Bibione, spiaggia senza fumo: si rinnova il progetto “Respira il Mare”

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La spiagga di Bibione, in provincia di Venezia, si conferma “smoke free” anche nel 2015. Dopo il buon riscontro del debutto, per la seconda estate si rinnova infatti il progetto “Respira il Mare” per la località che è anche Bandiera Blu 2015. Il divieto di fumo non è totale: si può fumare sotto l’ombrellone, mentre lo stop alla sigaretta è in vigore – negli 8km di spiaggia – nei 15 metri che delimitano la battigia. Nella zona di confine sono strategicamente posizionati diversi raccoglitori, in modo che il fumatore diretto al mare possa depositare lì il proprio mozzicone. Salute e ambiente al centro del progetto: lo stop al fumo da un lato protegge le persone dal fumo passivo; dall’altro tutela la spiaggia e il mare, liberandoli dai mozziconi. L’iniziativa va a tutto vantaggio anche dei bambini, che possono giocare liberamente con la sabbia senza rischiare di imbattersi in sigarette. Dal Comune di Bibione segnalano come l’anno scorso siano stati ben 250 mila i mozziconi sottratti alla spiaggia. Ancora più interessanti i numeri sull’inquinamento generato, in base a una ricerca dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, di cui riportiamo uno stralcio.

Più precisamente è stato rilevato che sottovento ai fumatori, alla distanza di circa 10 metri, con una velocità media del vento di 2,7 m/sec, si generano picchi molto elevati di inquinamento (250 microgrammi/mc), che si verificano contemporaneamente alla percezione olfattiva. Pur durando solo pochi secondi, questi picchi sono di uno o due ordini di grandezza superiori non solo a livello basale della spiaggia, ma anche a quello generato dal traffico alla rotonda di Corso del Sole, Bione (VE), zona a elevato traffico veicolare. Il valore medio di Black Carbon (indicatore della presenza di idrocarburi policiclici aromatici, molti dei quali tossici e cancerogeni), dall’inizio alla fine delle fumate è stato di 7,4 microgrammi/mc contro il 2,1 alla rotonda succitata e 1,8 del basale della spiaggia.

Fonte:  ecoblog.it

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Getta i rifiuti raccolti sulla spiaggia e viene multata con 167 euro: risponde il Sindaco Zedda

La vicenda capitata all’archeologa Ilaria Montis è surreale e emblematica: multata con 167 euro per aver gettato fuori comune i rifiuti raccolti in spiaggia

UPDATE: 
Nel mentre scrivevo questa notizia mi sono premurata di ascoltare la voce dei Vigili urbani di Cagliari a cui ho telefonato, avvisandoli del post on line e chiedendo replica che trovate in un nuovo post. Ho anche scritto via Fb al sindaco Massimo Zedda e per ora c’è il suo comunicato ufficiale che vi riporto. Resta l’amaro in bocca per l’intera vicenda dove la rimozione dei rifiuti viene misurata nella quantità di tasse pagate e non più come una necessità di civiltà e rispetto per l’ambiente in cui si vive.

Sulla vicenda della multa per i rifiuti portati in città da un’altra provincia e da un non residente la questione è molto semplice: Cagliari non può diventare la pattumiera della Sardegna.

Soprattutto i cagliaritani non possono e non devono pagare lo smaltimento di rifiuti prodotti da altri. Queste regole valgono nella maggior parte dei Comuni italiani e valgono anche a Cagliari, dove il servizio di controllo è attivo da tempo.

Abbiamo in città circa 154mila residenti. I rifiuti presenti equivalgono a quelli di una città che ha il doppio degli abitanti. Significa che molti, da fuori Cagliari, portano qui i loro rifiuti e i cagliaritani ne pagano lo smaltimento. E’ un problema che riguarda tutte le grandi città ed è un dato che influisce non poco sul costo che ogni cittadino paga attualmente per il servizio di raccolta dei rifiuti. Due numeri, per capirci: conferendo in discarica 15mila tonnellate di rifiuti in meno (è quanto stimiamo di fare con il servizio di raccolta porta a porta su cui stiamo lavorando) risparmieremo 2 milioni e mezzo di euro sui 12 milioni che spendiamo attualmente per lo smaltimento. Con una differenziata migliore potremo vendere carta, vetro, lattine e plastica recuperando così altri due milioni e mezzo di euro. Soldi che saranno destinati alla riduzione delle attuali aliquote delle tasse locali, un altro degli obiettivi del nuovo appalto per la raccolta dei rifiuti.

