Rifiuti, tariffa puntuale nelle aree urbane: ecco dove e come si applica

Pagare le tasse proporzionalmente ai rifiuti prodotti è una realtà a Trento e Treviso e sta per diventarlo anche a Parma. In Europa, tra le grandi città che adottano la tariffazione puntuale ci sono Monaco, Berlino e Zurigo, negli Stati Uniti Kansas City. Diverse le modalità di calcolo delle tariffe381548

di Giuseppe Iasparra

Nel 2013 Trento, nel 2014 Treviso, nel 2015 Parma. La tariffazione puntuale in Italia prova a diffondersi anche nei centri urbani più grandi. Tuttavia, c’è chi ritiene che nelle grandi aree metropolitane è complicato introdurre un sistema che permetta di far pagare ai cittadini una somma proporzionale ai rifiuti prodotti. «Con l’esperienza di Trento – sottolinea Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente – si rompe il muro del “non si può fare la tariffazione puntuale nelle grandi aree urbane”. La città veneta dimostra che una volta messa in campo la raccolta domiciliare spinta è possibile fare anche il sistema di tariffazione puntale famiglia per famiglia».

Treviso
A Treviso la nuova tariffazione puntuale è partita lo scorso luglio. Nella città veneta si misurano gli svuotamenti di tutte le utenze della città, comprese le zone ad alta densità abitativa (condomini e centro storico). In che modo? «Attraverso il proprio contatore dei rifiuti: il bidoncino del rifiuto residuo» spiega Paolo Contò, direttore del Consorzio Priula e del Consorzio TV3. «Ognuno deve avere il proprio servizio individuale. Per far ciò – sottolinea Contò – occorre dotare gli utenti di contenitori di dimensioni variabili a seconda delle situazioni abitative». A Treviso, infatti, contenitori, frequenze e modalità di raccolta vengono adattate per rispettare le caratteristiche urbanistiche e architettoniche. Nel caso delle situazioni complesse sono state individuate «soluzioni specifiche per i condomini che hanno problemi di spazio e per i luoghi di interesse storico culturale in modo da rispettare il decoro urbano». Si tratta di un modello di raccolta porta a porta individualizzato che, nei casi complessi, prevede l’uso di contenitori impilabili a volumetria ridotta (30 litri). «Laddove questo non bastasse – aggiunge Contò – ci sono servizi aggiuntivi implementati attraverso un mezzo mobile di raccolta, l’Ecobus: una sorta di autobus con fermate nei punti più densamente popolati, dove gli utenti possono conferire i rifiuti». Ma come avviene la misurazione e il calcolo della tariffa? Su ogni contenitore del rifiuto secco è installato un transponder. Il codice univoco contenuto nel transponder viene letto tramite un dispositivo dove vengono registrati anche la data e l’ora dello svuotamento. Per quanto riguarda il costo della tariffa, invece, «il 60% è calcolato su una quota fissa in base al numero di componenti del nucleo familiare. Il 40% del costo – aggiunge il direttore del Consorzio – è invece indicizzato sul servizio, vale a dire sugli svuotamenti».

Parma
Il 2015 dovrebbe essere l’anno di Parma. Come annunciato nei mesi scorsi, anche nella città ducale partirà l’applicazione della tariffazione puntuale. Il nuovo sistema, presentato dalla Giunta comunale, è già in fase sperimentale. Dallo scorso novembre, il modello è stato avviato a partire dal centro storico, dove sono già stati consegnati ai cittadini i sacchetti dell’indifferenziato dotati di microchip. Questi ultimi, serviranno per la misurazione del numero dei conferimenti che avverrà tramite la lettura del supporto digitale collocato sui sacchetti. Dopo il centro storico, si passerà progressivamente alle altre zone cittadine con la misurazione, in questo caso, dei contenitori grigi dotati di microchip. Tutto il sistema dovrebbe essere a regime nella seconda metà del 2015. “I nostri modelli – ha sottolineato l’assessore comunale all’Ambiente, Gabriele Folli – sono stati approvati anche dall’Agenzia regionale e probabilmente verranno presto adottati anche in altre città capoluogo quali Piacenza e Reggio Emilia”.

