Smog a Torino: indagati Appendino, Cirio, Fassino e Chiamparino

Ci sono avvisi di garanzia ai vertici istituzionali di Regione Piemonte e Comune di Torino, non soltanto quelli attuali, in una inchiesta della procura del capoluogo subalpino sull’inquinamento ambientale

La sindaca di Torino, Chiara Appendino, e il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, sarebbero tra i destinatari degli avvisi di garanzia nell’ambito dell’inchiesta della procura di Torino sull’inquinamento ambientale. Secondo quanto si apprende, analogo provvedimento sarebbe stato notificato ai loro predecessori, Piero Fassino e Sergio Chiamparino, oltre agli assessori all’Ambiente che si sono succeduti negli ultimi anni. Gli avvisi di garanzia riguardano dunque i vertici istituzionali di Regione Piemonte e Comune di Torino, non soltanto quelli attuali. Il reato per il quale si procede è quello di Inquinamento Ambientale, disciplinato dall’art. 452 bis c.p. del Codice Penale, un “ecoreato” entrato in vigore nel maggio del 2015. L’inchiesta è coordinata dal pm Gianfranco Colace e nasce dall’esposto di Robeeto Mezzalama, ingegnere esperto di valutazioni in impatto ambientale, appartenente al comitato Torino Respira. Il documento, del maggio 2017, sostiene che la Città di Torino versa in una “situazione di illegalità da almeno dieci anni” per il ripetuto sfondamento dei valori Pm10 previsti da una direttiva comunitaria del 2008 ed è per questo che la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia. Secondo l’esperto, che ha corredato la propria relazione con dati, riferimenti giuridici e stralci di rapporti ufficiali, gli atti e le misure adottate da Regione e Comune sono inadeguati.

Le reazioni a caldo

“Il lavoro di questa Amministrazione a difesa della qualità dell’aria, dell’ambiente e della sostenibilità è sotto gli occhi di tutti. Gli sforzi e le iniziative messe in campo in questi anni ci sono stati riconosciuti anche a livello europeo. Porteremo tutto il lavoro svolto le iniziative intraprese a difesa della qualità dell’aria sul tavolo del magistrato che sta svolgendo le indagini” a dichiararlo è la sindaca di Torino, Chiara Appendino. “In merito alla gestione degli interventi di contrasto all’inquinamento sono assolutamente tranquillo: pur avendo affrontato una situazione ampia e complessa, ritengo di avere sempre lavorato per ridurre l’inquinamento e per migliorare la qualità ambientale della nostra Regione e di essermi impegnato per tutelare il Piemonte insieme alle altre Regioni dell’area padana; quando mi saranno mossi gli specifici addebiti risponderò nelle sedi preposte” così il Consigliere regionale del Partito Democratico Sergio Chiamparino commenta la notizia dell’avviso di garanzia per smog.

Il commento di Paolo Hutter, ex assessore all’Ambiente del Comune di Torino

“Sono stato assessore comunale all’Ambiente da settembre 1999 a maggio 2001. Quello fu il periodo in cui venne fuori l’emergenza smog in tutta Italia. L’allora ministro Ronchi varò le domeniche a piedi. Ci furono molte discussioni e molte polemiche sui primi provvedimenti anti smog” dichiara Paolo Hutter, ex assessore all’Ambiente del Comune di Torino.

“L’allora pubblico ministero Parodi aprì un’indagine. Come assessore all’Ambiente, prima ancora che mi chiamasse chiesi di contattarlo. Ci incontrammo e gli procurai anche i documenti che in quel periodo stavamo studiando con Arpa per capire le questioni dello smog. L’indagine si concluse senza nessun accusato” aggiunge l’ex assessore.

“Mi rendo conto che possa sembrare un po’ grottesco ma ricordo che io gli chiedevo di incriminarmi, tra il serio e il faceto. Perché? Una qualche forma di accusa precisa avrebbe sicuramente scosso i miei colleghi e il sindaco e avrebbe facilitato l’adozione di quelle politiche anti inquinamento che facevo fatica ad affermare. Finché si rimane su un piano puramente politico, culturale, ideale; finché si discute solo della salute in generale, è difficile far passare le misure anti smog. Infatti molti progressi sono stati fatti solo dopo la direttiva europea e la minaccia delle multe agli Stati e alle Regioni. Una responsabilità penale in capo ai sindaci e agli assessori non c’è mai stata e sarebbe una novità se ci fosse adesso” ha concluso Paolo Hutter.

Fonte: ecodallecitta.it

L’Onu afferma che l’umanità si sta suicidando ma… ci si preoccupa per la cena di Natale

Mentre l’Organizzazione Metereologica Mondiale, agenzia dell’Onu, ci dice che ci stiamo suicidando con la nostra inazione nei confronti dei cambiamenti climatici, governo e politici sono impegnati solo a disquisire sulle proibizioni di Natale…

Decenni di gossip, di intrattenimento nazional popolare, di siderali stupidaggini hanno riempito miliardi di ore di palinsesti televisivi, miliardi di pagine di giornali virtuali e non, occupando le giornate degli italiani. E con il coronavirus si è registrata l’apoteosi, un evento sul quale la quantità di assurdità ha raggiunto picchi mai toccati nella storia.

In questi giorni abbiamo l’ennesima conferma “dell’altissimo livello di dibattito su argomenti di vitale importanza”: sono in corso infatti frenetiche consultazioni per garantire la cena di Natale almeno con i parenti più stretti. Forse anche il cane o il gatto verranno fatti sloggiare dalle abitazioni, perché secondo le stime degli esperti potrebbero in qualche modo essere conteggiati come elementi viventi in più e quindi pericolosissimi per i potenziali contagi. Ovviamente per gli animali sfrattati che vagheranno per la città verranno predisposte apposite autocertificazioni in caso di controlli…

Qualche esperto, con immancabili titoli accademici, ha anche proposto di far mangiare uno in una stanza, uno in un’altra stanza, uno in bagno e se non ci sono abbastanza stanze, qualcuno si sacrificherà sul terrazzo; in mancanza di terrazzo, in cantina, in mancanza di cantina, in garage; in mancanza di tutto questo, la cuccia del cane, che nel frattempo sarà stato fatto sloggiare per i motivi di cui sopra. I più moderni e progrediti, cioè i fan dell’intelligenza artificiale, hanno proposto di passare il Natale in maniera virtuale, ovvero ci si collega sui vari schermi e si mangia ognuno da solo ma in fondo in compagnia. Tra l’altro questo anticiperebbe quello che sicuramente succederà nei prossimi anni dove non ci sarà più bisogno di alcun contatto fisico, si farà tutto in remoto; che problema c’è?

Insomma questi sì che sono temi fondamentali, e in effetti tutto l’emiciclo parlamentare e le maggiori menti del paese sono prese da uno sforzo congiunto affinché il sacro Natale in famiglia sia in qualche modo garantito. Quindi consultazioni fitte, dibattiti, riunioni, esperti, dotti, medici e sapienti, tutti intorno al capezzale per parlare, giudicare, valutare, provvedere e trovare dei rimedi per salvare il Santo Natale. Importante però è che nessuno si preoccupi minimamente di ciò che, oltre a noi che lo diciamo da anni, pure le fonti ufficiali ONU ormai affermano con allarme: l’umanità si sta suicidando accelerando la catastrofe climatica. Da sottolineare che in questo caso, pur trattandosi di informazioni ufficiali e scientifiche, non contano nulla; difatti praticamente sono state ignorate dal gossip mediatico e politico. Probabilmente questa è un tipo di scienza che non produce molti interessi economici, quindi non esiste. E questo comportamento è assai strano per chi da mesi dice di occuparsi della nostra salute, dato che le tragedie a cui andiamo incontro sono tali al cui confronto il coronavirus, o chi per lui, impallidiranno.

