Inquinamento, alzati i limiti delle sostanze pericolose

Nel Decreto Competitività previsti innalzamenti dei limiti per gli sversamenti delle sostanze inquinanti in mare e delle tolleranze di sostanze tossiche nei siti militari. Qual è il prezzo da pagare per tornare a essere competitivi? Ancora una volta le ragioni del profitto avranno la meglio su quelle della natura? Fra le pieghe del Decreto Competitività, nella sezione Ambiente protetto, spettante al dicastero retto da Gian Luca Galletti, si dà il via libera all’innalzamento dei limiti per gli sversamenti delle sostanze inquinanti in mare e delle tolleranze di sostanze tossiche nei siti militari. La denuncia parte dalle associazioni ambientaliste che sottolineano come, per risolvere l’oneroso problema delle bonifiche, i livelli di inquinamento siano stati equiparati a quelli delle aree industriali, quindi molto più alti rispetto ad aree verdi e residenziali. I valori dei cianuri potranno essere centuplicati (da 1 a 100 mg/kg), così come il benzopirene o la sommatoria dei composti policiclici aromatici (etilbenzene, stirene, toluene e xilene), lo stagno potrà avere una concentrazione nel suolo di 350 volte superiore rispetto alle vecchie tolleranze, mentre i fluoruri potranno essere rilasciati in quantità venti volte superiori, così come il benzene. Per Angelo Bonelli, co-portavoce dei Verdi, si tratta di “un evidente regalo al Ministero della Difesa, che in questo modo potrà evitare di intervenire sui numerosi siti di propria competenza”. Senza infrazioni ai nuovi limiti non ci saranno bonifiche, secondo la logica della polvere scopata sotto il tappeto. Cambiano anche le regole per gli impianti industriali di grandi dimensioni come acciaierie, centrali elettriche e a carbone, cementifici, raffinerie, stabilimenti chimici, rigassificatori e inceneritori: d’ora in poi più si produrrà e più alto sarà il quantitativo di reflui che si potranno scaricare in mare. Il profitto prima della salute, l’industria prima dell’ambiente. La sezione ambientale del Decreto Competitività è una beffa ad anni di conquiste nell’ambito della salute pubblica. Come se le pagine oscure di Taranto e Casale Monferrato non fossero mai state scritte. In poco più di un anno ben quattro decreti sulle bonifiche sono stati emanati da tre diversi governi. All’inizio del 2013, nelle ultime settimane del Governo Monti, il ministro Corrado Clini portò Siti di interesse nazionale (quelli maggiormente inquinati e pericolosi per la salute) da 57 a 39, affidandone 18 alla competenza delle Regioni. Il Decreto del Fare del Governo Letta previde che le bonifiche potessero essere compiute “ove economicamente possibile”. Con Destinazione Italia è stato previsto un condono, con contributi pubblici erogati anche per finanziare le bonifiche a carico dei responsabili dell’inquinamento. Nessuno dei tre decreti ha sortito gli effetti sperati, anzi, il margine di operatività è stato ridotto al minimo e il Decreto Competitività l’ammissione di una sconfitta per la collettività e una vittoria per le aziende coinvolte nella stagione dei veleni che possono assistere compiaciute alla progressiva riduzione della chiamata alle proprie responsabilità a opera della politica.top8-586x389

Fonte:  L’Espresso

© Foto Getty Images –

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UN ENTE UFFICIALE CONFERMA LA PERICOLOSITA’ DELLE SCIE CHIMICHE!!

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Chi di “noi” internauti non ha mai sentito parlare del fenomeno delle “scie chimiche”?

