Le associazioni mobilitate: «Chiudiamo le strade alle auto davanti alle scuole»

Un raggruppamento di associazioni ha lanciato la campagna “School Streets, le strade ai bambini” per chiedere una norma nazionale che vincoli i Comuni a imporre il divieto di passaggio e sosta alle auto davanti alle scuole nei momenti di ingresso e uscita degli studenti.

Un raggruppamento di associazioni ha lanciato la campagna “School Streets, le strade ai bambini” per chiedere una norma nazionale che vincoli i Comuni a imporre il divieto di passaggio e sosta alle auto davanti alle scuole nei momenti di ingresso e uscita degli studenti.

QUI i promotori

«I bambini e i ragazzi hanno diritto di camminare (e pedalare) sulla strada sicuri, anche in autonomia, e vivere in un ambiente non inquinato – dicono i promotori della Campagna – Eppure proprio davanti alle scuole troviamo ogni giorno auto ammassate, in doppia fila, davanti al portone, fin sopra ai marciapiedi e sulle strisce, magari col motore acceso. Uno spettacolo vergognoso, pericoloso, che nuoce alla salute di milioni di bambini e ragazzi ogni giorno in Italia. Per questo abbiamo avviato una campagna per istituire davanti alle scuole dei nostri figli le strade scolastiche. La school street è un’area delimitata intorno alla scuola in cui è proibito il traffico degli autoveicoli in modo che tutti possano raggiungere la scuola in sicurezza a piedi o in bicicletta. Il transito viene consentito a pedoni, bici, mezzi per il trasporto dei disabili e eventualmente scuolabus». 

«Con l’impegno di tutti possiamo cambiare le abitudini degli spostamenti casa-lavoro e chiedere ai nostri Comuni e alle scuole dei nostri figli che si impegnino per creare delle aree pedonali sicure e aperte al gioco libero e alla socializzazione e al Parlamento di modificare il Codice della Strada per vincolare i Comuni a realizzare strade scolastiche ovunque!».

Cos’è una strada scolastica?

È una strada (o un piazzale) in prossimità di una scuola, in cui è (temporaneamente durante gli orari di entrata e uscita da scuola o in modo permanente) proibito il traffico degli autoveicoli in modo che tutti possano raggiungere la scuola in sicurezza a piedi o in bicicletta. Il transito viene consentito  a pedoni, bici, mezzi per il trasporto dei disabili e eventualmente scuolabus. Sono molto diffuse in vari Paese con il nome di “school streets”, e finalmente stanno comparendo anche in molte città italiane.

Perché le strade scolastiche sono importanti?

I promotori della campagna Scool Streets hanno elencato le ragioni dell’importanza di una norma che vada in direzione della creazione delle cosiddette “strade scolastiche”:

-per creare una città amica dei bambini: secondo l’Unicef, una città amica dei bambini dovrebbe rispettare il loro diritto di camminare sicuri per la strada, e vivere in un ambiente non inquinato;

-per favorire l’autonomia dei bambini;

-per incentivare modalità di spostamento attive, come l’andare in bici o il camminare, per promuovere la socializzazione e per orientare le scelte dei cittadini verso mezzi più sostenibili;

-per la salute dei bambini: davanti alle scuole i tassi di inquinamento sono molto alti: isole pedonali, anche se provvisorie possono contribuire ad abbassare il livello di inquinanti che i bambini respirano all’entrata e all’uscita dalla scuola;
-per la loro sicurezza:  gli incidenti stradali sono tra le principali cause di morte per i bambini tra 5 e 14 anni nel mondo (dati OMS);

-per il clima: il settore dei trasporti (soprattutto su strada) contribuisce a circa un quarto delle emissioni di gas climalteranti in atmosfera. Creare aree pedonali è un (piccolo) atto di giustizia verso il clima e verso il futuro delle nuove generazioni. 

QUI potete scaricare il Vademecum completo della Campagna Strade Scolastiche

QUI potete firmare la petizione che è stata lanciata

Fonte: ilcambiamento.it

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Studenti per il clima: cresce il movimento nel mondo. E si sciopera anche in Italia

È il caso di dirlo: Greta Thunberg ha fatto scuola! La sedicenne svedese che ha fatto parlare di se agli ultimi meeting per il clima ha mobilitato quello che si va configurando come un movimento a livello mondiale, che per il 15 marzo sta organizzando manifestazioni in 40 paesi. E anche in Italia, intanto, gli studenti scioperano per chiedere interventi radicali.