Monaco, Berlino e Zurigo: diversi criteri di misura

Ma all’estero? La tariffazione sul rifiuto residuo è molto diffusa nei paesi mitteleuropei (Germania, Austria, Svizzera), incluse le grandi aree urbane. È il caso di Monaco e Berlino, in Germania, dove le tariffe per la raccolta del rifiuto residuo variano a seconda del volume dei contenitori e delle frequenze della raccolta (settimanale oppure bisettimanale). Il calcolo della tariffa avviene, inoltre, per la raccolta dell’organico a seconda della volumetria e della frequenza di passaggio. Volumetria e frequenza, tuttavia, non sono l’unico criterio di misura possibile. Esiste anche la modalità del “sacco prepagato”. È il caso di Zurigo(395.000 abitanti, cantone svizzero tedesco) dove non ci sono cassonetti stradali ma dove ogni condominio o utente deve esporre in strada, in base al giorno stabilito, i rifiuti indifferenziati nello speciale “Züri-Sack”: un sacchetto che si acquista al supermercato, il cui prezzo varia a seconda della sua grandezza.

Uno sguardo a Kansas City

A chiudere questa carrellata, l’esempio di Kansas City (467.000 abitanti), città statunitense che ha adottato un sistema di tariffazione puntuale a metà tra la misura delle frequenze e il sacco prepagato. Gli abitanti di Kansas City (come illustrato in una presentazione di ESPER, Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti), possono buttare via fino a due sacchi di spazzatura a settimana che sono inclusi nella tassa comunale. Chi avesse bisogno di un sacchetto aggiuntivo, a Kansas City, può acquistarlo al prezzo di un dollaro presso i rivenditori locali.

Fonte: ecodallecitta.it

Pompe di calore, nuova tariffa elettrica e una marcia in più

La nuova tariffa elettrica in arrivo per le pompe di calore permetterà risparmi di diverse centinaia di euro per impianto, superando il più grosso ostacolo alla diffusione di questa tecnologia in Italia: il costo dell’elettricità. Una novità che, con la proroga dell’ecobonus fino a dicembre, candida il 2014 ad essere l’anno d’oro delle pompe di calore.
Il 2014 potrebbe essere un anno d’oro per le pompe di calore in Italia; fino al 31 dicembre questa tecnologia godrà delle detrazioni fiscali del 65% e da giugno sarà superato anche uno dei più grossi ostacoli alla diffusione di questa tecnologia nel nostro paese: il costo dell’elettricità. Infatti, è in arrivo una nuova tariffa elettrica dedicata. Una novità che migliora nettamente la convenienza economica di questo modo di climatizzare gli ambienti: per chi installa una pompa di calore, la nuova tariffa consentirà un risparmio di diverse centinaia di euro l’anno sulla bolletta elettrica.

