Resa al minimo per i ragazzi che usano troppo il computer: uno studio su 31 paesi

Per chi pensa che il computer ci renda tutti i giorni un po’ più stupidi e che forse tecnologia ed educazione non vadano proprio così bene a braccetto, ecco un nuovo studio che conferma tutte le ansie.computer_a_scuola

Jill Barshay è la fondatrice di Education By The Numbers, il blog del The Hechinger Report che si occupa di educazione. Ed è proprio lei che porta alla luce uno studio che conferma le preoccupazioni di genitori, educatori e insegnanti. La Organization for Economic Cooperation and Development (OECD) ha analizzato l’uso del computer tra i quindicenni di 31 nazioni  e ha riscontrato che gli studenti che usano maggiormente il computer a scuola hanno minori abilità di lettura e più bassi rendimenti in matematica.  Lo studio è stato pubblicato il 15 settembre 2015 benchè sia stato condotto nel 2012, quando gli studenti utilizzavano ancora meno di oggi internet e computer nelle scuole. «Chi utilizza internet ogni giorno ha le performance peggiori » spiega Andreas Schleicher, direttore dell’OECD Director e autore di “Students, Computers and Learning: Making the Connection,” il rapporto in questione, primo nel suo genere. Pare invece, sempre dallo studio, che l’utilizzo del computer a casa produca meno danni riguardo l’apprendimento. In media, nelle 31 nazioni oggetto dello studio i quindicenni trascorrono in media oltre due ore al computer ogni giorno (nella tabella QUI c’è anche l’Italia). Commenta Schleicher: «Noi tutti pensiamo che introdurre sempre più tecnologia aiuti l’apprendimento, aumenti l’interazione e dia agli studenti accesso a più conoscenze. Purtroppo non pare funzionare in questo modo». La tecnologia cambia anche completamente il modo e i risultati con cui si utilizzano i mezzi di apprendimento e di prova. Per esempio, lo studio attesta che gli studenti che utilizzano di più il computer a scuola hanno risultati leggermente migliori nella “lettura digitale” ma assolutamente peggiori nella lettura degli scritti stampati, cioè la lettura convenzionale. Stessa cosa è stata osservata per i test di matematica. E questo avviene solo se l’utilizzo del computer resta comunque al di sotto di una certa soglia; se la si supera i risultati peggiorano. In definitiva, commenta Jill Barshay, «questo studio mi induce a concludere che la tecnologia abbia in sè molte potenzialità ma è difficile utilizzarla e implementarne l’uso in maniera intelligente ed equilibrata. Probabilmente è meglio investire il denaro nella formazione di bravi insegnanti piuttosto che nell’acquisto di tanti computer».

Fonte: ilcambiamento.it

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Biciclette, un milione di occupati in Europa entro il 2020. Lo studio “Ciclismo per la crescita”

L’industria delle due ruote e tutte le attività ad essa connesse, cicloturismo in primis, rappresentano uno dei settori più vivaci dell’economia europea. Secondo lo studio della Federazione Europea dei Ciclisti,ad oggi nel vecchio continente sono più di 650 mila i lavoratori del settore e nel 2020 saranno un milione. Investire nella bici fornisce il migliore ritorno economico nel settore dei trasposti381392

L’ultimo studio della Federazione Europea dei Ciclisti(ECF) dal nome “Ciclismo per la crescita” sviscera i dati di uno dei settori economicamente più vivaci del vecchio continente. In Europa l’indotto dell’industria della bicicletta occupa più di 650mila lavoratori, più di quelli impiegati nel settore estrattivo minerario (615 mila addetti) e più del doppio di quello siderurgico (31 mila lavoratori). La parte del leone la fa il settore del cicloturismo, che vede impegnati più di mezzo milione di addetti, a seguire quello della vendita e riparazione (80587 lavoratori), poi quello della costruzione delle infrastrutture (23417 addetti), vendita e riparazione (22629 lavoratori) e infine quello dei servizi (4224 addetti).
Durante la presentazione dello studio a Bruxelles, Kevin Mayne (direttore del settore sviluppo dell’ECF) ha lanciato un messaggio ai governi europei e al nuovo presidente Juncker: “Investire sul ciclismo su due ruote è la scelta più giusta e i benefici a lungo termine si vedranno sui bilanci della spesa sanitaria, in quello dei trasporti e nel cambiamento climatico. Adesso siamo in grado di dimostrare che ogni nuova pista ciclabile costruita crea nuovi ciclisti e questo contribuisce alla crescita dei posti di lavoro. Investire nella bicicletta fornisce il migliore ritorno economico di qualsiasi altro investimento fatto nel settore dei trasposti”.  Nel rapporto è incluso anche un piano di azione e i relativi benefici che potrebbe apportare all’economia europea. Il piano d’intervento si spinge fino al 2020 dove, a fronte di un raddoppio degli investimenti da parte della Comunità Europea e di piani nazionali per incentivare l’uso delle due ruote (per esempio sgravi fiscali per i ciclisti), il numero dei lavoratori sale fino a quota un milione. Inoltre, a parità di investimenti, il tempo di permanenza nella aziende di un lavoratore dell’industria delle due ruote è tre volte superiore a quello dei lavoratori dell’industria automobilistica. Lo studio si chiude ricordando che il settore del ciclismo non richiede un alto livello di qualificazione per potervi accedere e questo gli permette di offrire una oggettiva opportunità per l’ inclusione europea sopratutto in questi anni di crisi economica.