Centinaia di migliaia di studenti nel mondo hanno preso ispirazione da Greta Thunberg in queste ultime settimane e hanno iniziato a scioperare il venerdì con manifestazioni davanti a palazzi istituzionali e di governo per chiedere interventi radicali a difesa del clima. Il movimento si è dato il nome di Fridays For Future e conta ormai l’adesione di città e nazioni in Europa e non solo. Anche in Italia gruppi di studenti si sono mobilitati in svariate città, da Milano a Torino, da Pisa a Roma, da Genova a Napoli e il fermento è continuo. Si stanno preparando gruppi a Udine, Brescia, Taranto e molte altre città italiane. Inoltre, il movimento globale sta anche organizzando una manifestazione che si svolgerà contemporaneamente in una quarantina di Stati (tanti sono quelli dai quali finora sono arrivate le adesioni, tra cui l’Italia) venerdì 15 marzo prossimo. Ogni città e nazionale avrà completa autonomia, ma il comune denominatore sarà la protesta contro l’inerzia di governi e potenti sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici. Per aggiornare tutti gli interessati sulla mobilitazione globale che porterà alle proteste del 15 marzo è stato realizzato il sito www.schoolstrike4climate.com

La mobilitazione giovanile corre innanzitutto sui social. «Ogni città ha il suo gruppo WhatsApp per comunicare», racconta Ivan, ventenne studente universitario che ogni venerdì da dicembre manifesta a Milano: «Quando vogliamo vederci in faccia teniamo delle conferenze su Skype, anche con i gruppi stranieri. Altrimenti ci incontriamo il venerdì».

Sicuramente hanno preso esempio dai loro coetanei tedeschi, che già nelle scorse settimane avevano scioperato in 30 mila, ma anche da quelli svizzeri, belgi e francesi, che ugualmente si sono mobilitati per dire la loro sul futuro del pianeta. Negli altri Stati europei la protesta e la sensibilizzazione è probabilmente a uno stadio più avanzato, ma anche in Italia si stanno compiendo passi avanti benché non senza sforzo. David, quattordicenne al primo anno di liceo scientifico in provincia di Torino, spiega: «Sto programmando un’app usata dai gamer, Discord, in modo che tutte le nostre chat sparse tra WhatsApp, social e Skype, convergano su un’unica piattaforma», dice. «Sono sempre stato interessato all’ambiente, ma non sapevo che fare. Questo movimento mi piace perché è pacifico e non è legato a partiti».

Per informazioni sui gruppi locali e le loro attività, cercare gli hashtag: #fridaysforfutureitaly o italia e #fridaysforfuture+nome delle città #climatestrikeitaly o italia e #climatestrike+nome delle città.

Intanto, il meteorologo Luca Mercalli ha diffuso un video in cui sostiene la protesta degli studenti

Fonte: ilcambiamento.it

Studenti propongono il vuoto a rendere per la movida a Torino

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La proposta di Studenti Indipendenti: “Tutti i commercianti devono ai clienti l’importo di 0,50 cent, per ogni bottiglia di vetro o plastica riconsegnata vuota, per una maggiore responsabilizzazione di tutti e tutte al rispetto dell’ambiente circostante”

“Tutti i commercianti devono ai clienti l’importo di 0,50 cent, per ogni bottiglia di vetro o plastica riconsegnata vuota, per una maggiore responsabilizzazione di tutti e tutte al rispetto dell’ambiente circostante”. La proposta arriva dagli Studenti Indipendenti di Torino che lunedì 26 giugno si sono ritrovati davanti a Palazzo Civico per presentare la loro proposta di “contro-ordinanza” per i quartieri della movida torinese. Il giorno precedente gli studenti si sono recati a San Salvario per diffondere la proposta.

Abbiamo chiesto a Francesca Durando, Studenti Indipendenti Torino, com’è nata l’idea di 50 centesimi per ogni contenitore riconsegnato dopo la consumazione: “La proposta ci è venuta dall’esempio tedesco del vuoto a rendere e pensiamo possa essere una soluzione alle problematiche che sono state poste per l’ordinanza riguardanti i rifiuti abbandonati per strade, soprattutto le bottiglie. Il vuoto a rendere, visto che in Germania ha funzionato, potrebbe essere una buona idea da applicare anche nel nostro caso: in questo modo si andrebbe a responsabilizzare le persone che vanno in piazza a consumare”.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Stilisti e imprenditori si allenano sulla carta

Con il riciclo si supera anche la mancanza di risorse. Carte di caramelle al posto dei bottoni, pieghe della maglia con le bustine di tè, per gonna pagine di giornale spiegazzate. E gli accessori? Una collana di capsule di caffè. I 250 studenti dell’indirizzo moda dell’Istituto tecnico e professionale Zerboni, studentesse in maggioranza, hanno realizzato una ventina di abiti fashion, perfettamente indossabili, con carta di recupero – da La Stampa del 06.11.2014380891

