Spreco di cibo in aumento: nel 2030 verranno perse 66 tonnellate al secondo

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È quanto emerge dal rapporto del Boston Consulting Group (BCG). La quantità di cibo che viene sprecata ogni anno nel mondo aumenterà di un terzo entro il 2030, quando saranno perse o gettate via 2,1 miliardi di tonnellate di alimenti

La quantità di cibo che viene sprecata ogni anno nel mondo aumenterà di un terzo entro il 2030, quando saranno perse o gettate via 2,1 miliardi di tonnellate di alimenti, pari a 66 tonnellate al secondo. È quanto emerge dal rapporto del Boston Consulting Group (BCG), multinazionale statunitense di consulenza di managemen, in cui si dice che la risposta globale allo spreco alimentare è frammentata e inadeguata e che il problema sta crescendo ad un ritmo allarmante.
“Mentre stiamo sviluppando le nostre soluzioni la portata del problema continua ad aumentare”, ha affermato Shalini Unnikrishnan, partner e managing director di BCG. “Man mano che la popolazione cresce rapidamente in alcune parti del mondo industrializzate, come in Asia, anche il consumo cresce altrettanto rapidamente” e di conseguenza lo spreco: “Dove la ricchezza cresce le persone chiedono più cibo e più cibo diverso, che non viene coltivato localmente. Ciò aumenterà la perdita e lo spreco”. Il rapporto suggerisce la creazione di un marchio di qualità ecologica, simile a quello delle campagne del commercio equo, che incoraggi i clienti ad acquistare da aziende impegnate nel ridurre gli  scarti. Le stime attuali dicono che ogni anno vengono sprecate 1,6 miliardi di tonnellate di cibo per un valore di circa 1,2 milioni di dollari, circa un terzo del cibo prodotto a livello globale. Tutto questo mentre 815 milioni di persone nel mondo (il 10,7% della popolazione globale) soffre di denutrizione cronica secondo i dati FAO relativi 2016, e senza dimenticare che i rifiuti alimentari e le perdite hanno anche un peso ambientale notevole, visto che determinano l’8% delle emissioni globali di gas serra, sempre secondo la FAO. Come detto sono i paesi che si stanno industrializzando e che hanno una popolazione in crescita quelli soggetti ai maggiori aumenti dello spreco di cibo, anche a causa di inefficienze nell’utilizzare appieno la produzione già presente, come quella dei piccoli agricoltori locali. Mentre nei paesi in via di sviluppo i rifiuti si generano soprattutto durante i processi produttivi, nei paesi ricchi i rifiuti sono causati principalmente dalla grande distribuzione e dai consumatori, che buttano via il cibo perché ne hanno acquistato troppo o perché non soddisfa gli standard estetici. Anche le promozioni dei supermercati e la mancanza di informazioni accurate hanno contribuito allo spreco, dice il rapporto. Alcune aziende stanno sperimentando iniziative di riduzione dei rifiuti, ma secondo il BCG non sono sufficienti. La creazione di un marchio di qualità ecologica potrebbe incoraggiare le aziende a lavorare di più in tal senso, anche se è l’azione dei governi che disincentiva troppo poco lo spreco alimentare.

Fonte: ecodallecitta.it

 

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Spreco di cibo, Fondazione Barilla: ‘in Italia buttiamo 145kg di cibo pro-capite anno, come 1.500 piatti di pasta o 1.000 mele’

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A livello globale, il cibo sprecato ogni anno vale 750 miliardi euro, quasi due volte il PIL italiano. Secondo il Food Sustainability Index, Francia, Germania e Spagna sono i Paesi in cui si spreca meno cibo.

750 miliardi di euro l’anno, ovvero la metà del PIL italiano nel 2017. A tanto ammonta il valore economico del cibo buttato e sprecato ogni anno nel mondo. Parliamo di circa 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti che vengono gettate prima di arrivare sulla nostra tavola. Eppure, basterebbe un quarto di quello stesso cibo per sfamare gli oltre 815 milioni di persone che soffrono la fame. Ma lo spreco di cibo non è solo un problema sociale: non tutti sanno che il gas metano prodotto dal cibo che finisce in discarica è 21 volte più dannoso della CO2. Tuttavia, riducendo lo spreco di cibo nei soli Stati Uniti del 20% in 10 anni si otterrebbe una riduzione delle emissioni di gas serra annuali di 18 milioni di tonnellate. Nella battaglia globale contro lo spreco alimentare, Francia, Germania e Spagna sono i Paesi che, con le loro politiche responsabili, rappresentano delle best practice. Indonesia, Libano ed Emirati Arabi sono quelli che, invece, devono compiere i passi più importanti. Questa la fotografia scattata, in occasione della Giornata Nazionale di Prevenzione allo Spreco Alimentare, che ricorre il prossimo 5 febbraio, dal Food Sustainability Index, indice creato da Fondazione Barilla e The Economist Intelligence Unit, che analizza 34 Paesi in base alla sostenibilità del loro sistema alimentare.

