Le fasce orarie per il risparmio energetico: le tariffe e gli orari migliori

Le tariffe dell’elettricità sono differenziate per favorire il risparmio energetico. Ecco quali sono gli orari in cui utilizzare elettrodomestici ad alto consumo come la lavatrice.fasceorarie

Dal 2007 le tariffe dell’energia elettrica sono state differenziate a seconda delle fasce orarie per favorire il risparmio energetico e spingere i consumatori a un utilizzo smart degli elettrodomestici maggiormente energivori. Questo avviene perché produrre energia nelle ore di picco è più costoso. Da dieci anni, quindi, l’Authority ha introdotto per i clienti in servizio di maggior tutela un meccanismo di prezzi biorari ovverosia differenziati in base alle ore della giornata ma anche dei giorni della settimana. Le tariffe disponibili sono tre e vanno scelte in base a quello che è l’utilizzo consueto che viene fatto dell’energia elettrica.

La tariffa monoraria è quella in cui il prezzo dell’energia è sempre uguale nel corso della giornata, indipendente dall’ora di utilizzo.

La tariffa multioraria prevede tre fasce orarie: la F1 (in cui il prezzo è più alto) fascia va dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 19:00, la F2 (intermedia) va dal lunedì al venerdì, dalle 7:00 alle 8:00 e dalle 19:00 alle 23:00 e il sabato, dalle 7:00 alle 23:00, la terza fascia (economica) va dal lunedì al sabato, dalla mezzanotte alle 7:00 e dalle 23:00 alle 24:00, e tutte le ore di domenica e dei giorni festivi. Questa tariffa può essere scelta solo se sei un cliente del mercato libero e hai il contatore elettronico.

La tariffa bioraria è il sistema introdotto dall’Authority per i consumatori che vogliono mantenere il regime di maggior tutela e che dispongono del contatore elettronico. Due le fasce orarie: una con tariffe più alte dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 19:00 (fascia F1) e una con tariffe più basse per i consumi che avvengono in tutti gli altri orari (fasce F2 e F3).

Una volta nota la propria fascia oraria a basso consumo energetico bisogna quindi concentrare in quegli orari l’utilizzo di lavatrici, lavastoviglie, aspirapolvere e ferri da stiro. La posizione in cui vengono installati i termosifoni e l’utilizzo di lampade led sono altrettanto importanti per il risparmio energetico, quindi occhio alla posizione!

Nuove fasce orarie per l’elettricità (2007)

Dal primo gennaio 2007

la fascia di punta (costi alti), andrà dalle ore 8.00 alle ore 19.00 dal lunedì al venerdì. Le ore intermedie saranno nei giorni feriali dalle ore 7.00 alle ore 8.00 e dalle 19.00 alle 23.00, il sabato dalle ore 7.00 alle ore 23.00. La fascia fuori punta (quella più economica), nei giorni dal lunedì al venerdì, andrà dalle 23.00 alle 7.00, mentre le domeniche e festivi sarà in vigore per tutte le ore della giornata.  Se non mi sbaglio (anche perchè ognuno si sceglie la tariffazione che maggiormente si adatta al suo stile di vita), adesso sono in vigore 4 fasce orarie:
Le ore di punta sono oggi quelle comprese tra le 8,30 e le 10,30 e tra le 16,30 e le 18,30 dei giorni dal lunedì al venerdì del periodo invernale.

Poi ci sono le “ore di alto carico“, che son quelle comprese tra le 6,30 e le 8,30, tra le 10,30 e le 16,30 e tra le 18,30 e le 21,30 dal lunedì al venerdì del periodo invernale e quelle comprese tra le 8,30 e le 12 dal lunediì al venerdì del periodo estivo, escluso il mese di agosto.

Seguono le “ore di medio carico” comprese tra le 6,30 e le 8,30 e tra le 12 e le 21,30 dal lunedì al venerdì del periodo estivo, escluso il mese di agosto. Per arrivare infine alle “ore vuote” corrispondenti alle notti tra 21,30 e le 6,30 dei giorni dal lunedì al venerdì, tutte le ore del sabato e della domenica e tutte le ore del mese di agosto.

Insomma, una buona semplificazione, riassumibile in “fate la lavatrice dopo le 19, o meglio ancora nel fine settimana”.

