L’Oasi WWF a rifiuti zero che ad Asti favorisce l’economia circolare

Si avvierà entro tre anni il progetto-guida che vedrà l’oasi di Valmanera, a pochi chilometri da Asti, totalmente a rifiuti zero. Il progetto, in collaborazione con GAIA spa, si pone l’obiettivo di favorire l’economia circolare e la corretta gestione dei rifiuti sul territorio dell’astigiano, limitando al minimo gli scarti non recuperabili e diffondendo buone pratiche per un futuro sempre più sostenibile. Firmata l’intesa tra WWF Oasi srl e “GAIA Spa” per raggiungere entro 3 anni l’obiettivo di avere Valmanera ed in particolare “Villa Paolina“, Oasi a rifiuti zero. Si tratta del progetto-guida nel circuito WWF, l’obiettivo è quello di gestire in modo virtuoso gli scarti che si producono durante le attività che si svolgono nell’Oasi di Valmanera ad Asti. “Vogliamo prendere esempio dall’economia circolare della natura” commenta Antonio Canu, Presidente di WWF Oasi, “cioè fare attività senza generare rifiuti destinati allo smaltimento perché o vengono subito riutilizzati per dare nuova vita ai materiali o instradati in una filiera che dal minore utilizzo di materiali porti al loro riciclaggio completo”.

Le Oasi sono il più importante progetto di conservazione del WWF, hanno contribuito a salvare ambienti in pericolo e molte specie animali e vegetali a rischio. Hanno permesso a milioni di persone di avvicinarsi alla natura e di scoprirne il valore e l’urgenza di tutelarla. Le Oasi WWF sono spesso sede di laboratori didattici, con aule di formazione all’aperto, promuovono la ricerca scientifica, sono luoghi di riqualificazione ambientale e protagoniste d’importanti campagne di conservazione. Le aree protette dal WWF rappresentano un presidio per la tutela del territorio e attraverso il sostegno di soci, donatori, sponsor, volontari e attivisti, sono un importantissimo strumento di protezione ambientale ed educazione ambientale oltre che di sensibilizzazione.oasi-wwf-rifiuti-zero-asti-favorisce-economia-circolare-1542794669

L’Oasi di Valmanera, i cui edifici sono affidati a WWF Oasi, si avvale della collaborazione della Società Quercus e dell’Associazione di volontari “Associazione Villa Paolina”, è uno degli esempi più completo e valido che il sistema
WWF promuove su tutto il territorio nazionale programmi di studio e sviluppo sulla corretta gestione dei rifiuti e la collaborazione con GAIA ha permesso di concretizzare l’idea dell’“Oasi WWF a rifiuti zero”.

GAIA, azienda partecipata dai 115 Comuni della provincia di Asti e da “Iren Ambiente“, ha progettato, realizzato e gestisce il sistema impiantistico chiamato a risolvere il problema dei rifiuti urbani per l’intero bacino astigiano tra cui un impianto di compostaggio, uno di valorizzazione delle raccolte differenziate e 12 ecostazioni. La politica industriale dell’azienda si fonda sull’economia circolare e l’esperienza pluridecennale maturata in questo campo consentirà di avere suggerimenti operativi per limitare al minimo gli scarti non recuperabili, attraverso buone pratiche e conferendo ad impianti adeguati così da aprire la strada a un reale futuro sostenibile. Ma GAIA fornirà anche un contributo alla comunicazione visto che in 16 anni di presenza sul territorio ha dialogato con le istituzioni, i cittadini, le agenzie educative arrivando a portare oltre 12.000 studenti in visita agli impianti per vedere in presa diretta come si trattano i rifiuti delle raccolte differenziate, realizzando iniziative per costruire una cultura della sostenibilità, premessa fondamentale per far lavorare bene gli impianti che devono recuperare i rifiuti.oasi-wwf-rifiuti-zero-asti-favorisce-economia-circolare-1542794550

Nell’Oasi WWF di Valmanera si recano circa 3.000 visitatori l’anno, di cui circa il 60% studenti ed insegnanti e la restante parte sono soprattutto utenti che vogliono organizzare eventi nell’Oasi. Ai fruitori verrà presentato come “ridurre la produzione di rifiuti” attraverso delle installazioni grafiche, saranno condotti a “visitare” l’area che nell’Oasi di Valmanera (Villa Paolina) sarà adibita alla gestione rifiuti (l’isola ecologica/didattica) e che diventerà parte integrante delle normali attività didattiche con distribuzione di materiale informativo ad ogni ospite.
Ci sarà inoltre un regolamento per chi organizza eventi all’Oasi invitando ad utilizzare materiali riciclabili, attivare buone pratiche e con un punteggio sul livello di sostenibilità dell’evento che, se raggiungerà determinati livelli, darà diritto a un premio.

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Didascalia: Oasi WWF
Autore: Oasi WWF Valmanera

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/oasi-wwf-rifiuti-zero-asti-favorisce-economia-circolare/

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Smog: dallo stop ai diesel più inquinanti ad una vera mobilità sostenibile

Lo smog rappresenta un’emergenza cronica in tutto il nord Italia, in Piemonte sono in atto misure di contrasto all’inquinamento atmosferico con alcune novità. Che cosa possiamo ancora fare per rispettare gli accordi internazionali, investire e migliorare la viabilità e mobilità sostenibile?misure-anti-smog-stop-diesel-inquinanti-verso-mobilita-sostenibile

La Giunta regionale ha adottato la delibera che approva l’ordinanza tipo con la quale i comuni dell’area metropolitana di Torino – nonché quelli piemontesi al di sopra dei 20mila abitanti e che negli ultimi 3 anni hanno registrato sforamenti di uno o più valori limite del PM10 e del biossido di azoto – attueranno le misure di contrasto all’inquinamento atmosferico, così come definito nell’accordo firmato nel giugno dello scorso anno dal Ministero dell’Ambiente e dalle Regioni del bacino padano. Come denunciato in un precedente articolo, lo smog rappresenta un’emergenza cronica in tutto il nord Italia ed il report di Legambiente Mal’Aria 2018 ha assegnato a Torino il triste primato di città più inquinata d’Italia e d’Europa. Al terzo posto Alessandria ma la situazione da tempo è critica in molti capoluoghi piemontesi.

“Con questo provvedimento la Regione dà un’indicazione omogenea di quelle che devono essere le misure di contrasto all’inquinamento atmosferico, in attuazione dell’accordo delle Regioni del bacino padano siglato nel giugno 2017 – ha spiegato l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, Alberto Valmaggia – Lo stato di infrazione per sforamenti dei limiti di gas inquinanti in atmosfera ha imposto alle Regioni del bacino padano di muoversi con azioni analoghe su tutta l’area interessata. Questa Regione ha previsto una serie di deroghe per alcune categorie di operatori, i quali, entro fine anno potranno rispondere a un bando regionale che metterà a disposizione 4 milioni di euro (2 messi a disposizioni dal precedente Governo e 2 da questa Regione) per la sostituzione dei veicoli commerciali”.

Le misure messe in campo interessano tre tipi di ambiti:

1) mobilità urbana, che interessano il divieto di circolazione dei veicoli maggiormente inquinanti

2) riscaldamento, legato all’utilizzo dei generatori di calore a biomassa

3) agricoltura e altro.