Fsi, Italia quarta nella lotta allo spreco. ogni anno gettiamo 145kg di cibo pro-capite

Secondo il Food Sustainability Index, l’Italia – col suo 4° posto – sta ottenendo importanti riscontri nella lotta allo spreco alimentare. Il merito è delle politiche messe in campo per ridurre gli sprechi a livello industriale, come avvenuto con la Legge Gadda che, semplificando le procedure per le donazioni degli alimenti invenduti e puntando al recupero di cibo da donare alle persone più povere del nostro Paese, ha fatto da volano per il miglioramento generale del nostro Paese. I dati dell’Index evidenziano che in Italia è stata la filiera alimentare a compiere i maggiori passi in avanti in questa battaglia: confrontando l’indice del 2016 con quello del 2017, infatti, alla voce “Cibo sprecato (% della produzione alimentare totale del Paese)” – riferito alla filiera alimentare e non al consumo domestico – si è passati dal 3,58% del cibo gettato rispetto a quello prodotto, al 2,3% del 2017. Performance che ha permesso di superare Paesi come Germania e Giappone sul fronte dello spreco. Eppure, molto c’è ancora da fare nella lotta allo “spreco domestico”: sono circa 145 i kg di cibo pro capite che gli italiani gettano ogni anno nella spazzatura. Una vera e propria enormità, un po’ come dire 1.000 mele piccole (da 150g ognuna) o 1.500 piatti di pasta (da 1hg circa) o poco meno di 750 confezioni di legumi in barattolo (considerando quelli da 200g), molto più di quanto potrebbe consumare in media in 1 anno una famiglia di 3 persone. “Il Food Sustainability Index si conferma strumento utile per stimolare il dibattito e aiutare studiosi e decisori politici a capire dove intervenire per risolvere i paradossi del sistema alimentare”, ha dichiarato Luca Virginio, Vice Presidente di BCFN. “Pensando all’Italia, se gli interventi messi in atto hanno permesso a industria e grande distribuzione di compiere passi importanti per migliorare la situazione dello spreco alimentare, a noi cittadini resta ancora un ruolo cruciale. Se pensiamo che oggi in Europa circa il 42% di quello che compriamo finisce nella spazzatura perché andato a male o scaduto prima di essere consumato, è facile capire che serva un cambiamento culturale. La Fondazione BCFN mette in campo molteplici iniziative che vanno in questa direzione, non ultima una dedicata ai più piccoli: con Gunter Pauli, padre della blue economy, abbiamo creato un libro didattico di fiabe4 che possa far capire come per fare del bene al Pianeta sia necessario partire dalle nostre scelte quotidiane”, ha concluso Virginio.

I consigli di Bcfn per una spesa a “zero spreco”

Secondo la FAO, nel mondo, il 45% di frutta e verdura viene sprecato. Lo spreco avviene sia a livello industriale, a causa di fattori climatici e ambientali non favorevoli e di surplus produttivi; sia a livello domestico, perché – spesso – compriamo troppo o non conserviamo bene i cibi. In Italia la frutta e gli ortaggi gettati via nei punti vendita comportano lo spreco di più di 73 milioni di metri cubi d’acqua (quella usata per produrli), ovvero 36,5 miliardi di bottiglie da 2 litri. Ecco quindi che per ridurre gli sprechi domestici, la Fondazione BCFN lancia una serie di suggerimenti utili:

  1. Fai una spesa ragionata: prima di comprare, controlla cosa serve davvero, fai una lista – e attieniti ad essa – e ricorda che sprecare cibo vuol dire buttare via dei soldi
  2. Quando cucini, fai attenzione alle quantità e cucina solo ciò che puoi consumare
  3. Fai attenzione all’etichetta: guarda sempre quando scadono i cibi
  4. Quando riponi i prodotti in frigorifero, metti i cibi a breve scadenza davanti e riponi in freezer i cibi che non puoi mangiare a breve
  5. Ricette contro lo spreco: non buttare via avanzi e scarti alimentari, possono dare vita a nuovi piatti creativi
  6. Prodotti freschi e di stagione: privilegia l’acquisto dal produttore
  7. Hai comprato troppo cibo? Condividilo con i tuoi vicini di casa o invita degli amici per mangiare insieme
  8. Al ristorante: se ti avanza del cibo chiedi di portare a casa gli avanzi in un pacchetto
  9. “Da consumare preferibilmente entro il…” vuol dire che gli alimenti risultano ancora idonei al consumo anche successivamente al giorno indicato. Verifica bene prima di buttarli
  10. Fidati del tuo naso: prima di buttare un alimento annusa, guarda e, se l’aspetto è buono, assaggia

