Gli italiani e il senso civico, ecco i dati del sondaggio Ipsos-Comieco

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Gli affetti si confermano al primo posto nelle priorità, seguiti da aspetti legati alla qualità della vita e dai valori e dall’impegno individuale. La raccolta differenziata secondo l’86% degli italiani rappresenta una delle pratiche più semplici per contribuire al benessere della collettività.

Gli affetti si confermano anche quest’anno al primo posto nelle priorità degli Italiani, seguiti da aspetti legati alla qualità della vita (salute, sicurezza per il futuro, ecc) e dai valori e dall’impegno individuale. Continua quindi il ripiegamento su se stessi in atto dal 2004, con un indice di fiducia verso gli altri che si attesta oggi al 37%. Per circa il 60% degli intervistati, è proprio in famiglia che si forma la nostra propensione al senso civico; non è tuttavia da sottovalutare il ruolo della scuola, ritenuta dal 58% degli Italiani il soggetto più idoneo a stimolare il civismo nelle giovani generazioni. Rispetto ai valori che stanno alla base del senso civico, gli Italiani sono stati classificati in 5 “tribù di civicness” dai più individualisti a quelli più votati alla collettività. In base a questa classificazione gli italiani si confermano sempre più ‘Latini’, caratterizzati cioè da grande individualismo e da grande senso di appartenenza territoriale: in questa tribù si riconosce 1 italiano su 2. Sono sempre meno, invece, i “Samurai(3%), coloro che credono maggiormente nel valore delle istituzioni, e gli “Eschimesi” (10%), fortemente legati ai valori collettivi. Ma di fronte a momenti di difficoltà e situazioni di emergenze, rispetto e senso civico tornano ad essere i valori più sentiti indipendentemente dalla tribù di provenienza. Lo ha dimostrato ancora una volta la reazione dei cittadini delle zone colpite dal sisma del centro Italia del 2016 che, per il 91% degli intervistati ha saputo alzarsi e reagire meglio rispetto a quanto successo per altri eventi catastrofici. Questa grande emergenza è riuscita a smuovere la collettività e risvegliare in tutti la solidarietà: 9 italiani su 10 hanno riscontrato un grande impegno da parte dei cittadini negli aiuti concreti per i terremotati. Altrettanto positivamente è stata giudicata l’iniziativa di Comieco che, a settembre 2016, ha fatto un appello e coinvolto i cittadini in una speciale raccolta differenziata di carta e cartone a sostegno delle zone colpite dal terremoto a seguito della quali il Consorzio ha potuto donare oltre 255 mila euro ai sindaci dei comuni coinvolti dal sisma.   Anche in questa modalità, dunque, la raccolta differenziata si è confermata uno dei più importanti indicatori di senso civico e rientra in quell’attenzione ai temi ambientali e alla sostenibilità che è sempre più in crescita e ad oggi si attesta sul 94%.  La raccolta differenziata è senza dubbio un gesto semplice ed è entrato ormai nel nostro quotidiano: secondo l’86% degli italiani rappresenta una delle pratiche più semplici e immediate per contribuire al benessere della collettività e non solo un modo per smaltire i rifiuti.

Fonte: ecodallecitta.it

 

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Pedonalizzare le città nelle ore di punta? Per Isfort favorevole il 59% dei cittadini

Secondo l’ultimo sondaggio Audimob realizzato dall’Istituto ISFORT, il 59% dei cittadini residenti in Comuni con più di 250.000 abitanti sarebbe favorevole a bloccare il traffico privato in città nelle ore di punta. E’ quanto si legge nell’ultima analisi sulla mobilità dedicata al confronto tra Roma e le altre città376303