Detto questo, spiace perché nel caso specifico le intenzioni erano le migliori. Ma è giusto ricordare che per non pagare multe sarebbe stato sufficiente lasciare i rifiuti nei cestini dei chioschi presenti vicino agli accessi della bellissima spiaggia di Piscinas, gli unici percorribili creati apposta per proteggere le dune. L’altra possibilità sarebbe stata quella di portare i rifiuti nel proprio comune di residenza, dove si paga la Tari (tassa sui rifiuti).

Certi della buona fede della protagonista del caso specifico, non possiamo suggerire l’idea che ognuno possa portare rifiuti a Cagliari e lasciarli nei cassonetti in città. Dispiace, di nuovo, che una persona civile debba pagare per i rifiuti abbandonati da alcuni incivili.

La storia è davvero surreale ma anche emblematica: l’archeologa Ilaria Montis è stata multata a Cagliari in viale Poetto, per aver gettato rifiuti da non residente. E’ successo che Ilaria dopo aver trascorso una serata al mare a Piscinas, come sua abitudine aveva raccolto i rifiuti in spiaggia lasciati da altri bagnanti. Ma non trovando cestini o cassonetti per depositarli li ha caricati in macchina e li ha depositati a Cagliari nel primo cassonetto disponibile, iniziando pure a differenziarli. A quel punto è stata fermata dai vigili urbani che avendo accertato che Ilaria non era residente a Cagliari le hanno elevato una multa da 167 euro. A nulla sono valse le spiegazioni di Ilaria che ha raccontato che erano appunto rifiuti raccolti in spiaggia. Insomma, sembrerebbe quasi che a inquinare non si paga e che invece chi prova a pulire viene multato.

Marine pollution shown by plastic container on a beach next to shells

 

Ilaria Montis è archeologa e ricercatrice all’Università di Cagliari e non era a conoscenza del fatto che gettare rifiuti a Cagliari non essendo residente costituisse un reato:

Domenica sera con un amico ci siamo fermati a fare un tuffo a Piscinas, andando via abbiamo deciso di pulire un po’ la spiaggia, cosa che mi capita di fare spesso, e abbiamo riempito un’intera cassetta di rifiuti vari tra cui bottiglie e flaconi abbandonati da altri bagnanti sulla sabbia. Guardandoci attorno ci siamo resi conto che non c’erano contenitori o cestini, così abbiamo caricato la cassetta in macchina. Il giorno dopo la Polizia di Cagliari mi ha visto mentre gettavo tutto e mi ha fatto la multa perché utilizzavo i cassonetti del comune di Cagliari pur non essendo residente in città. E’ vero, ho la residenza nel comune di Baratili San Pietro in provincia di Oristano, ma non sapevo di non poter gettare i rifiuti a Cagliari, del resto sui cassonetti non c’è alcun divieto. Sono rimasta sconcertata, ho spiegato che era spazzatura di altri raccolta in spiaggia a Piscinas e che stavo anche differenziando la plastica ma sono stati inflessibili: ho rifiutato di firmare il verbale, uno dei vigili si è alterato e mi ha insultato minacciando di portarmi in caserma e denunciarmi. Ho ritirato la multa, 167 euro da pagare entro 60 giorni.

Ilaria ha deciso di non fare ricorso, di pagare la multa ma di raccontare anche questa strana storia:

Non racconto questa brutta storia per narcisismo ma per far riflettere sulla questione dei rifiuti in Sardegna: la mancanza di cassonetti stradali è un grave problema in tutta l’isola perché in tanti, Sardi e turisti, spesso lasciano i rifiuti dove capita non sapendo dove buttarli, e lo vediamo da spiagge, strade e cunette sporche e piene di spazzatura. Episodi come questo fanno pensare che forse è il caso di andare oltre le divise, oltre la burocrazia, oltre le regole e oltre le ideologie per usare il nostro buon senso quando le circostanze lo richiedono. Per tornare alle cose semplici e sensate in un momento in cui tante belle iniziative che nascono dal cuore, senso etico e senso civico delle persone vengono soffocate dall’eccessiva burocrazia che le rende inattuabili.