Sul fronte della mobilità urbana la principale novità riguarda lo stop alla circolazione dei diesel più inquinanti, come previsto dal pacchetto “anti-smog” firmato da quattro Regioni del Nord Italia che si affacciano sulla Pianura Padana: Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto. Nel piano firmato nel giugno del 2017 è previsto lo stop, dal lunedì al venerdì e dalle 8.30 fino alle 18.30, per le auto e i veicoli commerciali diesel fino a Euro 3. Per una nuova proroga all’avvio dei divieti, in Piemonte i blocchi dei veicoli diesel scatteranno il 15 ottobre.misure-anti-smog-stop-diesel-inquinanti-verso-mobilita-sostenibile-1539244457

Le limitazioni alla circolazione sono state decise per tentare di controllare una situazione che è stata già sanzionata dalla Ue.

“L’Italia – spiegava Andrea Boraschi, responsabile della campagna Trasporti di Greenpeace Italia – è indietro su molti fronti, quanto a tutela della qualità dell’aria. Ma certamente quello dei trasporti mostra le maggiori criticità. Abbiamo un livello di motorizzazione significativamente più alto degli altri Paesi dell’Unione, mentre la mobilità sostenibile stenta a crescere”.

“Un sistema che si basa sul mezzo privato a benzina o gasolio – continua Boraschi – è un sistema patogeno, oltre che antitetico agli accordi sul clima”.

Un’analisi del Centro aerospaziale tedesco (Dlr) commissionata da Greenpeace sostiene che l’Europa deve fermare le vendite di auto diesel e a benzina entro il 2030 per poter raggiungere i suoi target climatici ed avere qualche possibilità di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. Contenere il surriscaldamento del pianeta entro questa soglia potrà ridurre in maniera significativa i danni climatici che altrimenti potrebbero diventare devastanti, come emerso dal rapporto del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) appena diffuso. È dunque importante, per rispettare gli accordi internazionali, investire e migliorare la viabilità e mobilità sostenibile.

Come fare? Nel documento Visione 2040, contenuto nel libro “E ora si cambia curato da Italia che Cambia, sono contenute alcune proposte concrete e attuabili da subito per far sì che la mobilità nel nostro Paese segua la direzione della sostenibilità ambientale ed economica.

Secondo quanto emerso da questo documento condiviso occorre innanzitutto assumere alcuni principi di fondo:

– mobilità di persone prima di quella dei veicoli;
– mobilità dolce (bici, piedi) rispetto a motorizzata;
– trasporto pubblico rispetto a quello privato;
– mezzi a basso consumo e basso impatto ambientale
– trasporto meno oneroso ed invasivo;
– interventi diffusi sulle reti e sul territorio rispetto a grandi opere.

Come attuare questi principi nella pratica? Le proposte e gli esempi virtuosi non mancano.

 

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Didascalia: Torino

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Scuola per Via: camminare nella natura come pratica educativa

Camminare nella natura è la metodologia educativa proposta dall’Associazione di Promozione Sociale “Scuola per Via”, alla riscoperta del legame tra l’essere umano e l’ambiente e verso una profonda riflessione sul ruolo dell’uomo e di ciò che lo circonda. L’interazione con l’ambiente è stata da sempre parte integrante della vita dell’essere umano e della sua evoluzione, in un rapporto fatto di complessità, reciprocità e profonda interconnessione. L’ambiente rappresenta la nostra casa, è la dimensione con cui ci interfacciamo quotidianamente e, insito nella nostra identità e memoria collettiva, è parte fondante del nostro essere. Il rapporto biunivoco uomo-ambiente, approfondito sin dal passato all’interno di molteplici discipline quali la filosofia, la sociologia, la geografia o la psicologia, è riproposto da una realtà che opera sul territorio piemontese, quale l’Associazione di Promozione Sociale “Scuola per Via”. Il metodo di insegnamento che essa utilizza è sviluppato nell’ambito IN.F.E.A – Informazione Formazione Educazione Ambientale ed è volto a garantire un apprendimento che tenga conto delle componenti emozionali ed etiche dell’allievo, oltre che dell’apprendimento induttivo e del suo coinvolgimento fisico-mentale. Tramite una costante attività sui territori della bassa Val Susa, l’Associazione avvia percorsi ed esperienze didattiche e culturali che offrono un metodo di apprendimento e di conoscenza di temi quali la natura, l’ambiente, l’ecologia ed il paesaggio, utilizzando come espediente la “pratica” del cammino.scuola-per-via-camminare-in-natura-pratica-educativa-1535614902

Il cammino rappresenta uno strumento col quale entrare in contatto diretto con l’ambiente, attraverso il quale osservare, percepire e comprendere ciò che ci circonda e dal quale avviare una profonda riflessione sulle nostre interazioni con la natura.

“Scuola per Via”, ancor prima che Associazione, è un metodo di osservazione dell’ambiente che nasce grazie al lavoro e alla passione di esperti impegnati sul territorio nel campo della sostenibilità, dirigendo le diverse conoscenze verso un obiettivo comune. Tra questi spiccano accompagnatori naturalistici, educatori e ricercatori nel campo delle energie alternative e bibliotecari nell’ambito della microeconomia locale sostenibile, i quali, in data 22 ottobre 2010, hanno dato vita all’Associazione che attualmente opera con sede legale a Grugliasco e sede operativa ad Avigliana. I percorsi individuati per lo svolgimento delle iniziative sorgono sui territori dell’Anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana, alle porte della bassa Val di Susa e rappresentano i luoghi di una vera e propria narrazione intorno a diversi temi ambientali. La pratica del cammino, stimolata da tali narrazioni, acquisisce una connotazione a volte dinamica, a volte meditativa, a volte contemplativa, oltre che di esplorazione e conoscenza. La metodologia prevista per lo svolgimento delle attività include tre livelli di insegnamento che corrispondono rispettivamente a tre “osservatori” lungo i percorsi, tramite i quali vengono analizzati e raccontati i diversi ecosistemi e le relazioni che ne scaturiscono. Essi sono rispettivamente: l’osservatorio naturalistico, tramite il quale si studiano le relazioni ecologiche negli ecosistemi; l’osservatorio antropico, il quale esamina le attività umane in funzione del loro grado di insostenibilità; l’osservatorio del deserto, nel quale si dialoga sulla costruzione dell’unità fra sé e il mondo. I diversi livelli di lettura del territorio sono connessi a rispettivi livelli di comprensione del mondo, in cui hanno un ruolo centrale il momento esperienziale ed il coinvolgimento emotivo dell’individuo. La modalità di insegnamento prevista include momenti di informazione, confronto e pratiche unitarie rivolte ai partecipanti, volte a facilitare la trasformazione delle conoscenze acquisite in comportamenti sostenibili ed eco-compatibili e ad attivare una riflessione sulla condizione dell’ambiente e sul contributo che ognuno può dare attraverso le proprie azioni individuali. Ne sono esempio la sensibilizzazione al cammino come forma di mobilità o la pratica del compostaggio di qualità agraria per ottenere alimenti che nel ciclo di produzione contribuiscono a ricostituire l’humus del suolo. Le attività proposte dall’Associazione, nel complesso, si declinano in svariate esperienze collettive e partecipate quali le escursioni, pensate per gruppi di adulti e famiglie, i laboratori didattici per le scuole, le attività teatrali all’aperto, le conferenze e le serate dedicate alle letture su un tema predefinito.scuola-per-via-camminare-in-natura-pratica-educativa-1535614666

