Carlin Petrini premiato dall’Onu: è campione della terra

Il fondatore di Slow Food riceverà il premio Unep come Campione della terra 20131045234321-586x367

Per Carlin Petrini arriva un premio delle Nazioni Unite, quello di “Campione della terra 2013”. Per il fondatore di Slow Food si tratta di una vera e propria consacrazione, una sorta di Nobel per la sostenibilità ambientale e la difesa della biodiversità. Secondo l’Unep (il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) Petrini

è ricompensato per il suo lavoro pioneristico negli ultimi tre decenni per migliorare l’efficienza e la sostenibilità dell’agricoltura e dell’offerta di cibo.

Il premio Unep è destinato a leader di governi, della società civile e del settore privato per l’impatto ‘’significativo e positivo” sull’ambiente del loro operato. Slow Food conta attualmente 100mila membri e sostenitori in più di 150 Paesi e rappresenta il più importante network mondiale nella difesa delle tradizioni culinarie locali e nel sostegno della biodiversità, nella lotta contro lo spreco di cibo e nella promozione di prodotti alimentari artigianali di qualità .

Petrini si dice “commosso e onorato” per il premio ricevuto e aggiunge:

Questo riconoscimento dimostra che il cammino ideale percorso da Slow Food nel corso della sua storia più che ventennale ha cambiato profondamente il concetto di gastronomia, consolidandone il significato di scienza direttamente connessa alla conoscenza e alla protezione dell’ambiente. Oggi l’organizzazione di Slow Food è impegnata quotidianamente nel mondo per diffondere i valori di un’alimentazione buona, pulita e giusta. A tutti costoro io dedico questo prestigioso premio, e li ringrazio.

Tra gli altri premiati, figurano Google Earth, il commissario europeo per l’ambiente Janez Potocnik e il ministro brasiliano per l’ambiente Izabella Teixeira.

Fonte:  Ansa

OGM, decisione Ue senza contraddittorio. “Necessaria clausola di salvaguardia”

Con un pronunciamento relativo alla coltivazione di OGM in Friuli, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha di fatto riconosciuto la possibilità di seminare mais geneticamente modificato senza l’autorizzazione dello Stato. Slow Food contesta la mancanza di contraddittorio e sostiene la necessità dell’adozione della clausola di salvaguardia.mais__ogm2

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è espressa in merito alla domanda di pronuncia pregiudiziale richiesta dal Giudice di Pordenone Dott. Rodolfo Piccin relativa alla causa penale contro Giorgio Fidenato accusato di aver messo a coltura mais Ogm della varietà Mon810 senza avere ottenuto l’autorizzazione prevista in Italia secondo il decreto legislativo del 2001. Causa in cui Slow Food Italia, la Regione Friuli Venezia Giulia, la provincia di Pordenone, Coldiretti e Codacons si sono costituite parte civile. La corte afferma che “la messa in coltura di organismi geneticamente modificati non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di tali varietà sono autorizzati” dall’Unione Europea. “Riteniamo che la Corte Europea abbia commesso un grave errore di metodo e un errore di merito”, commentano Alessandro Lamacchia, Katjuscka Piane e Stefano Cavallito, avvocati che rappresentano Slow Food. Dal punto di vista del metodo, infatti, “invece di fissare un’udienza permettendo alle parti costituite nel processo, e sopratutto allo Stato italiano, di esporre le proprie ragioni, la Corte ha deciso senza contraddittorio. Sarebbe stato un atto di rispetto verso le nostre istituzioni nazionali quello di consentire per lo meno allo Stato Italiano di perorare la propria tesi”. Nel merito, la mancanza di contraddittorio ha creato un equivoco circa la natura dell’autorizzazione che lo Stato italiano richiede al coltivatore. “L’ordinanza della Corte, infatti, pare equivocare circa le finalità di questa autorizzazione, sostenendo che consentirebbe allo Stato italiano di opporsi, in via generale, alla messa in coltura sul suo territorio di sementi già autorizzate a livello comunitario”, spiegano meglio gli avvocati. La richiesta di autorizzazione alla semina consente invece di valutare ogni singolo caso tenendo presente tre fattori: la salvaguardia della biodiversità, la vicinanza con coltivazioni biologiche e convenzionali e il diritto di scelta dei consumatoricoltivazione__ogm