Fonte: ecodallecitta.it

Ogm, il più grande studio mai realizzato

La Global Gmo Free Coalition ha accolto con gioia la notizia dell’inizio del più grande studio mai realizzato su Ogm e pesticidi correlati. Studio che avrebbe dovuto essere realizzato da aziende e autorità prima di immettere gli organismi geneticamente modificati in commercio!ogm_pericoli

Si chiama Factor GMO e sarebbe dovuto essere realizzato molto tempo fa da aziende e istituzioni. Eppure oggi ci troviamo di fronte alla diffusione incontrollata degli ogm senza che in via preventiva siano stati condotti studi che ne attestassero la sicurezza. E ciò spiega gli enormi problemi che stanno emergendo a cose fatte. Factor GMO includerà tre campi di ricerca: carcinogenicità, tossicità e fertilità. L’auspicio è che si arrivi a saperne di più sull’impatto sulla salute del mais RoundUp Ready e del pesticida glifosato con il quale viene cresciuto. Gli erbicidi a base di glifosato sono tra I più diffusi nel mondo. Il RoundUp della Monsanto fa guadagnare alla multinazionale il 20% dei profitti netti. Lo studio fornirà dati sui livelli di pericolosità del glifosato e sui danni che causa alla salute umana. La Global GMO Free Coalition invoca da parte dei governi e delle autorità internazionali maggiore rigore nelle reglamentazioni e nelle autorizzazioni di ogm e pesticidi almeno fino a che lo studio non sarà terminato. Se ciò non avverrà, dicono i promotori della ricerca, le autorità regolatorie si esporranno al rischio di accuse, cause e richieste di risarcimenti. Lo studio Factor Gmo costerà 25 milioni di dollari e la grande alleanza di scienziati che lo promuove ha annunciato che accetterà donazioni e finanziamenti ma non dalle multinazionali del biotech. Prima dell’aprile 2015 servono intanto almeno tre milioni di dollari per verificare innanzi tutto se gli ogm possono provocare infertilità o difetti alla nascita. Poi si proseguirà. E a far parte del team scientifico che porterà avanti lo studio c’è anche la dottoressa Fiorella Belpoggi, direttore del Centro di Ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini. La dottoressa Belpoggi ha anche partecipato a Londra alla conferenza stampa di presentazione. insieme a Bruce Blumberg e Oxana O. Sinitsyna, valuterà il protocollo e l’esecuzione dell’intero esperimento. Lo studio internazionale “Factor GMO” è il più grande esperimento a lungo termine mai condotto di questo genere. Gli scienziati coinvolti nello studio sono esperti riconosciuti a livello internazionale nei rispettivi ambiti di ricerca, e provengono dall’America, dall’Italia e dalla Russia. Questo studio fornirà importantissime informazioni ai governi, alle agenzie di regolamentazione e ai cittadini di tutto il mondo

Fonte: ilcambiamento.it

Smog, nelle case dove si fuma il Pm2.5 è 10 volte più alto | Lo studio Tobacco Control

Le concentrazioni medie di Pm2.5 nelle case abitate da fumatori sarebbero circa 10 volte superiori di quelle misurate nelle case dove nessuno fuma. Secondo lo studio, anche solo vivere con un fumatore significa essere esposti a una quantità di particelle inquinanti pari a 3 volte la quantità annua imposta dall’OMS come limite di sicurezza per la salute380736

