Acqua: usi, consumi e sprechi

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In questa estate caldissima, caratterizzata da una grave siccità che ha messo in crisi quasi tutta la penisola, oltre all’agricoltura iniziano ad essere in grave difficoltà anche molte città che fino ad ora non avevano mai avuto problemi di approvvigionamento idrico. Ecco una scheda su usi, consumi e sprechi in Italia. In questa estate caldissima, caratterizzata da una grave siccità che ha messo in crisi quasi tutta la penisola, oltre all’agricoltura che sta attraversando uno dei momenti peggiori degli ultimi decenni, iniziano ad essere in grave difficoltà anche molte città che fino ad ora non avevano mai avuto problemi di approvvigionamento idrico. Emblematico il caso di Roma, dove Acea ha minacciato di razionare l’acqua per tre milioni di cittadini dopo che la Regione ha dovuto bloccare le captazioni dal lago di Bracciano arrivato al minimo storico della sua portata. In realtà a Roma, come in gran parte di altri grandi centri urbani, il problema non è tanto la siccità quanto la dispersione idrica, dovuta ad una rete vecchia e dissestata e ad una gestione aziendale poco efficiente.

Ecco una scheda su usi, consumi e sprechi dell’acqua in Italia:

Consumi pro capite

Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2015 i cittadini italiani hanno consumato in media 89,3 metri cubi d’acqua a testa per uso potabile, pari a 245 litri al giorno. Un dato non irrisorio fa notare l’Unione Italiana Consumatori, anche se in calo rispetto ai 268 litri del 2012. Sempre l’Istat mostra tuttavia che i prelievi di acqua sono destinati solo per il 27,8% ad usi civili. Il 17,8% è per usi industriali, il 4,7 % per la produzione di energia termoelettrica, il 2,9% per la zootecnia ed il 46,8% per l’irrigazione delle coltivazioni. (“Decisamente prioritaria, quindi, una riconversione del sistema di irrigazione dei terreni agricoli, con metodi innovativi. Servono opere infrastrutturali, potenziare la rete di invasi capaci di raccogliere l’acqua piovana, praticare il riutilizzo delle acque e così via”)

Il problema della dispersione rimane il problema maggiore

Nel 2015 è andato disperso il 38,2% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei comuni capoluogo di provincia (dal 35,6% del 2012). Ovvio, quindi, che se già quasi il 40% dell’acqua non raggiunge gli utenti finali, il contributo che questi ultimi potranno dare per evitare sprechi si ridimensiona. A Roma, le perdite idriche totali sono pari al 44,1%, contro il 16,7% di Milano, il capoluogo di regione più virtuoso ed il 68,8% di Potenza, la peggiore in classifica. Una perdita giornaliera reale che, al netto degli errori di misurazione e degli allacciamenti abusivi, ammonta in Italia a circa 50 metri cubi per ciascun chilometro delle reti di distribuzione e che, secondo l’Istat, potrebbe soddisfare le esigenze idriche annue di 10,4 milioni di persone.

La situazione delle città capoluogo

In base al rapporto “Ecosistema urbano – 2016” (curato da Legambiente, Sole 24 Ore e dalla società di consulenza ambientale Ambiente Italia) la situazione in Italia è molto variegata. Lo studio prende in considerazione, tra le altre cose, la “dispersione della rete” – cioè il rapporto percentuale tra l’acqua che non viene consumata per usi civili, industriali e agricoli, e si presume quindi “dispersa”, e il totale dell’acqua immessa nella rete idrica – delle città capoluogo di Regione e di Provincia. Le performance migliori sono di Macerata (8,6% di dispersione), Pordenone (11,7%) e Monza (12%). Le peggiori di Campobasso (68%), Frosinone (75,4%) e Cosenza (77,3%). Roma, col 44,4%, si piazza settantaseiesima su 98 città analizzate, dietro a quasi tutte le altre grandi città italiane (con più di mezzo milione di abitanti): Milano è undicesima, col 16,7%; Genova trentatreesima, col 26,8%; Torino trentanovesima, col 27,9%, e Napoli settantaduesima, col 42,2%. Fa peggio solamente Palermo, ottantasettesima, col 54,4%. Nella capitale il peggioramento negli ultimi anni è evidente. Secondo il rapporto “Ecosistema urbano” del 2007 lo spreco era del 35%. Cinque anni dopo, in base al rapporto del 2012, era al 36%. Il balzo avviene nel 2014, quando (secondo il rapporto “Ecosistema urbano – 2015”) Roma è passata dal 35% al 42,5%.