La risposta dello Stato italiano al singolo coltivatore, quindi, non è da intendersi come un’ulteriore autorizzazione alla semina di un certo tipo di semi Ogm, ma l’autorizzazione a piantare detto seme in quello specifico campo dopo avere considerato la possibile coesistenza di tale coltura con quelle limitrofe biologiche o convenzionali. “L’autorizzazione non è quindi generale, ma molto specifica: in linea con quanto affermato dall’art. 26 bis della direttiva 2001/18 secondo il quale ‘gli Stati membri possono adottare tutte le misure opportune per evitare la presenza involontaria di Ogm in altri prodotti’”, continuano i legali di Slow Food. L’autorizzazione prevista dallo Stato italiano è quindi una misura volta a tutelare la coesistenza ed è da intendersi al più, qualora venga negata, come una restrizione o un “divieto geograficamente delimitato” e non come un divieto di carattere generale come erroneamente ritenuto dalla Corte nell’ordinanza in esame. “La mancanza del contraddittorio non ha permesso di sottolineare questi e altri aspetti della norma nazionale e del caso concreto e di cogliere così anche le differenze con il caso Pioneer e le varie ragioni a sostegno delle posizioni delle parti civili costituite” concludono gli avvocati Lamacchia, Piane e Cavallito. “Questa decisione ci preoccupa e ci fa riflettere su come provvedimenti così importanti per il futuro di tutti vengano assunti in maniera così discutibile e – parrebbe – approssimativa. Invitiamo i Ministri dell’Agricoltura, dell’Ambiente e della Salute a dare attuazione, nel più breve tempo possibile, all’adozione della clausola di salvaguardia, così come peraltro è stato sollecitato proprio in settimana (e con voto unanime di tutti i gruppi Parlamentari) dal Senato. Occorre evitare che qualcuno, prendendo spunto da questa ordinanza, si senta autorizzato a seminare Ogm in Italia”, commenta Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia. Il Senato infatti ha approvato all’unanimità la mozione De Petris, che impegna il governo ad applicare in Italia la Clausola di Salvaguardia (in difesa della salute umana e dell’ambiente) nei confronti degli OGM, e anche ad attivare i necessari controlli affinché ogni possibile coltura transgenica abusiva venga scongiurata. Come ha sottolineato il Comitato Scientifico Equivita commentando la notizia,“l’Italia si aggiunge in tal modo ai già numerosi stati europei che si sono dichiarati OGM-free invocando questa Clausola, stabilita dalla direttiva 2001/18/CE (tra essi: Germania, Francia e Austria)”. Il risultato ottenuto, continua Equivita, “non riguarda soltanto i cittadini e gli agricoltori, non riguarda soltanto la loro salute, strettamente legata ad un cibo e ad un ambiente più sani” ma “riguarda anche la nostra stessa sopravvivenza: tutela tutti noi dalla ‘colonizzazione’ dei nostri territori cui mirano le multinazionali biotech (ben poco inclini a preoccuparsi di una equa distribuzione del cibo)”.

Fonti: Slow Food, Equivita

“Cucinando s’impara (a non sprecare)” – Slow Food Day a Milano

Dove: Milano, Largo La Foppa angolo Corso Garibaldi (MM2 – Moscova)1766

Sabato 25 maggio, in occasione dello Slow Food Day 2013, a Milano ci sarà un’azione formativa pubblica sul tema “contro lo spreco alimentare”. All’aperto, in Largo La Foppa angolo Corso Garibaldi. A disposizione un laboratorio per insegnare ai bambini a fare la pasta all’uovo, con pochi semplici gesti. Una grande festa in cui tutti potranno IMPARARE A NON SPRECARE, con un Laboratorio del Gusto®,che consentirà ai bambini di tutte le età di FARE LA PASTA ALL’UOVO, con pochi semplici gesti. Ciascun partecipante potrà poi PROPORRE UNA PROPRIA RICETTA, non necessariamente gastronomica. Dal consiglio della nonna sul risparmio, all’idea per il riciclo, alla preparazione del condimento per la pasta.

