‘Alla ricerca della plastica perduta’, la call di Corepla rivolta a Università, Centri di Ricerca, PMI, start up e cittadini

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Il Consorzio riciclo plastica lancia la Call for ideas “Alla ricerca della plastica perduta” per massimizzare il riciclo degli imballaggi in plastica e sviluppare nuovi utilizzi del materiale riciclato. Una chiamata di idee rivolta a Ricercatrici e Ricercatori dell’Università, ai Centri di Ricerca, alle start up, alle aziende, alle PMI e privati attraverso l’apposita piattaforma www.coreplacall.it, on line da oggi. Una Call for Ideas di creatività e intelligenze per la miglior gestione degli imballaggi in plastica dalla progettazione al fine vita, al riciclo e agli innovativi utilizzi del materiale riciclato. Corepla intende così ricercare e promuovere nuove soluzioni lungo tutta la filiera perché la sostenibilità è un gioco di squadra tra imprese, cittadini e Sistema Paese. Corepla, forte dei risultati fin qui ottenuti, vuole dare un proprio fattivo contributo alla sfida rappresentata dal forte innalzamento degli obiettivi di riciclo europei per gli imballaggi in plastica al 2030.  La Call “Alla ricerca della plastica perduta” nasce da un’idea di Corepla, in collaborazione con la società editrice multimediale Triwù e la prima piattaforma di crowdfunding italiana Produzioni dal Basso. La partecipazione alla Call, alla chiamata di idee, è molto semplice. Il sito www.coreplacall.it fornisce in modo chiaro le indicazioni per l’adesione. La Call è aperta a tutti coloro che pensano di avere una buona idea.  Sul sito si trova una sezione nella quale scrivere un’introduzione ai concetti di fondo della proposta, alla quale si possono allegare materiali di approfondimento. Corepla si impegna – lo scriviamo con evidenza sul sito – a garantire la proprietà intellettuale dell’idea ai portatori della stessa.

Un comitato tecnico-scientifico verrà invitato a valutare i progetti. Per quelli selezionati, Corepla può agire con tre diverse modalità:

  1. Segnalarli ad aziende che possono metterli in atto, in accordo con gli ideatori
  2. Sovvenzionarli direttamente con un investimento che ne faciliti la messa in campo
  3. Creare un’operazione di crowdfunding organizzata su piattaforma Corepla

“Stimolare la ricerca è un obiettivo prioritario per Corepla” – sottolinea Antonello Ciotti Presidente Corepla – “dalla piccola idea geniale della start up a tutto quello che il mondo industriale italiano è in grado di proporre per nuove applicazioni nel campo del riciclo. Corepla dunque come catalizzatore di idee della nuova economia circolare”.

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

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Un tessuto nanotech contro l’inquinamento

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Si chiama The Breath il tessuto multistrato che sfrutta le nanotecnologie per catturare gli inquinanti presenti nell’atmosfera. Questa tecnologia può essere utilizzata per purificare l’atmosfera, il tutto a impatto zero, senza consumare energia, ma soltanto sfruttando il naturale riciclo dell’aria. Il tessuto può essere utilizzato per produrre pannelli pubblicitari anti-smog oppure supporti informativi per gli edifici pubblici, pannelli didattici o divisori in ufficio.

Realizzata dalla start up pavese Anemotech che l’ha brevettata, questa innovativa tecnologia di purificazione dell’aria verrà introdotta sul mercato nella seconda metà del 2016 ed è già stata testata allo Stadio di San Siro e a Expo 2015.

The Breath, come spiega Gianmarco Cammi, direttore operativo di Anemotech e co-inventore del tessuto, è “composto da due strati esterni in tessuto idrorepellente con proprietà battericide, antimuffa e antiodore e uno strato intermedio in fibra adsorbente carbonica addittivata da nanomolecole, capace di separare, trattenere e disgregare le microparticelle inquinanti come gli ossidi di azoto e i composti organici volatili”. La quota di riduzione dell’inquinamento atmosferico è quantificabile in un 20%.

