Euromobilty, è online il sito sulla Mobilità Sostenibile in Italia

Sul web tutti i dati delle principali 50 città italiane e gli strumenti per fare confronti e analisi personalizzate su dati di incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi, Zone a Traffico Limitato, Aree Pedonali, Trasporto Pubblico, ma anche su dati relativi alla qualità dell’aria, sul car sharing e il bike sharing378952

Da lunedì 28 aprile è on line il sito web Open Data sulla Mobilità Sostenibile in Italia realizzato dalla Associazione Euromobility con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: www.uni.euromobility.org.
Grazie all’innovativa sezione Open Data, unica nel suo genere, l’utente può effettuare analisi personalizzate e confrontare i dati sulla mobilità delle principali 50 città italiane, creando in tempo reale grafici, mappe, tabelle e trend degli ultimi anni di tutte o soltanto di alcune delle principali 50 città italiane. È possibile fare analisi su dati di incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi di interscambio, parcheggi a pagamento, flotte di veicoli comunali, Zone a Traffico Limitato, Aree Pedonali, Trasporto Pubblico Locale, ma anche su dati relativi al parco veicolare circolante, su dati di qualità dell’aria e sui veicoli Gpl e Metano a basso impatto ambientale. E ancora sul car sharing, sul bike sharing e sulle iniziative e gli eventi di promozione di una mobilità più amica del cittadino e dell’ambiente.
Il sito contiene i dati dell’Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile che prende in esame i 50 Comuni italiani costituiti da tutti i capoluoghi di Regione e delle Province autonome e i Comuni con oltre 100.000 abitanti. I dati provengono da diverse fonti: ISTAT, ACI, ARPA Regionali, Comuni, Consorzio Ecogas, ICS, Bicincittà, BikeMi, FIT Consulting.
L’analisi commentata dei dati più aggiornati è stata pubblicata nel volume “La Mobilità sostenibile in Italia – Indagine sulle principali 50 città” edito da Maggioli e disponibile nelle principali librerie italiane.

Fonte:ecodallecitta.it

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Rifiuti Roma, le criticità del sito di Falcognana

Nessun bando per la discarica di Falcognana: i tempi e l’emergenza garantiranno il monopolioDiscarica-rifiuti-586x347

Dopo il passaggio del “cerino” discarica di Roma al sito di Falcognana, lungo la via Ardeatina, le proteste non tendono in alcun modo a placarsi: una delegazione di residenti sarà questa mattina all’Angelus del Papa in piazza San Pietro; oltre ai problemi “di ordine pubblico” che derivano dalla possibile (probabile? O forse solo paventata, chissà) futura discarica di Roma, ci sono anche altri nodi da sciogliere: uno su tutti quello relativo all’azienda che dovrà preparare e gestire la nuova discarica. I tempi strettissimi, fine agosto, e il fantasma emergenza (quella vera, con i rifiuti in strada perchè non si sa dove metterli) consegnano infatti un quadro complicato e abbondantemente critico della situazione, che impone decisioni unilaterali, rapide, definitive. Decisioni che saranno prese dal solito commissario straordinario Goffredo Sottile il quale, dopo aver selezionato il sito inviando una relazione dettagliata a Regione, Provincia e Comune ed al ministero dell’Ambiente, dovrà ora decidere a quale azienda affidare il tutto: troppo poco tempo per pubblicare un bando europeo, come vuole la legge. L’ipotesi più gettonata vuole l’affidamento della nuova discarica, che riceverà (almeno nelle intenzioni) solo rifiuti trattati, ad uno o più operatori del settore già presenti sul territorio, escludendo l’affidamento “in house” all’Ama (l’unico forse che avrebbe un senso senza gara, essendo l’Ama un ente pubblico); nel frattempo Massimiliano Iervolino e Riccardo Magi dei Radicali si sono presi la briga di leggere, analizzare e commentare la relazione del commissario straordinario, evidenziandone alcuni punti critici. La prima considerazione riguarda i rilievi effettuati per la scelta del sito: come fu con i siti di Riano e Corcolle (proposti dall’ex commissario, nominato dalla giunta Polverini, Giuseppe Pecoraro) la scelta sarebbe stata operata solo sulla base di studi cartografici e di fattibilità e non procedendo con rilievi effettivi sul luogo:

“E’ però corretto segnalare come le cosiddette “analisi sul campo” siano ad oggi di difficile realizzazione in punta di diritto, visto che l’area in questione appartiene ad un privato che, al momento, non ha ricevuto alcun indennizzo, né tantomeno si è visto espropriare il terreno. Oltre ciò costui, non ha neanche mai avanzato richiesta di costruzione e gestione di una discarica per rifiuti speciali non pericolosi.”

si legge nelle considerazioni. Altro tema sono le quantità: come già scritto più volte in passato è al momento impossibile quantificare i rifiuti prodotti giornalmente da Roma, quelli trattati e quelli no; in assenza di un’anagrafe dei rifiuti è infatti tutto più oscuro e, dunque, senza alcuna garanzia:

“[…] non fornisce i necessari dati quantitativi e qualitativi derivanti dal funzionamento degli impianti di trattamento meccanico biologico che lavorano i rifiuti di Roma, ivi compresi quelli relativi al trito vagliatore di Rocca Cencia. Tale mancanza è da ritenersi grave visto che senza avere conoscenza di detti dati sensibili è impresa ardua comprendere quanti e quali rifiuti dovranno essere smaltiti nella futura discarica di Roma.”

La presenza di “ecoballe” nella fossa del gasificatore di Malagrotta, ancora non è stato dato alcun dato preciso su quantità e motivazioni per cui sarebbero stoccate là, ma tant’è, è solo la dimostrazione di come una gestione opaca delle emergenze sfiducia quei cittadini che da decenni si avvelenano letteralmente l’esistenza, vuoi per la vicinanza alle discariche vuoi per una semplice questione di coscienza sociale. La discarica di Falcognana, su un terreno di proprietà della azienda Ecofer, avrà una capacità di abbancamento iniziale di 1 milione di metri cubi:

“Tale volumetria comporta due valutazioni, la prima attiene allo spazio ridotto dell’area prescelta che fa ben intendere la natura provvisoria dell’eventuale discarica […] ; la seconda invece, riguarda la tempistica di esaurimento del sito, difatti senza conoscere i dati sensibili riportati nel punto precedente è impossibile comprendere, oltre ogni ragionevole dubbio, quale sarà il tempo di funzionamento dell’invaso.”

Ci sono poi i nodi indennizzo e esproprio del terreno, l’eventuale gara europea e la questione trasparenza e, in ultimo, una nota di buon governo:

“Da apprezzare invece, l’ultimo richiamo riportato nel testo in oggetto, laddove si invita il ministero dell’Ambiente ad emanare quel decreto attuativo, delle esistenti disposizioni di legge, che servirebbe a definire le caratteristiche chimico fisiche della Fos e dunque permetterebbe l’uso di questo materiale per il recupero ambientale delle cave dismesse.”

Sul sito invece sia il sindaco Marino che il presidente Zingaretti sono stati piuttosto chiari: Falcognana è una soluzione ottimale, cosa che sta tirando loro addosso le ire dell’ex-sindaco Alemanno, il quale dimentica il totale immobilismo della sua amministrazione, che ha condotto ad una situazione senza ritorno.