La media italiana

La media della dispersione idrica dei capoluoghi considerati, secondo lo studio, è del 35% e l’anno precedente era del 33%. L’anno prima ancora – rapporto 2015 su dati 2014 – aveva invece fatto registrare un miglioramento della media, scesa dal 36% (dato 2013) ad appunto il 33%. La situazione italiana, guardando all’ultimo decennio, è comunque in via di peggioramento. Nel 2007 la media era passata dal 30% al 31%. Nel 2012 la media era sempre “superiore al 30%”. Adesso, dopo essere scesa dal 36% al 33%, è tornata al 35%. Questi dati trovano conferma anche dal Censis che, nel 4° numero del suo rapporto “Diario della transizione” del 2014, segnalava che “le perdite di rete in Italia sono pari al 31,9% […]”. Un dato leggermente inferiore a quello della media dei soli capoluoghi (36% nel 2013) ma sostanzialmente in linea. Il Censis, poi, in quell’occasione scriveva: “il confronto con i partner europei è impietoso: in Germania le perdite di rete sono pari al 6,5%, in Inghilterra e Galles al 15,5%, in Francia al 20,9%”.

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

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Lotta agli sprechi: firmato protocollo tra Confederazione Italiana Agricoltori e Cittadinanzattiva

Tra gli esempi contenuti nel rinnovato protocollo di collaborazione tra Cittadinanzattiva e la Confederazione Italiana Agricoltori-CIA, l’educazione a corretti stili di vita, anche attraverso la cultura e il benessere nelle mense scolastichegrano

Lotta agli sprechi, con la collaborazione sulla campagna di Cittadinanzattiva “SpreK.O.”, con un riferimento ben definito nell’ambito del contrasto al consumo di suolo e al recupero e riuso di beni pubblici abbandonati; l’educazione a corretti stili di vita, anche attraverso la cultura e il benessere nelle mense scolastiche; l’aumento della quantità e della qualità del welfare sociale relativo ai diritti di cittadinanza e le nuove opportunità economiche come l’agricoltura sociale, nuovo strumento di riabilitazione e inclusione. Sono solo alcuni degli esempi contenuti nel rinnovato protocollo di collaborazione tra Cittadinanzattiva e la Confederazione Italiana Agricoltori-CIA. “Un esempio concreto della comune volontà di sviluppare un percorso di sensibilizzazione rivolto a più cittadini possibili su temi importanti, quali la salute”, ha dichiarato Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva, “è il patrocino di Anp-CIA alla campagna di informazione sui farmaci equivalenti “Io Equivalgo”nata per informare i cittadini dell’opportunità di risparmio a parità di qualità, efficacia e sicurezza offerta dai farmaci equivalenti (fascia A e C a totale carico del cittadino), garantire il diritto ad informazioni semplici, utili e corrette per scelte oculate, nonché offrire strumenti pratici e consigli utili per essere più proattivi nei confronti del farmacista e del medico”. “Con Cittadinanzattiva condividiamo da sempre importanti valori. In particolare, la riduzione degli sprechi in tutte le sue forme: lo spreco di suolo, lo spreco di beni pubblici, lo spreco di risorse e spreco alimentare. Questioni da cui derivano iniziative e progetti che, il rinnovo per i prossimi due anni del Protocollo di collaborazione, contribuirà a rendere ancora più efficaci nell’ottica di riqualificazione e riequilibrio delle disuguaglianze sociali”  ha dichiarato Dino Scanavino, presidente nazionale della CIA. Per rafforzare la collaborazione, il Segretario Generale di Cittadinanzattiva, Antonio Gaudioso è diventato un invitato permanente al coordinamento della CIA, mentre il Responsabile delle Relazioni Esterne della CIA è diventato membro della Direzione Nazionale di Cittadinanzattiva.

