Sulla terra si muore di fame ma noi sprechiamo soldi per andare nello spazio

L’uomo è certamente l’essere vivente più strano e inconcepibile che ci sia sulla faccia della terra. Di sicuro non il più intelligente, dato che sta riuscendo ad autodistruggersi come specie e portando con sé innumerevoli altri esseri viventi nella sua follia suicida: sta provocando le sesta estinzione di massa.

L’uomo è certamente l’essere vivente più strano e inconcepibile che ci sia sulla faccia della terra. Di sicuro non il più intelligente, dato che sta riuscendo ad autodistruggersi come specie e portando con sé innumerevoli altri esseri viventi nella sua follia suicida: sta provocando le sesta estinzione di massa. Ci sono tanti esempi eclatanti che dimostrano che dobbiamo ancora evolverci e parecchio pure. Sulla terra l’80% della popolazione, che non vive nell’attico del restante 20%, è in situazioni molto difficili o drammatiche a seconda dei casi. Miseria, fame e disperazione determinati dal modello di sviluppo del ricco 20% sono la quotidianità di miliardi di persone e i più cinici fra i nostri simili dicono pure che è colpa loro, che sono sottosviluppati, che non si danno da fare. Di fronte a tale situazione (che dovrebbe vederci tutti impegnati fino a che l’ultimo dei nostri simili abbia una vita degna di questo nome, cibo, riparo e serenità), si sprecano soldi, risorse, energia e competenze nelle maniere più assurde e insensate in spregio e sdegno alla gente in condizioni spaventose.

Uno dei modi più eclatanti per sputare sulla povertà e dignità umana è la corsa fra le nazioni per mandare equipaggi nello spazio. Conosciamo pochissimo della nostra terra, degli animali, dei vegetali, dei processi naturali, ma nonostante ciò vogliamo andare nello spazio, senza nessun motivo razionale e intelligente.  Andare nello spazio è estremamente dispendioso, non serve e in più è pericoloso perché lassù non ci sono le condizioni per sopravvivere all’esterno nemmeno un minuto.  La mentalità tipicamente maschile di prevalere e primeggiare la si ha anche nella corsa allo spazio, cioè la corsa al nulla. Gli americani andarono sulla luna esclusivamente per farlo prima dei russi, piantarono una bandiera americana  (in un luogo dove non c’è letteralmente niente, il che già dà la dimensione della follia) e se ne tornarono a casa. Come i cani che fanno la pipì per marcare il territorio, solo che in questo caso la cosa è assai più dispendiosa. Che non servisse a nulla andarci è dimostrato anche dal fatto che sulla luna non c’è mai più andato nessuno. Ma ogni paese che abbia una potenza economica ragguardevole cerca di entrare a fare parte del club dei marcatori del territorio in qualche modo. Adesso l’obiettivo si è anche spostato ed è diventato ancora più impegnativo e costoso. Qualche ricco miliardario ha deciso che bisogna andare su Marte o fare passeggiate ed escursioni spaziali e quindi via ad investimenti stellari per questa spaziale idiozia.  Ma con tutti i  gravi problemi che ci sono nel mondo e negli stessi Stati che concorrono alla corsa nello spazio, possibile non si capisca che tutti quei soldi buttati in questa demenza potrebbero essere usati per risolvere i tanti e drammatici problemi in cui quotidianamente si dibattono le persone a cui dello spazio interessa più o meno che zero? Ma qui entra in gioco un fattore fondamentale che è quello della immaginazione umana purtroppo indirizzata verso direzioni assai discutibili. Lo spazio è l’ignoto e nell’ignoto si può immaginare tutto quello che si vuole e quindi cinematografia, televisione e letteratura ci hanno ricamato molto. E quando c’è di mezzo il condizionamento dei media, del cinema, si accetta che si buttino soldi invece di utilizzarli in maniera sensata. L’immaginazione, la fantasia, il sogno utilizziamoli per fare stare meglio ogni persona e salvaguardare il nostro ambiente. Scegliamo il tutto del pianeta Terra e non il nulla dello spazio. Anche perché se non siamo capaci di preservare il nostro di pianeta e i suoi abitanti con quale senso andiamo a colonizzare altri pianeti? Per rendere una pattumiera pure loro? Meglio di no, meglio rimanere con i piedi ben piantati per terra e la mente rivolta al benessere di tutti. 

Fonte: ilcambiamento.it

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‘Perché nella nozione di decoro non c’è mai spazio per i libri’, Aldo Grasso difende Vivi Libron

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Sulle pagine del Corriere di Torino (edizione torinese del Corriere della Sera on line) il celebre critico e giornalista critica le decisione di sfrattare la piccola libreria di cartone nel cuore di Porta Palazzo.