Che l’aria dentro casa possa essere nociva e inquinata tanto quanto quella fuori non è una novità: l’allarme inquinamento indoor è costantemente acceso da anni nella comunità scientifica, perché le sostanze tossiche o nocive presenti nelle abitazioni sono molteplici e a volte difficili da individuare (vernici, formaldeide, detersivi…). Tra queste fonti di inquinamento domestiche la sigaretta resta il problema più grande per la salute, e non solo per chi la fuma. Vivere in casa con un fumatore è come vivere nelle città più inquinate del mondo, a causa dei livelli di esposizione alle particelle inquinanti che penetrano in profondità nei polmoni, il cosiddetto particolato fine (Pm2.5). Lo rivela uno studio suTobacco Control della University of Aberdeen (Gb). I non fumatori conviventi con fumatori sono esposti a una quantità di particelle inquinanti pari a 3 volte la quantità annua imposta dall’OMS come limite di sicurezza per la salute. Il particolato fine infatti, formato da particelle di diametro inferiore ai 2,5 millesimi di millimetro indicate come un pericolo per la salute, è usato sia per misurare i livelli di inquinamento atmosferico delle città sia per il fumo passivo cui si è esposti in un ambiente dove si può fumare.  Molto si è fatto in vari Paesi per limitare il fumo nei luoghi pubblici, ma le abitazioni private rimangono intoccabili e quindi tutti i non fumatori che convivono con un fumatore in casa si trovano esposti al fumo passivo, con livelli di inquinamento pericolosi per la salute alla luce di questo studio. Gli esperti hanno confrontato i livelli di particolato fine di93 abitazioni in cui vive un fumatore con quelli di 17 abitazioni in cui non vive alcun fumatore. E’ emerso che le concentrazioni medie di particolato fine PM2.5 nelle 93 case erano di circa 10 volte maggiori di quelle nelle 17 case non abitate da fumatori.

Scarica lo studio:

Fine particulate matter concentrations in smoking households: just how much secondhand smoke do you breathe in if you live with a smoker who smokes indoors?

Fonte: ecodallecitta.it

Conai, nuovo studio sul contributo della filiera del riciclo dei rifiuti urbani alla crescita dell’occupazione

Lo studio sull’occupazione nel settore del riciclo realizzato da CONAI rileva che in uno scenario realistico di sviluppo della filiera del riciclo si potranno creare entro il 2020 circa 90.000 nuovi posti di lavoro380089

Presentato lo studio “Ricadute occupazionali ed economiche nello sviluppo della filiera del riciclo dei rifiuti urbani”, realizzato da CONAI – Consorzio Nazionale Imballaggi – in collaborazione con Althesys. Il documento è stato illustrato nell’ambito del convegno “Creare Occupazione” alla presenza di Giuliano Poletti – Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Obiettivo dello studio, valutare quali ricadute occupazionali ed economiche per il nostro Paese si possano conseguire dal raggiungimento degli obiettivi europei al 2020, che fissano al 50% il riciclo dei rifiuti urbani e domestici.

Fonte: ecodallecitta.it

Nelle aree inquinate si muore di cancro: SENTIERI pubblicato sotto silenzio

Lo studio a integrazione di SENTIERI è stato pubblicato nel silenzio totale dei media, ma i risultati sono sconcertanti: morti per cancro in aumento nelle aree densamente inquinate

L’integrazione allo studio SENTIERI a cura del ISS Istituto Superiore di Sanità è stato pubblicato da poche ore e senza i grandi titoli a cui il mainstream ci ha abituati nel caso di notizie a volte meno clamorose. Il perché probabilmente è intuibile dopo aver letto la prefazione:

Elemento di novità delle analisi qui presentate è l’utilizzo dell’incidenza oncologica e dei ricoverati, esiti informativi anche per patologie ad alta sopravvivenza come il tumore della tiroide, per il quale in alcuni SIN (Brescia-Caffaro, Laghi di Mantova, Milazzo, Sassuolo-Scandiano, Taranto) sono presenti incrementi in entrambi i generi in ambedue le basi di dati. Sempre grazie alle analisi dell’incidenza oncologica e dei ricoverati, a Brescia-Caffaro sono stati osservati eccessi per le sedi tumorali che la valutazione della IARC del 2013 associa certamente (melanoma) o probabilmente (tumore della mammella e per i linfomi non-Hodgkin) con i PCB (policlorobifenili), principale contaminante nel sito.ITALY-ENVIRONMENT-CRIME-WASTE-DEMO