Fonte: ecodallecitta.it

 

IN BRASILE, I FRIGORIFERI DELLA SOLIDARIETÀ PER AIUTARE I POVERI E COMBATTERE GLI SPRECHI

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I frigoriferi, posizionati ai bordi delle strade, sono accessibili 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Tutti, cittadini, rivenditori, gestori di panetterie e ristoranti possono depositare le eccedenze alimentari da destinare a chi ne ha più bisogno…

Fonte: buonenotizie.it

Economia circolare: consultazione pubblica della UE

Per economia circolare si dovrebbe intendere un’economia virtuosa, senza sprechi, senza squilibri, senza sfruttamento eccessivo, con una corretta e coerente redistribuzione di ricchezze, risorse e opportunità. E’ veramente questo che la Commissione europea cerca? Di sicuro c’è che è stata avviata una consultazione pubblica in merito.economia_circolare

La Commissione Europea ha avviato una consultazione pubblica per raccogliere pareri sulla strategia da adottare per impostare in modo nuovo e ambizioso la transizione verso l’economia circolare. I contributi dei portatori d’interesse serviranno per preparare il nuovo piano d’azione, che dovrà essere presentato entro la fine del 2015. C’è tempo fino al 20 agosto 2015 per presentare idee e proposte. Di primo acchito verrebbe da chiedersi: cosa c’è sotto? Legittimo. L’Unione Europea fino ad ora non ha dato prova di privilegiare economie circolari dalle caratteristiche virtuose, anzi. Si legge che alcuni esponenti della Commissione hanno dichiarato: «Lo sviluppo economico dell’Europa deve avvenire all’insegna della sostenibilità. Non vi sono alternative: dobbiamo utilizzare le risorse in maniera più intelligente, progettare i prodotti in modo da poterli riutilizzare e riciclare e fissare obiettivi ambiziosi per ridurre e riciclare i rifiuti». Incredibile, ma vero. C’è arrivata anche l’Unione Europea. O da qualche parte sta nascosto un tranello?

«Oggi chiediamo ai cittadini di tutta Europa di darci spunti su come formulare politiche che stimolino lo sviluppo di un’economia verde competitiva in Europa e tutelino l’ambiente per le generazioni future» aggiungono i commissari. E qui ci starebbe il primo appunto: chissà cosa intendono per “competitiva”? «La transizione verso un’economia circolare più sostenibile può creare opportunità per tutti e offrire all’Europa un nuovo vantaggio competitivo. Vogliamo presentare un piano d’azione globale che incentivi sia i consumatori sia le imprese ad utilizzare le risorse in modo più efficiente. Per questo abbiamo bisogno del contributo di quanti operano nei diversi punti della catena del valore». Altra frase che si potrebbe equivocare. Arrivati a questo punto, occorre ridurre drasticamente i consumi di risorse se si vuole sperare di garantire una vita al pianeta e a chi lo abita; qui non si tratta più di “utilizzare le risorse in modo più efficiente” ma di cercare di smettere di utilizzare tutto ciò che non è rinnovabile e utilizzare ciò che lo è con parsimonia e non certo all’attuale livello.

«Le strategie che porteranno l’Europa a sviluppare un’economia circolare competitiva non dovranno limitarsi solo ai rifiuti, ma contemplare l’intero ciclo di vita dei prodotti, tenendo conto della situazione di ciascuno Stato membro­ – continuano i commissari UE – oltre ad azioni sul fronte dei rifiuti dovranno quindi prevedere interventi in materia di progettazione intelligente dei prodotti, riutilizzo e riparazione dei prodotti, consumo sostenibile, livelli di riciclaggio, uso intelligente delle materie prime, rafforzamento dei mercati delle materie prime secondarie e misure settoriali specifiche». Quando si parla di rifiuti e di materie prime secondarie, non può non venire alla mente che oggi la UE vuole spingere i rifiuti come “risorsa” da bruciare negli inceneritori chiamandoli “materie prime secondarie”. Sarà questo che intendono i commissari? Speriamo di no; bisogna andare verso i “rifiuti zero”!!! Speriamo che lo abbiano chiaro.

«La transizione verso un’economia più circolare è in grado di promuovere la competitività e l’innovazione- aggiungono – stimolando il nascere di nuovi modelli imprenditoriali e l’adozione di nuove tecnologie, nonché favorendo la modernizzazione delle politiche sociali, con conseguenti effetti positivi nel lungo termine per l’economia europea nel suo insieme, che diverrà più sostenibile e più competitiva. Vogliamo creare condizioni propizie all’aumento dei posti di lavoro, senza usare né sprecare quantità di risorse come facciamo oggi, in modo da ridurre la pressione sulle materie prime e sull’ambiente: l’Europa sarà così più forte e più equa. I cittadini, le autorità pubbliche, le imprese e tutti gli altri soggetti governativi e non governativi interessati sono invitati a rispondere alle domande riguardanti i vari segmenti del ciclo economico e il loro ruolo nella transizione verso un’economia circolare. Un’altra consultazione pubblica sulle distorsioni del mercato dei rifiuti è già in corso ed è aperta a tutti i portatori d’interesse».

Ebbene, la sfida è aperta. Ed è bene che tutti coloro che hanno buone idee, veramente sostenibili, le espongano e ne sottolineino la fattibilità e l’urgenza. Vediamo a chi darà veramente ascolto la UE, alla fine.

Fonte: ilcambiamento.it

Fa’ la cosa giusta 2014: ristorazione sostenibile e lotta agli sprechi

A Fa’ la cosa giusta si è parlato di ristorazione sostenibile e lotta agli sprechi di cibo. La base sono le scuole, dove sensibilizzazione e buone pratiche possono fare la differenza. Qui i dati.Ristorazione_sostenibile_slide-620x474

Ran autrice di Pinkblog ha partecipato a fa la costa giusta! 2014. Ecco il suo contributo per i lettori di ecoblog.it. Quando si parla di ristorazione sostenibile il primo pensiero che ci sfiora è che si tratti di un qualcosa che parte dagli addetti ai lavori per poi arrivare all’utente finale. In verità, chi ha analizzato la questione da vicino e ha condiviso gli esiti del lavoro di ricerca in seno all’incontro sulla lotta agli sprechi a Fa’ la cosa giusta 2014, ha messo in tavola carte differenti, dimostrando come siano i cittadini di fatto a veicolare il mercato alimentare e di conseguenza anche le scelte etiche. Non è un caso che Milano Ristorazione, S.p.a. di proprietà del comune di Milano, che si occupa della gestione del servizio di refezione per asili e scuole del territorio e la preparazione dei pasti per case di riposo, cpt e istituti privati convenzionati, sia intervenuta all’evento, relazionando per bocca della sua Presidente Gabriella Iacono, i progetti comunali atti a promuovere la cultura del cibo senza sprechi. Ed è proprio dalle scuole che si è partiti, dove i pasti erogati sono stati spesso accompagnati da iniziative di sensibilizzazione dei bambini sull’importanza dell’alimentazione sostenibile. In più i menù sono stati resi più appetibili senza contravvenire agli standard nutrizionali previsti dal Ministero della Salute. Obiettivo: aumentare la percentuale di gradimento del cibo riducendo gli avanzi e avvicinare le famiglie al concetto di sostenibilità alimentare.

L’economia circolare e il commercio equo

Affinché gli sprechi vengano effettivamente ridotti e la ristorazione collettiva e individuale diventi più sensibile alle tematiche ambientali, le strade sono poi di fatto quelle che tutti conosciamo. Ad esempio la scelta di stoviglie in materiali riciclabili, l’acquisto di prodotti a Km0, il recupero degli alimenti non serviti da donare alle strutture caritative, la creazione di centrali di compostaggio per trasformare i rifiuti organici in biometano. Per arrivare a risultati ottimali è ovviamente necessario che ci si basi su un concetto di “economia circolare” che coinvolga istituzioni, cittadini, commercianti e ristoratori. Ovviamente la richiesta deve provenire dal basso, in quanto l’agenda pubblica lavora sulle pressioni da parte dell’elettorato attivo. Perciò la questione della sostenibilità alimentare esige senza dubbio sistemi di governance nuovi. In più, come sostiene Paolo Pastore di Fairtrade, è necessario non dimenticare l’importanza del commercio equo che mette sulle nostre tavole prodotti di qualità elevata per la cui lavorazione ogni agricoltore è stato pagato il giusto. L’equità dei prezzi di frutta, cereali e caffè si pone alla base di un circolo virtuoso che parte dal rispetto delle persone, passa per il rispetto della terra e si traduce in rispetto per la salute. Fairtrade, per evitare i ben noti disguidi sul commercio equo che, come Pastore afferma, spesso è ritenuto una forma di beneficenza, ha in attivazione la campagna di sensibilizzazione “Buono davvero”, dedicata al caffè del marchio. Molti bar e strutture di ristorazione dal 7 al 13 aprile esporranno in vetrina una locandina di invito all’assaggio del caffè Fairtrade. Un modo efficace per convincere gli italiani, grandi amanti di questa bevanda, che i prodotti etici non sono solo “solidali” ma anche buoni e di qualità.

Fonte: ecoblog.it

Spreco alimentare, al via i lavori per la costituzione del PINPAS

Mercoledì 5 febbraio a Roma la prima assemblea degli Stati Generali della prevenzione dello spreco alimentare in Italia, in vista dell’elaborazione del Pinpas, il Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare di cui si doterà l’Italia nella prossima primavera378035

Per la prima volta l’Italia affronta in modo organico il problema degli sprechi alimentari. Fao, Confagricoltura, Confcommercio, Last minute market, Banco Alimentare, Slow Food, Acli, Caritas, Federcomsumatori, Coldiretti, Expo e poi le aziende italiane coinvolte nel tema, da Alcenero a Barilla, da Granarolo a Whirlpool, da Coop a Conad, sono solo alcuni degli oltre cento soggetti che aderiscono agliStati Generali di prevenzione dello spreco alimentare in Italia, convocati su iniziativa del Ministero dell’Ambiente mercoledì 5 febbraio a Roma al Tempio di Adriano.
Enti, associazioni, organizzazioni e imprese: sono pressoché al completo gli attori della filiera agroalimentare italiana e le organizzazioni attive nella lotta agli sprechi che interverranno per esprimere proposte, indicazioni e buone pratiche propedeutiche all’elaborazione del Pinpas, il Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare di cui si doterà l’Italia nella prossima primavera, in sintonia con quanto indicato dalla Commissione Europea nella tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse.  I lavori, alla presenza del Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e del Sottosegretario alle Politiche Agricole e delegato all’Expo Maurizio Martina, saranno introdotti e coordinati dal presidente di Last Minute Market Andrea Segrè. Interverranno alcuni componenti del Gruppo di lavoro del Pinpas: la scrittrice Susanna Tamaro, lo scienziato Vincenzo Balzani, lo scrittore e attore Giobbe Covatta. Il Pinpas, Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, è stato inserito nell’ambito del Piano Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti. Il Pinpas ambisce a produrre soluzioni concrete ed efficaci in termini di riduzione alla fonte della quantità di cibo che finisce tra i “rifiuti” sul breve, medio e lungo periodo. Alla vigilia dell’incontro, Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori ha sottolineato come la crisi abbia rimpicciolito i carrelli della spesa degli italiani, ma i bidoni della spazzatura non accennino a svuotarsi. «Ci troviamo davanti ad un corto circuito culturale -afferma Dona- per cui le famiglie sono costrette a consumare di meno per far quadrare i bilanci, eppure ogni anno circa 6 milioni di tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura; d’altra parte, quello che mangiamo è sempre più spesso, concedetemi il gioco di parole, cibo spazzatura». Secondo il Segretario dell’Unione Consumatori, però non sono i consumatori gli unici responsabili degli sprechi, anche se una loro maggiore consapevolezza non guasterebbe. «Nelle inefficienze dell’intera filiera si perdono risorse economiche ed ecologiche – conclude Dona – Per questo, confidiamo nella riuscita di questa task force contro lo spreco che coinvolge tutti i soggetti del mercato, affinché sia possibile  predisporre degli interventi mirati per razionalizzare le produzioni ed educare i cittadini al consumo sostenibile».

 

Fonte: ecodallecittà

Il fracking spreca acqua potabile nelle regioni più aride degli USA

Oltre la metà dei pozzi da fracking negli USA sono in zone aride o a rischio siccità, con un consumo di acqua pari al fabbisogno di circa 800 milioni di persone

Il video qui sopra mostra in time lapse la successione delle operazioni di fracking di un pozzo in Texas. Nelle intenzioni di chi lo ha girato dovrebbe essere un video pubblicitario, volto a mostrare l’efficienza delle operazioni. In realtà rappresenta anche una chiara dimostrazione dell’ elevato impatto ambientale del facking: consumo di suolo fertile, grande dispiego di macchine e automezzi, spropositato uso di materiali; avete notato il numero di sezioni di trivella che vengono utilizzate? Tutto ciò deve essere moltiplicato per le decine di migliaia di pozzi che vengono realizzati negli USA. Oltre ai danni già documentati, inquinamento della falda,devastazione del territorio, microsismi, ora se ne aggiunge un altro: competizione con gli umani per il consumo di acqua nelle zone più aride. Un rapporto dell’organizzazione di investitori green Ceres mostra infatti che oltre la metà dei 40 000 pozzi trivellati dal 2011 ad oggi si trova in regioni aride e/o a rischio siccità (vedi mappa qui sotto) e oltre un terzo in zone dove si consuma già troppa acqua e il livello della falda è in forte calo.  Il consumo di acqua si attesta intorno all’esorbitante cifra di 370 milioni di m³, un volume pari ai consumi urbani di circa 800 milioni di persone (secondo gli standard USA). In questo caso si tratta effettivamente di “consumo”, perchè l’acqua in uscita dal processo è inquinata dai  reagenti chimici e non è più adatta a nessun uso. Alcune aziende trattano l’acqua e la riciclano, ma le informazioni sono scarse e incomplete. Per questo Ceres chiede completa trasparenza sui flussi idrici in termini di quantità e qualità oltre a ridurre l’uso di acqua nelle operazioni. Si tratta probabilmente di una pia illusione visto che le lobbies del petrolio hanno in mente di raddoppiare la produzione e per fare questo dovranno trivellare oltre dieci volte di più di quanto fanno oggi.

Fonte: ecoblog

WiGreen: ridurre gli sprechi e aumentare la sostenibilità

Le nuove sfide per l’ambiente alla II° edizione di WiGreen, in programma a Milano il 13 e 14 febbraio, con l’obiettivo di minimizzare gli impatti e rendere più sostenibili gli stili di vita e le attività produttive. Focus sullo spreco alimentare377769

Una full immersion nel mondo green: affrontando innanzitutto le tematiche correlate allo spreco, ma divulgando e valorizzando tutti gli argomenti riguardanti la sostenibilità ambientale e il ruolo dei consumatori nei processi che puntano a un suo miglioramento. Giunto alla seconda edizione, WiGreen – Forum sulla Sostenibilità Ambientale, in programma il 13 e il 14 febbraio 2014 presso il Centro Congressi Fondazione Stelline a Milano, rappresenta un’occasione di confronto per tutti gli attori coinvolti nelle azioni mirate alla salvaguardia dell’ambiente: ricercatori e uomini di azienda, economisti e associazioni di categoria.

IL TEMA DELLO SPRECO ALIMENTARE – Protagonista della seconda edizione del Congresso sarà il tema dello spreco, declinato secondo tre differenti chiavi di lettura: alimentare, ambientale ed economica. Negli ultimi anni l’attenzione nei confronti dell’argomento è aumentata notevolmente. Non è un caso che, nell’ambito del piano nazionale di prevenzione dei rifiuti, l’Italia stia lavorando per fare in modo che il 2015, in concomitanza con l’Expo di Milano, possa essere eletto come l’Anno europeo contro lo Spreco. Sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema è ormai un’esigenza indifferibile. Bastano alcuni numeri a dare l’esatta misura del fenomeno. Stando ai dati della FAO, ogni anno vengono sprecate 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a un terzo della produzione mondiale di alimenti. Un aspetto preoccupante: per lo sperpero di risorse irrimediabilmente perse in un periodo di forte crisi e per lo sconcerto che scaturisce dalla dilapidazione di beni che, in diverse parti del mondo, risultano estremamente preziosi. Nonostante la crisi, dunque, si acquista più cibo di quello che serve.

Lo scarto di cibo commestibile ha luogo in tutte le fasi della filiera: dalle perdite nella raccolta e stoccaggio fino alle cattive abitudini dei consumatori nell’acquisto e utilizzo dei prodotti alimentari. Al tema sarà riservato ampio spazio durante il forum, in cui esponenti del mondo accademico e delle associazioni di consumatori analizzeranno il ruolo di ogni individuo nei processi di sostenibilità ambientale e affronteranno il tema della valorizzazione degli scarti alimentari che, attraverso l’ottimizzazione dei processi produttivi, possono essere recuperati e tornare sulle tavole.
I NUMERI DELLO SPRECO – Secondo la Commissione Europea, ogni anno in Europa si sprecano 89 milioni di tonnellate di cibo. Le ultime statistiche fornite dal Politecnico di Milano documentano uno spreco nazionale, lungo l’intera filiera, pari 6 milioni di tonnellate di cibo all’anno: equivalenti all’8% della spesa. Un comportamento che, oltre ad appesantire i dati dello spreco ambientale, rappresenta un danno per l’economia e l’ambiente. Il cibo che finisce nella spazzatura brucia risorse naturali e genera rifiuti ed emissioni inquinanti che finiscono direttamente nell’atmosfera. Inevitabili, di conseguenza, le ripercussioni per l’ambiente. Il Wwf, in collaborazione con la Seconda Università di Napoli, ha provato a quantificarle. Soltanto in Italia, nel 2012, sono stati sprecati 706 milioni di metri cubi di acqua e 14,3 milioni di tonnellate di CO2 attraverso gli alimenti scartati dai consumatori. Il cibo, dunque, ha un costo ambientale e per ridurlo correggere alcune abitudini alimentari è il primo passo da compiere. Nel corso di WiGreen saranno distribuiti tre riconoscimenti: il Premio Innovazione +Sostenibile, destinato al prodotto che sarà eletto tale dal pubblico attraverso la votazione già partita sul sito ufficiale dell’evento; il Premio Practice +Sostenibile, da assegnare all’azienda che interverrà nel corso del convegno e il cui impegno sarà riconosciuto attraverso la votazione del pubblico presente all’evento; il Premio Informazione +Sostenibile, un riconoscimento al miglior servizio giornalistico relativo alla tematica della sostenibilità ambientale, valutato dal comitato di programma dell’evento.