Quei libri non sono decorosi, bisogna farli sparire. Qualche giorno fa l’amministratore del complesso immobiliare nato nell’ex Arsenale Militare di Borgo Dora a Torino ha scritto all’associazione Vivi Balon chiedendo di «liberare immediatamente l’area di pertinenza condominiale» dove è stata sistemata «una catasta di libri, molto probabilmente per un progetto di libero scambio del quale non eravamo al corrente» chiamato «Viva Libron». I motivi sarebbero il mancato rispetto del «decoro previsto dal regolamento di condominio» ma soprattutto il pericolo dato dal «materiale altamente infiammabile». Risultato: la piccola libreria di cartone nel cuore di Porta Palazzo è stata sfrattata. A prendere le difese di questa bella iniziativa che vede protagonisti Eco dalle Città e Vivi Balon anche Aldo Grasso. Ecco che cosa ha scritto sull’edizione torinese del Corriere della Sera:

L’amministratore di condominio che ha sfrattato la piccola libreria di cartone nel cuore di Porta Palazzo sarebbe stato un personaggio perfetto per le straordinarie meditazioni cretinologiche di Fruttero & Lucentini. Per carità, c’è sempre un regolamento cui appellarsi, un pezzo di carta che manca, un decoro condominiale da rispettare, ma la cosa più imbarazzante è che nella nozione di decoro non c’è mai posto per i libri. A Torino, come in altre città. Come se quei parallelepipedi di carta stampata fossero degli ingombri, suppellettili accatastate in attesa della nettezza urbana. Chi non ama leggere pensa che i libri non abbiano nulla di suggestivo, di gratificante, di desiderabile e che il «libero scambio» sia qualcosa di disdicevole.

E invece scambiarsi libri è un modo per condividere idee ed emozioni con altri, specie in un momento economicamente non facile. Cosa c’è di più bello che rilasciare libri nell’ambiente naturale, compreso quello urbano, affinché possano essere ritrovati e quindi letti da altri? Diceva Umberto Eco: «I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare». E questo è il concetto che sta alla base del bookcrossing , un fenomeno dalle radici antiche che da qualche anno ha trovato un’espressione concreta anche da noi. La condivisione è un valore da tutelare, non da sfrattare. Rovistare fra libri usati è come sfogliare un vocabolario: cerchi una parola e intanto ne trovi altre, forse più interessanti, più espressive di quella che cercavi. Un buon consiglio è quello suggerito già nel 1947 da Wodehouse: «Secondo me il solo modo di trovare qualcosa da leggere, oggi, è di andare in una pubblica biblioteca, girare tra scaffali, e tirar giù quel tipo di libri di cui nessuno ha mai sentito parlare». E se la pubblica biblioteca, seppur minuscola, si trova in un cortile condominiale è ancora meglio. Le sorprese sono a portata di mano perché un libro non va mai considerato come uno scarto, un oggetto superfluo, un raccoglitore di polvere.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Lo spettacolo del cielo dallo Spazio

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Trenta secondi di stelle che attraversano il cielo per incontrare sull’orizzonte le luci dell’attività umana sulla Terra. Il video che contiene tutto ciò è stato girato qualche giorno fa da Terry Virts, astronauta americano che in questo momento è al comando della spedizione 43 a bordo della Stazione Spaziale internazionale, dove Samantha Cristoforetti sta trascorrendo gli ultimi giorni della sua missione. Il filmato, girato con la tecnica del time lapse, mostra in maniera velocizzata il panorama visibile dall’orbita terreste alla quota di circa 400 chilometri e alla velocità reale media di 27.600 chilometri all’ora.

immagine: via Terry Virts/Twitter

fonte: galileonet.it

L’Italia vista dallo spazio: il timelapse dell’Iss

Le fotografie in timelapse dell’Italia vista dall’Iss, la Stazione Spaziale Internazionale con a bordo Samantha Cristoforetti

La serie di fotografie scattate dall’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale con a bordo la nostra Samantha Cristoforetti, ci hanno mostrato l’Italia vista dallo spazio in un passaggio compiuto la notte del 9 febbraio 2015, poco più di una settimana fa. Si tratta di un documento di grande impatto visivo, montato in sequenza con la tecnica del timelapse che vi proponiamo spesso su Ecoblog. Le macchie luminose identificano i grandi agglomerati urbani e così, se in apertura del video si notano due grandi macchie corrispondenti a Londra e a Parigi e all’Île de France, a metà del video inizia a notarsi la Penisola italiana e l’addensamento luminoso della Pianura Padana. La densità dell’urbanizzazione del nord Italia è bene visibile intorno a Milano e a Torino, ma anche nelle città allineate lungo la via Emilia. Mentre l’ISS procede verso sud est, si vedono scorrere Firenze, Roma e Napoli, per finire con Puglia e Calabria fino a scorgere le coste nordafricane.51096158-586x385