Comunque sia, abbiamo capito assai bene che i problemi ambientali, quindi la nostra sopravvivenza, non esistono, perché non sono nella hit parade delle preoccupazioni. Primo posto, leader indiscusso, il coronavirus, poi il Grande Fratello VIP e tutto il resto a seguire.

Ma cosa vuoi che ci importi a noi dell’ambiente, degli alberi, dei cambiamenti climatici, roba per ambientalisti rompiscatole che ci vogliono fare ritornare alle carrozze a cavallo!  La soluzione del resto è semplice: contro la catastrofe ambientale ci vaccineremo tutti. I vaccini infatti risolvono qualsiasi problema è risaputo, sono la salvezza del mondo, lo dicono alla televisione, quindi è vero, senza ombra di dubbio. E chi lo contesta, che lo si metta al rogo sulla pubblica piazza per dare l’esempio a tutti. Attendiamo con ansia quindi l’arrivo di un vaccino contro la follia criminale umana, anche se riteniamo sia una lotta impari. Come sarà festeggiato il Natale davvero importa poco di fronte al dramma climatico a cui andiamo incontro, ma ovviamente, anche in quel caso, si dirà che è colpa dei “complottisti”, degli anti moderni, degli anti scientifici, dei marziani, dei venusiani ma nostra di sicuro no. Ringraziamo quindi politici e media per averci aperto gli occhi sulle vere problematiche e brindiamo al Santo Natale!

Fonte: ilcambiamento.it

Costi dell’inquinamento: gli Italiani pagano il prezzo più alto in Europa, Milano e Brescia tra le prime 10

Ricoveri ospedalieri, perdita di benessere, riduzione dell’aspettativa di vita: questi i fattori che fanno la somma del costo sociale, una spesa che per gli italiani ammonta a 1.400 euro per ogni cittadino. La stima da uno studio europeo a cui collabora Legambiente. I costi dell’inquinamento dell’aria connessi all’alto numero di automobili in circolazione e alla carenza del trasporto pubblico incidono sul portafoglio degli italiani più che nel resto d’Europa. Ricoveri ospedalieri, perdita di benessere, impatti indiretti sulla salute e, quindi, riduzione dell’aspettativa di vita. Sono questi i fattori che fanno la somma del costo sociale, una spesa che per gli italiani ammonta a un costo medio di 1400 euro per ogni cittadino, equivalente a circa il 5% del PIL. Il peso che ogni cittadino è costretto a sobbarcarsi per far fronte ai danni derivanti dall’inquinamento atmosferico. In Europa, invece, la stima è più bassa e si aggira intorno a quota 1250 euro per una percentuale del 3,9%. A far emergere questi dati è lo studio “Costi sanitari dell’inquinamento atmosferico nelle città europee, connesso con sistema dei trasporti”, diffuso nella giornata di oggi dalla società di consulenza CE Delf, che ha preso in esame 432 città europee, in 30 paesi (27 paesi UE più Regno Unito, Norvegia e Svizzera). Lo studio si riferisce a dati raccolti per l’anno 2018 ed è commissionato dall’Alleanza europea per la salute pubblica, una ONG di interesse pubblico presente in 10 paesi dell’Unione Europea (European Public Health Alliance – EPHA). Per quanto riguarda l’Italia è Legambiente a collaborare al progetto. 

LINK allo studio completo

Roma, Milano e Torino sono tra le prime 25 città europee per costi sociali in assoluto, mentre ben 5 città italiane sono nella top ten per costi pro capite, di cui due lombarde (Milano seconda dopo Bucarest, seguita dal terzo posto di Padova, al sesto Venezia, al settimo Brescia e al nono posto Torino). E maggiore è il numero di automobili in strada e più aumenta il tempo trascorso nel traffico più si alzano i costi sociali dell’inquinamento. “Un aumento dell’1% del tempo medio di percorrenza per recarsi al lavoro aumenta i costi sociali delle emissioni di PM10 dello 0,29% e quelli delle emissioni di NO2 anche dello 0,54%. Un incremento dell’1% del numero di autovetture in una città aumenta i costi sociali complessivi di quasi lo 0,5%”, è quanto viene evidenziato dallo studio diffuso oggi da CE Delf.

Quindi, nonostante le difficoltà oggettive di valutazione, lo studio riesce a stimare la diretta connessione tra costi dell’inquinamento dell’aria (dovuta a smog, emissioni PM10 e N20) e l’aumento dei costi sociali per gli italiani.  
«Secondo i risultati dello studio Milano ha perso poco meno di tre miliardi e mezzo di euro in un anno in welfare e costi sociali, superata soltanto da Roma» dichiaraBarbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. «L’inquinamento continua a sprofondare i bilanci già gravemente compromessi delle nostre città. Milano è seconda in Europa dopo Bucarest per costo pro capite, con oltre 2800 €/anno, una cifra sottratta al benessere e alla capacità di spesa dei cittadini. Gli scienziati indicano chiaramente la responsabilità dei trasporti nell’emissione dei diversi inquinanti presi in esame. È ora di scelte coraggiose e convinte, basta con indulgenze e mezze misure, si deve uscire velocemente dal fossile e incentivare multimodalità e sharing».

 E i costi calcolati potrebbero essere ancora più alti se – citando lo studio – “si includessero adeguatamente i costi correlati alla pandemia COVID-19. Le comorbilità sono un elemento preponderante nella mortalità di pazienti affetti da COVID-19 e fra le più importanti vi sono quelle associate all’inquinamento atmosferico. Da diversi documenti di ricerca si evidenzia che la scarsa qualità dell’aria tende ad aumentare la mortalità di pazienti affetti da COVID-19. Pertanto, i costi sociali di una scarsa qualità dell’aria potrebbero essere maggiori rispetto a quanto stimato in questa ricerca”.  
Secondo Andrea Poggio, responsabile mobilità Legambiente «il costo dell’inquinamento, aggravato quest’anno alla pandemia Covid19, è particolarmente pesante per i redditi più bassi: l’inquinamento, come il Covid colpisce tutti, ma chi è più povero fatica a mitigarne gli effetti ed accedere alle cure. I governi nazionale e regionali devono adottare al più presto politiche pubbliche per mobilità e riscaldamento ad emissioni zero, per tutti, ma soprattutto per chi è meno abbiente. Servono mezzi pubblici elettrici, bici e auto elettriche condivise, serve in città agevolare e promuovere subito la mobilità ciclo-pedonale. Serve il superbonus (110%) se ben speso per ridurre l’inquinamento da riscaldamento. Non servono invece proroghe ai permessi di circolazione dei veicoli diesel più inquinanti, non servono bonus per l’acquisto di auto di proprietà a combustione. Iniziare a ridurre a zero, o quasi, l’inquinamento deve divenire una priorità nazionale del Recovery plan italiano». 