pompe di calore

Le cose miglioreranno nettamente con la nuova tariffa che sarà in vigore da giugno, alla quale potranno accedere, in via sperimentale e volontaria, gli utenti che installino una pdc come impianto di riscaldamento principale in un’abitazione di residenza, anche nel caso in cui scelgano il mercato libero. Con il nuovo sistema tariffario infatti il costo del KWh sarà costante, a prescindere dai consumi. Gli utenti che la sceglieranno potranno accedere alla tariffa D1 e pagheranno tutti i kWh consumati – compresi quelli destinati alla pdc – circa 21 centesimi (a seconda di come verranno aggiornati oneri di sistema, di rete e imposte da qui a giugno). Conseguenza pratica? Per il nostro consumatore ipotetico che si scalda con la pompa di calore elettrica (7.700 kWh l’anno di consumi e potenza impegnata 4,5 kW) la bolletta dovrebbe scendere dai potenziali 2.404 euro di oggi (in caso scegliesse il servizio di maggior tutela) a circa 1.620 euro l’anno: un risparmio di quasi 800 euro l’anno! È evidente che la novità piaccia ai produttori di pompe di calore: “La progressività delle tariffe elettriche italiane era un grosso ostacolo alla diffusione delle pompe di calore in Italia”, spiega a QualEnergia.it, Fernando Pettorossi, responsabile del gruppo Pompe di calore di Anima-Co.Aer., l’associzione dell’industria italiana del settore che, spiega “pur essendo stata all’avanguardia, finora è stata costretta a esportare circa il 50% della produzione”. “Giudichiamo in maniera molto positiva – continua Pettorossi – la nuova tariffa che sarà introdotta. Ora la palla è nelle mani degli operatori della filiera: bisogna trarre il massimo da questo 2014 che si annuncia l’anno più propizio per questa tecnologia visto che, oltre alla nuova tariffa, fino al 31 dicembre sono ancora in vigore le detrazioni fiscali del 65%, l’incentivo più attraente per le pdc”.
Fonte: qualenergia.it

TARES: un gruppo di tecnici studia la strada per una tariffa commisurata ai rifiuti prodotti

Nascita, sviluppo e prospettive del gruppo TARES: Comuni, Consorzi, aziende ed operatori per una tariffa commisurata ai rifiuti prodotti e ai servizi utilizzati. Mario Santi, rifiutologo, presenta, in esclusiva per Eco dalle Città, il “Gruppo TARES”: «Siamo un gruppo di tecnici che ha sempre pensato che la gestione del prelievo sui rifiuti fosse uno dei principali “strumenti” per guidarne la gestione verso prevenzione e riciclaggio»375679

Siamo un gruppo di tecnici che ha sempre pensato che la gestione del prelievo sui rifiuti fosse uno dei principali “strumenti” per guidarne la gestione verso prevenzione e riciclaggio. Già con la Tarsu, applicando gli Indici di produzione quantitativa e qualitativa previsti dalla circolari applicative del Dlgs 507/93, era possibile commisurare il pagamento ai rifiuti prodotti. Questa possibilità si è affermata pienamente con l’introduzione della tariffa (prevista dal Dlgs 22/97 – la cosiddetta Tia1) e confermata con la sua revisione operata dal Dlgs 152/06 (la cosiddetta Tia2). A fine 2011 il decreto “Salva Italia” (DL 201/11) introdusse all’art.14 il “pasticcio” della TARES. Il prelievo sui rifiuti veniva “confuso” assieme ad un tributo sui servizi indivisibili forniti dai Comuni. Lo scopo del governo era quello di portarne il finanziamento a carico della fiscalità comunale, per far fronte al taglio dei trasferimenti statali. A quel punto, a seguito del contatto fra aziende, istituzioni, società che lavoravano nell’ambito del ciclo integrato dei rifiuti si formò spontaneamente un gruppo lavoro. Il nostro obiettivo era dare il miglior servizio al cittadino, rispondendo al principio comunitario “chi inquina paga”. Volevamo perciò che la normativa fosse diretta a legare il corrispettivo per i servizi di gestione dei rifiuti alle quantità conferite e ai servizi resi. Siamo riusciti a rappresentare una rete forte e autorevole, grazie alla presenza di soggetti che vantano esperienza tecnica applicata formata sulla migliori pratiche gestionali1. Questa esperienza ci mette in grado di fornire e condividere quadri interpretativi e proporre soluzioni normative adeguate. Nel delicato passaggio da Tarsu/Tia a TARES, abbiamo promosso iniziative in grado di evidenziare le criticità presenti nella norma con proposte di modifica finalizzate a rendere più efficiente la gestione dell’intero ciclo dei rifiuti. Abbiamo creato un blog (http://www.tares.it/) e attivato tre sottogruppi, finalizzati a:

