Casa Giglio: a Torino il social housing che sostiene le famiglie nella cura dei bimbi

A Torino una social housing permette di ospitare undici nuclei familiari a rischio povertà con bambini ospedalizzati per il tempo necessario alle cure, fino alle dimissioni. Da diciassette anni l’associazione Casa Giglio accoglie gratuitamente chi ne ha bisogno e crea cultura della solidarietà con creatività e umanità, per amore e amicizia.

Da diciassette anni i nove soci del progetto Casa Giglio ospitano gratuitamente famiglie a rischio povertà con bambini ricoverati nei reparti dell’Ospedale Infantile Regina Margherita. Segnalate dagli assistenti sociali e dai mediatori culturali, queste famiglie rischierebbero di non riuscire a stare vicino ai propri figli per tutto il tempo necessario delle cure.
In questi anni l’associazione ha ospitato centinaia di famiglie, supportandole ed accompagnandole fino alle dimissioni dei bimbi dall’Ospedale.

Ma ora c’è di più. Giglio Onlus è riuscita a ristrutturare e ad aprire una casa comunitaria per undici nuclei familiari: camere da letto con bagno privato e molti spazi in comune per creare un ambiente di sostegno sereno e familiare. Un social housing nel quale si condivide cucina, lavanderia, sala da pranzo e un ambiente polivalente aperto al pubblico per spettacoli ed eventi funzionali a creare momenti di allegria e a raccogliere fondi per il progetto.

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«Diciassette anni fa, per coprire le spese delle prime famiglie, organizzammo una tournée di teatro a cui partecipammo anche noi soci. L’attività teatrale serviva, e tutt’ora serve, a far conoscere il progetto e a raccogliere donazioni. Tra di noi ci sono attori, un fonico e degli amici che di volta in volta fanno dei ruoli nelle commedie. Tutti volontari poiché ognuno di noi ha un lavoro. Nella nostra associazione non manca il divertimento, se no sarebbe impossibile affrontare le difficoltà e la fatica» ci racconta una delle socie, Pinuccia Sgambellone.

«Siamo tutti più o meno della stessa età, verso la pensione, ogni anno ci diamo ruoli diversi: un socio può fare un anno il presidente e l’anno dopo il corriere. Ci divertiamo, riceviamo molte soddisfazione e viviamo intense relazioni di amicizia».
Per sostenere il progetto l’associazione crea moltissime occasioni di incontro e divertimento oltre al teatro: mostre, aperitivi, cene, danze, cacce al tesoro ed escursioni.

Il 21 Settembre, dalle 17.00 alle 19.00, ci sarà l’opportunità di conoscere la realtà e vedere la casa durante l’evento di presentazione dei corsi che partiranno per la stagione 2019/2020. Il cartellone di eventi si chiamerà “Un anno insieme“. Verranno ospitati corsi di Playback Theatre per mamme e ragazzi, corsi di pittura per famiglie, meditazioni, yoga, esposizioni d’arte e psicomotricità.

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«Cerchiamo di proporre attività di ogni genere. Altre associazioni organizzano serate apposite per raccogliere fondi per il nostro progetto, come ne sono esempio le due associazioni di ballo Luce d’Oriente e I Tangolosi che da sempre ci supportano. Altre associazioni filantropiche come il Rotary Club e Amitie Sans Frontieres ci sostengono economicamente».
La ristrutturazione della casa di 800 metri quadrati in Via Cappel Verde è stata possibile grazie al contributo della Compagnia San Paolo e della Fondazione CRT.

Ma la struttura costa migliaia di euro al mese e sembra che non si riesca a “competere” con le grandi organizzazioni benefiche che, seppur facendo opere importanti, spendono il 70% delle donazioni in pubblicità.
«Siamo in tanti, tante associazioni di volontariato e questo è un bene ma le realtà più piccole fanno fatica ad avere offerte continuative e a far fronte agli imprevisti. Noi utilizziamo l’intero ricavato per le famiglie».

Eppure partecipare e sostenere, anche con il 5×1000, un progetto di piccole dimensioni e locale ha i suoi vantaggi. Una realtà piccola può essere più creativa, elastica, può insegnare ai più giovani il mondo del volontariato così come può fornire esperienze utili e appaganti. Si partecipa alla vita di altre persone e si creano relazioni profonde e genuine.

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Le famiglie, oltre all’ospitalità gratuita, ricevono un supporto psicologico adeguato e un’affiancamento nei percorsi di orientamento. Inoltre, il progetto prevede la partecipazione di una comunità più ampia e scambi con tutto il quartiere. Creare relazioni familiari concorre alla cura dei piccoli pazienti perché alleggerisce le tensioni a cui le famiglie vanno incontro. Ma a beneficiarne è anche il territorio circostante che avrà l’opportunità di costruire un “luogo” più a misura d’uomo e di famiglia. Infatti, il vicinato diventa sempre più interattivo e può usufruire della rete umana e dei servizi che si vengono ad intrecciare attorno a chi dona e/o riceve supporto e umanità. Man mano che si costruisce lo spazio di solidarietà, professionalità, ascolto e creatività questo espande anche i suoi confini.

Foto copertina
Didascalia: Passeggiata
Autore: Pixabay
Licenza: CCO Creative Commons

Fonte: piemonte.checambia.org

Social housing, nascono nuove forme di abitare

Dai condomini solidali agli alberghi sociali. Si stanno diffondendo negli ultimi anni anche in Italia nuove politiche abitative fondate sui rapporti di collaborazione e buon vicinato: il cosiddetto Social housing. Ce ne parla in questo articolo Alessia Canzian che per due anni ha vissuto come coabitante solidale a Torino. In Italia il diritto alla casa non è sancito dalla legge; nella Costituzione si sancisce il diritto alla proprietà privata della casa, viceversa nell’Unione Europea il diritto alla casa è un diritto opponibile, pertanto, nel 2006, la Regione Piemonte ha cambiato il suo statuto per allinearlo alle linee europee, inserendo tra i diritti dei cittadini piemontesi il diritto alla casa. Nello Statuto della Regione Piemonte l’Articolo 10 sancisce il Diritto all’abitazione e tutela del consumatore, inoltre al comma 1 specifica: “La Regione riconosce e promuove il diritto all’abitazione”.

Al di là della normativa, il problema risulta molto più concreto dato che disuguaglianza, disgregazione e conflittualità sociale costituiscono un pesantissimo ostacolo allo sviluppo anche economico delle aree urbane. Viceversa progetti come condomini solidali, o coabitazioni solidali, possono essere una valida soluzione anche a livello di previdenza sociale, una forma di previdenza, tra l’altro, puramente umana e fondata su rapporti di sincera amicizia e buon vicinato.

L’interesse per queste realtà nasce, innanzitutto, dalla mia esperienza diretta di coabitante solidale, avendo vissuto 2 anni in un social housing a Torino. Da questa esperienza ho avuto modo di constatare che queste realtà possono veramente essere un punto di partenza positivo per la realizzazione di una società diversa e fondata su nuovi principi, in cui ognuno possa sentirsi fautore di cambiamento.casasol

Casa Sol a Torino

Ma cerchiamo ora di entrare nel vivo della questione e comprendere che cosa si intende con l’espressione social housing. Il termine inglese è semplicemente tradotto con “edilizia sociale”, nel testo delle “Linee guida per il social housing in Piemonte” si legge che, per estensione, il termine Social Housing diventa “ciò che attiene all’offerta sociale di abitazioni”. Una definizione di questo tipo risulta abbastanza vaga e facilmente interpretabile in modi diversi, questo dimostra anche le diverse realtà che sono presenti sul territorio torinese che a breve vi mostrerò. Tuttavia, si evince che il Social Housing comprende tutto ciò che è collegato alla casa, o all’abitare, ma ne aggiunge un qualche riscontro anche sul sociale. Sul sito della Regione Piemonte il termine Social Housing viene definito come: “alloggi e servizi con forte connotazione sociale, per coloro che non riescono a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato (per ragioni economiche o per assenza di un’offerta adeguata) cercando di rafforzare la loro condizione”.

Questa definizione è ancora diversa, perché non è più soltanto riferita agli alloggi, ma anche a servizi, inoltre afferma che tali servizi cercano di “rafforzare” una “condizione” implicitamente svantaggiata. Pertanto, il Social Housing acquisisce anche un valore attivo di supporto sia materiale, come alloggi, sia di sostegno, come servizi.biblioteca-vivente-casa-sol-24

La biblioteca “vivente” di Casa Sol

I programmi comunali di Social Housing nascono a Torino a partire dal 2008, l’intento primario era di offrire un sostegno che oltrepassasse il semplice fornire l’accoglienza in una casa, ma che comprendesse anche l’erogazione di un servizio. In questa logica dal 2009 il comune di Torino ha approvato il piano per il social housing comunale che la Regione richiedeva, assegnando ai comuni piemontesi il ruolo di coordinamento e di regia dei diversi progetti. Pertanto, sorgono accanto all’edilizia sovvenzionata, a totale carico dello Stato e destinata alla locazione permanente, e all’edilizia agevolata, attuata in parte con le risorse degli operatori e generalmente destinata alla vendita, nuove politiche abitative che appunto prendono il nome di Social Housing. Parallelamente, correlato anche all’aumento del precariato giovanile, si è cercato di fornire una risposta anche a quello che non era un disagio sociale, ma una vulnerabilità. Quindi, sostanzialmente, a Torino ci troviamo in presenza di alcune categorie di interventi di abitare sociale che sono ben diversi tra loro.

Partiamo dalle residenze sociali, o alberghi sociali. L’obiettivo primario è di offrire ospitalità temporanea in città a costi calmierati. Queste soluzioni sono pensate soprattutto per la fascia grigia della popolazione, ovvero quelle persone che, pur avendo un lavoro, non riescono più a far fronte ai rischi e ai bisogni di carattere economico-sociale.
Le residenze colletive sociali, o i condomini solidali, sono realtà studiate per valorizzare le capacità dei condomini al fine di fornire ai singoli una rete di auto mutuo aiuto tipica della famiglia tradizionale.

Le coabitazioni solidali sono progetti promossi dal Comune di Torino con l’intento di creare un’integrazione sociale e mix socio-culturale nei quartieri di edilizia residenziale pubblica. La figura del coabitante è, di fatto, un giovane, tra i 18 e i 30 anni, inserito negli stabili con lo scopo di creare attività ricreative per gli inquilini, monitorare le situazioni difficili e migliorare le condizioni di socialità all’interno degli stabili. L’intento di fondo è di avviare un monitoraggio dal basso e tra pari, nel senso che i volontari non sono operatori o professionisti, semplicemente hanno il ruolo di essere buoni vicini di casa. I giovani coinvolti nel progetto, dunque, possono usufruire di un monolocale a prezzo agevolato ed in cambio devono rendersi disponibili ad effettuare dieci ore di servizio volontario all’interno del condominio.

Infine c’è il cohousing, che di per sé è una scelta di vita, una forma di abitare condiviso, in cui le persone alternano momenti individuali a momenti di comunità e condivisione. A Torino solo molte le realtà di cohousing che stanno nascendo, o che sono sempre esistite, basti pensare agli studenti universitari che condividono gli alloggi.casasol2

Casa Sol a Torino

Il passaggio dalla casa popolare intesa come edificio, per sempre e per i più poveri, all’abitare sociale, come funzione risolta in una pluralità di modi e che offre una risposta ai bisogni emergenti legati alla fragilità sociale pensata anche per nuovi utenti, è un passaggio lento e graduale. Tuttavia, l’instabilità che stiamo vivendo oggi è un problema che coinvolge tutti. Molti sono i giovani precari nel lavoro e le famiglie a rischio. Per una famiglia media, basta la perdita di un reddito per cadere nel profilo della fascia grigia. Personalmente reputo che l’abitare sociale debba essere inteso come un cambiamento radicale, una sorta di passaggio da una vita chiusa nelle proprie mura domestiche ad una vita condivisa, dove ognuno possa sentirsi libero di poter chiedere un aiuto concreto al proprio vicino. La nostra società, oggi, è ancora basata sul modello individualistico, forse sarebbe più opportuno ipotizzare un modello di vita che possa permettere una transizione dal modello precedente ad un nuovo modello basato sulla condivisione e sul sostegno.

I gruppi di coabitazione, per giovani, anziani o famiglie; le residenze collettive, per singoli da sostenere e accompagnare; gli alberghi sociali, per l’emergenza o brevi periodi; i condomini solidali, per l’auto mutuo aiuto; le coabitazioni solidali, per l’accompagnamento sociale nei quartieri difficili di edilizia residenziale pubblica sono solo possibili strumenti, il vero cambiamento deve avvenire soprattutto a livello individuale, con l’aumento delle persone che intendono percorrere questo sentiero di collaborazione e reciproca solidarietà.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/01/social-housing-nuove-forme-abitare/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni