Case-igloo con gli pneumatici: la soluzione eco-friendly e antisismica

Alexandra Posada ha utilizzato 9000 pneumatici usati per edificare la sua abitazione ad igloo a Choachi, in Colombia. Alexandra Posada ha deciso di costruirsi una casa che più “green” non si può: niente mattoni, ma pneumatici riciclati, terra e ferro per lo scheletro. Gli edifici costruiti da Alexandra aChoachi, nella regione di Cundinamarca, non lontano da Bogotà si presentano come degli enormi igloo e grazie ai loro “mattoni” di gomma mantengono l’elasticità necessaria a far fronte ai numerosi terremoti che caratterizzano il Paese. Queste architetture postmoderne sostituiscono i mattoni con gli pneumatici: a completare la struttura ci sono anche le sbarre di ferro e anche il tetto viene realizzato con pneumatici opportunamente aperti e “allungati”. Tutta la struttura, insomma, è pensata per assorbire al meglio le vibrazioni delle scosse telluriche.

 

Case-igloo con pneumatici riciclati

COLOMBIA-ENVIRONMENT-RECYCLING-ARCHITECTURE-TIRES

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L’idea di Alexandra potrebbe trovare una sponda importante nell’amministrazione colombiana visto che ogni anno 5,3 milioni di copertoni, per un totale di 100mila tonnellate inquinanti di gomma, devono essere smaltiti, procurando gravi problemi logistici ed ecologici. Molto spesso si sceglie di bruciare gli pneumatici e dalla combustione vengono liberati fumi velenosi dannosi per la salute dei residenti.

Gli pneumatici sono un grande problema se non si cerca di riciclarli trovando nuove soluzioni,

sottolinea Francisco Gomez, portavoce del Ministero dell’ambiente colombiano. Per realizzare gli edifici di Choachi, Alexandra ha utilizzato 9000 copertoni, ma la sua invenzione potrebbe essere proposta su scala più ampia dando un importante contributo sia dal punto di vista ecologico e del riciclo che sotto il profilo della sicurezza nell’ambiente domestico. E se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, la fotogallery e il video in apertura dimostrano che gli igloo non hanno nulla da invidiare alle più disinvolte architetture post-moderne.

 

fonte: ecoblog,it

 

© Foto Getty Images

Pulire gli Oceani dalla Plastica, la soluzione da uno studente di 19 anni

Gli Oceani sono invasi dalla plastica, ma un giovane studente olandese di 19 anni ha progettato una soluzione e dimostrato la sua fattibilità

Uno studente olandese di 19 anni ha progettato un gigantesco imbuto per catturare la plastica che galleggia negli Oceani. Oramai The Garbage State Patch, così sono chiamati gli agglomerati di plastica che si trovano negli Oceani, in più di un caso hanno assunto le vere e proprie dimensioni di isolotti, tanto da guadagnarsi sia il riconoscimento in vero e proprio Stato, sia la nascita di un Ambasciata a Roma. Boyan Slat durante una vacanza in Grecia a 16 anni ha realizzato quanto immenso fosse il problema dei rifiuti di plastica nel ma solo dopo una vacanza alle Azzorre ha deciso di progettare una soluzione: un grosso imbuto che seguendo le correnti marine raccoglie i rifiuti.garbage

All’inizio aveva progettato un grosso rastrello che trainato da due navi avrebbe raccolto i rifiuti, ma era troppo dispendioso e inquinante e dunque Boyan ha abbandonato questa idea. All’inizio dell’estate 2012, il ragazzo ha avuto l’idea di costruire una macchina che assomiglia a un grande imbuto. Questo strumento sarebbe da utilizzare seguendo le correnti dei fondali, il che eviterebbe un dispendio energetico costoso e inquinante:

Invece dare la caccia ai rifiuti sprecando energia è sufficiente attendere che i rifiuti in plastica arrivino da noi.

Il sistema è piuttosto semplice, ma si doveva avere l’idea. Un gruppo di tubi e boe si estende per 100 chilometri sotto il quale sono attaccati pannelli di tre metri che vanno a bloccare i rifiuti. Flora e fauna marina non corrono nessun rischio poiché Boyan ha pensato a tutto e soprattutto all’ecosistema marino. Gli schermi sono di tre metri e abbastanza grandi da bloccare i rifiuti e non influire sugli ecosistemi. Dopo più di sei mesi di prove e riflessioni, il giovane Boyan ha presentato il suo progetto a The Cleanup Ocean per l’organizzazione TedXDelft. Nello stesso anno l concept è stato assegnato il premio “Migliore strumento Design” presso l’Università di Delft (Paesi Bassi). Nel frattempo Boyan è stato riconosciuto dalla Intel come uno dei venti più promettenti giovani imprenditori nel mondo. Martedì scorso, ha presentato il suo progetto a New York riassunto in 530 pagine per promuovere la sua nuova campagna di raccolta fondi. Per svolgere la sua ricerca, Boyan ha lanciato una prima campagna di crowdfunding raccogliendo più di 327.000 euro. Secondo esperimenti condotti il metodo potrebbe liberare l’ Oceano Pacifico della metà dei rifiuti in meno di 10 anni.

Dopo aver dimostrato la validità e la rilevanza del progetto, Boyan vuole andare oltre, infatti dice:

Questo metodo dimostra che gli oceani puliti non sono una cosa impossibile.

Attraverso la Fondazione The Cleanup Ocean è alla ricerca di due milioni di dollari. Sul sito web della campagna, le donazioni sono trasformate in “chili di rifiuti” rimossi.

Fonte:  Le Figaro

Foto | The Ocean Clean Up

Troppe uova in Francia, crollano i prezzi e 100 mila vanno al macero ogni giorno

Troppe uova in Francia, almeno il 10% in più delle necessità dei consumatori e i prezzi crollano.175747746-594x350

Dall’inizio di agosto ogni giorno sono andate distrutte 100 mila uova a notte ma l’Europa ha deciso di non intervenire. Il punto è che lo scorso anno i produttori della Bretagna vivevano una situazione inversa, ossia le uova ebbero un impennata dei prezzi a causa della siccità del 2012. Ma i consumatori non ebbero modo di accorgersene essendo i prezzi fissati per contratto di anno in anno. Dopo la siccità i pollicoltori francesi hanno affrontato l’adeguamento delle gabbie e degli allevamenti a terra sostenendo investimenti. L’allargamento delle gabbie e delle aree di produzione e l’abbassamento della mortalità delle galline ovaiole ha portato a una superproduzione di uova ma il mercato non le ha assorbite e ecco fatta, letteralmente, la frittata con 100 mila uova mandate al macero ogni giorno. Proprio ieri a Rennes si è tenuto l’incontro tra Le Foll ministro per l’Agricoltura e i rappresentanti dei pollicoltori che hanno però dato un ultimatum al Governo di 15 giorni affinché trovi una soluzione per far rialzare i prezzi delle uova o per trovare fondi per eventuali indennizzi,altrimenti riprenderanno a distruggere le uova. Il ministro ha comunque proposto di portare le uova in eccedenza al Banco alimentare e a fare donazioni piuttosto che distruggerle o di usarle per mangimi animali.

I sindacati dicono:

Dobbiamo affrontare il problema alla radice e affrontare la vera causa: la sovrapproduzione dovuta alla deregolamentazione Per questa produzione, come quella di altri prodotti agricoli, la necessità di una regolamentazione è fondamentale per mantenere una agricoltura affidabile e produttiva ancorché gratificante.La riforma della Politica Agricola Comune 2015 fornisce una soluzione di questo tipo, e questo è ciò che il Ministro dell’agricoltura deve affrontare se vuole veramente fare una risposta la disperazione dei produttori di uova.

Fonte: Europe1, Le Figaro