità di Business per le ESCo nel sistema Italia”, ICIM, Milano 28 marzo 2012

 

 

Le barriere e opzioni per il loro superamento

Uno studio realizzato da ENEA in collaborazione con FIRE ha permesso di identificare le principali barriere che si frappongono allo sviluppo del mercato delle ESCo in Italia. Queste possono essere suddivise in tre gruppi: finanziarie, istituzionali e organizzative.

– Barriere finanziarie

a). Molte amministrazioni pagano in ritardo le rate previste, rendendo l’intervento delle ESCo difficile anche in una logica di semplice manutenzione e gestione. Finanziare gli interventi di efficientamento energetico da parte delle ESCo diventa in queste condizioni difficile se non impossibile.

L’introduzione di provvedimenti per ovviare ai ritardi dei pagamenti, come la fissazione di limiti massimi di legge per effettuarli, può aiutare in qualche caso. Avendo la crisi accentuato il fenomeno, e non solo fra le società pubbliche, una possibile risposta efficace potrebbe essere il ricorso a un fondo di garanzia o a un fondo assicurativo dedicato alla copertura di questo tipo di problematiche, che consenta alle banche di produrre anticipi fattura anche su periodi lunghi a condizioni di mercato accettabili.

b). Le ESCo italiane sono deboli finanziariamente (capitalizzazione insufficiente, giro di affari insufficiente, etc.) per poter operare attraverso il finanziamento tramite terzi e la garanzia delle prestazioni.

 

Una possibile soluzione per il superamento di questa barriera potrebbe essere la creazione di un fondo di garanzia per le ESCo, soprattutto per quelle aziende che fanno contratti di servizi energetici con le pubbliche amministrazioni e che hanno un più elevato rischio finanziario di non ricevere entro i termini pattuiti i pagamenti come previsto da contratto, rischiando non solo di non incassare, ma di andare incontro a forti interessi passivi. Se le amministrazioni pubbliche in questione non dovessero pagare entro i termini stabiliti, il fondo potrebbe “scattare” per coprire, almeno in parte, le perdite della ESCo.

– Barriere istituzionali

a). Alcuni interventi sono gravati da ostacoli burocratici (autorizzazioni alla costruzione e all’esercizio, allacciamenti alle reti energetiche, vincoli sulle emissioni, etc.) che costituiscono un costo fisso senza portare a reali vantaggi e tutele per la cittadinanza e lo Stato.

 

Le possibili soluzioni per superare tali ostacoli possono riguardare una semplificazione e modifica del quadro legislativo, ma anche la creazione e diffusione di guide e modelli standardizzati di contratti tipo che potrebbero alleggerire la burocrazia – e soprattutto la tempistica – del caso considerato, oltre a rendere più facile la scrittura di un bando e la conseguente partecipazione di società di servizi energetici presenti nel mercato. Il D.Lgs. 115/2008 all’allegato II (previsto dall’articolo 16, comma 4) cerca di facilitare in parte il superamento di questa barriera del mercato: l’allegato può essere considerato come uno dei tentativi più riusciti di creare una standardizzazione del modello contrattuale (il Contratto Servizio Energia e Contratto Servizio Energia Plus, appunto).

b). Il D.Lgs. 115/2008 prevede una durata massima dei contratti di 10 anni, altrimenti si entra nella fattispecie della concessione. Poiché gli edifici non dispongono di diagnosi affidabili, questa durata non è spesso sufficiente, specie in caso di interventi integrati.  Trattandosi di un problema relativo all’applicazione del contratto servizio energia plus, potrebbe essere superato ricorrendo ad altre forme di appalto.

c). Le risorse interne alla P.A./soggetto privato sono spesso non sufficientemente formate o non sufficienti per gestire gare sul servizio energia.

Per il superamento di questa criticità è essenziale un ruolo dello Stato finalizzato a supportare lo sviluppo di un’amministrazione pubblica più attiva, più formata e informata, in grado di comunicare di più e meglio all’esterno le proprie necessità, eventualmente agevolato con strumenti finanziari ad hoc, oltreché attraverso un uso oculato ed efficiente dei fondi strutturali.

d). Il coinvolgimento dei dipendenti nella gestione degli edifici potrebbe portare benefici sui consumi e ridurre il rischio di contenziosi. Si tratta però di programmi poco testati e che potrebbero richiedere modifiche sulle regole del rapporto di lavoro.