Fonte: ecodallecitta.it



 
 

Smog, l’usura di pneumatici e freni inquina più dei gas di scarico

“L’usura soprattutto degli pneumatici e anche dei freni influisce addirittura per il 57% nella produzione delle polveri sottili” queste le conclusioni del Seminario Internazionale RespiraMi 3: Air Pollution and our Health

 “Il tubo di scappamento degli autoveicoli incide per il 43% nella produzione delle polveri sottili, ma secondo alcune stime l’usura soprattutto degli pneumatici e anche dei freni influisce addirittura per il 57% osserva Sergio Harari, co-presidente del Seminario e Direttore Unità Operativa di Pneumologia Ospedale San Giuseppe di MilanoGli pneumatici sopportano il peso del veicolo e nell’attrito con l’asfalto si frantumano, producendo piccoli frammenti di gomma che poi di disperdono nell’aria e si depositano sulle strade, secondo il peso del particolato o il vento. Oggi sappiamo che il 60% di questa polvere microscopica che deriva dagli pneumatici può entrare nei polmoni, con effetti dannosi che solo di recente si sono iniziati a comprendere. Se calcoliamo che uno pneumatico perde circa il 20% del proprio peso otteniamo una quantità enorme di materiale disperso nell’ambiente”.

La fabbricazione della gomma per pneumatici coinvolge molti prodotti chimici tossici, dal benzene alla nafta, dai solventi clorati, fino a composti plastificanti, petrolio, acidi a cui si aggiungono metalli pesanti fra cui zinco, cadmio e piombo. Un mix ‘sporco’ di sostanze cancerogene e neurotossiche, che rendono il particolato inquinante presente nelle strade più trafficate particolarmente deleterio. “Nelle zone dove il traffico è intenso le polveri da pneumatici possono contribuire all’incremento degli attacchi di asma in bambini e anziani – aggiunge Pier Mannuccio Mannucci, co-presidente del Seminario, Professore Emerito di Medicina Interna, Università degli Studi di MilanoInoltre la polvere degli pneumatici non solo può incrementare le allergie generiche ma essere causa anche di quelle specifiche, perché la gomma con cui sono prodotti deriva da una combinazione di lattice naturale e gomme sintetiche da derivati del petrolio: entrambi questi componenti possono indurre allergie e quella al lattice è particolarmente diffusa. La perdita della parte di battistrada dovuta al consumo, sotto forma di pulviscolo e microparticelle, si riversa sulle strade ed entra nei polmoni soprattutto dei bambini che, inalano più particelle degli adulti, in quanto camminano o vanno sui passeggini più a rasoterra. In questi casi sarebbe perciò preferibile l’utilizzo di zaini o marsupi. La polvere da pneumatico costituisce una particolare minaccia anche per gli anziani perché hanno polmoni già indeboliti dall’età e dalle malattie soprattutto se fumatori”.

Purtroppo non è semplice misurare i tassi, il formato, la distribuzione e la composizione di questo inquinante poco conosciuto e largamente sottovalutato né esiste un rimedio a tale problema. Ma una proposta per ridurne l’impatto potrebbe essere lavare più spesso le strade per rendere più pulita anche l’aria che respiriamo” conclude Harari.

I numeri dello smog

– 9 milioni di morti premature ogni anno nel mondo, 790mila in Europa, 81mila in Italia, secondo gli studi epidemiologici del Global Burden of Disease e del World Health Organization;

– per ogni metro cubo d’aria, un aumento di 20 microgrammi di PM produce un aumento dell’1% delle morti da tutte le cause;

– 136 morti ogni 100mila abitanti ogni anno in Italia, meno rispetto a Germania (154) e Polonia (151), ma più che in Francia (105) e Regno Unito (98);

– 3 milioni di miliardi di dollari i costi da ‘aria cattiva’ per le malattie respiratorie;

– nel 2018 Viterbo capitale italiana dell’aria pulita, maglia nera a Brescia con 87 sforamenti, seguita da Torino e Lodi con 69, secondo i dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

Più bravi a scuola se si studia nel verde

Il verde fa bene alla mente e non solo perché è un colore rilassante: nuovi studi mostrano che scuole “green”, con alberi e piante nelle immediate vicinanze o anche nei cortili o nei corridoi, aiutano gli studenti ad avere voti migliori. L’aria inquinata infatti “soffoca” i polmoni ma pure il cervello, come spiegano gli esperti riuniti a Milano dal 24 al 26 gennaio per il Seminario Internazionale RespiraMi 3: Air Pollution and our Health organizzato dalla Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico e dalla Fondazione Internazionale Menarini: lo smog peggiora le performance cerebrali e addirittura accelera il declino cognitivo correlato all’età, aumentando anche il rischio di Alzheimer. Vivere e studiare in ambienti verdi, dove alberi e piante ripuliscono naturalmente l’aria, è un ottimo “antidoto”: nelle scuole più green l’apprendimento migliora, fin dalla primaria, grazie a un miglioramento della memoria e delle capacità di attenzione.

Un numero sempre maggiore di studi indica che lo smog, che ogni anno in Italia uccide prematuramenteoltre 80.000 persone per colpa dei suoi effetti dannosi sull’apparato respiratorio e sul sistema cardiovascolare, è deleterio anche per la funzionalità cerebrale – osserva Sergio Harari, co-presidente del Seminario e Direttore Unità Operativa Pneumologia, Ospedale San Giuseppe di MilanoUn’ampia ricerca su circa 25.000 cinesi ha per esempio dimostrato che i livelli di esposizione all’inquinamento atmosferico correlano con le capacità in test matematici e di linguaggio: quanto più si è esposti allo smog, tanto più con l’andare degli anni peggiorano le abilità cognitive necessarie a svolgere i test, soprattutto negli uomini e in chi appartiene a fasce socioculturali svantaggiate. Altri dati confermano che lo smog si associa a un peggioramento delle capacità cognitive a ogni età, con un aumento del rischio di demenze e Alzheimer nei soggetti più anziani: l’associazione è particolarmente evidente con alcuni inquinanti derivanti dal traffico veicolare, come ossidi di azoto e particolato fine”.

I meccanismi precisi attraverso cui lo smog può diventare tossico sul sistema nervoso centrale non sono noti, ma sembra che possano essere coinvolti un incremento dell’infiammazione delle cellule immunitarie presenti soprattutto nei bronchi e nei polmoni che a loro volta innescano una reazione infiammatoria generalizzata e sistemica, nonché un’alterazione delle difese antiossidanti. I danni sono evidenti a ogni età e perfino se si è esposti allo smog durante il periodo fetale: una recente ricerca su oltre 700 bambini olandesi, seguiti dalla gestazione fino a dieci anni d’età, ha verificato che anche livelli di inquinamento inferiori alle soglie stabilite dall’Unione Europea (medie annuali di PM10: 40 microgrammi per mm3)comportano alterazioni nello sviluppo del cervello dei bimbi. La corteccia cerebrale risulta più sottile in alcune aree e questo sarebbe correlato a una maggiore impulsività e quindi a un maggior rischio di problemi come il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività. “Altrettanto dimostrati sono i rischi per le donne in gravidanza – commenta Harari – l’esposizione prolungata alle polveri sottili si associa ad una riduzione del peso alla nascita del neonato che, in proporzione, respira volumi d’aria doppi rispetto all’adulto, mentre elimina in modo meno efficiente le sostanze tossiche”.