Ecco il programma, che avrà luogo tra le 10 e le 17: 

Saranno allestiti tavoli attrezzati per il laboratorio, dove si potrà partecipare gratuitamente alla preparazione collettiva della pasta all’uovo, con prodotti a KmZero, aiutati da alcuni chef coinvolti nell’iniziativa, come “maestre/i di pasta”. I Dirigenti scolastici e i Comitati Genitori di una scuola primaria e di una media della zona sono stati invitati a partecipare con due classi per un incontro “teorico/pratico” a cura di Lisa Casali (blogger Ecocucine e conduttrice Rai) su: Importanza della riduzione degli sprechi alimentari; Ricadute positive per ambiente, salute e portafoglio legate alla riduzione degli sprechi; Consigli pratici per ridurre gli sprechi domestici (conservazione, spesa, a tavola, ai fornelli). Un aiuto per la realizzazione della pasta verrà dato dalla presenza di alcune macchine offerte da IMPERIA per sfogliare la pasta, e preparare le forme preferite, tagliatelle, lasagne, tagliolini e chi più ne ha…Saranno presenti e metteranno “le mani in pasta” alcuni attori, amici di Slow Food,che hanno trattato il mondo del cibo nei loro spettacoli: Margherita Antonelli, Max Pisu, Claudio Batta, Diego Parassole, e qualcun altro a sorpresa. Aggiungeremo due pentoloni per rimestare pensieri e proposte:

1. RIMESCOLA: “idee contro lo spreco”, con cui i bambini e il pubblico possono suggerire e consigliare come non “buttar via” il cibo;

2. LA MIA RICETTA: condimenti e sughi per ravioli, tagliatelle, tajarin, gnocchi, malfatti e chi più ne ha, più ne metta…

La giornata è dedicata ai soci di Slow Food, ma anche i non-soci avranno l’occasione per iscriversi al prezzo speciale di 25 €.

Fonte: eco dalle città

Giornata della Terra 2013: la difesa dell’agricoltura e la scommessa delle agro-energie in Italia

L’Earth Day 2013 è l’occasione per riflettere sulla salvaguardia del suolo agricolo e sullo sviluppo dell’energia da biomasse 1584987361-594x350

La Giornata mondiale della Terra 2013 è stata l’occasione per ricordare a tutti il rispetto che si deve alla medesima, specialmente a noi occidentali e sedicenti Paesi sviluppati che abbiamo ribaltato il concetto di appartenenza delle (sagge) religioni primitive, per le quali è l’uomo ad appartenere alla Terra e non il contrario. L’agricoltura è un settore strategico, Carlin Petrini, anima di Slow Food, lo ha ribadito per l’ennesima volta in un suo intervento su Repubblica di qualche giorno fa:

Ovunque si vada, la terra oggi è un problema. Risorsa di cui c’è gran fame. Su cui ci si scontra per come usarla: spremerla come un limone o farla fruttare in maniera rispettosa. Anche in Italia è elemento critico: gli affitti sono sempre più cari per la grande domanda da parte dell’agro-industria, un giovane che voglia tornare alla terra fa una fatica immane a permetterselo, tra prezzi insostenibili, poca disponibilità di terreni liberi, trafile burocratiche al limite del kafkiano.