Tra le più recenti emerge il “Centro estivo nel bosco” che ha avuto luogo presso il Parco Naturale dei Laghi di Avigliana ed indirizzato ai bambini tra i 5 e gli 11 anni. L’esperienza ha favorito lo svolgimento di attività nella natura quali laboratori sensoriali, pittura coi colori naturali, la costruzione di una capanna e la manipolazione dell’argilla. Un secondo evento che ha avuto luogo recentemente, è rappresentato da “Le Domeniche del Paesaggio”, connesse alla “Scuola Alternativa Itinerante”, le quali costituiscono delle passeggiate tematiche fondate sulla lettura del paesaggio e sull’approfondimento di svariati argomenti quali l’apicultura, la biodiversità, la sacralità dei sensi, l’impermanenza. Guidate da un accompagnatore naturalistico e da esperti in materia, conducono i partecipanti alla riscoperta della natura, talvolta tramite passeggiate notturne ed attività pratiche lungo i sentieri. Uno degli obiettivi dell’associazione è proprio quello di costruire unità con il vivente, attraverso un atteggiamento di cura e rispetto, come dimostrano le attuali progettualità sul tema della biodiversità, quali la costruzione di un giardino delle api ed un orto sinergico. Le esperienze che “Scuola per Via” propone, offrono nel complesso una visione multidisciplinare e sistemica che stimola la conoscenza di ciò che ci circonda ed allo stesso tempo permette di confrontarsi con se stessi. È una “scuola” fatta di passeggiate nel verde, riconnessione con la natura ed esaltazione dei sensi, dove poter riscoprire il territorio che ci ospita ed in cui “l’obiettivo è spogliare l’uomo del ruolo di culmine dell’evoluzione, guardandolo alla luce dei molteplici legami che lo ancorano all’ambiente e vestendo i panni degli altri esseri che popolano la Terra”.

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Didascalia: Nel bosco con Scuola per Via
Autore: Pagina Fb Scuola per Via

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“Il tuo Parco”, rigenerazione e partecipazione lungo il fiume Po a Torino

“Il tuo Parco” è un’associazione ambientalista presente da diversi anni nel quartiere Madonna del Pilone, nella Circoscrizione 7 della città di Torino. Attiva da tempo per la salvaguardia e la tutela delle specificità territoriali del Po, è attualmente coinvolta in attività culturali, formative e ludico-ricreative per avvicinare i cittadini al proprio territorio, creando un luogo di incontro e scambio per tutti.

Incontriamo Piergiorgio Tenani, presidente de “Il tuo Parco”, in una giornata di sole lungo il parco fluviale del Po, alla scoperta dell’Associazione, della sua storia e della sua evoluzione. La sede nella quale ci ospita è situata sulla sponda del Po, lungo una passeggiata alberata adiacente al fiume, dalla quale è possibile ammirare il risultato del lungo lavoro che l’Associazione ha realizzato fino ad ora nell’ambito della tutela e salvaguardia del contesto territoriale e fluviale.

“Il tuo Parco” nasce nel 1988, dalla visione comune di un gruppo di cittadini intenzionati a migliorare la qualità della vita sul territorio, attraverso l’opera di riqualificazione dell’asta fluviale, all’epoca in condizioni critiche.
L’obiettivo iniziale del progetto era insito nel nome stesso dell’Associazione e rispecchiava la volontà di realizzare un parco lungo le sponde del fiume che fosse fruibile dai cittadini, contribuendo a migliorarne la qualità della vita e garantendo la salvaguardia dell’avifauna e dell’ecosistema presente. La denominazione “Il tuo Parco” è infatti pensata con una finalità di inclusione della comunità, che possa condividere obiettivi, progettualità e spazi, col presupposto che “se parli del tuo parco, parli anche del mio”.

L’Associazione si è da sempre posta l’obiettivo di collaborare coi cittadini ed altri attori presenti sul territorio per accrescere interazioni e sinergie. Un esempio è il “coordinamento delle associazioni torinesi della Confluenza Po-Stura”, realizzato insieme alla Regione Piemonte e al Comune di Torino per la valorizzazione del territorio e la salvaguardia degli aspetti naturalistici. Ad oggi sono attive diverse progettualità nell’ambito territoriale del Torinese, del Chierese e del Canavese, tra cui iniziative didattiche di educazione alla sostenibilità che intendono fornire una chiave per leggere e vivere l’ambiente e relazionarsi con un territorio in cui interagiscono fattori culturali, sociali e naturali, aspetti fisici e psicologici. Obiettivo dell’attività è quello di stimolare un atteggiamento attivo e partecipe nelle scelte in materia di tutela ambientale. L’iniziativa della durata di cinque anni ha coinvolto le scuole di tutti gli ordini di scolarità.il-tuo-parco-rigenerazione-partecipazione-lungo-il-po-torino-1532075403

La sede dell’associazione rappresenta tuttora lo spazio messo a disposizione dei cittadini per lo svolgimento di attività di vario tipo, quali laboratori di yoga, teatro, attività didattiche ed artistiche, laboratori su tematiche sociali e di attualità, come testimonia la collaborazione con l’Associazione Conmoi, associazione transculturale i cui partecipanti provenienti da diverse nazioni, condividono differenti esperienze, vocazioni e saperi. Dall’eterogeneità delle attività proposte, emerge il tema della diversità, in base alla quale, a detta di Piergiorgio Tenani “il concetto principale è che in questo posto la diversità ha cittadinanza e tutti possono essere se stessi nel rispetto reciproco”.
La struttura nel complesso vuole essere uno spazio in cui realizzare attività coordinate che uniscono peculiarità ed interessi condivisi, visioni ed obiettivi comuni, inserendosi attivamente nel contesto territoriale ed influenzandolo positivamente. Finalità del progetto è quella di creare un luogo di incontro e scambio per gli abitanti del luogo, i cittadini ed i turisti, promuovere attività naturalistiche, ludiche, sportive, pratiche di riuso ed economia solidale e favorire nuove forme di turismo. Come ci racconta Piergiorgio, il sogno condiviso è che la struttura gestita dall’Associazione possa mettersi a servizio del territorio offrendo possibilità di incontro e collaborazione tra i cittadini, sia in forma aggregata che individuale, dove i rapporti collettivi facciano emergere nuove sinergie e dove chiunque possa diventare protagonista attivo. Il presupposto principale è che ognuno abbia la possibilità di assumersi le stesse responsabilità all’interno della struttura, attraverso una partecipazione che permetta di pensare, creare e proporre insieme le attività e gli interventi da realizzare.