L’esposizione allo smog è dannosa sulle capacità cognitive, ma c’è un modo per proteggersi – interviene Pier Mannuccio Mannucci, co-presidente del Seminario e Professore Emerito di Medicina, Interna Università degli Studi di Milano – Il verde delle piante purifica l’aria delle nostre città intrappolando le polveri sottili, con un effetto positivo non soltanto per la salute cardiorespiratoria (non a caso infatti in città più verdi si vive più a lungo), ma anche per il cervello. Uno studio spagnolo su quasi 2600 bambini della scuola primaria ha dimostrato che gli spazi verdi nella scuola e nell’ambiente circostante aiutano l’apprendimento, portando a un miglioramento dello sviluppo cognitivo. Piante e alberi riducono l’inquinamento atmosferico e in parallelo nell’arco di un anno portano i ragazzini ad avere un miglioramento nelle capacità di memoria e di attenzione, a tutto vantaggio della performance scolastica. Tutto ciò dimostra che, se l’urbanizzazione che oggi riguarda il 55% della popolazione mondiale e raggiungerà nel 2050 il 75%, ha ridotto drammaticamente la qualità e la quantità delle aree verdi, è ormai necessaria un’inversione di rotta. Aumentare gli spazi verdi nelle città e soprattutto vicino alle scuole sarebbe certamente il miglior mezzo per proteggere il “capitale mentale” della popolazione. Tuttavia le piante vanno scelte con attenzione evitando quelle che possono avere effetti allergizzanti, che possono essere amplificare dall’inquinamento atmosferico, come ad esempio le graminacee. La capacità degli alberi di ripulire l’aria da particolati e ozono però dipende soprattutto dalla specie. Bisogna pertanto prevedere la scelta di determinate piante in determinate aree in base alle sostanze inquinanti presenti in quella zona. Anche negli ambienti chiusi è preferibile scegliere piante ‘anti-smog’ come ficus, benjamin ed edera più efficaci contro benzene e ammoniaca che sono le sostanze inquinanti maggiormente presenti in scuole, case e uffici”.

Fonte: ecodallecitta.it

Smog, rumore e clima in Europa: impatto maggiore sui più poveri e vulnerabili. Italia ai primi posti

La relazione dell’Agenzia dell’Ue per l’ambiente (Eea )richiama l’attenzione sugli stretti legami esistenti tra i problemi sociali e quelli ambientali in tutta l’Europa. Il reddito, la situazione occupazionale o il livello di istruzione fattori decisivi

L’inquinamento e altri pericoli ambientali rappresentano un rischio per la salute di tutti, con tuttavia un impatto maggiore su alcune persone a causa della loro età o del loro stato di salute. Il reddito, la situazione occupazionale o il livello di istruzione incidono ulteriormente sulla capacità delle persone di evitare questi rischi o di farvi fronte. La relazione dell’Agenzia dell’Ue per l’ambiente (Eea) «Unequal exposure and unequal impacts: social vulnerability to air pollution, noise and extreme temperatures in Europeen» (Disparità di esposizione e di effetti: vulnerabilità sociale all’inquinamento atmosferico, al rumore e alle temperature estreme in Europa) richiama l’attenzione sugli stretti legami esistenti tra i problemi sociali e quelli ambientali in tutta l’Europa. Sebbene la politica e la legislazione dell’UE negli ultimi decenni abbiano condotto a miglioramenti significativi delle condizioni di vita, sia in termini economici che di qualità dell’ambiente, le disparità tra le varie aree persistono. La relazione sottolinea la necessità di un migliore allineamento delle politiche sociali e ambientali e di interventi più incisivi a livello locale per affrontare con successo le questioni di giustizia ambientale.

«La Commissione europea ha costantemente sottolineato che, per quanto riguarda le questioni ambientali, la nostra è un’Europa che protegge. Il modo migliore per mettere alla prova questo principio è studiare come tutelare i più vulnerabili, i deboli e gli indifesi. L’Agenzia europea dell’ambiente merita apprezzamento per questa relazione che esamina come i poveri, gli anziani e i giovanissimi siano le persone più a rischio a causa della scarsa qualità dell’aria, dell’eccessivo rumore e delle temperature estreme. Questa relazione supporta i nostri sforzi per garantire che la nostra sia un’Europa che protegge tutti», ha dichiarato Karmenu Vella, Commissario europeo per l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca.

«Nonostante il successo altamente significativo delle politiche europee nel corso degli anni per migliorare la qualità della vita e proteggere l’ambiente, sappiamo che in tutta l’UE si può fare di più per garantire che tutti gli europei, indipendentemente dall’età, dal reddito o dall’istruzione, siano adeguatamente protetti dai rischi ambientali con cui ci confrontiamo», ha affermato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA.

Exposure to PM2.5 mapped against GDP per capita, 2013-2014

Note: Exposure is expressed as population-weighted concentrations; mapped for NUTS 3 regions
Source: Based on ETC/ACM (2018a)

Risultati principali

Inquinamento atmosferico e acustico

L’area dell’Europa orientale (tra cui Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) e dell’Europa meridionale (tra cui Spagna, Portogallo, Italia e Grecia), dove i redditi e l’istruzione sono inferiori e i tassi di disoccupazione superiori alla media europea, sono state maggiormente esposte agli inquinanti atmosferici, tra cui il particolato (PM) e l’ozono troposferico (O3).Le regioni più ricche, comprese le grandi città, tendono ad avere in media livelli più elevati di biossido di azoto (NO2), soprattutto a causa dell’elevata concentrazione del traffico stradale e delle attività economiche.
Tuttavia, all’interno di queste stesse aree, sono ancora le comunità più povere che tendono a essere esposte a livelli localmente più elevati di NO2.  L’esposizione al rumore è molto più localizzata rispetto all’esposizione all’inquinamento atmosferico e i livelli ambientali variano notevolmente sulle brevi distanze. L’analisi ha riscontrato che esiste un possibile nesso tra i livelli di rumore nelle città e redditi familiari più bassi: tale dato suggerisce che le città con una popolazione più povera hanno livelli di rumore più elevati.

Temperature estreme

Le aree dell’Europa meridionale e sudorientale sono maggiormente esposte alle alte temperature. Molte regioni di Bulgaria, Croazia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna sono, inoltre, caratterizzate da redditi e istruzione più bassi, livelli più elevati di disoccupazione e una popolazione anziana più numerosa. Questi fattori socio-demografici possono ridurre la capacità delle persone di prendere misure per affrontare il caldo e di evitarlo, con conseguenti effetti negativi sulla salute. In alcune parti d’Europa un gran numero di persone non è in grado di mantenere la propria casa adeguatamente calda a causa della scarsa qualità degli alloggi e del costo dell’energia; di conseguenza, si continuano a registrare malattie e decessi associati all’esposizione alle basse temperature.

Che cosa si sta facendo per affrontare il problema?

