Sunny Hill, l’ecovillaggio della “semplicità lussuosa”

Uno spazio di cooperazione e innovazione che promuove le condizioni per la ricerca, l’educazione e la pratica del vivere sostenibile. Passa per la Slovenia il secondo di sette appuntamenti con alcune tra le più importanti comunità intenzionali d’Europa. Le interviste sono state realizzate durante la conferenza europea degli ecovillaggi che si è svolta dal 14 al 17 luglio scorso in Toscana. L’ecovillaggio Sunny Hill è situato nell’incantevole borgo di Hrvoji, nell’Istria slovena, a meno di un’ora da Trieste e a poco più di mezz’ora da Capodistria. “È uno spazio di cooperazione e innovazione la cui missione è creare la giusta atmosfera per la ricerca, l’educazione e la pratica del vivere sostenibile.” Ce lo dice Nara Petrovic, fondatore dell’ecovillaggio nel 2014 insieme ad altri 5 pionieri da lui conosciuti attraverso forum ecologisti.

Nara Petrovic racconta Sunny Hill (sottotitoli in italiano disponibili) 

L’idea è nata quasi per gioco. Alzi la mano chi non ha mai fantasticato di mettere insieme qualche decina di migliaia di euro insieme ai propri amici per comprare un piccolo borgo da ristrutturare e diventare il più possibile autosufficienti. Ecco, la differenza è che Nara e i suoi amici non stavano scherzando. E così oggi, attraverso la cooperativa “Sunny Hills of Istria”, sono proprietari di un edificio di 200 anni da loro stessi ristrutturato. Un contenitore che ha la funzione di mostrare, a chiunque passi per quel luogo magico, le più interessanti soluzioni per ridurre gli sprechi e l’impatto sull’ambiente attraverso l’uso integrate di conoscenze tradizionali e tecnologia. Un’opera di ristrutturazione e di “rigenerazione” del borgo dove si sono insediati che non è affatto terminata, visto che dopo l’edificio principale hanno iniziato a ristrutturare anche quelli circostanti.

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Nara è piuttosto conosciuto in Slovenia. Nel 2009 ha infatti lanciato l’evento “puliamo la Slovenia in un giorno”, cui hanno aderito circa 200mila suoi connazionali che hanno ripulito 20mila tonnellate di rifiuti dalle strade e dalle discariche abusive delle maggiori città del Paese in uno stesso giorno. Da allora vive e cammina scalzo, che è solo la più visibile delle scelte radicali che ha fatto per avvicinarsi alla natura. Sul suo stile di vita ha scritto più di un libro, sono stati girati due documentari ed è spesso invitato a divulgare le sue ricerche a seminari e conferenze in tutto il paese. Nonostante ciò, Nara rifiuta categoricamente il ruolo di leader spirituale o quello di figlio dei fiori. È semplicemente un fautore della semplicità volontaria, o downshifting. Tutto ciò non deve far pensare a Sunny Hill come un luogo privo di qualsiasi comodità. Al contrario, essendo una comunità formata da circa 15 membri, diventa persino più facile permettersele, e senza dipendere da lavori ed apporti monetari esterni. Il principio di base, comune a tutte le comunità intenzionali, è infatti quello della condivisione. “Quando condividi con altre persone spazi, mezzi di trasporto, utensili, apparecchi ad alta tecnologia, ripari e ricicli tutto il possibile, autoproduci il tuo cibo e una buona parte dell’energia che ti occorre, puoi diminuire drasticamente la quantità di denaro di cui necessiti per vivere con agio. È in questo modo che noi riusciamo a vivere quella che noi chiamiamo la semplicità lussuosa”, ci dice.

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 A Sunny Hill si organizzano eventi, workshop e raduni, viene offerto supporto a tutti coloro che vogliono adoperarsi per effettuare la transizione verso una vita più consapevole degli effetti delle nostre azioni sull’ambiente, sugli altri umani e sulle altre creature viventi. Inoltre il piccolo borgo istriano ospita volontari, “volonturisti” (come li chiamano loro) e iniziative come il programma europeo per la formazione sul campo Erasmus+, l’incubatore per ecovillaggi CLIPS e molte altre. Inoltre, è membro delle rete europea degli ecovillaggi GEN Europa, di ECOLISE e di altri network. 

Per entrare in contatto con l’ecovillaggio basta scrivere a sunnyhill.slovenia@gmail.com.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/09/sunny-hill-ecovillaggio-semplicita-lussuosa/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Gelicidio in Slovenia: le foreste distrutte

Le foreste in Slovenia in questi giorni vengono distrutte da un fenomeno che fatica ad apparire naturale, ma i media nazionali non informano. Lo fa Il Cambiamento.gelicidio_slovenia

La Slovenia è una piccola nazione ricoperta di prati e foreste nei quali sorgono piccoli paesi e cittadine le cui genti sono legate profondamente alla terra e ai prodotti che questa produce. Nelle grandi estensioni di boschi vivono animali rari e affascinanti, come l’orso bruno o la lince che in questa nazione di poco più di due milioni di abitanti riescono a sopravvivere molto bene, grazie ad una attenta gestione del territorio.  Montagne dal profilo dolce ricoperte di faggi, abeti, tigli e aceri si estendono a perdita d’occhio, aprendosi di tanto in tanto in ampi prati carsici da cui si godono delle viste mozzafiato. In queste foreste si possono osservare le impronte di lupi e linci, avvistare orsi e allocchi degli Urali, ascoltare il tamburellare del picchio nero sul tronco di qualche albero antico. Ma di alberi antichi ed anche giovani negli ultimi giorni ne sono rimasti in piedi assai pochi. Sulla Slovenia infatti si è abbattuto uno dei più terribili fenomeni meteorologici di sempre: la tempesta di ghiaccio, detta anche gelicidio.   Si tratta di un fenomeno che nei Balcani non è nuovo, ma non si è mai mostrato così devastante come in questi terribili giorni. In pratica una massa di aria fredda con temperature abbondantemente sotto lo zero stazionava da tempo ed in modo consueto su buona parte di Slovenia, Croazia, Bosnia e Ungheria. Un’altra massa di aria decisamente più calda e molto umida, portata dai venti di scirocco, si è insinuata in queste zone producendo intense piogge. Le gocce di pioggia, la cui temperatura era al di sopra dello zero, una volta arrivate al suolo si congelavano producendo una coltre apocalittica e mortale che in poche ore ha ricoperto gran parte della Slovenia e lembi delle nazioni confinanti. Il risultato è stato un disastro senza precedenti. Quasi il 40% delle foreste è stato distrutto o fortemente danneggiato. Il peso dei blocchi di ghiaccio ha infatti abbattuto o distrutto gli alberi, che nel migliore dei casi hanno perso tutti i piccoli rami mostrandosi ora come mostruosi scheletri.  Quasi 500.000 ettari di foresta (più della superficie dell’intero Molise), pari a circa la metà di tutto il patrimonio forestale sloveno, sono stati coinvolti, con molti milioni di metri cubi di vegetazione persa, e con essa migliaia di uccelli, piccoli mammiferi come scoiattoli e ghiri, e poi cervi, caprioli e i grandi predatori che hanno perso il loro habitat. E l’uomo? Per quanto sia meno importante e decisamente rimediabile, a differenza della distruzione di foreste ricche di grandi alberi e di biodiversità, è giusto citare il fatto che da giorni 12.000 chilometri di strade sono impraticabili per il ghiaccio e il legname abbattuto, 240.000 persone sono senza elettricità né riscaldamento, le autostrade sono impraticabili e soggette al passaggio degli animali che vagolano spaesati, centinaia di chilometri di linee telefoniche ed elettriche sono completamente distrutte dal peso del ghiaccio, stabilimenti industriali tra i più importanti del paese sono fermi o lavorano a rilento, le ferrovie sono congelate e ci vorranno mesi prima che le più piccole comunità possano tornare alla normalità. Ma questo fenomeno è naturale? Non pare proprio! È un fenomeno che parrebbe proprio essere conseguenza dell’effetto serra nella sua dirompenza e che potrebbe verificarsi anche in Italia, soprattutto nelle regioni del nord, compresa la popolosa Pianura Padana. Questi fenomeni, peraltro non isolati, di sovvertimento del clima e delle caratteristiche usuali delle stagioni, non possono non essere correlati con l’antropizzazione esasperata e l’inquinamento, i SUV che circolano dissennatamente in Europa, gli spensierati viaggi in aereo che consumano tonnellate di carburante, la frutta e verdura che abbonda sulle nostre tavole dopo aver percorso migliaia di chilometri da un continente all’altro. Siamo più o meno tutti colpevoli e saremo più o meno tutti coinvolti da fenomeni come questi o ancora peggiori, che potrebbero nell’arco di un decennio compromettere la produzione agricola mondiale e la salute di interi ecosistemi. Sta a noi iniziare il cambiamento, anche se non è facile ed occorre impegno e perseveranza. Bisogna iniziare dalle cose più semplici come andare in bicicletta o in autobus invece che in auto o in aereo, fino ad arrivare a rinunce più importanti e complesse. Lo dobbiamo a noi stessi ed anche alle linci e agli orsi della Slovenia.