La cementificazione, in Italia, nonostante la crisi, viaggia a 8 mq al secondo, con scelte che sono irreversibili: dove viene posato il cemento il terreno sarà infertile per mille anni. La fame crescente di terra si scontra con l’aumento degli affitti e i labirinti della burocrazia che ostacolano l’iniziativa di chi vuole coltivarla. Secondo Petrini:

La Terra produce, per questo fa gola. Ma non produce soltanto cibo. Per restare in Italia, o se volete in Europa, produce bellezza, esistenze felici, paesaggi con un immenso potenziale turistico e produttivo. Diamo fiducia a chi vuole tornare a coltivarla, curarla, amarla in virtù di un rapporto più stretto e simbiotico di quello che ha la media di ognuno di noi. Sì, perché è inaudito che si continui a fare finta di nulla di fronte allo scempio che sta subendo il nostro Paese. Accade a un ritmo esponenziale, folle, si consuma suolo fertile, si cementifica, si deturpa il paesaggio e si pregiudicano tutti i valori, materiali e immateriali di cui la terra, bene comune, è portatrice.

I frutti della terra e le attrattive turistiche non sono l’unica ricchezza della Terra. Secondo la Confederazione Italiana Agricoltori(CIA) se verranno rispettati gli obiettivi europei, entro il 2020 il 45% delle rinnovabili verrà dalla rivalutazione energetica degli scarti di campi e stalle. Le biomasse e i biogas sono un’opportunità per riconvertire i rifiuti in energia. Il vantaggio sarebbe doppio: 20 miliardi di euro annui in meno di costi e 240 milioni di tonnellate in meno di Co2 nell’aria. Utopia? Pare proprio di no: materiali che andrebbero smaltiti con pesanti oneri economici e non pochi problemi logistici diventano una risorsa. Dal 2008 a oggi la produzione di energia da biomasse agroforestali è cresciuta del 60% all’anno. Un esempio? La potatura degli uliveti pugliesi è in grado di fornire 700mila tonnellate all’anno di biomassa da trasformare in cippato e pellet, fonti di energia termica con una resa altissima. È bene rifletterci su: tutto l’anno e non soltanto il 22 aprile.

Fonte:  Slow Food | CIA

Cibo made in Italy: è boom sui mercati esteri. E la crisi diventa un’opportunità

Il cibo italiano piace sempre di più e, in tempi di crisi, fuori dai confini nazionali, diventa ciò che l’alta moda, le auto di lusso e i prodotti di design sono stati in passato: un sistema di business.

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Nonostante l’erosione di quote di mercato generate dall’italian sounding, ovverosia dal cibo italiano taroccato, dal Parmesan statunitense ai formaggi Asiago prodotti nel Wisconsin (dove sì ci sono belle montagne e vacche floride, ma siamo abbastanza lontani dagli altipiani veneti), l’industria alimentare italiana è l’unica che fa segnare un segno positivo. E che segno! Un incremento da record del 5,7% con una particolarità non trascurabile: quella di essere l’unico comparto produttivo con il segno più. Le buone notizie vengono soprattutto dall’Oriente dove il cibo italiano è un “cult”, tanto quanto lo sono gli abiti di Valentino e Armani, anch’essi vittime di pesanti azioni di plagio e contraffazione. I numeri provengono da un’analisi di Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al fatturato dell’industria italiana nel gennaio 2013: a fronte di una diminuzione generale del 3,4% e di una diminuzione del 5,5% del mercato interno, l’export cresce dell’1,2% e la spesa per gli alimentari del 5,7% (comprendendo mercato interno ed estero). Non c’è da stupirsi, dunque, se qualcuno chiede una poltrona di ministro per personaggi come Carlin Petrini e Oscar Farinetti che con Slow Food ed Eataly hanno avuto l’intuizione di promuovere il cibo italiano nel mondo. Come il turismo anche l’enogastronomia non è delocalizzabile, ma in questo particolare momento storico mentre il primo annaspa, il secondo conquista quote di mercato sempre più vaste. In gennaio l’export alimentare ha fatto registrare un + 8,7%, risultato che conferma il trend 2012, annata chiusa con un fatturato di 31,8 miliardi di euro per il settore agroalimentare. Il vino è naturalmente il prodotto più esportato con un valore di 4,7 miliardi di euro, seguito da ortofrutta, pasta e olio di oliva, vale a dire gli alimenti base della dieta mediterranea. L’Italia vince sul mercato globale anche grazie al primato continentale in termini di sicurezza alimentare, visto che soltanto lo 0,3% dei prodotti presenta tassi di residui chimici oltre i limiti consentiti. E quando accade gli sforamenti sono comunque cinque volte inferiori alla media europea, dove il tasso di irregolarità è dell’1,5%. Controlli della qualità e strategie di marketing e in un panorama che gioca al risparmio (vedi lo scandalo della carne di cavallo) diventano i punti cardine per trasformare la crisi in opportunità. Mentre all’estero la concorrenza abbassa la guardia, il cibo e il vino italiani di qualità si lanciano alla conquista del mondo.