a) lavorare su “NORME, REGOLAMENTI E RISCOSSIONE” per analizzare la criticità e offrire proposte di riforma coerenti con questa impostazione;

b) produrre uno studio su “MISURAZIONE QUANTITA’ E METODOLOGIE DI RACCOLTA”, che ha dimostrato che i sistemi di misurazione puntuale hanno raggiunto una piena maturità tecnologica e processistica e una crescente convenienza economica;

c) lavorare al “CENSIMENTO DELLE ESPERIENZE”, dimostrando come dalle migliori pratiche applicative si potevano trarre tutti i dati regolamentari ed applicativi per consolidare e generalizzare il passaggio a tariffa.

Il 24 ottobre 2012 abbiamo presentato le nostre proposte – modifiche da introdurre all’art. 14 del DL 201/11 e riforma del decreto applicativo (Dpr 158/99) – in un affollato seminario al Senato. Erano presenti i Ministeri dell’Ambiente e delle Finanze e membri delle Commissioni ambiente di Camera e Senato e numerosissimi tecnici e operatori del settore. Ciò ci ha consentito di creare un clima di attenzione ed ascolto alle nostre proposte. Ma il precipitare della situazione con la fine anticipata della legislatura ha creato una scenario di grande incertezza e confusione applicativa. Vi è stato un disordinato e disorganico sovrapporsi di emendamenti “last minute”che andavano a toccare singoli aspetti della norma, in modo del tutto slegato da un ragionamento sugli effetti di insieme (v. DL 35/2013 e prime circolari applicative). Perciò oggi i Comuni si trovano a fare i conti con un quadro non solo disorganico ma critico su molti aspetti, quali:
– la natura del prelievo (che può essere tributo o corrispettivo a seconda che sia applicato in modo parametrico o puntuale);
– la necessità di aggiornamento del decreto applicativo (sarebbero utili chiarimenti sulle voci di spesa del Piano Finanziario, sull’attribuzione dei costi a quota fissa e variabile e a utenze domestiche e non domestiche);
– le incertezza sulla riscossione (che può avvenire attraverso bollettino postale o F24, ma sconta ritardi nella messa a disposizione di strumenti e procedure);

– le incertezze sul tributo per il servizi indivisibili, da riscuotere assieme alla tariffa ma da versare per il 2013 direttamente alla Stato (che ha ripristinato – solo per quest’anno!- i trasferimenti );

– la confusione ingenerata sulle differenza (introdotte dal DL 35/2013) tra situazione applicativa per il 2013 e per gli anni successivi.

In questa situazione il gruppo TARES (che sta dando vita ad una associazione per allargare le adesioni degli operatori e consolidare la sua visibilità e capacità di influenza) si sta muovendo verso il nuovo Parlamento e il nuovo Governo. Dall’analisi delle criticità che la situazioni applicativa stanno generando per Comuni e gestori. bisogna far ripartire in modo accelerato (prima che si arrivi alla situazione a regime che dovrebbe partire dal 2014) le modifiche necessarie a risolvere i problemi e a far ripartire quel “cammino della riforma” che a tutti gli operatori pare urgente e ineludibile. Eco dalle Città può essere uno strumento per allargare il dibattito e finalizzarlo. Il vostro portale ha diverse opportunità per farsi parte attiva della campagna “per una tariffa commisurata alla produzione dei rifiuti”:
-sostenere e diffondere l’analisi delle criticità della prima applicazione della norma;

– attivare un forum discussione sulle proposte di modifica della normativa (primaria -art.14 DL 201/11 – e secondaria -Dpr 158/99)
– seguire i momenti fondamentali dell’azione del gruppo (che saranno scanditi da un appuntamento parlamentare alla ripresa dei lavori Camera e Senato e da un seminario a Ravenna 2013).

