Milano, nasce l’Hub di quartiere per promuovere il dono del cibo e ridurre lo spreco alimentare

Si tratta di un progetto innovativo in cui vi è la collaborazione di tutti gli attori del sistema: le aziende impegnate a donare e favorire il recupero delle eccedenze alimentari, le Onlus che rappresentano il punto di contatto con gli indigenti e l’autorità pubblica che ne favorisce lo sviluppo. Nel 2015 Milano ha promosso una Politica Alimentare per rendere più sostenibile il sistema alimentare della città con un approccio multidisciplinare e partecipato, nel quale il Comune assume un ruolo di stimolo e facilitazione. La riduzione dello spreco alimentare è una delle priorità della Politica Alimentare e si sviluppa attraverso l’ingaggio di diversi attori locali come centri di ricerca, istituzioni, settore privato, fondazioni ed attori sociali. Per tradurre tale priorità in azioni concrete, nel 2016 il Comune di MilanoAssolombarda e Politecnico di Milano hanno condiviso il protocollo di intesa, che hanno definito “ZeroSprechi”, con l’obiettivo di ridurre lo spreco di cibo e innovare le modalità di recupero degli alimenti da destinare agli indigenti, progettando e sperimentando un modello di recupero e ridistribuzione delle eccedenze alimentari basato su reti locali di quartiere.

Il Comune di Milano ha individuato uno spazio pubblico non utilizzato nel Municipio 9 e lo ha reso disponibile come hub del progetto per lostoccaggio e la distribuzione degli alimenti recuperati agli enti del terzo settore, organizzazioni beneficiarie e organizzazioni non profit.

Il Politecnico di Milano ha elaborato uno studio di fattibilità della rete e monitorerà l’operatività dell’hub e gli impatti generati dal progetto per 12 mesi, costruendo un modello logistico estendibile e replicabile in altri quartieri della città.

Assolombarda, dopo un importante percorso di sensibilizzazione, ha individuato e coinvolto alcune aziende che hanno aderito al progetto, e ha fornito il bollino “ZeroSprechi”, ideato e offerto dal Gruppo Armando Testa, per valorizzare le imprese virtuose e porre l’attenzione sul grande tema della gestione delle eccedenze alimentari. Banco Alimentare della Lombardia, vincitore del bando di assegnazione dell’hub, garantirà la gestione operativa e quotidiana del modello elaborato dal Politecnico, recuperando le eccedenze alimentari e distribuendole alle strutture caritative partner del territorio.

Il Programma QuBì – la ricetta contro la povertà infantile – che ha già avviato un hub simile in via degli Umiliati, aderisce al progetto finanziando allestimento e gestione dell’hub di via Borsieri e favorendo le connessioni con le reti del territorio sostenute e coinvolte dallo stesso Programma QuBì. Si tratta di un progetto innovativo in cui vi è la collaborazione di tutti gli attori del sistema: le aziende impegnate a donare e favorire il recupero delle eccedenze alimentari, le Onlus che rappresentano il punto di contatto con gli indigenti e l’autorità pubblica che favorisce lo sviluppo di queste iniziative virtuose. 

“Sono soddisfatta dell’apertura di questo hub perché è frutto degli sforzi congiunti di molti attori della città – afferma Anna Scavuzzo, Vicesindaco di Milano delegata per la Food Policy –. Questo è un primo esempio di rete locale per la raccolta e ridistribuzione del cibo prima che sia sprecato e diventi rifiuto. La collaborazione con il Municipio 9 ci ha permesso di restituire alla città uno spazio pubblico non utilizzato, e allo stesso tempo valorizzare l’impegno per ridurre gli sprechi alimentari, una delle priorità della Food Policy di Milano. Questo progetto si affianca alla riduzione del 20% della parte variabile della TARI per le imprese che donano il cibo, alla promozione di raccolta e ridistribuzione di eccedenze dalle mense scolastiche e ad azioni di sistema che stiamo studiando con AMSA. L’hub di Via Borsieri è un ulteriore passo avanti per una Milano sempre più sostenibile, inclusiva ed equa”.

“Sono orgoglioso che il Municipio 9 ospiti un progetto che mette al centro del dibattito sia il diritto dell’accesso al cibo, sia la distribuzione di quanto non utilizzato. Temi che, considerate le nuove povertà delle smart cities, esortano tutti noi a fare meglio. Senza dimenticare che ridurre lo spreco alimentare aiuta a diminuire i rifiuti e a consumare più cibi sani deperibili quali frutta e verdura – aggiunge Giuseppe LardieriPresidente del Municipio 9 –. Sono sicuro che gli attori presenti nel territorio del Municipio 9 – industria, GDO, ristorazione, Terzo Settore, Istituzioni – siano in grado di fare la loro parte per la riuscita dell’iniziativa”.

“All’interno del progetto, il Politecnico di Milano è fiero di portare il suo contributo per l’elaborazione del modello di raccolta ai fini di favorirne la replicabilità in altre parti della città e in altri luoghi – dichiara Marco Melacini, Professore di Logistica e Direttore Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano -. Il progetto non si esaurisce con l’attivazione dell’hub di via Borsieri ma saranno organizzati degli incontri periodici volti a verificarne, oltre che l’efficacia in termini di eccedenze raccolte, l’efficienza dei processi di raccolta e ridistribuzione. Il gruppo di lavoro si impegna a fornire periodicamente informazioni sullo stato di avanzamento del progetto”.

