Il grande ritorno della zuccheriera nel bar? Meno spreco di bustine e zucchero

“Carraturo” a Napoli. “Ranzini” a Torino. Primi esempi di esercizi pubblici che rinunciano alle più costose e sprecone bustine di zucchero e tornano alla zuccheriera di vetro. Col beccuccio, per evitare accuse sull’igiene379374

Nel documentario sui rifiuti a Napoli Zero Waste si esalta come nuova buona pratica quella del bar Carraturo a Napoli che ha deciso di abolire le bustine di zucchero e di mettere la zuccheriera in vetro. Un ritorno al passato, ma attenzione, la zuccheriera non è aperta con uso di cucchiaino ma è un dispensatore che si usa tramite il suo beccuccio. (Lo stesso bar regala anche ai clienti i fondi di caffè da usare come ammendante nei vasi e negli orti).
Mentre stavamo decidendo di presentare questa esperienza come notizia ci siano accorti che la stessa cosa la sta facendo, da quasi un anno, anche la storica “piola” Ranzini, in via Porta Palatina a Torino.
In entrambi i casi la riduzione dei rifiuti si accompagna con una scelta di risparmio economico. Lo zucchero in bustine costa al barista di più che le scatole di zucchero (indicativamente, 2,5 euro al kilo lo zucchero in bustine, 1 euro al kilo con le scatole.)  Per quanto riguarda la riduzione dei rifiuti si possono fare facili stime. Quasi sempre l’utente non usa tutto lo zucchero di una bustina. Questo zucchero avanzato non viene riutilizzato ne è riciclabile, va a aumentare i rifiuti. In teoria la bustina spezzata e svuotata potrebbe andare nella differenziata della carta, ma chi ha la pazienza di separarla dallo zucchero? Quindi, non solo si utilizza inutilmente carta, ma non la si ricicla.
Quante bustine di zucchero si usano al giorno in Italia solo per i caffè, solo nei bar? Due milioni?
Facciamo una ipotesi: 5 grammi di zucchero sprecati in media per ogni tazza di caffè sarebbero 10 tonnellate al giorno , 3.500 all’anno più i grammi (quanti saranno?) della carta delle bustine…

Le foto sono state scattate da “Ranzini”, a Torino.ecodallecitta

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Fonte: ecodallecittà.it

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Banco Alimentare: ad Expo ritireremo le eccedenze di cibo di notte

Urban Center affollato per l’incontro di CiBi con Marco Lucchini (Banco Alimentare), Giacomo Biraghi (Tavoli Tematici Expo), la food blogger Lisa Casali e la vice-sindaco De Cesaris. Lucchini: più che lo spreco, il problema sono le eccedenze di cibo; dobbiamo e possiamo condividerle. Ci stiamo preparando per Expo: ritireremo di notte378374

Lotta allo spreco alimentare ed esempi virtuosi di ecocucina. All’Urban Center di Galleria Vittorio Emanuele la rivista CiBi ha invitato il direttore Marco Lucchini di Fondazione Banco Alimentare, Giacomo Biraghi, coordinatore dei Tavoli Tematici Expo, la vice-sindaco Ada Lucia De Cesaris e la food blogger Lisa Casali, che ha mostrato alcuni esempi di ecocucina, col recupero di bucce, scorze e scarti della spesa ortofrutticola di tutti i giorni. “Una volta il cibo in Italia veniva ‘buttato via per legge’. Anni fa abbiamo capito che era possibile cambiare, imitando la Legge del Buon Samaritano, esistente dal 1996 in Arizona (USA)”. Marco Lucchini ha spiegato com’è nata la Fondazione Banco Alimentare in Italia, con la legge del 2003 che ha imitato l’esperienza americana, garantendo così le necessarie procedure di sicurezza alimentare per l’igiene, l’integrità e l’appetibilità di quanto ritirato. Oggi Banco Alimentare è presente in 20 città italiane e nel 2013 ha raccolto 65.000 tonnellate di cibo e 1 milione di pasti caldi, destinandoli a circa 500 strutture caritatevoli che si occupano di indigenti.  Lucchini ha parlato anche della lotta allo spreco alimentare a scuola, ricordando come il Banco Alimentare già da tempo si occupi, con il progetto Siticibo a Milano, del recupero di pane e frutta da circa 100 scuole. Anche se i genitori o l’insegnante dicono ad un bambino di non sprecare perché “non è giusto”, un bambino capisce ancora meglio gli esempi positivi che vede e, secondo Lucchini, bisogna partire da esempi semplici, possibili per tutti.  Non è vero che l’Italia sia così “sprecona” rispetto ad altri Paesi, ha aggiunto Lucchini, sostenendo che il vero problema non sia tanto lo spreco, quanto le eccedenze alimentari che il sistema oggi produce, le abbondanze di cibo. Un’abbondanza che di per sè non è un male, anzi un segno di ricchezza, ma dobbiamo imparare a condividerla con gli altri.  Lucchini ha poi parlato del ruolo del Banco Alimentare per Expo, dialogando con Giacomo Biraghi, coordinatore dei Tavoli Tematici di Expo. Nei sei mesi dell’esposizione universale ci saranno 120 ristoranti attivi, oltre alla produzione alimentare dei padiglioni di oltre 150 paesi. Un’occasione enorme per mettere in pratica i principi della lotta allo spreco e che Banco Alimentare si prepara ad affrontare, tenendo conto delle peculiarità dell’evento. “Expo sarà un “parco tematico” vietato al traffico durante il giorno; ritireremo il cibo di notte”.