Per ulteriori informazioni: www.green.it

Fonte: ecodallecittà

Nuovo servizio per le mense scolastiche, intervista all’assessore comunale alle Politiche educative Maria Grazia Pellerino

Menù con prodotti a filiera corta, biologici ed equosolidali; riduzione degli imballaggi e dei rifiuti; recupero del cibo e limitazione degli sprechi. Al via il nuovo servizio mensa per le scuole comunali, che ogni giorno serve 50 mila pasti. Maria Grazia Pellerino, assessore comunale alle Politiche educative: “Il discorso è sia ecologico che di giustizia sociale”376359

 

 

Prodotti del territorio, riduzione dei rifiuti e degli sprechi. Sono gli ingredienti del nuovo servizio previsto dal Comune per le mense di asili, materne, scuole elementari e medie, che forniscono oltre 50 mila pasti ogni giorno, 8,5 milioni all’anno. Ne parliamo con Maria Grazia Pellerino, assessore comunale alle Politiche educative.
In cosa è cambiato il nuovo servizio mensa?
Il piano, che man mano entrerà a pieno regime, prevede la sostituzione progressiva delle stoviglie di plastica monouso con quelle pluriuso lavabili, con un risparmio di 220 tonnellate di plastica all’anno. E poi prodotti a filiera corta, riduzione degli imballaggi, iniziative anti-spreco e riduzione dell’inquinamento.
In che modo si potrà incidere sull’inquinamento?
Il bando prevedeva che i centri di cottura non distino più di 40 minuti dalle scuole e che i mezzi utilizzati per il trasporto del cibo siano a bassa emissione. Inoltre, nei centri cottura e nelle attività di distribuzione deve essere effettuata la raccolta differenziata e i prodotti di lavaggio da utilizzare devono essere ecocompatibili.
I prodotti per preparare i pasti da dove provengono?
Le indicazioni che abbiamo dato prevedono che i prodotti provengano dalla filiera corta, dalla produzione biologica e integrata e dal commercio equosolidale. Abbiamo fatto un’indagine con i rappresentanti del mondo agricolo locale per verificare se le loro produzioni fossero sufficienti per rifornirci. Certo, per alcuni specifici alimenti non è possibile che siano a km zero, ma abbiamo cercato di favorire i produttori locali, non solo per la frutta e la verdura, ma anche per la carne, il latte, i formaggi. I produttori del territorio spesso con la grande distribuzione non percepiscono un equo compenso, abbiamo fatto quindi un discorso sia ecologico che di giustizia sociale. È importante che sia il pubblico ad avere questo approccio, e la Provincia lo proporrà come esempio anche agli altri Comuni.
E il cibo avanzato che fine fa?
Recuperiamo il pane e la frutta integri in tutte le scuole, da destinare ad alcune associazioni benefiche, e in certe scuole i pasti non consumati avanzati nelle teglie vengono raccolti dal Banco Alimentare per distribuirli negli asili notturni per senzatetto. Già dall’anno corso, inoltre, in alcuni istituti della Circoscrizione 6 il cibo avanzato viene consegnato alle famiglie bisognose; l’intenzione è di allargare il numero di realtà coinvolte. Abbiamo anche cercato di far destinare i resti di cibo al canile, ma ci sono problemi per quanto previsto dalle normative. Ma ciò che più ci interessa è fare un discorso a monte, contro gli sprechi.
Quali iniziative l’amministrazione ha messo in campo per ridurli?
Recuperare il cibo è un’ottima cosa, ma i costi, per rispettare le regole di sicurezza alimentare, arrivano quasi al costo del pasto stesso; per questo ci stiamo impegnando per limitare gli sprechi. Abbiamo aperto un tavolo con nutrizionisti e Asl per verificare le giuste porzionature del pasto, e abbiamo fatto anche corsi di formazione al personale addetto a fare le porzioni. Già due anni fa abbiamo condotto una ricerca sui menù scolastici per vedere cosa veniva avanzato di solito, in modo da non servirlo più. Per quest’anno abbiamo in programma un nuovo progetto: si porteranno i bambini nei mercati, si organizzeranno incontri con nutrizionisti ed esperti del settore per costruire un “menù condiviso” anche con i più piccoli che il prossimo anno verrà adottato nelle mense, in modo da ridurre al minimo gli sprechi.

