Riusi e ricicli? In Svezia paghi meno tasse

Una proposta del Ministro delle Finanze svedese intende ridurre dal venticinque al dodici per cento l’Iva per chi ripara biciclette, scarpe e tessuti. La virtuosa iniziativa si pone l’obiettivo di ridurre lo spreco e valorizzare l’economia circolare.

Buone notizie per l’economia circolare dalla Scandinavia: la Svezia, su proposta del Ministro delle Finanze, ha deciso di ridurre l’Iva per chi ripara bici, scarpe e tessuti dal 25 al 12 per cento a partire da gennaio 2017, mentre saranno previste delle deduzioni fiscali (sotto forma di restituzione d’imposta) per chi deciderà di riparare gli elettrodomestici.Two men working in a Bicycle repair shop, with tools of the trade.

Gli incentivi sono coerenti con la scelta del governo svedese di ridurre le emissioni di gas serra e gli oggetti che finiscono in discarica. Secondo Per Bolund, ministro delle finanze svedese “spesso, un piccolo cambiamento apporta grandi modifiche nel comportamento, crediamo che questa scelta possa abbassare dell’87 per cento i costi del riparo e rendere più razionale la scelta di riparare la merce”.

La Svezia dimostra così di voler recepire il pacchetto dell’Unione Europea riguardo l’economia circolare, affinché oltre ad ottenere una riduzione dei rifiuti in discarica si possano creare nuove possibilità economiche dagli oggetti considerati di scarto: un nuovo modello di business olistico, in grado di vedere i prodotti e i servizi che replica in linea con il ciclo vitale naturale dove ogni fine rappresenta un nuovo inizio. E in Italia? Nel nostro Paese non mancano esempi virtuosi e straordinari di Economia Circolare. Dall’esperienza delle due siciliane Adriana Santanocito ed Enrica Arena è nata Orange Fiber, una pluri-premiata startup che ricava Tessuti sostenibili e innovativi da sottoprodotti agrumicoli.91315512_gettyimages-838426261


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invece, nata dall’idea di Giovanni Milazzo e Antonio Caruso (anch’essi siciliani),  produce biocompositi a partire dagli scarti industriali di biomasse organiche, con l’obiettivo di sostituire la plastica petrolchimica con materiali eco-sostenibili. Italia che Cambia ha conosciuto queste e altre realtà del mondo dell’economia circolare alla Fiera delle Idee del 21 ottobre 2016 a Firenze; un tratto comune delle loro esperienze è il limbo normativo italiano che rende difficile tracciare una rotta precisa per il futuro. Sarebbe un bel segnale, per questo mondo in piena sperimentazione e crescita che trasforma lo scarto in innovazione, lasciarsi ispirare e guidare dall’esempio svedese.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/11/riusi-ricicli-svezia-meno-tasse/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Benzina: senza le tasse costerebbe 44 centesimi al litro

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Il costo del petrolio è sceso ieri, venerdì 22 gennaio, a 30 euro al barile, il che significa che se non ci fossero le accise ovvero i tributi indiretti applicati dalla Stato pagheremmo la benzina 44 centesimi di euro al litro. Sì, proprio così: 44 centesimi, molto meno delle vecchie mille lire. Le tasse sulla benzina sono attualmente il doppio rispetto al prezzo reale del carburante che manda avanti le nostre automobili. Il prezzo del barile è sceso del 67,4% rispetto al 2012, ma se andiamo a fare il pieno ci costa solamente il 28,1%. La colpa è tutta delle accise che rendono la nostra benzina la più cara d’Europa. Il giornalista Sergio Rizzo del Corriere della Sera ha condotto un’inchiesta e ha scoperto che dal 2008 a oggi le accise sul carburante sono aumentate del 46%. Si tratta di una situazione davvero paradossale, come sottolineato da Faib Confesercenti“Se i Paesi produttori ci regalassero la materia prima, un litro di verde costerebbe comunque agli italiani 1,083 euro, un litro di gasolio 0,965 euro”. 
Anche se Matteo Renzi e Federica Guidi invocano il taglio dei prezzi della benzina, i produttori fanno orecchie da mercante e spiegano che “da giugno 2015 a oggi il prezzo della benzina è diminuito complessivamente di oltre 21 centesimi, mentre quello del gasolio di circa 28 centesimi”. La responsabilità più grande resta dello Stato che permette che le tasse gravino per il 70% sul prezzo finale per gli utenti. E negli altri Paesi europei? Secondo il sito Fuel Proces Europe che compie un monitoraggio dei prezzi nel Vecchio Continente l’Italia è, con una media di 1,41 euro al litro, uno dei Paesi in cui la benzina verde è più cara: nel Regno Unito, In Francia e in Germania un litro di benzina costa, rispettivamente, 1,34 euro, 1,25 euro e 1,21 euro. Gli spagnoli pagano un litro appena 1,12 euro, i macedoni e i bulgari 0,98 euro e gli austriaci appena 0,97 euro.