“Il tuo parco” vuole inserirsi nel contesto urbano come una sorta di Casa del Quartiere, aperta a tutti e con una caratterizzazione che nasce dal basso, voluta e progettata proprio dai cittadini.  Le attività in programma pensate per il futuro, sono legate ad un ampio ventaglio di tematiche tra loro fortemente collegate. Tra queste emergono l’alimentazione e la salute, come è esempio la realizzazione di un “presidio bio” a sostegno dell’agricoltura biologica, che possa permettere ai cittadini di accedere ad un’agricoltura di qualità e ad un più diretto rapporto tra produttore e consumatore tramite la nascita di GAS-Gruppo di Acquisto Solidale.
Altro obiettivo è far emergere le specificità del territorio tramite un turismo slow e sostenibile, facilitato da una collaborazione con i tour operator della città, che accosti al turismo storico e monumentale, quello di carattere ambientale. La volontà è infatti quella di utilizzare la sede dell’associazione ed i luoghi ad essa adiacenti come punto di ritrovo e passaggio per i turisti grazie alla presenza di un noleggio bici, di una ciclofficina ed un punto ristoro.il-tuo-parco-rigenerazione-partecipazione-lungo-il-po-torino-1532075433

Non mancheranno inoltre spazi per lo svolgimento di attività formative e ricreative, come quelle relative all’ambito teatrale o musicale, di cui ne è testimonianza la presenza di strumenti attualmente già presenti in loco. Ad oggi l’Associazione è aperta ad ogni forma di collaborazione con associazioni che abbiano voglia di offrire le loro competenze, con le istituzioni che diano sostegno sul piano culturale ed economico, con i cittadini interessati a vivere attivamente il luogo e contribuire alla realizzazione degli spazi e delle attività, entrando a far parte di questa grande famiglia e creando un luogo di incontro e di scambio reciproco. Per chi fosse interessato a proporre nuove attività, a migliorare l’attuale struttura ed a partecipare alle iniziative dell’Associazione, basterà consultare il sito https://www.iltuoparco.it o contattare il Presidente dell’Associazione Piergiorgio Tenani al numero 3979756156.

Intervista: Daniel Tarozzi e Lorena di Maria
Realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://piemonte.checambia.org/storie/il-tuo-parco-rigenerazione-partecipazione-lungo-il-po-torino/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Napoli, un bando per la sicurezza dei percorsi casa scuola: ‘Priorità alle condizioni di criticità logistica alla sostenibilità ambientale’

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A settembre un bando per le scuole per accedere ai finanziamenti del Ministero dell’Ambiente del programma “rendi sicuro il tragitto casa-scuola” . La commissione Scuola, presieduta da Luigi Felaco, ha fatto il punto sulla delibera 138 del 22 dicembre 2017 che prevede, tra le altre misure, interventi per rendere sicuro il tragitto casa- scuola.
Sarà pubblicato a settembre il bando rivolto alle scuole per accedere a finanziamenti del Ministero dell’Ambiente per realizzare interventi nell’ambito del programma denominato “rendi sicuro il tragitto casa-scuola. E’ quanto ha illustrato il presidente della commissione Scuola Felaco, facendo riferimento ai contenuti della delibera 138 approvata lo scorso dicembre in Consiglio comunale. Si tratta di un finanziamento di 200.000 euro da destinare a progetti che dovranno essere realizzati dalle scuole per attuare misure di miglioramento nelle aree percorse dai ragazzi. E’ prevista la finanziabilità da un minimo di 4 proposte da 50.000 euro ciascuna, ad un massimo di 14 da 15.000 euro ciascuna. Nella riunione, nel quale è intervenuto il consigliere Claudio Cecere (Dema), sono stati inoltre approfonditi gli indicatori individuati per la valutazione dei progetti, che vanno dalla priorità attribuita all’esistenza di oggettive condizioni di criticità logistica alla sostenibilità ambientale, dalla fattibilità tecnica al coinvolgimento di diversi attori del territorio, dalla innovatività delle misure all’uso di materiali ecocompatibili. E’ in corso una interlocuzione con il Ministero per chiarire alcuni punti sulle modalità di svolgimento del bando e poi si procederà alla sua pubblicazione.

 

Fonte: Comune di Napoli

Fashion Revolution, l’evento di moda etica e sostenibile a Torino

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Fashion Revolution è l’evento che ha avuto luogo lunedì 30 aprile a Torino presso il Palazzo della Luce di via Bertola, durante il quale è stato possibile conoscere ed interagire con diversi brand, progetti e start-up influenti in tema di moda sostenibile, avvicinandosi ad un nuovo modo di vedere e interpretare la moda. Sempre più spesso si parla di moda etica e sostenibile, ma cosa si intende esattamente con questo termine? Tale concetto si relaziona ad un nuovo modo di concepire l’industria dell’abbigliamento, in una visione che considera l’intero contesto, quale quello ambientale, sociale ed economico in cui il prodotto viene realizzato, con una particolare attenzione all’intero ciclo, dalla produzione allo smaltimento. Sono sempre più numerose le realtà che al giorno d’oggi si stanno attivando al fine di informare e far emergere nuove consapevolezze e abitudini che favoriscano nuovi stili di vita, più attenti e sensibili a questa tematica.

La città di Torino ha ospitato per la prima volta l’evento dal nome Fashion Revolution, aprendo le porte ad una nuova ed ormai necessaria visione del mondo della moda partendo proprio dall’ottica della sostenibilità. La giornata ha avuto luogo presso il Palazzo della Luce di via Bertola ed ha permesso di far incontrare e interagire le persone con diversi brand e laboratori artistici che hanno improntato il loro lavoro secondo i principi della sostenibilità. L’evento è stato organizzato da Francesca Mitolo che, con il suo brand di moda etica dal nome Teeshare, è attualmente presidente del collettivo Rén-Reinvent Educate Network, organizzazione che si occupa in maniera propositiva e concreta di moda etica e che mette in contatto imprenditori, produttori, fornitori, designer e stilisti col fine di creare uno spazio reale di incontro, di cultura e di riferimento che esplori i confini della moda etica e che formuli iniziative stimolanti tese a educare, ispirare e promuovere la conoscenza della moda etica e sostenibile. Il messaggio è semplice: “vogliamo incoraggiare un modus vivendi etico, basato sulla promozione della sostenibilità, salute, cura dell’ambiente a tutto tondo, nel profondo rispetto per gli esseri umani, perché al centro di questo flusso ci sono proprio le persone”.

In Italia la responsabile coordinatrice dell’evento è Marina Spadafora, designer e direttore creativo, particolarmente sensibile alle tematiche della moda etica e sostenibile.fashion-revolution-moda-etica-sostenibile-torino-1525253074

Il movimento Fashion Revolution è stato fondato nel 2013 a Londra successivamente al crollo dell’edificio Rana Plaza a Dacca, in Bangladesh avvenuto il 4 aprile 2013, che ha causato la morte di 1.129 lavoratori e che è considerato il più grave incidente mortale avvenuto in una fabbrica tessile nella storia. Il fatto che all’interno della fabbrica fossero prodotti abiti e capi di molte aziende note ha portato il sistema moda a porsi delle domande, tra cui “la moda deve essere il problema o la soluzione?” Ad oggi tanti designer ed il fast fashion in generale tendono ad essere sempre più trasparenti e sensibili in termini di sostenibilità, non solo dal punto di vista del prodotto, utilizzando quindi materiali naturali e riciclati, ma anche dal punto di vista etico, legato quindi alle tematiche ambientali ed alla retribuzione del lavoratore, ponendo sullo stesso piano prodotto, ambiente e persone. Durante la manifestazione si sono alternate esibizioni teatrali, musicali e artistiche, con il coinvolgimento di numerosi espositori attivi in quest’ambito. Tra questi ha partecipato “Repainted”, un marchio italiano di abbigliamento realizzato con un tecno tessuto eco-sostenibile, ottenuto con il 100% di materiali riciclati. Era poi presente “Teeshare”, connubio tra arte e moda sostenibile, le cui creazioni sono confezionate in laboratori italiani etico-sociali, in collaborazione con artisti internazionali e basate sul concetto di trasparenza produttiva. Altro espositore è stato “Aroma30”, marchio nato tra Roma e Londra, la cui manifattura dei capi è connotata da una forte spinta etica data dalla scelta di laboratori locali a conduzione familiare, realizzazione del capo solo su richiesta per evitare sovrapproduzione e design “no waste” con tessuti upcycled, impegnandosi a ridurre l’impatto della produzione tessile sull’ambiente.  Il termine upcycling supera in quest’ottica la tradizionale concezione di riciclo, pensando l’utilizzo di materiale di scarto che, avendo esaurito la funzione di partenza, torna in gioco con un nuovo aspetto.
Ha poi partecipato all’evento “Indetail”, brand indipendente realizzato in Italia che, a livello di processo, cerca di potenziare il valore umano all’interno della filiera in quanto, come afferma Lucia Sandrini, designer e mente creativa, “il fare bene concorre a creare bellezza. La bellezza non è solo l’estetica finale ma anche il procedimento, la passione con cui le persone donano se stesse. Molte volte si pensa alla moda sostenibile esclusivamente per una questione di tessuto, mentre la moda sostenibile sono soprattutto le persone che lo producono”.fashion-revolution-moda-etica-sostenibile-torino-1525253056

