QUANTO SIAMO STATI EFFICIENTI

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La Direttiva europea n.32 del 2006 sull’efficienza energetica negli usi finali e sui servizi energetici richiede agli Stati membri di adottare un obiettivo nazionale indicativo di risparmio energetico – al 2016, nono anno di applicazione della stessa Direttiva – pari al 9% dell’ammontare del consumo di riferimento2.

Il Piano d’Azione italiano per l’Efficienza Energetica (PAEE), presentato alla Commissione europea nel luglio 2007, ha previsto la predisposizione di misure per il miglioramento dell’efficienza energetica e dei servizi energetici nei settori di uso finale per conseguire un risparmio energetico annuale pari al 9,6% (126.327 GWh/anno) al 2016 e al 3% (35.658 GWh/anno) al 2010, del consumo di riferimento.

Per verificare il raggiungimento dell’obiettivo intermedio 2010, la valutazione quantitativa dei risparmi conseguiti è stata effettuata facendo riferimento ai seguenti provvedimenti e misure di

miglioramento dell’efficienza energetica che il nostro Paese ha messo in atto:

a) Meccanismo per il riconoscimento di Titoli di Efficienza Energetica ai sensi dei DD.MM. 20/07/04;

b) Recepimento della Direttiva 2002/91/CE e attuazione del D.Lgs. 192/05 con riferimento alla prescrizione di Standard minimi di prestazione energetica degli edifici;

c) Riconoscimento delle detrazioni fiscali (55%) per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti;

d) Riconoscimento delle detrazioni fiscali (20%) per l’installazione di motori elettrici ad alta efficienza e di regolatori di frequenza (inverter);

e) Misure di incentivazione al rinnovo ecosostenibile del parco autovetture ed autocarri fino a 3,5 tonnellate.

La tabella 1 mostra i risparmi energetici conseguiti al 31.12.2010 e gli obiettivi indicativi nazionali proposti nel PAEE 2007 rispettivamente per il 2010 e il 2016.

2Rappresentato dalla media dei consumi nei settori di uso finale nei cinque anni precedenti l’emanazione della Direttiva.

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Tabella 1: PAEE 2007: Risparmio energetico annuale conseguito al 2010 e attesi al 2010 e 2016 Dettaglio per settore

I risultati raggiunti sono soddisfacenti, in particolare, per quanto riguarda l’obiettivo previsto di riduzione dei consumi energetici nazionali al 2010 che è stato raggiunto e superato. Molto resta da fare, comunque, per la realizzazione di un mercato interno dell’efficienza in grado di apportare benefici reali e tangibili ai cittadini e alle imprese e consentire di valorizzare l’eccellenza di molte aziende italiane produttrici di componenti per l’efficienza e l’emergere di nuovi mercati per le società di servizi energetici.

Fonte:ENEA

L’efficacia e l’efficienza economica dei principali strumenti nazionali messi in atto per il miglioramento dell’efficienza energetica

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I principali strumenti di incentivazione e normativi attivati per il miglioramento dell’efficienza energetica sono stati analizzati al fine di valutarne l’efficacia e l’efficienza economica.

L’efficacia quantifica l’effetto concreto di uno strumento incentivante e rappresenta la differenza tra la situazione raggiunta con l’attuazione di uno strumento e il caso di non intervento.

Nel nostro caso, l’efficacia dei diversi strumenti messi in atto nel nostro Paese per il miglioramento dell’efficienza energetica, è espressa come rapporto tra il valore del risparmio derivante da ciascuna misura di miglioramento e il valore dell’obiettivo intermedio 2010, come mostrato in figura 5.

Considerato che il risparmio energetico conseguito al 2010, pari a 47.711 GWh/anno, è notevolmente superiore all’obiettivo prefissato (35.658 GWh/anno), ne consegue un valore complessivo dell’indicatore maggiore del 100%.