Fabrizio Assandri

Carte di caramelle al posto dei bottoni, pieghe della maglia con le bustine di tè, per gonna pagine di giornale spiegazzate. E gli accessori? Una collana di capsule di caffè. I 250 studenti dell’indirizzo moda dell’Istituto tecnico e professionale Zerboni, studentesse in maggioranza, hanno realizzato una ventina di abiti fashion, perfettamente indossabili, con carta di recupero. La collezione «Pret a papier» è frutto del progetto avviato l’anno scorso con la cooperativa Arcobaleno, che gestisce la raccolta differenziata della cellulosa col progetto Cartesio, con sede nei pressi della scuola di via Paolo della Cella. L’iniziativa ha permesso agli studenti di sviluppare competenze pratiche, disegnare e realizzare vestiti, creando un proprio portfolio. «Il corso moda uscito dalla riforma – dice il preside Livio Gentile – è centrato sulla teoria. Abbiamo inserito quest’attività per certificare altre competenze. Le nostre ragazze devono uscire di qua potendo dire: so fare qualcosa, posso lavorare». La scuola ha optato per una «curvatura» di laboratorio e fin dalla prima ci sono ore di pratica che non erano previste.

Il coworking

Con gli stessi obiettivi è nato quest’anno un progetto di alternanza scuola-lavoro. Gli studenti costruiranno da zero una vera impresa, non una simulazione. Un coworking di sartoria dove “lavoreranno”: una bottega artigianale in centro dove disegneranno e realizzeranno abiti sportivi in vendita per clienti reali. Una serie di stilisti terranno lezioni in classe. «Stiamo cercando dei finanziamenti, ma il progetto è iniziato a settembre. I ragazzi non saranno stipendiati, eventuali profitti andranno alla didattica». Le classi III e IV saranno impegnate nel coworking, le II sugli abiti di carta, le I sui gioielli «di recupero». «Siamo partiti quasi per gioco con le palline di Natale in feltro, prima di incontrare Arcobaleno», spiega la professoressa Patrizia Murro. È più facile lavorare la carta rispetto alla stoffa. «Ti perdona l’errore, perché non costa, inoltre non si danno i punti “di sorgettatura”, tipo di cucitura complessa». I ragazzi, inoltre, hanno riflettuto sul riciclo, ma anche sulla nuova vita di alcuni dipendenti svantaggiati, disabili o ex tossicodipendenti, della coop.
Fantasia
Il resto è il frutto della loro fantasia. «Il mio è un abito lungo, con corpetto a v, una gonna con le pieghe, tutto di vecchi giornali. Prima di questo progetto non avevo fatto nulla di pratico». «Il mio, con le piramidi 3D che spuntano, è alla Lady Gaga» dice Giulia Lucà. Grandi aspettative per il coworking: gli studenti staranno un giorno a settimana nel laboratorio di una cooperativa legata al Gruppo Abele, che avrà dai ragazzi nuovo impulso in un periodo difficile.
Tante idee

Gli studenti verificheranno impianti e macchine, studieranno i materiali, realizzeranno le matrici per gli abiti. Trattandosi di abiti sportivi – veri e non di carta – in classe studieranno storia dello sport e casi imprenditoriali di brand famosi. La linea verrà presentata a giugno. Le idee già ci sono, ma le creative studentesse non vogliono ancora svelare troppi dettagli. «Avremo un target giovane – dice Alessia Attanasio – farò abiti che io per prima indosserei. Penso, per esempio, a una maglia da tennis con polsini staccabili». Le ragazze hanno anche fatto da modelle per i propri abiti di carta a Cinemambiente. La collezione, che ha due sezioni, vestiti di carta e da leggere, è stata esposta alla biblioteca centrale e alla Bela Rosin. La collezione, che ha due sezioni, Abiti così belli che vanno letteralmente a ruba. «Al termine di una mostra, uno era sparito».

 

Fonte: ecodallecitta.it

#FoodSavingBec, il concorso per gli studenti da tutto il mondo contro lo spreco di cibo/ VIDEO

Presentato all’Università Bocconi il Food Saving Bocconi Expo Contest: Expo cerca 200 universitari che propongano soluzioni innovative per combattere lo spreco alimentare380883