 

Le campagne informative e formative in questo caso potrebbero essere utilizzate per coinvolgere i dipendenti e fare in modo che si crei una “coscienza – conoscenza – cultura energetica” che manca sia nei cittadini che a livello di pubblica amministrazione.

 

– Barriere organizzative

a). Per garantire i risultati dell’intervento sarebbe necessario valutare degli eventuali fattori correttivi rispetto alla situazione di partenza; la misura e la documentazione delle caratteristiche climatiche e del comportamento degli occupanti possono però risultare complesse e costose.

b). Interventi che coinvolgono entrambe le parti richiedono un periodo iniziale di sperimentazione e di messa a punto sia della strumentazione che delle procedure e di gestione delle non conformità. Non sempre ci sono risorse per superare queste difficoltà o manca l’interesse e la cura da parte dell’amministrazione pubblica/soggetto privato.

La pubblica amministrazione in questo caso potrebbe svolgere un ruolo di promozione dell’utilizzo di diagnosi energetiche all’interno delle proprie strutture. Un aspetto fondamentale nel caso di finanziamento di programmi di diagnosi energetiche è che queste siano finalizzate a obiettivi precisi, come ad esempio la riqualificazione dell’impianto termico o dell’involucro edilizio, e basate su regole condivise (norme UNI TR 11428 e EN 16247). Il rischio è altrimenti quello di trovarsi con diagnosi poco adatte per costituire la base della costruzione di gare di appalto.

Fonte:ENEA

 

8.2 I servizi energetici

– Inquadramento generale sulla situazione del mercato delle ESCo

Nelle direttive dell’Unione europea collegate all’efficienza energetica il ricorso ai servizi delle ESCo è indicato come lo strumento più efficace per migliorare l’efficienza e ridurre i consumi, in tutte quelle situazioni nelle quali l’utente finale non disponga di proprie risorse finanziarie o della competenza specifica per realizzare direttamente interventi di efficientamento.

L’articolo 2 comma 1 lettera i del decreto legislativo n. 115 del 2008, che recepisce la Direttiva 2006/31/CE, fornisce la definizione di ESCo, Energy Service Company, come «persona fisica o giuridica che fornisce servizi energetici ovvero altre misure di miglioramento dell’efficienza energetica nelle installazioni o nei locali dell’utente e, ciò facendo, accetta un certo margine di rischio finanziario. Il pagamento dei servizi forniti si basa, totalmente o parzialmente, sul miglioramento dell’efficienza energetica conseguito e sul raggiungimento degli altri criteri di rendimento stabiliti».

L’obiettivo primario delle ESCo è quindi quello di promuovere lo sviluppo del mercato dei servizi energetici attraverso una procedura che assicuri un risparmio energetico garantito all’utente finale.

La procedura di intervento usualmente include le seguenti fasi:

– diagnosi energetica

– definizione del contratto

– studio di fattibilità

– progettazione

– fornitura impianti e installazione

– monitoraggio

– esercizio e manutenzione

 

La modalità contrattuale è uno degli aspetti più importanti per lo sviluppo del mercato dei servizi energetici e delle ESCo. Nel contratto si definisce in pratica come viene suddiviso il risparmio ottenuto nella bolletta del cliente e quale dei due soggetti dovrà accollarsi l’onere dell’investimento necessario per la realizzazione degli interventi.

La modalità contrattuale più innovativa è l’energy performance contracting (EPC). I contratti EPC possono assumere diverse formulazioni anche se il principio comune su cui si basano è quello di suddividere il risparmio ottenuto tra il fornitore e il cliente, in modo che il primo rientri dell’investimento sostenuto e il secondo possa ottenere da subito un beneficio economico.

In particolare, due sono le forme che trovano più ampia applicazione:

EPC a risparmi garantiti (Guaranteed Savings) nel quale la ESCo garantisce un livello prestabilito di risparmio energetico al cliente finale che si fa carico di reperire le risorse finanziarie necessarie per l’investimento ma è sollevato da rischi connessi a livelli di prestazione reali inferiori a quelli definiti in sede di progetto.

EPC a risparmi condivisi (Shared Savings) nel quale i risparmi energetici ed economici ottenuti con l’intervento sono suddivisi secondo percentuali concordate tra la ESCo e il cliente per una durata temporale prestabilita. In questo caso l’investimento è a carico della ESCo che rimane proprietaria degli impianti sino alla scadenza

contrattuale. La rappresentazione schematica di questa forma contrattuale è riportata in figura 8.19.