Bcfn yes!: il concorso che premia i giovani ricercatori

Il 5 febbraio è anche la data scelta da Fondazione BCFN per lanciare “BCFN YES!” (Young Earth Solutions) la competizione internazionale per ricercatori under 35, lanciata con l’obiettivo di premiare i migliori progetti su “cibo e sostenibilità”. Giovani dottorandi e ricercatori post-doc potranno presentare i loro progetti di ricerca che trovano soluzioni per rendere maggiormente sostenibile uno o più temi del sistema agro-alimentare, in termini di aspetti ambientali, sociali, sanitari e/o economici. In palio fino a tre borse di ricerca del valore di 20.000 euro per i migliori progetti. BCFN vuole sostenere studi che sono innovativi, hanno una promessa di grande impatto, e sono in grado di soddisfare le esigenze di ricerca globali. Le aree di particolare interesse sono: sistemi alimentari sostenibili e salutari, agricoltura sostenibile e sicurezza alimentare. Può partecipare chi ha concluso o ha un dottorato in corso, con una età massima di 35 anni al 28 novembre 2018. Le proposte devono essere presentate online attraverso il sito web BCFN entro il 14 giugno 2018 alle 11:59 CEST.

Food Sustainability Media Award: un premio per raccontare i paradossi del cibo

Ma la sfida ai paradossi del sistema alimentare (fame vs obesitàcibo vs carburantespreco vs fame) si gioca su più livelli. Al FSI si affianca il Food Sustainability Media Award, iniziativa di BCFN e Fondazione Thomson Reuters che premia chi propone soluzioni concrete per rendere più sostenibili le nostre scelte in fatto di cibo. Il premio, rivolto a giornalisti, blogger, freelance e talenti emergenti, si divide in due categorie: giornalismo scritto e multimedia (video – corti e animazioni – audio e foto). Per ogni categoria, verranno premiati un lavoro inedito e uno già pubblicato che vinceranno rispettivamente 10.000 euro un corso di media training sulla sostenibilità alimentare organizzato dalla Fondazione Thomson Reuters. I lavori inediti vincitori verranno anche pubblicati sui siti della TRF e di BCFN, oltre a essere distribuiti attraverso l’agenzia di stampa Reuters che conta circa 1 miliardo di lettori. Tutti i lavori finalisti saranno candidati al “Best of the web” e scelti direttamente dal pubblico. Si possono presentare i lavori dal 15 gennaio al 31 maggio 2018 iscrivendosi al contest sul sito del Food Sustainability Media Award.

Foto via The Gleaners

Fonte: Barilla Center for Food & Nutrition

 

Spreco di cibo: ecco i dati sullo spreco domestico di 400 famiglie italiane nell’ambito del progetto Reduce

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Presentati a Roma i dati sullo spreco domestico monitorati su campione statistico di 400 famiglie italiane nell’ambito del progetto Reduce promosso dal Ministero dell’Ambiente con l’Universita’ di Bologna e la campagna Spreco Zero.

Il 2018 sarà l’anno zero per le rilevazioni sullo spreco del cibo in Italia: perché per la prima volta arrivano i dati reali sullo spreco alimentare nelle nostre case, integrati da rilevazioni nella grande distribuzione e nelle mense scolastiche. Gli innovativi monitoraggi, su campione statistico di 400 famiglie di tutta Italia – e su campioni significativi di scuole, iper e supermercati italiani – sono stati realizzati dal progetto Reduce del Ministero dell’Ambiente con l’Università di Bologna – Distal, e il partenariato dell’Università della Tuscia – Deim, del Politecnico di Milano – Dica e L’Università di Udine – Deis. Nell’ambito della campagna Spreco Zero di Last Minute Market e in vista della V Giornata Nazionale di prevenzione dello spreco alimentare – in agenda il 5 febbraio 2018 – hanno illustrato i dati oggi al MAXXI il Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Barbara Degani con i promotori dell’iniziativa: Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market e della campagna Spreco Zero e Luca Falasconi, coordinatore del progetto Reduce/60 SeiZERO del Min. Ambiente.