Fonte:  Sardiniapost

© Foto Getty Images

Il video del parcheggio selvaggio sulla spiaggia di Realmonte: l’intervista al sindaco Pietro Puccio

I volontari dell’associazione MareAmico con un video denunciano il parcheggio selvaggio proprio sulla spiaggia delle Pergole a Realmonte in provincia di Agrigento. Ho sentito al telefono il sindaco Pietro Puccio che mi ha spiegato che purtroppo la storia si presenta ogni anno

Pietro Puccio è il sindaco di Realmonte, il comune sotto accusa per il video che vedete in alto e che si riferisce alla spiaggia delle Pergole invasa da una ventina di auto parcheggiate sulla battigia a pochi centimetri dall’acqua. Lo sento al telefono, mentre è in Giunta, per farmi spiegare cosa accade su quella spiaggia e perché è presa d’assalto dalle auto. Mi spiega che la Pergola, una delle sette spiagge di Realmonte è probabilmente la meno frequentata:

E’ una storia vecchia che dura da anni. Scendono con le auto fin sulla battigia. Noi abbiamo messo anche la settimana scorsa le barriere con l’autorizzazione del demanio che però sono prese e gettate in mare dai bagnanti. Preciso che la spiaggia rientra sotto la competenza del Demanio e domani incontrerò il comandante della Capitaneria di porto per trovare una soluzione. Ma certamente loro interverranno con le sanzioni e io voglio evitarlo. Capisco che in quella spiaggia ci vanno famiglie con bambini, sempre le stesse peraltro. Non possiamo mettere barriere fisse, come muretti in cemento, poiché chi abita nella zona, ci sono varie abitazioni, ha diritto a tornare o a uscire di casa. Come le dicevo la situazione è davvero complessa.le-pergole-5-620x350

D.: MareAmico l’associazione che ha girato la video-denuncia e pubblicato sul web, ottenendo un enorme successo e anche tanto sdegno, sostiene che la soluzione sia la creazione di un parcheggio aiuterebbe a tenere le auto lontane dal mare. Lei che ne pensa?

R.: Lo so anche io che ci vorrebbe un parcheggio, ma, mi creda, non è così semplice da farsi, come dicono. L’area è demaniale e il terreno intorno è per uso agricolo e non posso richiedere un esproprio per uso pubblico, poiché non ci sono le condizioni. L’unica strada da seguire è l’accordo bonario con i proprietari dei terreni circostanti e chiedere un piccolo spazio limitato per far parcheggiare le auto. Peraltro la zona è a rischio essendo una sorta di imbuto con una stretta strada sterrata che conduce alla spiaggia. Quindi non si può pensare al mega parcheggio, anche perché poi arriverebbero troppe persone, ma vanno individuate le zone più adatte e sicure. Consideri che ho solo 2 vigili urbani per controllare 7 spiagge e quella della Pergole è la meno affollata e su cui non sono presenti servizi.

D.: Come pensa di risolvere la questione, allora?

R.:Con il dialogo da portare avanti con i proprietari dei terreni circostanti. La spiaggia si trova in piena zona agricola e di questo ne dobbiamo tenere conto. La questione si pone ogni anno e io per ora non ho la soluzione definitiva. Sono arrabbiato e mi dispero ma per me l’unica strada da perseguire è la richiesta cortese di ottenere un po’ di spazio per lasciare parcheggiare le vetture. Se io impongo la scelta con un esproprio rischi solo di far lavorare gli avvocati che mi smonteranno questa soluzione in due minuti non essendoci le condizioni necessarie.