AAA cercasi universitari da tutto il mondo : questo l’appello lanciato dall’Università Bocconi, in collaborazione con EXPO Milano 2015Ministero delle politiche agricole e Commissione europea, alla ricerca di 200 giovani “menti” che vogliano dare il proprio contributo alla riflessione sul tema dello spreco di cibo.
Una settimana, dal 24 giugno all’1 luglio 2015, durante la quale i 200 studenti selezionati, suddivisi in squadre e supportati da un team di esperti in materia, dovranno elaborare ipotesi, strategie, progetti innovativi contro il problema dello spreco alimentare. Studio, confronti , lezioni programmate da docenti della Bocconi per approdare alla competizione finale presso il Padiglione Italia di Expo 2015 dove si sfideranno le 5 idee migliori votate durante la settimana di lavoro dagli stessi studenti partecipanti. Per partecipare alla competizione (entro il 31 gennaio 2015) i ragazzi dovranno condividere sul sito www.foodsavingbec.com un video motivazionale e di autocandidatura in inglese della durata massima di 90 secondi. Dieci partecipanti saranno selezionati in base ai voti presi dai loro video , gli altri saranno scelti da un comitato che valuterà diversi parametri. Biglietto aereo per Milano, andata e ritorno , per i primi 5 studenti di università straniere meglio piazzati, buoni pasto e alloggio presso i pensionati della Bocconi per tutti i partecipanti. Una volta rientrati a casa , questi ragazzi diventeranno ambasciatori contro lo spreco di cibo, con il compito di sensibilizzare altri giovani sul tema. L’iniziativa gode del patrocinio di Onu per EXPO2015, Fao e Programma alimentare mondiale.

 

fonte. Ecodallecitta.it

Olimpiadi della bioarchitettura: vince l’Italia con “RhOME” degli studenti di RomaTre

40 giovani studenti si aggiudicano la vittoria al Solar Decathlon nella categoria “Lighting Design” con il progetto “RhOME For DenCity”,un appartamento di 70metri quadri che produce più energia di quanta ne consuma379803

L’Italia avrà pur perso il primato europeo dei mondiali di calcio, ma si è aggiudicata il primo posto dei mondiali della bioedilizia nella categoria “Lighting Design” a lSolar Decathlon di Parigi grazie a 40 giovani dell’ateneo Roma Tre e al loro progetto di modello abitativo “Rhome For DenCity”.  Il progetto vede protagonista un appartamento di 70 metri quadrati la cui illuminazione è stata curata da un gruppo di studenti guidati dal lighting designer italiano Marco Frascarolo, un docente di illuminotecnica del Dipartimento di Architettura dell’Università: il normale risparmio energetico delle lampade LED (35% rispetto alle fluorescenti e 70% rispetto alle alogene) viene aumentato al 46 e 78%, grazie alla qualità del progetto di illuminazione. La casa è studiata per ottimizzare i guadagni termici in inverno e minimizzarli in estate e ottenere la massima qualità della luce naturale; inoltre è in grado di integrare al meglio i sistemi fotovoltaici e termodinamici di captazione dell’energia solare. La casa dei sogni, insomma, in grado di rispondere alla necessità di aumentare la densità urbana eliminando sprechi energetici, bruttezza, abusivismo, degrado e aumentando la coesione sociale e la capacità di risposte collettive alla crisi. Per arrivare fino alla fine, RhOME ha dovuto affrontare 10 prove, il Decathlon appunto, che hanno testato l’efficacia e la fattibilità dell’abitazione studiata per la riqualificazione delle aree abusive di Tor Fiscale. I giudici hanno sottoposto il progetto a verifiche di costruzione e qualità architettonica, ingegneria, efficienza energetica, sostenibilità, design e trasportabilità, comunicazione e sensibilizzazione del pubblico, senza dimenticare ovviamente il bilancio energetico, le condizioni di comfort e il funzionamento della casa. RhOME ha dimostrato di saper produrre più energia di quanta ne consuma.

Fonte: ecodallecittà.it

Come vanno a scuola gli studenti italiani? Indagine Euromobility e Legambiente

Un terzo degli studenti delle superiori va da casa a scuola con l’auto o lo scooter e appena scatta la maggiore età il 40% usa esclusivamente un veicolo privato a motore. I risultati dello studio Legambiente-Euromobility sulla mobilità degli studenti realizzato su un campione di 5.516 ragazzi di 8 città377976

Lo apprendono a scuola. O meglio: lo imparano nel tragitto che da casa li porta a scuola che la mobilità è soprattutto motorizzata e quindi, appena l’età diventa quella da patente, tendono a montare su uno scooter o a mettersi al volante di un’automobile. Sono questi i risultati della più ampia indagine italiana sulla mobilità degli studenti realizzata da Legambiente ed Euromobility su un campione di 5.516 studenti di 8 città. Sono stati proprio i ragazzi delle superiori, con la supervisione dei tecnici delle due associazioni, a vestire i panni dei mobility manager e ad analizzare gli stili di mobilità dei loro coetanei nei centri urbani di Bologna, Carrara, Catania, Potenza, Ravenna, Roma, Torino, Venezia-Mestre. Questi capoluoghi sono stati scelti per rappresentare tutte le tipologie di percorso (scuola di quartiere raggiungibile in poco tempo come nel caso dell’istituto di Roma, scuola frequentata da studenti pendolari come nel caso di Potenza ecc.) rappresentative del nord, centro e sud del paese. La distanza media percorsa per andare da casa a scuola è stata pari a 9.0 km: la più breve a Roma (3.6), seguita da Carrara (5.3); la più elevata quella di Potenza (16.7). Cosa è emerso dai numeri raccolti? A 15 e 16 anni l’uso di veicoli privati a motore come conducente o come passeggero si attesta al 30% circa. Al crescere dell’età aumenta l’uso di scooter e macchine fino a raggiungere la percentuale di quasi il 40% a 19 anni e di addirittura il 50% circa a 20 anni. I risultati dell’indagine realizzata con la collaborazione di #SalvaiciclistiFiabRete Mobilità Nuova e SISTeMA (società spin–off dell’Università La Sapienza) sono stati illustrati oggi a Roma nel corso di un incontro che ha visto la partecipazione di Erasmo D’Angelis, sottosegretario del ministero Trasporti, Giuseppe Dodaro, segreteria tecnica ministero Ambiente, Lorenzo Bertuccio (Euromobility), Alberto Fiorillo(Legambiente), Valeria Pulieri (Rete Mobilità Nuova).
I risultati dello studio: il mezzo impiegato