Fonte: Coldiretti

 

Ue, nasce coalizione contro il consumo di suolo

Una coalizione di organizzazioni europee della società civile e l’Ufficio europeo dell’ambiente (EEB) ha indirizzato una petizione congiunta ai governi europei e all’Ue per invitare l’Europa a ridurre il suo land footprint, ovvero la sua impronta sullo sfruttamento dei terreni.

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Nasce in Europa la coalizione per contrastare lo sfruttamento delle risorse dei territori. In prima fila Slow Food, per chiedere ai governi dell’Unione Europea una gestione delle risorse che limiti lo spreco e riduca il costo delle materie prime permettendo la creazione di nuovi posti di lavoro. Si tratta di una coalizione di organizzazioni europee della società civile che comprende Slow Food, Friends of the Earth/Amici della Terra, ActionAid, BirdLife International, Biofuelwatch, Compassion in World Farming e l’Ufficio europeo dell’ambiente (EEB) che ha indirizzato una petizione congiunta ai governi europei e all’Ue nel suo insieme per invitare l’Europa a ridurre il suo land footprint, la sua impronta sullo sfruttamento dei terreni, definita dal consumo annuo di terre necessario per produrre cibo, tessuti, biocarburanti ecc. Alcuni studi hanno infatti evidenziato che per far fronte al suo fabbisogno di cibo, tessuti, biocarburanti ecc. l’Ue di fatto ‘importa’ 1.212.050 chilometri quadrati di terreno agricolo, ed estensioni ancora più importanti sono sfruttate per fabbricare carta e altri prodotti ricavati dagli alberi, per estrarre minerali e combustibili fossili. “Il modello di sviluppo classico – ha spiegato Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus – ha prodotto conseguenze drammatiche sulla distribuzione delle risorse del pianeta. Un sistema basato sul consumo consistente di proteine animali e su sprechi incontrollati è aberrante e sta esercitando una pressione insostenibile sulle risorse idriche e sui terreni fertili del mondo intero”.

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“Sulla Terra oggi si produce cibo per 12 miliardi di persone, ma il 40% di tutto il cibo prodotto diventa rifiuto prima di essersi anche solo avvicinato a qualunque tavola. Slow Food si impegna da anni per promuovere un sistema di produzione, distribuzione e consumo che contrasti gli sprechi e il land grabbing (l’acquisizione a prezzi stracciati dei terreni fertili che, soprattutto nel Sud del mondo, sta minacciando la biodiversità, la sovranità alimentare e la vita stessa delle comunità locali). Servono interventi rapidi e incisivi, anche a livello comunitario, da parte delle istituzioni, dei cittadini e della società civile”. Slow Food, l’associazione Amici della Terra e le altre organizzazioni sollecitano pertanto l’introduzione di un parametro che misuri l’impronta sull’utilizzo dei terreni, accanto a quelli già considerati come principi guida: l’impronta di carbonio, l’impronta idrica e il consumo dei materiali. Misurare e gestire più oculatamente le risorse consentirebbe all’Europa di diventare più efficiente nel contenimento degli sprechi e nella riduzione del costo delle materie prime e permetterebbe di creare nuovi posti di lavoro in industrie attente a un consumo efficiente delle risorse. La tutela del paesaggio e la lotta allo spreco sono da sempre due cavalli di battaglia di Slow Food Italia. Dal 2011, infatti, l’associazione è parte attiva del Forum Salviamo il Paesaggio, volto a fermare il consumo di suolo nel nostro Paese e adottare un metodo di pianificazione per scongiurare piani urbanistici lontani dai bisogni effettivi delle comunità locali. Insomma, per ripensare l’urbanistica, approvando piani a “crescita zero”. Anche sul fronte dello spreco l’attenzione di Slow Food è alta: oltre agli appuntamenti educativi all’interno dei nostri eventi, questo è infatti il tema del prossimo Slow Food Day, celebrato in tutte le piazze d’Italia il 25 maggio prossimo. Sono previsti incontri, dibattiti e laboratori per sensibilizzare i cittadini e modificare le abitudini quotidiane.