Fonte:  Corriere

Il nuovo governatore della Pennsylvania ha vietato il fracking in foreste e parchi pubblici

Ora non sara’ piu’ possibile cercare gas e petrolio sotto alle foreste demaniali, nemmeno trivellando da terre private confinanti. Un brutto colpo per l’industria del fracking. Il nuovo governatore della Pennsylvania, il democratico Tom Wolfha firmato un ordine esecutivo per vietare il fracking su tutte le foreste e i parchi pubblici. In questo modo ha iniziato a rovesciare la politica pro-fracking del suo predecessore, il repubblicano Corbett. Fino ad ora le compagnie potevano usare il fracking su terre pubbliche a patto che trivellassero orizzontalmente da terre private confinanti. Ora questo non e’ piu’ possibile. Ben due terzi delle foreste pubbliche della Pennsylvania sono situate sopra al giacimento Marcellus Shale; si comprende quindi bene quanto fosse grande il rischio di inquinamento e devastazione delle risorse boschive e quale enorme affare abbiano visto sfumare i petrolieri. Il fracking ha portato occupazione nello stato, ma anche enormi problemi ambientali e per la salute, dal metano nell’acqua potabile e nelle urine, ai gravi danni all’industria casearia, alle migliaia di violazioni di sicurezza. E’ da notare che in Pennsylvania tuttora non esiste alcun registro epidemiologico dei problemi di salute legati alle trivellazioni. Wolf e’ su posizioni piu’ moderate rispetto a Cuomo, governatore di New York, che nel dicembre scorso ha vietato tout court il fracking in tutto lo stato. Sta pero’ rendendo piu’ difficile l’attivita’ di fracking, anche con la proposta di alzare le tasse per le concessioni, in modo da poter finanziare l’educazione pubblica.Tom-wolf

Fonte: ecoblog.it

Trasporti pubblici, l’abbonamento si potrà scaricare dalle tasse?

Secondo quanto dichiarato dal Ministro Lupi al Sindaco di Firenze Dario Nardella, nella bozza del nuovo ddl Trasporti sarebbe compresa la possibilità di dedurre dalle tasse il costo degli abbonamenti per il trasporto pubblico” Una leva per la mobilità sostenibile che dovrebbe incoraggiare i cittadini a cambiare abitudini381131

E’ presto per dire se la proposta avrà conseguenze rapide, ma una buona notizia è nell’aria: il Governo sarebbe al lavoro su un nuovo disegno di legge Trasporti che prevede la possibilità di scaricare dalle tasse l’abbonamento ai mezzi pubblici.
“I comuni hanno chiesto e ottenuto dal Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi la defiscalizzazione degli abbonamenti per il trasporto pubblico. Una misura molto importante: il costo degli abbonamenti si potrà dedurre”.
Lo ha detto il sindaco di Firenze Dario Nardella riferendosi alla conferenza unificata del 13 novembre scorso al ministero per gli affari regionali. “Il ministro per le infrastrutture Maurizio Lupi – ha spiegato Nardella – ha presentato la bozza del nuovo ddl sul TPL: dopo anni di normative confuse il governo Renzi riordina tutto il settore e ieri il ministro ne ha illustrato principi fondamentali”.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Dai cambiamenti climatici ai disastri naturali, ecco l’ambiente nel sondaggio Ipsos Mori 2014

Global Trends 2014 è il sondaggio globale di Ipsos Mori che analizza diversi temi, tra cui anche l’ambiente. Ecco i risultati su ciò che si pensa nel mondo di cambiamenti climatici, tasse e ricicloglobal-trends-2014

E’ una grande e ambiziosa indagine statistica globale quella appena presentata da IPSOS MORI e che prende in considerazione le risposte raccolte su un campione di intervistati nel settembre del 2013. Tra i tanti argomenti sottoposti c’è anche l’ambiente. Ecco di seguito le domande e le risposte, davvero sorprendenti in tanti casi. Gli argomenti spaziano dai disastri naturali, ai cambiamenti climatici (con qualche trabocchetto per gli scettici del clima) al riciclo. Le risposte tracciano profili complessi ma anche una grande voglia di parlare di ambiente.