L’Unione europea (UE) nel suo insieme ha compiuto progressi significativi negli ultimi decenni in termini di riduzione dell’inquinamento atmosferico e gli Stati membri hanno attuato varie politiche europee per migliorare l’adattamento al cambiamento climatico. La politica regionale dell’UE ha dimostrato di avere apportato un efficace contributo nell’affrontare le disuguaglianze sociali ed economiche. Diverse autorità regionali e comunali sono inoltre proattive nel ridurre l’impatto dei rischi ambientali sui membri più vulnerabili della società:

– una migliore pianificazione territoriale e una migliore gestione del traffico stradale, come, ad esempio, l’introduzione di zone a basse emissioni nei centri urbani, contribuiscono a ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico e acustico nelle zone in cui vivono gruppi socialmente vulnerabili;

– anche il divieto di alcuni combustibili per il riscaldamento domestico, come il carbone, porta ad un miglioramento della qualità dell’aria nelle zone caratterizzate da un reddito basso. Tuttavia, deve essere associato a sovvenzioni per il passaggio a soluzioni di riscaldamento più pulite per le famiglie a basso reddito;

– tra gli esempi di iniziative volte a proteggere i bambini dal rumore degli aerei e della strada si possono citare le barriere antirumore e le strutture di protezione nelle aree gioco all’aperto;

molte autorità nazionali e locali hanno messo in atto piani d’azione al fine di migliorare la risposta alle emergenze in aiuto ad anziani e ad altri gruppi vulnerabili durante le ondate di calore o le punte di freddo intenso. Tali piani sono spesso integrati da iniziative comunitarie o del settore del volontariato;

– l’adattamento al cambiamento climatico aiuta a prepararsi ad affrontare ondate di calore sempre più frequenti ed estreme. In particolare, prevedere più spazi verdi contribuisce ad abbassare la temperatura nei centri urbani, apportando, al contempo, benefici per la salute e la qualità della vita dei residenti.

Fonte: ecodallecitta.it

Smog. Giunta regionale approva delibera che stanzia 4 milioni per la sostituzione dei veicoli commerciali

390127_1

L’Assessore Valmaggia: “Con questo provvedimento veniamo incontro ai sacrifici richiesti per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo”. Approvata la delibera che definisce i criteri per l’assegnazione di 4 milioni di euro per l’acquisto di veicoli commerciali N1 o N2 (ossia quelli con massa inferiore a 3,5 tonnellate e quelli tra 3,5 e 12 tonnellate) utilizzati per il trasporto in conto proprio da parte di micro, piccole e medie imprese. Il contributo potrà essere assegnato a seguito della rottamazione di un veicolo della stessa tipologia e ad alto impatto ambientale, oltre alla sua conversione all’utilizzo di combustibili diversi dal gasolio. Nello specifico, il provvedimento si inserisce tra le misure di attuazione dell’Accordo tra le Regioni del Bacino Padano e il Ministero dell’Ambiente, i cui contenuti sono stati recepiti dalla Regione Piemonte già nell’ottobre 2017 con l’adozione di azioni atte a ridurre gli sforamenti dei livelli massimi dei principali inquinanti atmosferici (PM10 e biossido di azoto).

Si tratta di risorse che non potevano tardare a essere impiegate, vista la necessità di mettere in atto misure restrittive di limitazione veicolare che incidono significativamente sulla vita dei piemontesi, ma che ormai risultano inderogabili a fronte dei dati allarmanti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale stima che le morti premature in Italia a causa dell’inquinamento atmosferico ammontino a oltre 90mila all’anno. I 4 milioni di euro – metà a valere già sul 2018 e la restante sul 2019 – verranno impiegati per sostituire le tipologie di veicoli che, per tipo di motorizzazione, e in alcuni casi anche per mole, risultano maggiormente inquinanti, oltre a essere utilizzati quali diretto strumento di lavoro da parte delle imprese. I criteri adottati dalla Giunta regionale prevedono che, per ottenere l’incentivo regionale, occorra rottamare un veicolo commerciale N1 o N2 per il trasporto in conto proprio, aventi motorizzazione benzina fino a euro 1/I inclusa, ibridi benzina (benzina/metano o benzina/GPL) fino a euro 1/I inclusa, e diesel fino a euro 4/IV inclusa. Tali veicoli potranno essere sostituiti con mezzi analoghi di tipo elettrico puro, ibrido (benzina/elettrico Full Hybrid o Hybrid Plug In), metano esclusivo, GPL esclusivo, metano o GPL bifuel (benzina/metano e benzina/gpl). Vengono inoltre ammesse le spese di conversione dei motori di veicoli commerciali N1 e N2, attualmente alimentati a gasolio, in motorizzazioni meno inquinanti (elettrico, metano, GNL, GPL e bifuel benzina (benzina/metano e benzina/GPL). Il bando per l’assegnazione delle risorse vedrà la pubblicazione da parte della Regione Piemonte entro fine anno, e rimarrà aperto fino a esaurimento della dotazione finanziaria. L’istruttoria sarà condotta dalla Regione stessa e da Unioncamere, anche tramite le singole Camere di Commercio. Per ogni singolo contributo ammesso è prevista un’assegnazione tra i mille e i 10mila euro, a seconda dell’entità della sostituzione o della conversione.

Con questo provvedimento la Regione mette a disposizione del mondo produttivo le prime risorse disponibili per la sostituzione dei mezzi maggiormente inquinanti, così come condiviso nell’Accordo del Bacino Padano – afferma l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, Alberto Valmaggia – Per anni sono state messe in atto misure che hanno visto il divieto al traffico dei migliaia di veicoli senza che però si prevedessero degli incentivi economici a sostegno dei cittadini costretti alla sostituzione dei mezzi interessati. Oggi prevediamo un aiuto concreto per la sostituzione dei veicoli commerciali, quelli utilizzati quali vero e proprio strumento di lavoro. L’impegno della Regione Piemonte è quello di lavorare affinché, a breve, si riescaa dare un analogo sostegno anche ai restanti cittadini”.

Fonte: ecodallecitta.it

Smog: dallo stop ai diesel più inquinanti ad una vera mobilità sostenibile

Lo smog rappresenta un’emergenza cronica in tutto il nord Italia, in Piemonte sono in atto misure di contrasto all’inquinamento atmosferico con alcune novità. Che cosa possiamo ancora fare per rispettare gli accordi internazionali, investire e migliorare la viabilità e mobilità sostenibile?misure-anti-smog-stop-diesel-inquinanti-verso-mobilita-sostenibile

La Giunta regionale ha adottato la delibera che approva l’ordinanza tipo con la quale i comuni dell’area metropolitana di Torino – nonché quelli piemontesi al di sopra dei 20mila abitanti e che negli ultimi 3 anni hanno registrato sforamenti di uno o più valori limite del PM10 e del biossido di azoto – attueranno le misure di contrasto all’inquinamento atmosferico, così come definito nell’accordo firmato nel giugno dello scorso anno dal Ministero dell’Ambiente e dalle Regioni del bacino padano. Come denunciato in un precedente articolo, lo smog rappresenta un’emergenza cronica in tutto il nord Italia ed il report di Legambiente Mal’Aria 2018 ha assegnato a Torino il triste primato di città più inquinata d’Italia e d’Europa. Al terzo posto Alessandria ma la situazione da tempo è critica in molti capoluoghi piemontesi.

“Con questo provvedimento la Regione dà un’indicazione omogenea di quelle che devono essere le misure di contrasto all’inquinamento atmosferico, in attuazione dell’accordo delle Regioni del bacino padano siglato nel giugno 2017 – ha spiegato l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, Alberto Valmaggia – Lo stato di infrazione per sforamenti dei limiti di gas inquinanti in atmosfera ha imposto alle Regioni del bacino padano di muoversi con azioni analoghe su tutta l’area interessata. Questa Regione ha previsto una serie di deroghe per alcune categorie di operatori, i quali, entro fine anno potranno rispondere a un bando regionale che metterà a disposizione 4 milioni di euro (2 messi a disposizioni dal precedente Governo e 2 da questa Regione) per la sostituzione dei veicoli commerciali”.