Ritengo, in conclusione, che la valorizzazione dei “saperi applicativi” emersi dalle buone pratiche che hanno continuato a svilupparsi a dispetto di un quadro normativo a dir poco “incerto e contraddittorio”, offra al nuovo Parlamento una grande opportunità. Essa va colta in tempo per dare risposte certe ai Comuni che stentano a “tenere la barra dritta” in questo periodo “di confusione”. Oggi si può andare ad una tariffa di tipo europeo, svincolata da altri tributi locali e strumento per orientare la gestione dei rifiuti verso la prevenzione e la “società del riciclaggio”. Buoni segnali han cominciato a venire dal nuovo parlamento (ad es. con la prima prese di posizione della nuove commissioni ambiente) e dalla società civile (ad es. la raccolta di firme promossa da Legambiente sulla petizione popolare “Chi inquina paga, chi produce meno rifiuti deve risparmiare”). I prossimi mesi saranno decisivi per individuare e definire il percorso normativo adeguato. Nella road map per la riforma la Tariffa rifiuti non può essere deve dispersa nel calderone della fiscalità legati ai servizi locali, ma deve mantenere la sua specificità e il suo ruolo strumentale alla gestione sostenibile dei rifiuti. Per questo la sua applicazione sulla base di indici parametrici non può che essere un fatto momentaneo e provvisorio e deve arrivare a quella misurazione dei rifiuto prodotto da ogni utenza. Questo principio già ispirava il Decreto Ronchi e il Dpr 158/99, ma oggi quindici anni dopo, ha raggiunto la piena maturità economica a gestionale.

Mario Santi

1. Il “gruppo fondatore” era costituito da: Aemme Linea Ambiente S.r.l. (Legnano MI), Amaga S.p.A. (Abbiategrasso, MI), Amga Legnano S.p.A. (Legnano, MI), Area S.p.A. (Copparo, FE), ARS Ambiente S.r.l. (Gallarate, VA), Consorzio Chierese per i Servizi (Chieri, TO), Consorzio dei Comuni dei Navigli (Albairate, MI), Consorzio Priula – Consorzio Treviso Tre – Contarina S.p.a. (Villorba, TV). CoopErica (Alba, CN), Nord Milano Ambiente (Cinisello Balsamo, MI), Navigli Ambiente (Abbiategrasso, MI), dott. Mario Santi – studi e progetti sul ciclo dei rifiuti (Venezia, VE). Scuola Agraria del Parco di Monza (Monza, MB), Serveco S.r.l. (Montemesola, TA), SCS Società Canavesana Servizi (Ivrea, TO). Softline S.r.l. (Milano, MI).

Fonte: eco dalle città

Tariffa e gestione dei rifiuti in una grande città: l’esempio di Zurigo (Svizzera)

La città di Zurigo a confronto con l’Italia per comprendere quali sono le principali differenze di gestione dei rifiuti (e di tariffazione). Eco dalle città ha intervistato Laura Donnicola, cittadina svizzera d’origine italiana, operatrice a Zurigo nel campo del riciclo di Apparecchi Elettrici e Elettronici375419

In Italia, con il Governo Monti, è stata introdotta la Tares, una tassa che obbliga i cittadini a pagare il servizio di igiene e raccolta rifiuti in base a quanti metri quadri ogni utente possiede. Per noi italiani è normale questo sistema, tu invece cosa ne pensi?