 

Fonte: ecodallecittà

Riciclo creativo: scopri come tutto ma proprio tutto in casa può essere riciclato…

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Gli appassionati di cucina sfruttano la loro creatività per dar vita a piatti sempre nuovi e sfiziosi, magari recuperando scarti ed avanzi del giorno prima. E molte donne sono grandi esperte nel ridurre gli sprechi della tavola convertendoli in piatti sfiziosi o in piccoli rimedi per la pulizia della casa, ma vediamo alcuni dei più curiosi. Gli scarti di frutta e verdura possono difatti essere riciclati per tutt’altra attività e trovare un nuovo impiego naturale ed ecologico. E’ importante però che vengano sempre accuratamente lavati, anche se provenienti da coltivazioni biologiche. Iniziamo subito dalle scorze di mele, agrumi e melograni che possono essere asciugate e disidratate, fatte a pezzetti e utilizzate come potpourri, cospargendoci sopra dell’acqua di colonia o alcune gocce di olio essenziale di arancia amara o bergamotto. Per chi ha il compost si può invece pensare di aggiungerle, insieme anche agli scarti delle verdure, nel relativo recipiente. La buccia di avocado si può riutilizzare, perché è spessa, per piantare i germogli come in un vaso e come simpatica coppetta “naturale” per servire creme e gelati in giardino. Mentre i gusci delle noci (ma vanno bene anche quelli delle uova) se disposti accanto alle piante tengono lontani lumache e parassiti. In estate si possono servire macedonie dentro ciotole ricavate anche scavando cocomeri o meloni, mentre in autunno si può sfruttare una zucca precedentemente scavata. Per lucidare le pentole in rame e ottone si strofina la superficie con la buccia di limone o del lime o di qualsiasi frutto che abbia un elevato contenuto di acido citrico. Se si aggiunge un mezzo cucchiaino di bicarbonato il risultato sarà eccellente! E lo sapevate che la buccia di banana può essere invece riutilizzata per lucidare le scarpe e le foglie delle piante d’appartamento? Durante le vacanze di Pasqua, anziché ricorrere a coloranti artificiali, si può decorare le uova facendole bollire con della buccia di cipolla per ottenere dei gusci dalle tonalità giallo ed arancione. Scorze di agrumi potranno essere aggiunti alla vodka o all’olio d’oliva per aromatizzarli in modo del tutto particolare, mentre le proprietà della buccia di limone per eliminare i cattivi odori dal frigo o dal forno sono, credo, note a tutti. Per la cura del corpo suggeriamo invece di ricorrere alle pesche, ricche di potassio e vitamina A, utili per idratare e rivitalizzare la pelle. Se si cosparge dello zucchero sulla polpa, sarà perfetto per farsi uno scrub. Per i disturbi intestinali, provate a far bollire un bastoncino di cannella con la pellicina interna bianca del melograno (avendo tolto i semi), lasciate raffreddare e bevete almeno 3 volte al giorno fin quando non avrete risolto il vostro problema. Quanti hanno problemi di capelli grigi? Per un mese ci si può risciacquare i capelli dopo lo shampoo con una lozione ricavata facendo bollire per  mezz’ora la buccia delle patate e, una volta raffreddata, filtrata con una pezza di cotone. Risultato: capelli lucidi e scuri! Per lavare via lo sporco dopo una giornata di lavoro, si può provare ad usare un sapone al pistacchio fatto in casa: frullare i gusci di pistacchio con mezzo bicchiere d’acqua e mescolare il tutto con della glicerina fusa. Lasciare raffreddare in un contenitore che farà da stampo e usare il sapone per massimo una settimana.

 

Fonte: tuttogreen