“Oggi tagliamo un importante traguardo nella sfida contro gli sprechi, inaugurando un efficace processo di raccolta e ridistribuzione delle eccedenze alimentari e promuovendo un modello replicabile che vede Milano capofila – ha sottolineato Alessandro Scarabelli, Direttore Generale di Assolombarda Confindustria Milano, Monza e Brianza, Lodi–. Un risultato frutto della virtuosa collaborazione tra associazioni, enti, imprese, università, organizzazioni non profit, che unisce i diversi contributi in una prospettiva di sistema capace di ottimizzare, attraverso circuiti veloci, la consegna e il consumo di beni in eccedenza. Inoltre, con il bollino ‘ZeroSprechi’ vogliamo mettere in evidenza le imprese che svolgono un ruolo attivo nel progetto e che, aderendo all’iniziativa, si fanno promotrici di diffondere le buone pratiche e la cultura della riduzione dello spreco alimentare”.

“Banco Alimentare della Lombardia vuole essere sempre più vicino alle organizzazioni caritative partner dei quartieri nei Municipi 8 e 9 della città di Milano nel contrasto alla povertà alimentare. Insieme a tutte le realtà profit, le istituzioni, le associazioni di categoria e le fondazioni di erogazione siamo una squadra vincente per dare risposte concrete al bisogno” afferma Marco Magnelli, Direttore Banco Alimentare della Lombardia.

“Il problema della povertà alimentare infantile a Milano è un problema che va affrontato e risolto con un modello di intervento che chieda a tutte le forze in campo di lavorare insieme. L’inaugurazione dell’Hub di Via Borsieri rappresenta un importante passo in questa direzione: il Programma QuBì ha già sostenuto il Banco Alimentare della Lombardia nell’avvio dei primi due punti di raccolta cittadini e ora, grazie alla sinergia con gli altri attori coinvolti, si potrà massimizzare la raccolta del cibo, riducendo lo spreco e rafforzando la capacità di raggiungere le famiglie in povertà alimentare. Il contrasto alla povertà alimentare è una delle azioni cardine del Programma pluriennale QuBì promosso da Fondazione Cariplo – con il sostegno di Fondazione Vismara, Intesa Sanpaolo, Fondazione Enrica e Romeo Invernizzi e Fondazione Fiera Milano- in collaborazione con il Comune di Milano e le organizzazioni del Terzo Settore che operano sul territorio. Una sfida pari a 25 milioni di euro che intende coinvolgere la città di Milano nel suo complesso: aziende, istituzioni e singoli cittadini sono chiamati a creare una ricetta comune che permetta di dare risposte concrete alle famiglie in difficoltà e creare percorsi di fuoriuscita dal bisogno” conclude Giuseppe Guzzetti, Presidente della Fondazione Cariplo.

Fonte: ecodallecitta.it

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A Torino arrivano i FOOD PRIDErs, fattorini in bicicletta contro lo spreco alimentare

Con il progetto Food Pride, e grazie al contributo della Compagnia di San Paolo, nasce la rete di recupero del cibo invenduto nei negozi di prossimità trasportata con biciclette e cargo bike verso i punti di raccolta e distribuzione dislocati in Pozzo Strada, Borgo San Paolo, Porta Palazzo e Borgo Vittoria

In occasione della Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare di martedì 5 febbraio il progetto Food Pride entra nel vivo. Con i FOOD PRIDErs nasce la rete di recupero del cibo invenduto nei negozi di prossimità trasportata con biciclette e cargo bike verso i punti di raccolta e distribuzione dislocati in Pozzo Strada, Borgo San Paolo, Porta Palazzo e Borgo Vittoria.

Ma il progetto Food Pride non è solo questo. Alla base c’è l’esperienza di recupero e ridistribuzione del cibo nei mercati di Porta Palazzo, corso Racconigi, corso Brunelleschi e Borgo Vittoria che verrà estesa anche ai mercati di via Porpora, corso Taranto, Nichelino e altri comuni della prima cintura torinese superando di fatto i confini comunali per diffondere pratiche virtuose anche all’area metropolitana. Per tutto il 2019 verranno messe in campo una serie di attività di informazione e sensibilizzazione sullo spreco alimentare e sulla corretta alimentazione. Ad essere coinvolte saranno le scuole torinesi di tutti i gradi con lezioni ad hoc sul tema dello spreco alimentare e la corretta gestione dei rifiuti. Parte del cibo invenduto verrà utilizzato nei laboratori di cucina antispreco rivolti a persone che vivono in condizione di marginalità, e per coinvolgere il resto della cittadinanza sono previsti incontri con nutrizionisti, cene sociali, eventi nelle piazze e momenti di formazione sulla Legge Gadda. Insomma un ventaglio di attività per porre le basi di una vera cultura cittadina sull’uso consapevole delle risorse e il riutilizzo delle eccedenze alimentari, perché Food PRIDE significa Partecipare Recuperare Integrare Distribuire ed Educare: buone pratiche per ridare dignità agli scarti. Grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo, enti e associazioni torinesi hanno unito le forze per dare una risposta concreta al problema dello spreco alimentare sul territorio della Città di Torino e non solo. Il progetto Food Pride nasce grazie dalla volontà di mettere a sistema le esperienze maturate dall’associazionismo torinese e per questo le associazioni EUFEMIA, ECO DALLE CITTA’, RE.TE. ONG, LEGAMBIENTE METROPOLITANO, COOPERATIVA SOCIALE AERIS, ASS. POPOLARE DANTE DI NANNI, SCS LA RONDINE, ASSOCIAZIONE MISTERIA, ASSOCIAZIONE COMMERCIANTI C.SO BRUNELLESCHI, PARROCCHIA SAN BERNARDINO, COOPERATIVA SOCIALE RAGGIO, il Comune di Torino e l’Asl Torino si sono messi in rete per proporre un’alternativa possibile.

Ogni anno nel mondo circa il 40% del cibo viene sprecato, diventando rifiuto senza nemmeno raggiungere la tavola. Lo spreco riguarda l’intera filiera della sua produzione, dal food waste delle prime fasi (semina, coltivazione) ai food losses dell’ultima fase (distribuzione, vendita e consumo) diviene, in virtù della sua ampia portata, uno dei più significativi fattori che impediscono l’accesso di tutti all’alimentazione quale diritto inalienabile. In Italia nonostante il contrasto allo spreco alimentare sia entrato da qualche anno nell’agenda politica nazionale e locale, le cose non vanno meglio. Secondo il Food Sustainability Index ogni italiano getta nella spazzatura non meno di 65kg di cibo buono all’anno. Non bisogna arrendersi, basta davvero poco per rimettere i nostri comportamenti su di un binario sostenibile. Basta un solo esempio per comprendere i risvolti positivi delle azioni di messe in campo da Food Pride: nel mercato di Porta Palazzo grazie al recupero quotidiano del cibo ancora edibile – nel solo 2018 – sono state recuperate e redistribuite quasi 60 tonnellate di prodotti ortofrutticoli che altrimenti sarebbero finite tra i rifiuti. Un solo gesto ha permesso a più di 200 persone di poter provvedere al sostentamento della propria famiglia e contemporaneamente è stato impedito l’incenerimento di 60 tonnellate di cibo i cui costi economici e ambientali sarebbero ricaduti sulla popolazione torinese. Food Pride è un progetto aperto! Tutti coloro che fossero interessati a saperne di più o che volessero aderire per diffondere le buone pratiche sul contrasto allo spreco di cibo possono contattarci all’indirizzo email paneincomune@eufemia.eu o direttamente sulla nostra pagina Facebook @Food Pride Torino.

Fonte: ecodallecitta.it

Provincia di Bolzano, una legge contro lo spreco alimentare

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Il provvedimento, approvato dal Consiglio all’unanimità, intende promuovere e sostenere l’impegno delle associazioni di volontariato che sinora si sono prodigate nella raccolta di prodotti alimentari, medicinali e vestiario da redistribuire ai più bisognosi. Dal 9 marzo scorso la Provincia di Bolzano ha una nuova legge contro lo spreco alimentare. Il provvedimento, approvato dal Consiglio all’unanimità, intende promuovere e sostenere l’impegno delle associazioni di volontariato che sinora si sono prodigate nella raccolta di prodotti alimentari, medicinali e vestiario da redistribuire ai più bisognosi. A livello nazionale il fenomeno ha assunto dimensioni preoccupanti, basti pensare che ogni anno, in Italia, 8,5 miliardi di euro di generi alimentari vengono gettati nei rifiuti, 1,4 milioni di tonnellate di prodotti non vengono raccolti nel settore agricolo, e nell’industria non vengono utilizzate 2 milioni di tonnellate di prodotti. La lotta allo spreco alimentare e non alimentare assume sempre maggiore rilievo in considerazione dei positivi riflessi che genera in ambito sociale, economico e ambientale. La necessità di promuovere il recupero e la donazione delle eccedenze, infatti, risponde tanto ad esigenze sociali di contrasto alla povertà e al disagio sociale, quanto ad esigenze di valorizzazione economica delle eccedenze.

Associazioni in Alto Adige

Il Banco Alimentare, nel corso del 2017, nel solo Alto Adige ha recuperato 646.831 kg di cibo (di cui 52.059 attraverso il programma Siticibo) che poi ha distribuito a 8.830 persone indigenti attraverso le 45 strutture caritative convenzionate. Nell’ambito del progetto “aiuti contro lo spreco” dell’associazione Volontarius, nel 2017 sono stati inoltre erogati 153.075 prodotti all’interno di 1.256 pacchi viveri ad un totale di 4.678 beneficiari, mentre i cacciatori di briciole hanno raccolto lo scorso anno circa 509.000 kg di “briciole”. Oltre a queste, associazioni, sono attive nel settore anche altri gruppi come la San Vincenzo, la Santo Stefano, la Caritas e la Strada/Der Weg.

Nuovo quadro provinciale “Grazie alla legge – ha sottolineato l’assessora Martha Stocker – le associazioni di volontariato possono contare su di un quadro legislativo complessivo per la loro attività e su di un aiuto logistico e strutturale. Ci siamo posti l’obiettivo di un approccio più sostenibile nei confronti delle risorse naturali, di cambiare l’atteggiamento comune nei confronti del consumo, e di rafforzare la solidarietà verso le persone più deboli”. La direttrice dell’Ufficio per la tutela dei minori e l’inclusione sociale, Petra Frei, ha quindi affermato che “sin dall’avvio dell’iter di questa legge abbiamo cercato di coinvolgere tutti i partner sociali ed anche l’Università di Bolzano, ricevendo da loro preziosi suggerimenti”. Frei ha inoltre proseguito sottolineando che “i prodotti in eccesso non solo sono troppo preziosi per essere gettati, ma sono anche sufficientemente buoni da essere rimessi in circolo: si tratti di alimenti, medicinali o vestiario”.

Nuovo logo “Insieme contro lo spreco”

L’assessora Stocker e la direttrice Frei hanno quindi presentato ufficialmente il logo dell’azione che rappresenta un contenitori per la raccolta dei rifiuti sul quale è posta una corona e la scritta trilingue Insieme contro lo spreco. La legge prevede anche l’organizzazione di misure di sensibilizzazione nei confronti di alcuni settori economici come quello turistico-alberghiero, della ristorazione e le mense scolastiche. È prevista inoltre la costituzione di un tavolo di coordinamento per la progettazione, la realizzazione ed il controllo di misure a livello provinciale i cui componenti sono in possesso del necessario know-how per lo sviluppo di un sistema di gestione finalizzato alla riduzione delle eccedenze ed alla loro redistribuzione.