Figura 5: Efficacia degli strumenti di incentivazione espressa in percentuale

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Nel periodo 2007-2010, oltre l’82% del risparmio totale conseguito è relativo ad interventi realizzati nell’ambito dei due strumenti “D.lgs. 192/05 – Standard minimi di prestazione energetica degli edifici” e dal meccanismo dei “Titoli di Efficienza Energetica”, che hanno fornito un contributo pressoché equivalente.

L’efficienza economica è stata valutata in base al costo sostenuto per unità di energia risparmiata e fa riferimento sia all’investimento totale, sia all’entità del contributo pubblico (tabella 2).

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La tabella evidenzia che il meccanismo dei “Titoli di Efficienza Energetica”, oltre a fornire il contributo maggiore in termini di energia risparmiata, risulta anche il più conveniente dal punto di vista dell’efficienza economica per lo Stato.

Fonte:ENEA

GLI STRUMENTI MESSI IN ATTO PER IL MIGLIORAMENTO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA

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Gli strumenti/misure per migliorare l’efficienza energetica nel nostro Paese, già in vigore o attivati nel periodo 2007-2010, sono di varia natura e riguardano:

Processi strategici.

Sono i processi intrapresi da Stato, Regioni e Enti Locali per pianificare e sviluppare politiche di intervento. Il principale strumento di pianificazione finalizzato a definire obiettivi di risparmio e di efficienza energetica per il nostro Paese e a indicare le modalità per il loro raggiungimento è il Piano d’Azione per l’Efficienza Energetica (PAEE). Il primo PAEE è stato redatto e presentato alla Commissione Europea nel 2007. Il successivo nel 2011.

Strumenti di monitoraggio.

Per verificare il raggiungimento degli obiettivi prefissati dal PAEE viene redatto il Rapporto Annuale per l’Efficienza Energetica (RAEE) che, attraverso l’analisi dei risultati, fornisce indicazioni sul risparmio conseguito e valuta l’impatto delle misure messe in atto.

Strumenti normativi.

Le forme più comuni di strumenti normativi utilizzati in Italia sono gli Standard minimi di prestazione energetica e gli strumenti urbanistici.

Forme di incentivazione.

Questa categoria comprende misure premianti, finalizzate a stimolare e incoraggiare attività, comportamenti e investimenti per il miglioramento dell’efficienza energetica. Esse includono tariffe incentivanti per le energie rinnovabili, sconti per l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza, sovvenzioni, prestiti agevolati e finanziamenti. Inoltre comprendono incentivi fiscali, quali esenzioni fiscali, riduzioni e/o crediti per l’acquisto o l’installazione di determinati beni e servizi.

Permessi commerciabili.

La categoria si riferisce a tre tipi di strumenti: sistema di scambio di titoli di emissione di gas a effetto serra (Emissions Trading System, ETS), “Titoli di Efficienza Energetica (TEE)”, denominati anche “Certificati Bianchi”, che derivano da obblighi di risparmio energetico posti a carico dei Distributori di energia elettrica e gas e sistemi di “Certificati Verdi”, basati su obblighi di produrre o acquistare energia (in genere energia elettrica) di origine rinnovabile.

Ricerca & Sviluppo tecnologico.

In questa categoria rientrano i provvedimenti governativi di investimento o di agevolazione degli investimenti in ricerca tecnologica, sviluppo, dimostrazione in tema di efficienza energetica.

Accordi volontari.

Si riferiscono alle misure/iniziative che nascono dall’ impegno volontario di agenzie governative o enti del settore, sulla base di accordi formali.

Formazione e sensibilizzazione.

In questa categoria rientrano le azioni di informazione/sensibilizzazione dei consumatori e quelle di formazione/aggiornamento di operatori e figure professionali.

 

Fonte:ENEA

I CONSUMI PER I DIVERSI SETTORI

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Settore Industria

Nel 2009, il consumo energetico dell’industria è stato pari a 30,0 Mtep, con una riduzione del 19,9% rispetto al 2008. L’andamento nel corso degli anni evidenzia un incremento tra il 1990-2005 del 12,6%, e una riduzione del 27,0% nel periodo 2005-2009.