Ogni giorno fra ciò che rimane nel piatto nel frigo e nella dispensa di casa gli italiani gettano 100 grammi di cibo: una quota che moltiplicata per 365 giorni all’anno ci porta a 36,92 kg di alimenti, per un costo di 250 € all’anno. Lo hanno rilevato i Diari di Famiglia dello spreco, eseguiti con scrupolosa annotazione quali-quantitativa da parte di 400 famiglie di tutta Italia: per una settimana, sotto il coordinamento di Claudia Giordano ricercatrice dell’Università di Bologna, hanno preso nota del cibo gettato, della tipologia e delle cause che hanno determinato lo spreco. Reduce ha accertato che ogni famiglia getta 84,9 kg di cibo nel corso dell’anno: a livello nazionale significa sprecare circa 2,2 milioni di tonnellate di cibo in un anno, per un costo di 8,5 miliardi €. circa lo 0,6% del Pil. La famiglia media spreca circa 1,5 kg di cibo ogni settimana e il pasto incriminato e’ la cena, quando si spreca in media 1 volta e ½ piu’ che a pranzo. Guida l’infausta ‘hit’ dei cibi gettati la verdura, che ciascuno di noi sperpera ogni giorno, in media, per quasi 20g, pari al 25,6% dello spreco totale giornaliero (in un anno significa sprecare 7,1 kg di verdure). Subito dopo il latte e latticini con 13,16 g al giorno pari al 17,6% dello spreco totale giornaliero, per 4,8 kg all’anno. A seguire la frutta (12,24 g) e i prodotti da forno (8,8 g). Le cause? Aver raggiunto o superata la data di scadenza o essere andato a male nel 46% dei casi, e aver gettato il cibo che non era piaciuto (26%). Rilevazioni importanti anche dal monitoraggio sulla grande distribuzione avviato dal progetto Reduce con il coordinamento di Silvio Franco e Clara Cicatiello del DEIM dell’Università della Tuscia. Pesa 9,5 kg/anno per mq di superficie di vendita lo spreco negli ipermercati e 18,8 kg/anno per mq nei supermercati. Tradotto per ogni cittadino italiano significa una produzione di spreco di 2,89 kg/anno pro capite, vale a dire 55,6 gr a settimana e 7,9 gr al giorno. Il 35% di questo spreco potrebbe essere recuperabile a scopo alimentazione umana. In termini economici, l’incidenza dello spreco alimentare sul fatturato dei punti vendita è sotto l’1% per gli ipermercati, e di circa 1,4% per i supermercati. Le rilevazioni hanno preso in esame 16 punti vendita, di cui 3 ipermercati (oltre 2.500 m2) e 13 supermercati (da 600 a 2.500 m2).  Ma si spreca anche nelle mense scolastiche: lo studio pilota di Reduce, sotto il coordinamento di Matteo Boschini ricercatore dell’Università di Bologna, ha coinvolto 73 plessi di scuola primaria, 35 dei quali in Emilia-Romagna, 25 in Lazio e 18 in Friuli-Venezia Giulia. Hanno partecipato 11.518 soggetti fra studenti e personale scolastico, per un totale di 109.656 pasti monitorati. I dati evidenziano che quasi 1/3 del pasto viene gettato, il 29,5%: si tratta di 120 grammi di cibo per ogni studente a fronte di pasti che offrono ca 534 grammi di cibo pro capite. Lo spreco è ripartito fra avanzi dei piatti (16,7%), cibo intatto lasciato nella mensa (5,4%) e cibo intatto portato in classe (pane e frutta, 7,4%). Il cibo meno gradito agli studenti è la frutta, in testa al gradimento dei bambini il ‘secondo’ piatto.

«Quello della lotta allo spreco è un caso che porto come fiore all’occhiello del mio mandato al Ministero dell’Ambiente – ha dichiarato il Sottosegretario Barbara Degani – Abbiamo iniziato con Expo ad occuparcene e la sinergia tra Reduce e il Premio Vivere a Spreco Zero ha prodotto ottimi risultati. Le stime del 2015 evidenziavano come si sprecassero 63 Kg di cibo a testa. I dati emersi dal progetto Reduce indicano come vi sia un calo dello spreco a livello domestico e le indagini fatte con i Diari di famiglia ci hanno dimostrato come lo spreco si sia attestato oggi sui 37 kg pro capite. Questo sta a dimostrare che una corretta campagna di sensibilizzazione concertata tra Istituzioni come in questo caso Ministero Parlamento e Università possa produrre grandi risultati».

«Vent’anni fa – ha osservato l’agroeconomista Andrea Segrè – da uno studio della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna nasceva Last Minute Market, emblema del recupero del cibo e della prevenzione dello spreco alimentare, ispirato all’iniziativa di recupero di ortofrutta a fini solidali attiva al Centro AgroAlimentare di Bologna sin dal 1981: quasi 40 anni fa! Dal 2010 la campagna e il movimento Spreco Zero diventavano sinonimo di un orizzonte più sostenibile in Italia e in Europa. Oggi i primi test sullo spreco reale e non stimato dimostrano che la sensibilizzazione si ‘tocca’ con mano: lo spreco domestico vale il 40% in meno rispetto all’ultimo Rapporto Waste Watcher 2016. Bilancia e taccuino alla mano, gli italiani sprecano circa 37 kg di cibo all’anno contro il doppio circa del dato precedente, con un risparmio di 110 € in 365 giorni. Adesso è il momento di rilanciare su due proposte chiave: l’inserimento dell’educazione alimentare come materia di studio dalle scuole Primarie, e la richiesta di una normativa comune europea da promuovere anche attraverso l’Anno europeo dedicato alla prevenzione dello spreco alimentare».

«Per la prima volta – ha spiegato il curatore del progetto Reduce Luca Falasconisiamo riusciti a tracciare la fotografia reale del rapporto che gli italiani hanno con il cibo. Emerge quanto potere possa esercitare ciascun consumatore nella prevenzione dello spreco alimentare: sia quando acquistiamo che quando prepariamo e consumiamo il cibo a casa o in mensa. E’ incredibile ma vero: non è necessario compiere rinunce per dare il proprio contributo. Dobbiamo solo accrescere la nostra familiarità rispetto al cibo: conoscerlo meglio ci insegna a non sprecare e a nutrirci in modo più sano e rispettoso dell’ambiente nel quale viviamo».

La V Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare ha intrecciato arte e sensibilizzazione, quest’anno: al MAXXI hanno fatto il loro debutto in anteprima due progetti promossi da Reduce/60 SeiZERO e campagna Spreco Zero che saranno circuitati in tutta Italia nel corso dell’anno.

La mostra “Primo non sprecare, secondo Altan. Lo spreco formato vignetta” è un percorso espositivo con 10 tavole ideate dal geniale cartoonist. Il tratto inconfondibile e la fulminea ironia di Altan hanno immortalato le sirene delle offerte 2×3, la bulimia da acquisto al supermercato e altri momenti di ordinaria quotidianità sprecona dei consumatori italiani. Contesti nei quali è facile riconoscersi e specchiarsi mettendo a fuoco le piccole/grandi abitudini e disattenzioni che ci portano ad accumulare il cibo che non riusciremo a consumare. La mostra sarà allestita dal 5 all’8 febbraio nella sede ENPAM di Piazza Vittorio a Roma, visitabile con ingresso libero dalle 10 alle 17. E dopo l’anteprima del Maxxi sarà in scena in nuove location in Italia la video installazione Centogrammi del videoartista Paolo Scoppola, presentata in anteprima stamane. L’opera agisce su alcuni concetti chiave: quello dell’equilibrio, innanzitutto: comprare cibo nella “giusta” quantità è il valore da perseguire. L’abbondanza e l’eccesso possono presto trasformarsi in spreco. L’equilibrio è il segreto per fruire l’installazione al meglio, così come per fruire al meglio il cibo tutti i giorni. L’installazione si attiva mentre il pubblico entra in sala: un grande schermo riproduce flussi colorati che rappresentano il cibo e che scorrono lentamente da un’estremità all’altra. Le persone si avvicinano allo schermo e appaiono, in primo piano, le loro sagome riflesse. I flussi colorati entrano nei corpi degli spettatori mentre i movimenti delle sagome generano forme astratte ed attraenti: questo significa che stia ci stiamo nutrendo e stiamo producendo bellezza, cioè valori positivi. Se invece siamo portati a esagerare e ad assorbire più cibo del necessario, finiremo per produrre forme sgradevoli. E’ la metafora di come gestiamo le nostre scorte alimentari: stiamo consumando cibo in eccesso, generiamo spreco e questo rovina l’equilibrio della scena. L’installazione è progettata per affinare la nostra percezione del nostro “disequilibrio” nel rapporto col cibo, ogni giorno.

 

Fonte: ecodallecitta.it

La filiera corta che combatte lo spreco di cibo

Consumo critico, prodotti biologici e a filiera corta, lotta allo spreco di cibo. Protagonista della storia di oggi è la bottega Poco di Buono di Rimini che affianca e sostiene le attività del Gruppo d’Acquisto Solidale RIGAS e segue il progetto SprecoZero, nato per evitare lo spreco di frutta e verdura della Grande Distribuzione Organizzata. Siamo all’interno della bottega Poco di Buono. “Ci siamo trasferiti da pochissimo in questo nuovo capannone”, ci racconta Alessandra Carlini, membro del consiglio di amministrazione della società. Prima erano una cooperativa. “Era stato tale il consenso e il successo di questa iniziativa che abbiamo ritenuto necessario offrire spazi più ampi e maggiori possibilità a tutto il pubblico”. Ecco spiegato il motivo del trasferimento.

La cooperativa Poco di Buono era nata alla fine del 2009, dietro la necessità di offrire una casa al Gruppo di Acquisto Solidale Rigas. Aveva avuto una crescita tale che non era più possibile gestirlo attraverso l’associazione. “Così, ci si è inventato un metodo per gestirlo”.

Negli anni le richieste e il valore dell’attività sono aumentate molto, tanto da crearne una società. Essa gestisce la bottega, affianca il GAS nella distribuzione, segue il progetto SprecoZero e nel breve periodo spera di implementare la sua offerta con una cucina che proporrà prodotti di gastronomia, panetteria e formaggi . “Questo luogo è divenuto un’agorà!”, ci dice con soddisfazione Alessandra. Parallelamente alla nascita della bottega è nato anche il progetto SprecoZero. “Si è sentita la necessità di evitare lo spreco di frutta e verdura che venivano mandati al macero perché ritenuti troppo brutti per essere messi in vendita dalla Grande Distribuzione Organizzata. Intercettiamo questi carichi e li portiamo qui, operiamo una seconda scelta e quello che viene salvato viene rimesso in vendita con delle cassette miste a prezzi popolari. Una buona parte viene donata alle associazioni che si occupano di migranti o persone in difficoltà”. “Negli anni – ci dice con orgoglio – abbiamo fatto germogliare la consapevolezza che, oltre all’attenzione per il territorio, per la giustizia sociale e per l’ambiente, sia necessaria una maggiore attenzione allo spreco di cibo”.sprecozero2

La bottega si trova in una zona non facilmente raggiungibile, ma con un grande parcheggio. “Non ci passa per caso, chi viene qui è perché ha scelto di venirci”. Ad oggi lavorano in Poco di Buono cinque dipendenti a tempo pieno e una contabile a metà tempo. Pensano di ingrandirsi, in quanto è una realtà in crescita. I consiglieri hanno scelto di farlo in maniera volontaria. “Pensavamo che la mutualità, il nostro offrire questo servizio alla comunità, fosse un valore aggiunto all’eticità dell’impresa”.La grande scommessa nata con la nascita della Poco Di Buono è stata quella di creare un’impresa etica, “in cui il profitto non è l’obiettivo principale ma accessorio. Lo scopo principale è quello di promuovere un commercio giusto”.  Veniamo così a parlare del suo territorio, la Romagna. “Mi piace pensare sia terra di sperimentazione, un grande laboratorio culturale. Anche per questo motivo i GAS hanno preso piede così facilmente. La romagnolità penso sia un concetto che andrebbe studiato”. Una nuova cultura che ha coinvolto anche i nuovi agricoltori: “sono persone molto preparate e consapevoli di quello che stanno facendo”. In questo modo riescono a gestire al meglio l’agricoltura biologica, che richiede sforzo e attenzione. “Hanno dovuto recuperare una sapienza che era stata interrotta, non essendo figli di contadini. Uno sforzo notevole che ha migliorato tutto il territorio”.sprecozero1

Una tradizione contadina che venne surclassata dal turismo tempo fa, ma che ora sta tornando in auge. “Si è capito che il modello turistico proposto è giunto al capolinea, ed è quindi necessario pensare ad una economia che si fondi sul rispetto delle tradizioni, sul valore dei prodotti proposti e meno sul consumismo”. Le chiediamo qual è l’interazione tra il GAS e la bottega Poco di Buono. “Sono due realtà differenti che solo apparentemente vanno in conflitto. E’ un sistema che funziona grazie alle sue due anime: il volontariato per una richiesta più associativa e comunitaria e la bottega, che va a soddisfare richieste di un pubblico differente”.  Inoltre, continua così Alessandra, “il socio del GAS si suppone sia una persona particolarmente motivata. Aprire la bottega, invece, è stata anche una sfida per coinvolgere persone distanti a queste tematiche”.  Ed è così che Stefano ci racconta la sua esperienza all’interno di Rigas di Rimini. “Ho conosciuto il Rigas nel 2008, attraverso degli amici che mi hanno parlato di questo nuovo metodo di fare spesa. Mi sono avvicinato grazie a loro e grazie alla presenza del sito internet che dava molte informazioni”. Da lì il passo che lo ha portato a diventarne il rappresentante è stato molto rapido. “Credo molto in quello che facciamo, ritengo che questo sia un nuovo metodo di fare economia in grado di incentivare le piccole e medie realtà, generando tra i partecipanti un rapporto solidale”.  Sono molti i GAS presenti in Emilia Romagna. Non a caso nascono in Italia a Fidenza, in provincia di Parma, nel 1994. E’ nato anche un gruppo di coordinamento dei GAS a livello regionale per collaborare, scambiarsi comunicazioni e informazioni.sprecozero4

Alcuni estremi sul funzionamento e i numeri del movimento: è attivo sempre, escluse le canoniche pause di metà agosto e del nuovo anno. Due possibilità di ritirare i prodotti ogni settimana, il mercoledì e il sabato. Ad oggi vi partecipano 350 soci. Anni fa sono arrivati a 1000 soci, quando ancora il Rigas conteneva i gruppi limitrofi, che poi si sono resi indipendenti (Bellaria, Riccione, Santarcangelo di Romagna etc…). Per Stefano si sta diffondendo in Romagna la “coscienza di fondo che mangiare un prodotto biologico è meglio che quello tradizionale, le persone preferiscono comprare meno prodotti ma di qualità, che facciano bene alla propria salute”.

Nei suoi occhi traspaiono la convinzione e la felicità di questa scelta. “Credo che per il bene e la felicità di ogni persona sia giusto curare l’alimentazione. Siamo ciò che mangiamo. Vorrei che questa mia positività si diffondesse nel territorio. Lo faccio perché un po’ di follia ci vuole!”.

Sul perché in Romagna si siano diffusi così tanto i GAS, Stefano non ha dubbi: “è una terra fertile, sempre pronta alla sperimentazione e all’innovazione. La gente che ci abita è volenterosa di scoprire novità alla ricerca del benessere”.

Sulla sua regione ci dice che “la Romagna sta cercando di portare un cambiamento positivo per tutti i cittadini in molti settori: l’energia, l’alimentazione, la cultura. Romagna che cambia vuole portarti a questo: essere felice”. Osservando il volto di Stefano e degli altri volontari del Riminigas ne siamo ancora più convinti.

 

Intervista: Daniel Tarozzi e Andrea Degl’Innocenti
Riprese: Paolo Cignini
Montaggio: Roberto Vietti

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/02/io-faccio-cosi-154-filiera-corta-combatte-spreco-cibo/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

 

Recup: il recupero del cibo invenduto a favore della comunità

Recuperare nei mercati rionali il cibo che a fine giornata i commercianti sono obbligati a buttare nella spazzatura anche se commestibile. Un gruppo di ragazzi ha dato vita ad un progetto di Recup a Milano con l’obiettivo di combattere lo spreco alimentare e donare gli alimenti recuperati alla comunità. Il cibo che perde valore economico crea così valore sociale.

A Milano un piccolo gruppo di ragazze ha fatto partire un progetto che vuole far fronte al grave problema dello spreco alimentare, recuperando il cibo invenduto o danneggiato nei mercati rionali per metterlo gratuitamente a disposizione di chi lo voglia.

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Da sinistra a destra i volontari di Recup: Beatrice, Ilaria, Federica e Alberto

Del problema dello spreco alimentare ce ne siamo occupati più e più volte e continuiamo a farlo perché purtroppo è un problema di dimensioni enormi che non riguarda solo la Grande Distribuzione Organizzata (GDO), o la ristorazione: nei mercati rionali c’è tanto cibo commestibile, ma danneggiato o invenduto, che i commercianti, per legge, sono obbligati a buttare nella spazzatura al termine delle vendite. Ecco perché alla fine del mercato ci si imbatte sempre più spesso in persone che frugano tra i rifiuti lasciati dagli ambulanti per recuperare ciò che viene gettato via, ma che è ancora perfettamente commestibile. Recup vuole prevenire l’umiliazione di quanti sono costretti a frugare nella spazzatura per poter tirare avanti, promuovendo inclusione sociale e favorendo anche la presa di coscienza di una parte crescente di popolazione che, pur non essendo indigente, ritiene inaccettabile che un tale spreco di cibo venga prodotto e per questo si attiva nel suo recupero. E’ quanto ha fatto anche a Roma la giovane mamma Alessia La Cava, per cui il recup è diventato una strategia di “sopravvivenza urbana”.

Come alcuni di voi ricorderanno abbiamo già parlato delle assurde regole di mercato che prevedono canoni estetici tanto rigorosi quanto deprecabili nei nostri articoli dedicati al Foodsharing. Nel frattempo, il 3 agosto scorso è stata finalmente approvata la legge 166/2016 contro lo spreco alimentare che dovrebbe riuscire a ridurre lo spreco del cibo e a favorire le donazioni da parte degli esercenti, consentendo oltretutto ai Comuni di applicare loro una speciale riduzione sulla tassa dei rifiuti. Per meglio comprendere quali sono le iniziative in corso in Italia in questo contesto, mercoledì scorso ci siamo recati al mercato di Piazzale Martini a Milano, dove abbiamo incontrato alcuni dei volontari di Recup. Ilaria, Federica, Beatrice, Luca e Alberto ci hanno spiegato il progetto e gli obiettivi che si pone.SAMSUNG

Ilaria e Luca al mercato di Piazzale Martini con parte del cibo recuperato

Quando è nato il progetto Recup e come si è evoluto nel tempo?

È nato circa 2 anni fa ed inizialmente eravamo solo 3 persone (Rebecca Zaccarini, Ilaria Piccardi e Federica Canaparo, n.d.r.) che riconoscendosi nell’ideale comune di non voler sprecare cibo si sono incontrate. Oggi siamo una ventina di volontari e lavoriamo in 4 mercati alla settimana: il lunedì al mercato di via Cambini, il mercoledì ci troviamo qui al mercato di Piazzale Martini, il venerdì in via Termopili e il sabato in Piazzale Sant’Agostino a Papiniano. A parte il sabato, l’orario d’incontro è alle 14.00, mentre il sabato a Papiniano è alle 16.00. Chiunque può unirsi al gruppo di volontari e darci una mano; ovviamente ogni volontario può portarsi a casa tutto ciò che vuole e di cui ha bisogno. Nel tempo siamo riusciti anche a costruire una bella rete di collaborazioni, ad esempio qui in Piazzale Martini con Fucine Vulcano.

Chi sono? (Ce lo dice Luca, volontario di Fucine Vulcano)

Fucine Vulcano è un’associazione che promuove la sostenibilità ambientale in generale, in tutte le sue possibili forme, a partire dal sabato che ci occupiamo della Ciclofficina e quindi promuoviamo la mobilità sostenibile, facendo riparazione di biciclette e diffondendo anche il sapere, perché in ciclofficina insegniamo a ciascuno a riparare una bici. La sostenibilità stessa impone la condivisione dei saperi, materiali e immateriali a favore della comunità. Questo progetto di recupero del cibo si sposa pienamente con la nostra idea di sostenibilità, attraverso l’abbattimento degli sprechi e utilizzando una bicicletta cargo non comprata, ma auto-prodotta: è il connubio perfetto.

Raccontateci in cosa consiste una missione tipo dei volontari di Recup

A fine mercato iniziamo a chiedere ai venditori ambulanti se hanno cibo da recuperare, che non riescono più a vendere. All’inizio non è stato semplice vincere la loro diffidenza e guadagnare la loro fiducia, ma ormai ci conoscono e la maggior parte degli ambulanti che collaborano con noi ci lasciano direttamente da parte delle cassette di cibo danneggiato o invenduto durante la mattinata. Noi lo ritiriamo a mano o con l’aiuto della cargo-bike di Fucine Vulcano (v. sopra, n.d.r.) e lo pesiamo per avere dei dati reali sugli sprechi che riusciamo ad evitare. Si scarta il cibo che veramente non è più buono e si redistribuisce a chiunque voglia prenderlo. Ciò che ha perso valore economico, può ritrovare così valore sociale. Possiamo parlare di una media di 100 kg di prodotti “salvati” ogni giorno, che poi vengono ritirati direttamente presso il nostro punto di ritrovo al mercato stesso e consumati dalle persone più disparate, di tutte le età, italiane e non, che altrimenti finirebbero nella spazzatura. In questo modo si crea una collaborazione in grado di formare vere e proprie comunità tra persone diverse, un contatto interculturale e intergenerazionale che si è andato perso, ma che un tempo era tipico dei mercati rionali: il mercato torna ad essere così folklore, scambio, convivialità, divertimento, incontro.2016-11-01-14.14.38.jpg

Luca recupera il cibo con la cargo-bike di Fucine Vulcano

Dopo l’approvazione della legge contro gli sprechi: è cambiato qualcosa per voi, oppure no?
Diciamo che per noi non è davvero cambiato molto e continuiamo a fare affidamento esattamente sugli stessi venditori che già prima ci donavano il cibo. Però, grazie a questa legge, vorremmo cominciare ad organizzarci in modo tale da permettere ai commercianti che donano il cibo di avere uno sgravio nella tassa sui rifiuti. Riusciremmo così non solo a ricevere, ma anche a dare loro qualcosa. A questo scopo ci siamo già messi in contatto con il Comune.

Cosa vi proponete di fare nel breve e nel lungo termine?

Noi vorremmo che la gente ci contattasse per replicare la nostra esperienza in tutta la città di Milano. Ovviamente ci mettiamo a loro disposizione in modo da dargli consigli e indicazioni e per aiutarla, almeno la prima volta, a chiedere la disponibilità dei commercianti ambulanti del mercato rionale a loro più vicino, per poi continuare a portare avanti il recupero cibo anche nella loro zona. Il nostro sogno sarebbe quello di riuscire ad includere tutti i mercati di Milano nel recupero del cibo e in questa città ce ne sono ben 86! Ovviamente non ricerchiamo solo privati cittadini, ma anche associazioni che ci aiutino nel recupero del cibo in modo mirato ed organizzato, prendendo nota di quanto cibo si è effettivamente salvato, facendo in modo che questo cibo sia distribuito il più possibile equamente tra le persone che lo richiedono, etc. Se anche voi siete sensibili al tema dello spreco del cibo e volete mettervi in contatto con i volontari di Recup, potete farlo tramite la loro pagina Facebook o via email, anche per chiedere consigli su come iniziare un progetto del genere in altri quartieri milanesi o in qualunque altra città d’Italia al di fuori di Milano: recuperamilano@gmail.com

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/11/recup-recupero-cibo-invenduto-comunita/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=general