Fonte: ecoblog.it

Tari, a Torino il Consiglio comunale approva il piano finanziario e quello tariffario

Secondo quanto deciso da Palazzo Civico, per la tassa rifiuti le attività commerciali pagheranno di meno rispetto al 2013 e per le utenze domestiche saranno previste agevolazioni in base alla fascia Isee di appartenenza

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Dopo l’approvazione del regolamento Tari lo scorso 16 luglio,il Consiglio comunale di Torino ha approvato gli ultimi due atti conclusivi relativi alla Tari, la tassa rifiuti che dal 1° gennaio 2014 ha sostituito la Tares: il Piano finanziario (approvato con 21 voti favorevoli, 10 contrari e 1 astenuto) e il Piano tariffario (approvato con 22 voti favorevoli e 7 contrari).  Il Piano finanziario si occupa sia di definire i profili tecnico-gestionali del ciclo dei rifiuti e di analizzare i profili economici-finanziari, individuando le spese economiche della gestione con cadenza annuale. È stata approvata dal Consiglio comunale anche una mozione che precisa che i costi del piano tariffario possono dipendere anche dalle scelte della Pubblica amministrazione, e che la pressione tributaria Tari (direttamente dipendente dai costi) deve tendere a diminuire. La mozione chiede alla Giunta, infatti, di ridurre (per il 2015 e anni seguenti) almeno del 2% il corrispettivo del contratto di servizio. Per quanto riguarda il Piano tariffario, si è deliberato che le tariffe per le utenze non domestiche rispetto all’anno 2013 saranno le stesse con aumenti entro lo 0,3%. Ma la novità di quest’anno è che attività commerciali quali ristoranti, pizzerie, bar, mense aziendali e tavole calde, bar e sale da gioco vedranno una riduzione della tariffa rispetto all’anno 2013 perché erano state più penalizzate a causa dell’aumento del 20% della tariffa nel passaggio da Tarsu a Tares. Sul fronte delle utenze domestiche invece l’aumento sarà del 3,85% ma saranno presi in considerazione fattori dipendenti dalle diverse situazioni di disagio economico. Verranno prese in considerazione, infatti, le problematiche economiche derivanti da crisi occupazionali (perdita di lavoro, cassa integrazione ecc) e le fascia ISEE di appartenenza. Nello specifico, è prevista una riduzione del 50% per reddito da 0 a 13000 euro, del 35% per reddito da 13001 a 17.000 euro e, infine, una riduzione del 25% per reddito da 17001 a 24000.

Fonte: ecodallecittà.it

Piemonte, trasporto pubblico: da dicembre biglietti più cari del 13%. Esonerata Torino

Approvati dalla giunta regionale gli aumenti tariffari al trasporto pubblico: i biglietti di corsa semplice rincarano in media del 19%. Più contenuto l’incremento degli abbonamenti: più 8.9% per il settimanale, 8,7 per il mensile e 9% per l’annuale. Le nuove tariffe scatteranno il 15 dicembre. A Torino i ticket restano invariati376873

La giunta guidata da Roberto Cota ha approvato questa mattina l’aumento delle tariffe che scatterà entro 30 giorni, con ogni probabilità il 15 dicembre con l’orario invernale. Si tratta di un aumento medio del 13 per cento declinato a seconda del tipo di ticket utilizzato. L’aumento medio dei biglietti di corsa semplice sarà del 19%. Più contenuto, invece, l’incremento degli abbonamenti: più 8.9% per il settimanale; 8,7 per il mensile e 9% per l’annuale. A Torino non aumenterà il prezzo del biglietto urbano che resterà di 1,5 euro sia per i servizi offerti da Gtt che quelli garantiti da Trenitalia. Resta invariato anche il prezzo del biglietto Formula per le prime due zone e anche il costo dei primi due scaglioni 1-5 chilometri e 6/10 chilometri. Il mensile Formula avrà invece un incremento del 9,7% mentre il settimanale del 9,6%. La giunta ha anche approvato la proposta dell’assessore ai Trasporti Barbara Bonino di introdurre, probabilmente dalla primavera del 2014, uno sconto sulle tariffe per le categorie meno abbienti.