La drammatica diminuzione dei consumi dopo il 2007 è da attribuirsi alla recente crisi economica e finanziaria internazionale, che continua a far sentire i suoi effetti, dopo la ripresa dei consumi avvenuta nel 2010.

Settore Residenziale

Nel 2009 il consumo energetico del settore residenziale è stato di 26,0 Mtep, con un incremento del 3,2% rispetto al 2008.

Il consumo di energia per abitazione mostra una riduzione del 2,6% del valore 2009 rispetto al 2000; questa variazione è però notevolmente al disotto delle riduzioni ottenute da Germania, Francia e Regno Unito e dalla UE27 (-11,7%) (figura 4).

In Italia, il consumo elettrico per abitazione, nel periodo considerato, ha registrato una modesta riduzione (-1,8%), collegata all’acquisto e all’utilizzo da parte dei consumatori di apparecchi elettrici più efficienti, mentre il consumo termico per abitazione1 è leggermente aumentato, al contrario di quanto si è verificato nella maggior parte dei Paesi europei.

1 Quantità di energia consumata da un’abitazione per il solo riscaldamento

Figura 4: Variazione consumo totale, elettrico e del riscaldamento, per abitazione

(2000-2009)

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Fonte: elaborazione ENEA su dati Odyssee

Settore Servizi

Nel 2009, il consumo energetico del settore dei servizi è stato pari a 20,0 Mtep, con un incremento del 2,2% rispetto al 2008.

Settore Trasporti

Nel 2009, la domanda finale d’energia nel settore dei trasporti è stata di 42,5 Mtep, con una riduzione del 4,7% rispetto al 2008. I consumi dei trasporti sono aumentati progressivamente fino al 2007. Solo nel 2008 e nel 2009 hanno segnato un’inversione di tendenza a causa della crisi economica, che ha prodotto una riduzione dei consumi sia nel trasporto passeggeri, sia nel trasporto merci.

Fonte: ENEA

QUANTO SIAMO EFFICIENTI NELL’USO DELL’ENERGIA

imagesL’Italia è tradizionalmente uno dei Paesi a più elevata efficienza energetica tra quelli industrializzati: il consumo finale di energia per abitante pari a 2,4 tep/pro capite (fig.3) è, infatti, uno dei più bassi tra quelli dei Paesi a simile sviluppo industriale (2,7 tep/ pro capite media UE).

Figura 3- Consumo finale di energia per abitante

TEP PER ABITANTE

Fonte: elaborazione ENEA su dati Eurostat

QUANTA ENERGIA CONSUMIAMO

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I principali settori che consumano energia sono l’industria, i trasporti, il settore civile, che comprende residenziale e terziario e l’agricoltura.

I combustibili, inoltre, vengono utilizzati per creare prodotti estranei alla produzione di energia (ad esempio gli oli vegetali sono impiegati nell’agrochimica, nell’industria farmaceutica e nella produzione di lubrificanti, plastiche, solventi, etc.).

Si parla, in questo caso, di usi non energetici.

Inoltre, nel calcolo del fabbisogno, viene considerata anche l’attività di bunkeraggio che consiste nel rifornimento alle navi di prodotti petroliferi per i propri consumi (motore di propulsione e motori per la produzione dell’energia di bordo).

Nel 2010, il consumo finale di energia in Italia è stato pari a 137,5 Mtep, con un incremento del 3,6% rispetto al 2009.

Questa crescita è dovuta alla ripresa dei consumi nel settore industriale (+5,5%), negli usi non energetici (+12,9%) e negli usi del settore civile (+4,1%).

Figura 2 Impieghi finali di energia per settore – anno 2010

impieghi finali energiaFonte: elaborazione ENEA su dati MiSE

 

 

 

 

Fonte:ENEA

 

L’EFFICIENZA ENERGETICA IN ITALIA

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L’efficienza energetica in Italia è oggetto di crescente attenzione, per l’importanza che essa riveste come componente essenziale della nuova strategia energetica nazionale. Per disporre, infatti, a breve e medio termine di energia a costi ridotti, l’efficienza energetica rappresenta lo strumento più efficace dal punto di vista della praticabilità tecnica, finanziaria e socio-economica.

Di quanta energia abbiamo bisogno

L’energia che utilizziamo nelle nostre case, per muovere le automobili e alimentare le industrie deriva da una trasformazione delle fonti energetiche (fossile, solare, nucleare). Dai combustibili fossili (petrolio, gas naturale e carbone) si ricavano carburanti (benzina, gasolio, gpl, ..) ed energia elettrica; dall’energia solare l’energia elettrica e termica e così via. L’energia primaria, che si trova in natura (fonti fossili, fonti rinnovabili ed energia nucleare), per essere sfruttata viene trasformata in energia secondaria. Quando successivamente viene trasportata nel luogo di utilizzo, l’energia secondaria prende il nome di energia finale. In questo percorso verso l’utilizzatore finale si verificano delle perdite dovute ai sistemi di trasmissione e distribuzione. Quella che, infine, utilizziamo nelle nostre case è chiamata energia utile.

Figura 1 Trasformazione dell’energia

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Il fabbisogno energetico dell’Italia è fortemente legato all’uso delle fonti non rinnovabili tradizionali (petrolio, gas naturale, etc.), risorse che vengono tutte importate dall’estero. Per tale motivo, la vulnerabilità energetica del nostro Paese è particolarmente elevata, Inoltre, l’Italia fa poco uso del carbone e non produce energia da fonte nucleare.

Come gli esperti misurano l’energia

Per confrontare ed aggregare la quantità di energia prodotta dalle diverse fonti di energia, per calcolare quanta energia utilizza un Paese o quanta energia ha ancora a disposizione, l’unità di misura utilizzata più diffusa a livello internazionale è la tep (tonnellata equivalente di petrolio).

Una tep rappresenta la quantità di energia che si può ottenere dalla combustione di una tonnellata di petrolio (720 litri) , corrispondente a circa 12.000 kWh ( pari a 41,86 GJ).

Nella tabella seguente sono riportate le quantità necessarie per ottenere una tep da altre fonti.

 

Benzina

1.120 litri

Gas di petrolio liquefatto (GPL)

1.750 litri

Gasolio

1.082 litri

Gas naturale

1.220 m3

Legna da ardere

2.350 kg

Nel 2010, abbiamo utilizzato 185,3 milioni di tep (Mtep), il 2,7% in più rispetto al 2009. Tale valore ha ricominciato a crescere dopo la diminuzione avvenuta nei quattro anni precedenti anche se il dato del 2010 è ben lontano dal massimo di 197,8 Mtep raggiunto nel 2005.

 

Fonte: ENEA

ACCENDI LA LUCE GIUSTA!!!

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I GRANDI PERICOLI DELLE LAMPADE A RISPARMIO ENERGETICO “CFL” (Lampadine Fluorescenti Compatte)

“La retorica della lampadina fluorescente continua. Da più di un decennio continuiamo ad attribuirle un ruolo importante nella lotta ai cambiamenti climatici, senza renderci conto delle innumerevoli problematiche sotto il profilo della salute e dello stesso ambiente”

Ci siamo già occupati del tema su Terra Nuova di gennaio, scatenando non poche perplessità. Adesso l’argomento viene affrontato anche da ADUC e riportato su il “Consapevole”, attraverso la diffusione di ulteriori pubblicazioni scientifiche e di un appello lanciato da David Price, coordinatore della Spectrum Alliance, nell’ambito della più vasta campagna di sensibilizzazione in Europa sulle conseguenze alla salute originate dall’uso di questo genere di illuminazione. Da settembre 2012 sono state messe al bando in tutta l’Unione Europea le lampadine ad incandescenza, per fare spazio a quelle a minor consumo energetico. Ma a quale costo?