di Stefano D’Adda

Fonte: ecodallecittà

Conservare bene i cibi e evitare lo spreco alimentare con i 6 consigli di Comieco

Per conservare bene i cibi è importante rispettare le regole di conservazione anche in base all’imballaggio in cui sono acquistati. Ecco cosa consiglia Comieco in propositoimballaggi-594x350

L’imballaggio dei cibi che acquistiamo serve non solo a presentarli bene ma anche a proteggerli. Infatti la confezione o il packaging aiuta a trasportare i cibi ma anche a tenerli nelle giuste condizioni affinché si conservino al meglio. Il ruolo dell’imballaggio viene spesso o interpretato male o sottovalutato e dunque poi i cibi si conservano male e si è costretti a gettarli via alimentando così la catena dello spreco alimentare. L’imballaggio è dunque un elemento protettivo e può essere sostenibile e riciclabile come il cartone, la carta, l’alluminio o il vetro e anche in taluni casi in plastica riciclabile. Ma come dobbiamo comportarci con il packaging (ovviamente non deve essere overpackaging) per evitare di rovinare il cibo? Comieco il Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica ci propone la lista dei consigli per sfruttare al meglio le confezioni con il fine di conservare meglio gli alimenti che contengono. Vediamo come fare:

  1. Frutta e verdura non deperiscono più rapidamente nel loro imballaggio originale: conservare il prodotto come lo si è comperato, ricordandosi di riporlo in frigo se quando lo si ha acquistato era in fresco.
  2. Leggere attentamente sull’etichetta delle confezioni:
  3. – la data di scadenza riportata sulla confezione (sia all’acquisto che dei prodotti immagazzinati in dispensa);
    – le istruzioni per la conservazione e l’uso, non solo sui prodotti che si acquistano per la prima volta ma anche su quelli abituali.
  4. Non fare tagli o buchi alla confezione originale: il prodotto non deve respirare!
  5. Non avere fretta di togliere i prodotti dalla loro confezione: il prodotto si conserva meglio nella sua confezione originale, che non serve solo per trasportare il cibo a casa.
  6. Se un prodotto va conservato in frigorifero controllare sull’etichetta l’indicazione in quale scomparto metterlo (il ripiano più in basso è il più freddo).
  7. Utilizzare i supporti indicati o forniti per richiudere l’imballo una volta aperto.

Dunque gli imballaggi giocano un ruolo importante nella corretta conservazione dei cibi, ma anche l’informazione è altrettanto importante. Infatti, la guida Il Nostro Spreco Quotidiano di Slow Food in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali spiega la filiera dello spreco e dove il consumatore attento può intervenire a evitare di gettare via il cibo rispettando anche le confezioni degli alimenti.

Fonte: ecoblog.it

RAPPORTO WWF: “QUANTA NATURA SPRECHIAMO?” – Le infografiche

Lo spreco alimentare non è solo questione di cibo, ma anche di tutte le risorse utilizzate per produrlo come…

…L’ACQUA

Secondo il rapporto WWF, realizzato con la collaborazione scientifica della Seconda Università di Napoli, nel 2012 abbiamo sprecato in Italia fino a 1226 milioni di metri cubi d’acqua utilizzata per produrre cibo che è stato gettato senza essere consumato. Di questi, 706 milioni di m3 sono in capo ai consumatori , mentre 520 milioni di metri cubi si sono persi lungo la filiera prima ancora di arrivare nelle case.