L’evento ha inoltre visto la partecipazione di Tiziano Guardini, ospite speciale in collaborazione con Isko, giovane e talentuoso eco-designer che idea nuovi modelli con l’utilizzo di materiali riciclati e naturali, in una visione secondo cui la sopravvivenza dell’uomo è legata al recupero del rapporto con la natura. Esempio virtuoso nell’ambito della moda sostenibile è infine “Dress the Change”, piattaforma dedicata alla moda etica che nasce da un crowdfunding organizzato da Banca Etica e che fornisce ai consumatori uno strumento per informarsi e poter conoscere le realtà virtuose del mondo della moda, partendo dalla convinzione che “noi consumatori siamo anche elettori e che con i nostri acquisti possiamo influire considerevolmente sulle politiche di mercato”.

Foto credits: Alessandro Bello.

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Didascalia: Fashion Revolution Torino 2018
Autore: Fashion Revolution

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BeeGreen: il festival della sostenibilità a Torino e dintorni

Il BeeGreen è il Festival della sostenibilità organizzato nel torinese dall’InQubatore Qulturale, ed è alla sua prima edizione. Un mese di incontri, laboratori, conferenze proiezioni ed escursioni alla scoperta del mondo della sostenibilità, tra maggio e giugno 2018, sotto diversi angoli di vista e in collaborazione tra le varie realtà del territorio.beegreen-festival-sostenibilita-torino-e-dintorni

Una serie di appuntamenti gratuiti legati alla sostenibilità ambientale, con ben un mese di eventi collegati a questo tema e che spaziano dall’escursionismo alla mobilità sostenibile, dai temi legati all’alimentazione fino alla scoperta della street art torinese. Ed infine proiezioni di film, documentari e molto altro.

Il BeeGreen è il Festival della sostenibilità con sede a Torino e dintorni e organizzato e curato dall’InQubatore Qulturale, uno spazio partecipato e aperto ai cittadini nato allo scopo di porsi come polo culturale e luogo di incontro per privati, aziende, enti pubblici e organizzazioni che perseguono valori sociali, culturali, ambientali e artistici. Il festival sarà presentato con una conferenza stampa il 23 aprile 2018, presso la Casa dell’Ambiente di Torino.
Quest’anno è alla sua edizione “numero zero”, come lo definisce uno dei suoi organizzatori, Fabio Dipinto: “attraverso una serie di eventi, incontri, proiezioni, laboratori e varie attività, per tutto il mese di maggio, BeeGreen si propone di intrattenere, educare e sensibilizzare le persone riguardo le tematiche della mobilità sostenibile, dell’economia circolare, del turismo responsabile e della conoscenza del territorio, così come la conoscenza e lo sviluppo dei territori in cui viviamo, le energie alternative e l’agricoltura urbana”.

Il Festival partirà il 3 maggio e terminerà il 1 giugno, gli eventi a esso collegati non avranno sede solo a Torino, ma anche nei comuni di Alpignano, Avigliana, Druento, Grugliasco, Collegno, Rivalta e Venaria Reale. “L’idea del Be Green è nata in maniera molto semplice: da una semplice chiacchierata con Chiara Bruzzese, una delle socie fondatrici dell’associazione InQubatore Qulturale, emerse la volontà di organizzare un evento che aiutasse a diffondere il tema della sostenibilità. Abbiamo inviato alcune mail ad alcune realtà del territorio che lavorano in questo campo, per capire la loro disponibilità ad organizzare una cosa del genere: abbiamo avuto un ottimo riscontro e alla prima riunione organizzativa del BeeGreen hanno partecipato molte realtà del territorio, e siamo riusciti insieme ad organizzare un evento che ci auspichiamo possa facilitare la messa in rete tra di esse, nella quale noi svolgiamo il ruolo di coordinamento, facendo in modo che ognuno possa fare la propria parte.”beegreen-festival-sostenibilita-torino-e-dintorni-1522398047

“Abbiamo scelto l’ape come simbolo del festival perché le api sono uno dei principali rilevatori della sostenibilità, non solo ambientale, ma anche economica e sociale. Non è un’esagerazione dire che le api assicurano le condizioni ideali per la nostra esistenza: si è calcolato, infatti, che circa il 70% delle piante commestibili abitualmente consumate dall’uomo dipendano dall’azione impollinatrice degli insetti pronubi tra i quali l’ape è in assoluto il più efficiente. Inoltre essendo un animale molto sensibile alla qualità dell’ambiente in cui vive si rivela un vero e proprio bioindicatore dell’inquinamento”.

Il progetto del BeeGreen festival coinvolgerà ben venticinque realtà tra associazioni, aziende private ed enti pubblici, ed Italia che Cambia e Piemonte che Cambia saranno media partner dell’evento.
La speranza, nelle parole di Fabio Dipinto, è che questo evento si ponga come modello e che riesca a coinvolgere sempre più partner interessati a valorizzarlo nelle prossime edizioni: “Non abbiamo sostegni economici al momento, è un evento auto-organizzato completamente a costo zero e speriamo il prossimo anno di poter trovare sponsorizzazioni e finanziamenti, perché ci auguriamo di farlo diventare un modello per il territorio nei prossimi anni.”

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Il “Giardino Sostenibile”, la mostra-mercato all’Orto Botanico di Torino

Per il primo anno, l’Orto Botanico di Torino ha ospitato per un’intera giornata la mostra-mercato dal nome “Il Giardino Sostenibile”, evento pensato ed organizzato con l’obiettivo di divulgare e condividere buone pratiche nell’ambito del giardinaggio, delle coltivazioni e dell’agricoltura sinergica, con una forte attenzione nei confronti degli impatti ambientali, della progettazione e della riduzione del dispendio energetico in giardino.giardino-sostenibile-mostra-mercato-orto-botanico-torino

L’iniziativa Il giardino sostenibile è stata pensata e realizzata all’interno dell’Orto Botanico, luogo legato alla divulgazione, alla ricerca scientifica e alla conoscenza della cultura botanica e della sua conservazione.
Per l’intera giornata di sabato 7 aprile, l’Orto Botanico ha ospitato diversi espositori attivi nel campo della sostenibilità, col fine di raccontare le rispettive e differenti esperienze e dando vita a momenti di interazione, confronto e diffusione di conoscenze. Ormai è chiaro come il tema della sostenibilità si relazioni con una molteplicità di contesti, tra cui quello dell’agricoltura ma anche del giardinaggio, della costruzione del paesaggio e del verde urbano. Come definito per la prima volta dal rapporto Bruntland nel 1987, “lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”, generando una forte attenzione al mantenimento delle risorse, alla tutela e all’equilibrio ambientale, economico e sociale. In relazione a tale aspetto, l’evento ha riunito alcuni espositori appartenenti a realtà diverse che condividono una visione ed una metodologia di lavoro comune, strettamente connessa al tema del sostenibile.giardino-sostenibile-mostra-mercato-orto-botanico-torino-1523522276

Tra i vari ospiti era presente l’Erbaio della Gorra, attività vivaistica che si occupa di coltivare, fornire consulenze progettuali e realizzare giardini di erbacee perenni e graminacee ornamentali, con un gusto strettamente legato ad un’idea di giardino spontaneo e dinamico, in continuità con l’ambiente circostante. Ha poi partecipato l’attività di produzione artigianale di cippato dal nome Ramaglie, fondata da Marta Mariani e Luca Cappuzzo, che hanno precedentemente intrapreso un percorso all’insegna del giardinaggio sostenibile. Appassionati di botanica, hanno saputo combinare le rispettive preparazioni in due ambiti differenti ma complementari, quali quello dell’architettura e quello del giardinaggio, dando vita ad una conoscenza della tematica a 360 gradi. In base alla loro esperienza, la produzione di cippato e lo studio dei suoi utilizzi in giardino ed in terrazzo si basa sull’insegnamento di chi prima di loro si è appassionato a questa tecnica, come ne è esempio l’esperienza del giardiniere francese Jacky Dupety, da cui le loro pratiche prendono spunto. Il cippato nello specifico rappresenta una risorsa attualmente valorizzata e maggiormente richiesta sul mercato rispetto al passato e possiede molteplici qualità tra cui la capacità di garantire un forte risparmio di energia, rappresentando una riserva idrica che protegge dalla siccità, da stress termici e dall’erosione. Il cippato è inoltre un biocombustibile a basso costo dalla resa elevata, prodotto da arbusti coltivati senza pesticidi né concimi chimici e collabora alla ricostruzione dell’ecosistema del suolo.giardino-sostenibile-mostra-mercato-orto-botanico-torino-1523522467.jpg

All’evento era poi presente Maiac, azienda che si pone come centro completo per la distribuzione di tutto ciò che attiene al giardinaggio, sia familiare, sia professionale, affiancando alla vendita delle macchine da giardino, quella di nuovi prodotti come concimi, sementi, vasi e prodotti per l’irrigazione per giardini ed orti. L’azienda ripone un’attenzione particolare al tema dell’agricoltura biologica e dell’irrigazione, e più nello specifico del risparmio idrico. In relazione a quest’ultimo, tramite l’irrigazione a goccia, si ottengono diversi vantaggi tra cui una buona efficienza ed una maggior semplicità nell’utilizzo rispetto ad altri sistemi di irrigazione, poiché distribuisce l’acqua in prossimità delle radici, con una frequenza di emissione e quantità di acqua più adatte alla coltivazione.giardino-sostenibile-mostra-mercato-orto-botanico-torino-1523522344

L’evento ha visto come protagonista anche Orto al quadrato, progetto nato circa un anno fa, a partire dalla volontà e dall’entusiasmo di un gruppo di studenti della facoltà di Scienze Naturali dell’Università degli Studi di Torino, che riunisce ed accoglie ragazzi e ragazze da diverse facoltà e che si occupa attivamente di agricoltura sinergica.
Obiettivo del progetto è quello di dare vita, all’interno dello stesso Orto Botanico, ad un orto sinergico e ad un orto biologico tradizionale, realizzando un lavoro congiunto che permetta di sperimentare e mettere a confronto le due diverse pratiche di coltivazione.giardino-sostenibile-mostra-mercato-orto-botanico-torino-1523522412

In particolare, l’agricoltura sinergica si caratterizza per l’attenzione a sfruttare le dinamiche naturali del suolo, coltivando la terra proprio come se fosse un bosco. Tale pratica si basa su alcuni principi quali mantenere e rispettare la terra, partendo dal presupposto che quest’ultima è in grado di rigenerarsi da sé grazie alla penetrazione ed alla ramificazione delle radici ed alla presenza di microrganismi, insetti o lombrichi. Fondamentale è poi assicurare il mantenimento della fertilità senza l’utilizzo di fertilizzanti chimici o concimi organici, così come garantire la pacciamatura, ovvero la protezione “naturale” del suolo tramite paglia, foglie e scarti vegetali, creando humus naturale che mantenga la temperatura e l’umidità. La componente sinergica si basa nel complesso sull’equilibrio e la collaborazione tra animali, piante ed altri organismi viventi, assicurando un vero e proprio ecosistema spontaneo.

L’agricoltura biologica si focalizza poi sul benessere del suolo, delle piante, degli animali, degli esseri umani e del pianeta come un insieme unico ed indivisibile, attraverso il rispetto dei cicli ecologici viventi. Importante in tale ottica è garantire un impatto ambientale minimo, una stagionalità dei prodotti nel rispetto dei cicli naturali, una filiera corta al km 0, un’assenza di sostanze chimiche ed una rotazione delle colture che eviti lo sfruttamento intensivo.
Nel complesso, accanto all’orto, gli studenti hanno realizzato la spirale delle erbe, una struttura tipica in permacultura che unisce diverse erbe aromatiche in un piccolo spazio. L’orto sinergico e quello biologico tradizionale sono attualmente in fase di realizzazione e sperimentazione, grazie alla cura e alla dedizione degli studenti che sono riusciti a creare un ambiente dinamico e vivace, di scambio e crescita collettiva.

In definitiva, la mostra-mercato del “Giardino Sostenibile” ha dato la possibilità di dare vita ad un primo ed iniziale momento di condivisione e confronto su una tematica che ha al giorno d’oggi più che mai bisogno di essere conosciuta, compresa e vissuta, con l’augurio di rinnovarsi ed ampliarsi in future edizioni.

Foto copertina
Didascalia: Il giardino sostenibile Torino 2018

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L’orto sul tetto: l’esperienza di OrtiAlti a Torino

“Farm your rooftop. Enjoy sharing!” è il motto dell’associazione di promozione ed innovazione sociale dal nome OrtiAlti, che ha come visione ed obiettivo l’utilizzo e la trasformazione dei tetti piani dei palazzi in Torino e la loro riconversione in nuovi spazi di rigenerazione urbana, quali luoghi di socialità collettiva e di produzione alimentare.

Emanuela Saporito ed Elena Carmagnani sono due giovani architetti che, nel loro studio di Via Goito 14, situato nel quartiere di San Salvario, lavorano con intraprendenza e passione nell’ottica di ripensare nuove, sostenibili e partecipative progettualità per la città, di cui gli OrtiAlti si rivelano essere un esempio rappresentativo. A conoscere tale realtà più approfonditamente, ci si accorge subito come questi siano ben più che semplici orti urbani. Si potrebbero definire catalizzatori di idee ed esperienze innovative: sono innanzitutto esperimenti di rigenerazione urbana, sono spazi collettivi aperti alla comunità, sono aree di produzione alimentare e di ritorno alla natura. Gli OrtiAlti si inseriscono in un nuovo modo di vivere lo spazio pubblico, più aperto ed inclusivo, proprio come ci racconta Emanuela.

Parlaci di come è nata l’associazione OrtiAlti e di cosa si occupa.

Orti Alti nasce ufficialmente come associazione nel 2015, però è un progetto che esiste dal 2013 a partire da una collaborazione tra me ed Elena Carmagnani. Io ed Elena abbiamo due approcci all’architettura differenti ma complementari: lei ha una precedente preparazione sui temi della progettazione sostenibile e paesaggistica, mentre io mi sono occupata sin dalla tesi di laurea, di processi partecipativi applicati alla trasformazione della città, così come dell’impatto sociale delle trasformazioni spaziali.

Nel complesso il progetto nasce dall’idea di individuare e sperimentare delle soluzioni smart per la rigenerazione degli spazi urbani che tengano insieme più aspetti, quali quello ambientale, sociale ed economico. Elena, insieme ai suoi colleghi, aveva realizzato nel 2010 un orto sopra al tetto dell’ufficio, che aveva avuto moltissimo successo. A partire da questo prototipo, abbiamo provato a immaginare in che modo queste realizzazione potessero essere diffuse sul tessuto urbano e, se inserite in una rete di gestione di tipo collaborativo, potessero rappresentare delle micro agopunture urbane capaci di innescare processi in città potenzialmente ad alto impatto.ortialti-orto-sul-tetto-torino-1521190321

Nel 2015 si costituisce l’associazione che ha come scopo la divulgazione culturale di questa visione, tentando di costruire un progetto di impresa sociale tramite la volontà di lavorare su progetti sperimentali che possano aggregare interessi ed attori urbani differenti, apportando effetti e benefici sulla cittadinanza.
Sempre nello stesso anno, abbiamo vinto il premio WE-Women for Expo, bandito da fondazione Expo Milano nell’ambito, appunto, di Expo Milano 2015. Quel premio per noi è stato molto importante perchè ci ha dato la visibilità e le risorse per poter lavorare sul primo progetto pilota, l’OrtoAlto delle Fonderie Ozanam.
Perché gli orti urbani?

Abbiamo deciso di approfondire il tema del verde pensile per diverse ragioni. Innanzitutto, è una tecnologia che ha ottimi benefici dal punto di vista ambientale ed energetico. Inoltre, ci interessava molto il tema dell’uso comunitario legato al recupero degli spazi, come ne sono esempio i tetti piani che ad oggi sono costruiti ma inutilizzati e che consumano porzioni di suolo. D’altra parte, reputiamo molto significativo il tema della produzione del cibo, che ha una doppia valenza: da un lato simbolica, poiché è un veicolo comunicativo e relazionale molto potente e che permette alle persone di aggregarsi con facilità, dall’altro, perchè la produzione ha a che fare con la possibilità di autosostentarsi e di pensare in un’ottica di consumo diretto ed a km 0, oltre che con l’educazione alimentare e l’educazione alla salute.

Quali progetti state portando avanti a Torino?

Un primo progetto di sperimentazione è l’OrtoAlto Ozanam, in Via Foligno. L’orto si trova sopra un ristorante, quindi parte della produzione alimentare è destinata ad esso, mentre la restante parte viene ridistribuita ai volontari che si prendono cura dello spazio. La dimensione partecipativa è sia nella cura diretta che nell’animazione: il luogo è diventato nel tempo uno spazio condiviso e di socialità per tutto il quartiere, in quanto utilizzato per attività aperte al pubblico e l’anno scorso abbiamo intrapreso dei laboratori per i bambini sul tema dell’orticoltura urbana ed attività artistiche legate alla sostenibilità ambientale. Un’altra dimensione esplorata è poi quella relativa all’inserimento lavorativo, in quanto siamo riusciti ad attivare una borsa di lavoro per due ragazzi migranti richiedenti asilo e recentemente uno di questi è divenuto l’apicultore ufficiale delle Fonderie Ozanam. Un secondo progetto è l’Orto Fai da Noi, realizzato insieme a Leroy Merlin ed adiacente al negozio stesso in corso Giulio Cesare. Il progetto nasce su un’area di circa 1600 mq di loro competenza e totalmente inutilizzata. Ad oggi lo spazio è stato trasformato in un orto di comunità affidato a 20 famiglie del quartiere, che si occupano della progettazione degli orti e della loro cura.ortialti-orto-sul-tetto-torino-1521190417

Un altro progetto attualmente attivo è Or-TO, realizzato in collaborazione con Eataly Torino e allestito sul piazzale di fronte al negozio del Lingotto. Il progetto nasce con la volontà di agire su uno spazio pubblico che non funziona in modo efficace perché, pur essendo un piazzale di passaggio, di fatto non è né un luogo di incontro, né di sosta, nè uno spazio di interazione sociale. L’inserimento di tale progetto, gestito da abitanti delle case popolari adiacenti ed utilizzato come spazio per le scuole presenti in sua prossimità, ha cambiato completamente la vita e l’uso del piazzale, tanto che da intervento temporaneo, di fatto si è trasformato in un intervento mobile che si modifica e si rinnova ad ogni stagione.
L’aspetto partecipativo e di empowerment è nato col progetto: sin dall’inizio abbiamo parlato con alcune associazioni del quartiere e coi cittadini per decidere con loro se l’intervento poteva rispondere alle loro esigenze e successivamente abbiamo deciso insieme in che modo si sarebbe potuto gestire lo spazio.ortialti-orto-sul-tetto-torino-1521190219

Qual è il ruolo del cittadino all’interno di tale progettualità partecipata?

Il cittadino di fatto è il protagonista: se non esiste una comunità di cura, questi luoghi non hanno senso di esistere. Le piante in particolar modo richiedono una cura continuativa e quindi il rapporto col cittadino è coevolutivo: esiste uno se esiste l’altro. Ciascun orto, nello specifico, ha la sua comunità di cura: in un contesto condominiale, ad esempio, è più facile immaginare che siano gli abitanti di quel condominio che se ne occupano, mentre nel caso di edifici pubblici, para-pubblici o spazi privati, si ha una maggior varietà di soggetti. C’è una tradizione di Community Gardening antichissima che si sviluppa in particolare negli Stati Uniti negli anni ’70, proprio in un momento di grande partecipazione politica e popolare, con un’anima di attivismo e coinvolgimento totale e diretto dei cittadini nel prendersi cura di uno spazio urbano.ortialti-orto-sul-tetto-torino-1521190552

Come vorreste trasformare l’identità della città tramite questa pratica?

L’OrtoAlto è funzionale ad una trasformazione dei tetti piani in spazi verdi produttivi ed è capace di agire direttamente sulla città: cambia il punto di vista del paesaggio urbano, ma cambia anche dal punto di vista del metabolismo urbano, della capacità del sistema di essere un grado di autogestire e autoregolare la produzione ed il consumo delle risorse. Ovviamente si tratta di interventi minimi, però nel loro essere minimi sono prototipo di un modello di vita e di uso della città diverso, che cerca di trovare un equilibrio tra consumo e produzione e che si immagina una comunità di abitanti più solidale e collaborativa.

Foto copertina
Didascalia: OrtoAlto Torino

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Almacabio: i detergenti ecologici non sono una moda!

Almacabio è un’azienda altoatesina pioniera della detergenza ecobiocompatibile in Italia: è stata la prima a realizzare detersivi e prodotti per l’igiene e la cura della pelle utilizzando materie prime di origine vegetale e completamente biodegradabili. Forte di una costante spinta all’innovazione e alla ricerca, l’azienda si conferma ancora oggi all’avanguardia nel suo settore, con un occhio di riguardo per alcuni elementi legati al bene comune. Per la nostra storia di oggi ci spostiamo in Trentino Alto Adige, dove ha sede una delle aziende pioniere in Italia nella detergenza ecobiocompatibile.

Almacabio crea prodotti per la pulizia della casa e per la cura del corpo, così come linee per il bucato e le stoviglie, con particolare attenzione alla detergenza rivolta sia a persone che soffrono di irritazioni cutanee che a quella per neonati e bambini. Oltre a questi appena descritti, crea anche linee di prodotto per il giardino.

Le materie prime utilizzate per realizzare questi prodotti sono tutte di origine vegetale, nel rispetto di una delle linee guida che da sempre caratterizza l’azienda: quella del rispetto per l’uomo e di conseguenza per l’ambiente, elementi profondamente connessi nella visione aziendale. Almacabio si distingue inoltre per la sua attenzione alla trasparenza nei confronti delle persone, che si traduce nell’impegno per una comunicazione efficace e chiara, soprattutto riguardo il tema della consapevolezza nella produzione e nell’uso dei prodotti. Almacabio idea infatti prodotti altamente concentrati, con un costo ad unità che appare più alto rispetto ai detergenti tradizionali. Però esiste un enorme vantaggio “nascosto”: essendo necessaria una ben minore quantità di detersivo per ogni lavaggio rispetto ai prodotti tradizionali, si finisce per risparmiare, dato che il prodotto altamente concentrato nel tempo dura di più, contribuendo allo stesso tempo al benessere umano e ambientale.10660253_349717815185790_5562056240826814469_n

“Nella fase di test dei nostri prodotti non ci avvaliamo della sperimentazioni sugli animali”, ci racconta Marcella Bondoni, amministratrice di Almacabio. “Cerchiamo di realizzarli con la massima lealtà e sincerità nei confronti della nostra clientela. È molto importante per noi che non si utilizzino prodotti nocivi nella detergenza dei nostri abiti, perché la nostra pelle assorbe questi materiali dannosi. Scegliamo materie prime che siano rapidamente biodegradabili, per noi è l’aspetto più importante”.

Questi aspetti, così come altre linee guida innovative legate al percorso dell’azienda insieme all’Economia del Bene Comune, che approfondiamo qui, fanno di questa azienda un punto di riferimento per la detergenza ecologica in Italia e per la sperimentazione di un nuovo modello economico e aziendale che ponga al primo posto il rispetto per i dipendenti, per i clienti e un’attenzione particolare alla ricerca.

La storia

L’origine di Almacabio si colloca a Ulm, cittadina tedesca, dove negli anni settanta alcuni studenti della locale università decidono di occupare il terreno su cui sarebbe dovuta sorgere una centrale nucleare, vincendo poi la battaglia. Alla lotta parteciparono Alfred, Marga e Carin, studenti appassionati di chimica, design ed economia con in comune il desiderio di lasciare un segno positivo nel mondo. Ideano e realizzano così nel 1974 il primo detersivo ecologico con sapone di Marsiglia in scaglie, ossigeno attivo (percarbonato di sodio) e oli essenziali. Come nome scelgono Almacabio, unendo alle loro iniziali il suffisso bio.

“L’idea di voler produrre detergenti ecologici mi venne quando avevo tre bambini piccoli ed uno dei tre ebbe delle irritazioni sulla pelle”, racconta Bruno Torresan, direttore dell’azienda. “Scoprì che tale irritazione era causata dal detergente per la pelle che utilizzavamo. Fu sempre in quegli anni che venni a conoscenza dell’esperienza dei ragazzi di Ulm, e decisi di investire in questa esperienza”.

Sono anni di grande sperimentazione nel mondo della detergenza ecologica ma il modello, frutto di una visione di evoluzione e ricerca continua, ha successo. Tant’è che nel 1982 Torresan porta il marchio Almacabio in Italia: “da allora è nato un percorso che ci vede continuamente impegnati a trovare soluzioni sempre più efficaci e coerenti nell’ottica delle detergenza ecologica”.10357254_314591605365078_2421564716333680446_n

L’attualità e la ricerca

Nel corso di questo trentennio l’azienda è cresciuta tantissimo: oggi distribuisce i suoi prodotti su tutto il territorio nazionale, europeo e negli ultimi anni si è inserita nel mercato asiatico, in paesi come Taiwan, Corea del Sud e in Cina: “Dai nostri dati e per la nostra esperienza, anche in questi luoghi apparentemente indietro su certe tematiche la consapevolezza della detergenza ecologica è in forte espansione”.

Almacabio è diventata un tale punto di riferimento che, nel corso degli anni, secondo Torresan “sono aumentate le realtà che cercano continuamente di imitare e riprodurre i nostri prodotti. È un aspetto che, analizzato da una particolare angolazione, ci rende orgogliosi e fieri del nostro lavoro”.

Per raggiungere questo risultato è stato ed è fondamentale il ruolo della ricerca interna: Almacabio fin dalla sua nascita investe nella ricerca di nuove materie prime con le quale realizzare nuovi prodotti, e come ci spiega Marcella Bondoni, “se possibile cerchiamo di ricavarle a chilometri zero, valorizzando i materiali che ci circondano. Nella realizzazione dei nostri prodotti seguiamo un disciplinare ben preciso, chiamato Bio C. E. Q., dove tra le linee guida è prevista la categorica esclusione dell’utilizzo di conservanti e profumazioni dannose per la pelle e per l’organismo”.8970_167226270101613_373674273_n

Il disciplinare viene usato per certificare tutti i prodotti di Almacabio e affronta gli aspetti etici, tossicologici, ambientali, chimici e formulativi di ogni ingrediente utilizzato e propone una valutazione oggettiva della stabilità chimica e fisica dei prodotti finiti, oltre al divieto di utilizzare ingredienti di derivazione animale.

“Abbiamo capito che il mercato sta cambiando notevolmente – conclude Bruno Torresan – e che sempre più aziende stanno capendo che tra i pochi valori che durano davvero nel tempo hanno grande importanza la sincerità verso il cliente, la qualità del prodotto, la maniera in cui lo si produce. Il mercato sta cambiando appunto perché premia sempre di più le aziende che curano gli aspetti che non hanno a che fare con il profitto fine a se stesso, ma con un modello di impresa attenta al bene comune e al rispetto del Pianeta”.

Vi rimandiamo a questo link per un approfondimento sulla collaborazione tra Almacabio e la Federazione dell’Economia del Bene Comune, dove affronteremo le azioni messe in pratica dall’azienda in seguito alla stipula del Bilancio del Bene Comune.

Intervista: Daniel Tarozzi

Riprese e montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/03/io-faccio-cosi-203-almacabio-detergenti-ecologici-non-sono-moda/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni