Vaccini, le questioni aperte #3 – La tolleranza verso batteri e virus è la strategia della vita

Siamo giunti alla terza ed ultima parte di questo approfondimento dedicato ai vaccini. Dopo aver accennato al contesto farmaco-economico, culturale, mediatico e scientifico italiano e internazionale in materia vaccinale, cerchiamo di cogliere qualche aspetto più strettamente biologico e medico per capire le ragioni di chi vuole contribuire ad una miglior pratica vaccinale riducendo al massimo i rischi.

L’IMMUNITA’ DA VACCINO

Per quanto riguarda l’efficacia, la copertura vaccinale, cioè la percentuale di popolazione che si vaccina, è solo uno dei fattori in campo. Infatti tra i vaccinati ci sono i non responder cioè quelli che comunque non raggiungono l’immunizzazione seppur vaccinati. Inoltre i virus possono mutare differenziandosi nel tempo da quello vaccinale o comunque possono coesistere diverse varianti dell’agente patogeno non coperte più dal nostro vaccino (44). Inoltre c’è il fenomeno dei vaccinati portatori sani, alcuni per fallimento del vaccino (41,50) altri come per la pertosse perché il vaccino incide sulle complicanze e non sul virus che continua a circolare (45). 

Inoltre, ad esempio per il morbillo, l’immunità da vaccino dura solo alcuni anni al contrario di quella naturale che dura, nella maggior parte dei casi, tutta la vita e che si trasmette da madre a figlio durante la gravidanza e con l’allattamento. Oggi sappiamo infatti che numerosi componenti bioattivi contenuti nel latte materno conferiscono una determinata e importantissima protezione immunologica.

Quindi le future mamme, perché vaccinate, non passeranno ai propri figli l’immunità e tutta una parte di popolazione sarà sempre esposta al virus se non esegue i richiami. Questo rende più difficile l’obiettivo di raggiungere le soglie dell’immunità di gregge e la possibilità di eradicazione totale sperata (3, 4, 5, 35, 46, 47). Questo stesso ragionamento viene fatto dall’OMS anche per la difterite(55).  

La valutazione dei rischi da vaccinazione dipende dai fattori e dai dati scientifici che si raccoglie. Gli individui reagiscono in diversi modi e l’indagine di un sistema così complesso non risulta essere univoco ne è omogeneo. La suscettibilità alle complicanze dovute alle infezioni naturali e alle complicanze da vaccino dipende fondamentalmente dal grado di immuno-competenza cioè dallo stato ottimale del sistema immunitario. Egli è il naturale sistema di regolazione e difesa dalle intrusioni attraverso l’attivazione dell’infiammazione, della febbre e delle diverse cellule immunitarie. Dapprima si attiva una difesa innata, aspecifica, infiammatoria poi una difesa detta immunità specifica con produzione di anticorpi. Alcuni individui sviluppano una risposta infiammatoria e/o anticorpale debole e altri troppo forte. Il confine tra risposta adattata e risposta patologica è sottile e dipende da molti fattori (6,7). 

Molta letteratura scientifica si sta occupando della relazione tra vaccinazioni e malattie autoimmuni trovando associazioni statisticamente significative benché rare (8,9,56). Ma mancano gli studi controllati a lungo termine, cioè le patologie che si sviluppano dopo una latenza di anni. Queste considerazioni valgono in procedure di vaccinazioni ancor più che nelle malattie naturali perché i vaccini utilizzano adiuvanti e altro materiale inorganico, come l’incriminato Alluminio, nella forma nano e micro-particolata, proprio per rompere i meccanismi di auto-tolleranza di protezione (10,11,12,13,29,30,32,37,51,52). Gli adiuvanti possono aumentare la risposta aspecifica: le cellule dell’infiammazione si diffondono nell’organismo e possono stimolare processi reattivi preesistenti innescati poi dal vaccino. L’attivazione della risposta immunitaria può amplificare processi infiammatori acuti o cronici già esistenti nel soggetto.

L’IMPORTANZA DEL MICROBIOTA

Il sistema immunitario è strettamente legato all’attività del microbiota, quella popolazione di batteri, virus e funghi che popolano le nostre mucose e che fanno dell’intestino la più grande palestra per la tolleranza immunitaria del nostro sistema difensivo. Il microbiota sta diventando sempre più uno dei determinanti essenziali della salute. Ormai, infatti, le sue alterazioni sono associate a moltissime patologie infiammatorie croniche, autoimmuni, neurologiche, metaboliche, psichiatriche, allergiche, etc. (14,36). Ecco perché per migliorare l’efficacia dei vaccini si sta studiando quali microbi intestinali siano associati ad una migliore o peggiore risposta alla profilassi vaccinale (27,28). Addirittura si pensa che il Citomegalovirus (CMV), uno dei virus più studiati, possa essere visto come un regolatore del sistema immunitario nel continuo confronto interno all’organismo (38). Così sembra anche che il virus del morbillo possa essere usato per distruggere alcune forme di cancro (53). 

La salute quindi dipende dall’equilibrio delle specie microbiche con cui siamo in relazione fisiologica e questo incide sulla nostra capacità di reagire correttamente agli insulti. Un’infezione può dare risposte diverse con diversi quadri di malattia a seconda dello stato dell’ospite. Il livello di pericolosità di un microbo o di un virus dipende da molti fattori: genetici, epigenetici, ambientali, dall’esposizione all’inquinamento, lo stile di vita, la nutrizione, lo stress, etc. Tutto questo trasforma sia il grado di infiammazione sotterranea dell’organismo sia la tolleranza agli insulti. Essi si sommano, si accumulano e sinergizzano rendendo l’individuo più predisposto alle complicanze da infezioni o agli eventi avversi alle vaccinazioni.

VACCINI E SISTEMA NERVOSO

Le risposte alle infezioni e ai vaccini coinvolgono anche il sistema nervoso e quello endocrino/ormonale (2,43). Il dott. Ernesto Burgio uno degli autori del testo Pneireview “Oltre i vaccini. Prendersi cura del sistema immunitario infantile” affronta le problematiche legate al neuro-sviluppo e ai disturbi dello spettro autistico che generano i maggiori problemi di diffidenza relativi alle vaccinazioni. Le patologie del neuro-sviluppo sono complesse e multifattoriali, non ascrivibili ad unico agente ma a disregolazioni del sistema immunitario e del microbiota, alle infiammazione e neuro-infiammazione, alle molecole neurotossiche come metalli pesanti e pesticidi, alle infezioni, etc. (15,16,17,18) . I dati indicano che un ruolo primario ce l’abbia la MIA (attivazione immunitaria materna) cioè che un alterato assetto immunitario materno a ridosso e durante la gravidanza sia una “condizione primer” su cui altri fattori hanno effetti sinergici non valutabili con i tradizionali modelli causa-effetto. Lo sviluppo embrio-fetale, dove esiste la massima neuro-plasticità, ha un ruolo predittivo per lo sviluppo dei diversi percorsi patologici compresa l’induzione del fenotipo autism-like (19).  I vaccini sono tra i numerosi possibili fattori trigger che contribuiscono a rendere manifesta una fragilità preesistente ma sotto-soglia con conseguenze cliniche diverse.  In particolare sotto osservazione sono la tossicità delle contaminazioni in tracce da metalli pesanti in forma di nanoparticelle (20), la frequenza degli stimoli antigenici cioè le infezioni ricorrenti (asilo, fratelli maggiori, antigeni alimentari, allergeni) oltre agli antigeni vaccinali (31).  

