Smog record a Torino mentre continuano gli incendi dei boschi delle Alpi

pianura padana

Toccati 200 microgrammi nella giornata di giovedì mentre non è neppure attivo il blocco dei diesel. Nella notte di giovedì 26 ottobre a Torino i livelli di polveri sottili sono schizzati alle stelle. Secondo i dati validati dall’Arpa Piemonte ieri sono stati raggiunti i 199 µg/m³ di PM10. Mentre i dati rilevati da sistemapiemonte.it e pubblicati dal vice presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta Federico Vozza sul suo profilo Facebook raccontano di un progressivo ed esponenziale aumento del PM10 durante tutta la giornata di ieri. Infatti se alle ore 17 i valori, se pur altissimi, si attestavano sui 173 µg/m³ alle ore 22 hanno toccato la vertiginosa cifra di 388 µg/m³.Senza nome

Sempre nella serata di ieri lo stesso Comune di Torino, in una nota, aveva detto “è presumibile un ulteriore peggioramento delle condizioni di inquinamento atmosferico nel caso gli incendi dovessero proseguire con l’intensità attuale” ma, dati alla mano, le speranze dell’amministrazione sono state del tutto disattese dai fatti.Senza nome1

Intanto da Palazzo di Città, per ora, non è stato ancora preso nessun provvedimento e nessuna indicazione viene fornita ai cittadini su come ci si deve comportare in casi eccezionali come questi.

Fonte: ecodallecitta.it

Smog. Misure emergenziali: come funziona il semaforo previsto dal protocollo padano?

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I livelli di allerta e il meccanismo di attivazione delle misure antismog previsto dall’accordo firmato lo scorso dalle Regioni del Nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) e Ministero dell’Ambiente

In vista della prossima stagione invernale, e in attesa che tutte le Regioni abbiano completato l’iter di adozione, ricapitoliamo i livelli di allerta e il meccanismo di attivazione delle misure antismog previsto dall’accordo firmato lo scorso dalle Regioni del Nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) e Ministero dell’Ambiente.

SEMAFORO: VERDE

LIVELLO di ALLERTA: NESSUNA ALLERTA

Nessun superamento misurato nella stazione di riferimento del valore limite di 50 µg/m3 della concentrazione di PM10 secondo le persistenze di cui ai punti successivi.

ARANCIONE  

PRIMO LIVELLO

MECCANISMO DI ATTIVAZIONE DELLE MISURE

Attivato dopo 4 giorni consecutivi di superamento misurato nella stazione di riferimento del valore di 50 µg/m3 della concentrazione di PM10, sulla base della verifica effettuata nelle giornate di lunedì e giovedì (giornate di controllo) sui quattro giorni antecedenti.

Le misure temporanee, da attivare entro il giorno successivo a quello di controllo (ovvero martedì e venerdì), restano in vigore fino al giorno di controllo successivo.

Tra le misure temporanee omogenee di 1° livello è prevista la “Limitazione all’utilizzo delle autovetture private di classe emissiva almeno Euro 4 diesel in ambito urbano dalle 8.30 alle 18.30 e dei veicoli commerciali di classe emissiva almeno Euro 3 diesel dalle 8.30 alle 12.30”.

ROSSO

SECONDO LIVELLO

MECCANISMO DI ATTIVAZIONE DELLE MISURE SEMAFORO

Attivato dopo il 10° giorno di superamento consecutivo misurato nella stazione di riferimento del valore limite di 50 µg/m3 della concentrazione PM10, sulla base della verifica effettuata nelle giornate di lunedì e giovedì (giornate di controllo) sui 10 giorni antecedenti.

Le misure temporanee, da attivare entro il giorno successivo a quello di controllo (ovvero martedì e venerdì), restano in vigore fino al giorno di controllo successivo.

In questo caso è prevista l’estensione delle limitazioni per le autovetture private di classe emissiva almeno Euro 4 diesel in ambito urbano nella fascia oraria 8.30-18.30 e per i veicoli commerciali almeno Euro 3 diesel nella fascia oraria 8.30 – 18.30 ed Euro 4 diesel nella fascia oraria 8.30 – 12.30

NON ATTIVAZIONE DEL LIVELLO SUCCESSIVO A QUELLO IN VIGORE

Se nelle giornate di controllo di lunedì e giovedì l’analisi dei dati della stazione di riferimento porterebbe ad una variazione in aumento del livello esistente (ovvero da verde ad arancio e da arancio a rosso), ma le previsioni meteorologiche e di qualità dell’aria prevedono per il giorno in corso e per il giorno successivo condizioni favorevoli alla dispersione degli inquinanti, il nuovo livello non si attiva e rimane valido il livello in vigore fino alla successiva giornata di controllo.

CONDIZIONI DI RIENTRO AL LIVELLO VERDE (NESSUNA ALLERTA)

Il rientro da un livello di criticità qualunque esso sia (arancio o rosso) avviene se, sulla base della verifica effettuata nelle giornate di controllo di lunedì e giovedì sui dati delle stazioni di riferimento, si realizza una delle due seguenti condizioni:

1) la concentrazione del giorno precedente il giorno di controllo è misurata al di sotto del valore limite di 50 µg/m3 e le previsioni meteorologiche e di qualità dell’aria prevedono per il giorno in corso ed il giorno successivo condizioni favorevoli alla dispersione degli inquinanti;

2) si osservano due giorni consecutivi di concentrazione misurata al di sotto del valore limite di 50 µg/m3 nei quattro giorni precedenti al giorno di controllo.

Il rientro al livello verde ha effetto a partire dal giorno successivo a quello di controllo.

Ambito di applicazione

Le misure si applicano prioritariamente nelle aree urbane dei Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti presso i quali opera un servizio di trasporto pubblico locale, ricadenti in zone presso le quali risulta superato uno o più dei valori limite del PM10.

Rassegna stampa:

Smog, a Torino stretta sui diesel: fermi dopo quattro sforamenti

Novità per Euro 3 ed Euro 4. Blocchi dal 1° novembre – da La Stampa.it

Fonte: ecodallecitta.it

 

Pianura Padana super inquinata: come salvare i 23 milioni di abitanti?

Si chiama Life Integrato PrepAir e dovrebbe provare a salvare dall’inquinamento peggiore d’Europa i 23 milioni di cittadini della Pianura Padana, promuovendo diversi stili di vita, di produzione e di consumo più sostenibili. Ci crediamo?9590-10356

Il 40% della popolazione italiana – oltre 23 milioni di persone – risiede nelle regioni che compongono la pianura Padana e in quest’area viene prodotto oltre il 50% del Pil nazionale. Questo comporta elevatissime emissioni in atmosfera nel bacino padano dove, peraltro, la conformazione orografica e le particolari condizioni meteoclimatiche rendono molto difficile la dispersione degli inquinanti, provocando superamenti dei valori limite per polveri, ossidi di azoto e ozono. Finora tanto si è detto ma pochissimo o nulla si è fatto. Anzi, sono stati anche raddoppiati e potenziati gli inceneritori, tra le altre cose. Ora 18 realtà, istituzionali e non, di quest’area si sono unite per tentare di mettere in campo una strategia che affronti dal basso e in maniera coordinata il problema dell’inquinamento atmosferico, educando, informando e formando. Almeno è questa, sulla carta, la finalità del progetto europeo Prepair (Po Regions Engaged to Policies of Air) per promuovere stili di vita, di produzione e di consumo più sostenibili, cioè capaci di incidere sulla riduzione delle emissioni. Per farlo, saranno realizzate specifiche azioni di sensibilizzazione e divulgazione rivolte ad operatori pubblici, privati e alle comunità locali. La dimensione territoriale è estesa a tutta l’area del bacino del Po e al territorio sloveno, il progetto si svilupperà fino al gennaio 2024. A disposizione ci sono tanti soldi: 17 milioni di euro da investire nell’arco di 7 anni, 10 quelli in arrivo dall’Europa grazie ai fondi del Programma Life. Cinque i temi sui quali agirà il progetto – agricoltura, trasporti, biomasse, efficienza energetica e monitoraggio & valutazione – mentre i diversi  portatori di interesse si sono espressi sulle azioni che verranno realizzate nel corso dei 7 anni di progetto.

I partner del progetto

Sono 18 i partner che partecipano al progetto Life Prepair: oltre alla Regione Emilia-Romagna, che svolge il ruolo di capofila, ci sono Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Provincia di Trento, le Agenzie ambientali di Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Agenzia per l’ambiente della Slovenia; i Comuni di Bologna, Torino e Milano; Ervet e Fondazione Lombardia per l’Ambiente.

Fonte: ilcambiamento.it

Smog, a Torino e Milano con le nuove misure i diesel Euro 3 ed Euro 4 potrebbero fermarsi più di un mese

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L’accordo appena approvato dalle regioni del nord prevede dopo 4 giorni consecutivi di sforamento delle polveri sottili il blocco dei veicoli diesel Euro 3 ed Euro 4. In base a ciò lo scorso inverno a Milano si sarebbero fermati per 34 giorni, a Torino per 40. A proposito dell’accordo tra le regioni del nord italia sulle misure antismog, firmato a Bologna il 9 giugno, ci siamo  posti due domande. Si tratta di un insieme di proposte e di intenzioni o di una nuova regola cogente che comporterà automaticamente il blocco provvisorio dei veicoli diesel Euro 3 ed Euro 4? E poi, quanto possono incidere i provvedimenti d’emergenza che entrano in vigore solo dopo ripetuti giorni di sforamento del limite di polveri sottili nell’aria?

Per quanto riguarda la prima domanda le voci  che abbiamo raccolto negli  ambienti tecnici che hanno seguito la nascita e la gestazione dell’accordo ci dicono che si tratta di un patto piuttosto serio. Il governo e le Regioni hanno infatti bisogno di dimostrare alla Commissione Europea che stanno facendo davvero qualcosa per evitare le  procedure di infrazione. Sembra quindi difficile che le Regioni possano poi trincerarsi dietro disguidi tecnico-burocratici per non mettere in pratica l’accordo. Resta però la necessità che ogni Regione trasformi il documento del 9 giugno in legge regionale. Difficilmente a quel punto i Comuni di Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte potranno sottrarsi dal mettere in pratica i provvedimenti e probabilmente non vorranno proprio sottrarsi, visto che di fronte agli automobilisti arrabbiati per  blocchi del traffico potranno sempre dire che la responsabilità è della Regione. In ogni caso Eco dalle Città seguirà da vicino l’iter del provvedimento. Stiamo anche raccogliendo dati per capire – sulla base della regola del blocco emergenziale che prevede dopo 4 giorni consecutivi di superamento di 50 microgrammi di polveri sottili il fermo per 10 ore non solo degli Euro 3 ma anche degli Euro 4 – quale impatto i nuovi provvedimenti possano avere. Le prime stime vengono dalla  agenzia per la mobilità di Milano: secondo i dati della qualità dell’aria relativi all’inverno scorso, tra ottobre 2016 e marzo 2017, le nuove misure avrebbero determinato nel capoluogo lombardo uno stop dei diesel Euro 3 ed Euro 4 di 34 giorni, 9 in più di quelli in cui sono stati effettivamente fermati la scorsa stagione. Non sono pochi. Essere costretti per più di un mese a lasciare la macchina ferma potrebbe essere un incentivo per alcuni ad acquistare un’auto più recente e meno inquinante. Secondo i nostri calcoli, sempre in base ai dati 2016/2017, a Torino i giorni di blocco sarebbero stati 40.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Quanto “costa” l’inquinamento? Sei milioni di morti. Ed è solo l’inizio

Il recentissimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riassume i dati degli ultimi anni su inquinamento e suo impatto sulla salute e fornisce il dato dei morti prematuri a causa proprio dei contaminanti ai quali siamo espossti: 6 milioni. Eppure si continua a parlare a fare altro…9507-10262

L’inquinamento atmosferico – proveniente sia da sorgenti indoor che da fonti esterne – rappresenta il più grave rischio ambientale per la salute e, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel 2012 (che rappresenta il dato più recente disponibile per l’analisi appena pubblicata) risulta correlato alla morte prematura di oltre 6 milioni di persone. Quindi, proviamo a pensare a quante morti ci sono state e con quale possibile e plausibile trend in aumento dal 2012 ad oggi! Il rapporto dell’Oms si intitola “Evolution of WHO air quality guidelines: past, present and future” e riassume i principali documenti pubblicati a partire dagli anni Cinquanta, la loro evoluzione relativamente ai criteri di valutazione della qualità dell’aria e dell’impatto sulla salute umana, e che hanno portato allo sviluppo di una serie di linee giuda, sia per l’inquinamento dell’aria indoor sia outdoor. Il documento sottolinea l’evoluzione dell’evidence scientifica sugli effetti dell’inquinamento dell’aria sulla salute ed è uno strumento di supporto per i decisori nella definizione di strategie di gestione e controllo della qualità dell’aria. Vengono inoltre presentate le attività in corso e le direzioni future auspicate.

QUI il documento completo “Evolution of WHO air quality guidelines: past, present and future”

QUI il comunicato stampa sul sito dell’Oms.

Tra le vittime più colpite dall’inquinamento atmosferico ci sono senza dubbio i bambini. E a questo proposito è utile e interessante la visione del video messo a disposizione dall’associazione “Cittadini per l’aria” sulla conferenza che si è tenuta lo scorso 26 gennaio a Milano dal titolo “Salute e inquinamento atmosferico. Nuove evidenze sui danni allo sviluppo cognitivo dei bambini”, con presentazione di studi e ricerche, dati certi, nuove evidenze e immagini chiare che fanno luce sulle conseguenze, a livello fisico e mentale, dell’esposizione all’aria inquinata.

QUI per vedere il video della conferenza

Nel dicembre scorso, poi, è stato pubblicato il primo studio di coorte in Europa, svolto dall’Istituto Nazionale dei Tumori con il supporto di strumentazioni satellitari, che mette in relazione la mortalità per il tumore femminile con le concentrazioni di PM 2.5. La ricerca è stata effettuata su una coorte di 2.021 donne con  diagnosi di tumore al seno tra i 50 e i 69 anni, nel periodo compreso tra il 2003 e il 2009, e si è  basata su dati del Registro Tumori. “I risultati dello studio sono altamente rappresentativi in quanto basati su un Registro Tumori di popolazione capace di intercettare tutti i casi di neoplasia presenti su un territorio e su una popolazione di donne numericamente elevata (2021). Inoltre i risultati sono simili a quanto già osservato nello studio californiano e in quello cinese. Il nostro studio indica che il rischio di mortalità per tumore della mammella aumenta con l’esposizione al PM2.5. Anche se da un punto di vista scientifico
serviranno altre ricerche per una migliore definizione del percorso causale in oggetto, questi risultati aprono la strada a interventi rivolti al miglioramento della prognosi delle pazienti con tumore della mammella, basati sulla riduzione dell’esposizione a PM 2.5”. Hanno spiegato dall’Istituto.

Mancano forse le informazioni per rimboccarsi le maniche e cambiare radicalmente paradigma? No.

Fonte: ilcambiamento.it

Ecosistema Urbano 2016: la salute delle città lombarde, nel rapporto annuale di Legambiente

Aria, acque, rifiuti, mobilità ed energia, gli indicatori considerati per stilare la graduatoria nazionale delle performance ambientali. Milano, anche se la migliore tra le metropoli, slitta dal 51° al 73° posto. Tutti i dati386553_1

Aree urbane in situazioni di stallo, città che faticano a rinnovarsi in chiave sostenibile e promuovere interventi innovativi. È il quadro della regione Lombardia dipinto dalla XXIII edizione di Ecosistema Urbano, il dossier di Legambiente realizzato in collaborazione con l’istituto di ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, che mira a tracciare una fotografia delle performance ambientali del Paese attraverso un’analisi dei risultati ottenuti dalle principali città in diversi ambiti. Aria, acque, rifiuti, mobilità, energia: sono gli indicatori presi in considerazione per stilare la graduatoria nazionale, valutando tanto i fattori di pressione e la qualità delle componenti ambientali, quanto la capacità di risposta e di gestione ambientale. Nella top ten italiana si trova Mantova, al 3° posto, centrando buone performance nelle basse medie dell’NO2 con 23,6 μg/mc, nella dispersione della rete idrica (solo al 15,5%), nell’ottima percentuale di raccolta differenziata, che raggiunge il 77% e col secondo posto assoluto nell’indice dedicato alla ciclabilità, con 26,66 metri equivalenti ogni 100 abitanti. Lecco mantiene la 14^ posizione rispetto al 2015; Cremona sale di 4 gradini arrivando 20^; Bergamo scala la classifica dal 41° al 30° posto; Sondrio precipita dal 7° al 41°; Pavia guadagna 20 posizioni arrivando 43^; Lodi scende di 4 posizioni attestandosi alla 65^; Milano, pur passando dal 51° posto al 73° e registrando i peggiori dati per le medie di polveri sottili, resta tra le migliori grandi metropoli superando di diverse posizioni Roma, Torino, Palermo.  Tra gli indicatori della qualità dell’aria vengono presi in considerazione NO2, PM10 e Ozono, registrando una condizione generalmente stazionaria in negativo: Milano, insieme a Torino, si guadagna la maglia nera per la presenza di biossido di azoto (NO2), con valori medi superiori a 50μg/mc e per lo sforamento dei limiti di PM10 con 101 giorni; sono oltre 80 i giorni di superamento delle soglie di ozono a Bergamo, Brescia e Lecco. Dati che confermano come nei nostri centri urbani sia la mobilità privata motorizzata a farla ancora troppo da padrona.
“Mentre Milano si attesta come la città capoluogo più innovativa, le altre città fanno fatica a trovare una dimensione che le veda protagoniste in campo ambientale e per il benessere diffuso – ha detto Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – L’inquinamento atmosferico si riconferma il grande nemico della Pianura Padana ma, mentre Milano sta agendo con uno sforzo di promozione di iniziative come il car o bike sharing, altre città non ingranano la marcia giusta. Decongestionare le città dal traffico e attuare una riqualificazione energetica degli edifici aumenterebbero il benessere dei cittadini e ne tutelerebbero la salute. Purtroppo da questi obiettivi siamo ancora lontani. Serve un cambio di passo anche delle amministrazioni anche per intercettare nuove opportunità di finanziamento, al di là dei sempre più scarsi trasferimenti statali”.

Una nota positiva arriva dal dato sul trasporto pubblico: Milano, con 472 viaggi all’anno per abitante è in crescita rispetto ai 457 viaggi del 2014, anche grazie all’aumento dell’offerta del servizio, che passa da 83 a 92 Km-vetture/ab e si conferma al primo posto, seguita da Roma e Venezia. Tra le città di medie dimensioni, spicca Brescia con più di 150 viaggi/ab (+5% rispetto al 2014). Tra le città che non raggiungono la soglia dei 10 viaggi per abitante annui, invece, troviamo Sondrio. È opportuno, però, precisare che il valore dei passeggeri trasportati per abitante è influenzato da due fattori importanti che determinano notevoli variazioni: la presenza turistica e l’incidenza del pendolarismo.
Pessime performance sullo spreco di acqua potabile: Pavia è tra le peggiori per gli per elevati consumi idrici domestici: oltre 200 litri al giorno pro capite. Sempre in tema di acqua, sulla dispersione della rete (differenza percentuale tra l’acqua immessa e quella consumata per usi civili, industriali e agricoli (%) si registrano due città lombarde che rientrano nelle prime cinque virtuose d’Italia, in grado di contenere le perdite a meno del 15%, a fronte di un consistente aumento del fenomeno a livello nazionale: Monza e Lodi. In allegato il comunicato con le tabelle regionali.
Il dossier nazionale completo di tabelle è disponibile su: http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/ecosistema-urbano-2016 [1]

Fonte: ecodallecitta.it

Medellín assediata dallo smog: attivisti mettono le mascherine alle statue di Botero

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Medellín, seconda città della Colombia, i livelli delle polveri sottili hanno superato da settimane i livelli di guardia e negli scorsi giorni un gruppo di attivisti locali del gruppo ecologista La Ciudad Verde ha deciso di inscenare una protesta che ha utilizzato l’arte di Fernando Botero per arrivare al grande pubblico. Ventitré teste dei monumenti posti in Plaza Botero sono state dotate di mascherine anti-smog, un atto simbolico che ha avuto un forte impatto presso i media colombiani e sudamericani. “Siamo venuti nel luogo che ci piace di più, Plaza Botero, però è anche il luogo più contaminato di Medellín, secondo quanto mostrano i rilevatori. Abbiamo realizzato delle mascherine e le abbiamo installate”, ha raccontato Carlos Cadenas del collettivo La Ciudad Verde. Gli attivisti hanno regalato delle mascherine antismog ai passanti, raccontando loro quello che sta accadendo e quali possono essere le conseguenze sulla salute pubblica. Nel mese di marzo Medellín ha dichiarato lo stato di allerta ambientale. A causare questa crisi ambientale – secondo il laboratorio della qualità dell’aria delle Nazioni Unite del luogo – è il fenomeno de El Niño che si manifesta con un’assenza di piogge e un mutamento del regime dei venti. Nel primo trimestre del 2016 le visite mediche per problemi respiratori sono aumentate del 20% rispetto allo stesso periodo del 2015: 138.554 persone sono andate dal medico dopo avere accusato problemi respiratori.

Fonte:  Semana | Radio Santa Fè

 

L’India sorpassa la Cina: è la nazione più inquinata del mondo

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L’aria dell’India è la più inquinata del mondo, più di quella cinese. Lo storico e poco onorevole sorpasso è stato certificato da Greenpeace che ha analizzato i dati satellitari della Nasa sulle polveri sottili relativi al 2015. Fino al 2011 l’inquinamento atmosferico è aumentato sia in India che in Cina, ma mentre quest’ultima nel 2013 ha adottato un piano nazionale anti-inquinamento, l’India ha proseguito sulla strada di uno sviluppo incontrollato superando il paese più popolato del mondo per quanto riguarda i dati sull’inquinamento atmosferico. Secondo i dati di questo studio, infatti, fra il 2010 e il 2015 i livelli delle polveri sottili sono diminuiti del 17% in Cina e del 15% negli Stati Uniti. New Delhi è stata giudicata dall’Oms come la città più inquinata del mondo, con concentrazioni di polveri sottili più elevate rispetto a Pechino. Oltre alla capitale, altre città devono fare i conti con l’inquinamento atmosferico: Varanasi, Lucknow, Patna, Ahemdabad. Mentre in Cina il Governo si è rimboccato le mani, in India il premier Modi non vede nell’inquinamento un problema per il suo Paese: di un piano nazionale anti-inquinamento non se ne parla, mentre per quanto riguarda il monitoraggio delle concentrazioni di polveri sottili basta dire che in India ci sono 39 centraline di controllo a fronte delle 1500 della Cina. Un recente studio dell’Università della British Columbia ha dimostrato che 3 milioni di persone muoiono prematuramente a causa di patologie dovute all’inquinamento atmosferico in India (1,6 milioni) e Cina (1,4 milioni).

Fonte: ecoblog.it

Smog, nel 2013 più di 5 milioni e mezzo di morti premature nel mondo

Secondo lo studio internazionale presentato nel corso dell’American Association for the Advancement of Science, più di metà dei decessi è avvenuta in India e in Cina. I ricercatori hanno paragonato il problema dell’inquinamento dell’aria alle condizioni di vita durante la rivoluzione industrialesmog

L’inquinamento atmosferico ha causato più di 5 milioni e mezzo di morti premature durante il 2013. È quanto sostiene una ricerca presentata nel corso dell’incontro annuale dell’American Association for the Advancement of Science (AAAS – Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza) a Washington DC. Più di metà dei decessi sono avvenuti in India e in Cina. Secondo gli scienziati americani, canadesi cinesi e indiani che hanno lavorato allo studio, nel 2013 le cattive condizioni dell’aria hanno ucciso circa 1,6 milioni di persone in Cina e 1,4 milioni di persone in India. “L’inquinamento atmosferico è il quarto fattore di rischio di morte a livello globale e il maggiore fattore di rischio ambientale per la contrazione di malattie”, ha dichiarato Michael Brauer, ricercatore dell’Università della British Columbia. Brauer ha aggiunto che l’inquinamento dell’aria aumenta il rischio di contrarre malattie cardiache, infarto, cancro ai polmoni, bronchite, enfisema e infezioni acute. I ricercatori hanno paragonato il problema dell’inquinamento atmosferico in Asia alla situazione che si era creata durante la rivoluzione industriale in Europa e in America: una crescita economica massiccia frenata dalle nuvole di materiali tossici presenti nell’aria. Nel 2013 l’inquinamento da carbone, da solo, ha ucciso 366 mila persone in Cina, secondo quanto rilevato dal ricercatore Qiao Ma. Il carbone bruciato per produrre energia elettrica è stato il maggiore fattore inquinante nel paese e gli obiettivi che si è posta la Cina di ridurre le emissioni, così come stabilito lo scorso anno a Parigi, secondo gli scienziati non sono sufficienti. “Anche nello scenario più pulito, che dovrebbe verificarsi nel 2030”, ha sottolineato Ma, “la popolazione della Cina, in continua crescita, patirà da 990 mila a 1,3 milioni di morti l’anno. Chanda Venkataraman, ricercatore indiano, attribuisce l’inquinamento che affligge l’aria del suo paese al carbone, al legname e ai fuochi alimentati con letame che rilasciano nell’aria enormi quantità di particelle tossiche e finiscono nelle case delle famiglie più povere. In India, circa 920 mila morti sono state attribuite all’inquinamento atmosferico causato dagli impianti di produzione di energia elettrica e dalle emissioni delle autovetture. Circa 590 mila decessi sono causati dall’inquinamento familiare provocato dal riscaldamento e dai fuochi creati per cucinare. Venkataraman, professore dell’Indian Institute of Technology di Bombay, ha dichiarato che l’India deve confrontarsi con l’inquinamento prodotto da tre fonti: industriale, agricolo e casalingo. I ricercatori hanno guardato con favore ai provvedimenti normativi adottati dai legislatori americani, canadesi, europei e giapponesi per porre un freno all’inquinamento negli ultimi cinquanta anni. Dan Greenbaum, ex presidente del dipartimento per la protezione ambientale del Massachusetts, ha affermato che “dopo essere stato incaricato di progettare e migliorare strategie finalizzate a migliorare la qualità dell’aria negli Stati Uniti sa bene quanto sia difficile. La ricerca ci aiuta a scegliere la strada giusta indentificando le azioni che possono davvero migliorare la salute pubblica”. La Corte Suprema degli USA ha fermato alcuni recenti tentativi di frenare le emissioni di carbone, ordinando all’EPA (Environmental Protection Agency – Agenzia per la Protezione dell’Ambiente) di non promulgare le nuove normative per gli impianti alimentati a carbone, almeno fino a quando non verranno stabiliti i limiti legali. Questo ha fatto nascere timori sul fatto che le nazioni che hanno siglato l’accordo di Parigi riescano a mantenersi fedeli ai patti, ma l’amministrazione Obama ha ribadito che l’intesa parigina non sarà toccata.

Fonte: The Guardian

Traduzione: Laura Tajoli

Tratto: ecodallecitta.it

Codacons denuncia Tronca: “Smog, sporcizia, inefficienza dei trasporti. Roma è nel degrado”

Secondo l’associazione, sotto la guida del Commissario Straordinario Francesco Paolo Tronca “la città di Roma sta sprofondando in uno stato di grave degrado: smog, sporcizia e inefficienza trasporti pubblici”384833_1

“Mentre nella capitale sale lo scontro tra i candidati sindaci, fatto di parole vuote e senza alcun contenuto sulle misure da adottare per risolvere le tante criticità della città, il Codacons ha depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei Conti del Lazio, in cui si chiama in causa direttamente il Commissario Straordinario Francesco Paolo Tronca”. Così si legge in una nota diffusa dal Codacons che sottolinea come i cittadini siano “profondamente delusi dal Commissario Tronca, scelto dal Governo per risollevare le sorti della capitale; sotto la sua guida la città sta sprofondando in uno stato di grave degrado che tocca molteplici aspetti, come attestano le tante segnalazioni ricevute negli ultimi mesi dal Codacons e le numerose inchieste dei quotidiani romani. Una mala-gestione della cosa pubblica – aggiunge l’associazione – che si riflette in modo diretto sulla vita dei romani e che ci ha portato a presentare un esposto in Procura e alla Corte dei Conti nell’interesse della collettività”.
Ad essere messo in evidenza dal Codacons, come si legge nell’atto depositato, “l’assoluta incapacità ed inerzia manifestata a 360 gradi dall’amministrazione capitolina nella gestione delle problematiche che hanno messo in ginocchio la capitale, oltre ad evidenziare responsabilità e fattispecie penalmente rilevanti, potrebbe far emergere illeciti fonti di danno erariale”.

“Si riteneva – spiega il Codacons – che l’insediamento del Commissario Straordinario Paolo Tronca alla guida di Roma Capitale avrebbe potuto risollevare le sorti della città eterna, invece di eterno permangono: il degrado, dalla sporcizia con montagne di rifiuti che invadono le strade dalla periferia al centro, fino ad una vera e propria invasione di topi estesa a tutto il centro di Roma; lo smog, con l’annosa problematica connessa all’inquinamento nella capitale e al superamento delle soglie minime con gli imbarazzanti provvedimenti delle targhe alterne e con diretto danno alla salute e danno ambientale; l’inefficienza e insufficienza dei trasporti pubblici con scioperi, continui stop ed irregolarità e discontinuità del servizio, problemi strutturali delle stazioni, guasti tecnici; la microcriminalità dilagante; il vandalismo; la sosta selvaggia ed illegittimo parcheggio di autovetture e moto sui marciapiedi con assoluta omissione di intervento della polizia municipale; l’eterno problema delle  buche stradali […]”. Per questo il Codacons “ritiene indispensabile intervenire in primis nella risoluzione definitiva dei problemi cronici che attanagliano la capitale, come evidenziati, investendo per restituire Roma ai romani e al mondo, il tutto nel rispetto dei principi di imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità, oltre che nell’ottica di correttezza e trasparenza della P.a.”
Il Codacons ha dunque chiesto alla Procura di Roma di “compiere tutte le indagini necessarie al fine di accertare se nei fatti esposti siano ravvisabili responsabilità nonché la possibilità del configurarsi di diverse fattispecie penalmente rilevanti quali l’interruzione di pubblico servizio ex art. 331 c.p. nonché quella di cui all’ art. 328 c. p. – reato di Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione, oltre che omesso controllo e vigilanza, mancata manutenzione e danno ambientale e alla violazione del fondamentale principio di rango costituzionale di tutela del patrimonio storico e artistico e del paesaggio della nazione (art. 9 cost.e cnfr. inoltre art. 117 cost. comma 2 lett. s), utilizzo illecito di fondi pubblici e concorso nel reato di inquinamento ambientale e al danno alla salute”.

Alla Corte dei Conti del Lazio l’associazione ha chiesto di verificare la corretta destinazione dei fondi pubblici e l’eventuale spreco dei soldi della collettività. “Anche un Commissario straordinario scelto dal Governo, se si rende conto di non riuscire a gestire una città come Roma e a risolvere le problematiche che assillano i cittadini, ha il dovere di dimettersi – afferma il presidente Carlo Rienzi – Di fronte alla grave situazione della capitale, riteniamo che Tronca farebbe bene a fare un passo indietro”.

(foto https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Jastrow)

Fonte: ecodallecitta.it