Lo sfruttamento geotermoelettrico dell’Amiata

Cittadini, associazioni e comitati locali stanno portando avanti ormai da anni una battaglia, anche legale, contro la gestione ‘insostenibile’ della risorsa geotermica sul monte Amiata. C’è bisogno di sostegno, non soltanto a livello di informazione ma anche economico, spiega Alice Faccon, referente Amiata del WWF Toscana, che ci fornisce alcuni dati relativi agli impatti dell’attuale sfruttamento geotermico toscano.

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Assieme ai Comitati locali, siamo impegnati a portare avanti in Amiata, da anni ormai, una battaglia contro una gestione ‘insostenibile’ di una risorsa qual è quella geotermica, teoricamente iscritta tra le rinnovabili. Vi fornisco alcuni dati ed informazioni circa gli impatti dell’attuale sfruttamento geotermico toscano, con particolare riguardo all’Amiata. Qui il fluido geotermico si caratterizza per una più elevata compresenza di inquinanti quali CO2, metano, idrogeno solforato, mercurio, ammoniaca, acido borico, arsenico, radon. Non è quindi tutto vapore quello che fuoriesce dalle torri e dai camini delle centrali geotermoelettriche. ARPAT (Rapporto Finale 2006 “Monitoraggio delle aree geotermiche”) ha prodotto un utile raffronto tra i fattori di emissione delle centrali geotermoelettriche e quelli degli altri impianti di produzione di energia elettrica, a combustibili fossili (lignite, carbone da vapore, olio combustibile, gasolio, gas naturale) e che quindi non godono dei certificati verdi. Ha anche svolto un confronto tra i fattori di emissione della quasi totalità degli inquinanti misurati (CO2, metano, idrogeno solforato, mercurio, arsenico, ammoniaca, acido borico) delle tre aree geotermiche: Radicondoli-Travale, Larderello-Lago, e Amiata. Da quest’ultimo confronto è emerso che l’area dell’Amiata è caratterizzata dai fattori di emissione più elevati, ad esclusione dell’Arsenico (sia in forma gassosa che come sale disciolto) che presenta il massimo valore nell’area di Radicondoli –Travale. Sottolineiamo che l’Amiata a differenza delle altre due aree geotermiche si caratterizza per una maggiore presenza antropica, per le coltivazioni (castagneti, olivi, vigneti etc) e per il fatto che custodisce un acquifero definito ‘strategico’ con un bacino di utenza di circa 700000 persone. Dal confronto poi tra i fattori di emissione delle centrali geotermiche con quelli relativi agli altri impianti di produzione di energia elettrica (lignite, carbone da vapore, olio combustibile, gasolio, gas naturale) Arpat ha rilevato che:

– per quanto riguarda i fattori di emissione delle Sostanze Climalteranti: la CO2 emessa dalle centrali geotermoeletriche dell’Amiata risulta essere quasi il doppio rispetto a quella emessa dalle centrali a turbogas alimentate a gas naturale in configurazione a ciclo combinato (con un FE espresso in CO2 eq. pari a 637,8 Kg/MWhe dell’Amiata contro 341,3 Kg/MWhe delle turbogas e contro 343,6 Kg/MWhe del parco geotermico ).

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Addirittura le centrali termoelettriche alimentate a gasolio possiedono un fattore di emissione espresso in CO2 eq., pari a 674,6Kg/MWhe che risulta essere di poco superiore a quello che contraddistingue le geotermoelettriche dell’Amiata (il cui fattore di emissione espresso in CO2 eq. è pari a 637,8 Kg/MWhe). Per quanto riguarda il metano le emissioni di tutte le centrali geotermoelettriche della Toscana ed in particolare dell’Amiata hanno fattori di emissione notevolmente superiori rispetto a quelli di tutte le altre centrali termoelettriche prese a raffronto nella tabella di ARPAT a pag. 63 (lignite,carbone da vapore,olio combustibile,gasolio, etc) . È ipotizzabile che la CE abbia escluso gli impianti di coltivazione dei fluidi geotermici dall’ambito di applicazione delle norme concernenti la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra rifacendosi forse a campi geotermici infinitamente meno inquinanti, come quelli islandesi. – dal quadro degli altri inquinanti, emerge poi (pag 16-17 del Rapporto Finale 2006 ARPAT):

Arsenico. Le centrali geotermoelettriche possiedono un’emissione specifica superiore alle turbogas, sia in configurazione a ciclo semplice che combinato, che hanno fattori di emissione trascurabili.

Mercurio. Le centrali geotermoelettriche possiedono un’emissione specifica superiore a quella degli impianti termoelettrici, emissione che resta maggiore anche con l’esercizio degli AMIS (acronimo per abbattitore mercurio e idrogeno solforato).