Fonte: ecodallecitta.it

Milano vince il premio Vivere a Spreco Zero 2017

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Il riconoscimento al capoluogo lombardo “per la portata internazionale dei progetti culminati attraverso Expo con l’attivazione del Milan Urban Food Policy Pact a partire dalla creazione di una Politica Alimentare Urbana in cui la lotta allo spreco alimentare è uno dei principali obiettivi”

Buone pratiche contro lo spreco alimentare. Bologna premia Enti pubblici, aziende e scuole virtuose in Italia con la V edizione del Premio Vivere a Spreco Zero vinto dal Comune di Milano “per la portata internazionale dei progetti avviati negli ultimi anni, culminati attraverso Expo con l’attivazione del Milan Urban Food Policy Pact, il network internazionale di 160 città impegnate per lo sviluppo di Sistemi Alimentari Sostenibili a partire dalla creazione di una Politica Alimentare Urbana in cui la lotta allo spreco alimentare è uno dei principali obiettivi”. Nella categoria “Amministrazioni pubbliche” erano in gara quest’anno anche i Comuni di Modena e Cremona. La categoria “Buone pratiche Impreseha premiato Dalma Mangimi, per l’innovazione di processo che ha portato alla riduzione dello spreco, convertendo in materia prima i prodotti che sarebbero diventati rifiuto. Menzione speciale per la tecnologia Gio’ Style di conservazione, cottura e riutilizzo del cibo. Nella categoria Scuole, infine, premiati gli studenti della Fondazione Casa del Giovane Don Mario Bottoglia di Castiglione delle Stiviere (Mantova), del circuito Scuola Centrale Formazione, per il progetto “Cucino con ciò che ho”.

“Siamo davvero onorati di ricevere il Premio Vivere a Spreco Zero – ha commentato la vicesindaco e assessore all’Educazione del Comune di Milano, Anna Scavuzzo – perché oltre ad essere un riconoscimento del lavoro svolto finora, è uno stimolo ulteriore per continuare ad impegnarci nell’attuazione degli obiettivi stabili dalla nostra Food Policy, di cui la lotta allo spreco alimentare costituisce un pilastro fondamentale. La costruzione di un futuro più equo e più sostenibile per tutte le nostre città passa necessariamente da un nuovo sistema di produzione e consumo del cibo, più attenta ai bisogni di tutte le persone e più rispettosa dell’ambiente”.

I vincitori della V edizione del Premio Vivere a Spreco Zero, i piccoli ‘Oscar’ della sostenibilità assegnati dalla campagna Spreco Zero di Last Minute Market e dal progetto Reduce del Ministero dell’Ambiente e Università di BolognaDistal, sono stati annunciati e premiati martedì 28 novembre, a Bologna – Palazzo Magnani, sede UniCredit, presente il Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Barbara Degani con il fondatore di Last Minute Market Andrea Segrè e con Livio Stellati responsabile Centro-Nord Relazioni Istituzionali UniCredit partner storico di Spreco Zero, Eliana Farotto responsabile Ricerca & Sviluppo Comieco e Diego Pagani, presidente Conapi-Mielizia.

E al geniale cartoonist Francesco Tullio Altan, grande Maestro della satira e sguardo acuto e ironico sull’evoluzione del costume in Italia, va quest’anno il Premio Vivere a Spreco Zero 2017 nella categoria testimonial: “per aver illustrato con fulminea incisività il paradosso del nostro tempo bulimico e sprecone, dando voce e matita, nell’ultimo decennio, ai temi dello speco alimentare, idrico ed energetico. E per aver così contribuito a sensibilizzare adulti e giovani, amichevolmente ma con straordinaria efficacia, intorno ad una questione tema centrale e ineludibile del nostro tempo”. Altan raccoglie dunque il testimone dei riconoscimenti consegnati nel 2015 a Susanna Tamaro e nel 2016 a Paolo Rumiz e Moreno Cedroni. Altan, che dal 2010 illustra la campagna Spreco Zero, sarà a sua volta motore di nuove buone pratiche attraverso una borsa di studio assegnata dal Premio Vivere a Spreco Zero

«Sono i nostri comportamenti che fanno la differenza in tema di ambienteha dichiarato Barbara Degani, Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente – E’ un concetto che vale a maggior ragione per i temi dello spreco di cibo e dell’educazione alimentare alla base del Premio “Vivere a Spreco Zero” cui sono felice di aver contribuito e partecipato anche nelle passate edizioni. Il cambiamento passa in primis per le persone e le organizzazioni di cui fanno parte, si tratti di istituzioni come le amministrazioni comunali o le aziende e le scuole, che sono le categorie premiate oggi. I dati Waste Watcher dimostrano che c’è un’attenzione crescente in questo campo da parte dei cittadini in occasione di una ricorrenza come il Natale in cui lo spreco risulta evidente: 4 italiani su 10, il 41% degli intervistati, afferma che il rischio di spreco è dietro l’angolo del ‘cenone’. Le azioni che da anni abbiamo messo in atto per la riduzione degli sprechi, dalla family bag alle campagne di educazione alimentare e ambientale, dimostrano che stiamo andando nella giusta direzione».

Nel corso dell’incontro sono stati infatti illustrati i nuovi dati dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, che rilevano i comportamenti dei consumatori in vista del Natale. Cosa si spreca a Natale? «Denaro e cibo, secondo gli intervistati dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg – ha spiegato Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market e del movimento Spreco Zero – Anche se la sensazione di gettare il cibo è andata calando nelle ultime rilevazioni, segno dell’attenzione crescente a comportamenti virtuosi in questo campo: ma non dobbiamo abbassare la guardia: lo spreco domestico ci costa infatti ogni giorno all’incirca 1 euro, pari a 145 kg di cibo gettato in casa ogni anno, per 6,9 € la settimana e 360 € ca ogni anno. Lo spreco è un tema su cui si gioca il futuro della terra, per questo dobbiamo sensibilizzare innanzitutto i giovani, dai bimbi ai millennials della generazione Z».

I nuovi dati Waste Watcher evidenziano che in Emilia Romagna la percezione di sprecare cibo a Natale è lievemente inferiore alla media nazionale, indice di sensibilizzazione più forte intorno al cibo e al suo valore. Cresce anche l’attenzione al proprio tempo: 1 italiano su 20 ritiene di sprecarlo, a Natale, era 1 su 100 lo scorso anno! E Natale, di per sé, cosa rappresenta per gli italiani? Un periodo di ‘abbondanza e ricchezza’ più per i cittadini dell’Emilia Romagna (48% degli intervistati) che per gli italiani (45%). In Emilia Romagna il Natale genera più piacere (30% contro 28% degli intervistati in Italia), si fanno più regali (23% contro 19% del resto d’Italia) e si dà più attenzione al cibo (21% contro 18%). «Le azioni condotte in questi anni per la riduzione degli sprechi, in particolare quelli alimentari, producono un loro effetto – conferma il curatore del progetto reduce Luca Falasconi – La sensibilità sullo spreco alimentare è aumentata, ma tanta strada ancora deve essere fatta. Proprio per questo motivo abbiamo pensato a “Waste Notes” un piccolo diario che ha l’obiettivo di affiancare le famiglie nel monitorare cosa succede nelle proprie cucine e di poter condividere attraverso i portali sprecozero le buone pratiche che ognuno adotta per prevenire e ridurre lo spreco domestico. Osservare e ‘copiare’ le buone pratiche delle cucine degli altri è sicuramente un ottimo strumento per vincere sullo spreco».

«UniCredit – ha spiegato Livio Stellati, responsabile Centro-Nord Relazioni Istituzionali UniCredit – considera la sostenibilità un concetto fondante per il successo delle proprie attività e agisce per perseguire l’obiettivo di una crescita sostenibile non soltanto dal punto di vista bancario. Così la banca è attiva anche nel supporto a progetti culturali e sociali come “Spreco Zero” che UniCredit sostiene da cinque anni e nella quale si riconosce in virtù del proprio impegno per la crescita del territorio che non può prescindere dall’attenzione al risparmio a tutto campo. UniCredit è quindi entusiasta di ospitare la cerimonia di consegna del Premio “Vivere a Spreco Zero”. Un’occasione per promuovere le buone pratiche valorizzando le esperienze più rilevanti e favorendone la diffusione».

Eliana Farotto responsabile Ricerca & Sviluppo Comieco ha annunciato i vincitori della categoria enti pubblici sottolineando che «la lotta allo spreco è uno degli strumenti portanti dell’economia circolare: solo riducendo l’uso indiscriminato di risorse le successive azioni di raccolta e riciclo possono essere efficaci. Il Comune di Milano affronta da anni, anche con il sostegno di Comieco, la gestione sostenibile del territorio e i progetti premiati oggi sono il riconoscimento dei risultati finora raggiunti e di come Milano possa rappresentare su questo fronte l’Italia anche in ambito internazionale».

«Partecipiamo volentieri a questo appuntamento che mette in evidenza le tante aziende che in Italia realizzano idee ingegnose utilizzando tecnologie avanzate – ha dichiarato Diego Pagani presidente di Conapi-Mielizia, annunciando i vincitori della categoria Imprese – Il premio Vivere a Spreco Zero nutre e stimola le nostre coscienze rispettando il semplice principio non si butta il cibo, che nonne e mamme avevano insegnato per millenni, mostrandoci come anche un gesto semplice sia importante per innescarne mille altri virtuosi, in grado di dare obiettivi concreti e raggiungibili per il futuro dell’umanità».

I vincitori della categoria Scuole sono stati annunciati da Giuseppe Zuliani, Direttore Customer Marketing e Relazioni Esterne Conad, che ha dichiarato: «combattiamo lo spreco per recuperare e donare i prodotti che sono ancora perfettamente commestibili ma sono a ridosso della data di scadenza. Tramite le associazioni che operano nei vari territori in cui siamo presenti con i nostri soci forniamo un aiuto a tante persone bisognose offrendo loro un pasto e un sostegno alimentare quotidiani. E’ uno dei modi in cui ci mettiamo a servizio della comunità, perché per noi il legame sociale è un elemento fondamentale della vita e della competitività della nostra impresa. E’ un lungo filo che ci lega a ogni comunità, al mondo della scuola, alle istituzioni, all’imprenditoria locale… avendo sempre come riferimento delle nostre attività la relazione con la persona, con cui vogliamo ora iniziare a fornire un ulteriore aiuto in più per combattere anche lo spreco in casa».

«I consum-attori sono l’elemento cardine della politica antispreco e premiare le virtuose esperienze e’ doveroso, darne evidenza una missione – ha osservato Myriam Finocchiaro, responsabile Comunicazione e Corporate Affairs Granarolo SpA – Per questo ci piace essere vicini al progetto da tanti anni e in tanti modi diversi. Il Gruppo Granarolo ha da tempo avviato politiche interne ed esterne tese alla progressiva riduzione del consumo di risorse naturali e di emissioni nell’ambiente mediante il controllo delle attività che promuove alla stalla, in produzione e sulla tavola dei consumatori. Benvenuto anche al quaderno delle buone pratiche, strumento utile e intelligente, che abbiamo contribuito a riempire con qualche piccolo suggerimento sulla gestione domestica del frigorifero».

Con la V edizione del Premio Vivere a Spreco Zero è stato presentato il progetto Waste Notes. Un Diario per Amico, quaderno di buone pratiche realizzato dalla campagna Spreco Zero con Reduce – Ministero dell’Ambiente e Università di Bologna – Distal. Sarà distribuito in 10mila copie ad altrettante famiglie campione, già impegnate in progetti di prevenzione dello spreco alimentare. La giuria 2017 del Premio Vivere a Spreco Zero, presieduta dal fondatore Last Minute Market Andrea Segrè, è composta dal Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Barbara Degani con il curatore del progetto Reduce Luca Falasconi, i giornalisti Antonio Cianciullo e Marco Fratoddi, il conduttore di Caterpillar Radio2 Rai Massimo Cirri e inoltre Eliana Farotto responsabile Ricerca & Sviluppo Comieco, Diego Pagani, presidente Conapi e Giuseppe Zuliani, Direttore Customer Marketing e Relazioni Esterne Conad. Sostiene la campagna Spreco Zero, con UniCredit, un pool di aziende dell’agroalimentare italiano e del packaging nazionale: Alce Nero, Camst, Comieco, Conad, Conapi-Mielizia, Granarolo SpA, Istituto Nazionale Imballaggio.

Fonte: ecodallecitta.it

Nuove Formichine Salvacibo* contro lo spreco alimentare

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Anche la scuola di Vittorio Bottego, in via San Mamete a Milano, aderisce all’iniziativa promossa da Eco dalle Città e Fondazione Cariplo.

La scuola primaria “Vittorio Bottego” situata in via San Mamete, 11 a Milano aderisce all’iniziativa “Formichine-salvacibo, contro lo spreco alimentare”. Aderiscono tutte le classi dalla prima alla quinta in quanto tutte adottano da anni azioni finalizzate a sensibilizzare gli alunni ad evitare lo spreco di cibo.

1-il martedì e il giovedì, dei volontari dell’associazione “SITICIBO” del “BANCO ALIMENTARE” milanese con sede ora a Muggiò, vengono a ritirare il pane intero non usato e la frutta integra avanzati in mensa dopo il pranzo, per donarli alle mense dei poveri gestite dal “BANCO ALIMENTARE”; pertanto i nostri alunni sono ormai sensibilizzati a non sprecare/rovinare per gioco questo cibo che non vogliono perché sanno che è indispensabile per nutrire altre persone. Gli alunni hanno avuto modo di incontrare i volontari;

2-la classe III C raccoglie sempre  i pezzetti di pane avanzato (non integro) per donarlo ad un canile dove presta servizio volontario il nonno di un alunno;

3-nei giorni di lun. merc. e ven. poiché non passano i volontari di “SITICIBO” il pane e la frutta che non viene consumata viene conservata dal singolo alunno nel proprio sacchetto “salva merenda” fornito da “Milano ristorazione” e portata a casa; molti alunni della classe V B la riportano a scuola il giorno dopo per consumarla durante la merenda di metà mattina delle 10,30;

4-gli alunni delle classi quinte prima di iniziare a consumare la portata del proprio pranzo, se non intendono consumarla tutta, ne ripongono una piccola parte in un piatto pulito da utilizzare come bis da dividere fra i compagni che hanno ancora fame e ne vogliono ancora, questa ormai nelle nostre classi quinte è diventata una buona consuetudine che ci permette di evitare sprechi di cibo accontentando tutti.

*Formichine Salvacibo è un progetto cittadinanza attiva contro lo spreco con il contributo di Fondazione Cariplo.

Fonte: ecodallecitta.it

Combattiamo la paura di surgelare

Nel Regno Unito, la Food Standards Agency vuole convincere i consumatori a surgelare gli alimenti, per prevenire lo sprecoview (2)

Nel Regno Unito, l’ignoranza dei consumatori rispetto al modo corretto di congelare il cibo alimenta lo spreco alimentare. La Food Standards Agency (Agenzia per lo Standard Alimentare – N.d.T.) sta lavorando alacremente con il governo britannico per lanciare una revisione delle linee guida delle date di scadenza degli alimenti industriali e queste potrebbero includere anche alcuni suggerimenti sulla conservazione del cibo surgelato.

La Food Standards Agency vuole combattere le “paure della surgelazione”. Recenti studi dimostrano che una serie di falsi miti impedisce a tanti consumatori di surgelare gli alimenti per conservarli più a lungo. Gli inglesi gettano sette milioni di tonnellate di cibo e bevande ogni anno, con un costo di circa 470 sterline per famiglia e un elevato danno ambientale. Un’indagine condotta su 1500 consumatori ha rivelato che il 43 percento dei consumatori crede che il cibo possa essere surgelato soltanto il giorno in cui è stato acquistato (mentre invece è possibile surgelarlo in un momento qualsiasi entro la data di scadenza). Il 38 per cento, invece, sostiene che sia pericoloso ri-surgelare la carne dopo che è stata cotta e il 36 per cento ritiene erroneamente che il cibo surgelato sia poco salutare.

Quasi due terzi del campione hanno ammesso di avere buttato via del cibo nel mese passato: 36 per centoha gettato del pane, 31 per cento frutta e verdure e il 22 per cento della carne. Il motivo principale fornito per avere buttato via gli alimenti è che avevano superato la data di scadenza, una scusa addotta dal 36 per cento delle persone. Al tempo stesso, il 30 per cento ha ammesso di avere buttato via il cibo perché ne aveva comperato troppo e non lo aveva consumato, mentre più della metà, il 54 per cento ha affermato di essersi sentito in colpa quando lo ha gettato. La FSA ha sottolineato che questi comportamenti avrebbero potuto essere evitati utilizzando meglio il congelatore.

“Ogni anno gettiamo sette milioni di tonnellate di cibo” ha dichiarato Steve Wearne, direttore delle politiche dell’FSA. “La maggior parte di questo spreco non è necessario e una comprensione migliore di come surgelarlo potrebbe limitare di molto il problema”. Warne ha sottolineato come la ricerca condotta dalla FSA abbia dimostrato che “molte delle paure riguardanti il congelamento sono infondate. Il congelatore è una sorta di pausa, e quindi è possibile congelare gli alimenti fino al giorno della loro scadenza. Mentre il cibo è tenuto nel freezer, la sua qualità, comunque, lentamente si deteriora: raccomandiamo quindi di mangiarlo entro un periodo che va dai tre ai sei mesi e di conservarlo seguendo le istruzioni relative al suo congelamento. Una volta scongelato, deve essere consumato entro 24 ore”.

Fonte – theguardian.com

Traduzione – Laura Tajoli

Spreco alimentare: una legge per combatterlo

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È di 12,5 miliardi di euro l’ammontare degli sprechi alimentari in Italia. Il 54% viene perso al consumo, il 21% nella ristorazione, il 15% nella distribuzione commerciale, l’8% in agricoltura e il 2% durante la trasformazione. La nuova legge contro gli sprechi alimentari al vaglio della Camera viene giudicata positivamente da Coldiretti che plaude all’obiettivo di ridurre gli sprechi alimentari di un milione di tonnellate. Si tratta di un target raggiungibile anche perché – secondo un’indagine – il 53% degli italiani ritiene che il contenimento degli sprechi alimentari dipenda soprattutto dalle scelte dei consumatori, mentre il 46% sostiene che questi possano essere combattuti con una migliore pianificazione della spesa. Sempre secondo i dati in possesso di Coldiretti, ogni italiano butta circa 76 chili di cibo ogni anno. Compito della legge al vaglio del parlamento è contrastare questo fenomeno da una parte con l’educazione, facendo crescere la consapevolezza dell’entità di un simile fenomeno, dall’altra semplificando le donazioni per le aziende e quelle dirette agli indigenti. Il Parlamento francese ha approvato una serie di misure contro lo spreco dei cibo, ora tocca all’Italia fare qualcosa anche perché i Paesi dell’Unione Europea hanno sottoscritto un impegno per dimezzare lo spreco alimentare da oggi (100 milioni di tonnellate all’anno) al 2030, con una riduzione in ognuno degli step della filiera, dal campo alla tavola.

Fonte:  Coldiretti

 

La lotta allo spreco della ministra francese

La ministra francese dell’ecologia, Ségolène Royale, prosegue nella sua lotta contro gli sprechi e ha ottenuto l’ok dai supermercati che si impegnano a limitare i rifiuti alimentari. La Royale sta anche proponendo di modificare il sistema europeo che determina la scadenza di certi cibi.sprecoalimentare_vignetta

Naturalmente non li può obbligare per legge, ma la Royale ha ottenuto dai supermercati del paese l’impegno a tagliare gli sprechi e ridurre i rifiuti alimentari. E’ stato siglato un vero e proprio accordo tra la ministra francese dell’ecologia e i rappresentanti delle catene di supermercati francesi: il cibo non venduto verrà regalato agli istituti della carità. L’accordo vieta anche di distruggere il cibo invenduto che sia ancora commestibile e abolisce la data di scadenza per determinati prodotti come zucchero e aceto. Nel giro di tre mesi partiranno i primi controlli e la Royale assicura che userà tutti gli strumenti legali a sua disposizione per garantire il successo dell’accordo. Altra parte dell’intesa riguarda il fatto di ampliare la gamma di prodotti per i quali abolire l’obbligo di indicare la scadenza, ma la lista viene formulata dall’Unione Europea e per modificarla occorrerà intavolare una trattativa. La Royale ha quindi intenzione di nominare una commissione di esperti che individuino una serie di raccomandazioni che poi potranno essere sottoposte alle autorità europee competenti in materia. E’ però vero che la maggior parte degli sprechi e dei rifiuti alimentari prodotti si individuano nelle case private e nei ristoranti, come risulta da un rapporto redatto dal parlamentare francese Guillaume Garot. In media i francesi gettano dai 20 ai 30 chili di cibo a persona ogni anno, inclusi 7 chili di alimenti nemmeno aperti. Se si considera l’intera filiera alimentare, la cifra sale a 140 chili a persona ogni anno. Ma il problema non è chiaramente solo francese. L’Onu ha stimato che venga sprecato nel mondo dal 30 al 50% del cibo. In media, nell’Unione Europea gli sprechi arrivano a 179 chili di cibo gettato e, se si continua così, si stima che si arriverà a 126 milioni di tonnellate ogni anno nel 2020. In Italia riscuote molto successo l’iniziativa “Brutti ma buoni della Coop, che prevede la distribuzione ai bisognosi dei cibi quasi a scadenza e rimasti invenduti. Collaudata ed efficacissima anche l’esperienza di Banco Alimentare, che dall’1 gennaio di quest’anno ha già raccolto 45mila chili di cibo da fornire a cittadini in difficoltà.

Fonte: ilcambiamento.it

Spreco alimentare: quanto ci costa, come ridurlo

Il Waste Resources and Action Programme ha quantificato in 400 miliardi di dollari il costo annuale dello spreco alimentare1