Ecco le percentuali per categoria di prodotto rispetto al totale: a) al consumo; b) lungo la filiera c) totalea

Ecco i quantitativi di acqua di superficie e falda consumata, associati allo spreco al consumatore e lungo la filiera di produzione di beni alimentari, dati accorpati per categorie, anno 2012:b

… I GAS SERRA

Sul fronte delle emissioni, sono 24,5 milioni le tonnellate equivalenti di CO2 immesse inutilmente in atmosfera per produrre beni alimentari sprecati, pari a circa il 20% delle emissioni di gas serra del settore dei trasporti: di queste 14,3 milioni di tonnellate di CO2e associate al cibo sprecato dai consumatori e 10,2 milioni di tonnellate associate alle perdite lungo la filiera alimentare. Ecco il contributo percentuale A) delle diverse fasi della filiera di produzione alle emissioni totali di GHG associate allo spreco B) delle diverse categorie di alimenti alla quantità totale di GHG emessa in fase di produzione e associata allo spreco:c

 

Ecco i quantitativi di gas serra (GHG) emessi, associati allo spreco al consumo e lungo la filiera di produzione di beni alimentari, dati accorpati per categorie, anno 2012:d

…L’AZOTO

Infine, nel 2012 abbiamo sprecato circa 228.900 tonnellate di azoto reattivo contenuto nei fertilizzanti (143.100 tonnellate sprecate dai consumatori, 85.800 tonnellate lungo la filiera), vale a dire che il 36% dell’azoto immesso nell’ambiente, con gravissimi impatti sulla qualità delle acque e sulle specie che popolano gli ecosistemi idrici, poteva essere evitato. Ecco il quantitativo di azoto reattivo (Nr) sprecato a) dal consumatore b) lungo la filiera c) in totale nel 2012:e

Ecco i quantitativi di azoto rilasciati nell’ambiente associati allo spreco al consumo e lungo la filiera di produzione di beni alimentari, dati accorpati per categorie, anno 2012 (*riferito alla sola produzione in acquacoltura):

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IL PESO AMBIENTALE… CIBO PER CIBO

Naturalmente, il peso ambientale di quello che sprechiamo dipende sia da quanto sprechiamo, sia da cosa sprechiamo perché ogni alimento ha una propria impronta ambientale che dipende dalla sua filiera di produzione.g

GAS SERRA:

Qui sono riportati i dati di emissioni di CO2 equivalenti, per 1 kg di diversi prodotti alimentari, esclusi i trasporti nazionali. Come si nota, per esempio, la produzione di 1 kg di carne comporta emissioni circa 10 volte maggiori di 1 kg di pasta o pesce.h

ACQUA

Qui i litri di acqua blu consumati per la produzione e lavorazione (ove applicata) di 1 kg di diversi prodotti alimentari

AZOTO

Qui la quantità di azoto reattivo rilasciata durante la lavorazione dei prodotti o nel prodotto nel suo complessoi

 

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Fonte : WWF

Quanta natura sprechiamo? L’altro volto dello spreco alimentare

Lo spreco alimentare non è solo un problema di alimenti: per produrre tutto il cibo che sprechiamo, ogni anno in Italia buttiamo nel cestino fino a 1226 milioni di metri cubi di acqua, 24,5 milioni di tonnellate di CO2e e il 36% dell’azoto da fertilizzanti. È il quadro che emerge dal rapporto WWF “Quanta natura sprechiamo” e dall’indagine realizzata da GfK Eurisko con la collaborazione di Auchan e Simply.17

Lo spreco alimentare non è solo un problema di alimenti: per produrre tutto il cibo che sprechiamo, ogni anno in Italia buttiamo nel cestino fino a 1226 milioni di metri cubi di acqua, 24,5 milioni di tonnellate di CO2e e il 36% dell’azoto da fertilizzanti, utilizzati inutilmente con tutti gli impatti e i costi ambientali che ne conseguono. La responsabilità è dei consumatori, che spendono in media 316 € euro l’anno in cibo che per disattenzione o negligenza viene buttato senza essere consumato, ma anche di un sistema produttivo che troppo spesso perde cibo e risorse lungo la filiera, fino al 50% delle perdite totali, prima ancora che arrivino in tavola. È il quadro che emerge dal rapporto WWF “Quanta natura sprechiamo” e dall’indagine realizzata da GfK Eurisko con la collaborazione di Auchan e Simply, presentati all’evento WWF“Ridurre lo spreco alimentare: una ricetta per salvare il pianeta”, che insieme a esperti italiani e internazionali e con il video appello del parlamentare europeo Salvatore Caronna rivolto ai governi di tutta Europa, ha aggiunto nuovi elementi al dibattito e qualche “ricetta” l’ha data davvero. Come le nuove iniziative anti-spreco lanciate dal programma WWF One Planet Food (http://www.oneplanetfood.info) insieme a importanti imprese del settore che nei prossimi mesi coinvolgeranno milioni di italiani in comportamenti virtuosi e replicabili: le eco-vaschette anti-spreco che verranno distribuite in tutti i punti vendita IKEA, il progetto Autogrill dove i rifiuti organici diventeranno compost per nutrire l’orto dell’Oasi WWF di Vanzago, e anche Auchan e Simply, pionieri dei prodotti sfusi e della donazione di alimenti prossimi alla scadenza, si preparano a nuove iniziative per continuare a ridurre i propri sprechi e aiutare i cittadini a fare altrettanto. Al termine dell’evento, ‘provare per credere’ con lo speciale show-cooking anti-spreco dell’eco food blogger Lisa Casali. L’evento, organizzato in vista della Giornata Mondiale dell’Alimentazione (16 ottobre) sotto l’egida e con la partecipazione della campagna globale Think.Eat.Save di UNEP/FAO, di cui il WWF è partner, è stata anche la prima tappa della roadmap WWF verso EXPO 2015, di cui il WWF è “Civil Society Participant” e che vedrà l’associazione impegnata in una serie di iniziative per portare i temi dell’alimentazione sostenibile all’attenzione del grande pubblico. “Per arrivare sulle nostre tavole, il cibo di cui ogni giorno ci nutriamo richiede moltissime risorse naturali e per questo può avere impatti importanti sui sistemi ecologici del pianeta. Quando il cibo viene sprecato, anche il suo “costo” ambientale viene sprecato, e l’ambiente viene quindi inquinato, sfruttato o alterato invano – ha detto Eva Alessi, responsabile Sostenibilità del WWF Italia – La riduzione degli sprechi deve diventare una priorità, anche attraverso un migliore bilanciamento tra la produzione e la domanda. In molti casi sono sufficienti semplici azioni da parte di singoli cittadini, produttori, rivenditori, ristoratori e imprese per contribuire a raggiungere la sicurezza alimentare e una migliore sostenibilità ambientale.”18

Secondo il rapporto WWF “Quanta natura sprechiamo” , realizzato con la collaborazione scientifica della Seconda Università di Napoli, nel 2012 abbiamo sprecato in Italia fino a 1226 milioni di metri cubi d’acqua utilizzata per produrre cibo che è stato gettato senza essere consumato (il 46% per lo spreco di carne, il 29% per cereali e derivati, il 22% di frutta, verdura e tuberi e il 3% per latte e derivati), un valore comparabile all’acqua consumata ogni anno da 19 milioni di italiani (e al fabbisogno domestico annuo di 27 milioni di nigeriani): di questi, 706 milioni di m3 sono in capo ai consumatori, mentre 520 milioni di metri cubi si sono persi lungo la filiera prima ancora di arrivare nelle case. Sul fronte delle emissioni, sono 24,5 milioni le tonnellate equivalenti di CO2 immesse inutilmente in atmosfera per produrre beni alimentari sprecati, pari a circa il 20% delle emissioni di gas serra del settore dei trasporti: di queste 14,3 milioni di tonnellate di CO2e associate al cibo sprecato dai consumatori e 10,2 milioni di tonnellate associate alle perdite lungo la filiera alimentare. Infine, abbiamo sprecato circa 228.900 tonnellate di azoto reattivo contenuto nei fertilizzanti (143.100 tonnellate sprecate dai consumatori, 85.800 tonnellate lungo la filiera), vale a dire che il 36% dell’azoto immesso nell’ambiente, con gravissimi impatti sulla qualità delle acque e sulle specie che popolano gli ecosistemi idrici, poteva essere evitato. Naturalmente, il peso ambientale di quello che sprechiamo dipende sia da quanto sprechiamo, sia da cosa sprechiamo perché ogni alimento ha una propria impronta ambientale che dipende dalla sua filiera di produzione: lo spreco di 1 kg di carne “costa” all’ambiente 10 volte la quantità di gas serra e di azoto reattivo richiesti da 1 kg di pasta. Lo spreco di 1 kg di manzo utilizza invano 594 litri di acqua blu a fronte dei 15 litri per lo stesso quantitativo di pasta. Quindi, anche se i cereali rappresentano il 35% della massa di cibo tipicamente sprecato, mentre la carne, alimento più caro e pregiato, ne rappresenta il 12%, i loro impatti ambientali sono comunque elevati.

L’indagine Eurisko: italiani spreconi consapevoli

Secondo la nuova indagine realizzata da GfK Eurisko con la collaborazione di Auchan e Simply, la quasi totalità (90%) degli Italiani riconosce oggi lo spreco alimentare come un problema serio ed individua la principale causa nei comportamenti poco attenti dei consumatori. Oltre il 70% ritiene che sia molto importante sensibilizzare i cittadini sui temi dello spreco e attribuisce un ruolo primario – prima ancora che alle imprese, ai media e alla grande distribuzione – ai cittadini stessi che potrebbero svolgere un efficace ruolo educativo nei confronti dei più disattenti, in particolare delle generazioni più giovani. Complice anche la crisi economica, la maggioranza degli italiani dichiara di mettere già oggi in pratica comportamenti utili a ridurre gli sprechi: il 54% controlla quotidianamente il frigorifero, il 65% controlla almeno una volta al mese la dispensa, solo il 36% dichiara di attenersi rigorosamente alla data di scadenza dei prodotti riservandosi di valutare personalmente la qualità/freschezza dei prodotti scaduti prima di buttarli. E il 45% si dichiara favorevole alla vendita a prezzi scontati di alimentari non deperibili scaduti, a conferma del buon grado di fiducia nei confronti del ruolo di controllo/garanzia della GDO. Al termine della settimana di quotidiana osservazione dei propri comportamenti di “spreco”, la maggioranza (61%) dichiara che i quantitativi di cibo sprecati dalla propria famiglia corrispondono “più o meno” a quanto pensava prima della opportunità di misurazione offerta dall’indagine, solo l’8% dichiara di essersi reso conto di sprecare di più e il 31% dichiara di avere scoperto di sprecare meno di quanto si aspettava. La ricerca ha permesso di quantificare le dimensioni dello spreco alimentare domestico in Italia, in generale e per le principali tipologie di alimenti (vedi scheda), e di mettere in luce gli atteggiamenti dei cittadini nei confronti dello spreco, evidenziando come la crisi in atto stia svolgendo un effetto “virtuoso” sulla percezione del problema inducendo una maggiore consapevolezza della sua gravità e favorendo comportamenti più attenti e più responsabili.

L’appello dall’Europa

Al dibattito ha partecipato anche il parlamentare europeo Salvatore Caronna, che ha portato il tema dello spreco in sede UE, in un video-appello realizzato per l’evento: “Per troppo tempo l’obiettivo di ridurre lo spreco di cibo è stato considerato irrealistico dalla politica, dalle istituzioni e dalla grande economia. Nel gennaio 2012 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che affronta in termini strategici il problema del nostro modello di sviluppo, che da un lato spreca 1/3 di cibo perfettamente commestibile, dall’altro ha quasi 80 milioni di cittadini che, nella sola Europa, non sono in grado di garantirsi un pasto completo al giorno. Per la prima volta lo spreco di cibo è entrato nell’agenda di una grande istituzione, ora è indispensabile che altre istituzioni facciano la loro parte, a partire dai Governi Nazionali: mi aspetto che in tutti i Parlamenti dei 28 Paesi dell’UE, vengano approvate norme che ricalchino la risoluzione del Parlamento Europeo. È indispensabile una forte presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica. Per questo abbiamo chiesto che la Commissione Europea indica al più presto l’Anno Europeo contro lo spreco alimentare, un primo atto verso il grande traguardo di dimezzare lo spreco di cibo da qui al 2025. Una battaglia giusta, che sono certo potremo fare insieme. Perché un nuovo modello di sviluppo, più giusto, più sobrio, più rispettoso dell’ambiente è possibile”.

Novità anti-spreco dalle imprese

E proprio a un nuovo modello di sviluppo puntano le iniziative anti-spreco che il WWF ha lanciato oggi insieme ad alcune grandi imprese che, oltre a ridurre i propri sprechi, coinvolgeranno milioni di italiani in nuovi comportamenti virtuosi per avviare il cambiamento dal basso. Si inizia dalle eco-vaschette antispreco, una versione evoluta della classica “doggy bag” americana per l’asporto del cibo avanzato, che in questi giorni sbarcheranno in Italia in tutti i ristoranti dei punti vendita IKEA. Gli scarti, invece, diventeranno concime grazie all’iniziativa sperimentale di WWF e Autogrill: ogni 100 kg di rifiuti organici raccolti nelle aree di servizio di Brianza Nord, Brianza Sud e Villoresi Est, già best practice internazionale per la tutela ambientale, saranno trasformati in circa 25 kg di compost per nutrire l’orto dell’Oasi WWF di Vanzago, dove si pratica agricoltura biologica e dove le scuole del territorio potranno imparare e coltivare. E anche Auchan e Simply, già impegnate nella lotta allo spreco attraverso la vendita di prodotti sfusi (che nel 2012 ha fatto risparmiare 4 milioni di confezioni e oltre 170 tonnellate di materiali da imballaggio), e il recupero di prodotti prossimi alla scadenza (donando ogni anno alle associazioni del settore oltre 500 tonnellate di generi alimentari, pari a oltre 900 mila pasti) si preparano a nuove iniziative anti-spreco da realizzare insieme ai consumatori. Per avviare la sensibilizzazione fin da piccoli, il WWF ha dedicato all’alimentazione sostenibile i programmi Panda Club e iniziative per le scuole, come il concorso di ricette amiche dell’ambiente realizzato con Electrolux, di cui sono stati resi noti i vincitori.

Fonte. Il cambiamento

 

Spreco di cibo e impatto ambientale, presentato Rapporto FAO

È stato appena presentato a Roma un nuovo Rapporto FAO sullo sperpero di cibo a livello globale che, per la prima volta, si focalizza sulle conseguenze ambientali del problema. In particolare lo studio si sofferma sull’impatto ambientale dello spreco alimentare su clima, risorse idriche, utilizzo del suolo e biodiversità.perdita_alimentare

È stato presentato qualche giorno fa a Roma un nuovo ed importante Rapporto FAO sullo sperpero di cibo a livello globale che, per la prima volta, si focalizza sulle conseguenze ambientali del problema. Lo studio, dal titolo “The Food Wastage Footprint-Impacts on Natural Resources”(“L’impronta ecologica dello sperpero alimentare: impatto sulle risorse naturali”, n.d.a.), mette in evidenza l’impatto devastante che le perdite alimentari hanno sull’ambiente e, in modo particolare, sul clima, sulle risorse idriche, sull’utilizzo del territorio e sulla biodiversità. Prima di entrare nei dettagli è importante fare un po’ di chiarezza e precisare il significato dei termini “perdita”, “spreco” e “sperpero”. Per perdita alimentare s’intende la riduzione non intenzionale del cibo destinato al consumo umano. Tale riduzione non intenzionale deriva da una serie di inefficienze presenti nella catena di approvvigionamento alimentare, quali ad esempio la carenza di infrastrutture e logistica e la mancanza di tecnologia, competenze o capacità gestionali. La perdita di cibo avviene principalmente nelle fasi di produzione e di lavorazione post-raccolto, cioè quando i prodotti rimangono sul campo o quando vengono scartati durante le fasi di lavorazione, immagazzinamento e trasporto. Il termine spreco alimentare, invece, si riferisce allo scarto intenzionale del cibo (destinato al consumo umano e) ancora perfettamente commestibile. Lo scarto, in questo caso, è dovuto al comportamento tenuto dalle aziende e dai singoli individui, soprattutto da parte di esercenti e consumatori finali. L’espressione sperpero alimentare, infine, indica l’insieme di perdite e sprechi. Il Rapporto FAO sottolinea come lo sperpero di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all’anno (che corrispondono ad un terzo del cibo prodotto in tutto il mondo) genera non solo enormi costi economici, ma anche ambientali. I costi economici dello sperpero – che includono solo i costi diretti ed escludono dal conteggio pesci e frutti di mare – vengono quantificati in 750 miliardi di dollari all’anno. A questi elevati costi economici si aggiunge l’impatto devastante dello sperpero sulle risorse naturali del pianeta, quelle stesse risorse da cui dipende la sopravvivenza degli esseri umani. Si calcola che ogni anno, sempre a livello globale, il cibo prodotto ma non consumato sperpera un volume d’acqua pari alla portata del fiume Volga; consuma 1,4 miliardi di ettari di terreno (il 30% circa della superficie agricola mondiale) ed immette in atmosfera 3,3 miliardi di tonnellate di gas effetto serra.

Dallo studio FAO emerge che il 54% dello sperpero totale si verifica ‘a monte’, cioè durante le fasi di produzione, raccolto e primo immagazzinamento e, quindi, è ‘perdita’ alimentare, mentre il 46% dello sperpero avviene ‘a valle’, nelle fasi di trasformazione, distribuzione e consumo e, quindi, ed è ‘spreco’. Le perdite alimentari, in generale, si concentrano nei paesi a basso reddito e in via di sviluppo, mentre gli sprechi alimentari sono una caratteristica dei paesi ad alto e medio reddito. Un interessante capitolo, inoltre, rende noto che più un prodotto ‘va avanti’ lungo la catena produttiva, maggiore è la sua impronta ambientale, poiché i costi ambientali che vengono sostenuti ‘a valle’ – durante la lavorazione, il trasporto, lo stoccaggio ed il consumo – vanno a sommarsi ai costi ambientali iniziali, quelli già avvenuti ‘a monte’ – durante la produzione e il raccolto. Detto in parole povere: prima un alimento viene consumato rispetto alla catena produttiva, meglio è per tutto il pianeta.spreco__alimentare

I dati sono impressionanti: mentre il volume dello sperpero di carne è, tutto sommato, relativamente basso, il settore genera un impatto ambientale elevato in termini di occupazione del suolo ed emissioni di carbonio, in particolare nei paesi ad alto reddito che, da soli, sono responsabili dell’67% di tutto lo sperpero di carne – e se a questi aggiungiamo l’America Latina si arriva all’80%. Lo sperpero di cereali ha notevoli ripercussioni sulle emissioni di carbonio, sull’uso delle risorse idriche e del suolo del continente asiatico. Ma è la produzione di riso, in modo particolare, a causare elevate emissioni di metano e sperpero alimentare nella regione. Lo sperpero di frutta contribuisce in modo significativo al consumo di acqua in Asia, America Latina ed Europa, mentre quello di verdura in Europa, Asia e Sud-est asiatico. Si tratta di sperperi inammissibili, se teniamo presente che oltre 800 milioni di persone sul pianeta soffrono la fame. “Oltre all’imperativo ambientale, ve n’è anche uno di natura etica: non possiamo permettere che un terzo di tutto il cibo che viene prodotto nel mondo vada perduto o sprecato a causa di abitudini inappropriate-inopportune, quando vi sono 870 milioni di persone che soffrono la fame”, ha sottolineato José Graziano da Silva, Direttore Generale FAO, durante la presentazione del Rapporto. “Tutti noi”, ha continuato, “agricoltori e pescatori, lavoratori del settore alimentare e supermercati, governi locali e nazionali, singoli consumatori – dobbiamo apportare dei cambiamenti ad ogni anello della catena di approvvigionamento alimentare al fine di evitare, in primo luogo, lo sperpero di cibo e dobbiamo riutilizzare o riciclare il cibo, laddove è possibile”. Per questo, insieme al nuovo studio, la FAO ha pubblicato anche un interessante manuale che spiega come ridurre le perdite e gli sprechi alimentari durante ogni singola fase della catena produttiva. Il manuale, che si intitola “Toolkit: Reducing the Food Wastage Footprint” (“Guida pratica: come ridurre l’impronta ecologica dello sperpero alimentare”, n.d.a.), rende note anche molte esperienze positive che documentano come governi nazionali, enti locali, agricoltori, aziende e singoli consumatori abbiano adottato misure efficaci per fronteggiare il problema.

Fonte: il cambiamento

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E’ lo spreco di cibo il vero disastro ecologico mondiale avverte la FAO

La FAO avverte che lo spreco alimentare è pari a un disastro ecologico, perché i Paesi ricchi producono più cibo di quel consumano175628202-594x350

Il rapporto FAO Foodwastage footprint Impacts on naturalresources pubblicato oggi rivela che lo spreco alimentare e agricolo costa ogni anno al Pianeta 750 miliardi di dollari ossia 565 miliardi di euro. Si spreca così non solo cibo ma acqua, pari a tre volte quella contenuta nel Lago di Ginevra, ma anche suolo agricolo impegnato per colture che saranno poi gettate via con emissioni sono pari a quelle di Cina o Stati Uniti in 6 mesi. Gettiamo via ogni anno 1,6 miliardi di tonnellate di prodotti alimentari che vanno a costituire così una montagna di spreco appunto definita dalla Fao come disastro ecologico.  Nel rapporto si legge:

A livello globale, l’acqua potabile sprecata rappresenta quasi tre volte il volume del lago di Ginevra o al volume di flusso annuale del Volga.

Ma sopratutto la FAO afferma che la riduzione delle perdite in agricoltura e di cibo potrebbe contribuire in modo significativo al raggiungimento dell’obiettivo di aumento del 60% in cibo disponibile per soddisfare le esigenze della popolazione globale nel 2050. Secondo la FAO, il 54% delle perdite sono registrate nelle fasi di produzione, raccolta e stoccaggio. Il resto è spreco alimentare in senso proprio, in fase di preparazione, distribuzione o consumo. Nei paesi ricchi, è il secondo tipo di spreco a dominare. Gli esperti hanno cercato di determinare quali sono le regioni e prodotti agricoli che causano gli impatti ambientali In Asia si sprecano più cereali e ciò a causa degli alti volumi di produzione nel Sud-Est asiatico e l’Oriente e del peso del riso, che emette grandi quantità di metano. I ricchi paesi dell’America Latina sono responsabili dell’80% dello spreco di carne, che:

hanno un forte impatto in termini di uso del suolo e di emissioni di anidride carbonica.

Mentre lo spreco di frutta in Asia, America Latina ed Europa sono tra le principali cause di spreco di acqua. Per rimediare a questa situazione, la FAO raccomanda di migliorare le pratiche agricole e gli impianti di stoccaggio e di trasporto nei paesi in via di sviluppo e sottolinea che i paesi ricchi hanno: una grande responsabilità per i rifiuti alimentari a causa del loro modo di produzione e di consumo non durevoli.

Fonte:  Le Monde

Slow Food Day, il 25 maggio al Valentino con l’insalata degli avanzi

L’iniziativa promossa da Slow Food vuole sensibilizzare i cittadini verso la lotta agli sprechi alimentari. Francesco Mele, responsabile nazionale Slow Food per il progetto “Lotta agli sprechi alimentari”: “Vogliamo dimostrare che ognuno quotidianamente può evitare gli sprechi con azioni semplici”.374964