Figura 8.19: Schema EPC modalità a risparmi condivisi

8.19

fonte: ENEA

8.1.4. Analisi della strategia/performance aziendale

Alla domanda su quali fossero le principali destinazioni degli investimenti effettuati nella media degli ultimi tre anni, le imprese del campione hanno messo in evidenza soprattutto lo sforzo verso l’innovazione, sia di processo che di prodotto.

Fig. 8.14: Destinazione degli investimenti per le imprese del campione

8.1.4

Le aspettative sui prossimi tre anni sono prevalentemente quelle di riuscire almeno a mantenere il livello di investimenti effettuati nel triennio precedente: solo il19% delle imprese del campione si ripromettono di aumentarli.

Fig. 8.15: Aspettative degli investimenti nel prossimo triennio per le imprese del campione

8.15

La risposta delle imprese del campione alla domanda sugli elementi che maggiormente determinano la competizione settoriale evidenzia che solo 49 imprese su 99 annettono importanza alle economie di scala, mentre si pronunciano in modo più favorevole con riferimento alla differenziazione del prodotto.

Fig. 8.16: Determinanti della competizione settoriale per le imprese del campione

8.16

Questo avviene nell’ambito di imprese che, nella loro veste di acquirenti, alla domanda su quali confini geografici siano caratterizzati i rapporti con le imprese fornitrici di beni e servizi all’impresa rispondono mostrando una presenza non trascurabile anche sullo scenario europeo (51 imprese) e su quello internazionale (43 imprese). Rimane preponderante il numero di imprese del campione che hanno rapporti con fornitori soprattutto a livello nazionale 62 imprese, di cui 47 imprese sono orientate a relazioni a monte dalle filiera con altre imprese che operano nello stesso ambito regionale o locale.

Fig. 8.17: Geografia dei rapporti con i fornitori da parte delle imprese del campione

8.17

Infine, è importante segnalare che più della metà delle 99 imprese del campione ritengono utili, per il settore dei prodotti e dei servizi rivolti all’efficienza energetica, i principali strumenti delle politiche pubbliche, europee e nazionali. In particolare, pur con un sostanziale allineamento, sono ben posizionate le politiche indirette perché rivolte verso i consumatori finali: campagne di sensibilizzazione e detrazione fiscale del 55%.

Fig. 8.18: Giudizio sull’utilità delle politiche pubbliche da parte delle imprese del campione

8.18

fonte:ENEA

8.1.3. Analisi della struttura delle imprese del campione

Il questionario affronta diversi aspetti della struttura aziendale e si rinvia alla presentazione completa dei risultati dell’indagine ENEA-Confindustria per una valutazione organica e completa. In questa sede preme evidenziare solo alcuni aspetti che sembrano meritevoli di attenzione preliminare.

Fig. 8.7: Ripartizione numerica delle imprese del campione per classi di addetti sul totale delle attività aziendali

8.7

Fig. 8.8: Ripartizione numerica delle imprese del campione per classi di addetti sulle attività aziendali dedicate a prodotti e servizi per l’efficienza energetica

8.8

Un primo elemento di riflessione scaturisce dall’analisi dei dati riferito agli occupati delle 78 imprese che ne hanno fornito la risposta richiesta, su 99 imprese che hanno compilato il questionario. Gli occupati sono riferiti distintamente al totale delle attività aziendali e a quelle attività di produzione e servizio per l’efficienza energetica. Innanzitutto, si evidenzia (figure 7 e 8 sopra riportate) come le 78 imprese siano distribuite nelle quattro classi dimensionali prese in considerazione: fino a 20 addetti, da 20 a 50 addetti, da 50 a 200 addetti e, infine, oltre 2000 addetti. Nelle attività relative all’offerta di prodotti e servizi per l’efficienza energetica le imprese che si presentano con numero di addetti dedicati inferiore a 20 sono il 66,7% del totale, pari a 52 imprese, contro il 25,6% che caratterizza le stesse imprese se esse fanno riferimento al totale dei loro addetti.  Con riferimento al numero assoluto di addetti, le imprese del campione dispongono di 33.547 occupati ma solo 10.746 occupati vengono dichiarati come specializzati nell’offerta di prodotti e servizi per l’efficienza energetica: il 32%. Anche considerando una quota di addetti ai servizi generali delle imprese, il quadro sintetico che ne deriva è quello di un campione che si modella come tendenzialmente non specialistico.

Fig. 8.9: Numero (migliaia) di occupati delle imprese del campione

8.9

I clienti nazionali delle imprese che hanno risposto al questionario sono prevalentemente il settore dell’industria e quello civile, come si evidenzia nella figura che segue.

Fig. 8.10: Numero di imprese del campione interessate i settori clienti nazionali

8.10

Nell’ambito dell’industria, i comparti clienti nazionali sono così distribuiti, secondo il numero delle imprese del campione che intrattengono relazioni commerciali.

Fig. 8.11: Numero di imprese del campione interessate ai comparti industriali nazionali

 8.11

Le attività di servizio verso i clienti sono presenti nell’offerta messa a disposizione dalle imprese del campione. La più praticata è la progettazione (58 imprese), seguita dall’installazione e collaudo (44 imprese), la manutenzione (41 imprese) ed i servizi energetici (40 imprese).

Fig. 8.12: Numero di imprese del campione per attività di servizio verso i clienti

8.12

Risulta interessante anche verificare quanto sia importante l’impegno delle imprese del campione nel compiere queste attività di servizio a favore dei clienti. La domanda posta nel questionario ha registrato il grado di importanza delle singole attività per ogni impresa cha si è collocata su una scala da 1 (impegno trascurabile) a 5 (impegno elevato). Prendendo in considerazione la percentuale di imprese del campione che hanno risposto assegnando un valore di 4 o di 5, sul totale delle imprese che hanno risposto positivamente rispetto all’impegno nelle diverse attività di servizio, emerge:

– Diagnosi energetica: 43,6%

– Progettazione: 62%

– Valutazione offerte: 50%

– Servizi finanziari: 11,5%

– Installazione e collaudo: 54,5%

– Manutenzione: 46,4%

– Servizi energetici: 45%.

 

È presente anche un diffuso orientamento alle esportazioni dei prodotti e dei servizi per l’efficienza energetica e sono numerose le imprese del campione che intrattengono relazioni commerciali con varie aree del mondo.

Fig. 8.13: Numero di imprese del campione per aree di esportazione dei prodotti e dei servizi per l’efficienza energetica

8.13

Fonte:ENEA

 

8.1.2. Le caratteristiche del campione di imprese che operano all’interno della filiera per l’efficienza energetica

 

Il campione su cui si basano le riflessioni che vengono proposte è costituito da 99 imprese i cui responsabili hanno compilato, direttamente on line, il questionario ENEA-Confindustria.

Fig. 8.3: La forma societaria delle imprese del campione

8.3

Le imprese costituenti il campione oggetto di studio che si dichiarano organizzate attraverso le forme di società di capitale sono l’87,9% del totale. La circoscrizione geografica italiana che ha maggiormente risposto all’invito di compilare il questionario è quella di Nord-Ovest: il contributo è stato soprattutto proveniente da imprese con sede nella regione Lombardia (34) e nella regione Piemonte (13). Una sola impresa è con sede nella regione Liguria. Significativa è stata anche la presenza delle imprese della circoscrizione Nord-Est. Hanno risposto soprattutto imprese del Veneto (12) e dell’Emilia Romagna (11). Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige sono state rappresentate rispettivamente da tre e due imprese. Meno numerosa la pattuglia di imprese dell’Italia centrale: solo 12 rispondenti, con prevalenza delle imprese della regione Lazio (6). Solo 7 imprese della circoscrizione meridionale, di cui 3 dall’Abruzzo e 3 dalla Puglia, hanno contribuito alla formazione di questo primo campione che vede una presenza ancora inferiore di imprese provenienti dall’Italia insulare, in numero di quattro.

Fig. 8.4: Collocazione geografica delle imprese del campione

8.4

Tab. 8.1: Orientamenti prevalenti nell’attività economica delle imprese del campione

(Numero di imprese che si dichiarano impegnate in modo esclusivo o principale)

8.1

Le imprese che hanno compilato il questionario hanno collocato la propria attività economica all’interno delle categorie descritte nella tabella 1. Prendendo a riferimento l’impegno esclusivo e quello principale, emerge chiaramente la predominanza delle attività di produzione (58 imprese), di installazione (21 imprese) e di vendita all’ingrosso (15 imprese). Non trascurabile appare anche l’attività esclusiva e/o principale che alcune imprese svolgono nel campo della manutenzione (7 imprese), dei servizi di consulenza (7 imprese) e dei servizi energetici ESCo (6 imprese). Si riscontra la presenza di solo 2 imprese che si dedicano in modo esclusivo ad attività di importazione di prodotti per l’efficienza energetica. La figura 5, che segue, mostra la distribuzione delle imprese del campione nelle 12 aree tecnologiche evidenziate nel questionario: le più frequenti sono le tecnologie per la produzione e l’utilizzo di energia termica ed i servizi di efficienza energetica.

Fig. 8.5: Aree tecnologiche delle imprese del campione

8.5

Nell’Area tecnologie per la produzione e l’utilizzo di energia termica le 27 imprese sono presenti nei seguenti gruppi di prodotti secondo le seguenti percentuali:

– caldaie ad alto rendimento: 48,1%;

– pompe di calore: 63%

– solare termico: 51,9%;

– apparecchi domestici a biomasse: 14,8%.

 

Fig. 8.6: Gruppi di servizi energetici offerti dalle imprese del campione

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Le 24 imprese che hanno dichiarato di svolgere attività nell’area dei servizi di efficienza energetica, come mostra la figura 6 sopra riportata, sono proiettate in vari gruppi di attività, principalmente nell’ambito dell’impiantistica.

Fonte:ENEA

Torino e Barcellona, dalla crisi escono prima le smart cities. Intervista a Piero Fassino

Abbiamo incontrato Il Sindaco Fassino a Barcellona, dove era in visita per stringere i legami tra due città che stanno già lavorando insieme per ottenere finanziamenti europei da investire nell’efficientamento energetico e sulla mobilità sostenibile: si può scommettere sull’ambiente per uscire dalla crisi, sia economica che politica?

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“Due città che non stanno mai ferme sono destinate ad incontrarsi”: il Sindaco Piero Fassino ha raccontato l’evoluzione di Torino alla Llotja de Mar di Barcellona, davanti a una sala di giornalisti, aziende e impresari del turismo, incuriositi e sorpresi da questa città in cui, oltre ai gianduiotti, si inventa anche l’mp3 e l’acqua per gli astronauti, anche se nessuno lo sa. “E’ vero, siamo l’unica città in cui al posto di azienda si dice fabbrica: ma alla vocazione industriale si è aggiunto tanto altro, e Torino si trasforma ogni giorno di più. Proprio la scorsa settimana la Città si è aggiudicata180 milioni di euro con il bando Smart City per progetti che vanno dall’applicazione delle tecnologie digitali, al risparmio energetico, alla mobilità, alla sicurezza dei cittadini, e alla qualità della vita urbana”. E accanto alla cultura, alla musica, all’arte e alla gastronomia, è proprio sull’innovazione e sulla sostenibilità che Torino vuole puntare. Assieme a Barcellona, perché il lavoro da fare è enorme, e dalla collaborazione le due città hanno tutto da guadagnare.

Torino e Barcellona lavorano insieme: cosa c’è in cantiere?

Moltissimo. Stiamo cercando di acquisire importanti finanziamenti da progetti europei in campo ambientale e tecnologico, e per lavorare assieme abbiamo creato un’equipe di tecnici in condivisione, che mette a confronto i progetti delle due città e cerca di armonizzarli in modo da poter realizzare esperienze di progetti pilota comuni ad entrambe. I progetti sono finalizzati a ridurre il consumo energetico degli edifici, ad accrescere la qualità ambientale riducendo il tasso di CO2 e l’inquinamento… e ovviamente il teleriscaldamento: Torino è già oggi la città europea più teleriscaldata, ma puntiamo ad estendere la rete. E poi c’è la mobilità urbana, che va riorganizzata favorendo tutte le forme di spostamento a basso impatto ambientale, come il bike sharing e il car sharing – anche sul modello di Barcellona, da cui c’è da imparare. Puntiamo all’estensione della metropolitana, al rinnovamento della flotta dei bus con l’acquisto di mezzi elettrici e a basso impatto… E ancora: progetti di riqualificazione degli edifici, sia in funzione del risparmio energetico che della sicurezza.

Ma tutto questo come si combina con un bilancio comunale in rosso? Da una parte c’è una città che punta tutto sull’innovazione, ottenendo finanziamenti importanti. E dall’altra una città piena di debiti, annoverata nella lista dei comuni a rischio fallimento…

In realtà non c’è contraddizione: noi siamo un comune fortemente indebitato, è vero, ma non per lo sfondamento della spesa corrente. Ci siamo indebitati perché negli anni scorsi abbiamo investito moltissimo: nella metropolitana, nel passante ferroviario, nei Giochi Olimpici, nel teleriscaldamento, nel termovalorizzatore… è chiaro che tutto questo si traduce in un conto in rosso, ma che in realtà ha portato un incremento del patrimonio della città e un elevamento dei servizi che mettiamo a disposizione. E ora ovviamente siamo impegnati per rientrare nei conti e ripagarlo.

A proposito di conti in rosso, si parla sempre di più della possibilità di Transition Town, di decrescita felice e – su un altro fronte – di Green economy: si può scommettere sull’ambiente e sull’ecosostenibile per uscire dalla crisi? 
Io distinguerei: credo fermamente che dobbiamo puntare sulla green economy, sulle energie rinnovabili, e sui progetti delle smart cities. Ma tutto questo non va rappresentato come decrescita, ma al contrario come un alto livello, anche se basata su un modello di sviluppo diverso da come l’abbiamo inteso in passato. Non credo invece alle forme di decrescita che abbassano il livello di ricchezza della società e anche il reddito delle famiglie.

Una petizione on line su Change.org chiede a PD, SEL e Movimento Cinque Stelle di unirsi e dare il via, insieme, ad una legislatura sotto il segno dell’ecologia. E’ un’idea ingenua pensare che possa essere l’Ambiente il punto di incontro per uscire da questo caos politico? 

Non è ingenua, ma bisogna dirlo al Movimento 5 stelle che continua a dichiarare di non essere disponibile a convergere su nulla. Io mi auguro che cambino idea, anche perché i terreni comuni su cui costruire ci sono. L’ambiente è proprio uno di questi.

Fonte: eco dalle città

 

8.L’industria e i servizi per l’efficienza e il risparmio energetico

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8.1 L’indagine ENEA-Confindustria sulla filiera per l’efficienza energetica

8.1.1. Introduzione

ENEA e Confindustria, nel quadro di una collaborazione formalizzata con protocollo d’intesa nel luglio 2010, hanno congiuntamente avviato un’attività finalizzata all’analisi dei comparti industriali che offrono prodotti e servizi per l’efficienza energetica. Tale iniziativa si basa, tra l’altro, anche su alcuni importanti riferimenti normativi ed attuativi:

i. l’art. 5, lett. d) del D.lgs n. 115/2008 (attuazione della Direttiva 2006/32/CE relativa all’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici) e l’art. 40, comma 7, del D.lgs n. 28/2011 (Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili) che, in particolare, attribuisce all’ENEA il compito di elaborare per il MiSE un rapporto concernente lo stato e le prospettive delle tecnologie rilevanti in materia di efficienza energetica, con riguardo particolare a disponibilità, costi commerciali, sistemi innovativi non ancora commerciali e potenziale nazionale residuo di fonti rinnovabili e di efficienza energetica;

ii. il comma 3 dell’articolo 13 del Decreto MiSE 28 dicembre2012, noto come Decreto Conto termico, relativo all’incentivazione della produzione di energia termica da fonti rinnovabili ed interventi di efficienza energetica di piccole dimensioni, ha precisato che entro la fine del 2013 e successivamente ogni due anni l’ENEA sottopone all’approvazione del Ministero dello sviluppo economico uno specifico programma biennale di monitoraggio concernente lo stato e le prospettive delle tecnologie, in attuazione del citato art. 40, comma 7, del decreto legislativo n. 28 del 2011.

 

Al fine di dare progressiva attuazione all’indirizzo del legislatore e del MiSE, l’Unità Tecnica Efficienza Energetica dell’ENEA ha elaborato un questionario, rivolto alle imprese del Sistema Confindustria, volto appunto a compiere un’analisi del settore industriale dedicato all’offerta di prodotti (sistemi, componenti e tecnologie) per l’efficienza ed il risparmio energetico. L’elaborazione e l’analisi dei dati sono effettuate da ENEA ed i primi risultati vengono inclusi nel presente Rapporto Annuale per l’Efficienza Energetica 2011. Tale iniziativa è stata giudicata da Confindustria utile per ottenere ulteriori informazioni sulla struttura e la specializzazione imprenditoriale italiana, così da poter meglio indirizzare le scelte di politica industriale per l’efficienza energetica, in una dimensione competitiva che punti allo sviluppo economico sostenibile. Sul sito http://www.confindustria.it , nella sezione Energia ed Ambiente, in particolare nella pagina dedicata a INFO ENERGIA, è dunque stato apposto un banner che introduceva gli associati Confindustria, sensibilizzati dalle diverse organizzazioni verticali ed orizzontali del Sistema confederale, alla compilazione del questionario sull’efficienza energetica38.

 

Fig. 8.1: Banner dedicato alla collaborazione tra ENEA e Confindustria

8.1

38 ENEA-UTEE rivolge un particolare ringraziamento al prof. Massimo Beccarello, vice Direttore delle Politiche per lo Sviluppo. Energia e Ambiente di Confindustria, per il contributo di conoscenza ed esperienza messo a disposizione del gruppo di lavoro ENEA, anche attraverso la cortese ed efficiente struttura organizzativa di Confindustria che lavora sui temi dell’energia.

 

Fig. 8.2: Banner del questionario ENEA-Confindustria sull’efficienza energetica

8.2

In queste brevi note si presentano alcune sintetiche considerazioni fondate su un primo campione di 99 imprese, che hanno compilato il questionario sull’industria che offre prodotti e servizi per l’efficienza energetica, rinviando ad un successivo appuntamento (previsto sempre nel corso del 2013) per rendere disponibile agli operatori ed ai decisori politici un rapporto organico sulla rilevazione che è stata svolta.

Fonte: ENEA

 

7.3 Efficienza economica

contoenergia

La tabella 7.1 fornisce la sintesi dei risultati dell’attività di valutazione dell’indicatore “efficienza economica” per ciascuno degli strumenti di incentivazione analizzati sia in rapporto all’investimento totale, sia al contributo dello Stato.

Tabella 7.1 – Efficienza economica degli strumenti di incentivazione

7.1

Le misure esaminate promuovono interventi in settori economici diversi; risulta, pertanto, difficile dare una valutazione comparativa che tenga anche conto delle differenti dinamiche di mercato. Si può, comunque, osservare che il meccanismo dei titoli di efficienza energetica, oltre a fornire il contributo maggiore in termini quantitativi di energia risparmiata, risulta anche il più conveniente dal punto di vista dell’efficienza economica per il contributo statale. La tabella 7.2 fornisce la valutazione dell’indicatore “efficienza economica” per lo strumento normativo “D.lg. 192/05 – Standard minimi di prestazione energetica degli edifici”.

Tabella 3 – Efficienza economica dello strumento normativo

tab3

Il valore riportato in tabella deriva da una valutazione di massima dell’extra-costo al 2011 imputabile agli standard più stringenti introdotti dalla normativa. L’andamento di tale indicatore a partire dal 2005 decresce costantemente nel tempo e si va ad allineare con il valore osservato per gli interventi di riqualificazione realizzati nell’ambito del meccanismo delle detrazioni fiscali del 55%. Gli standard stabiliscono i livelli minimi di efficienza energetica che i prodotti devono soddisfare. Essi rappresentano uno strumento chiave per influenzare le prestazioni energetiche degli edifici e delle apparecchiature. Secondo un’analisi condotta dall’Istituto Wuppertal37 questa misura risulta l’opzione preferita nella U.E. per superare le barriere all’efficienza.

37 (Bleischwitzet al., 2009)

Fonte: ENEA

7 Valutazione dell’efficacia e dell’efficienza economica dei principali strumenti nazionali per il miglioramento dell’efficienza energetica

 

In Italia, gli strumenti messi in campo per superare le barriere che impediscono o ritardano il miglioramento dell’efficienza energetica sono molteplici e di varia natura:

– RD & D: misure governative di investimento o agevolazione degli investimenti in ricerca tecnologica, sviluppo, dimostrazione, nonché le attività di distribuzione;

– formazione e sensibilizzazione: misure volte ad aumentare la conoscenza, la sensibilizzazione e la formazione tra i soggetti interessati o gli utenti;

– incentivi finanziari e sovvenzioni: misure che incoraggiano o stimolano determinate attività, comportamenti o investimenti utilizzando strumenti finanziari e fiscali;

– accordi volontari: misure che nascono dall’impegno volontario di agenzie governative o enti del settore, sulla base di accordi formali;

– permessi commerciabili: sistema di scambio di titoli di emissione di gas a effetto serra (Emissions Trading System, ETS), sistemi di titoli di efficienza energetica (certificati bianchi) derivanti da obblighi di risparmio energetico e sistemi di certificati verdi in base ad obblighi di produrre o acquistare energia di origine rinnovabile (in genere energia elettrica);

– strumenti normativi: questa categoria copre una vasta gamma di strumenti con cui un governo obbliga gli operatori ad adottare misure specifiche e/o a relazionare su informazioni specifiche.