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Le lampadine fluorescenti compatte -CFL- (note come lampadine a basso consumo energetico) possono di fatto provocare ulteriori gravi danni a fasce di popolazione affette da patologie quali il Lupus, forme di dermatite o eczema, elettrosensitività, autismo, epilessia, emicrania, alcuni tipi di porfiria e molte altre ancora, che possono soffrire gravi e dolorose reazioni all’illuminazione a basso consumo. Queste lampadine CFL, distribuite a destra e manca da associazioni ambientaliste e da fornitori di energia elettrica (già questo dovrebbe far pensare), presentano purtroppo tre principali problemi: le radiazioni elettromagnetiche, il mercurio e le radiazioni UV. Riportiamo uno stralcio dell’articolo pubblicato su il “Consapevole” e la rivista “Icaro”.

Radiazioni elettromagnetiche.

Misurazioni eseguite dimostrano che le CFL generano potenti campi elettromagnetici a poca distanza dalla sorgente, fino ad un metro di distanza (1). Il centro indipendente di ricerche francese CRIIREM (Centre de recherche et d’information sur les rayonnements electromagnetiques) sconsiglia pertanto di utilizzare lampadine a basso consumo energetico a brevi distanze, come ad esempio per illuminare i comodini delle camere da letto o le scrivanie (2). La messa al bando delle lampadine ad incandescenza porterà quindi ad un aumento delle persone sottoposte ad alti livelli di radiazioni elettromagnetiche. Inoltre esistono che il campo elettromagnetico generato dalle CFL può viaggiare all’interno dei cavi elettrici esponendo le persone alla così detta “elettricità sporca” in tutta l’abitazione. Uno studio pubblicato nel giugno del 2008 dall’American Journal of Industrial Medicine, segnalava che questa elettricità sporca aumenta di 5 volte il rischio di contrarre il cancro (3). L’effetto dannoso dell’elettricità sporca è stato evidenziato anche dalle ricerche condotte dalla ricercatrice canadese Marta Havas (4). Le lampade alogene a basso voltaggio (12V) possono anch’esse essere dannose a causa del campo elettromagnetico generato dal trasformatore. Ciò succede in particolare con le radiazioni emesse dai “trasformatori elettronici” che possono contaminare anche le condutture generando elettricità sporca. Le lampade alogene a 220V non hanno invece questo effetto.

Mercurio.

Le CFL contengono da 3 a 5 mg di mercurio, una sostanza estremamente tossica per il cervello, il sistema nervoso, i reni ed il fegato. Sebbene si dica che le CFL hanno un basso contenuto di mercurio, questo quantitativo è più che sufficiente a causare seri danni alla salute. In modo particolare sono a rischio le donne in stato di gravidanza ed i bambini piccoli, poiché il mercurio influisce sullo sviluppo del cervello e del sistema nervoso del feto e del neonato. Valutazioni eseguite dimostrano che quando una lampadina a basso consumo si rompe, i vapori di mercurio si diffondono e le emissioni superano di gran lunga i livelli di sicurezza per svariate settimane dalla rottura (5). Le lampadine che non vengono smaltite correttamente potrebbero rompersi nel camion della spazzatura, diffondendo i vapori di mercurio sulla città, o finire nelle discariche dove, il mercurio, può contaminare aria, acqua e suolo. Di conseguenza, la messa al bando delle lampadine ad incandescenza ed il conseguente aumento dell’utilizzo delle CFL, porterà centinaia di chilogrammi di mercurio direttamente nelle nostre case e nelle nostre strade.

Radiazioni UV.

Le CFL senza il doppio guscio protettivo (ed anche alcuni tipi di lampade alogene) emettono radiazioni UV-B e tracce di UV-C. E’ ben noto che questo tipo di radiazioni sono dannose per la pelle (i.e. tumore della pelle) e per gli occhi (i.e. cataratta). Diversi studi,infatti, dimostrano che le lampade fluorescenti aumentano il rischio di contrarre tumori della pelle (6). La British Association of Dermatologists sostiene che le persone che soffrono di alcune malattie della pelle o che sono sensibili alla luce, accusano un aggravamento dei loro sintomi in conseguenza dell’uso di lampadine a basso consumo energetico (7). Perfino individui senza problemi cutanei preesistenti, possono sviluppare sul viso sintomi allergici e/o lesioni simili alle ustioni da sole (8). La protezione supplementare del doppio guscio sulle CFL può circoscrivere il problema delle radiazioni UV, ma finché saranno vendute CFL senza doppia protezione, le radiazioni UV continueranno ad essere un alto fattore di rischio.