Fonte:  The Breath | Ansa

Immagine | Youtube

eQuommerce, un nuovo modo di fare la spesa

E’ il primo social network dove gruppi di amici, vicini di casa o colleghi possono unirsi insieme per formare Gruppi di Acquisto Solidali (GAS) e dove i produttori possono inserire la propria azienda ed interagire direttamente con i GAS presenti sulla piattaforma. Il progetto è stato realizzato dalla start-up innovativa valdostana Made in Valley S.r.l.s., in collaborazione con il Politecnico di Torino.

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eQuommerce è un progetto realizzato dalla start-up innovativa valdostana Made in Valley S.r.l.s., in collaborazione con il Politecnico di Torino. E’ il primo social network internazionale pensato esclusivamente per far incontrare direttamente i produttori e le famiglie locali, al fine di aiutarle a risparmiare sulla spesa acquistando insieme direttamente dai produttori locali, senza intermediari, a favorire l’acquisto di prodotti genuini del territorio, verificandone personalmente la provenienza e la sostenibilità, e a sostenere le aziende a cui viene riconosciuto un prezzo equo per i prodotti ed il lavoro svolto. Il progetto nasce dopo aver constatato che il comparto agricolo mondiale dei piccoli e medi produttori è in forte crisi e che le famiglie hanno visto diminuire il loro potere d’acquisto e di conseguenza la possibilità di accedere a cibi genuini.  Anche i dati Istat del 6° e 5° censimento generale dell’agricoltura confermano la situazione di crisi, riportando una diminuzione del numero delle aziende agricole in Italia da 2.405.453 nel 2000 a 1.630.420 nel 2010 con un decremento pari al 32,2%. Fulcro del programma è il sito webwww.equommerce.com, nato per fornire uno strumento semplice, completo e flessibile per gestire tutte le attività connesse alla vita di un Gruppo di Acquisto Solidale (G.A.S.) e delle aziende che li riforniscono.  Ricordiamo, per chi ancora non ne fosse a conoscenza, che i G.A.S. sono gruppi di famiglie che acquistano insieme direttamente dai produttori locali, in modo da sostenere l’agricoltura tradizionale e da poter accedere a prodotti sani e genuini. Eliminando gli intermediari, si risparmia sulla spesa e si garantisce la tracciabilità degli alimenti acquistati. Ad oggi in Italia si contano circa un migliaio di G.A.S. e il fenomeno è in continua espansione. In tal senso, eQuommerce si propone di facilitare la nascita di nuovi gruppi e la gestione di quelli già esistenti, nel rispetto dei diritti dei consumatori e dei produttori. I principi fondanti su cui si basa il progetto sono: la volontà di riconoscere un compenso equo ai produttori e di permettere, al contempo, di acquistare a un giusto rapporto qualità/prezzo alle famiglie; il tentativo di favorire la nascita di rapporti di reciprocità e solidarietà tra chi produce e chi consuma; l’impegno verso una produzione rispettosa dell’ambiente e attenta a tematiche quali la sostenibilità e il risparmio delle risorse naturali (come l’acqua, il suolo e l’aria). In sintesi, equità, solidarietà e sostenibilità. Ma come funziona concretamente? La procedura è molto semplice. I consumatori potranno vedere sulla mappa interattiva le aziende agricole presenti intorno a sé, leggerne la scheda di presentazione in cui sono indicati i prodotti venduti e le modalità di gestione degli ordini. Per acquistare i prodotti di un’azienda, sarà sufficiente che i consumatori si uniscano ad un G.A.S. già presente sulla piattaforma oppure avranno la possibilità di crearne un nuovo, purchè sia formato da cinque utenti. La gestione degli ordini è molto semplice. Attraverso il portale, l’amministratore del G.A.S. aprirà un ordine ad un’azienda affiliata indicando il termine temporale entro il quale l’ordine sarà evaso. Tutti i membri del suo G.A.S. riceveranno una notifica sulla propria email e sul loro profilo eQuommerce inerente all’ordine aperto e potranno quindi aggiungere alla lista dell’amministratore i prodotti desiderati nelle quantità richieste. A ordine evaso, il G.A.S. che ha effettuato l’ordine è tenuto a lasciare una valutazione sull’azienda. Grazie a questo sistema di feedback, sarà possibile verificare la professionalità dell’azienda, la qualità dei prodotti e l’effettiva corrispondenza con quanto indicato sulla scheda. Viceversa, l’azienda dovrà esprimere una valutazione sul GAS, per premiare quelli più puntuali e affidabili. Registrarsi e acquistare sulla piattaforma eQuommerce avviene gratuitamente. La sostenibilità del progetto è garantita dal riconoscimento di una piccola percentuale sulle vendite effettive da parte delle aziende, la cui adesione alla piattaforma è gratuita.