Ambiente e disastri naturaliipsos-mori-ambiente-disastri-naturali

La prima domanda che riguarda l’ambiente è stata fatta a 16030 adulti on line, di cui 1000 in Gran Bretagna (il campione è il medesimo per tutte le domande):

Stiamo andando verso i disastri ambientali se non cambiamo le nostre abitudini rapidamente?

Ebbene, i cinesi ne sono convinti per il 97 per cento degli intervistati a fronte degli più scettici americani che pensano sia possibile appena per il 57 per cento. Gli Italiani invece ci credono per l’84 per cento, con Francia (75 per cento), Spagna (70 per cento), Belgio (73 per cento), Germania (75 per cento) e Svezia (65 per cento); più scettica la Polonia (59 per cento) con Gran Bretagna (59 per cento).

Troppa confusione sull’ambienteipsos-mori-confusione-ambiente

 

La domanda è complessa e richiede una risposta di pancia:

Sono stanco di questo trambusto intorno all’ ambiente

Curiosamente i più stanchi sono i brasiliani (55 per cento) che evidentemente dopo i Mondiali Brasile 2014 consumati tra disastri ambientali di ogni genere inclusa la sempre più rapida deforestazione amazzonica che è costata la vita a 20 ambientalisti, si dicono oltre il limite di sopportazione sulle questioni ambientali. Gli italiani si dicono stanchi per il 19 per cento, confermando un grande interesse verso le questioni ambientali mentre solo gli indiani (51 per cento) condividono il sentimento di stanchezza con i brasiliani.

Aziende e ambienteipsos-mori-attenzione-aziende-ambiente

La domanda è diretta e le risposte sono sorprendenti:

Le aziende non prestano sufficiente attenzione all’ambiente.

Ebbene sono proprio i cinesi a essere quasi totalmente d’accordo, almeno nel 93 per cento delle risposte; segue la Turchia (86 per cento) con Argentina e Italia che per l’83 per cento sono d’accordo con il fatto che le compagnie non siano attente all’ambiente. I giapponesi si dicono d’accordo per il 45 per cento il che lascia perplessi considerato che nel 2011 c’è stato il disastro di Fukushima nel 2011.

Il ricicloipsos-mori-riciclo

Qui non c’è una domanda ma un’affermazione:

Provo a riciclare per quanto posso

e si dice d’accordo il 92 per cento dei cinesi seguiti da canadesi e belgi (entrambi con 88 per cento), australiani (87 per cento) e poi da turchi, britannici e italiani (tutti all’86 per cento>). I meno virtuosi o forse i più onesti nelle risposte sono i giapponesi (65 per cento) e i russi (60 per cento) che probabilmente ammettono di non essere troppo attenti al riciclo.

Tasse e ambienteipsos-mori-ambiente-tasse

Veniamo alla nota dolente delle tasse con la domanda:

I governi usano la questione ambientale come scusa per aumentare le tasse.

Ne sono convinti il 73 per cento degli spagnoli e il 72 per cento dei francesi. Mentre appena il 44 per cento degli italiani lo pensa! Credo sia un dato sorprendente che ci dice quanto invece gli italiani siano consapevoli di cosa siano le tasse e di dove vadano a finire e di quanto sopratutto la questione ambientale nel nostro Paese sia ignorata.

Scettici se ci siete uscite fuoriipsos-mori-cambiamenti-climatici-scettici

Veniamo alla domanda che dovrebbe stanare gli scettici:

Anche gli scienziati sulla questione ambientale non sanno di che cosa stanno parlando

Ebbene i cinesi per il 75 per cento e i giapponesi per il 67 per cento ne sono convinti. Fa strano quel 58 per cento di tedeschi che crede che nemmeno la scienza abbia le idee chiare sulla questione ambientale mentre udite udite, appena il 36 per cento degli italiani è d’accordo. Ha fiducia nella scienza, almeno sulle questioni ambientali, il 55 per cento dei nostri compatrioti.