Le misure messe in campo interessano tre tipi di ambiti:

1) mobilità urbana, che interessano il divieto di circolazione dei veicoli maggiormente inquinanti

2) riscaldamento, legato all’utilizzo dei generatori di calore a biomassa

3) agricoltura e altro.

Sul fronte della mobilità urbana la principale novità riguarda lo stop alla circolazione dei diesel più inquinanti, come previsto dal pacchetto “anti-smog” firmato da quattro Regioni del Nord Italia che si affacciano sulla Pianura Padana: Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto. Nel piano firmato nel giugno del 2017 è previsto lo stop, dal lunedì al venerdì e dalle 8.30 fino alle 18.30, per le auto e i veicoli commerciali diesel fino a Euro 3. Per una nuova proroga all’avvio dei divieti, in Piemonte i blocchi dei veicoli diesel scatteranno il 15 ottobre.misure-anti-smog-stop-diesel-inquinanti-verso-mobilita-sostenibile-1539244457

Le limitazioni alla circolazione sono state decise per tentare di controllare una situazione che è stata già sanzionata dalla Ue.

“L’Italia – spiegava Andrea Boraschi, responsabile della campagna Trasporti di Greenpeace Italia – è indietro su molti fronti, quanto a tutela della qualità dell’aria. Ma certamente quello dei trasporti mostra le maggiori criticità. Abbiamo un livello di motorizzazione significativamente più alto degli altri Paesi dell’Unione, mentre la mobilità sostenibile stenta a crescere”.

“Un sistema che si basa sul mezzo privato a benzina o gasolio – continua Boraschi – è un sistema patogeno, oltre che antitetico agli accordi sul clima”.

Un’analisi del Centro aerospaziale tedesco (Dlr) commissionata da Greenpeace sostiene che l’Europa deve fermare le vendite di auto diesel e a benzina entro il 2030 per poter raggiungere i suoi target climatici ed avere qualche possibilità di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. Contenere il surriscaldamento del pianeta entro questa soglia potrà ridurre in maniera significativa i danni climatici che altrimenti potrebbero diventare devastanti, come emerso dal rapporto del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) appena diffuso. È dunque importante, per rispettare gli accordi internazionali, investire e migliorare la viabilità e mobilità sostenibile.

Come fare? Nel documento Visione 2040, contenuto nel libro “E ora si cambia curato da Italia che Cambia, sono contenute alcune proposte concrete e attuabili da subito per far sì che la mobilità nel nostro Paese segua la direzione della sostenibilità ambientale ed economica.

Secondo quanto emerso da questo documento condiviso occorre innanzitutto assumere alcuni principi di fondo:

– mobilità di persone prima di quella dei veicoli;
– mobilità dolce (bici, piedi) rispetto a motorizzata;
– trasporto pubblico rispetto a quello privato;
– mezzi a basso consumo e basso impatto ambientale
– trasporto meno oneroso ed invasivo;
– interventi diffusi sulle reti e sul territorio rispetto a grandi opere.

Come attuare questi principi nella pratica? Le proposte e gli esempi virtuosi non mancano.

 

Foto copertina
Didascalia: Torino

Fonte: http://piemonte.checambia.org/

Lo smog riduce le capacità cognitive. Lo studio su 20mila cittadini cinesi

389909_1

Il campione è stato sottoposto a una serie di test per valutarne le abilità matematiche e linguistiche ed è emerso che queste abilità erano tanto più inferiori quanto maggiore era l’esposizione ad agenti inquinanti, inoltre che l’impatto negativo dello smog aumenta con l’età dell’individuo. L’inquinamento atmosferico ha un impatto estremamente negativo sulle capacità cognitive che, peraltro, peggiora con l’età. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista PNAS e condotto da un team internazionale di ricercatori tra Usa e Cina (http://www.pnas.org/content/early/2018/08/21/1809474115) La ricerca ha coinvolto qualcosa come 20 mila individui in Cina, dai 10 anni in su di entrambi i sessi, ma ha una rilevanza globale visto che il 95% della popolazione mondiale respira aria insalubre. I livelli di inquinamento a cui ciascun partecipante è stato esposto sono stati misurati in base al suo indirizzo di residenza. I ricercatori hanno tenuto conto di diverse molecole inquinanti e del particolato fine, quello che penetra più facilmente nelle vie respiratorie. Tutto il campione è stato sottoposto a una serie di test per valutarne le abilità matematiche e linguistiche ed è emerso che queste abilità erano tanto più inferiori quanto maggiore era l’esposizione ad agenti inquinanti, inoltre che l’impatto negativo dello smog aumenta con l’età dell’individuo. “Il nostro campione ci ha permesso di esaminare anche l’impatto dell’inquinamento sull’età delle persone. I nostri risultati in relazione all’età degli individui sono innovativi” – ha spiegato uno degli autori del lavoro, Xi Chen della Yale School of Public Health, secondo riportato online da BBC Health. L’inquinamento atmosferico causa sette milioni di morti premature all’anno, ma il danno sulle facoltà cognitive delle persone è ancora poco noto. Uno studio recente ha rilevato che l’aria tossica è legata ad una “mortalità estremamente elevata” in persone con disturbi mentali e la mette inoltre in relazione con l’aumento delle malattie mentale nei bambini, mentre un’altra analisi ha rilevato che coloro che vivono vicino a strade molto trafficate hanno un maggiore rischio di demenza. Questo nuovo lavoro allarga ancora di più l’orizzonte. Tra l’altro ha rilevato che l’inquinamento atmosferico ha anche un impatto a breve termine sull’intelligenza, cosa che potrebbe avere conseguenze importanti sottolineano i ricercatori, ad esempio per gli studenti che devono sostenere esami di ammissione cruciali nei giorni di maggior inquinamento. Aarash Saleh, uno specializzando in medicina respiratoria nel Regno Unito e attivista della campagna “Medici contro Diesel”, ha dichiarato al Guardian: “Questo studio si aggiunge alle prove che dimostrano che l’esposizione all’inquinamento atmosferico può peggiorare la nostra funzione cognitiva. Il traffico stradale è il più grande contributore all’inquinamento atmosferico nelle zone residenziali e i governi devono agire con urgenza per rimuovere veicoli fortemente inquinanti dalle nostre strade”.

 

Fonte: ecodallecitta.it

 

Prepair, è partito a tutti gli effetti il progetto contro lo smog nel Bacino Padano

389776_1

L’obiettivo fondamentale del progetto che coinvolge 18 partner fra cui le Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta è migliorare la qualità dell’aria in tutto il Bacino Padano attraverso azioni concrete e attività di educazione, sensibilizzazione e informazione rivolte alla popolazione

È partito a tutti gli effetti il progetto Prepair, il programma integrato di interventi contro lo smog nel Bacino Padano, coordinato dalla Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con 17 partner regionali e locali, fra cui le Regioni Piemonte, la Lombardia, il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, la Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Trento, e coofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma “Life”.