Il Progetto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) viene presentato con i primi risultati pubblicati nel 2010 e nel 2011 e analizza la correlazione tra qinquinamento ambientale e mortalità delle persone che abitano nei SIN, i Siti di interesse nazionale per le bonifiche, ovvero delle aree densamente inquinate. Il supplemento pubblicato ieri fornisce dati più completi in merito a 18 SIN su 44 (L’ex ministro Clini ne ha declassati alcuni NdR). I dati riguardano dunque quelle aree servite dalla rete AIRTUM dei Registri dei tumori attiva a macchie di leopardo, e prende in considerazione l’incidenza oncologia dal 1996 al 2007 per 17 SIN e una prima parziale analisi dei dati relitivi alle ospedalizzazioni dal 2005 al 2010. In sostanza nelle aree densamente inquinate l’incidenza dei tumori è più elevata rispetto alla media regionale:

per esempio, nel SIN Fidenza per il tumore dello stomaco (eccesso di incidenza in entrambi i generi) nel SIN Laguna di Grado e Marano per il tumore dello stomaco (eccessi di mortalità, incidenza e ricoverati tra le donne); nei SIN di Brescia-Caffaro, Milazzo, Terni Papigno con eccessi di ricoverati per le malattie respiratorie in entrambi i generi;; nel SIN di Brescia-Caffaro con eccessi di incidenza (uomini) e di ricoverati (uomini e donne) per linfomi non-Hodgkin, per melanoma (incidenza e ricoveri, entrambi i generi) e tumore della mammella (incidenza e ricoveri, donne).I risultati relativi a singole patologie con agente eziologico pressoché unico, per esempio le fibre asbestiformi, sono di agevole commento. Il mesotelioma della pleura e il tumore maligno della pleura, suo proxy, mostrano incrementi nei SIN di Biancavilla, dove è presente la fibra asbestiforme fluoro-edenite, e Priolo, dove l’asbesto è presente insieme ad altri contaminanti ambientali. Si osservano aumenti anche nei SIN con aree portuali (es: Trieste, Taranto, Venezia e Porto Torres) e con attività industriali a prevalente vocazione chimica (Cogoleto Stoppani, Laguna di Grado e Marano, Priolo, Venezia) e siderurgica (Taranto, Terni, Trieste).Altri risultati di interesse riguardano le patologie del sistema urinario (insufficienze renali nei SIN Basso bacino del fiume Chienti, Taranto, Milazzo, Priolo) e le malattie neurologiche (nei SIN di Trento Nord, Laguna di Grado e Marano, Basso bacino del fiume Chienti). I risultati sopra commentati, sulla base di tre esiti differenti sono, nel loro insieme, coerenti con le precedenti analisi della sola mortalità per il periodo 1995-2002.

SENTIERI così è diventato l’oggetto del question time di ieri che i deputati pentastellati hanno rivolto a Beatrice Lorenzin ministro della Salute:

Ci risiamo. Il governo nasconde le carte nel cassetto per non parlare prima delle elezioni degli argomenti scottanti, anche se questi argomenti riguardano la salute di milioni di persone E i dati sulla mortalità di decine di Sin (SITI INTERESSE NAZIONALE) vengono ignorati. Tale volontà omissiva da parte del Governo è esemplificata dal Progetto Sentieri, studio sulla condizione di salute dei cittadini che vivono nelle aree più inquinate d’Italia, commissionato dal ministero della Salute e pronto da mesi, ma tenuto nascosto. Di fronte alla sordità del dicastero guidato da Lorenzin i tecnici che lo hanno realizzato hanno preso direttamente l’iniziativa, pubblicandolo sulla rivista di epidemiologia e prevenzione. Si tratta di un documento scottante che rileva eccessi anche del 90% della mortalità nelle aree Sin. Ma lo studio “dimentica” 39 Sin: dalla Valle del Sacco a Massa Carrara, da Pioltello a Napoli est sono siti studiato nella prima versione di Sentieri ma spariti da quest’ultimo documento. Altro macigno evidenziato dallo studio è quello che riguarda è quello relativo i bambini: un milione vive nei Sin, con una mortalità – si legge nel Sentieri – del 5% superiore rispetto a quella di altre zone d’Italia. Di fronte a questa emergenza sarebbe stato necessario avviare uno studio, come richiesto dagli epidemiologi, dal costo di poche decine di migliaia di euro. la risposta del ministero è stata una porta sbattuta in faccia. Noi vogliamo sapere – hanno detto al ministro i deputati pentastellati – se il ministero intenda davvero continuare a indagare in queste zone dimenticate dai decreti, con particolare riferimento alla popolazione pediatrica e, soprattutto se il governo intenda, una volta preso atto dell’ecatombe in corso, accelerare le bonifiche dei Sin, anche per non aumentare l’esborso per la spesa sanitaria che già ammonta a oltre 110 miliardi di euro l’anno.