Fonte. Ecoblog

 

Anonymous hackera il sito del ministero dell’Ambiente contro il rigassificatore di Livorno

Anonymous fa sentire la sua voce ambientalista e hackera in un solo giorno i siti dei soggetti coinvolti nella costruzione del rigassificatore di Livorno.Mina-AmbienteOP-620x350

Anonymous riprende la sua protesta Green Rights e torna a hackerare il sito del ministero dell’Ambiente attuata sabato 3 agosto a cui però aggiunge azioni di blocco anche verso i siti della Camera di Commercio di Livorno, Fratelli Neri S.P.A., OLT Offshore, Iren Energia e Iren Ambiente per manifestare (alla loro maniera è ovvio) contro la costruzione del rigassificatore offshore di Livorno-Pisa. Dal ministero dell’Ambiente come dichiara la stessa Anonymous sul suo blog ha preso 4000 account, il progetto del rigassificatore per intero e la mailing list. L’azione hacker (paragonata da Anonymous a una contemporanea forma di sciopero) sui diversi siti e durata all’incirca 10 ore ed è avvenuta in contemporanea alla manifestazione del 4 agosto a Livorno in cui circa 3000 cittadini hanno chiesto di fermare il “mostro” sulle coste della cittadina toscana. La dichiarazione rilasciata dagli attivisti anonimi è la seguente:

Problema dell’arsenico nell’acqua potabile (domestica) nel basso Lazio Problema dei rigassificatori: Livorno,Gioia Tauro e via dicendo Problema dello smaltimento dei rifiuti urbani, emblematico nel recente passato il caso di Napoli Problema dell’inquinamento dei mari , Arcipelago Toscano ma anche laguna di Venezia a causa del rilascio in mare di residui di lavorazione del PVC e di mercurio Problema dello smaltimento dei rifiuti industriali tossici ( si veda il caso dei citati bidoni del cargo della ditta Grimaldi), ma anche la pratica di smaltire rifiuti tossici gettandoli in terra. Per questa ragione ampie aree del paese solitamente dedicate alla pastorizia o alla agricoltura sono state trasformate in discariche illegali con danni incalcolabili per l’ambiente. Proliferazione degli ECO-MOSTRI cioè edifici abusivi che deturpano il paesaggio spesso abbandonato ed incompiuti. Problema dello smaltimento delle scorie radioattive provenienti dalle centrali Nucleari italiane ora dismesse che tutt’ora continuano ad essere fonte di contaminazione Problema della cementificazione con conseguenti problemi nella irregimentazione delle acque con conseguenti alluvioni, emblematico è il caso di Genova Problemi legati all’inquinamento industriale i casi sono innumerevoli. Basti pensare alla vicenda ILVA. La lista ovviamente sarebbe molto più lunga. Inoltre spesso aziende di stato sviluppando i loro progetti a nome dei cittadini italiani e sovvenzionate da questi distruggono l’ambiente e devastano le culture di popoli antichi e pacifici che vivono a migliaia di chilometri dall’Italia. E’ il caso dell’ENEL che costruisce dighe in sud America, magari consorziandosi con altre imprese del settore, distruggendo ecosistemi incontaminati e di valore inestimabile come ad esempio avviene in Patagonia. Notiamo che i cittadini e le cittadine italiani sovvenzionano obbligatoriamente le vostre attività pagando per i propri consumi elettrici e non hanno alcuna possibilità di influire sulle scelte delle citate aziende di stato. Quindi ribadendo la natura pacifica della nostra protesta che è da considerarsi affine a FLASHMOB o al SIT-IN (vedi la nostra dichiarazione), intendiamo tuttavia dar voce a tutti coloro i quali, indignati dalla breve lista su esposta, vogliono rivendicare il proprio diritto al dissenso. Inoltre è evidente che se questi e mille altri problemi si sono accatastati nel corso degli anni è perchè effettivamente l’azione delle istituzioni in primis il Ministero dell’Ambiente è stata insufficiente o inesistente. Replichiamo alle parole rivolteci dai membri del ministero sul loro sito che i disservizi arrecati e la presunta lesione dei diritti degli utenti, non possono portare alla condanna morale delle nostre azioni. I disservizi (e la presunta lesione del diritto degli utenti ) sono anche propri di altre forme di manifestazione di dissenso come ad esempio lo sciopero, che quindi sarebbe anch’esso da condannare. Al contrario il diritto di sciopero è sancito dalla costituzione. Cancellare questo diritto sarebbe assolutamente antidemocratico.

Fonte. Global Project