Risulta quindi indispensabile per ridurre le possibili complicanze nelle persone più suscettibili la massima attenzione alla vulnerabilità che precede la nascita e i cosiddetti 1000 giorni dopo di essa. Questo dovrebbe imporre misure urgenti di prevenzione primaria visto il continuo aumento, anche in soggetti giovani e molto giovani di patologie autoimmuni, neurologiche, psichiatriche, degenerative e metaboliche tanto più che i nostri organismi sono sempre più esposti ad una maggiore quantità di sostanze inquinanti.

UN APPROCCIO SISTEMICO ALLA PREVENZIONE

La multifattorialità e la complessità sono un evidente freno alla presa di responsabilità da parte dei decisori politici e dei cittadini. La raccolta dei dati per studi epidemiologici risulta difficile e questo limita ulteriormente le possibilità di opporsi ai grandi interessi delle aziende produttrici. Esse, oltre allo sviluppo di tecnologie e farmaci importanti per la salute, sconfinano troppo spesso nell’imporre la sola soluzione farmacologica a problemi che solo un approccio sistemico e di prevenzione può tentare di risolvere. Gli elementi tossici si accumulano ogni volta che mangiamo, beviamo e respiriamo. L’inquinamento ormai è devastante, eppure il Ministero della Salute continua ad approvare deroghe al divieto di sostanze chimiche vietate (54). 

Così le pratiche vaccinali non sono il determinante più importante per la salute. Paesi come gli USA, il Gambia, la Mongolia hanno il più alto grado di copertura vaccinale per copertura e numero di vaccini, superiore alla nostra, ma confrontati con paesi di pari sviluppo economico hanno i dati di mortalità infantile più alti (1). Quindi le politiche sanitarie devono investire sull’insieme dei fattori che determinano la salute superando la sola visione malattia-farmaco. 

Abbiamo visto nella prima parte, che troppo spesso sono gli investimenti economici che determinano le traiettorie politiche in materia di prevenzione e cura, e i forti investimenti per la ricerca su questa biotecnologia hanno chiaramente indicato una strada preferenziale (34). 

Un approccio sistemico alla salute che valuti l’insieme delle dinamiche e dei processi fisiologici e patologici nel continuo adattamento all’ambiente potrebbe permettere di evitare errori come l’aver usato indiscriminatamente l’antibiotico contro i microbi sottovalutando le conseguenze sull’intero sistema e a lungo termine. Ora in Italia abbiamo più di 10.000 mila morti l’anno per l’antibiotico resistenza e il dato è destinato a crescere pericolosamente. Tanto che per risolvere alcune infezioni si sta iniziando ad usare il trapianto fecale cioè il trasferimento da un individuo ad un altro del microbiota intestinale: dagli antimicrobici al trapianto di microbi! (21,23,24,) Inoltre il trapianto fecale si sta rivelando utile anche in tante altre patologie, come l’autismo (22, 25, 26).

Le simbiosi, la capacità di tolleranza, le condizioni sistemiche dell’organismo e le specificità individuali sono concetti fondamentali per valutare i rischi/benefici degli interventi sanitari. Infatti molte delle relazioni di medici, ricercatori e professori universitari alle audizioni svolte in Commissione Igiene e Sanità per l’iter di discussione del DDL 770/2018 del M5S e Lega, hanno evidenziato la necessità di valutare le profilassi vaccinali in funzione del reale contesto epidemico e del rischio individuale con le visite prevaccinali oltre alla ripetuta richiesta di studi di controllo sulle vaccinazioni multiple (33,49). I normali e ciclici picchi epidemici, come ad esempio quello del virus del morbillo, non sono di per sé fonte di preoccupazione ma è il rischio delle complicanze che avvengono sui soggetti più vulnerabili che dovrebbe richiamare l’attenzione delle politiche sanitarie. Molte di queste relazioni vertevano anche sui pazienti immunodepressi e più volte è emerso come fosse pericoloso sostenere di poter proteggere i bambini in tali condizioni qualora tutti i compagni di classe fossero vaccinati. Questo sia per i numerosi casi di non responder, sia per i portatori sani ma soprattutto per la trascurabile protezione che le 4 (MPRV) infezioni trasmissibili e prevenibili dal vaccino abbiano sulle realistiche possibili infezioni a cui essi vanno incontro. Nelle famiglie, nei luoghi pubblici e nelle scuole, un qualsiasi influenzato mandato a scuola con l’antipiretico è fonte di pericolo. La caccia agli untori dei non vaccinati potrebbe esporre ad un pericolo maggiore gli immunodepressi e le loro famiglie nel sottostimare i reali pericoli che sono costretti ad affrontare quotidianamente (39,40,42). 

Da un interessante articolo dell’associazione Assis leggiamo che “…la scoperta degli antibiotici e dei vaccini è il fiore all’occhiello della scienza occidentale ma anche funzionale all’obiettivo di colpire un singolo microorganismo con una sostanza farmacologica senza agire sulle cause e senza intervenire sull’ospite. La storia dell’Uomo è intrinsecamente legata con quella degli altri organismi viventi, esterni e interni a lui, grandi, piccoli, invisibili. La comparsa dell’homo sapiens dotato di intelligenza e conoscenza ha sconvolto questo equilibrio, perché l’Uomo non accetta che ci siano degli altri esseri, grandi o microscopici, più potenti di lui che possano annientarlo, distruggerlo ed eliminarlo fisicamente. È riuscito a dominare e spesso a eliminare ed estinguere grandi animali, ma non ancora quelli microscopici, e ovviamente non ci riuscirà perché sono i batteri che ci permettono di vivere: senza batteri non saremmo comparsi e non potremmo vivere, moriremmo subito. La possibilità che i germi possano provocare malattia negli organismi superiori, dipende in parte dal tipo di germe e dalla sua numerosità, ma soprattutto dalle condizioni metaboliche dell’organismo ospite e dalla sua capacità di adattarsi all’ambiente in cui nasce: non è sufficiente la presenza di un germe (virus o batterio o parassita) per provocare la malattia. Fin dagli anni ’70, l’OMS, in un rapporto sosteneva che: Un organismo debilitato è molto meno resistente agli attacchi dei microbi che incontra. Generalmente il morbillo o la diarrea – malattie senza conseguenze e di breve durata tra i bambini ben nutriti – sono malattie gravi e spesso fatali per quelli cronicamente mal nutriti”. 

La narrazione mediatica di TV e giornali mainstream dei problemi legati alle vaccinazioni evita il confronto su temi seri e sulle reali possibilità di fare scelte ragionate. L’Italia eredita il ruolo di capofila del Programma di Vaccinazione Globale. È urgente mettere in campo tutti gli sforzi per comprendere come migliorare al massimo gli interventi e sostenere l’insieme dei fattori che incidono sulla salute. Affrontare la complessità richiede nuovi strumenti, nuove strategie e il coraggio di superare convinzioni basate sulla consuetudine.

Fonti

(1) https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0960327111407644
(2) Bellavite 2009, Bottaccioli 2003
(3) https://cvi.asm.org/content/24/7/e00034-17
(4) Barnett et al. 2015; Croucher et al. 2014
(5) Kilgore et al. 2016; Hickman et al. 2011
(6) Cappelletti et al., 2015
(7) Cruz-Tapias et al. 2012; De Martino et al. 2013; Israeli et al. 2012; Rinaldi et al, 2014
(8) Wang et al., 2017
(9) Perricone et al. 2014; Soriano et al. 2015; Tossito e Bereau, 2015; Wang et al. 2017
(10) Poland et al. 2009; Poland et al. 2013, Whitaker et al. 2015
(11)Terthune e Deth 2013
(12) Favoino et al, 2014; Bagavant et al.2014; Ruiz et al. 2016
(13) Esposito at al.2014; Pellegrino et al. 2015; Shoenfeld e Agmon-Levin 2011
(14) Anaya et al. 2016
(15) McElhanon et.al. 2014; Metanalisi su Pediatrics
(16) Lancet, Grandina et al. 2014
(17) Bilbo e Schwarz, 2012
(18) Ashwood et al. 2011
(19) Estes e Mcallister, 2015; Knuesel et al. 2014
(20) Gatti e Montanari 2017
(21) https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-015-0070-0
(22) http://www.spazioasperger.it/index.php?q=articoli-divulgativi&f=381-sensazioni-di-pancia-come-i-microbi-influenzano-autismo
(23) http://policlinicogemelli.it/news_dett.aspx?id=9FBFE7D9-61C2-48FE-A4C1-FC855381C1C4
(24) https://www.facebook.com/notes/achille-daga/prof-gasbarrini-trapianto-di-microbiota-fecale-nelle-malattie-da-diabete-a-obesi/821078574667735/
(25) https://www.osservatoriomalattierare.it/sperimentazioni/6821-nel-trapianto-di-microbiota-possibile-soluzione-a-tante-malattie-da-diabete-a-obesita-fino-anche-ad-autismo-e-sclerosi-multipla
(26) http://www.spazioasperger.it/index.php?q=articoli-divulgativi&f=276-un-enigma-molto-intricato-lintestino-autistico
(27) https://microbioma.it/immunologia/vaccini-ecco-come-il-microbiota-intestinale-influenza-la-risposta-immunitaria/
(28) http://www.notiziariochimicofarmaceutico.it/2016/03/31/18014/
(29) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24238833
(30) http://www.mednat.org/vaccini/ASIA_Sindrome%20infiammatoria-dai-vaccini-Riassunto.pdf
(31) http://www.mednat.org/vaccini/neuroinflammation_vaccines.pdf
(32) diffusione migrazione traslazione alluminio nel cervello
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4318414/?fbclid=IwAR3wVOyki4FAiB-guaFEgEJMKz-xyjwFbt1oc3XWHJM4BO9hd_vcrfsO6Ig
(33) https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/000/995/BELLAVITE_DA_PUBBL.pdf
(34) https://www.facebook.com/PolloniRino/videos/231941244393963/
(35) https://www.epicentro.iss.it/morbillo/morbillo
(36) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3890451/
(37) https://www.cochranelibrary.com/cdsr/doi/10.1002/14651858.CD012805/full
(38) Pneireview “Oltre i vaccini. Prendersi cura del sistema immunitario infantile”
(39) http://www.paolobellavite.it/files/313_2019-ImmunodepressiEP-inpress.pdf
(40) http://www.assis.it/una-mamma-immunodepressa/
(41) https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/67/wr/mm6742a4.htm?fbclid=IwAR1RT0CEHxbZIvfstN7ZoyN1BZlMEZbR32oo3YnFhFN_Ce05GNTzPcQvTAA
(42) http://webtv.senato.it/webtv_comm?video_evento=854
(43) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10589903
(44) http://www.assis.it/epidemie-nonostante-i-vaccini/
(45) https://www.uspharmacist.com/article/asymptomatic-vaccinated-persons-are-transmitting-whooping-cough?utm_source=TrendMD&utm_medium=cpc&utm_campaign=US_Pharmacist_TrendMD_1
(46) https://www.bmj.com/content/362/bmj.k3976
(47) https://www.bmj.com/content/362/bmj.k3976/rr-11
(48) https://www.nap.edu/read/1815/chapter/2#8
(49) https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/005/198/ASSIS_1.pdf
(50) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23264672
(51) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4466342/
(52) https://medcraveonline.com/IJVV/IJVV-04-00072.pdf
(53) https://www.mayoclinicproceedings.org/article/S0025-6196%2814%2900332-2/fulltext
(54) http://www.europeanconsumers.it/tag/deroghe/
(55) http://www.assis.it/difterite-informazioni-e-riflessioni/
(56)
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4475239/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/17630224/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/11027094/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/27417999/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/20708902/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/12145534/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/25962455/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15722255
https://ard.bmj.com/content/73/12/e75.long
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/12482192/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/21425100/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/9733447/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/10714532/
http://autoimmunityreactions.org/2016/06/14/patologie-autoimmuni-i-vaccini-le-innescano/

 Tratto: http://www.italiachecambia.org/2019/04/vaccini-questioni-aperte-3-tolleranza-verso-batteri-virus-strategia-vita/

Il batterio espiatorio

Discariche di rifiuti tossici, falde inquinate, fanghi di depurazione, terre e prodotti agricoli avvelenati, epidemie di polmonite e non solo; terre intrise di pesticidi, natura tutta messa a dura prova dai cambiamenti climatici, olivi disseccati. Ma la colpa di chi è? Dei batteri, di chi se no?

Nell’estate del 2018 in Italia abbiamo avuto un’epidemia di polmonite particolarmente violenta, in alcuni casi mortale. Non lo sapevate? Vi era sfuggito? Ve ne eravate dimenticati? E’ comprensibile, dato che i cosiddetti media mainstream, cioè quelli che vanno con la corrente, un’unica corrente come i condotti fognari, non hanno battuto la grancassa. E come mai non hanno battuto la grancassa della mortale pandemia, come invece facevano per ogni caso di morbillo vero o presunto, almeno fino a che c’è stata rivolta e polemica per la serqua di vaccini obbligatori con cui imbottire creature appena nate? Per lo stesso motivo: il direttore d’orchestra. Il quale ha alzato e agitato vigorosamente la bacchetta per il morbillo ecc., mentre l’ha abbassata intimando un “pianissimo” per la polmonite.

Proviamo a capire il perché di sinfonie tanto diverse per problemi apparentemente simili.

Nel settembre 2018, con temperature che si aggiravano sui 23-24 gradi, nella zona di pianura padana tra Brescia, Cremona e Mantova c’erano circa 600 persone con la polmonite, più di 200 erano state ricoverate, molte erano in terapia intensiva, 5 erano morte. L’epidemia è proseguita anche in ottobre ma la sorte degli altri non la conosciamo perché a quel punto l’orchestra si è azzittita del tutto. Una volta la polmonite era collegata alle temperature invernali, colpiva più nei climi freddi e la ragione è evidente: con il freddo l’apparato respiratorio è sottoposto ad un maggiore sforzo e subisce una maggiore minaccia. L’aria fredda inalata, in poche parole, non fa bene ai nostri polmoni e il loro sistema immunitario deve darsi da fare più del solito. Un’altra conoscenza un tempo di dominio pubblico era che di polmonite si moriva prima della scoperta degli antibiotici. Quante vite aveva salvato la penicillina! Quante volte l’abbiamo sentito dire ed era senz’altro vero. Ma l’epidemia di polmonite padana si è sviluppata in estate e gli antibiotici non hanno sempre funzionato. Come mai? Cosa è successo nella bassa bresciana, e in particolare tra Montichiari, Calvisano e Carpenedolo, per farlo diventare il triangolo della polmonite violenta e resistente ai medicinali usuali? La scienza medica nelle vesti della ASL è andata alla ricerca della risposta. Cosa ha cercato? Ma il batterio! Il batterio assassino.

L’umanità sviluppata e la sviluppata scienza del 2000 vedono nella natura, cioè nella vita, la fonte di tutti i mali, la nostra nemica numero uno. Forse perché noi siamo i suoi nemici e, come tutti i colpevoli, demonizziamo le nostre vittime. Perché, cos’è il batterio, infine? E’ l’origine di tutta la vita, e non si tratta di un particolare insignificante. I batteri sono i primi organismi viventi apparsi sul pianeta, più di 3 miliardi di anni fa. Se ne deduce logicamente che tutti noi siamo i loro eredi biologici, anche se molto alla lontana. Di batteri è pieno il nostro organismo, che senza di loro non potrebbe funzionare. Non solo i più conosciuti batteri della flora intestinale, che ci permettono di elaborare e assimilare il cibo, ma… udite, udite! Pare che ci siano batteri persino nei nostri cervelli. Batteri che forse presiedono a qualche funzionamento del cervello stesso, ancora non compreso dalla moderna scienza. Visto come sta funzionando il cervello di gran parte di noi umani all’apice del progresso, direi che quei batteri sono messi a dura prova.

Comunque sia, senza i batteri siamo tutti morti, ma non solo per quelli che ospitiamo direttamente. La vita del suolo e la sua fertilità, cioè tutto ciò che cresce sulla terra e che produce ossigeno, tutto ciò che coltiviamo e mangiamo non può prescindere dai batteri: sono loro che, insieme a insetti e funghi, trasformano in humus foglie morte, legni morti e… cacca. Sono loro che creano i presupposti per tutta la vita vegetale, che significa aria e cibo per tutti noi animali. Dunque? Ah, già, ci sono i batteri patogeni, cioè portatori di malattie. Batteri che possono essere veicoli di malattie, possono infettarci. Possono. Non sempre lo fanno, anzi non lo fanno quasi mai, altrimenti, dato che loro sono innumerevoli e noi molto meno, saremmo tutti morti o, per essere più precisi, se non fossimo resistenti anche ai batteri patogeni, non saremmo proprio mai esistiti. Dunque, quando ci infettano? Quando il nostro sistema immunitario non funziona bene, è debole o squilibrato o sovraffaticato. Ecco dunque la domanda che una scienza degna di questo nome avrebbe dovuto farsi: “Perché il sistema immunitario di una parte così ingente di abitanti della pianura padana tra Montichiari, Calvisano e Carpenedolo è talmente indebolito che, con temperature estive, 600 persone si ammalano di polmonite e, nonostante tutte le cure della moderna scienza medica e gli antibiotici a sua disposizione, alcune muoiono e buona parte fatica a guarire?”

Voi vi sareste posti il problema ma la ASL no. La ASL ha trovato qualche batterio di Legionella (dato che li ha cercati con tenacia, doveva trovarli per forza) e ha dato a loro la colpa di tutto. Il coro dei mediazombi ha cantato, appunto, in coro.

Da notare che meno del 10% dei pazienti con polmonite ospitava il batterio-(non)assassino.

E allora? Allora, niente.

Il fatto che l’epidemia si sia sviluppata nella zona più inquinata d’Italia (d’Europa? del mondo?) non conta per i suddetti individui delle varie categorie. Il fatto che in un comune di 23.000 abitanti, Montichiari, ci siano 21 discariche di rifiuti, in buona parte rifiuti tossici e speciali, non ha importanza nella ricerca delle cause di un’epidemia. Il fatto che 364.000 tonnellate di fanghi di depurazione ogni anno vengano trattati da impianti tra Lonato, Calcinato e Calvisano, e poi sversati in parte nei campi della zona, avvelenando terra e acqua (e anche l’aria non se la passa bene), non conta. Il fatto che la stessa ASL nel maggio 2017 sia stata costretta dal furore popolare a fare un’indagine epidemiologica sul territorio di Montichiari, i cui risultati erano che nel suddetto territorio si registra il 55% di morti in più per tumori delle vie respiratorie e il 23% in più di morti per patologie respiratorie (e la polmonite non è forse una patologia respiratoria?) sembra essere stato dimenticato dalla stessa ASL. E’ troppo scomodo incolpare i rifiuti tossici e speciali e il loro smaltimento inadeguato, che permette a dei mostri umani di guadagnare cifre stratosferiche di denaro; è ancora più scomodo incolpare il sistema che produce quelle montagne di rifiuti non biodegradabili, un sistema di cui tutti facciamo parte e che non vogliamo fare lo sforzo di cambiare, anche se ci sta uccidendo.

Meglio incolpare i batteri, allora. Per quelli bastano gli antibiotici. O no? Pare di no ma l’evidenza non conta. Conta quello che dice la scienza, nelle vesti della ASL. E che i mediaservi ripetono, amplificandolo fino al rintontimento. E’ colpa del batterio, cioè della maledetta vita. Non dei benedetti affari e affaristi, consumi e consumisti; dei dementi arraffatori speculatori mafiosiomeno e carrieristi di dutte le specie. Un batterio risolve sempre tutto! E già ce l’aveva dimostrato la famigerata Xylella, il batterio in questo periodo più famoso al mondo. Al quale hanno dato la colpa del Disseccamento Rapido degli Olivi, e in questo caso nonostante la scienza,  nelle vesti del professor Piero Perrino, ricercatore del CNR, ex direttore dell’istituto  del Germoplasma del CNR di Bari, docente all’Università di Birmingham e a quella di Bari (sappiamo che per i cultori della Scienza sono importanti i curricula, ma solo quando la scienza dice quello che fa comodo al business) dicesse, con argomentazioni particolareggiate e difficilmente confutabili, che gli olivi del Salento stanno morendo di avvelenamento da glifosato, quell’erbicida che è stato capace a suo tempo di far morire anche gli alberi della giungla vietnamita e milioni di bambini vietnamiti come effetto collaterale. E nonostante la scienza, nelle vesti di una ricerca commissionata dall’Unione Europea, abbia trovato il batterio (non) pernicioso solo in una metà delle piante ammalate.

La logica ci direbbe che, dove grandi quantità di glifosato vengono irrorate anno dopo anno, come succede in buona parte del Salento, per avere terreni trasformati in terra battuta, completamente nudi come sono quelli di molti uliveti pugliesi, tali quantità di glifosato basterebbero da sole a uccidere anche quelle creature straordinariamente resistenti e longeve che sono gli ulivi. Tuttavia, come l’araba fenice, essi risorgono dalle proprie ceneri (se gliene si dà la possibilità), ributtano nuovi rami e foglie ostinatamente. Non importa. Nonostante la logica, il buonsenso e una parte della scienza, oltre all’esperienza degli agricoltori e abitanti del Salento, dicano che non è il batterio a determinare il disseccamento degli ulivi, come se niente fosse si continua a colpevolizzare l’innocente. Che è presente in ogni prato e in ogni campo, ma sembra più difficile sia presente dove il glifosato viene sparso a vagonate.

Perché? Perché il povero batterio permette e promette lauti guadagni a un’ampia fetta dei già citati mostri umani, quegli adoratori del Dio Denaro a cui sacrificano ogni giorno vite innocenti. Altro che i sacrifici umani sugli altari degli Aztechi! Gli ulivi secolari sradicati (a spese di chi? A spese nostre) diventano combustibile per le centrali a biomasse: ed ecco i primi guadagni, sradicare e bruciare. E poi, udite, udite! Sono già pronti gli ulivi industriali brevettati della multinazionale Agromillora Group, “leader mondiale nel settore vivaistico” e grande sovvenzionatrice dell’Università di Bari nella ricerca di cultivar brevettate di cui si spartiranno felicemente i “diritti d’autore”.

Ulivi da coltivare a spalliera, che producono subito e muoiono dopo 15 anni; ogni 15 anni si devono ricomprare, pagando le royalties-mazzette ai pirati dell’agroindustria e ai loro manutengoli “scientifici”. Però, c’è un però: non hanno bisogno di manodopera, essendo rachitici e coltivati a spalliera. Una macchina con un essere umano può far tutto, potare, concimare, raccogliere. E allora questi “ulivi d’autore”, a cui si può dare tutto il veleno (sovvenzionato) che si vuole, tanto sono già moribondi appena nati, piacciono a una parte dei latifondisti, detti “agrari”, del sud. Che possono prendere i rimborsi (pagati da tutti noi) per gli ulivi spiantati, le sovvenzioni per quelli inadatti alla vita, e lasciare a casa qualche decina di operai. Benedetta xylella! Quanti divoratori del pianeta e delle nostre tasse mette d’accordo!

Peccato, un vero peccato che piccoli e medi agricoltori e i soliti ambientalisti fanatici degli alberi mettano sempre i bastoni tra le ruote. Neanche i batteri riescono a fermarli.

Fonte: ilcambiamento.it

Vaccini e malattie autoimmuni: come l’organismo aggredisce se stesso

La letteratura scientifica, sempre citata per difendere i progressi della medicina, attesta però anche alcune altre verità, una delle quali, per esempio, è il legame che corre tra vaccini e malattie autoimmuni. Ci sono infatti studi che attestano come le vaccinazioni possano far sì che l’organismo aggredisca se stesso.vaccino_alluminio

Nessuno potrebbe mai accusare Yehuda Shoenfeld di essere un ciarlatano. Il clinico israeliano ha dedicato oltre trent’anni allo studio del sistema immunitario umano ed è all’apice della sua carriera. È autore di innumerevoli studi – The Mosaic of AutoimmunityAutoantibodiesDiagnostic Criteria in Autoimmune Diseases, Infection and Autoimmunity, Cancer and Autoimmunity – alcuni dei quali sono pietre miliari per la pratica clinica. Ed è proprio Shoenfeld a puntare il dito contro i vaccini, come ha ricostruito la giornalista canadese Celeste McGovern. Prendiamo ad esempio un recentissimo articolo pubblicato su Pharmacological Research  in cui Shoenfeld e colleghi individuano quattro categorie di individui che sono più a rischio di sviluppare malattie autoimmuni a seguito di vaccinazione. «Da una parte, i vaccini prevengono le infezioni che possono scatenare autoimmunità – spiegano Alessandra Soriano, del Dipartimento di Medicina clinica e reumatologia del Campus Bio-Medico dell’università di Roma, Gideon Nesher dell’università di Gerusalemme e lo stesso Shoenfeld – Dall’altra parte, molti studi che riportano autoimmunità post-vaccinale suggeriscono fortemente che i vaccini possano, essi stessi, causare autoimmunità». «Le malattie autoimmuni che possono insorgere dopo vaccinazione includono artrite, lupus, diabete mellito, trombocitopenia, vasculite, dermatomiosite, sindrome di Guillain-Barre syndrome e demielinizzazione. Quasi tutti i tipi di vaccini sono stati associati ad ASIA (Autoimmune/inflammatory Syndrome Induced by Adjuvants, Sindrome autoimmune/infiammatoria indotta da adiuvanti, anche note come sindrome di Shoenfeld, nda)».   Il termine ASIA raccoglie sintomi simili e si è iniziato ad indagare come le tossine ambientali, tra cui l’alluminio utilizzato nei vaccini, possano scatenare una reazione a catena nel sistema immunitario negli individui suscettibili portando a malattia autoimmune. La malattia autoimmune si ha quando il corpo crede di attaccare invasori esterni mentre invece sta attaccando parti di sé. Il sistema immunitario è un sistema di difesa e gli anticorpi sono come droni programmati per riconoscere certi tipi di invasori e distruggerli. Se sbagliano bersaglio possono causare danni enormi. Se ad esempio danneggiano la guaina mielinica, gli impulsi nervosi non si trasmettono adeguatamente, i muscoli vanno in spasmo e si perde la coordinazione: questa si chiama sclerosi multipla. Se gli anticorpi per errore aggrediscono i tessuti delle articolazioni si può avere l’artrite reumatoide. Se invece il bersaglio diventano le isole di Langerhans nel pancreas, si ha il diabete di tipo 1 e così via.

«Un sistema immunitario sano tollera gli auto-antigeni – spiegano gli esperti – quando questa tolleranza viene disturbata, il sistema immunitario si sregola e si ha l’emergenza dell’autoimmunità. La vaccinazione è una delle condizioni che possono disturbare l’omeostasi negli individui suscettibili dando luogo a fenomeni autoimmuni e ASIA».

Chi sia suscettibile è materia trattata dal documento dal titolo “Predicting post-vaccination autoimmunity: Who might be at risk?”,  che elenca quattro categorie di persone: chi ha avuto una precedente reazione autoimmune a un vaccino; chi ha una storia clinica di autoimmunità; pazienti con storia di reazioni allergiche; chiunque sia ad alto rischio di sviluppare malattie autoimmuni, inclusi coloro che hanno storia familiare di autoimmunità, presenza di autoanticorpi individuabili con esami del sangue e altri fattori, inclusi bassa vitamina D e fumo.

Reazioni precedenti

Riguardo a chi ha avuto precedenti reazioni ai vaccini, il rapporto cita cinque studi rilevanti incluso il caso di una adolescente morta dopo sei mesi dalla terza dose di Gardasil, il vaccino contro il papillomavirus.  Aveva avuto alcuni sintomi dopo la prima dose, come tremori e perdita di memoria. Dopo la seconda dose aveva sviluppato debolezza intermittente al braccio, erano peggiorati altri sintomi, aveva dolore al petto e palpitazioni. Gli esami del sangue e della milza hanno rivelato la presenza di frammenti di Dna del gene HPV-16 L1 sovrapponibile a quello presente nel Gardasil e trattato con alluminio. Malgrado «la limitatezza dei dati», Shoenfeld e colleghi hanno concluso che «pare preferibile che gli individui con precedenti reazioni autoimmuni alle vaccinazioni non siano vaccinati, almeno non con lo stesso tipo di vaccino».

Chi ha già una malattia autoimmune

«I vaccini non funzionano tanto bene su di loro – dice Shoenfeld – e sono a rischio di aggravamento dopo la vaccinazione». I vaccini contenenti virus vivi (varicella, febbre gialla, morbillo, parotite e rosolia) sono «in genere controindicati» per il rischio di «replicazione virale incontrollata». Ma nemmeno i vaccini a virus uccisi sono una buona idea perché solitamente contengono alluminio. Gli immunologi hanno descritto casi in cui pazienti con malattie reumatiche autoimmuni hanno manifestato maggiore dolore articolare e febbre dopo vaccino antinfluenzale, con innalzamento dei livelli di autoanticorpi (il corpo che attacca se stesso). In certi casi hanno sviluppato nuovi tipi di autoanticorpi.

Pazienti con storia di allergia

Gli studi sui vaccini solitamente escludono i soggetti vulnerabili e reclutano solo individui sani senza allergie. È una «distorsione» dicono Shoenfeld e Soriano ed è una delle cause per cui le reazioni avverse sono «considerevolmente sottostimate»; nella «vita reale i vaccini sono obbligatori per tutti gli individui a prescindere dalla loro suscettibilità». L’incidenza di reazioni allergiche ai vaccini è normalmente stimata in 1 caso su 50.000 dosi fino a 1 caso su 1 milione, ma probabilmente la vera incidenza è molto più alta soprattutto quando tra gli ingredienti dei vaccini ci sono gelatina e proteine dell’uovo. Tra gli ingredienti dei vaccini si individuano potenziali allergenici: proteine dell’uovo, siero di cavallo, lievito, antibiotici, formaldeide e lattosio. Secondo gli immunologi, in caso di manifestazioni di sensibilità all’alluminio, come noduli nel sito dell’iniezione che possono anche persistere per mesi e anni, meglio fare un patch test e, in caso, evitare la rivaccinazione.

L’alluminio

L’alluminio si aggiunge nei vaccini fin dal 1926, quando Alexander Glenny e colleghi notarono che faceva produrre meglio gli anticorpi. Per 60 anni la sua teoria non è mai stata messa in discussione malgrado sia documentata la neurotossicità di questo metallo che può danneggiare la memoria, il controllo psicomotorio, la barriera ematoencefalica, può indurre infiammazione cerebrale, danneggiare la funzione mitocondriale e addirittura avere un ruolo nella formazione delle placche amiloidi che si individuano nei malati di Alzheimer. È coinvolto nella sclerosi laterale amiotrofica e nell’autismo e induce allergie. Una decina di anni fa i ricercatori hanno iniziato a studiare meglio gli effetti dell’alluminio come adiuvante  e sono emersi molti problemi connessi con il suo utilizzo.

La miofascite macrofagica

L’alluminio ha dimostrato di avere grande mobilità nell’organismo. Nel 1998 il ricercatore francese Romain Gherardi, insieme ai suoi colleghi, osservò una condizione di origine sconosciuta in un paziente con sintomi di fatica cronica dopo vaccinazione, inclusi linfonodi gonfi, dolori articolari e muscolari e spossatezza. La biopsia ai tessuti del deltoide rivelò una lesione di 1 centimetro di diametro e in laboratorio emerse che si trattava di macrofagi, cioè gli anticorpi dell’organismo stesso. Nel fluido cellulare di questi macrofagi c’erano nanocristalli di alluminio. Altre ricerche hanno rivelato che questi granulomi possono diffondersi ovunque, dai linfonodi alla milza, dal fegato al cervello. Gherardi ha quindi concluso che c’è neurotossicità anche a lungo termine per l’alluminio

Persone a rischio

Le persone a rischio di sviluppare una malattia autoimmune sono coloro che hanno una storia familiare di autoimmunità e chi è positivo agli autoanticorpi. Anche il fumo è un fattore di rischio, come bassi livelli di vitamina D. A questo punto, cosa saggia è chiedere sempre il foglietto illustrativo del vaccino o dei vaccini che si dovrebbero ricevere e informarsi bene sui possibili effetti a breve e lungo termine, consultando magari la Banca Dati Med-Line dei Natinal Institutes of Health americani.

Si ringrazia Celeste McGovern

Fonte: ilcambiamento.it

Il sistema immunitario? Va col Sole

Ritmi di vita irregolari che scambiano il giorno per la notte, orari di lavoro che si protraggono fino a tardi e jet lag potrebbero avere conseguenze ben maggiori di quella di farci sentire stanchi e sfasati. detail-sole

Uno studio pubblicato su Science mostra infatti che alternazioni del normale ritmo circadiano possono influenzare il funzionamento anche del sistema immunitario, modulando la produzione e l’attività di un particolare tipo di cellule, le TH17. Almeno nei topi. Queste cellule sono un sottotipo di linfociti T che producono interleuchina 17 e sono presenti a livello di mucose come quella intestinale, dove svolgono un ruolo di sentinelle, proteggendo l’organismo da infezioni microbiche e fungine. La loro attività e il loro numero è fondamentale per mantenere l’omeostasi del corpo, se infatti aumentano troppo possono determinare uno stato infiammatorio atipico, simile a quello che si riscontra nelle malattie infiammatorie croniche intestinali (abbreviate in Mici, come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa). Il team di ricercatori dell’University ofTexas Southwestern Medical Center ha scoperto che un’alterazione dei ritmi circadiani non solo modifica il metabolismo e altera i cicli sonno-veglia, ma influenza anche la produzione di queste cellule infiammatorie nei topi, portando allo sviluppo di una condizione simile a quella osservata nelle Mici. Il meccanismo attraverso cui le condizioni ambientali e i ritmi circadiani agiscono sul sistema immunitario ha a che fare con la regolazione di una specifica via molecolare, spiega Lara V. Hooper, tra gli autori dello studio: “Abbiamo scoperto che (il gene) Nfil3 regola lo sviluppo delle TH17 controllando la disponibilità di una proteina nelle cellule T, chiamata Rorγt che spinge le cellule a svilupparsi in TH17. Nei topi, la quantità di Rorγt nelle cellule T cambia durante il ciclo giorno-notte ed è maggiore a mezzogiorno che a mezzanotte. Questa fluttuazione porta a un maggior sviluppo delle cellule TH17 a mezzogiorno, quando i topi (animali notturni, nda) dormono”.  Ma cosa accade se il ciclo giorno-notte viene alterato (per più di un giorno), mimando per esempio gli effetti di un jet lag? “Abbiamo scoperto che si sviluppano troppe cellule TH17 che si accumulano nell’intestino”, favorendo così lo sviluppo di patologie simili alle Mici, spiega Hooper. La speranza dei ricercatori, per i quali gli effetti osservati potrebbero valere anche negli esseri umani, ora è che studi come questo possano aiutare a sviluppare strategie sia per aumentare che per reprimere la risposta immunitaria, a seconda delle necessità.

Riferimenti: Science Doi: 10.1126/science.1243884

Fonte: galileonet.it

Scoperto nuovo sistema immunitario

Batteriofago aderisce a strati di muco e fornisce immunità contro i batteri invasori. Credit: Jeremy Barrnewimmunesys

Un gruppo di ricerca, guidato da Jeremy Barr, una biologia borsista post-dottorato, svela un nuovo sistema immunitario che protegge gli esseri umani e gli animali dalle infezioni.

Un gruppo di ricerca della San Diego State University,guidato dalla biologa post-dottorato Jeremy Barr, ha scoperto che il muco è la casa di un sistema immunitario potente che può cambiare il modo in cui i medici trattano una serie di malattie. In questo sistema immunitario precedentemente non documentato, i ricercatori hanno scoperto batteri che infettano-virus conosciuti come batteriofago, schermano il corpo dall’ invasione dell’infezioni. La scoperta, resa possibile con i finanziamenti del National Institutes of Health, si concentra sugli strati protettivi di muco che sono presenti in tutti gli esseri umani e animali. Serve sia come una casa per grandi popolazioni di microbi benefici , che possono includere i funghi , batteri e virus, e come punto di ingresso per l’infezione. Un nuovo sistema immunitario. I ricercatori hanno campionato muco di animali, un anemone mare, un topo e una persona, e hanno trovato che i batteriofagi aderiscono allo strato di muco su ognuna di essi. Hanno disposto il batteriofago sopra uno strato di tessuto che produce muco ed hanno osservato che il batteriofago si è legato con gli zuccheri all’interno del muco, inducendoli ad aderire alla superficie. Poi hanno sfidato queste cellule del muco con i batteri di Escherichia coli ed hanno  rovato che il batteriofago ha attaccato e ucciso la Escherichia oli nel muco,efficacemente formando  la barriera antimicrobica sull’ospite che ha protetto dall’infezione e dalla malattia. Per confermare la loro scoperta, il team ha anche condotto una ricerca parallela impegnativa in cellule che non producono muco  sia con batteriofago e E. coli. I risultati dei provini senza muco avevano tre volte più morte cellulare . “Prendendo in considerazione la ricerca precedente ,possiamo proporre l’aderenza del batteriofago a Muco-o Bam-è un nuovo modello di immunità, che sottolinea l’importanza gioco batteriofago ruolo nel proteggere l’organismo da agenti patogeni invasori”, ha detto Barr. Una protezione nascosta. l corpo recluta il batteriofago dall’ambiente, che poi si attacca naturalmente a strati di muco in varie parti del corpo, compresa la bocca e intestino. Il batteriofago poi diventa un protettore del suo ospite, accumulandosi e aderendo. “Questa scoperta non solo propone un nuovo sistema immunitario, ma dimostra anche il primo rapporto simbiotico tra fagi e gli animali”, ha detto Barr. “Avrà un impatto significativo in numerosi campi.” “La ricerca potrebbe essere applicata a qualsiasi superficie della mucosa”, ha detto Barr. “Prevediamo che il BAM influenzerà la prevenzione e il trattamento di infezioni delle mucose viste nell’intestino e polmoni, con applicazioni per la terapia fagica e anche interagendo direttamente con il sistema immunitario umano. “ La ricerca è stata pubblicata nella prima Edizione della rivista Proceedings of National Academy of Sciences di maggio.

Di Natalia Van Stralen

Fonte: http://medicalxpress.com/news/2013-05-immune.html

La Cura dell’Aglio: un rimedio naturale dalle proprietà benefiche

 

Aglio: rimedio naturale della medicina popolare. E’ utilizzato in naturopatia per le sue molteplici proprietà benefiche e curative. Antibiotico, rinforza il sistema immunitario ci protegge dai metalli pesanti e rende la pelle più bella.aglio

Che cosa contiene l’aglio: I principi attivi  e il bene noto fiato.