Tra le 8 città prese in esame, Carrara Roma si aggiudicano il primato di regine dei motori, raggiungendo percentuali di uso di veicoli privati a motore prossime all’80%, mentre il capoluogo dove piedi, bici e trasporto pubblico sono più diffusi è Venezia-Mestre.  In generale, se tra il primo e il secondo anno di scuola si osserva una lieve riduzione nell’uso dell’auto, da attribuire probabilmente ad un aumento dell’autonomia degli studenti che determina un aumento nell’uso dello scooter e talvolta del trasporto pubblico, proprio l’aumento di autonomia nelle classi di età maggiori (tra i 19enni e i 20enni), determina di nuovo un maggiore ricorso all’uso dell’automobile. Nel dettaglio il mezzo pubblico è il veicolo preferito dagli studenti di Venezia-Mestre per raggiungere la scuola. Qui solo l’8,7% dei ragazzi coinvolti nell’indagine ricorre all’auto o allo scooter privato, quasi come a Torino, dove il 59.3% si affida ai bus,tram treno metropolitano. A Roma invece ci si sposta quasi sempre con veicoli a motore (68,9% dei casi) anche se la scuola è la più vicina tra quelle selezionate nell’indagine. Nello specifico, la più alta percentuale di scooteristi si trova a Carrara(15.7%), seguita da Roma (13.5%), mentre a Potenza quasi nessuno va in motorino. L’auto privata è il mezzo prediletto dagli studenti a Roma (55.4%) e di quelli di Catania (44.6%), mentre a Venezia si registra la più alta percentuale d’uso dei mezzi pubblici (66,3%) e quindi la più bassa per l’uso di veicoli privati a motore (7,7%).Ravenna è la regina della bicicletta (39.1%) mentre a Torino (12.2%), quasi al pari di Catania (11.4%), si va anche frequentemente a piedi. Il tragitto medio: quanto ci si mette? 25 minuti è il tempo medio impiegato per andare da casa a scuola e se gli studenti di Roma ci mettono meno (11 minuti, grazie alla scelta della scuola di quartiere), sono quelli di Torino a impiegare più tempo di tutti (33 minuti).

L’impatto sullo smog

La scelta del mezzo influisce quindi anche sulle emissioni inquinanti: a Catania le emissioni annuali di Pm10 a studente sono le più elevate (133 grammi/anno), mentre con 39 e 37 grammi/anno, Venezia e Ravenna sono le città meno inquinate. L’impatto ambientale maggiore del Pm10 si ha a Roma con 29 milligrammi emessi ogni chilometro percorso, mentre a Torino e Venezia si misura l’impatto minore (rispettivamente 12 e 10 mg/km). Stesso discorso per le emissioni di anidride carbonica (CO2), che sono limitate a 128 kg/anno complessive a studente a Venezia e a 145 kg/anno a Ravenna ma raggiungono i 511 kg/anno a Catania. L’impatto ambientale maggiore di queste emissioni si misura a Roma (121 grammi/km), mentre rimane a livelli più bassi ancora a Venezia (34 grammi/km) e Torino (48 grammi/km).
Commenti e reazioni allo studio:

Alberto Fiorillo, Legambiente

“Tutte le mattine dei giorni feriali, tra settembre e giugno, al suono della sveglia circa un quarto del Paese parte disordinatamente verso la medesima destinazione: la scuola. Sebbene l’86 per cento delle famiglie abiti a meno di un quarto d’ora a piedi da asilo, elementari, medie e superiori, almeno dieci milioni di persone scelgono di effettuare il tragitto in automobile, dando un contributo importante alla congestione, alle emissioni di inquinanti e stimolando nei ragazzi un’abitudine allo spostamento motorizzato. Con questa indagine abbiamo voluto trasformare alcuni studenti in mobility manager, per far crescere tra i giovani una nuova cultura del modo di muoversi nelle aree urbane, perché andare a scuola in macchina ha una duplice valenza negativa: nell’immediato contribuisce alla congestione urbana, in prospettiva convince i ragazzi che anche per le brevi distanze esistono solo le quattroruote”.

Lorenzo Bertuccio, Euromobility:

“L’esperienza di questo progetto dimostra che la raggiunta autonomia dei ragazzi che frequentano le scuole superiori fa sì che i mezzi pubblici e la bicicletta siano il modo più usato per andare e tornare da scuola. È molto più contenuto infatti il fenomeno dell’accompagnamento in automobile da parte dei genitori tipico delle scuole elementari e medie. Ma il progetto dimostra anche che tra i ragazzi più prossimi alla maturità cresce l’uso dello scooter e dell’automobile. A conferma che la scelta della bicicletta e dei mezzi pubblici non è tra i ragazzi una scelta consapevole e convinta, ma molto spesso forzata. Progetti come questo provano quindi quanto sia importante formare in maniera attiva e concreta i ragazzi prossimi alla patente per favorire una cultura della mobilità che aiuti a mantenere contenuta la tendenza tutta italiana ad un uso smodato dell’automobile.”

Erasmo D’Angelis, Sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti

“I risultati dello studio Legambiente-Euromobility sulle abitudini di spostamento casa-scuola degli studenti italiani dimostrano che la strada imboccata dell’aggiornamento di norme e prescrizioni per la riprogettazione della mobilità urbana scegliendo nuove priorità e i migliori standard europei, è quella giusta. Non vogliamo più limitarci ad applaudire da lontano le città del mondo organizzate con pianificazione degli orari e ottimi servizi di mobilità e non possiamo più essere condannati a vivere in città disorganizzate, autocentriche e in balia di ingorghi quotidiani, emergenze smog e servizi collassati. Dalla riforma del Codice della Strada in corso in Parlamento alle nuove politiche di investimenti sulle infrastrutture su ferro come metro e tramvie nelle aree metropolitane, da Palermo a Milano, dal rilancio della ciclabilità come mezzo di trasporto urbano alla riforma del trasporto pubblico locale con incentivi per gli abbonamenti, per la prima volta dopo anni il Governo mette al centro un’ idea di città e la qualità urbana. E, accanto al lavoro istituzionale e tecnico, vogliamo comunicare soprattutto agli studenti questa nuova sfida che aumenterà la sicurezza stradale nel Paese europeo con più incidenti e automobilisti multati. Tra pochi giorni sarà anche disponibile e scaricabile gratuitamente la nuova App del Ministero dedicata alla sicurezza nelle aree urbane, collegata alla campagna di comunicazione “Sulla Buona Strada” che registra un grande successo, soprattutto tra i giovani, e sarà replicata con nuovi protagonisti e dedicata alla tutela di pedoni e ciclisti”.

Ecco, infine, l’elenco delle scuole superiori che hanno collaborato alla ricerca: I.I.S. “Belluzzi – Fioravanti” di Bologna, I.S.I.S. “D. Zaccagna” di Carrara, Liceo “G. Turrisi – Colonna” di Catania, I.I.S “Da Vinci” di Potenza, Liceo “Alfredo Oriani” di Ravenna, Liceo “Democrito” di Roma, Liceo “Gioberti” di Torino, Liceo “Luigi Stefanini” di Venezia.