Acido Solfidrico e Acido Borico. Sono una caratteristica peculiare delle centrali geotermoelettriche. Le centrali termoelettriche non hanno emissioni specifiche o, comunque, sono trascurabili.

Ammoniaca. L’emissione specifica delle centrali geotermoelettriche è notevolmente maggiore rispetto alle termoelettriche (che presentano un rapporto 1/100 o minore).

Nelle centrali geotermoelettriche l’emissione è dovuta alla presenza della sostanza nello stesso fluido geotermico, mentre in quelle termoelettriche l’emissione è la conseguenza dell’impiego di sistemi di abbattimento degli ossidi di azoto… Inoltre è importante ricordare che la Deliberazione G.R. n. 344/2010 che contiene “Criteri direttivi per il contenimento delle emissioni in atmosfera delle centrali geotermoelettriche”, mette in evidenza che acido solfidrico e ammoniaca sono dei precursori del PM10 secondario. Inoltre, sempre per quanto riguarda l’ammoniaca, il provvedimento sottolinea che lo sfruttamento geotermoelettrico rappresenta per importanza la seconda sorgente regionale di emissione, il cui contributo si attesta dal 30 al 40% del totale delle emissioni di questo inquinante in Toscana.

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Lo sfruttamento geotermico incide anche sulla risorsa idrica potabile

In Amiata, lo ripetiamo è in gioco una falda idropotabile strategica, con un bacino di utenza di ben 700 mila abitanti. Il problema dell’impatto dello sfruttamento geotermico sulla falda idrica potabile dell’Amiata investe infatti due ordini di fenomeni:

a) il depauperamento della falda;

b) l’inquinamento da arsenico.

A tutt’oggi manca ancora un bilancio dell’acquifero amiatino che tenga conto tra i parametri in uscita, come deciso dai tecnici del Gruppo di Lavoro per il Bilancio dell’Acquifero del Monte Amiata, anche del vapore estratto per fini geotermoelettrici. Inoltre, la rilevazione piezometrica di Poggio Trauzzolo condotta dalla RegioneToscana nel corso del 2010 aveva messo in evidenza: 1) la discordanza tra i dati Enel e la situazione reale della falda idropotabile; 2) la necessita di compiere ulteriori e più approfondite indagini dirette. Oggi il monitoraggio costante condotto attraverso questa postazione piezometrica sta registrando un progressivo ed inesorabile abbassamento del livello di falda. Nelle conclusioni della Relazione finale, Dicembre 2011 “Adattamento e implementazione del modello idrologico MOBIDIC per il bilancio dei bacini idrografici e dell’acquifero del Monte Amiata”, gli estensori sostengono che la variabilità climatica possa non essere l’unico fattore di controllo delle oscillazioni nelle portate misurata alle sorgenti principali, in particolare quelle di Santa Fiora, ma ritengono che “possa potenzialmente giocare un ruolo anche una fluttuazione della pressione inferiore, attualmente non quantificabile…”. Questa fluttuazione della pressione inferiore non è attribuibile altro che al prelievo dei fluidi nel sottostante (rispetto a quella idropotabile) serbatoio geotermico. Tuttavia, nel 2011 è stato dato parere favorevole al “Piano di riassetto area geotermica di Piancastagnaio” che consente ad Enel l’abbandono della coltivazione del 1° serbatoio non più produttivo e il passaggio alle nuove estrazioni di vapore dal 2° serbatoio geotermico più profondo. È stato dato parere favorevole alla V.I.A. di Piancastagnaio senza che Enel sia riuscita a produrre agli Uffici della Regione Toscana. Un modello concettuale di tutto il sistema idrogeologico (serbatoi geotermici, acquiferi e aree di ricarica). L’Autorità di Bacino del Fiume Tevere nella lettera che accompagna il “Contributo istruttorio sulle integrazioni Enel, relativamente alla tutela della falda strategica del Monte Amiata” scrive che la documentazione prodotta da Enel ad integrazione dello Studio di Valutazione di Impatto Ambientale per il “Piano di riassetto area geotermica di Piancastagnaio” :….non permette di escludere impatti dello sfruttamento geotermico sulla risorsa idrica dell’acquifero strategico del Monte Amiata. Si rileva l’assenza di un modello concettuale di tutto il sistema idrogeologico…”.