Chi non ha mai fatto caso al fiato maleodorante che ci viene dopo aver mangiato aglio soprattutto se fresco? Dobbiamo ringraziare il suo più noto principio attivo: l’allicina che a seguito di processi enzimatici viene trasformata in allina. L’allicina è un composto solforato che contiene zolfo, ogni processo digestivo , o anche di semplice maneggiamento all’ aria libera questi composti volatili.  Il processo di eliminazione è aereo tramite la respirazione e per via polmonare. Ecco spiegato il ben noto alito . Non è certo quindi un caso che nel Louis Pasteur nel lontano  1859 ebbe modo di verificarne l’ efficacia nella cura contro la malattia del tifo che guarda caso colpisce proprio le vie respiratorie ed i polmoni. L’aglio è un antibiotico con una notevole azione inibente su molti ceppi batterici. In passato proprio per questa sua proprietà, era utilizzato versandone direttamente il succo fresco su ferite. I principi attivi farmacologici dell’aglio sono molti tra cui i più conosciuti e studiati sono l’alliina e la garlicina. Indicativa anche la presenza  di minerali e vitamine: potassio, magnesio, calcio, manganese, selenio, Vitamina C (solo nell’aglio fresco), Vitamina A b1 b2 e PP.  Sono presenti anche altre sostanze tra cui alcaloidi enzimi e fitosteroli, di cui vedremo l’ utilità a breve .

Le proprietà curative dell’aglio: sistema immunitario e cardiocircolatorio

Le proprietà benefiche e curative dell’aglio sono molte . L’aglio rinforza il sistema immunitario grazie alla presenza del Selenio e alla sua azione anti battericida e vermicida. L’ eliminazione dell’ alliina favorisce l’ espettorazione. Possiede inoltre la  capacità di abbassare la pressione sanguigna esprimendo un‘azione antiipertensiva. I benefici non finiscono ancora: è stata verificata azione benefica nell’abbassare il tasso di colesterolo  nel proteggerci dall’ aterosclerosi. L’aglio ha anche proprietà anticoagulante prevenendo l’ aggregazione piastrinica causa di trombi.

Aglio un rimedio naturale per flora batterica intestinale

Tutti gli antibiotici di sintesi hanno una caratteristica comune: a livello intestinale uccidono tutti i batteri, sia quelli dannosi che quelli utili al nostro organismo ( e sistema immunitario!) Un antico rimedio naturale, usato da secoli come l’aglio, in questo senso sa fare meglio: si occupa solo dei batteri patogeni e riesce addirittura a favorire la crescita dei saprofiti (i batteri utili) . Per questo motivo è raccomandato anche da molti naturopati proprio in casi di disbiosi intestinale a seguito di cure antibiotiche.

Aglio e proprietà antitumorali

Molti medici, naturopati e ricercatori ne sono convinti: l’ aglio può essere usato anche nel trattamento di alcuni tumori. A fare ben sperare sono proprio alcuni risultati su test condotti su animali in cui si è potuto verificare che l’aglio fresco e intero ( quindi non alterato da manipolazioni o da cottura) inibisce la crescita tumorale. L’ aglio è anche attivo contro l’Helicobacter pylori un batterio responsabile di causare ulcere gastriche e di alcune forme tumorali dello stomaco.

Aglio un rimedio anche per la chelazione dei metalli tossici?

Il problema della diffusione incontrollata dei metalli tossici minaccia sempre più la nostra salute. I metalli pesanti colpiscono in particolar modo il sistema nervoso, i polmoni reni e fegato.  Da naturopata non posso che consigliarvi di aumentare l’utilizzo di aglio fresco nella vostra dieta.  Il motivo è presto spiegato: i composti solforati che contiene l’ aglio si legano stabilmente con il piombo il cadmio ed il mercurio presente nel nostro organismo, permettendone l’ eliminazione.

L’aglio ti fa anche più bello: Dona bellezza alla pelle e rinforza i capelli.

Avete mai sentito parlare dell’inositolo? L’inositolo è semplicemente il nome tecnico della  Vitamina B 7. Tra le molte funzioni della B7 è proprio la crescita dei capelli. L’aglio contiene una sostanza chiamata acido Fitinico. Quest’acido in parte si lega le sostanze minerali permettendo quindi l’ utilizzo dei numerosi minerali e oligoelementi che contiene e in parte è  trasformarsi in inositolo.

Dosaggi dell’ aglio fresco

Ma quanto aglio serve al nostro benessere? Qualunque sia lo scopo per cui lo assumete , la prima regola da rispettare è la costanza. Se lo scopo è di tipo preventivo o come tonico generale, sono sufficienti 2-3 spicchi al giorno. Se volete bloccare una fastidiosa diarrea, i dosaggi aumentano: da 5 a 10 spicchi consumati durante l’arco dell’ intera giornata. Non eccedere nei dosaggi in unica somministrazione: l’aglio può irritare lo stomaco.

Ricetta per tintura madre d’aglio

L’aglio può essere usato anche sotto forma di tintura madre. Potete prepararvela tranquillamente da voi: la ricetta per la preparazione è semplice: bastano 400 g di aglio fresco, 250 g di alcol (va bene anche la grappa).

Preparazione della tintura d’aglio: spremere l’aglio senza usare strumenti metallici, unirlo con l’alcol in un contenitore chiuso e lasciatelo riposare almeno 2 settimane. Filtrare e lasciare riposare per un’altra settimana. Dosaggi: 15 gg 3 volte al giorno.

Se volete provare il succo fresco su piccole ferite o punture d’insetti, la preparazione casalinga prevede l’ uso di spicchi d’aglio freschi pestati sino a produrre un liquido che andrà diluito dieci a uno e aggiunto ad una soluzione di acqua e alcol al 30 %. Va conservato in luogo fresco e buio e può durare alcuni mesi.

Gli integratori a base di aglio

Sono molti e spesso mischiati con altri rimedi fitoterapici in base alla destinazione d’uso. Per quanto riguarda l’aglio, controllate le percentuali di allina o allicina. Può differire molto da un integratore all’altro.

Utilizzo pratico, Precauzioni e Controindicazioni dell’ Aglio.

La forma erboristica più efficace è l’aglio fresco intero. La cottura e le alterazioni diminuiscono la sua efficacia come antibiotico. Se usato con moderazione a bassi dosaggi, non ha particolari controindicazioni se non una personale ipersensibilità che può portare a fenomeni allergici. In tal caso sospendere l’assunzione.  Prestare attenzione in caso di persone che soffrano di problemi all’apparato gastrico: gastrite esofagite, reflusso esofageo e ulcera. Un eccesso di aglio può aumentare le secrezioni di acido cloridrico. Si raccomanda di mangiarlo in piccole dosi frazionate durante le giornate allo scopo di non irritare le stomaco.

Fonte: naturopataonline