Energie rinnovabili: la Germania taglia le sovvenzioni a eolico e biomasse

La Grande Coalizione taglia le sovvenzioni alle fonti pulite. La Germania frena la transizione energeticaInInghilterraleolicocostatroppo

Lunedì 11 novembre verrà ricordato come il lunedì nero delle energie rinnovabili in Germania. Una vera e propria débacle dovuta all’accordo di sabato scorso fra conservatori e social-democratici che hanno deciso, insieme, di ridurre il sostegno al settore, specialmente all’eolico. Alla Borsa di Francoforte, le azioni della società Nordex intorno alle 14 di ieri perdevano il 19,6%, una vera Caporetto per l’azienda che opera nel settore dell’eolico. Le sovvenzioni all’eolico verranno ridotte soprattutto nelle regioni con un forte vento e a essere limitata sarà anche la crescita delle biomasse, mentre resteranno stabili i sovvenzionamenti al solare. La riforma del sistema del sostegno alle rinnovabili – descritta come fondamentale dall’attuale ministro tedesco per l’ambiente Peter Altmeier del Cdu – dovrà essere adottato dalla Bundestag nella prossima estate. L’obiettivo è quello di stabilizzare i costi a un livello ragionevole, poiché è con un surplus sulle bollette che viene finanziata la transizione alle fonti pulite in attesa che vengano spente le centrali nucleari. Secondo la Federazione delle energie rinnovabili (Bee) la manovra della Bundestag frenerà lo slancio della transizione energetica con la possibilità che molti industriali, grandi consumatori di energia, scelgano la delocalizzazione. La questione della transizione energetica resta uno degli argomenti più spinosi delle negoziazioni fra i conservatori di Angela Merkel e i socialdemocratici, le due anime della Grande Coalizione.

Fonte: Le Monde

 

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Le banche europee accusate di sovvenzionare il land grabbing in Uganda

Alcune banche europee avrebbero finanziato il land grabbing per la produzione di olio di palma in Uganda con l’uso di fondi pensioneland-grabbing-620x350

Secondo un rapporto presentato da FoE, Friends of the Earth alcune banche note quali HSBC, BNP Paribas, Deutsche Bank e Rabobank hanno offerto oltre € 1 miliardo di dollari di assistenza a Wilmar International società agro-alimentare con sede a Singapore a (FOE) per operazioni di accaparramento di 3600 ettari di foresta sull’isola di Kalangala in Uganda, che saranno rase al suolo e destinati alla produzione di olio di palma con la popolazione scacciata via. Il progetto per la coltivazione di palme da olio in Uganda è gestito da Palm Oil Uganda Limited (OPUL), una joint venture in cui Wilmar possiede circa il 39% delle azioni; partecipa anche il governo ugandese con un finanziamento da 12 milioni di dollari. Il progetto a Kampala è partito nel 1998 e allora era presente anche la Banca Mondiale che però si è ritirata 6 anni più tardi per evitare il conflitto con la sua politica di garanzia per le foreste. Secondo la ricerca del FoE, l’espansione delle piantagioni di palma da olio della Wilmar ha violato diverse leggi nazionali terrestri, tra cui:

Sezione 26 della Costituzione ugandese che impedisce di acquisire con la forza i terreni; il Land Acquisition Act, che definisce le procedure di risarcimento per il terreno acquistato dal governo; la legge nazionale per l’ambiente del 1988, che il progetto viola, non rispettando una zona cuscinetto di 200 metri tra la piantagione e il lago Vittoria.

EurActiv che ha diffuso la notizia ha provato a contattare un rappresentante della Wilmar che però si è rifiutata di fornire commenti o spiegazioni. Spiega Anne van Schaik finance campaigner per FoE:

Queste violazioni non sono una novità. Wilmar è stata coinvolto in conflitti sui diritti conflitti della terra e sulla violazione delle norme ambientali per molti anni.

Infine, negli ultimi due anni la rivista Newsweek ha classificato la Wilmar cone azienda peggiore al mondo per prestazioni ambientali tra le 500 più grandi aziende quotate in borsa.