Credo che sia davvero strano. Non capisco davvero il senso. Ad esempio, i miei genitori sono per due o tre mesi all’anno in Italia e pagano al comune una tassa sui rifiuti come se vivessero nella loro casa per un anno intero. Eppure producono pochissimi rifiuti. Anzi, poiché sono abituati a fare la raccolta differenziata, quando ritornano in Salento, sono impossibilitati a farla correttamente. Io credo che sia insensata una tassa applicata ai metri quadri. Questo sistema non aiuta a evitare la produzione dei rifiuti. Se io devo pagare ad esempio 300 euro di tassa, cerco di produrre più rifiuti perché voglio sfruttare completamente questo pagamento.
In effetti con questo sistema si è incentivati a produrre più rifiuti e quindi nessuno ha una ragione economica a produrne di meno, proprio perché si cerca di massimizzare la propria spesa. Invece a Zurigo (Svizzera) e in quasi tutti i paesi europei in genere si applica o la tariffa o il pagamento di singoli servizi. Laura tu ora dove vivi?
Io vivo a 40 chilometri da Zurigo, dove mi reco attualmente per lavoro. E’ un paese molto piccolo, in cui si fa la raccolta porta a porta per le frazioni come la carta. Il resto viene portato all’Ecocentro dove si paga per conferire alcuni rifiuti.

I cittadini pagano per conferire i materiali all’Ecocentro?

Si, dipende dal materiale però. Si paga per conferire il polistirolo, i pneumatici o le batterie, gli inerti e laterizi. Tutti i materiali della raccolta differenziata (carta, plastica, vetro, legno, alluminio e banda stagnata o gli apparecchi elettrici e elettronici) sono conferiti gratuitamente. Ma non tutti i comuni fanno pagare questo servizio. In Svizzera la Federazione fa le leggi, e poi il Cantone e il Comune, hanno ampi margini decisionali grazie all’autonomia. Quindi dipende dal paese in cui vivi.

E per l’indifferenziato come funziona?

Nel mio paese si adotta un sistema che è simile a quello che si adotta oggi a Zurigo. Quando vivevo nei pressi del capoluogo, compravo al supermercato il sacco per l’indifferenziato, lo Zuri Sack (il cui costo varia a seconda della grandezza, da uno a quattro euro circa, in Svizzera, ricordo, si usa il Franco svizzero). Ogni utente può usare solo quel tipo di sacchetto per buttare i propri rifiuti. Ogni busta che è diversa dallo Züri-Sack non viene raccolta dall’operatore. In questo modo si è incentivati a ridurre i propri rifiuti.

Ma cosa accade se qualcuno non usa il sacchetto imposto dal tuo comune? Ci sono dei controlli?
I furbi ci sono dappertutto. A volte quando raggiungo la stazione per recarmi a Zurigo mi capita di trovare qualche sacchetto. Però nel mio paese ad esempio i cittadini hanno denunciato all’amministrazione chi faceva il furbo e usava un semplice sacchetto di plastica per buttare i propri rifiuti. Dopo la terza segnalazione, la polizia municipale ha aperto i sacchetti e sono riusciti a risalire al trasgressore. So che questo utente è stato multato.

Riguardo alla gestione operativa dei rifiuti di Zurigo (395.000 abitanti, Cantone svizzero tedesco), si legge che per strada non ci sono cassonetti stradali comunali. Secondo il calendario adottato, ogni condominio o ogni utente deve esporre in base al giorno stabilito, nel sacchetto Züri-Sack o nei cassonetti personali Züri-Sack, i rifiuti domestici (come ad esempio lampadine, sabbia per gatti, materiali e imballaggi in plastica, calze di nylon, tetrapak e sacchetti per la spesa di carta, lamette da barba, sacchetti dell’aspirapolvere, confezioni per surgelati, bicchieri di vetro, mozziconi di sigarette) che vengono avviati ad incenerimento. La carta (libri e riviste) e il cartone, e gli indumenti sono raccolti porta a porta. Anche l’umido è raccolto a parte tramite un abbonamento da pagare in aggiunta. Il vetro si differenzia per colore nei vari appositi centri. Cosa pensi di questo sistema?
Io credo che il funzioni e che ormai la gente si sia abituata. Poichè io lavoro soltanto a Zurigo e non ci vivo non posso dire di più.