In rapporto ai diversi strumenti utilizzati, è opportuno procedere ad una valutazione degli stessi sulla base di specifici indicatori quantitativi che consentano l’individuazione delle misure più efficaci ed efficienti. I principali strumenti di incentivazione e normativi attivati per il miglioramento dell’efficienza energetica sono stati analizzati al fine di valutarne l’efficacia in rapporto al raggiungimento dell’obiettivo di risparmio complessivo e di determinarne l’efficienza economica rispetto all’investimento totale e al contributo dello Stato. La valutazione ha riguardato le principali misure per l’efficienza energetica in vigore nel quinquennio 2007-2011. L’obiettivo è quello di rendere disponibili elementi utili per la valutazione dell’impatto delle politiche e misure energetiche in essere e per l’individuazione delle misure più efficaci ed efficienti.

7.1 Metodologia

Per la valutazione degli strumenti di miglioramento dell’efficienza energetica è stato utilizzato l’approccio bottom-up. I dati relativi ai risparmi energetici conseguiti sono stati desunti dall’attività di monitoraggio del PAEE, condotta da ENEA e riassunti nel precedente capitolo 6. Il quadro temporale e gli strumenti analizzati sono stati scelti tenendo conto della disponibilità dei dati necessari al processo di valutazione. La valutazione è stata effettuata per i seguenti strumenti:

a) recepimento della Direttiva 2002/91/CE e attuazione del D.Lgs. 192/05 con riferimento alla prescrizione di Standard minimi di prestazione energetica degli edifici;

b) riconoscimento delle detrazioni fiscali (55%) per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti;

c) meccanismo per il riconoscimento di titoli di efficienza energetica (o certificati bianchi) ai sensi dei DD.MM. 20/07/04;

d) misure di incentivazione al rinnovo ecosostenibile del parco autovetture ed autocarri fino a 3,5 tonnellate e applicazione del regolamento comunitario CE 443/200936.

 

36 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2009:140:0063:008:it:PDF

 

A causa dell’esiguità del contributo al risparmio annuale e complessivo e della circostanza che la validità della misura è scaduta nel 2010, tra gli strumenti analizzati non si è tenuto conto della misura “Riconoscimento delle detrazioni fiscali (20%) per l’installazione di motori elettrici ad alta efficienza e di regolatori di frequenza (inverter)”. La valutazione è stata condotta sulla base dei due seguenti indicatori:

– l’efficacia, che quantifica l’effetto concreto di uno strumento di politica, e rappresenta la differenza tra la situazione raggiunta con l’attuazione di uno strumento e il caso di non intervento. Può fare riferimento alla differenza di consumo di energia in termini assoluti nel corso di un periodo di tempo più lungo di un anno oppure, ciò che è più utile, può essere normalizzata con valori annuali; può anche essere espressa in termini relativi (in % per anno);

– l’efficienza economica, che esprime il costo sostenuto per unità di energia risparmiata (ad esempio, euro per kWh risparmiato). L’indicatore può essere riferito all’investimento totale oppure all’entità del contributo pubblico.

7.2 Efficacia

L’efficacia dei singoli strumenti è stata valutata calcolando il contributo fornito da ciascuno di questi al conseguimento dell’obiettivo stabilito nel PAEE 2011 per l’anno 2016 (i.e. 126.540 GWh/anno). Il grafico di figura 7.1 mostra quindi l’efficacia espressa come rapporto tra il valore del risparmio energetico conseguito, nel periodo dal 2007 al 2011, con interventi promossi da ciascuna misura di miglioramento e  il valore dell’obiettivo di risparmio al 2016.

Figura 7.1: Efficacia delle misure espressa in %

7.1

Circa l’80% del risparmio totale conseguito è relativo ad interventi realizzati nell’ambito dei due strumenti: D.lgs. 192/05 (standard minimi di prestazione energetica degli edifici) e titoli di efficienza energetica, che hanno fornito un contributo di entità pari rispettivamente al 37 e 43% del totale.

Gli interventi che hanno maggiormente contribuito al raggiungimento dell’obiettivo sono stati: l’installazione di impianti di riscaldamento efficienti nel settore residenziale, l’adozione di standard minimi di prestazione energetica nel settore terziario, l’installazione di impianti di cogenerazione ad alto rendimento, di motori elettrici ad alta efficienza e l recuperi di calore nel settore industriale, il rinnovo eco-sostenibile del parco autoveicoli nel settore trasporti.

Fonte:ENEA