Desirée e David hanno vinto contro gli allevamenti intensivi: «E ora vogliamo essere custodi della terra»

Un’energia che nemmeno ci si immagina se non li si vede all’opera. Ragazzi entusiasti, determinati, che hanno messo a frutto il loro patrimonio di valori e sono riusciti ad ottenere la loro vittoria: accelerare la chiusura di un lager dove erano allevati 30.000 tacchini in condizioni pesantissime.desiree_ambra

Ora vogliono acquistare il terreno dove si trovano i capannoni ormai vuoti per assicurarsi che nessun altro allevamento intensivo possa riaprire proprio lì. Ma il costo è alto; si stanno rimboccando le maniche e… chissà che non ci sia qualcuno pronto a dar loro una mano! Si chiamano Desirée Manzato e David Panchetti.

«David abitava già ad Ambra, una frazione del Comune di Bucine in provincia di Arezzo, nel podere di un amico, in affitto in una delle varie abitazioni presenti e gestiva un negozio di riparazione computer – spiega Desirée – Diviso da una rete, c’è sempre stato questo un allevamento intensivo di tacchini dato in affitto a varie aziende che via via col tempo cambiavano. Io a quel tempo abitavo in Veneto, facevo la restauratrice ed era attivista nell’associazione per i diritti animali Venus in fur. Ci siamo conosciuti e dopo pochi mesi mi sono trasferita anche io ad Ambra».

Poi Desirée e David si erano prefissati di far chiudere l’allevamento.

«Ma come fare?» si sono domandati.

«Per un anno abbiamo chiesto aiuto a chiunque, istituzioni, politici, associazioni, per trovare un modo. Le ragioni della chiusura c’erano tutte: luci accese 24 ore su 24, sovraffollamento, sporcizia, incuria, medicinali ed antibiotici nell’acqua e ogm nei mangimi. Trentamila tacchini erano stipati in 7 capannoni; dopo appena 3 mesi di ingrasso venivano caricati di notte, praticamente sotto la finestra della nostra camera da letto, per essere trasportati al macello. Il dottor Massimo Tettamanti ad un corso per attivisti accolse la mia proposta di fare una causa per danno ambientale. Poco tempo dopo, l’allevatore stesso ci confessava che era parecchio in crisi ed acconsentì a lasciarci liberare due tacchine che prendemmo subito prima che finissero nel dannato camion. Una di loro purtroppo dopo 5 mesi ci ha lasciati, Giorgina invece l’1 febbraio compie un anno».

«Nel frattempo, grazie alle nostre investigazioni e al dialogo con le persone del paese e con il proprietario del podere, si iniziò a diffondere la verità. L’allevatore fu messo alle strette e se ne andò. Quindi, onde evitare che facesse gola a nuovi allevatori, abbiamo valutato l’idea di acquistare il podere intero, compreso l’allevamento ormai vuoto, per trasformare il tutto in rifugio per animali da reddito e piccola azienda agricola che lavori in funzione del mantenimento degli animali stessi, come obbiettivo primario. L’acquisto è ancora in fase di trattativa; siamo alle battute finali con banche, associazioni coinvolte nel progetto e siamo alla ricerca di eventuali altri finanziatori. Il costo è alto, però comunque è nemmeno la metà di quello che chiedevano all’inizio. Noi ad Ambra siamo ancora in affitto, però abbiamo il benestare del proprietario per iniziare tranquillamente a coltivare e a fare il lavori necessari. Il posto era in stato di abbandono; piano piano stiamo ridando dignità alla valle, respiro al bosco e stiamo liberando il letto dei torrenti e le sponde del lago. Abbiamo già alcuni animali, provenienti da varie situazioni, che vivono con noi e impegnano le nostre giornate. Ci sono una serie di appartamenti al grezzo da ammobiliare per ospitare in un futuro prossimo persone che volessero venire a trascorrere qualche giorno, mese o anno di pausa dalla vita moderna, sapendo che l’affitto che pagheranno andrà interamente a mantenere gli animali ospiti del rifugio, idem per i pasti che offriremo loro. Per ora in maniera informale ospitiamo in casa nostra solo piccoli gruppi di persone che vengono per conoscere il progetto e farne parte. Oppure ospitiamo chi partecipa ai nostri eventi, perché venendo da lontano preferisce fermarsi a dormire per ripartire il giorno dopo con calma. Organizziamo eventi, appunto, finalizzati al mantenimento del rifugio e per diffondere varie tematiche, dall’informazione sul nostro progetto, alla diffusione del veganesimo e dei diritti animali, incontri con ospiti di altre realtà collegati al mondo dell’attivismo animalista e ambientalista, contro le multinazionali e per il ritorno ad una vita più semplice e contadina, accompagnati sempre da pasti vegan autoprodotti».

Il prossimo appuntamento in calendario sarà il più speciale: l’1 febbraio Giorgina, la tacchina del capannone 7, compie un anno di vita.

«Quindi faremo una grande festa per festeggiare Giorgina e per ricordare gli animali che non ce l’hanno fatta; per ribadire anche che qui, all’ex allevamento di Ambra, nessuno mai più verrà recluso per essere condannato a morte. Festeggeremo dalle ore 14 fino al sopraggiungere del buio, dopo di che lasceremo alle bestiole il giusto silenzio necessario. Speriamo per quella data di avere le ultime risposte sulle trattative così ci sarà un ulteriore motivo in più per festeggiare. Fino a quel momento incrociamo le dita».

Chi vuole fare visita a Desirée e David può farlo nei fine settimana, telefonando prima al numero 055-996946.

E’ stata aperta anche una raccolta fondi su BuonaCausa

Fonte: ilcambiamento.it