L’ultimo sondaggio Isfort è dedicato a Roma –“MA‘NDOVAI…” Romani in movimento tra crisi economica e modelli alternativi – ma il dato che più salta all’occhio è nazionale. Il 59% degli intervistati da Isfort, cittadini residenti in comuni con più di 250.000 abitanti, sarebbe favorevole a una pedonalizzazione dell’intera città nelle ore di punta. Questo il testo della domanda: “Se, per favorire il trasporto pubblico, venisse proposto un referendum per vietare l’utilizzo dell’automobile durante le ore di punta,(es. dalle 8.00 alle 10.00 e dalle 17.00 alle 19.00), Lei sarebbe favorevole o contrario a questo divieto?”. Favorevole il 59%, contrario il 41%. Sarebbe d’accordo anche la maggior parte dei Romani, con una percentuale leggermente più bassa (54,1% sì, 45,9% no). Un risultato a dir poco sorprendente, vista la scarsa propensione degli Italiani ad abbandonare l’automobile come documentato costantemente nel corso degli anni dallo stesso Isfort. Nonostante la crisi economica e il caro carburante, lo sharing modale continua a premiare l’auto, sia a Roma che nelle altre città. (A scanso di equivoci: il numero di spostamenti in auto è in calo, come testimoniato anche dai continui crolli nel consumo di petrolio per autotrazione denunciati dall’Unione Petrolifera. Ma lo è perché sono calati tutti gli spostamenti, indipendentemente dal mezzo usato. E fra questi – auto, mezzi pubblici, bici/piedi, moto – lauto guadagna punti. Nel 2007 i Romani che sceglievano l’auto come mezzo abituale per i propri spostamenti erano il 50,7% del totale. Nel 2012 la percentuale è salita di qualche punto, arrivando al 52,8%. Tendenza in crescita anche a livello nazionale: nel 2007 l’auto era la scelta numero uno per il 39,1% dei cittadini – parliamo sempre di comuni con più di 250.000 abitanti. Cinque anni dopo la quota saliva al 43,5%. Curioso, che lo stesso campione di intervistati favorevole alla pedonalizzazione delle ore di punta sia poi così restio ad abbandonare l’auto. E in particolare a Roma. “Risulta evidente che la scelta modale prediletta per gli spostamenti quotidiani è il mezzo privato – commenta l’Osservatorio – , una preferenza che aumenta in funzione della maggiore estensione del territorio urbano. Infatti a Roma l’uso, dell’auto privata presenta un dato mediamente superiore tra 10 e 15 punti percentuali rispetto ai maggiori capoluoghi italiani”. Effettivamente nella giornata tipo di un Romano ci sono in media 33 km di spostamenti – contro i 28 nazionali – e un’ora e venti minuti impiegati – o incastrati – negli spostamenti, venti minuti in più della media urbana nazionale. Una condizione che secondo l’osservatorio non incentiva l’uso della bicicletta, né tantomeno quello dei propri piedi. Secondo Isfort, la quota di cittadini romani disposti a fare a meno del motore nel 2007 era il 20,8%. Nel 2012 si sarebbero ridotti al 15,8%. Dati più bassi che nelle altre città, dove la media oscillerebbe fra il 33,6% del 2007 e il 29,4% del 2012. Dati che, anche nella loro versione “di magra” appaiono comunque decisamente – sospettosamente – alti: in linea con Copenhagen, per capirci. (Vedi qui). In ogni caso, più della bicicletta italiani e romani in alternativa all’auto scelgono il mezzo pubblico. A Roma la percentuale di cittadini che l’hanno eletto come mezzo di spostamento principale è cresciuta dal 18,9% al 25,9%. (I “punti” non sembrano però essere stati erosi all’auto quanto piuttosto alle bici, come appena visto, e a moto e motorini, addirittura dimezzati: dal 9,6 al 5,5%). L’uso dei mezzi sarebbe in crescita anche nelle altre città italiane, dove la media negli ultimi cinque anni è passata dal 19,7 al 22,7%. “È quindi un buon momento per proporre ai cittadini un cambio modale verso il trasporto pubblico locale – conclude Isfort – ma questo presuppone che il servizio sia accessibile, confortevole, rapido, dotato di tutte quelle prerogative tipiche di un’offerta efficiente, opzioni fondamentali per incoraggiare il passaggio verso una mobilità più sostenibile”.

Scarica il rapporto ISFORT in allegato. Nota metodologica: sondaggio realizzato con metodo CATI su un campione annuo medio di 740 intervistati, individuato sulla base dell’assunto per cui l’errore statistico stimato con un livello di confidenza del 95% e sulla base delle consuete ipotesi di normalità, ai attesterebbe attorno al 3,5% secondo l’Istituto.

 

Romani in movimento [0,61 MB]

Fonte: ecodallecittà