Il ministro Lorenzin ha risposto che erano in atto ulteriori ricerche in relazione al progetto SENTIERI KIDS che studia la mortalità per cancro nei bambini che vivono ai aree inquinate.  Ma i pentastellati fanno sapere:

Il ministro della Salute rispondendo al question time in aula del M5S ha detto che è in corso un monitoraggio dello stato di salute dei bambini che vivono nei Sin. “Non crediamo che le cose stiano così e lo diciamo perchè noi ci atteniamo a quanto gli stessi medici dell’Iss hanno scritto nel rapporto epidemiologico: «Il progetto SENTIERI KIDS non ha finora ricevuto finanziamenti ad hoc e le diverse attività descritte sono in fase di realizzazione». Uno studio che arranca senza fondi e senza disponibilità del Ministero, quindi. Che d’altro canto non ha neppure pubblicizzato lo stesso Sentieri. Un quadro ben diverso da quello descritto in Aula dal ministro Lorenzin».

Fonte: ecoblog.it

© Foto Getty Images

 

Il possibile collasso della civiltà secondo uno studio della NASA: effetto di sovraconsumo e disuguaglianza

Per la prima volta si mostra attraverso un modello matematico che la maggiore disuguaglianza sociale aumenta il rischio di collasso della società per sovrasfruttamento delle risorse.(1) che possa prevedere il collasso della nostra società per il sovrasfruttamento delle risorse naturali. Sta facendo abbastanza discutere uno studio delle università del Maryland e del Minnesotafinanziato dalla NASA che ha lo scopo di creare un modello (1) che possa prevedere il collasso della nostra società per il sovrasfruttamento delle risorse naturali. Questo lavoro non ha naturalmente il livello di sofisticazione e di complessità svolto dal gruppo del MIT a proposito dei limiti dello sviluppo, ma contiene un elemento interessante ed inedito: per la prima volta indaga sul ruolo della disuguaglianza sociale nell’eventuale collasso della civiltà. Il modello mostra che il collasso è tanto più probabile, quanto è maggiore lo sfruttamento naturale e la stratificazione in classi sociali. I grafici qui sotto mostrano due possibili scenari di raggiungimento dell’equilibrio, quando il fattore di disuguaglianza è pari solo a 10,  oppure di collasso nel caso di una società fortemente disuguale in cui le elite consumano 100 volte il consumo della gente comune (il loro numero effettivo è quindi moltiplicato per cento) (2).Equilibrio-o-collasso-620x307

Le conclusioni dell’articolo sono chiare ed inequivocabili e dovrebbero rappresentare la base di ogni politica sensata di governo:

Il risultato dei nostri esperimenti indica che una sola tra queste due caratteristiche, il sovrasfruttamento delle risorse e una forte stratificazione economica, possono portare indipendentemente al collasso. Data una certa stratificazione economica, il collasso è difficile da evitare e richiede cambiamenti politici di grande rilievo, tra cui una siginificativa riduzione delle disuguaglianza e della crescita della popolazione. Anche in assenza di stratificazione economica, il collasso può comunque avvenire se i consumi pro capite sono troppo alti. Il collasso può tuttavia essere ridotto e la popolazione può raggiugnere un valroe di equilibrio se il consumo pro capite delle risorse è ridotto a un livello sostenibile e se le risorse sono distribuite in modo ragionevolmente equo.

Per la prima volta il tema della giustizia sociale fa il suo ingresso nei modelli sulla capacità di carico dell’ecosistema, e questo è molto importante. Come affermato dai ricercatori, non ci possiamo però illudere che uguaglianza significhi di per sè sostenibilità.

(1) Il modello matematico è naturalmente una descrizione semplificata delle realtà, che prende in considerazione quattro variabili: popolazione comune, popolazione delle elitè (i ricchi), le risorse naturali e la ricchezza della società. L’evoluzione di queste quattro variabili è descritta da equazioni che prendono ispirazione dal modello predatore-preda di Lotka-Volterra.