Sabato 25 maggio in più di 300 piazze italiane si terrà lo Slow Food Day, un’iniziativa mirata alla lotta allo spreco di alimenti . Secondo uno studio della Commissione europea in Italia gli sprechi alimentari domestici toccano i 149 kg all’anno: il 35% è costituito da prodotti freschi, il 19% da pane e il 16% da frutta e verdura. Tanti, troppi secondo l’associazione della chiocciola, che grazie all’impegno di Slow Food Youth Network ha organizzato una giornata al parco del Valentino per denunciare questa situazione e proporre pratiche alternative. Ma la lotta agli sprechi alimentari non significa fermarsi a quello che è visibile, al rifiuto. Sprecare cibo, oltre a fare qualcosa di eticamente non accettabile, significa sprecare anche molto altro: il denaro speso per acquistare quel cibo, il tempo di chi ha lavorato per produrlo e il tempo impiegato per guadagnare i soldi con cui comprarlo; la terra, l’acqua e l’energia che sono state impiegate nella produzione, trasformazione e distribuzione. E in tempi di crisi combattere gli sprechi diventa un imperativo oltre a rappresentare un’opportunità di rilancio dell’economia. Durante la giornata interverranno fra gli altri l’assessore all’ambiente di Torino Enzo Lavolta alle 10.30, alle 11 il metereologo e climatologo Luca Mercalli che da anni si batte per la tutela delle risorse del pianeta, e alle 15.45 il rifiutologo e presidente della cooperativa Erica Roberto CavalloAlle 18 al Fluido è in programma la “Disco Salade”, una cena a base di verdura e frutta recuperate dai mercati della città. “L’obiettivo è sensibilizzare i cittadini – ci spiega Francesco Mele, responsabile nazionale Slow Food Italia per il programma di lotta allo spreco alimentare – mostrando che ognuno quotidianamente può evitare gli sprechi con azioni semplici, sia legate alla propria spesa sia facendo attenzione a come vengono cucinati i piatti. Magari usando anche avanzi, prodotti di recupero o parti meno utilizzate di numerosi prodotti alimentari”.
Gli alimenti saranno recuperati nei mercati di piazza Madama Cristina e piazza Nizza nei due giorni precedenti alla manifestazione grazie ad accordi con gli ambulanti. “L’insalata – continua Mele – verrà preparata, lavata e tagliata dalle ragazze e dai ragazzi della Rete Giovane di Slow Food, che serviranno gratuitamente a tutti i partecipanti un buon piatto di insalata, da gustare insieme alla musica del Fluido”.

 

 

 

Fonte: eco dalle città

 

 

 

 

Mense scolastiche, aumenta il gradimento e diminuisce lo spreco

Milano Ristorazione (mense scolastiche milanesi) comunica i dati dell’ultima rilevazione di febbraio. Il gradimento dei bambini passa dal 72 al 75,10 %. Diminuisce lo spreco di cibo. Grazie a miglioramenti dei menu e revisione delle grammature dei pasti. Al varo il progetto dello spuntino “Frutta a metà mattina”. 160 le tonnellate di cibo annuo avanzate e recuperate per il programma Siticibo

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Milano Ristorazione pubblica i dati dell’ultima rilevazione eseguita nelle scuole di Milano nel mese di febbraio sulle 4 settimane di menu (un panel di 1000 utenti, rappresentativo della popolazione scolastica): i bambini sembrano apprezzare maggiormente i pasti e mangiare di più, con conseguente minor spreco di alimenti. Rispetto al dato di inizio 2012, il gradimento medio dei pasti è passato infatti dal 72% a 75,10%, consentendo il superamento della soglia del cosiddetto “totalmente accettato” (fissato al 75% dalle Linee Guida della Regione Lombardia); di conseguenza è diminuito il livello degli avanzi, sceso al 25% e ritenuto dagli esperti del settore, “fisiologico”. Inoltre, grazie alla collaborazione con il programma Siticibo Milano, dell’Associazione Banco Alimentare della Lombardia, che dal 2003 recupera pane e frutta da oltre 100 scuole raggiungendo le 160 tonnellate annue, si sta cercando di recuperare anche i pasti preparati come scorta per le emergenze. Un ulteriore quantitativo di cibo non sprecato che in un anno potrebbe ammontare a circa 20 tonnellate. I responsabili del servizio di ristorazione scolastica milanese attribuiscono il miglioramento anche al recepimento dei consigli sui menù scolastici ricevuti da genitori e bambini e alla modifica delle grammature delle porzioni, effettuate sulla base dei livelli raccomandati in energia e nutrienti dai principali istituti di ricerca alimentare e nutrizione e validate dalla Asl Milano. Riguardo il recupero dello scarto, Milano Ristorazione sostiene che una volta raggiunta la soglia del 75% di gradimento, è difficile che questa aumenti ancora, se non in modo lento. E’ possibile però incentivare nuovi modi di recupero e per questo Milano Ristorazione conta anche sull’aiuto di bambini, genitori, cittadini, insegnanti e istituzioni per promuovere un comportamento più corretto a tavola e più sostenibile. Tra i progetti quello dello spuntino a base di frutta al mattino, per il quale Milano Ristorazione sta preparando un bando per cercare partner e patrocini: “una buona pratica nutritiva che porterebbe ulteriori benefici alla salute dei bambini e alla collettività”.

Fonte: eco dalle città