Ulteriori problemi

Altri problemi correlati all’uso delle CFL comprendono il tremolio della luce che può provocare mal di testa, affaticamento della vista e problemi di concentrazione (9) e l’alta percentuale della componente blu della luce che, come è risaputo, diminuisce la produzione di melatonina, che a sua volta può causare disturbi del sonno, tumori, attacchi di cuore.

Casa fare?

Ricordiamo altresì che si stanno diffondendo altre tecnologie, sicuramente più efficienti, come l’illuminazione a LED, che risolvono in parte tutti questi problemi. Dobbiamo anche ricordare che la luce migliore rimane la luce naturale, che potremmo sfruttare al massimo anche all’interno delle nostre abitazioni. Per il resto potremmo continuare ad usare le lampadine fluorescenti con maggiore coscienza e parsimonia, ricordandoci di smaltire in modo corretto.

Rischio cancro delle lampadine a risparmio energetico

Le lampadine a risparmio energetico (CFL), emettono una quantità superiore alla media di raggi ultravioletti e quindi potrebbero aumentare il rischio di cancro alla pelle soprattutto per chi lavora ore e ore vicino alle fonti di luce. L’allarme arriva dal quotidiano britannico Guardian, la Health Protection Agency (HPA) ha condotto uno studio sui vari modelli di lampadine a risparmio energetico disponibili sul mercato ed ha verificato che il modello non incapsulato, emette livelli troppo elevati di radiazioni UV-C in 9 casi su 53. a2 centimetri di distanza dalla lampadina, ci si trova esposti a un livello di emissione ultravioletta paragonabile a quello della luce solare diretta in un giorno d’estate. “ Una esposizione ai raggi UV-C, anche limitata, causa danni al DNA”, spiega Anthony Carr della Sussex University, “il rischio più immediato, soprattutto per le categorie professionali che lavorano sotto la luce ravvicinata e continua di queste lampade, come gli orafi, è un arrossamento della pelle simile a una scottatura, ma è presente anche un limitato rischio di cancro della pelle”. Tutte le autorità internazionali però, stanno spingendo per la diffusione globale delle lampadine a risparmio energetico per motivi ecologici e economici. La soluzione? Utilizzare solo i modelli incapsulati o cambiare tecnologia con il LED.

Fonte: Sample I, Vidal J. Radiation warning over ecofriendly lightbulbs. The Guardian 09/10/2008

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Lampade a basso consumo, la Svizzera invita a stare lontani