(2) Non è possibile qui approfondire gli aspetti di questo modello che andrebbe studiato per poter essere presentato nel modo più efficace. Mi piacerebbe farlo, se riuscissi a trovare il tempo.

Fonte: ecoblog.it

Nuova Sars dai dromedari all’uomo: uno studio prova la trasmissibilità

Secondo uno studio dell’olandese National Institute for Public Health and the Environment l’animale allevato nella penisola Arabica sarebbe il responsabile del nuovo corona virus noto come Mers, evoluzione della Sars150094635-586x366

Potrebbero essere i dromedari i colpevoli della trasmissione all’uomo della nuova Sars, il coronavirus che da quasi un anno si è affacciato in Medio Oriente facendo vittime sia fra i residenti che fra i viaggiatori provenienti da altri contenuti. A sostenerlo è uno studio coordinato da Chantale Reusken del National Institute for Public Health and the Environment a Bilthoven, nei Paesi Bassi, ricerca che è stata pubblicata sulla rivista The Lancet. Per giungere a queste conclusioni i ricercatori hanno raccolto 349 campioni di sangue da dromedari, mucche, pecore e capre provenienti da diversi paesi tra cui Oman, Paesi Bassi, Spagna e Cile. Come accade per il virus dell’aviaria (H7N9), la trasmissibilità tra gli esseri umani sembra essere molto rara, per cui è verosimile che esista una specie animale che faccia da veicolo nel trasmettere il virus all’uomo. Gli anticorpi specifici della Mers sono stati trovati in tutti i campioni di siero prelevati da cinquanta dromedari in Oman, elemento che fa supporre che il virus circoli fra gli esemplari del Paese. Secondo Marion Koopmans dell’Istituto Bilthoven

la scoperta è stata una sorpresa perché finora erano stati i pipistrelli i primi sospettati del contagio. Tuttavia, considerato che la maggior parte delle persone difficilmente entra a contatto con i pipistrelli, è probabile che il virus raggiunga l’uomo attraverso un ospite intermedio.

Nella penisola arabica il dromedario viene allevato in maniera diffusa ed è plausibile che sia all’origine del contagio.

Fonte:  Agi

TARES: un gruppo di tecnici studia la strada per una tariffa commisurata ai rifiuti prodotti

Nascita, sviluppo e prospettive del gruppo TARES: Comuni, Consorzi, aziende ed operatori per una tariffa commisurata ai rifiuti prodotti e ai servizi utilizzati. Mario Santi, rifiutologo, presenta, in esclusiva per Eco dalle Città, il “Gruppo TARES”: «Siamo un gruppo di tecnici che ha sempre pensato che la gestione del prelievo sui rifiuti fosse uno dei principali “strumenti” per guidarne la gestione verso prevenzione e riciclaggio»375679

Siamo un gruppo di tecnici che ha sempre pensato che la gestione del prelievo sui rifiuti fosse uno dei principali “strumenti” per guidarne la gestione verso prevenzione e riciclaggio. Già con la Tarsu, applicando gli Indici di produzione quantitativa e qualitativa previsti dalla circolari applicative del Dlgs 507/93, era possibile commisurare il pagamento ai rifiuti prodotti. Questa possibilità si è affermata pienamente con l’introduzione della tariffa (prevista dal Dlgs 22/97 – la cosiddetta Tia1) e confermata con la sua revisione operata dal Dlgs 152/06 (la cosiddetta Tia2). A fine 2011 il decreto “Salva Italia” (DL 201/11) introdusse all’art.14 il “pasticcio” della TARES. Il prelievo sui rifiuti veniva “confuso” assieme ad un tributo sui servizi indivisibili forniti dai Comuni. Lo scopo del governo era quello di portarne il finanziamento a carico della fiscalità comunale, per far fronte al taglio dei trasferimenti statali. A quel punto, a seguito del contatto fra aziende, istituzioni, società che lavoravano nell’ambito del ciclo integrato dei rifiuti si formò spontaneamente un gruppo lavoro. Il nostro obiettivo era dare il miglior servizio al cittadino, rispondendo al principio comunitario “chi inquina paga”. Volevamo perciò che la normativa fosse diretta a legare il corrispettivo per i servizi di gestione dei rifiuti alle quantità conferite e ai servizi resi. Siamo riusciti a rappresentare una rete forte e autorevole, grazie alla presenza di soggetti che vantano esperienza tecnica applicata formata sulla migliori pratiche gestionali1. Questa esperienza ci mette in grado di fornire e condividere quadri interpretativi e proporre soluzioni normative adeguate. Nel delicato passaggio da Tarsu/Tia a TARES, abbiamo promosso iniziative in grado di evidenziare le criticità presenti nella norma con proposte di modifica finalizzate a rendere più efficiente la gestione dell’intero ciclo dei rifiuti. Abbiamo creato un blog (http://www.tares.it/) e attivato tre sottogruppi, finalizzati a:

a) lavorare su “NORME, REGOLAMENTI E RISCOSSIONE” per analizzare la criticità e offrire proposte di riforma coerenti con questa impostazione;

b) produrre uno studio su “MISURAZIONE QUANTITA’ E METODOLOGIE DI RACCOLTA”, che ha dimostrato che i sistemi di misurazione puntuale hanno raggiunto una piena maturità tecnologica e processistica e una crescente convenienza economica;

c) lavorare al “CENSIMENTO DELLE ESPERIENZE”, dimostrando come dalle migliori pratiche applicative si potevano trarre tutti i dati regolamentari ed applicativi per consolidare e generalizzare il passaggio a tariffa.

Il 24 ottobre 2012 abbiamo presentato le nostre proposte – modifiche da introdurre all’art. 14 del DL 201/11 e riforma del decreto applicativo (Dpr 158/99) – in un affollato seminario al Senato. Erano presenti i Ministeri dell’Ambiente e delle Finanze e membri delle Commissioni ambiente di Camera e Senato e numerosissimi tecnici e operatori del settore. Ciò ci ha consentito di creare un clima di attenzione ed ascolto alle nostre proposte. Ma il precipitare della situazione con la fine anticipata della legislatura ha creato una scenario di grande incertezza e confusione applicativa. Vi è stato un disordinato e disorganico sovrapporsi di emendamenti “last minute”che andavano a toccare singoli aspetti della norma, in modo del tutto slegato da un ragionamento sugli effetti di insieme (v. DL 35/2013 e prime circolari applicative). Perciò oggi i Comuni si trovano a fare i conti con un quadro non solo disorganico ma critico su molti aspetti, quali:
– la natura del prelievo (che può essere tributo o corrispettivo a seconda che sia applicato in modo parametrico o puntuale);
– la necessità di aggiornamento del decreto applicativo (sarebbero utili chiarimenti sulle voci di spesa del Piano Finanziario, sull’attribuzione dei costi a quota fissa e variabile e a utenze domestiche e non domestiche);
– le incertezza sulla riscossione (che può avvenire attraverso bollettino postale o F24, ma sconta ritardi nella messa a disposizione di strumenti e procedure);

– le incertezze sul tributo per il servizi indivisibili, da riscuotere assieme alla tariffa ma da versare per il 2013 direttamente alla Stato (che ha ripristinato – solo per quest’anno!- i trasferimenti );

– la confusione ingenerata sulle differenza (introdotte dal DL 35/2013) tra situazione applicativa per il 2013 e per gli anni successivi.

In questa situazione il gruppo TARES (che sta dando vita ad una associazione per allargare le adesioni degli operatori e consolidare la sua visibilità e capacità di influenza) si sta muovendo verso il nuovo Parlamento e il nuovo Governo. Dall’analisi delle criticità che la situazioni applicativa stanno generando per Comuni e gestori. bisogna far ripartire in modo accelerato (prima che si arrivi alla situazione a regime che dovrebbe partire dal 2014) le modifiche necessarie a risolvere i problemi e a far ripartire quel “cammino della riforma” che a tutti gli operatori pare urgente e ineludibile. Eco dalle Città può essere uno strumento per allargare il dibattito e finalizzarlo. Il vostro portale ha diverse opportunità per farsi parte attiva della campagna “per una tariffa commisurata alla produzione dei rifiuti”:
-sostenere e diffondere l’analisi delle criticità della prima applicazione della norma;

– attivare un forum discussione sulle proposte di modifica della normativa (primaria -art.14 DL 201/11 – e secondaria -Dpr 158/99)
– seguire i momenti fondamentali dell’azione del gruppo (che saranno scanditi da un appuntamento parlamentare alla ripresa dei lavori Camera e Senato e da un seminario a Ravenna 2013).