Fonte: Slow Food

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Ne abbiamo le tasche RIpiene!La campagna di Slow Food per la sicurezza alimentare

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È cominciata il 1° marzo e proseguirà sino a domenica 17 marzo la campagna Ne abbiamo le tasche RIpiene! con cui Slow Food vuole riaffermare l’eccellenza della pasta ripiena dopo la sequenza di scandali che nell’ultimo mese hanno travolto lasagne, ragù e ravioli di produzione industriale in molti paesi d’Europa.

Nei ristoranti, trattorie e osterie che finora hanno aderito all’iniziativa  si possono assaggiare lasagne, timballi, tortellini, ravioli e agnolotti che rappresentano la cucina del territorio. E non finisce qui perché i maghi della cucina hanno deciso di condividere le ricette, i segreti e gli accorgimenti con i quali preparano le loro prelibatezze, in modo che la conoscenza dello “slow food” si diffonda “viralmente”.

La vicenda della pasta ripiena contenente carne di cavallo non dichiarata in etichetta rappresenta l’ennesimo grave scandalo prodotto dal sistema iper industrializzato di produzione del cibo,

denuncia Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia.

Sui media di tutta Europa sta passando l’immagine di piatti che sono patrimonio delle multinazionali, piatti che è meglio evitare perché di dubbia composizione e qualità. Invece stiamo parlando di alcuni capisaldi della cucina regionale italiana, pezzi della nostra identità e della cultura materiale del nostro Paese! Dobbiamo ritornare ai fondamentali: dire cosa è un vero tortellino, raccontare come si fa, con le mani e la passione, descriverne gli ingredienti.

Dal Nord al Sud dell’Italia i cuochi intrattengono i propri commensali raccontando gli ingredienti scelti, la loro origine e il nome dei fornitori, svelano i segreti della ricetta e mostrano in sala i gesti che rendono possibili queste preparazioni.Tanto per far venire l’acquolina in bocca ai più golosi, le proposte spaziano dai tortellini in brodo proposti da Entrà di Finale Emilia (Mo) ai tortelli di salumi in brodo di prosciutto della Dispensa Pani e Vini a Torbiato di Adro (Bs), dai raviolini di erbette e sarazzu con salsa di nocciole locali della Brinca di  Ne (Ge) ai cannelloni ripieni di pasticcio di vitellone con pomodori San Marzano e fior di latte di Sora Maria & Arcangelo a Olevano Romano, dai ravioli alle ortiche con pomodorino del piennolo caramellato del Cellaio di don Gennaro di Vico Equense (Na) alla patissada di cavallo con polenta brustolà della trattoria Al Bersagliere di Verona. Carne di cavallo? Sì, ma stavolta, però, è tutto scritto sul menu.

Fonte:Slow Food

 

SLOW FOOD: 14 punti per una nuova politica alimentare in Italia


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L’associazione Slow Food entra pienamente nella campagna elettorale con quattordici proposte per una nuova politica alimentare in Italia.