Non avvicinatevi a meno di trenta centimetri delle lampade a risparmio energetico. E’ il suggerimento diffuso dall’Ufficio federale della sanità pubblica svizzera in seguito ad un’indagine condotta dalla “It’ls Foundation” (Fondazione di ricerca sulle tecnologie dell’informazione nella società) di Zurigo diretta dal professor Niels Kuster del locale Politecnico. La ricerca voleva determinare con precisione, grazie ad un nuovo metodo di misura, i campi elettromagnetici generati dalle nuove lampade a risparmio, ora utilizzate in seguito alla decisione dell’Unione Europea di mettere al bando le tradizionali lampade ad incandescenza entro il 2012. in particolare interessava stabilire gli effetti generati sul corpo umano e, a tal proposito, si precisa che i valori di intensità rilevati a 30 centimetri dalle lampade considerate, sono inferiori (10%) alla soglia raccomandata dalla International Commission for Nonionizing Radiation Protection. Se però ci si avvicina al di sotto dei 30 centimetri, i valori misurati crescono rapidamente fino a superare in alcuni casi i limiti stabiliti. Per questo, a titolo prudenziale, l’ufficio della sanità pubblica di Berna, invita a mantenere l’opportuna distanza soprattutto se le lampade restano a lungo accese, come nel caso di quelle poste sulla scrivania. La ricerca è stata condotta utilizzando quattro manichini che rappresentavano un uomo, una donna, un bambino di 6 anni e una bambina di 11 anni, scandagliati in posizioni diverse e a varie distanze. Le lampade a risparmio energetico sono dotate di un trasformatore ed emettono campi elettrici a bassa e media frequenza che possono generare nell’organismo correnti elettriche, le quali, a partire da una certa intensità, sono in grado di provocare infiammazione dei nervi e dei muscoli. In passato era stato sollevato anche il problema dell’inquinamento perché, al loro interno contengono pure una quantità esigua di mercurio (inferiore a 5 milligrammi) che in caso di rottura del bulbo, può disperdersi nell’aria  Inoltre le lampade a basso consumo con bulbo fluorescente, in certe condizioni, lasciano filtrare una piccola parte dei raggi ultravioletti per cui, ad una certa distanza, inferiore a 20 centimetri e dopo una lunga esposizione, non si possono escludere eritemi cutanei. La decisione Svizzera è un buon provvedimento che dovremmo seguire, precisa Settimio Grimaldi, biofisico dell’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr. E non solo per le lampade ma anche per frigoriferi e lavatrici. Anch’essi emettono campi elettromagnetici e l’unico modo di difendere la nostra salute, eliminando gli effetti negativi, è quello di mantenere le distanze suggerite dall’indagine di Zurigo.

Fonte:corriere.it

Una soluzione?Lampade a LED. Go LED!!!

Fonte : coscienze in rete magazine

PERCHÉ L’EFFICIENZA ENERGETICA

Gli studi effettuati a livello internazionale e nazionale confermano che la modalità più conveniente in termini di costi-efficacia per risparmiare energia e i cui effetti sono percepibili nel breve/medio termine è l’efficienza energetica.

L’incremento dell’efficienza energetica si ottiene mettendo in atto varie forme di intervento, che includono miglioramenti tecnologici, ottimizzazione della gestione energetica e diversificazione dell’approvvigionamento di energia.
Sprechi e perdite di energia rappresentano il “giacimento” nascosto di cui disponiamo e che l’efficienza energetica ci consente di recuperare e valorizzare per ottenere consistenti vantaggi economici, ambientali e sociali.

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Per queste ragioni l’efficienza energetica costituisce una componente essenziale della strategia energetica europea e nazionale, finalizzate a realizzare un’economia a basso consumo energetico, più sicura, più competitiva e più sostenibile.

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Fonte ENEA

Cos’è l’efficienza energetica?

 

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Fare efficienza energetica significa adottare sistemi per ottenere uno stesso risultato utilizzando meno energia.

Negli ultimi 40 anni il consumo mondiale di energia è raddoppiato ed è evidente che, in futuro, le problematiche relative alla limitata disponibilità delle risorse energetiche di origine fossile (petrolio e gas) e all’aumento delle emissioni dovuto al loro utilizzo, assumeranno un rilievo sempre maggiore.

Per far fronte a queste evenienze sarà necessario essere sempre più efficienti nell’uso dell’energia.

Ciò vuol dire che, per continuare a soddisfare i nostri bisogni, dovremo realizzare e utilizzare prodotti e servizi impiegando meno energia possibile.

“Efficienza energetica indica la capacità di riuscire a “fare di più con meno”, adottando le migliori tecnologie/tecniche disponibili sul mercato e un comportamento consapevole e responsabile verso gli usi energetici.

Vuol dire sfruttare l’energia in modo razionale, eliminando sprechi e perdite dovuti al funzionamento e alla gestione non ottimale di sistemi semplici (motori, caldaie, elettrodomestici) e complessi (gli edifici in cui viviamo o lavoriamo, le industrie, i mezzi di trasporto).

In sostanza, l’uso più efficiente riguarda e coinvolge l’intero Paese.

Fonte ENEA


EFF ENERGETICA