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Questo tra l’altro significa che non vi potrà essere un uso sostenibile della risorsa geotermica! La Dott.ssa Manzella e il dott. Ungarelli, (rispettivamente geofisica e fisico del Centro Nazionale Ricerche) in un recentissimo libro dal titolo “La geotermia” edito da Il Mulino scrivono: “Lo studio della ricarica,sia essa naturale o artificiale, permette infatti di stabilire con quale ritmo vanno estratti i fluidi dal serbatoio senza rischiare di esaurire la risorsa”. Nel settembre 2012 inoltre la Commissione VIA della Regione Toscana ha dato parere favorevole anche al progetto “Costruzione ed esercizio centrale geotermoelettrica Bagnore 4” che con i suoi 40MW sarà la più grossa centrale dell’Amiata, nella Concessione denominata Bagnore, sul versante grossetano. Quest’impianto è stato progettato da Enel Green Power all’interno del Sic /ZPS e Sir Monte Labbro Alta Valle dell’Albegna, con habitat e specie di interesse prioritario. La Regione Toscana non ha espresso nessuna valutazione sullo Studio di Incidenza sulla Rete Natura presentato dal proponente Enel GP. Quest’impianto sarà connesso ad una già esistente Centrale da 20MW denominata Bagnore3, mai sottoposta a Valutazione di Impatto Ambientale né a Valutazione di Incidenza Ecologica, valutazioni che il D.lgs 11 febbraio 2010 n.22, “Riassetto della normativa in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche”, legge-provvedimento, pospone, addirittura al 2024! La tecnologia di questo impianto nonostante alcuni rabberciamenti e la grande propaganda di Enel GP è una riproposta della stessa obsoleta tecnologia degli attuali impianti geotermoelettrici di Enel GP. Basti dire che Bagnore 4 non raggiungerà né per ammoniaca né per mercurio i valori obiettivo dettati dalla deliberazione n. 344/2010, e che il valore obiettivo è stringente per quanto riguarda le emissioni di ammoniaca. Nel mondo, tuttavia, esistono ben altri esempi di centrali geotermoelettriche: vedi la Centrale di Mahiao nelle Filippine, impianto da 125 MW dalla quale non fuoriesce un bel niente! Ma su tutto questo e sulle nostre domande al riguardo alla Regione Toscana e ad Enel GP in occasione del Contraddittorio del 18 luglio 2012 non è stata data alcuna risposta. Per quanto concerne la tutela dell’acquifero dell’Amiata, come WWF abbiamo segnalato che i piezometri regionali per il rilevamento dei livelli freatimetrici sono in caduta libera, stanno registrando una allarmante, progressiva ed inesorabile perdita dell’acquifero. Ultimo, ma non ultimo. L’allegato 6 dello studio epidemiologico condotto sulle popolazioni delle aree geotermiche da ARS Toscana, sviluppa la correlazione tra inquinanti nelle diverse matrici ambientali e ricadute sulla salute degli abitanti: “Risultati statisticamente significativi delle analisi di correlazione geografica tra dati ambientali e dati sanitari. Analisi dei ricoverati e analisi della mortalità”.

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Dato che tutti gli inquinanti presi a riferimento (acido solfidrico, mercurio,arsenico,boro, antimonio) sono proprio quelli emessi anche dalle coltivazioni geotermiche (e come abbiamo visto in maniera rilevante) come si può pensare di aumentarne ulteriormente la presenza in un territorio in cui le percentuali di rischio e gli eccessi di mortalità, come evidenziato dallo stesso studio epidemiologico, sono già così elevati? Se è vero che non è solo lo sfruttamento geotermico l’unico responsabile della presenza di tali inquinanti (vedi pregressa attività mineraria) è pur vero quanto scrive ARPAT: “La messa in produzione di un campo geotermico per usi energetici, o plurimi diversi, accelera il trasporto verso la superficie dei fluidi, con emissione in atmosfera di flussi di massa delle sostanze contenute enormemente superiori a quelli associati alle manifestazioni naturali. Nei fluidi geotermici sono contenute alcune sostanze e composti con rilevanza tossicologica”. ( tratto da“Monitoraggio dell’impatto ambientale della produzione geotermica” a cura dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana –Firenze, 11 ottobre 2006). Per tutto questo WWF Italia, Italia Nostra, Forum Ambientalista e Comitati locali hanno deciso di impugnare prima la pronuncia di compatibilità ambientale della centrale Bagnore 4 e ora ci apprestiamo a fare lo stesso per il provvedimento di Autorizzazione Unica della Centrale Bagnore 4 emesso il 21 dicembre 2012. Per queste azioni c’è bisogno del coinvolgimento di tutti, l’acqua dell’Amiata arriva a Grosseto fino a Follonica, a Siena e provincia e fino nel viterbese. È una questione che ci interessa tutti, non solo i cittadini dell’Amiata.

Alice Faccon, Referente Amiata WWF Toscana

Fonte: il cambiamento

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