Quanto cibo si spreca nel mondo? Secondo il Waste Resources and Action Programme il costo annuale dello spreco alimentare è di 400 miliardi di dollari, una cifra sulla quale occorrerà riflettere nell’Expo 2015 che si aprirà questa settimana, con il tema Nutrire il Pianeta. Per produrre tutto il cibo che viene buttato, specialmente nelle grandi città, occorre un territorio agricolo grande come tutto il Messico. In un interessante articolo pubblicato di recente dal World Resource Institute vengono delineati con precisione i confini del problema: sono soprattutto le grandi città a sprecare le maggiori quantità di cibo. E cibo sprecato significa inutili emissioni di carbonio, inutili deforestazioni e inutili prelievi d’acqua. Ci vuole un cambio di passo perché se i trend non subiranno un’inversione di rotta (mangiare meno, ma mangiare tutti) si rischia di dover aumentare la produzione alimentare del 70% entro il 2050. I costi non sono solamente finanziari, a essere disperso è anche il capitale ecologico: l’abbattimento delle foreste pluviali per far spazio alle colture dell’olio di palma sta facendo dell’Indonesia il più grande emettitore di carbonio al mondo. Nel 2010 il 13% delle  missioni di carbonio era connesso alle attività agricole e all’allevamento. Sprecare cibo significa inquinare inutilmente. Secondo la Royal Society sono tre i fattori per cui i consumatori delle economie sviluppate sprecano cibo: 1) a causa del basso costo del cibo rispetto al reddito disponibile, 2) a causa degli standard elevati per ciò che riguarda l’alimentazione, 3) per la mancata comprensione di ciò che sta dietro alla produzione alimentare. Sono soprattutto le grandi metropoli a stimolare lo spreco alimentare, vuoi perché i lavoratori urbani guadagnano più di quelli rurali, vuoi perché i consumatori sono fisicamente e mentalmente distanti dai contesti in cui il cibo viene prodotto. Entro il 2050 altri 2,5 miliardi di persone raggiungeranno le metropoli abbandonando le campagne. Fortunatamente in tutto il mondo stanno nascendo associazioni che si occupano di redistribuire il cibo prima che smetta di essere commestibile. Food Bank South Africa “salva” ogni anno più di 4000 tonnellate di cibo e distribuisce più di 14 milioni di pasti ai bisognosi delle metropoli del Paese. A Seul e nella Corea del Sud la politica ha imposto ai consumatori, alle organizzazioni e ai ristoranti di pagare per i loro rifiuti alimentari. Anche Hong Kong ha fissato, nel febbraio 2014, un ambizioso obiettivo: ridurre i rifiuti del cibo del 40% entro il 2022, rispetto ai quantitativi del 2011. Riuscirà l’Expo che si apre a Milano venerdì prossimo a portare un serio contributo al dibattito sulla questione? Certo è che la presenza di molte multinazionali che contribuiscono in maniera massiccia all’aumento degli sprechi alimentari e l’aggressione edilizia al suolo libero fatta per preparare l’evento non sono certo le migliori premesse per ragionare – sinceramente e in maniera costruttiva – sul nutrimento del Pianeta.

A Cambodian vendor (R) prepares food near a rubbish pile along a street in Phnom Penh on March 12, 2014.  Phnom Penh city's waste management, collection, transport and disposal efforts remain in poor condition, leading to environmental and health risks. AFP PHOTO/ TANG CHHIN SOTHY        (Photo credit should read TANG CHHIN SOTHY/AFP/Getty Images)

Fonte:  WRI

© Foto Getty Images

Spreco alimentare, in Francia si pensa al divieto per la Grande Distribuzione

In Francia si pensa a una legge che vieti alla Grande Distribuzione di gettare l’invenduto e la obblighi a donare gli alimenti ancora consumabili. La Francia sembra di fronte a un punto di svolta per quanto riguarda le politiche di contrasto allo spreco alimentare per il quale il Parlamento Europeo, nel 2012, ha fissato un traguardo per il 2025: dimezzare il cibo sprecato. La buona volontà, i consigli alla popolazione e anche il Patto nazionale anti-spreco del 2013 non sono sufficienti e se si vuole ridurre il problema occorre fare un salto di qualità e mettere ciascuno di fronte alle proprie responsabilità, dal produttore agricolo fino al consumatore, passando attraverso i trasformatori e i distributori. In Francia il cibo che finisce ogni anno nella spazzatura è quantificato fra i 20 e i 30 chilogrammi pro-capite, ma si sale a 140 kg a persona se si estende la statistica a tutta la filiera alimentare. Insomma il consumatore è soltanto il terminale di una filiera che – pro-capite – spreca fra i 110 e i 120 chilogrammi di cibo. Una quantità enorme, uno sperpero inaccettabile eticamente, economicamente ed ecologicamente per un mondo che continua a misurare in centinaia di milioni gli affamati che popolano il pianeta. Secondo l’Agence de l’environnement et de la maîtrise de l’énergie (Ademe) il valore del cibo sprecato è di circa 159 euro per anno e per persona, vale a dire fra i 12 e i 20 miliardi di euro l’anno soffermandoci sulla Francia. Cosa fare? Il deputato Guillaume Garot è il deputato scelto dal premier Manuel Valls per risolvere il rompicapo. I capisaldi del contrasto allo spreco alimentare dovrebbero essere due:

1) il divieto di gettare gli alimenti per la grande distribuzione. Si tratta di un divieto legittimo perché esiste un ventaglio di alternative per evitare lo spreco. Si tratta di un incentivo a gestire meglio i propri stock e, in seguito, a valorizzare l’invenduto sia sotto forma di dono che per l’alimentazione animale o per la produzione di energia (come si sta iniziando a fare in Sicilia con il pastazzo, per esempio;

2) l’obbligo di regalare gli alimenti invenduti se ancora consumabili. In questo caso ci sono numerose associazioni caritative che si possono occupare della distribuzione del cibo invenduto ai meno abbienti. Le associazioni non dovranno più occuparsi di separare ciò che è consumabile da ciò che non lo è perché a questo provvederanno direttamente le catena di Gdo.

C’è poi la questione del “blocco culturale” della “doggy bag” quando si va al ristorante. Garot spera che ci si impegni anche per far crollare questo tabù in ristoranti, fast food e self service. Lo spreco alimentare è un lusso del passato che l’Occidente sperperatore non si può più permettere e in Francia sembrano averlo già capito.159252467-586x390

Fonte:  Le Monde

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