Fonte: ecodallecittà

Dopo 17 anni fa la cosa giusta e rimedia ai suoi errori

Non è mai troppo tardi Letter1-620x321

per rimediare ai propri errori e lo dimostra la storia di un uomo tormentato dal senso di colpa per aver derubato la sua scuola quando aveva solo 12 anni: e così, dopo 17 anni, ha deciso di inviare alla scuola una lettera di scuse e una busta piena di soldi. E’ successo in California, a Nevada City, dove James Berardi – preside della Grizzly Hill Elementary School – si è visto recapitare una lettera scritta a mano, firmata e accompagnata da 300 dollari. Nella lettera, il mittente spiegava che 17 anni fa, quando frequentava la scuola ed aveva solo 12 anni, aveva rubato dei soldi che dovevano essere destinati ad una gita scolastica o alla festa di fine anno. “Ho fatto irruzione a scuola”, ha scritto l’autore della lettera, di cui non è stato reso noto il nome, “poco prima della fine dell’anno scolastico. Ho rubato il denaro di alcune classi (che lo avevano messo da parte per una gita o per la festa di fine anno) e, dall’ufficio del preside, ho rubato alcuni oggetti che erano stati confiscati. Ho rotto qualche serratura e i telai di alcune finestre. Non so esattamente quant’è costato riparare i danni, né quanti soldi avevo rubato. Secondo i miei calcoli, dovrebbero essere 300 dollari. Ho allegato alla lettera questa cifra per rimediare a ciò che ho fatto, per cercare di risarcire i danni e riparare ai miei errori”. La bella missiva, infine, si chiudeva con questa frase: “Se, a scuola, lavora ancora qualcuno che si ricorda di questo episodio e ritiene che 300 dollari non siano sufficienti a coprire i danni, non esitate a contattarmi”. Il preside Berardi ha subito contattato l’ex allievo per ringraziarlo del bellissimo gesto e per comunicargli che i soldi inviati erano più che sufficienti. Ed ha commentato, visibilmente commosso: “Mi auguro che questo gesto gli abbia dato la serenità che stava cercando. Forse l’ha fatto per liberarsi da un grosso peso o dal senso di colpa”. Secondo gli insegnanti della Grizzly Hill School la lettera vale molto più del denaro che conteneva, perché ha dato agli studenti un’importante lezione di vita. “Questa persona ha fatto una cosa sbagliata”, ha sottolineato Willow De Franco, “E forse si è sentita così male e così in colpa per aver fatto scelte sbagliate, che alla fine ha deciso di rimediare al suo errore”.

Fonte: buonenotizie.it

Tinteggia la scuola gratis per sdebitarsi dell’aiuto ricevuto

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La scuola elementare di Noale (Venezia) è stata ridipinta, in cambio dei pasti caldi ricevuti alla mensa dell’istituto durante l’anno scolastico. Il protagonista di questa storia è Mohamed Matrouf, di professione imbianchino, che ha voluto ripagare in questo modo l’aiuto ricevuto per far fronte alla mensa scolastica dei figli. I suoi bambini sono iscritti al tempo pieno presso la scuola elementare di Noale e si fermano a mangiare in mensa, ma il lavoro è saltuario e, spesso, è molto difficile far quadrare i conti alla fine del mese. Mohamed, 42 anni, originario di di Casablanca e in Italia dal 1998, fa l’imbianchino da tutta la vita e così, prima dell’estate, quando ha visto che le aule frequentate dai figli avevano bisogno di manutenzione, ha chiesto di poterle ridipingere per sdebitarsi dei pasti che i suoi bambini avevano già ricevuto. Durante l’estate, però, la scuola elementare è stata anche teatro di un episodio vandalico: ignoti hanno infranto il vetro dell’ufficio dei bidelli, rotto la macchinetta del caffè e allagato l’atrio. E Mohamed, dopo aver visto i danni, non si è tirato indietro. Oltre alla tinteggiatura alle aule dei figli, è passato alla sistemazione dei corridoi e alla tinteggiatura di quasi tutto l’edificio.

“Tra maggio e giugno”, ha raccontato alla stampa locale Francesca Bonazza, la dirigente scolastica, “Mohamed si è reso disponibile a tinteggiare le aule dei suoi bimbi. Ma alla fine dell’estate sono rimasta stupita per il suo lavoro, che è andato ben oltre le nostre aspettative. Non solo ha ridipinto le classi dei suoi figli, ma pure i corridoi della scuola. E lo ha fatto gratis”.

“Ha chiesto se poteva rendersi utile. Il suo gesto di gratuità e passione, come quello di altri genitori, ma anche di docenti e personale della scuola, ci riempiono di gratitudine”, ha continuato Francesca Bonazza. La scuola elementare di Noale “è una piccola comunità” che interviene quando i soldi pubblici non bastano e sono molti i genitori che spesso si offrono di dare una mano gratuitamente nella pulizia dello stabile: Sono notizie positive da cui attingiamo forza ed entusiasmo per svolgere al meglio il nostro delicato lavoro di educatori”.

I suoi bambini sono stati aiutati ad avere un pasto caldo ogni giorno e Mohamed non l’ha dimenticato: “È stata una mia volontà e così ho fatto. In vita mia ho imparato tante cose sul mondo dell’edilizia. Gli insegnanti ci hanno sempre sostenuto. Se ho qualcosa da dare, la do:per me è stato un gesto normale. Mi sono reso utile”.

Fonte: buone notizie.it

La “Scuola a rifiuti zero” vince “Un giorno al Senato”

Presentando una proposta sulla “Scuola a rifiuti zero”, il Liceo Scientifico Avogadro di Roma ha vinto il concorso nazionale “Un giorno al Senato”, che permette ad una scuola per regione di discutere con i senatori un disegno di legge scritto dagli studenti. Per saperne di più abbiamo intervistato Caterina Del Colle, insegnante di religione presso l’istituto scolastico romano.liceo_avogadro_roma

Caterina Del Colle è insegnante di religione presso il Liceo Scientifico Avogadro di Roma . Nella scuola, si occupa anche di Cittadinanza e Costituzione e, spinta da un interesse che ha coinvolto poi anche i suoi studenti, iscrive il liceo al progetto “Un giorno al Senato” per redigere un disegno di legge da discutere con Palazzo Madama. Tra le tante scuole partecipanti, vince proprio la loro, con una proposta sulla “Scuola a rifiuti zero”. Per saperne di più, abbiamo deciso di incontrarla e, in un pomeriggio afoso in un bar della Capitale, ci facciamo raccontare di questa piccola avventura vissuta all’ombra del Parlamento.