Fonte: Nasa

© Foto Getty Images

Come costruirsi da soli una casa prefabbricata con meno di 20 mila euro, con Nomad Micro Homes

Sareste disposti a vivere in uno spazio di 9 metri quadrati? La società canadese Nomad Micro Homes pensa di sì. La casa prefabbricata che propongono può essere montata in pochi giorni ed ha dimensioni a dir poco ridotte: il modello base ha le pareti lunghe solo 3 metri e si sviluppa su due piani, grazie ad una sapiente ottimizzazione dello spazio.nomad-micro-houses-400x250

GUARDA LE FOTO DELLA MICRO-CASA!nomad-micro-home-vista-interna-e-esterna

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L’area giorno, al piano terra, include davvero tutto il necessario: un soggiorno con TV e divano, una cucina con fornello a propano, frigo elettrico e lavello, e un bagno provvisto di sanitari, doccetta, specchio e ventilatore di scarico. Ma non ci sono tavoli o sedie! Per raggiungere la zona notte, le scale sono posizionate sopra i ripiani della cucina per arrivare ad un letto matrimoniale e un armadio.

La struttura è stata pensata per essere utilizzata sia in zone colpite da calamità naturali, quindi come rifugio di fortuna, sia per chi la volesse scegliere come residenza ufficiale ma avesse pochi soldi. Può essere dotata di pannelli solari per il riscaldamento e un collettore dell’acqua piovana per renderla ecologica ed abbattere i costi energetici. Giunge al cliente sotto forma di “kit da montare” al costo di poco più di 19.000 euro ($ 28,000 CA) più spese di spedizione.

La Nomad Micro House, però, propone anche altri modelli, più o meno “accessoriati”:

Nomad Live è il modello basic descritto poco sopra, dotato di tutti i componenti essenziali per la vita quotidiana. Nomad Space è la copia del modello standard, ma privo di bagno ed elettrodomestici: questa soluzione è stata pensata come dependance di un edificio più grande, magari come zona per gli ospiti oppure come ufficio o studio in cui ricevere i clienti. Il suo costo è di poco più di 17.000 euro ($ 25,000 CA) più spese di spedizione.

Nomad Zero, infine, è l’evoluzione della versione Live, ovvero vi si aggiungono diverse caratteristiche eco-sostenibili: energia solare, trattamento delle acque reflue e raccolta di acqua piovana. Il prezzo di questa ultima versione va richiesto direttamente all’azienda.

Che cosa aspettate? Non ci sono più scuse per andare a vivere da soli, anche solo nella dependance della casa paterna!

Fonte: tuttogreen.it

Galline ovaiole, Italia e Grecia deferite alla Corte di Giustizia Ue

Italia e Grecia sono state deferite alla Corte di Giustizia Ue per non aver attuato correttamente la direttiva che vieta l’allevamento in batteria delle galline ovaiolegallina8

La Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia Ue per non aver non aver attuato correttamente la direttiva che vieta l’allevamento in batteria delle galline ovaiole. Anche la Grecia è stata deferita alla Corte per lo stesso motivo. Bruxelles ricorda che gli Stati membri hanno avuto 12 anni per introdurre gabbie più spaziose: la direttiva che vieta le gabbie “non modificate”, ovvero quelle dove le galline non hanno spazio per fare il nido e appollaiarsi, risale al 1999 ma in questi anni l’Italia non ha introdotto questa norma nel suo ordinamento. In base alle norme Ue, dal primo gennaio 2012 tutte le galline ovaiole hanno diritto a maggiore spazio per fare il nido, razzolare e appollaiarsi. In base al divieto sono consentiti esclusivamente allevamenti con sistemi alternativi alle gabbie e l’allevamento nelle gabbie modificate o cosiddette ‘arricchite’. Le gabbie, dunque, possono continuare ad esistere, ma soltanto se offrono a ciascuna gallina una superficie pari a 750 centimetri quadrati, lettiere, posatoi e dispositivi per accorciare le unghie. Il 26 gennaio 2013 la Commissione Ue ha inviato un ultimatum a Roma e ad Atene chiedendo ai due Paesi di mettersi in regola, insieme ad altri 11 Stati membri. Dei 13 Stati membri che hanno ricevuto la comunicazione, sono solo Italia e Grecia a non aver ancora provveduto ad attuare la normativa europea. Malgrado i ripetuti appelli delle autorità europee ai due Paesi perché affrontino il problema, finora la legge europea non è stata ancora applicata. Da qui, dunque, la decisione finale di ricorrere alla Corte di giustizia europea.

Fonte: il cambiamento

FABBRICHE DI UOVA | Le GALLINE negli allevamenti intensivi from essereAnimali on Vimeo.