La spiaggia delle Pergole invasa dalle autole-pergole-1

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Fonte:  Agrigento notizie

Foto | MareAmico Delegazione di Agrigento

Spiaggia rosa di Budelli all’asta per 3 milioni di euro: il ministero dell’Ambiente tace

L’Isola di Budelli famosa per la spiaggia rosa, nell’Arcipelago de La Maddalena, tornerà all’asta per oltre 2,9 milioni di euro. La società milanese proprietaria di questo paradiso terrestre inviolabile ha annunciato il fallimentobudelli-620x296

L’asta è stata indetta dal Tribunale di Tempio Pausania dopo che la società milanese che aveva acquistato l’Isola di Budelli ha dichiarato il fallimento. Budelli è una piccola isola che appartiene all’Arcipelago della Maddalena e rientra nel Parco Nazionale dell’ Arcipelago La Maddalena. La precisazione è doverosa poiché quest’isola che misura 1,6 milioni di metri quadri è inviolabile essendo sottoposta a stringenti vincoli ambientali. Gli appelli affinché la Regione Sardegna intervenga e si riprenda Budelli giungono numerosi per scongiurare che il 1° ottobre, data dell’apertura della procedure l’isola possa passare in nuove mani private. In molti temono perciò che questo piccolo ma pregiatissimo pezzo di Sardegna possa finire all’estero. Meno ansioso si mostra Giuseppe Bonanno il presidente del Parco che dice:

I vincoli di tutela promossi e messi in atto dall’Ente, in particolare sulla spiaggia rosa proteggono l’area anche di fronte all’acquisizione da parte di privati. Per quello che ci riguarda ribadiremo la richiesta al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, come del resto già fatto con il suo predecessore Corrado Clini, affinché l’Isola possa essere acquisita al patrimonio pubblico.

In realtà sono al vaglio due possibilità in cui la prima prevede l’acquisto dell’isola, mentre il secondo l’esproprio per pubblica utilità dalla Regione o dallo Stato. Ma per la verità nessuno si è mai fatto avanti, neanche il ministero dell’Ambiente che pure avrebbe avuto diritto di prelazione quando da almeno 6 mesi è stata diffusa la notizia relativa alla vendita dell’isola di Budelli.

Fonte:  Unione Sarda

Amianto in spiaggia: a Imperia scatta l’allarme

Il ritrovamento in una spiaggia libera fra i Bagni Oneglio e la Succursale Spiaggia d’oro.

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Dalla sabbia di una spiaggia libera ligure sono emessi i residui di una copertura ondulata di Eternit. Succede a Imperia fra in uno dei pochi arenili rimasti liberi sulla costa imperiese, precisamente fra Bagni Oneglio e la Succursale Spiaggia d’oro. La scoperta è inquietante oltre che altamente simbolica: l’immagine che restituisce è quella di un’Italia incapace di preservare le proprie bellezze e capace, invece, di trasformare coste che farebbero la fortuna di qualsiasi altro Paese in discariche ed immondezzai. Dopo il ritrovamento l’area è stata opportunamente transennata dall’Arpal che ha provveduto all’analisi dei reperti sospetti. L’esame dei reperti ha confermato la presenza di amianto e ora toccherà all’amministrazione comunale rimuovere il materiale pericoloso. L’intervento non può essere ulteriormente rimandato, tanto più che con l’arrivo dell’estate quel lembo di spiaggia rimasto pubblico verrà preso d’assalto da turisti e villeggianti. Pur nell’urgenza della situazione la burocrazia, in questi casi, prevede una catena di passaggi che va dall’amministrazione comunale a Ecoimperia e da questa alla ditta specializzata che si dovrà occupare della rimozione e della bonifica del sito e dall’ASL responsabile sotto il profilo sanitario. Un intervento che costerà alcune migliaia di euro. Nella zona non esistono discariche autorizzate per questo tipo di rifiuti e il fenomeno del fai-da-te può diventare pericolosissimo. E molto costoso: a causa dell’incuria o, peggio ancora, degli smaltimenti dolosamente abusivi il comune di Imperia ha sborsato crca 15mila euro in bonifiche. Soldi di tutti per risanare il danno di pochi incoscienti.

Fonte:  Il Secolo XIX