Per troppo tempo l’agricoltura è stata considerata solo come un settore produttivo marginale, ma ora finalmente sta diventando uno degli snodi centrali in tema di ecologia, salute pubblica, occupazione, tutela dei diritti e, più in generale, qualità della vita.

Slow Food parla in modo innovativo di politiche alimentari anziché di politiche agricole: ovvero di un insieme di interventi organici e interconnessi: ambiente, agricoltura, educazione, salute, economia, giustizia, sviluppo, industria, beni culturali. Non esiste confine: se si fa politica per il cibo e per l’agricoltura, si fa politica su tutto e per tutti.

Questi 14 punti sono il primo abbozzo per la definizione della sovranità alimentare nel nostro paese. Le proposte sono tanto semplici, quanto radicali.

  1. Difendere il suolo, il paesaggio e il territorio: salvaguardare i suoli fertili e recuperare i suoli agricoli abbandonati. Il suolo fertile è una risorsa fondamentale per il futuro del pianeta (prova ne sia il land grabbing). Il nuovo parlamento deve approvare il disegno di legge “salvasuoli“.
  2. Difendere la legalità nei sistemi di produzione del cibo, dalle mafie al lavoro nero, anche con rapporti più stretti tra produttori e consumatori.
  3. Contrastare il cambiamento climatico, con limiti ai biofuel e norme per l’autonomia energetica delle aziende agricole.
  4. Tutelare la biodiversità, dalle sementi di varietà tradizionali e le razze autoctone, ai prodotti frutto di trasformazioni e di saperi tradizionali.
  5. Liberare il sistema alimentare nazionale dagli OGM. Gli Ogm non servono alla nostra agricoltura, non ne risolvono i problemi, anzi sostengono un modello economico, produttivo, sociale e gastronomico che è antitetico alla nostra cultura e alle grandi opportunità di un sistema alimentare fondato sulla diversità e sulle risorse locali
  6. Fornire incentivi per le giovani generazioni. Contrastare l’invecchiamento degli agricoltori con misure che rendano la vita agricola non solo redditizia ma anche socialmente attrattiva.
  7. Tutelare le risorse idriche. Ottimizzare e ridurre gli sprechi, con una gestione pubblica e partecipativa dell’acqua.
  8. Tutelare le sapienze locali e di genere e incentivare l’imprenditoria ad esse connesse. Promuovere il sapere e il saper fare a livello locale.
  9. Promuovere programmi di riduzione degli sprechi, che rappresentano lo scandalo principale del sistema alimentare dominante.  Occorre promuovere politiche per favorire il recupero e il riutilizzo, per ridurre gli imballaggi, per penalizzare sistemi produttivi inefficienti
  10. Adottare politiche fiscali adeguate e attuare la semplificazione burocratica: politiche territoriali in grado di premiare imprese agricole diversificate, appoggio alla creazione dei gruppi d’acquisto solidale e di forme di partecipazione alla produzione sul modello della community supported agriculture;
  11. Tutelare e sostenere l’agricoltura di piccola e media scala e a basso impatto ambientale, e le economie locali, con maggiore attenzione all’agricoltura biologica, eccellenza italiana a basso impatto ambientale
  12. Sostenere una PAC (politica agricola comunitaria) verde, equa e giovane, con maggiore attenzione ai piccoli agricoltori.
  13. Utilizzare la cooperazione anche come strumento di sviluppo agricolo e alimentare. Promuovere e rilanciare la cooperazione internazionale allo sviluppo coinvolgendo direttamente agricoltori, pescatori, artigiani, educatori, cuochi e ricercatori.
  14. Tornare a investire sulla scuola. Il cibo e l’educazione alimentare e del gusto sono un’opportunità per sperimentare didattiche interdisciplinari, per rieducare le nuove generazioni a scegliere il proprio cibo, imparando il piacere della tavola e di
    un’alimentazione sana.

Fonte: ecoblog