Fonte: il cambiamento

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Le banche continuano a finanziare il carbone in Slovenia e Serbia ma cresce la protesta

Alcune importanti banche europee stanno finanziando nuove centrali a lignite in Slovenia e Serbia, invece di puntare sulle energie rinnovabili che hanno potenzialità e costi paragonabili, ma non generano gas serraCarbone-inquinamento-586x389

Due grandi banche europee, la European Investment Bank e la European Bank for Construction and Development stanno finanziando al 50% con 650 milioni di € la costruzione di una centrale a lignite da 600 MW a Sostanj in Slovenia. Progetti simili sono in corso anche in Serbia. Gli investitori sostengono che la nuova centrale avrà un maggiore rendimento rispetto alle vecchie unità esistenti. La lignite è però una forma di carbone di minore qualità e quindi particolarmente inquinante: contribuisce all’effetto serra con 990 g CO2per ogni kWh prodotto, rispetto ai 400 del metano. La centrale consumerà da solo l’intero budget di carbonio sloveno per l’anno 2050. Perchè non investire invece nelle rinnovabili? Secondo uno studio dell’università di Maribor, la Slovenia ha un buon potenziale per nuove installazioni idroelettriche e sarebbe possibile produrre una quantità di energia equivalente a quella della centrale in progetto a Sostanj con costi paragonabili  (1), senza però tenere conto del futuro costo delle emissioni di CO2 che penalizzeranno sempre di più il carbone. Anche l’energia eolica potrebbe garantire la stessa produzione a costi paragonabili (2). Non sono le banche a dover scegliere tra il carbone o le rinnovabili, ma la società nel suo complesso. Le banche vogliono restare avvinghiate al mondo fossile? Non con i nostri soldi. Su questo tema il bankwatch network sta svolgendo un ottimo lavoro, poichè “fa le pulci” ai grandi progetti finanziari per portare la finanza a lavorare per le popolazioni e per l’ambiente e non contro di loro. (1) Ipotizzando un capacity factor del 42% per il carbone, la produzione annua di Sostanj sarebbe di 2,2 TWh all’anno, perfettamente realizzabili con nuovo idroelettrico che in Slovenia ha un potenziale di 8 TWh/anno. Supponendo per l’acqua un capacity factor del 36%, per produrre 2,2 TWh occorrerebbe una potenza di 716 MW. Secondo lo studio citato, la forbice dei costi sarebbe di 1,5-2,6 €/W, con un costo totale compreso tra 1 e 1,8 miliardi. (2) 2,2 TWh di produzione sarebbero fattibili visto il potenziale eolico di 3 TWh. Con un capacity factor del 27%, occorrerebbero 925 MW, con un costo complessivo di 1,1 miliardi (1,2 €/W).

Fonte: ecoblog

 

Boscoincittà e Parco Nord: proteggere i boschi urbani per difendere il clima

EMoNFUr Life+10 Env/It/399 studierà e monitorerà cinque “polmoni verdi” lombardi: Parco Nord e Boscoincittà a Milano, Bosco Fontana e foresta Carpaneta a Mantova, il Bosco Maristella di Cremona e due boschi urbani in Slovenia. Oltre a fornire dati sulla biodiversità, il progetto vuole evidenziare la capacità di riduzione della temperatura dell’aria del verde urbano. In vista delle torridi estati … Attori italiani: ERSAF, Parco Nord Milano e Regione Lombardia

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Il progetto EMoNFUr si inserisce all’interno delle politiche europee sulla protezione delle aree forestali e sulla biodiversità e contribuirà ad accrescere nelle comunità locali la consapevolezza sull’importanza del ruolo delle foreste urbane che, proprio per la loro vicinanza alle città, hanno una funzione fondamentale nell’equilibrio ambientale, nel contenimento dell’inquinamento e del cambiamento climatico, nonché nella produzione di beni e servizi per la collettività. 

Il progetto EMoNFUr Life+ 10 Env/It/399, che si concluderà nel settembre 2014, fornirà dati sulla biodiversità vegetale e animale, sulla capacità di riduzione della temperatura dell’aria tramite la capacità di cattura da parte dei boschi del biossido di carbonio, nonché dati sulla conservazione del suolo e metterà in atto strategie e metodologie di indagine e raccolta dati che potranno essere applicate alle foreste urbane e periurbane nel resto d’Italia e d’Europa.

“EMoNFUr – Establishing a Moitoring Network to assess lowland Forest and Urban plantation status in Lombardy Region and Slovenian” (LIFE+ 10 ENV/IT/399) nasce dalla volontà di ERSAF – Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste, del Parco Nord Milano, di Regione Lombardia – DG Sistemi Verdi e Paesaggio, dell’Istituto Forestale Sloveno e del Ministero Sloveno per l’Agricoltura e le Foreste e si inserisce negli obiettivi proposti dalla Unione Europea sulla politica ambientale.

Per ulteriori informazioni: www.emonfur.eu

Fonte: eco dalle città