In occasione del laboratorio ‘Environmental Implementation Review’ organizzato da Cinsedo, la conferenza delle regioni e delle province autonome, la referente di Prepair, Katia Raffaeli, ha confermato che dopo la prima fase di stipula e formalizzazione degli accordi “stiamo finalmente dando gambe alle azioni previste nel piano, attraverso una serie di azioni che partono in primis dalla formazione rivolta ad operatori pubblici, privati e alle comunità locali su diversi temi quali la mobilità ciclabile, la riqualificazione energetica degli edifici, le biomasse, la condivisione dei dati sulla qualità dell’aria che siano omogenei per tutto il bacino. Sono la base per la costruzione delle misure necessarie a raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati”.

L’obiettivo fondamentale del progetto Prepair è chiaro: migliorare la qualità dell’aria in tutto il Bacino Padano – com’è noto una delle aree più inquinate del mondo a livello atmosferico – attraverso azioni concrete e attività di educazione, sensibilizzazione e informazione rivolte alla popolazione. Il tutto effettuando un monitoraggio coordinato e omogeneo dell’attuazione delle misure e dei risultati raggiunti.

Sono previste una serie di azioni coordinate, fra cui la promozione delle corrette modalità di combustione della biomassa negli impianti di riscaldamento, la formazione di spazzacamini, il sostegno all’efficienza energetica nell’edilizia e l’utilizzo di tecniche per l’applicazione di fertilizzanti con basse emissioni di ammoniaca in agricoltura.

A livello urbano le amministrazioni locali sono chiamate a promuovere la mobilità sostenibile e l’utilizzo dei veicoli elettrici. Nella seconda fase del programma è previsto anche lo sviluppo di un’app per i trasporti pubblici in tutte le regioni attraversate dal Po.

Per la prima volta, inoltre, una banca dati raccoglierà e metterà a confronto le emissioni in tutto il bacino Padano e valuterà l’efficacia delle azioni adottate. Il nuovo sistema di valutazione sarà operativo nei primi mesi del prossimo anno, con l’ambizione di rafforzare i risultati ottenuti finora dai singoli piani regionali per il miglioramento della qualità dell’aria. Le azioni del progetto ‘Prepair’ si estendono anche alla Slovenia con lo scopo di valutare e ridurre il trasporto di emissioni inquinanti attraverso l’Adriatico.

Prepair trova anche il sostegno del Ministero dell’Ambiente. Fabio Romeo, della Direzione Generale per i Rifiuti e l’Inquinamento, ha elogiato il progetto dicendo che “a livello scientifico le inizitive singole non producono effetti importanti, mentre la condivisione e il dialogo sono fattori centrali per misure che siano di ampia portata. Il ministero sta adottando accordi di programma specifici per il bacino padano nell’ottica di mettere in piedi inziative che coprano una realtà territoriale più ampia rispetto ad una singola regione – il riferimento è all’accordo di programma per il miglioramento della qualità dell’aria firmato a giugno 2017 dal Ministero e dalle Regioni Emilia- Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto – lo stesso ministro Costa ha rilanciato ieri dicendo che verranno fatti altri accordi analoghi anche con altre regioni”.

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

Smog, deferimento Corte Ue: ‘La Commissione protegge i cittadini dall’inquinamento atmosferico’

389489_1

Bruxelles: “La decisione di deferire degli Stati membri alla Corte di giustizia dell’UE è stata adottata in nome degli europei. Gli Stati membri deferiti oggi alla Corte hanno ricevuto nell’ultimo decennio un numero sufficiente di ‘ultime possibilità’ per migliorare la situazione”

“La Commissione difende il diritto degli europei a respirare aria pulita. La Commissione offre agli attori nazionali, regionali e locali assistenza pratica per migliorare la qualità dell’aria in Europa e interviene più energicamente nei confronti di 7 Stati membri che hanno violato le norme dell’UE in materia di inquinamento atmosferico e di omologazione delle autovetture”. Queste le parole che arrivano da Bruxelles dopo il deferimento dell’Italia e di altri sei paesi alla Corte di Giustizia Europea per non aver ancora adottato misure antismog efficaci, nonostante i continui e richiami e avvertimenti arrivati per anni.

Karmenu Vella, commissario per l’Ambiente, ha dichiarato: “La decisione di deferire degli Stati membri alla Corte di giustizia dell’UE è stata adottata in nome degli europei. Abbiamo detto che questa è una Commissione che protegge. La nostra decisione dà seguito a questa affermazione. Gli Stati membri deferiti oggi alla Corte hanno ricevuto nell’ultimo decennio un numero sufficiente di ‘ultime possibilità’ per migliorare la situazione. Sono convinto che la decisione di oggi porterà a miglioramenti per i cittadini in tempi molto più rapidi. Ma l’azione legale non risolverà di per sé il problema. È questo il motivo per cui stiamo definendo l’aiuto pratico con cui la Commissione può agevolare gli sforzi delle autorità nazionali volti a promuovere un’aria più pulita per le città e le metropoli europee”.

Elżbieta Bieńkowska, commissaria per il Mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le PMI, ha dichiarato: “Avremo successo nella lotta all’inquinamento atmosferico urbano solo se il settore automobilistico farà la sua parte. I veicoli a emissioni zero sono il futuro. Nel frattempo, rispettare la normativa sulle emissioni è un dovere. I costruttori che continuano a violare la legge dovranno sopportare le conseguenze del loro comportamento illecito”.

In una comunicazione intitolata “Un’Europa che protegge: aria pulita per tutti”, adottata oggi (ieri, giovedì 17 maggio), la Commissione illustra le misure disponibili per aiutare gli Stati membri a contrastare l’inquinamento atmosferico. La Commissione, inoltre, sottolinea la necessità di intensificare la cooperazione con gli Stati membri avviando nuovi “dialoghi sull’aria pulita” con le autorità competenti e utilizzando i finanziamenti dell’UE per sostenere le misure volte a migliorare la qualità dell’aria.

Misure di lotta contro l’inquinamento atmosferico

Le misure proposte oggi dalla Commissione si fondano su tre pilastri principali: norme sulla qualità dell’aria; obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni; e norme in materia di emissioni per le principali fonti di inquinamento, ad esempio per le emissioni degli autoveicoli e delle navi e quelle del settore energitico e dell’industria. Per contrastare le emissioni di inquinanti atmosferici generate dal traffico la Commissione rafforzerà ulteriormente la propria collaborazione con le autorità nazionali, regionali e locali per giungere a un approccio comune integrato alla regolamentazione dell’accesso degli autoveicoli alle aree urbane, nel quadro dell’agenda urbana per l’UE. Inoltre, la Commissione ha condotto un’ampia riforma, in modo da garantire che le emissioni di inquinanti atmosferici dei veicoli siano misurate in condizioni reali di guida, (si vedano le FAQ).