Pochi o nessuno, al di là che ognuno di noi lettori ci si creda o meno le voci che corrono nel web fra sostenitori della loro esistenza e non sono davvero moltissime e spesso e volentieri si può correre il rischio di perdersi nei meandri della rete cercando di sbrogliare la matassa fra voci, dicerie e fatti riscontrabili. Il 18 Aprile 2012 però accade un fatto di fondamentale importanza, è uscito un articolo ufficiale ed è la prima volta che, attraverso il Dottore e Professore Russel L.Blaylock, un ente ufficiale si pronuncia sulle attività chimiche e sulla Geoingegneria. Lui appartiene alla National Health Federation ed è uno stimato ricercatore e biologo nel campo delle neuroscienze. Nel suo articolo Blaylock scrive cito testualmente: “Io prego che i piloti che stanno spargendo queste sostanze pericolose comprendano appieno che stanno distruggendo la vita e la salute anche delle loro famiglie. Questo vale anche per i nostri funzionari e politici. Una volta in cui piante, suolo e le falde saranno fortemente contaminati, non ci sarà alcun modo per invertire il danno che è stato causato. Provvedimenti devono essere presi ora per evitare un imminente disastro alla salute, di enormi proporzioni, che potrà accadere, se queste attività non saranno fermate immediatamente. Altrimenti vedremo un aumento esplosivo, dai tassi senza precedenti, delle malattie neurodegenerative che si conclamano negli adulti e negli anziani, così come dei disturbi nello sviluppo neurologico nei nostri bambini. Stiamo già assistendo ad un drammatico aumento di disturbi neurologici e sta accadendo ai giovani come mai in passato. “ Nel suo articolo il Professore parla specificatamente delle particelle dei composti di alluminio di dimensioni nanometriche, affermando come sia dimostrato scientificamente che tali particelle siano infinitamente più reattive e che inducano ad intense infiammazioni in uno svariato numero di tessuti. Il professore prosegue affermando quanto queste nanoparticelle di alluminio stiano aumentando le malattie neurodegenerative del cervello, tra cui cita demenza di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la malattia di Lou Gehrig (S.L.A.) e di come queste malattie sia scientificamente correlate all’esposizione all’alluminio ambientale. “… Vari studi hanno dimostrato che queste particelle passano lungo le reti neuronali olfattive, che collegano direttamente la zona del cervello…”

Filmato tratto: attivo.tv

Fonte: http://noiegliextraterrestri.blogspot.it/2012/04/finalmente-un-ente-ufficiale-la.html#more

Tratto: http://pianetablunews.wordpress.com/

Immagine di Beppe Prandelli scattata a Brescia il 10.04.2014

Piccoli mostri nell’armadio: la chimica nei vestiti dei bimbi

Si intitola “Piccoli mostri nell’armadio” il rapporto che Greenpeace ha diffuso sull’utilizzo di sostanze chimiche per fabbricare abiti e scarpe per i bambini. Vi proponiamo una sintetica guida che vi spiega cosa sono e come agiscono queste sostanze.mostri

L’ultimo rapporto di Greenpeace Asia rivela la presenza di sostanze tossiche pericolose nei vestiti per bambini di 12 marchi globali della moda. Da quelli sportivi come Adidas a quelli di lusso come Burberry. Si intitola “piccoli mostri nell’armadio” e ha dato l’avvio ad una campagna che chiede ai marchi che ancora utilizzano sostanze pericolose di eliminarle per salvaguardare la salute dei più piccoli. Prosegue dunque la campagna “Detox” di Greenpeace che in questo ultimo anno ha unito milioni di persone in tutto il mondo nella certezza che i vestiti che indossiamo non debbano contenere sostanze tossiche o pericolose e che non debbano inquinare l’ambiente. La campagna ha indotto già grandi marchi come Zara, H&M e Valentino ad impegnarsi a ripulire i loro prodotti e la loro filiera, lavorando con i fornitori per essere sicuri che nessuna sostanza pericolosa venga usata per fabbricare i vestiti che indossiamo.

Clicca qui per leggere la guida alle sostanze tossiche nei vestiti.

Fonte. Il cambiamento

11. Illuminazione e sostenibilità

Le soluzioni illuminotecniche, i prodotti e gli impianti utilizzano materiali e consumano energia. Dato che entrambe le risorse sono limitate, è importante tenerne conto nella progettazione dell’illuminazione. Le considerazioni relative al ciclo di vita del prodotto ed alle sostanze pericolose sono obbligatorie nelle direttive comunitarie RAEE e RoHS e si applicano a tutte le soluzioni di illuminazione. Le considerazioni relative al ciclo di vita del prodotto aiutano a risparmiare e ad ottimizzare l’uso di materiali ed i processi produttivi.

Materie prime…

> L’illuminazione utilizza una grande varietà di materiali

> L’impoverimento delle risorse di materie prime è un fatto innegabile

> Il risparmio di materie prime deve essere una priorità

> L’impiego di materiali sostenibili è la chiave per il futuro

Lavorazione…

> Evitare o minimizzare l’uso di sostanze pericolose

> Progettare soluzioni con rifiuti minimi o prive di rifiuti

> Utilizzare componenti, prodotti e metodi di lavorazione sostenibili

> Minimizzare l’imballaggio ed il trasporto

> Risparmiare energia

> Conservare materie prime

> Ottimizzare la progettazione13

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Uso…

> Utilizzare il sistema in conformità al progetto

> Effettuare la manutenzione delle parti sostituibili

> Stabilire dei requisiti di manutenzione programmati

Termine del ciclo di vita…

> Considerare uno smaltimento privo di rifiuti

> Progettare il disassemblaggio ed il riciclo

Rifiuti elettrici

I rifiuti elettrici rappresentano la tipologia di rifiuti maggiormente in crescita. Gli equipaggiamenti di illuminazione rappresentano rifiuti elettrici e devono essere trattati nel rispetto della direttiva RAEE. È necessario ridurre al minimo i rifiuti prodotti al termine del ciclo di vita delle apparecchiature di illuminazione agendo per

> Progettare nuovi prodotti facilmente disassemblabili

> Raccogliere i prodotti al termine del ciclo di vita (obbiettivo: 85%)

> Praticare dei trattamenti

> Riutilizzare le parti riparabili

> Riciclare i materiali (obbiettivo: 90% delle parti raccolte)

La chiave per la sostenibilità è l’Ecodesign dei prodotti e dei sistemi.

Fonte: CELMA-ELC

Lo smog è cancerogeno e per l’OMS è l’aria esterna inquinata la causa delle malattie

Lo smog è cancerogeno e sebbene molti studi lo avessero già anticipato, arriva oggi la conferma dall’OMS che lo inserisce nella lista delle sostanze più pericolose9

Con un comunicato la IARC, International Agency for Research on Cancer dell’OMS, annuncia che sì è proprio come molti studi avevano anticipato: lo smog è cancerogeno inserendolo tra le sostanze pericolose di classe 1,la più elevata e pericolosa. La IARC spiega che proprio l’aria inquinata è l’elemento cancerogeno più diffuso come sottolinea Kurt Straif Direttore della Sezione Monografie IARC:

L’aria che respiriamo è inquinata da una miscela di sostanze che provocano il cancro. Ora sappiamo che l’inquinamento dell’aria esterna non è solo un importante rischio per la salute in generale, ma anche una causa ambientale di decessi per cancro.10

Il programma Monografie IARC , soprannominato l’enciclopedia degli agenti cancerogeni , fornisce un autorevole fonte di prove scientifiche sulle esposizioni a sostanze che provocano il cancro. In passato il Programma ha valutato molte singole sostanze chimiche e miscele specifiche verificando l’ inquinamento dell’aria all’aperto. Tra gli agenti inquinanti troviamo gli scarichi dei motori diesel, solventi, metalli e le polveri sottili. Ma questa è la prima volta che gli esperti hanno classificato l’aria esterna inquinata come causa del cancro.

Spiega Dr Dana Loomis Vice direttore della Sezione monografie:

Il nostro compito è stato quello di valutare nel complesso l’aria che si respira piuttosto che concentrarsi su specifici inquinanti atmosferici. I risultati degli studi esaminati sottolineano una stessa direzione: il rischio di sviluppare il cancro ai polmoni è significativamente aumentata nelle persone esposte all’aria inquinata.

L’ISPRA qualche giorno fa ha presentato IX Rapporto ISPRA sulla Qualità dell’Ambiente Urbano, dove è emerso che sebbene in generale si assista a un miglioramento della qualità dell’aria questa resta decisamente inquinata all’interno delle città. Il rapporto ha preso in analisi 60 comuni italiani per cui si continuano a registrare sforamenti dei valore limite di Pm10 e biossido di azoto nelle grandi città del centro-nord, in Campania e in Sicilia. L’ozono resta un elemento che causa inquinamento in maniera capillare in tutte le città. Le città più inquinate da Pm10 sono state nel 2010: Roma, Taranto, Milano, Napoli e Torino.

Fonte. ecoblog

Campania inquinata, De Biase: «Impresa proibitiva la bonifica»

L’ISS Istituto superiore di Sanità sta svolgendo nell’area ex Resit a Giugliano i campionamenti e test per stabilire l’inquinamento e se ortaggi e frutta sono pericolosi per la salute umana106418347-594x350

Immaginate un’are tra le più fertili d’Italia con di fronte il mare, bellissimo e pescoso e pieno di telline. Poi Immaginate che questa terra pari a 2600 campi di calcio, 220 ettari, sia stata inquinata in circa 40 anni ogni giorno, ogni anno. Ebbene in questa zona così ampia il terreno è talmente inquinato, che ha contaminato anche la falda acquifera. La gente intorno, intanto, si ammala sempre più di cancro ma le istituzioni rispondono che la causa va ricercata nei loro stili di vita. Eppure non siamo in un area fortemente industriale ma nella Campania felix con tanti campi intorno agricoli. A inquinare la camorra e le ecomafie che solidali hanno preso i veleni del Nord Italia, Acna di Cengio ad esempio, e dal Nord Europa e li hanno sversati nel ventre Meridionale. D’altronde Carmine Schiavone lo ha appena ricordato 20 giorni fa che nelle zone note a tutti ci sono i veleni. Quali sono? Area Asi verso Novambiente, San Giuseppiello e tra la Resit e Masseria del Pozzo. Scrivono gli esperti dell’ISS:

Alla luce dei dati disponibili ottenuti con le procedure analitiche selezionate si evince che al momento la presenza dei composti organici volatili, maggiormente rilevati nelle acque dei pozzi, non influenza le matrici ortofrutticole coltivate nell’area oggetto dello studio. Quanto detto lascia presupporre che non ci sia per i COV (sostanze volatili cancerogene) un passaggio diretto di contaminazione dalle acque alla pianta e di conseguenza alla parte edibile della pianta stessa. Questa spiegazione diventa necessaria dopo che comitati cittadini e associazioni e anche una testata on line Parallelo 41 hanno proposto a politici e amministratori un banchetto a base dei frutti e ortaggi della terra avvelenata il prossimo 2 novembre. Risponde perciò Mario De Biase commissario di Governo che dalle colonne de Il Mattino di oggi (pag. 53) dice:

Realisticamente la bonifica appare impossibile. Per legge bisognerebbe raccogliere tutti i materiali e rimuoverli e trasportarli altrove. Stesso discorso per le acque. Un impresa proibitiva. Ciò che invece è necessario fare è la messa in sicurezza per fermare l’avanzata di percolato e biogas. E in parallelo bisogna pensare a una massiccia riconversione “no food” sostituendo alberi da frutta con pioppi, boschi e essenze arboree. Immaginiamo che la bonifica sia proibitiva in termini economici proprio come ha sostenuto Carmine Schiavone?

Fonte:  Il Mattino 12 settembre 2013 pag. 53

 

Rifiuti industriali: alle porte di Torino la discarica che crea energia

In un quarto di secolo la discarica situata alle porte di Torino è diventata uno dei punti di riferimento nello smaltimento dei rifiuti industriali1623336601-586x346

La discarica di Barricalla, situata nell’area industriale di Collegno, alle porte di Torino, è attiva dal 1988 e in questi 25 anni è diventato un punto di riferimento, a livello comunitario, nel trattamento e nella gestione delle sostanze potenzialmente pericolose. Collocata in un’area che ospitava una cava di ghiaia, in un quarto di secolo la discarica non ha mai generato rischi ambientali ed ha, invece, saputo trasformare i rifiuti in una risorsa. Gestita dalla Barricalla Spa, nata nel 1984, con capitale misto pubblico (il 30% è di Finpiemonte) e privato (il 70% è equamente diviso fra Sereco Piemonte Spa e Ambienthesis). Principale discarica di rifiuti industriali, il sito di Barricalla accoglie fanghi da depurazione di acque, scorie dell’industria metallurgica, ceneri di abbattimento fumi, ma anche amianto, terreni da bonifiche e residui chimici e delle lavorazioni metalmeccaniche. Sono circa 130mila le tonnellate che, ogni anno, trovano collocazione nei quattro lotti del sito torinese che si sviluppa su di una superficie di 75mila metri quadri e un volume di 1,23 milioni di metri cubi. L’iter della collocazione avviene in tre fasi: 1) controllo preventivo, classificazione e omologazione dei rifiuti, 2) conferimento in area sicura per evitare contaminazione fra mezzi di trasporto e aree di stoccaggio, 3) riempimento dell’invaso a seconda della composizione chimica dei rifiuti. Grazie al coinvolgimento dell’Università e del Politecnico di Torino, ma anche di studiosi provenienti da tutto il mondo, la discarica di Barricalla è diventata una sorta di laboratorio ambientale. All’interno della discarica, sui due lotti di terreno esauriti, è stato costruito un parco fotovoltaico da 4.680 metri quadri che produce energia per la cittadinanza.

Fonte: Televideo

commento di 5 minuti per l’ambiente

Certamente una realtà interessante, soprattutto economicamente. Da 25 anni stanno buttando scorie di ogni genere e pericolose nel terreno, e questo viene dichiarato laboratorio ambientale…….Poi nei terreni esauriti ci costruiscono un parco fotovoltaico per pulirsi la coscienza!?!?!?Per sanare il terreno esaurito?!?!?Producendo energia per la cittadinanza, certo il percolato che si infiltra nel terreno da 25 anni svanisce con un impianto fotovoltaico che produce reddito alla Barricalla Spa, bel esempio di sanare il terreno….Complimentoni questo è il futuro che lasciate ai posteri….CHE AMAREZZA!!!!

Mario

Le ceneri del carbone di Civitavecchia nel cemento di Bassano Romano

Il cementificio di Bassano Romano accoglierà le ceneri della combustione del carbone provenienti dalla centrale Enel di Civitavecchia. Esse saranno usate al posto della sabbia per creare materiali edili cementizi. Le relazioni tecniche affermano che non ci sono rischi di alcun tipo per la salute e l’ambiente, ma persistono vari dubbi.cemento_tossico

Il cementificio di Bassano Romano potrebbe diventare un ricettacolo di ceneri e rifiuti tossici, provenienti da Roma e provincia.  Ceneri di carbone al posto della sabbia per fare il cemento. Rifiuti dichiarati ufficialmente non pericolosi, ma sui quali sono in molti a nutrire sospetti, che diventeranno materiale edile e finiranno nelle mura di scuole, abitazioni, uffici. Siamo a Bassano Romano, piccolo comune a metà strada fra il lago di Vico e quello di Bracciano. Il cementificio locale, di proprietà della Tuscia Prefabbricati srl, produce da anni materiali edili impastando la sabbia con pasta cementizia, come da buona tradizione. Qualcosa però sta per cambiare. Lo stabilimento ha infatti dato il via ad un progetto che gli consentirà di installare al proprio interno un impianto di recupero rifiuti per la produzione di conglomerati cementizi. Potrà così accogliere 150 tonnellate di ceneri al giorno provenienti dalla centrale Enel di Civitavecchia e di utilizzarle come materiale per la cementificazione. In pratica produrrà blocchi di cemento e mattoni contenenti le ceneri – pesanti e leggere – di combustione del carbone al posto della sabbia comunemente usata. Due problemi risolti in un colpo solo: per il cementificio vengono abbattuti i costi per le materie prime, visto che la sabbia ha un costo mentre le ceneri non lo hanno; per la centrale a carbone dell’Enel di Civitavecchia – già al centro di contestazioni per via delle emissioni inquinanti – si risolve l’annoso problema dello smaltimento dei rifiuti. Ogni giorno, per 250 giorni l’anno, 150 tonnellate di ceneri verranno caricate su almeno cinque camion che da Civitavecchia scenderanno lungo la costa fino a Furbara, per poi far rotta verso l’interno e, passando per Manziana e Oriolo Romano, giungere infine a Bassano. Tutti contenti dunque, al punto che la regione ha dato il proprio benestare senza neppure richiedere la classica valutazione di impatto ambientale (v.i.a.). In una relazione istruttoria ad opera del “Dipartimento Istituzionale e Territorio” pubblicata sul sito della Regione Lazio si accoglie la richiesta “assoggettabilità a v.i.a.” presentata dalla Tuscia Prefabbricati srl, fidandosi di uno studio preliminare ambientale e di una relazione tecnica presentati dalla società, che garantisce che non ci sono rischi per l’ambiente e che i rifiuti trattati sono di tipo “non pericoloso”. Dov’è il problema dunque? Perché angosciarsi? In realtà i problemi sono più d’uno. Partiamo dalle ceneri. In più punti della relazione istruttoria pubblicata dalla regione si assicura che le ceneri el carbone rientrano nella categoria dei rifiuti non pericolosi. Ma sulla questione i pareri tecnici sono perlomeno discordanti. Le ceneri da carbone sono identificate dal codice CER 100102 e classificate come rifiuto speciale non pericoloso in base al Decreto Ronchi che riporta in allegato il Catalogo Europeo dei Rifiuti. Inoltre il Decreto Ministeriale 05/02/98 indica la produzione di calcestruzzi e di manufatti prefabbricati in calcestruzzo fra i settori produttivi di riutilizzo delle ceneri. Alcuni studi però sembrano dimostrare che tali ceneri proprio innocue non siano. Il carbone infatti contiene sostanze molto nocive per l’uomo come l’arsenico, il mercurio, il selenio, e persino elementi radioattivi come l’uranio, il torio e i prodotti del loro decadimento, radio e radon. Secondo uno studio di qualche anno fa pubblicato dalla rivista Scientific American le ceneri rilasciate dalle centrali a carbone sarebbero persino più radioattive di quelle delle centrali nucleari:

“I rifiuti prodotti da impianti di carbone sono in realtà più radioattivi di quelli generati dai loro omologhi nucleari. Infatti le ceneri volatili emesse da una centrale elettrica – come conseguenza della combustione del carbone per produrre l’energia elettrica – generano nell’ambiente circostante radiazioni 100 volte superiori rispetto ad una centrale nucleare che produca la stessa quantità di energia. […] Quando il carbone è bruciato in ceneri volanti, uranio e torio sono concentrati fino a 10 volte i loro livelli originali”. Ma non sono solo le ceneri di carbone a preoccupare i bassanesi. All’interno della tabella in cui vengono riportati i tipi di rifiuti che verranno gestiti dall’impianto ci sono altre voci oltre a quelle relative alle ceneri di carbone pesanti e leggere. Si tratta di materiali dei quali non viene preventivamente indicato un quantitativo giornaliero e che, secondo la nota, verranno “utilizzati in sostituzione o in mix con il codice CER 100101 [le ceneri pesanti ndr] in modo tale da non modificare i quantitativi di rifiuti non pericolosi gestiti (150 t/die)”. Fra questi rifiuti compare anche il codice CER 190111, che sul rapporto – forse per motivi di sintesi – compare con la dicitura “ceneri pesanti e scorie”, ma che secondo la classificazione europea indica “ceneri pesanti e scorie contenenti sostanze pericolose”. Insomma, fra le righe sembra si voglia far intendere che nel cemento, di tanto in tanto, potrebbero finirci anche sostanze ufficialmente nocive. Il cementificio di Bassano Romano potrebbe così diventare un ricettacolo di ceneri e rifiuti tossici, provenienti da Roma e provincia. Che rischiano di contaminare le aree circostanti e inquinare il materiale prodotto, rendendolo potenzialmente nocivo. E il cemento, si sa, non è eterno e tende a degradarsi nell’arco di qualche decennio. Cosa accadrà in seguito alle sostanze utilizzate al suo interno? La storia di Bassano è comune a molti piccoli centri limitrofi alla capitale, che pagano dazio per la vicinanza con un mostro urbano capace di divorare ogni giorno enormi quantità di energia e di produrre quantitativi di rifiuti che non riesce in alcun modo a smaltire. Che dunque succhia energia dalle zone circostanti e vi getta i propri scarti. La sorte di Bassano Romano è la stessa di Cerveteri, dove è in costruzione una centrale a biogas, o di Albano, da tempo in lotta contro la costruzione di un inceneritore. Le amministrazioni locali non hanno generalmente la forza politica per opporsi a tali progetti, spinti dai colossi nazionali dell’energia e dei rifiuti, appoggiati dalla classe politica. Spesso sono costrette a piegare il capo e assistere al progressivo degrado del proprio territorio. Al tempo stesso sono sempre più numerosi i gruppi e comitati di cittadini che si oppongono a questo genere di opere, dai vari comitati “No inceneritori”, alle reti “No Coke”. Tutti in lotta per non vedere il proprio futuro, letteralmente, andare in cenere.

Fonte: il cambiamento

Le Energie del Futuro
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