Stop alle attività estrattive off shore: ci voleva il Belize per dare l’esempio al mondo

Il Belize, piccolo paese centroamericano, diventa leader mondiale nella protezione degli oceani, tutelando la più grande barriera corallina dell’emisfero boreale. Ci voleva questa piccola nazione per comprendere che la valorizzazione del turismo e lo stop alle attività che penalizzano l’ambiente e le risorse del territorio genera risultati positivi. Infatti in Belize le attività turistiche generano introiti dai 182mila ai 237mila dollari all’anno.9731-10505

Approvata definitivamente la legge, ora il Belize può essere depennato dalla lista nera delle aree UNESCO a rischio. La Barriera corallina del Belize – sito patrimonio mondiale dell’UNESCO – ha rischiato fino ad oggi danni irreversibili a causa dell’attività petrolifera off-shore. La nuova norma adottata dal Governo del piccolo paese centroamericano, firmata e divenuta legge negli ultimi giorni del 2017, ha un valore storico: per la prima volta un paese in via di sviluppo ha deciso di fare un passo in favore della difesa degli oceani, ponendo fine dalla ricerca e all’estrazione di idrocarburi. Il Belize, che vanta la più grande barriera corallina dell’emisfero boreale, entra così a far parte di quella ristretta cerchia di paesi che hanno deciso di fermare per sempre le attività petrolifere nelle proprie acque. La normativa è la conseguenza dell’impegno che il governo del Belize ha preso ad agosto dello scorso anno, decidendo di stabilire una moratoria permanente sulle attività petrolifere nei suoi mari. Questo importante atto è la conseguenza delle pressioni nazionali e internazionali finalizzate a preservare il fragile ecosistema della barriera corallina. Questo impegno, portato avanti dal Primo Ministro,

Dean Barrow, si è concretizzato dopo mesi di proteste e pressioni da parte delle associazioni ambientaliste, tra cui WWF, Oceana e Belize Coalition to Save Our Natural Heritage che hanno comportato la sospensione della attività di prospezione petrolifera nei pressi della barriera corallina. Un report del WWF pubblicato nel giugno 2017 aveva mostrato che la barriera corallina del Belize era seriamente minacciata dalle attività di ricerca petrolifera offshore. Il turismo e la pesca legati alla barriera corallina danno sostentamento a circa 190.000 persone. Nel 2016 WWF e Oceana hanno guidato una coalizione che ha svolto un’intensa campagna contro i test di introspezione petrolifera che utilizzano la tecnica dell’air gun (emissione sottomarina di aria compressa con rischio di drammatici impatti sulla biodiversità) a ridosso della barriera corallina. La campagna WWF sul web ha ottenuto il supporto di quasi mezzo milione di persone da tutto il mondo.

Nadia Bood, esperta di barriera coralline presso del WWF Belize, dice: “E’ una grande novità per il Belize. Non solo perché il suo governo ha dato credito alle richieste di protezione della barriera corallina, sottraendolo ad un pericoloso rischio di contaminazione e impatti. Ma anche perché adesso il paese può essere considerato un leader mondiale nella protezione degli oceani. Questa è una mossa rivoluzionaria per un paese in grave difficoltà economica”. “La barriera corallina del Belize è sia casa di un incredibile numero di specie, sia luogo vitale per l’economia, per il turismo e per la pesca del paese. Intervenendo per rimuovere la maggiore minaccia per la barriera, il Belize sta tutelando il proprio futuro. Noi tutti speriamo che questo importante passo in avanti possa incoraggiare anche gli altri paesi a seguire l’esempio e a prendere provvedimenti indispensabili, per proteggere gli oceani del nostro pianeta”.
Janelle Chanona, vicepresidente di Oceana Belize, dice: “Come nazione non saremmo mai arrivati a questo punto, se non ci fosse stata la partecipazione del popolo del Belize. Un simile impegno, riflette il grado di coscienza nazionale, che permette di definirci “figli della barriera corallina”. Faremo in modo di far sapere al mondo che il governo e i cittadini del Belize, non scherzano sulla tutela del nostro patrimonio, né sulla difesa del nostro futuro”.
Casa di circa 1.400 specie, inclusa la tartaruga embricata ( Eretmochelys imbricata) il lamantino (Trichecus manatus) e 6 specie di squali in pericolo di estinzione la barriera corallina del Belize, Reserve System World Herritage, è dal 2009 nell’elenco dei siti Patrimonio Mondiale dell’UNESCO a rischio perché minacciati da attività umane. Questa nuova legislazione contribuirà a rimuovere il Belize dalla lista nera.

Fanny Douvere, coordinatore del programma mondiale UNESCO sul patrimonio marino: “L’economia del Belize dipende dal turismo, che genera, grazie alla barriera corallina, introiti da 182 a 237 milioni di dollari l’anno. Questa legislazione è una pietra miliare che contribuisce a rimuovere finalmente dalla lista dei siti a rischio il secondo più grande sistema di barriera corallina mondiale. Si prevede che la Commissione UNESCO possa prendere una decisione a riguardo durante la prossima sessione che si terrà tra giugno e luglio 2018”. Ma se il divieto di attività petrolifere offshore potrà apportare cambiamenti significativi, saranno comunque necessarie misure urgenti per rafforzare la protezione delle foreste di mangrovie e limitare la privatizzazione di terreni demaniali, nel sito patrimonio mondiale Unesco (World Heritage Site).

Fonte: ilcambiamento.it

 

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Energia: stop al carbone dal 2025

Stop al carbone dal 2025. È quanto prevede la nuova Strategia Energetica Nazionale. Per il WWF si tratta di una prima vittoria per il clima e la salute dei cittadini. La scelta del Governo di fissare “l’obiettivo politico” dell’uscita dell’Italia dal Carbone nel 2025 con la nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN) rappresenta una prima vittoria per il clima e per la salute dei cittadini e corona anni di battaglie, proposte e richieste che il WWF ha ribadito anche nelle osservazioni presentate al documento in fase di consultazione.  Il fatto che finalmente un documento governativo ufficiale dichiari questo obiettivo, per quanto definendolo ambiguamente “obiettivo politico”, rappresenta un importantissimo passo avanti verso un più ampio processo di decarbonizzazione, assolutamente indispensabile, secondo la comunità scientifica internazionale, per tentare di contrastare i più gravi effetti dei cambiamenti climatici in atto.2364_FotoGaleria_179698_0

Ora, però, è necessario che alla dichiarazione della SEN seguano provvedimenti e politiche: come tutti gli obiettivi, infatti, anche quello del phase out dal carbone, necessita di azioni concrete e operative oppure rischia di rimanere sulla carta: per questa ragione da domani il WWF chiederà al governo di dar corso alle norme attuative, tenendo conto delle indicazioni contenute nel rapporto “Politiche e misure per accelerare la transizione energetica e l’uscita dall’uso del carbone nel settore elettrico”, in cui si dimostra  come l’introduzione di adeguate regole finanziarie e meccanismi fiscali non solo possa facilitare l’uscita dal carbone, ma possa tradursi in un vantaggio economico per il nostro Paese.  Altro aspetto certamente positivo della SEN, è rappresentato dall’aver accolto l’obiettivo 55% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030, che costituisce un punto imprescindibile non solo verso la decarbonizzazione ma anche verso una maggiore sicurezza negli approvvigionamenti energetici visto che le fonti di energia rinnovabile (FER) non devono dipendere da  importazione esterne.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/11/energia-stop-carbone-2025/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Germania, stop alla produzione di auto a benzina dal 2030

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Ancora quattordici anni e poi basta, la Germania smetterà di produrre automobili alimentate a benzina, facendo compiere al paese guida dell’Ue un clamoroso balzo in avanti nella mobilità sostenibile. Il Bundesrat ha approvato una risoluzione dei Verdi che chiede il divieto di vendita di nuove auto a benzina o a gasolio entro il 2030. Da quella data in poi si potranno acquistare solamente auto elettriche o a idrogeno. Simone Peter, leader dei Verdi, ha sottolineato come lo scandalo delle emissioni della Volkswagen abbia segnato uno spartiacque per ciò che riguarda i veicoli tradizionali:

“Fin dal Dieselgate e dall’accordo sul clima di Parigi, è stato chiaro che i motori a combustione interna siano destinati a scomparire”.

A maggio il governo tedesco aveva approvato nuovi incentivi e sgravi fiscali: un sussidio di 4mila euro per l’acquisto di e-car e un’esenzione del bollo auto per dieci anni (con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2016).  Nel programma statale previsto anche uno stanziamento di 300 milioni di euro per il potenziamento delle stazioni di ricarica.

Fonte: ecoblog.it

Trivelle, stop della Croazia alle ricerche nell’Adriatico

 

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Il delegato dell’Ambasciata di Croazia in Italia Llija Zelalic, nel corso del convegno che si sta tenendo sulla Fregata Maestrale ad Ortona (Chieti) sulla Macroregione Adriatico-Ionica, ha reso nota una notizia che potrebbe rappresentare una svolta nella tutela ambientale dell’Adriatico:

“La Croazia per salvaguardare le sue coste ha sospeso i progetti per le piattaforme per la ricerca del petrolio nel mare Adriatico e penso che dovrete anche voi in Italia e sul l’altra sponda del nostro mare prendere in considerazione questa eventualità. Questo é un grande pericolo per il mare Adriatico”

Proprio oggi si sono incontrati a Spalato rappresentanti di organizzazioni e movimenti ambientalisti da Albania, Croazia, Montenegro, Slovenia e Italia che aderiscono al network SOS Adriatico, con il dichiarato intento di creare una bandiera comune per la battaglia contro le estrazioni petrolifere in mare.

Fonte: ecoblog.it

Stop alle centrali a Carbone: La risoluzione è in Parlamento

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Alla vigilia della Cop21 di Parigi, che si terrà il prossimo 11 dicembre, nel nostro paese si riaccende il dibattito sul percorso da seguire in relazione alle emissioni di CO2. A tale riguardo, è stata presentata una risoluzione in Parlamento da Stella Bianchi (Pd), presidente dell’intergruppo Globe Italia che mette insieme i parlamentari impegnati in materia ambientale. La risoluzione avanza l’esigenza di chiudere progressivamente le centrali a carbone e di porre nuovi limiti alle emissioni di gas serra delle stesse centrali. Il quotidiano Repubblica ha riportato alcuni passaggi del testo elaborato in Parlamento. Ivi, si legge che è necessario muoversi immediatamente perché “le emissioni di CO2 provenienti dalla combustione del carbone arrivano a essere del 30% superiori a quelle del petrolio e del 70% superiori a quelle del gas naturale […] La pericolosità del carbone è aggravata dal fatto che, oltre al biossido di carbonio, vengono dispersi nell’ambiente mercurio, piombo, arsenico, cadmio e altri metalli pesanti“.

Inoltre, sempre nella risoluzione si fa presente che l’Italia possiede un eccesso di produzione di elettricità, senza tenere in conto l’apporto delle rinnovabili. Per questo motivo, si precisa, un decremento dell’offerta di energia da centrali termoelettriche (con la chiusura di quelle a carbone) non inciderebbe sulla sicurezza del sistema energetico nazionale.

A corroborare la tesi dell’opportunità di chiudere le centrali a carbone c’è anche il parere dell’ UK Energy Research Centre. L’ente ritiene che andare nella direzione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica aumenterebbe i posti di lavoro. A parità di investimenti, le energie rinnovabili darebbero lavoro 10 volte tanto rispetto al settore termoelettrico. E, secondo uno studio di Legambiente, il settore delle rinnovabili, entro il 2020, potrebbe arrivare a creare 250mila posti di lavoro, più altri 600mila inerenti ad ambiti professionali connessi e all’indotto. Stella Bianchi ha aggiunto che “alla conferenza di Parigi si dovrà definire una road map per arrivare a un sistema produttivo carbon neutral […] E una delle prime mosse dovrà essere la messa al bando delle centrali a carbone […] L’Italia può essere capofila in Europa di questo processo virtuoso per sostituire un combustibile ad alto impatto ambientale con le rinnovabili e l’efficienza“.

Ricordiamo che il carbone non è solo pericoloso (per l’Università di Stoccarda ha prodotto 22300 decessi nel 2010), ma potrebbe diventare a breve anche un settore in cui non sarebbe più conveniente investire. Forti fenomeni di disinvestimento si registrano già oggi, come nel caso del Fondo sovrano norvegese che ha deciso di non puntare più sull’elettricità a carbone.

Fonte: ecoblog.it

Stop TTIP Italia: fermiamo il trattato transatlantico di partenariato Usa-Ue

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Cos’è il TTIP

Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico con l’intento dichiarato di abbattere dazi e barriere non tariffarie tra Europa e Stati Uniti per la gran parte dei settori economici, rendendo il commercio più fluido tra le due sponde dell’oceano. Un trattato molto delicato, negoziato in segreto tra Commissione UE e Governo USA fino alla fine del 2014 quando la società civile ha richiesto sempre più trasparenza, che vuole costruire un mercato unico tra Europa e Stati Uniti le cui regole, caratteristiche e priorità attualmente determinate dai nostri Governi e sistemi democratici, verranno fortemente condizionate da organismi tecnici sovranazionali a partire dalle esigenze dei grandi gruppi transnazionali. Il Trattato infatti prevede l’introduzione di organismi tecnici potenzialmente molto potenti e fuori da ogni controllo da parte degli Stati e quindi dei cittadini. Il primo, un meccanismo di protezione degli investimenti: Investor-State Dispute Settlement (in sigla: ISDS; traducibile in italiano come Risoluzione delle controversie tra investitore e Stato) consentirebbe alle imprese europee o USA di chiedere compensazioni economiche agli opposti governi qualora democraticamente introducessero normative, anche importanti per i propri cittadini, che ledessero i loro interessi passati, presenti e futuri. Un meccanismo rischioso che, se accompagnato da una definizione degli standard meno stringente, potrebbe mettere in discussione diritti acquisiti nonostante le rassicurazioni delle istituzioni europee, secondo le quali gli stessi non verranno abbassati. Un esempio riguarda gli standard agroalimentari, considerato che nei testi negoziali europei viene ribadito il ruolo centrale del Codex Alimentarius, l’organismo che fissa gli standard di qualità alimentare, dai residui di pesticida nei piatti all’uso di Ogm. Spesso i criteri usati dal Codex per la qualità degli alimenti sono più permissivi di quelli europei, e ogni variazione più restrittiva potrebbe essere considerata “distorsiva del mercato” e per questo sanzionata. La mancanza poi nei documenti ufficiali di ogni riferimento esplicito al “Principio di precauzione” è un ulteriore elemento di preoccupazione. Un altro organismo di cui viene prevista l’introduzione è il Regulatory Cooperation Council: un organo dove esperti nominati della Commissione UE e del ministero USA competente valuterebbero l’impatto commerciale di regolamentazione nazionale, federale o comunitaria. A sua discrezione sarebbero ascoltati imprese, sindacati e società civile. A sua discrezione sarebbe valutato il rapporto costi/benefici di ogni misura e il livello di conciliazione e uniformità tra USA e UE da raggiungere, e quindi la loro effettiva introduzione o mantenimento. Un’assurdità antidemocratica che andrebbe bloccata il prima possibile.banner-ttip11-1024x324

Fermiamo il TTIP
Il TTIP è ad un passo dalla sua approvazione finale. Solo una forte pressione dal basso potrà far capire ai nostri governanti ed europarlamentari che le persone non lo vogliono. Ottobre sarà un mese cruciale. Cosa può fare ognuno di noi per fermare la stipula di questo trattato?

  1. Informarsi: le informazioni non mancano di certo in rete, sui giornali e sulle riviste. Non fermiamoci alla prima opinione, cerchiamo di capire con più letture cosa sta succedendo.
    2. Firmare la petizione. Potete farlo comodamente online su https://stop-ttip.org/it/firma/ma sullo stesso sito potete scaricare il modello cartaceo di raccolta firme da stampare. Se non siete pratici con il computer fatevi aiutare, non fermatevi alla prima difficoltà!
    3. Partecipare alla mobilitazione internazionale di ottobre 2015. Dal 10 al 16 ottobre in tutta Europa e negli Stati Uniti è stata indetta una settimana di mobilitazione, resta informato sulle manifestazioni che saranno annunciate a breve nella tua città.
    4. Discutere e diffondere con amici e conoscenti la tematica del TTIP.

Per approfondire
Ecco alcuni siti web dove approfondire la tematica:
http://stop-ttip-italia.net/
https://stop-ttip.org/it

Stop TTIP Italia

Fonte : italiachecambia.org

Stop agli ammorbidenti chimici: ecco come prepararne uno naturale ed economico

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Gli ammorbidenti sono prodotti davvero speciali per il bucato. Si usano per conservare la morbidezza dei tessuti e per dare un piacevole odore ai nostri vestiti ogni volta che li laviamo. Si tratta di un prodotto molto comune sul mercato e, di fatto, lo si trova facilmente e anche a prezzi vantaggiosi a seconda della marca che si sceglie. Ma sapevate che molte delle fragranze che vengono aggiunte agli ammorbidenti costituiscono una minaccia per la nostra salute? Anche se l’odore che emanano i nostri capi appena lavati è gradevole, gran parte delle fragranze e degli agenti chimici utilizzati negli ammorbidenti commerciali possono essere pericolosi, specialmente per i bambini. Secondo gli esperti, gli ammorbidenti in commercio contengono composti chimici che possono causare reazioni sulla pelle o allergie respiratorie come la rinite. Tenendo in considerazione che molti di questi agenti chimici sarebbero nocivi per l’organismo se venissero ingeriti, gli esperti assicurano che possono essere dannosi anche attraverso il semplice contatto con la pelle. Esattamente come avviene per altri prodotti chimici che si utilizzano per la pulizia della casa, gli ammorbidenti per il bucato possono causare danni alla nostra salute, anche se probabilmente questi non si manifestano in modo immediato e vengono associati difficilmente all’uso di tale prodotto. Gli esperti assicurano che la maggior parte di questi prodotti contiene ftalati, ovvero i composti chimici che si aggiungono per dare all’ammorbidente proprio quel piacevole odore che tanto ricerchiamo, ma che secondo molti studi ha causato disordini ormonali in vari animali. Usare ammorbidenti industriali, quindi, non solo può causare danni alla nostra salute, ma anche all’ambiente. Per questo motivo, si vuole promuovere l’uso di alternative ecologiche e sane, che non costino troppo, siano efficaci, e soprattutto che non abbiano effetti negativi sulla nostra salute e che siano ecosostenibili.ammorbidente-e1436891252276

Come preparare un ammorbidente naturale ed economico

Ora che sapete che gli ammorbidenti industriali possono causare danni alla vostra salute e all’ambiente, dovete cominciare a considerare la possibilità di preparare i vostri in casa. Ovviamente devono essere prodotti naturali ed economici, che si prenderanno cura del vostro bucato e lo renderanno morbido. Questo ammorbidente naturale richiede l’uso di ingredienti molto comuni che probabilmente avete già in casa. Le loro proprietà aiuteranno a rendere più morbidi i tessuti e ad eliminare i cattivi odori dal nostro bucato.

Ingredienti

  • 10 gr di bicarbonato di sodio.
  • 150-200 ml di acqua calda.
  • 800 ml di aceto di mele.
  • 20 gocce di olio essenziale.
  • Recipiente di plastica con una capacità di 3 litri e mezzo.

Cosa dovete fare?

  • È importante usare un recipiente di plastica grande, perché il composto aumenterà di volume. Quando avrete trovato il recipiente adatto, versate l’acqua calda e aggiungete il bicarbonato di sodio e l’aceto di mele. Osserverete a questo punto una reazione chimica tra gli ingredienti che causerà la formazione di moltissime bolle nel recipiente.
  • Quando il liquido si sarà stabilizzato, conservatelo nel recipiente del vostro vecchio ammorbidente (o in qualsiasi recipiente comodo che abbiate a disposizione), e aggiungete l’olio essenziale con l’aroma che preferite. Agitate e conservate in un luogo fresco.
  • Per usarlo, aggiungetelo al bucato posto in acqua o in lavatrice, esattamente come facevate con il vostro vecchio ammorbidente industriale.

Consiglio: Prima di usare l’ammorbidente, agitatelo bene per amalgamare di nuovo tutti gli ingredienti. Per ogni bucato, saranno sufficienti 4 cucchiai di ammorbidente fatto in casa.bucato-500x334

  • Questo incredibile ammorbidente vi aiuterà a rendere il bucato morbido, pulito e privo di sostanze chimiche. Si consiglia in particolare per i colorati e per il bucato scuro.
  • Se soffrite di allergie o avete problemi respiratori di vario genere, questo ammorbidente diventerà il vostro più grande alleato per ottenere la morbidezza desiderata senza soffrire di scomodi effetti secondari. Esso, inoltre, si renderà protagonista di un’importante funzione alternativa oltre a quella di pulire il vostro bucato. Aiuterà infatti a mantenere pulita la vostra lavatrice da quelle particelle di sporco e di detersivo che si tendono ad accumulare nei fori. 
  • Non abbiate dubbi dunque a provare tutti i benefici che vi garantirà l’uso di questo ammorbidente sin dalla vostra prossima lavatriceNon potrete più fare a meno del suo delicato aroma e della sensazione di morbidezza che lascerà in ognuno dei vostri vestiti.

Fonte: viverepiusani.com

Austria verde: stop al nucleare e largo alle rinnovabili

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Stop al nucleare e sì alle energie rinnovabili: le politiche ambientali austriache sono note da anni, come nota da tempo è la direzione intrapresa dal paese europeo in materia energetica.

“Pensiamo che questo sia un esempio di come si possa smantellare un impianto nucleare e poi riconvertirlo. Bisogna attendere un anno perché si perda il pericolo di radioattività, poi un passo alla volta si può recuperare il sito” dice Stephan Zach, portavoce del gruppo EVN, ad Askanews in merito alla centrale di “Zwentendorf” alle porte di Vienna. Costruita negli anni ’70 la centrale non è mai stata operativa perché poco prima che si mettesse in funzione gli austriaci votarono contro il nucleare con un referendum nel ’78. Da quel momento il governo austriaco cominciò ad investire molto in fonti energetiche alternative: di recente Vienna ha annunciato di aver depositato una denuncia alla giustizia europea, contro le sovvenzioni pubbliche concesse dal governo inglese per la costruzione di un reattore nucleare a Hinkley Point, in Gran Bretagna, che potrebbe essere pericoloso.

Fonte: ecoblog.it

Per evitare i disastri climatici bisogna lasciare petrolio e gas sottoterra

Un nuovo, ampio studio ha confermato ciò che gli ambientalisti vanno dicendo da tempo: per evitare i disastri climatici, i combustibili fossili vanno lasciati sottoterra, bisogna dire stop all’estrazione e allo sfruttamento.carbone_giacimenti

Lasciate gas e petrolio nel sottosuolo: è questo il monito che viene dai ricercatori che hanno concluso come, per evitare che i cambiamenti climatici continuino ad aggravarsi, la maggioranza dei giacimenti di combustibili fossili debba essere lasciata sottoterra, compresi la quasi totalità del carbone negli Usa e nel Medio Oriente, tutto il gas e il petrolio dell’Artico, il 90% del carbone australiano, la stragrande maggioranza delle sabbie bituminose del Canada, il 78% del carbone europeo e gran parte del gas sempre del Medio Oriente. Lo studio è stato pubblicato su Nature ed è stato condotto da Christophe McGlade e Paul Ekins, della University College London. McGlade ed Ekins ricordano come siano stati gli stessi «decisori politici a determinare che l’aumento della temperatura globale causato dai gas serra non deve andare oltre i 2° sopra la media delle temperature globali dell’era pre-industriale». Ebbene, per rimanre sotto questa soglia, i ricercatori affermano che «a livello globale, un terzo delle riserve di petrolio, metà delle riserve di gas e oltre l’80% delle attuali riserve di carbone devono restare inutilizzate dal 2010 al 2050». Questo non è certo il primo studio che sottolinea come l’abuso di combustibili fossili risulti pericolosi, ma è l’unico che ha specificato quali siano e dove siano i giacimenti che non andrebbero toccati.

Fonte: ilcambiamento.it

L’appello di 22 scienziati a Matteo Renzi: stop alle trivelle dello Sblocca Italia

Da Bologna 22 scienziati chiedono al Premier di rivedere la politica energetica del governo contenuta nel decreto Sblocca Italia

Non solo le opposizioni ma ora anche la scienza prova a spiegare al Premier Matteo Renzi perché le scelte adottate in materia energetica nel decreto Sblocca Italia rappresentino un grave ostacolo allo sviluppo economico del nostro Paese. In una lettera firmata da 22 scienziati è contenuto l’appello accorato a ritirare le disposizioni per le trivellazioni off shore nei mari italiani. L’appello può essere sottoscritto da altri docenti e scienziati ma anche da semplici cittadini. In sostanza il comitato promotore composto dai 22 scienziati: Vincenzo Balzani (coordinatore), Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università di Bologna; Nicola Armaroli Istituto ISOF-CNR; Alberto Bellini Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università di Bologna; Giacomo Bergamini, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician” Università di Bologna; Enrico Bonatti, ISMAR-CNR; Alessandra Bonoli, Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, dell’Ambiente e dei Materiali, Università di Bologna; Carlo Cacciamani, Servizio IdroMeteoClima, ARPA; Romano Camassi, INGV; Sergio Castellari, Divisione servizi climatici, CMCC e INGV; Daniela Cavalcoli, Dipartimento di Fisica ed Astronomia, Università di Bologna; Marco Cervino, ISAC-CNR; Maria Cristina Facchini, ISAC-CNR; Sandro Fuzzi, ISAC-CNR; Luigi Guerra, Dipartimento di Scienze dell’Educazione «Giovanni Maria Bertin», Università di Bologna; Giulio Marchesini Reggiani, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università di Bologna; Vittorio Marletto, Servizio IdroMeteoClima, ARPA; Enrico Sangiorgi, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università di Bologna; Leonardo Setti, Dipartimento di Chimica Industriale, Università di Bologna; Micol Todesco, INGV; Margherita Venturi, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università di Bologna; Stefano Zamagni, Scuola di Economia, Management e Statistica, Università di Bologna e Gabriele Zanini, UTVALAMB-ENEA scrive al Premier Renzi:

In particolare, il recente decreto Sblocca Italia agli articoli 36-38 facilita e addirittura incoraggia le attività di estrazione delle residue, marginali riserve di petrolio e gas in aree densamente popolate come l’Emilia-Romagna, in zone dove sono presenti città di inestimabile importanza storica, culturale ed artistica come Venezia e Ravenna, lungo tutta la costa del mare Adriatico dal Veneto al Gargano, le regioni del centro-sud e gran parte della SiciliaITALY-GOVERNMENT-RENZI

E suggeriscono al Premier Renzi la strategia da seguire:

L’Italia non ha carbone, ha pochissimo petrolio e gas, non ha uranio, ma ha tanto sole e le tecnologie solari altro non sono che industria manifatturiera, un settore dove il nostro Paese è sempre stato all’avanguardia. Sviluppando le energie rinnovabili e le tecnologie ad esse collegate il nostro Paese ha un’occasione straordinaria per trarre vantaggi in termini economici (sviluppo occupazionale) e ambientali dalla transizione energetica in atto.

Gli scienziati ricordano a Matteo Renzi che la vera fonte di energia risiede nel risparmio energetico purché sia adottato come strategia nazionale e non solo come iniziativa del singolo cittadino. Nella riqualificazione energetica degli edifici, nella riduzione dei limiti di velocità sulle autostrade, nel sostegno dell’uso delle biciclette e dei mezzi di trasporto pubblici si trovano inaspettate risorse energetiche da rivalutare e condividere, piuttosto che nelle trivellazioni alla ricerca di idrocarburi che rappresentano oramai i combustibili da archiviare e dismettere.

Fonte:  SpeziaPolis

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