Migliorare il rispetto della normativa

 6 Stati membri deferiti alla Corte

La Commissione sta adottando misure per affrontare i gravi e persistenti superamenti dei valori limite per le due principali sostanze inquinanti che incidono sulla salute: il biossido di azoto, per lo più causato del traffico stradale e dall’industria, e il particolato, che è presente soprattutto nelle emissioni dell’industria, del riscaldamento domestico, del traffico e dell’agricoltura. La Commissione ha deciso di deferire Francia, Germania e Regno Unito alla Corte di giustizia dell’UE per il mancato rispetto dei valori limite per il biossido di azoto (NO2), e per aver omesso di prendere le misure appropriate per ridurre al minimo i periodi di superamento. UngheriaItalia eRomania sono state deferite alla Corte di giustizia per via dei livelli costantemente elevati di particolato (PM10). I limiti stabiliti dalla legislazione dell’UE sulla qualità dell’aria ambiente (direttiva 2008/50/CE) dovevano essere raggiunti rispettivamente nel 2010 e nel 2005. Questa iniziativa fa seguito a un vertice ministeriale sulla qualità dell’aria, convocato dal Commissario Vella il 30 gennaio 2018, come ultimo sforzo per trovare soluzioni atte a contrastare il grave problema dell’inquinamento atmosferico in nove Stati membri. I 6 Stati membri in questione non hanno presentato misure credibili, efficaci e tempestive per ridurre l’inquinamento entro i limiti concordati e quanto prima possibile, come richiesto dalla normativa dell’UE. La Commissione ha pertanto deciso di procedere con un’azione legale. Per quanto riguarda la Repubblica ceca, la Slovacchia e la Spagna, le misure in corso di attuazione o previste, come comunicato alla Commissione a seguito del vertice ministeriale sulla qualità dell’aria, sembrano essere in grado di affrontare in modo adeguato le carenze individuate, se correttamente attuate. Per questo motivo la Commissione continuerà a monitorare da vicino l’attuazione di tali misure, nonché la loro efficacia nel porre rimedio alla situazione il più presto possibile.

 Le procedure di infrazione proseguono per 4 Stati membri

La Commissione sta prendendo ulteriori iniziative nell’ambito delle procedure di infrazione contro 4 Stati membri per aver violato le norme dell’UE in materia di omologazione dei veicoli a motore. La Commissione ha deciso in data odierna di inviare ulteriori lettere di costituzione in mora a Germania, Italia, Lussemburgo e Regno Unito. La legislazione dell’UE in materia di omologazione impone agli Stati membri di disporre di sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive per scoraggiare i fabbricanti di automobili dal violare la legge. Laddove si verifichi una tale violazione, ad esempio tramite il ricorso ad impianti di manipolazione per ridurre l’efficacia dei sistemi di controllo delle emissioni, occorre mettere in atto misure correttive, quali i richiami, e applicare sanzioni (articoli 30 e 46 della direttiva 2007/46 e l’articolo 13 del regolamento n. 715/2007). La Commissione ha aperto una procedura di infrazione contro Germania, Lussemburgo e Regno Unito nel dicembre 2016 relativa al gruppo Volkswagen e ha inviato lettere complementari di costituzione in mora nel luglio 2017 richiedendo ulteriori chiarimenti. Oggi la Commissione ha inviato altre lettere di costituzione in mora per chiedere maggiori informazioni sulle inchieste e i procedimenti giudiziari nazionali relativi a tali infrazioni. Inoltre, in seguito alla scoperta di nuovi casi di irregolarità nella gestione dei motori in diversi veicoli diesel (veicoli Porsche Caienna, Volkswagen Touareg e Audi A6 e A7), la Commissione chiede alla Germania e al Lussemburgo, in quanto autorità di omologazione competenti, quali misure correttive e sanzioni siano previste. La Commissione chiede inoltre chiarimenti al Regno Unito sulla legislazione nazionale prevista. Nel maggio 2017 la Commissione ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato adempimento degli obblighi derivanti dalla normativa dell’UE in materia di omologazione dei veicoli da parte di Fiat Chrysler Automobiles. Nel frattempo, l’Italia ha adottato misure correttive ordinando al gruppo Fiat Chrysler Automobiles di effettuare un richiamo obbligatorio nell’Unione europea. Oggi, nel quadro dell’attuale scambio, la Commissione richiede informazioni supplementari sulle concrete misure correttive adottate e le sanzioni applicate.Un’ulteriore lettera di costituzione in mora costituisce una richiesta di informazioni ufficiale. Gli Stati membri dispongono ora di due mesi di tempo per replicare alle argomentazioni addotte dalla Commissione; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

Informazioni generali

Nell’Unione europea, la qualità dell’aria è generalmente migliorata negli ultimi decenni, spesso grazie agli sforzi comuni dell’UE e delle autorità nazionali, regionali e locali. Tuttavia, la qualità della vita di molti cittadini dell’UE continua ad essere messa a repentaglio in modo inaccettabile. L’inquinamento atmosferico provoca direttamente malattie gravi e croniche come asma, problemi cardiovascolari e cancro ai polmoni.

I deferimenti odierni riguardano i superamenti delle norme sulla qualità dell’aria:

 Biossido di azoto (NO2):

  • Germania – in 26 zone di qualità dell’aria, tra cui Berlino, Amburgo, Monaco e Colonia; le concentrazioni annue riferite nel 2016 raggiungevano gli 82µg/m3 rispetto a un valore limite di 40 µg/m3 (a Stoccarda).
  • Francia – in 12 zone di qualità dell’aria, tra cui Parigi, Marsiglia e Lione; le concentrazioni annue riferite nel 2016 raggiungevano i 96 µg/m3 (a Parigi).
  • Regno Unito – in 16 zone di qualità dell’aria, tra cui Londra, Birmingham, Leeds e Glasgow; le concentrazioni annue riferite nel 2016 raggiungevano i 102 µg/m3 (a Londra).

In totale, vi sono 13 casi d’infrazione in corso nei confronti degli Stati membri (Austria, Belgio, Repubblica ceca, Germania, Danimarca, Francia, Spagna, Ungheria, Italia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo e Regno Unito).

Con la decisione di oggi Germania, Francia e Regno Unito sono i primi a essere deferiti alla Corte; tutti e tre i casi fanno seguito ai pareri motivaticomunicati nel febbraio 2017.

 Particolato (PM10):

  • Italia – in 28 zone di qualità dell’aria, comprese le regioni Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto, i valori limite giornalieri sono stati costantemente superati, arrivando nel 2016 fino a 89 giorni.
  • Ungheria – in 3 zone di qualità dell’aria, Budapest, Pecs e valle del Sajó, i valori limite giornalieri sono stati costantemente superati, arrivando nel 2016 fino a 76 giorni.
  • Romania – nell’agglomerato di Bucarest, i valori limite giornalieri sono stati costantemente superati da quando il diritto dell’Unione europea è divenuto applicabile alla Romania, e nel 2016 per 38 giorni.

In totale, vi sono 16 casi d’infrazione in corso nei confronti degli Stati membri (Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Ungheria, Italia, Lettonia, Portogallo, Polonia, Romania, Svezia, Slovacchia e Slovenia). La Corte di giustizia dell’Unione europea ha ritenuto la Bulgaria e la Polonia colpevoli di violazioni della legislazione dell’UE, rispettivamente il 5 aprile 2017 e il 22 febbraio 2018. La decisione odierna fa seguito a un parere motivato inviato all’Italia nell’aprile 2017, a un parere motivato supplementare inviato alla Romania nel settembre 2014, e a un ulteriore parere motivato inviato all’Ungheria nel marzo 2014. In tutti i casi di superamento dei valori limite stabiliti dalla normativa dell’UE sulla qualità dell’aria ambiente (direttiva 2008/50/CE), gli Stati membri sono tenuti ad adottare piani per la qualità dell’aria e a garantire che tali piani stabiliscano misure appropriate affinché il periodo di superamento sia il più breve possibile. In linea con il principio di sussidiarietà, la normativa dell’UE lascia agli Stati membri la scelta dei mezzi da utilizzare per il rispetto dei valori limite.

Fonte: ecodallecitta.it