In cosa consiste il concorso “Un giorno al Senato”?

Abbiamo aderito ad un concorso nazionale, il cui nome è “Un giorno al Senato”, indetto proprio dal Senato della Repubblica e proposto alle scuole secondarie italiane. Tale concorso consiste nel permettere a una scuola per regione, di discutere con i senatori un disegno di legge scritto dagli studenti. Il tema del ddl è l’attualità politica. Palazzo Madama, nella fase di ricerca del materiale e di stesura del testo, attraverso anche il suo ufficio stampa ha fornito supporto agli studenti.

Lei che ruolo ricopre all’interno del Liceo Avogadro?

Sono un’insegnante di religione e mi occupo del settore Cittadinanza e Costituzione. Abbiamo dato quindi la nostra adesione (correva l’anno scolastico 2011/2012), inserendo il concorso tra le proposte extra curricolari del nostro Piano dell’Offerta Formativa.rifiuti_simbolo

Com’è stato il primo approccio dei ragazzi al concorso e come si arrivati alla scelta del tema dei rifiuti?

Inizialmente sono stati molto incuriositi dall’iniziativa e, discutendo su quello che poteva essere il tema da affrontare, è emerso come urgente e più che attuale il tema dei rifiuti. Comincia quindi la fase di ricerca sul campo, di studio per poi arrivare a pensare un disegno di legge. I ragazzi, divisi per gruppi, hanno analizzato: la storia del problema dei rifiuti, da quanto si trascina, come ha reagito il nostro paese alla questione, la legislazione italiana in materia (ed anche quella europea), i progetti pilota. Mettendo insieme queste ricerche, è nata una discussione tra gli studenti. L’interrogativo principale è stato: ma noi cosa possiamo fare per cambiare le cose? Si è pensato quindi di improntare il lavoro fatto fino a quel momento, nella redazione di un testo che considerasse la scuola come un microcosmo che poteva essere immaginato a “Rifiuti Zero”. A quel punto abbiamo attivato un piccolo Parlamento, con la stesura di una bozza ad opera di una commissione votata dagli studenti. Successivamente, articolo per articolo, la proposta è stata emendata e approvata in ogni sua parte. Questa è stata la parte più bella. Consideri che io, precedentemente, avevo tenuto delle lezioni di diritto costituzionale (il nostro liceo scientifico non prevede lezioni su questo tema) per spiegare il funzionamento degli organi parlamentari, sfruttando la mia abilitazione in materia.

E tra tutte le scuole partecipanti, la vostra è riuscita a vincere…

Esatto, abbiamo vinto la competizione e siamo stati ricevuti – l’11 e il 12 febbraio scorso – in Senato, avendo la possibilità di dibattere con il senatore Cutrufo (Pdl) e il senatore Ceccanti (Pd). La vera soddisfazione, al di là delle due giornate in questione, è stata l’ideare il disegno di legge e soprattutto applicare nella scuola le scelte pensate.senato9

Ce le vuole ricordare?

Grazie a questa nostra proposta di legge, è partita nel liceo Avogadro la raccolta differenziata di carta e multi materiale curata dagli studenti, i quali hanno insistito e richiesto all’Ama due ecobox per ogni classe quando l’azienda ce ne voleva fornire due solo per gli spazi comuni. È partito poi il contatto con una cartiera, che veniva a raccogliere la carta e ce la pagava. Come ultimo step, l’attivazione della raccolta differenziata di telefonini e batterie. Altra iniziativa legata alla nascita di questo progetto, è la costituzione di un gruppo di ecotutor, ragazzi che hanno partecipato alla stesura della proposta o che comunque erano sensibili alla questione i quali, una volta formati da noi insegnanti, andavano a parlare classe per classe (durante le assemblee mensili) per sensibilizzare sul tema della raccolta differenziata di rifiuti speciali e non e sui comportamenti virtuosi da tenere.

Avete in mente di replicare questo progetto di educazione ambientale anche l’anno prossimo?

Sicuramente sì! Con l’arrivo delle prime, avremo modo di iniziare nuovamente un percorso di educazione al rispetto dell’ambiente che siamo sicuri porterà più che buoni risultati.

Fonte: il cambiamento

 

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