Cambiamenti climaticiipsos-mori-cambiamenti-climatici

 

Veniamo alla domanda cruciale sui cambiamenti climatici riservata agli scettici:

I cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo sono un fenomeno naturale che si manifesta ciclicamente.

Ebbene ne sono convinti indiani (52 per cento con un 42 per cento che si dice non d’accordo), americani (52 per cento) e cinesi (51 per cento), ovvero gli stessi che a ogni conferenza sulle azioni da intraprendere per contrastare i cambiamenti climatici a livello globale fanno saltare gli accordi. Ora sappiamo bene perché.

Cambiamenti climatici causati dall’uomo

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Veniamo alla domanda trabocchetto:

I cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo sono causati largamente dal comportamento umano.

Pazzesco, ma il 93 per cento dei cinesi si dice d’accordo a cui seguono l’84 per cento degli italiani e degli argentini. Restano scettici gli americani (54 per cento) e i britannici (64 per cento) e questa è la prova del nove del perché le Conferenze internazionali sul clima potranno fallire ancora per molti anni.

Global Trends 2014 è l’elaborazione di un ampio sondaggio condotto da Ipsos MORI: oltre16mila interviste condotte fra il 3 e il 17 settembre 2013, 20 paesi del mondo coinvolti, un “panel” statistico composto da un pubblico di cittadini e consumatori attivi sul web e fortemente connessi. Il progetto, molto ambizioso, fotografa lo stato dell’arte su una serie di comportamenti e tematiche di rilevanza mondiale (dall’ambiente alla salute, dall’attivismo politico ai brand). E si propone di lanciare il dibattito su quel che sarà in futuro.

Fonte: ecoblog.it

Tassare la carne per ridurre le emissioni di metano

La proposta non viene da gruppi ambientalisti, ma da ricercatori di sette università. Una tassa sui consumi di carne ridurrebbe il numero di ruminanti sul pianeta contribuendo a mitigare in modo significativo i cambiamenti climaticiSorgenti-metano-e-ruminanti-small

La proposta di una tassa sui consumi di carne non viene da gruppi ambientalisti o vegetariani, ma da una ricerca ampia e articolata a cui hanno contribuito climatologi, esperti di scienze forestali, geografia ed ecologia sociale di sette diverse università. Le emissioni di metano dei ruminanti (bovini, ovini e caprini) assommano a 2,3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente all’anno (1), più delle perdite dell’industria petrolifera e di tutte le discariche del pianeta. Il numero degli animali da allevamento è in crescita costante edè aumentato del 50% negli ultimi 50 anni da 2,4 a 3,6 miliardi di capi. Le emissioni dell’allevamento rappresentano il 14,5% delle emissioni totali dell’umanità. E’ evidente che tutto ciò è altamente insostenibile e che la consistenza degli allevamenti non può cresere ulteriormente, ma deve bensì diminuire. Osservano gli scienziati:

«Influenzare il comportamento umano è una delle maggiori sfide di ogni politica su larga scala ed è improbabile  che un cambiamento di dieta a livello globale possa avvenire in modo volontario e senza incentivi.

Introdurre una tassa o uno schema di emission trading sulle emissioni di gas serra del bestiame potrebbe essere una politica efficace che modificherebbe i prezzi al dettaglio e le abitudini dei consumatori.»

La riduzione degli stock di bestiame avrebbe anche l’effetto benefico di ridurre la deforestazione, soprattutto in Amazzonia, che causa ulteriori emissioni di CO2. Questo processo non sarà semplice, perchè si scontrerà con l’opposizione scontata degli allevatori. D’altra parte tutti coloro che sono coinvolti in un business insostenibile devono avere l’onestà intellettuale di fare un passo indietro.

(1) Per poter essere confrontate con quelle di CO2, le emissioni di metano devono essere moltiplicate per 34, pari al global warming potential su un arco di 100 anni. 34 è il nuovo valore dell’ultimo rapporto IPCC, superiore ai potenziali precedentemente pubblicati di 23 o 25.

Fonte: ecoblog

Chi adotta un bastardino farà una vita meno da cani

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Agevolare ed essere solidale. Con questa premessa la giunta di Avellino ha deliberato che chi adotta un cane presso il canile comunale (o convenzionato che sia) può ottenere fino a 700 euro l’anno come contributo per il pagamento della Tares. Come riporta il Giornale tutto nasce dal fatto che un cane abbandonato costa e quindi il comune irpino ha pensato di trovare una forma di risparmio che sia anche un atto nobile e generoso. L’assessore all’ambiente Giuseppe Ruberto, artefice dell’iniziativa, spiega: «Non si tratta soltanto di realizzare risparmi, ma anche di favorire iniziative di cittadinanza attiva indispensabili per la gestione dei servizi di pubblico interesse».

Un provvedimento simile era stato adottato dai comuni di Teramo e Lecce, stabilendo, per chi accoglie in casa un cane del canile, uno sconto sulla Tares, per il biennio 2014-2015 di 300 euro. A Solarino, nel siracusano, il contributo massimo annuo ammonta a 750 euro, mentre a Bondeno, nel ferrarese, chi adotta uno dei 23 cani ancora presenti nel rifugio gestito dalla Lega nazionale del cane, si vedrà esentato completamente dal pagamento della tassa sull’immondizia.

Fonte: buone notizie.it

Tasse e rifiuti, le associazioni scrivono al ministro dell’economia Saccomanni

Le associazioni scrivono al ministro dell’economia Saccomanni su tasse e rifiuti e chiedono di “introdurre premialità per cittadini e aziende virtuose ed eliminare maggiorazione per metro quadro”.

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“Inserire chiari ed efficaci sistemi premianti per i comportamenti virtuosi di cittadini e aziende, facendo pagare meno chi produce meno rifiuti indifferenziati nel rispetto del principio comunitario del “chi inquina paga”; liberare il tributo sui rifiuti dalla copertura dei costi dei “servizi indivisibili”, eliminando la maggiorazione di 0,30 euro per metro quadro, perché non correlati in alcun modo alla produzione dei rifiuti e all’esigenza di responsabilizzare i comportamenti individuali applicando criteri meritocratici”. Ecco in sintesi le richieste espresse in una lettera aperta inviata oggi al ministro dell’economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni, e per conoscenza anche al ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare Andrea Orlando, al ministro per gli Affari regionali, le autonomie e lo sport Graziano Delrio e al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Nunzia De Girolamo da Legambiente insieme alle associazioni di produttori Confapi, Aiab, Cia, Coldiretti, Confagricoltura. Tra le importanti norme che il Governo sta definendo in queste settimane per far uscire il nostro Paese dalla crisi, c’è infatti anche quella che riguarda la Tares, il nuovo tributo sui rifiuti. “Le nostre associazioni – si legge nella lettera al ministro – sono preoccupate perché fino ad oggi la discussione si è concentrata molto sulla modifica dell’imposta sulla casa e poco sulla Tares, che nella versione attuale rischia di essere un nuovo pesante aggravio per tutte le utenze che producono rifiuti, senza prevedere alcun principio di premialità per i comportamenti virtuosi, anche perché comprende la copertura dei costi dei cosiddetti “servizi indivisibili” che poco hanno a che fare con la gestione dei rifiuti”. L’auspicio dei firmatari è che la modifica della Tares possa incidere sui comportamenti individuali, premiando quelli virtuosi attraverso criteri meritocratici, eliminando i tributi non correlati alla produzione dei rifiuti o all’esigenza di responsabilizzare i comportamenti. Oggi in Italia solo alcune centinaia di enti locali fanno pagare in base alle quantità di rifiuti effettivamente prodotte grazie alla tariffazione puntuale, con risultati importanti sulla prevenzione, sull’avvio a riciclaggio e sulla riduzione delle quantità di rifiuti avviate a smaltimento. Eppure, sarebbe possibile affrontare concretamente la sfida della riduzione dei rifiuti, come è riuscita a fare ad esempio la Germania, utilizzando una equa leva economica, introducendo un criterio di giustizia e sostenibilità ambientale e alleggerendo la pressione fiscale sui più virtuosi, a partire dalla riforma del nuovo tributo sui rifiuti. “Solo in questo modo – si chiude la lettera firmata dai presidente delle associazioni – si contribuirà davvero a liberare l’Italia dal problema rifiuti, facendo entrare il nostro Paese a pieno titolo in quella ‘società europea del riciclaggio’ alla base nella nuova direttiva di settore”.

Fonte: il cambiamento