Ritengo, in conclusione, che la valorizzazione dei “saperi applicativi” emersi dalle buone pratiche che hanno continuato a svilupparsi a dispetto di un quadro normativo a dir poco “incerto e contraddittorio”, offra al nuovo Parlamento una grande opportunità. Essa va colta in tempo per dare risposte certe ai Comuni che stentano a “tenere la barra dritta” in questo periodo “di confusione”. Oggi si può andare ad una tariffa di tipo europeo, svincolata da altri tributi locali e strumento per orientare la gestione dei rifiuti verso la prevenzione e la “società del riciclaggio”. Buoni segnali han cominciato a venire dal nuovo parlamento (ad es. con la prima prese di posizione della nuove commissioni ambiente) e dalla società civile (ad es. la raccolta di firme promossa da Legambiente sulla petizione popolare “Chi inquina paga, chi produce meno rifiuti deve risparmiare”). I prossimi mesi saranno decisivi per individuare e definire il percorso normativo adeguato. Nella road map per la riforma la Tariffa rifiuti non può essere deve dispersa nel calderone della fiscalità legati ai servizi locali, ma deve mantenere la sua specificità e il suo ruolo strumentale alla gestione sostenibile dei rifiuti. Per questo la sua applicazione sulla base di indici parametrici non può che essere un fatto momentaneo e provvisorio e deve arrivare a quella misurazione dei rifiuto prodotto da ogni utenza. Questo principio già ispirava il Decreto Ronchi e il Dpr 158/99, ma oggi quindici anni dopo, ha raggiunto la piena maturità economica a gestionale.

Mario Santi

1. Il “gruppo fondatore” era costituito da: Aemme Linea Ambiente S.r.l. (Legnano MI), Amaga S.p.A. (Abbiategrasso, MI), Amga Legnano S.p.A. (Legnano, MI), Area S.p.A. (Copparo, FE), ARS Ambiente S.r.l. (Gallarate, VA), Consorzio Chierese per i Servizi (Chieri, TO), Consorzio dei Comuni dei Navigli (Albairate, MI), Consorzio Priula – Consorzio Treviso Tre – Contarina S.p.a. (Villorba, TV). CoopErica (Alba, CN), Nord Milano Ambiente (Cinisello Balsamo, MI), Navigli Ambiente (Abbiategrasso, MI), dott. Mario Santi – studi e progetti sul ciclo dei rifiuti (Venezia, VE). Scuola Agraria del Parco di Monza (Monza, MB), Serveco S.r.l. (Montemesola, TA), SCS Società Canavesana Servizi (Ivrea, TO). Softline S.r.l. (Milano, MI).

Fonte: eco dalle città

Torino, la raccolta differenziata raggiunge le aule studio

Il progetto promosso dalla Consulta regionale dei giovani in collaborazione con l’Amiat mira a garantire, come già avviene nei dormitori e nelle mense, la raccolta differenziata nelle aule studio dell’Edisu

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“L’Ente diritto allo studio fornisce una miriade di servizi agli studenti gestendo numerosi spazi, che producono ovviamente rifiuti, per cui ci è parso importante appoggiare il progetto della Consulta regionale dei giovani. Anzi, sarebbe opportuno estendere iniziative del genere a tutte le sedi universitarie piemontesi”. In questo modo si è espresso, nella biblioteca dell’Edisu di via S. Ottavio, il presidente di Edisu Piemonte,Umberto Trabucco, nel corso della conferenza stampa sul progetto di raccolta differenziata nelle aule studio dell’Ente. Il progetto promosso dalla Commissione casa e ambiente e dall’Ufficio di presidenza della Consulta regionale dei giovani, in collaborazione con l’Amiat e la Città di Torino, è volto a garantire, come già nei dormitori e nelle mense, la raccolta differenziata nelle aule studio dell’Ente. Alessandro Stefanutti e Cristiano Liardo della Consulta hanno spiegato che il progetto, fondato sul fatto che è realizzabile a costo zero, è di alta valenza educativa verso i comportamenti degli studenti: “Ognuno di noi può agire sul proprio stile di vita adottando pratiche che raggiungano l’obiettivo di produrre meno rifiuti possibili e che quelli prodotti siano recuperabili o riutilizzabili. Tutto questo in sintonia con la strategia comunitaria delle 4R: raccolta differenziata, riciclaggio, riduzione e riuso”. Maurizio Magnabosco, amministratore delegato Amiat, ha sottolineato “quanto sia non semplice interiorizzare certi meccanismi di educazione ambientale e dell’importante ruolo del controllo sociale per rendere un fatto normale la raccolta differenziata. Questo pure in una città come Torino che è il più virtuoso capoluogo di regione in Italia con una quota del 42% di raccolta differenziata”.

Fonte: eco dalle città