Fonte: eco dalle città

Trasporti e rincaro delle tariffe: le città italiane a confronto

Bologna ha appena ritoccato le tariffe degli autobus; a Milano si discute di un nuovo aumento del 13% e la Regione Piemonte prospetta nuovi rincari del 15% su tutti i trasporti, ferro e gomma, anche se il Comune di Torino non ne vuol sentir parlare. Ma quanto costa oggi prendere il bus nelle città italiane?375752

L’ultima ondata di rincari era arrivata a cavallo tra 2011 e 2012, quando tutte le più grandi città italiane avevano ritoccato le tariffe, con aumenti sul biglietto singolo fino al 50% del valore. All’annuncio erano seguite immancabili le proteste, ma anche la consapevolezza che le tariffe italiane restavano tra le più economiche d’Europa: l’idea avrebbe dovuto essere questa: il servizio costa di più, ma la qualità migliora. La storia è andata da un’altra parte: i rincari non sono serviti a coprire nemmeno il debito accumulato dalle aziende e dai comuni, e presto sono arrivati i tagli: meno linee, meno autobus in circolazione. Accorpamenti, “razionalizzazioni” ed “efficientamenti”: di miglioramenti del servizio nessuna traccia, l’obiettivo era piuttosto cercare di restare in piedi. Una cosa tutt’altro che scontata: emblematico lo stop degli autobus di Napoli, rimasti a secco perché non c’erano più soldi per il carburante. Un anno e mezzo dopo, la situazione è tutt’altro che migliorata, e già si parla di nuovi aumenti (di prezzo) o nuovi tagli (del servizio).
I nuovi rincari 

Milano le Commissioni sono al lavoro su un rincaro delle tariffe a partire dal 2014: il biglietto singolo dovrebbe passare da 1,5 a 1,7 euro, quindi +13,3%. Ma a salire di più sarebbe il prezzo dell’abbonamento mensile: da 30 a 36 euro (+20%). Una differenza importante, che sembrerebbe colpire di più i pendolari che i “passeggeri per un giorno”. Secondo la ricostruzione del Corriere l’insolita proposta partirebbe da una considerazione apparentemente banale ma che fa riflettere: l’ultima ondata di aumenti del 2011 ha fatto sì che sempre più cittadini scegliessero l’abbonamento rispetto al ticket singolo. E se da un lato è proprio questo l’obiettivo a cui dovrebbe aspirare ogni comune, dall’altra il cambiamento ha portato a una perdita economica di 937.000 euro per le casse di Palazzo Città. (Leggi l’articolo del Corriere) Che ora cerca di correre ai ripari con i nuovi aumenti. Non tutti però sono d’accordo. “No all’aumento degli abbonamenti mensili e annuali per il trasporto pubblico – scrive Edoardo Croci, ex assessore ai trasporti di Milano e promotore dei 5 referendum ambientali – sarebbe paradossale, dopo aver deliberato abbonamenti agevolati per la sosta, che aumentasse il costo degli abbonamenti per il trasporto pubblico. Si tratta infatti di misure che tendono a favorire l’uso dell’auto rispetto al trasporto pubblico, in contrasto con quanto chiesto dai milanesi con l’approvazione a larga maggioranza dei cinque referendum per l’ambiente e la qualità della vita a Milano due anni fa. Prima di aumentare il costo del trasporto pubblico si dovrebbero rivedere una serie di agevolazioni, di cui non sono stati ben stimati gli effetti. Inoltre si dovrebbero rendicontare gli utilizzi dei proventi di Area C, destinati in primo luogo al miglioramento del servizio di trasporto pubblico”. Scelta già fatta invece a Bologna, dove il biglietto orario passa da 1,20 a 1,30 euro, il giornaliero da 4 a 5 euro e l’abbonamento mensile da 36 a 38 euro. Per limitare l’effetto, il Comune ha garantito che non ci sarà nessun aumento sull’abbonamento annuale e che le tariffe resteranno bloccate così come sono ora almeno per i prossimi tre anni. A Torino la situazione è più complicata: la Regione Piemonte ha – per ora ufficiosamente – annunciato nuovi aumenti del 15% su tutto il trasporto locale, sia autobus che ferrovie, ma Provincia e capoluogo si oppongono alla decisione. I rincari sul territorio sono già stati pesanti e il servizio è stato oggetto di tagli importanti: difficile spiegare un nuovo aumento ai cittadini. In particolare, l’assessore alla Mobilità del Comune di Torino Claudio Lubatti ha escluso categoricamente la possibilità: “Abbiamo già analizzato il piano tariffario cittadino con il rapporto costi-ricavi previsto dalla Regione. Siamo in linea, non intendiamo applicare nuovi aumenti in un periodo così difficile per le famiglie torinesi. Il servizio della città raggiunge già il rapporto ricavi costi del 35% e l’amministrazione non intende ritoccare al rialzo nessuna tariffa di propria competenza”.