A proposito, tu lavori a Zurigo per una fondazione che si occupa del riciclaggio di tutti gli Apparecchi Elettrici e Elettronici (esclusi i personal computer e i telefonini, per i quali, mi hai detto, c’è un altro consorzio con le stesse funzioni). Come va la raccolta differenziata nel tuo settore?

Direi molto bene. In Svizzera la media di riciclaggio di RAEE (Rifiuti Apparecchiature Elettriche e Elettroniche) per ogni cittadino in un anno si aggira sui 17 chilogrammi, in Europa invece la media è di soli 4 chili.

Complimenti, ma come fate a raggiungere queste cifre? Non credo che ci siano più prodotti elettrici che in altri paesi?
Io credo che sia una questione di mentalità. Le persone sono state sensibilizzate già da quarant’anni su questi aspetti. In Italia mi sembra che si guardi non oltre il confine della propria casa o del proprio giardino, mentre in Svizzera si guarda la strada. Inoltre se i cattivi comportamenti non prevalgono su quelli buoni, è perché c’è un buon controllo e soprattutto c’è l’applicazione della sanzione. Quando vengo in Italia mi accorgo che tutto questo non c’è ancora.

Fonte. Eco dalle città

 

ACQUA, BOLLETTE ILLEGITTIME DAL LUGLIO 2011

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Il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua ha reso noto che il Consiglio di Stato ha stabilito che è illegittima la remunerazione del 7% sulle bollette dell’acqua e che la nuova tariffa introdotta dall’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas è illegittimamente gonfiata.

 

Lo scorso anno, L’AEEG (Autorità per l’Energia Elettrice ed il Gas), incaricata di formulare la nuova tariffa all’indomani dello storico referendum del 12 e 13 giugno 2011, aveva chiesto un parere al Consiglio di Stato circa la remunerazione del capitale investito, cioè il profitto garantito del 7% presente nelle bollette dell’acqua.

Ebbene, il Consiglio di Stato ha risposto confermando quanto già precedentemente affermato dalla Corte Costituzionale: dal 21 luglio 2011, data ufficiale della proclamazione della vittoria referendaria, la remunerazione del capitale investito doveva cessare di essere calcolata in bolletta. Pertanto, quello che i cittadini italiani hanno pagato dalla vittoria referendaria ad oggi è illegittimo e i soggetti gestori non hanno più alibi: devono ricalibrare le bollette dell’acqua.

Lo ha reso noto ieri, attraverso un comunicato stampa, il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua: “La sentenza del Consiglio di Stato Nr. 00267 datata 25/01/2013 rafforza la necessità di rispettare il referendum del 2011 e delegittima le scelte che hanno guidato l’AEEG nella formulazione della nuova tariffa, emessa un mese fa, in cui ‘la remunerazione del capitale investito” viene reintrodotta sotto mentite spoglie’.

“Lo ripetiamo ancora una volta”, sottolinea il comunicato stampa, ”abbiamo vinto, non si possono fare profitti sull’acqua. Questa volta a darci ragione è il parere del Consiglio di Stato sulla tariffa: le bollette che i gestori consegnano ai cittadini sono illegittimamente gonfiate e non rispettano la volontà referendaria espressa da 27 milioni di persone”.

Il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua lo va dicendo da oltre un anno e lo ha messo in pratica attraverso la “Campagna di obbedienza civile”, attraverso la quale cui decine e decine di migliaia di persone, in tutta Italia, hanno ridotto le proprie bollette per contrastare la violazione democratica in atto.

La sentenza del Consiglio di Stato non fa che rafforzare le ragioni di chi vuole un servizio idrico ripubblicizzato e fuori dalle logiche di mercato. La mobilitazione contro la ‘nuova’ tariffa AEEG – conclude il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua – è già iniziata e andrà avanti fino a che non verrà ritirata, nel rispetto della volontà degli italiani, nelle strade, nelle piazze e nei tribunali.

Fonte: il cambiamento