Info su: www.equommerce.com

Fonte: ilcambiamento.it

Bill Gates promette 2 miliardi di dollari di investimento nelle rinnovabili

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A maggio The Guardian aveva lanciato un appello per chiamare Bill Gates, il miliardario e filantropo, fondatore di Microsoft, a un impegno forte per l’ambiente. Ora Gates si muove con decisione a sostegno delle energie rinnovabili e negli scorsi giorni ha annunciato di voler investire 2 miliardi di dollari in tecnologie volte ad accelerare lo sviluppo dell’energia da fonti pulite e la riduzione delle emissioni di gas serra. In un’intervista rilasciata all’autorevole magazine The Atlantic, Gates ha spiegato che, visto lo stallo della politica, le iniziative volte a contrastare i cambiamenti climatici devono venire da investimenti privati. Gates chiede di superare la politica obamiana che vuole passare gradualmente dal petrolio e dal carbone al gas naturale: quello che è necessario è abbandonare le fonti fossili. Gates sostiene che tutti coloro che hanno immense disponibilità finanziaria dovrebbero dedicarne una parte per sostenere le start-up che lavorano per la ricerca e lo sviluppo di sistemi di produzione e distribuzione dell’energia da fonti pulite. Laddove gli Stati e i Governi non possono più arrivare per carenze di cassa, deve intervenire il settore privato. “Abbiamo bisogno di un’innovazione che ci dia energia più economica degli idrocarburi, a zero emissioni e affidabile quanto il sistema energetico odierno. Abbiamo bisogno di un miracolo energetico. Può sembrare scoraggiante, ma nella scienza i miracoli avvengono di continuo”, spiega Gates. E se i privati dovranno fare la loro parte, i Governi non potranno esimersi dalle tasse sulle emissioni: “Senza una carbon tax considerevole, non ci sarà l’incentivo a passare alle energie pulite”. Il traguardo? Arrivare a un 2050 in cui Stati Uniti e Cina, i grandi inquinatori del Pianeta, raggiungeranno le emissioni zero, smettendo di aggiungere CO2 all’aria.

Fonte:  The Atlantic

 

MyFoody, la start up che coinvolge grossisti e ristoranti per contrastare lo spreco di cibo

MyFoody è una start up italiana ideata nel novembre 2012 che ha l’obiettivo di coinvolgere grossisti, imprese di ristorazione e piccole e grandi distribuzioni per far sì che il cibo “a richio”, (quello che non verrebbe immesso sul mercato o in eccedenza perché prossimo alla scadenza), venga venduto ad un prezzo più basso e accessibile a tutti381217

Contro lo spreco di cibo l’Italia continua ad essere un territorio ricco di idee innovative. Sorti negli ultimi anni, sono ormai numerosi i progetti che ambiscono a trovare soluzioni ad uno dei problemi più evidenti della società del consumismo: lo spreco, quello di cibo in particolare. Con lo scopo di contrastare il fenomeno è sorta poco meno di un anno fa una start up con base a Milano, dopo un periodo di incubazione a Firenze, dal nome MyFoody. Si tratta di una piattaforma e-commerce che dà la possibilità di comprare prodotti alimentari che altrimenti sarebbero sprecati ad un prezzo scontato. Il progetto è molto semplice e, a “popolare” concretamente la piattaforma, ci sono i prodotti in eccedenza, in scadenza o con difetti estetici di confezionamento che, come ormai è noto, sono una discriminante fondamentale per la vendita. Tutti questi prodotti alimentari, proprio grazie alla piattaforma, vengono “salvati” evitando che diventino rifiuto.