Fonte: Euractiv

La Germania rinuncia agli incentivi per l’ambiente a causa della crisi del mercato della CO2

I prezzi per le emissioni di CO2 continuano a languire e così Berlino prevede di cancellare alcuni programmi di sovvenzioni essenziali destinate a sostenere le energie rinnovabili.

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Tagli, tagli e ancora tagli e sopratutto all’ambiente e agli incentivi per quelle tecnologie di transizione verso le rinnovabili. Questo il programma che il governo Merkel sta mettendo in atto a partire proprio dall’ambiente come svela Der Spiegel che ha visto in anteprima documenti riservati. I tedeschi per i prossimi mesi e fino alle elezioni di settembre diranno addio a incentivi per auto elettriche, tecnologie per lo stoccaggio di energia e espansione forestale per catturare CO2. Secondo Der Spiegel dunque il ministero per l’Ambiente tedesco è prossimo a cancellare alcuni programmi di sovvenzioni che avrebbero dovuto portare la Germania nell’era della transizione dai combustibili fossili fino al totale uso delle fonti rinnovabili. Entro la fine di questo mese il ministro dell’Ambiente Peter Altmaier, collega di partito della Cancelliera Angela Merkel ridurrà i fondi previsti per la promozione delle auto elettriche, del fondo per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie di stoccaggio dell’energia e un terzo programma focalizzato sulla protezione e l’espansione forestale in Germania come sistema per assorbire più CO2 dall’atmosfera. In aprile, ulteriori tagli per un totale di 14 programmi cancellati. Che il governo tedesco si trovi d affrontare un deficit di bilancio e che questo tocchi tutti quei progetti volti a trasformare il paese in un modello di energia alternativa e compatibilità ambientale non è una novità. Il sistema europeo di cap-and-trade è da mesi prossimo al collasso in quanto i prezzi per le emissioni di CO2 sono rimasti al di sotto dei € 5 ($ 6.47) per tonnellata. I ricavi Berlino sui certificati obbligatori sulle emissioni ne hanno così risentito. La mancanza di fondi che attualmente va a gestire il governo Merkel è enorme. Il bilancio per il 2014 comprende 2 miliardi di Euro per l’Energia e Climate Fund da generare attraverso la vendita e il commercio dei certificati di emissione di CO2. Ma il calcolo originariamente prevedeva un prezzo di 17 euro per tonnellata mentre attualmente i prezzi reali delle emissioni sono ben al di sotto e pari a 4 euro per tonnellata. Un documento presentato alla Merkel la settimana scorsa da parte del Ministero delle Finanze prevede un deficit di 1.1 miliardo di euro. Per il 2013, il deficit è probabile che sia compreso tra 1,2 miliardi di euro e 1,4 miliardi di euro secondo il Ministero delle Finanze. la Germania nel 2011 ha virato bruscamente, dopo l’incidente nucleare di Fukushima, la sua politica energetica volendo dismettere le centrali nucleari e rivolgendosi verso le rinnovabili e la mobilità elettrica. Entro il 2020 sulle strade tedesche ci sarebbero dovute essere almeno 1 milione di auto elettriche con la promessa di lavorare su tecnologie di stoccaggio dell’energia e sviluppo di impianti per immagazzinare energia prodotta dalle turbine eoliche e pannelli solari per uniformare le fluttuazioni di produzione. La costruzione di tali impianti è una chiave per diventare più dipendenti dalle imprevedibili energie rinnovabili. Ma il collasso prossimo del sistema di scambio di emissioni europeo (ETS) è divenuto la ragione della revisione della politica ambientale tedesca. Un piano particolare, promosso dalla Commissione europea, prevede la rimozione temporanea di 900 milioni di certificati per ridurre l’offerta per far risalire i prezzi. Il Commissario europeo Clima Connie Hedegaard ha promosso con forza la proposta, dicendo che nel mese di gennaio:

Qualcosa deve essere fatto con urgenza. Posso solo fare appello ai governi e il Parlamento europeo ad agire in modo responsabile.

Ora restano da trovare gli accordi prima delle elezioni di settembre.

Fonte: Der Spiegel