Quanto costa oggi prendere il bus nelle città italiane

Il biglietto singolo oggi costa 1,5 euro a Torino, Milano, Roma e Perugia, dove però il biglietto singolo dura 70 minuti e non 90. 1,3 euro a Bologna1,2 a Napoli, Firenze, Cagliari e Ancona1 euro a Bari. Se a Milano sarà approvato l’aumento, come sembra intenzionata a fare la Giunta, passerà ad 1,70 euro. Potrebbe superarla Torino, se la Regione la spunterà, perché un aumento del 15% si tradurrebbe in un biglietto singolo da 1,75 euro. Un’ipotesi che – ricordiamo – è comunque fuori discussione secondo il Comune.

Fonte: eco dalle città

Federconsumatori: dal Duemila ad oggi tariffe dell’acqua aumentate del 61%. Le bollette più care a Firenze, Pistoia e Prato

In dodici anni aumenti stratosferici. Le città toscane al top. Quelle meno care Milano, Isernia, Catanzaro, Campobasso e Caserta. Presentata l’11^ indagine nazionale del servizio idrico integrato del centro ricerche dell’associazione dei consumatori di Pietro Mezzidownload

Presentata a Firenze l’undicesima “Indagine nazionale a campione sulle tariffe del 2012 del servizio idrico integrato”. Si tratta di un appuntamento tradizionale curato dal Centro ricerche economiche di educazione e formazione della Federconsumatori(Creef). Dal monitoraggio effettuato sulle 103 città campione, emerge che per una famiglia di quattro persone, con un consumo annuo pari a 200 mc., la spesa media del 2012 è di 323 euro. Ciò significa che il servizio idrico integrato è costato in media 1,62 euro a mc. di acqua misurata. A determinare il totale dei costi in bolletta concorrono come’è noto cinque diverse componenti: la quota fissa; il costo del servizio acquedottistico; il costo del servizio di fognatura; il costo del servizio di depurazione e l’Iva (pari al 10% dell’imponibile). Mediamente la quota fissa rappresenta il 7% della bolletta, per un costo medio di 21,29 €; il costo del servizio di acquedotto rappresenta mediamente il 53% del totale, per un costo medio di 154 €; il costo del servizio di fognatura è mediamente pari al 13%, per un importo di 37 €; la depurazione è in media pari al 27%, per un importo medio di 82 €. Il primato delle città più care spetta ai capoluoghi toscani di Firenze, Pistoia e Prato, finite pari merito al primo posto, mentre il secondo posto spetta ad Arezzo e il terzo a Grosseto. Le città meno care, invece, sono Milano, Isernia, Catanzaro, Campobasso e Caserta. La macro-area con la bolletta più elevata è il Centro Italia, a seguire il Nord-Est, il Sud-Isole e per ultimo il Nord-Ovest.
Dal confronto tra la bolletta 2011 e la bolletta 2012 emerge un aumento di 22 € (+7,8%). Se invece si allarga il raffronto con la bolletta del 2000, l’aumento risulta del 61%, mentre l’aumento dell’indice dei prezzi nello stesso periodo è stato del 28%. L’aumento medio della bolletta negli ultimi 10 anni, quindi, è stato più del doppio rispetto all’aumento dell’inflazione. Il tema del costo dell’acqua è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, anche in virtù dell’esito dei referendum del giugno 2011 e dopo il varo del metodo tariffario transitorio dell’Aeeg. “La nostra Associazione – afferma Mauro Zanini, vice presidente di Federconsumatori – oltre al concreto e costante impegno per far rispettare quanto deciso dai cittadini attraverso il referendum, da anni rivendica che venga varata la nuova tariffa sociale per il servizio idrico e che vi sia il più ampio confronto possibile con i rappresentanti dei cittadini su tariffe, carta dei servizi, nonché sui regolamenti e sui piani di investimento”. Al convegno di Firenze hanno tra gli altri partecipato l’assessore regionale della Toscana, Annarita Bramerini, il vice-presidente di Federutility, Mauro D’Ascenzi, il Commissario dell’Autorità per l’energia e il gas, Albero Biancardi, il vice-presidente della Federconsumatori nazionale, Mauro Zanini e il presidente della associazione dei consumatori della Toscana, Giuseppe Minigrilli.

Fonte: eco dalle città