Francia, sacchetti di plastica vietati dal 2016. Seguono le stoviglie usa e getta, ma dal 2020

Il dibattuto bando dei sacchetti di plastica usa e getta in Francia ha trovato la stessa risposta italiana: commercio vietato a partire dal 2016. L’Assemblea nazionale ha votato anche per l’abolizione di piatti, bicchieri e posate di plastica non riutilizzabili, ma perché il divieto entri in vigore bisognerà attendere il 2020380614

Di un bando dei sacchetti francese si discuteva da anni, da prima ancora che si cominciasse a parlarne in Italia. La prima legge che provava a mettere al bando i sacchetti di plastica monouso venne presentata a gennaio del 2006, ma all’epoca venne bocciata dalla Commissione Europea. Si ritentò nel 2010 con una seconda legge che non prevedeva nessun bando ma una tassazione su tutti i prodotti considerati inquinanti. L’entrata in vigore del provvedimento venne posticipata al 2012 e nuovamente al 2014, per poi essere abbandonata. A riprendere le fila del bando è stata la Ministra dell’Ambiente Ségolène Royal, aiutata dal deputato ecologista François-Michel Lambert, che tuttavia avrebbe voluto scadenze più stringenti per la nuova legge. Dopo un lungo iter burocratico, l’Assemblea nazionale francese ha infatti approvato il divieto di commercializzazione nei giorni scorsi, stabilendo come data per l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2016.
Ma c’è una novità importante: ad essere pensionati, oltre ai sacchetti, saranno anche piatti, bicchieri e posate di plastica usa e getta non riutilizzabili. Un provvedimento finora mai intrapreso a livello nazionale da nessuno Stato, ma che dovrà aspettare il 2020 per essere applicato. (I Verdi avrebbero invece voluto che il divieto entrasse in vigore già dal 2017, una proposta bocciata però dalla stessa Ministra Royal, per non gravare troppo sull’economia in crisi, né sulle famiglie “che comunque oggigiorno non gettano via le stoviglie ma le riusano” (Le Parisien)). Come in Italia, dal bando restano esclusi i prodotti certificati come compostabili e conformi alla normativa UNI EN 13432. Una scelta criticata pesantemente dall’industria della plastica, che ha accusato il Governo di prendere questa decisione nonostante l’assenza di un sistema di compostaggio adeguato e diffuso uniformemente nel Paese. Avevamo posto la questione anche al Presidente del Club Bioplastiques, che ci aveva risposto quanto segue:
“Per quanto non sia ancora diffuso su tutto il territorio, il compostaggio in Francia esiste, e ci sono già diversi comuni che raccolgono l’umido separatamente, per poi trattarlo negli appositi impianti e produrre compost di ottima qualità. Esiste anche una rete di municipalità, compostplus (compostplus.org). (NdR: secondo l’archivio di Compost Plus, in Francia esistono 94 comuni che effettuano la raccolta differenziata dell’organico, 21 che possiedono impianti di trattamento e altri 28 che raccolgono l’umido e lo trasformano in compost direttamente in loco, come Lorient, Brest, Libourne, Montpellier… ). Insomma, gli esempi virtuosi ci sono eccome, e sono in crescita, anche se al momento manca ancora un orientamento nazionale unico sul tema, ma si tratta senz’altro di un processo in divenire”.

Fonte: ecodallecitta.it