“MyFoody è un progetto che rientra nella Blue Economy o Economia Circolare – si legge sul sito www.myfoody.it-. Il principio fondamentale è quello secondo cui gli sprechi di un’attività diventano risorse di un’altra attività. Con MyFoody, infatti, gli attuali sprechi alimentari diventano risorse per l’intera comunità”. Già, perché grossisti, imprese di ristorazione o grande e piccola distribuzione, veri protagonisti del sistema, hanno la possibilità di cedere, grazie alla piattaforma, il cibo in eccedenza, dando la possibilità ad altri, privati ma anche organizzazioni non profit, di acquistare il cibo ad un prezzo scontato. “Perché pagare il prezzo pieno per un prodotto in scadenza? Perché buttare prodotti perfettamente commestibili ma vicini alla scadenza? E i prodotti con difetti di packaging, perché sprecarli?” Sono queste le domande che hanno ispirato nel novembre 2012 l’ideazione di questo progetto contro lo spreco alimentare.
Nel concreto la piattaforma funziona mediante un servizio di geolocalizzazione: gli utenti, in base al luogo in cui vogliono ricevere la spesa, vengono geolocalizzati e possono acquistare i prodotti della propria zona di riferimento.
La geolocalizzazione è un elemento fondamentale del progetto, perché l’obiettivo degli ideatori è quello di offrire un servizio di consegna a domicilio che sia anche ad impatto zero, usando per il trasporto, dunque, mezzi non inquinanti.
Il progetto, che vanta di essere stato selezionato tra le migliori star up europee vincitrice del Chest Project, ha ricevuto anche il patrocinio di Expo2015 e vinto il concorso per idee di impresa Alimenta2talent, che premia le migliori idee per innovare il modo di fare agricoltura riducendo gli sprechi.

Fonte: ecodallecitta.it

Agricoltura: nel 2012 boom di star up al femminile

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In controtendenza con i dati sull’imprenditoria italiana crescono le aziende guidate da donne. Nel 2012 sono nate 102.391 imprese al femminile che hanno fatto salire a 1.424.743 il numero complessivo nei più disparati settori produttivi. L’analisi condotta da Coldiretti sui dati Unioncamere al 31 dicembre 2012 evidenzia come il 16% delle imprese femminili operi nell’agricoltura, nei servizi di alloggio e ristorazione.

Si tratta di un dato molto interessante specialmente se si considera che in ambito giovanile (under 35) il 2013 è iniziato con 22.373 imprese in meno rispetto a dodici mesi prima, pari a un -3%: la quota delle imprese giovanili in agricoltura è scesa all’11,4% del totale.

Tirando le fila della sua analisi Coldiretti sottolinea come l’aumento dell’imprenditoria femminile abbia dato un nuovo impulso al settore in termini di innovazione e creatività: dalle attività legate alla lavorazione del prodotto agricolo in loco allo sviluppo di agriturismi e bed and breakfast, dagli agriasili alle fattorie adibite alla pet-therapy e alla didattica, dalle adozioni di piante e animali online alle agrigelaterie, si sono moltiplicate le attività parallele o connesse all’agricoltura e all’allevamento.

La sfida di coniugare le esigenze del mercato con quelle della salute e della qualità della vita ha accresciuto il numero di aziende agricole a conduzione femminile tanto da raggiungere un 29% che rappresenta un dato superiore alla media. Ed è proprio nelle attività più innovative e multifunzionali che le imprese in rosa hanno dimostrato una spiccata attitudine all’adattamento a un mercato liquido e in costante evoluzione.

Fonte:ecoblog