Parco del Lambro chiuso ai motori: si entra solo più a piedi o in bicicletta!

Chiuso definitivamente 24 ore su 24, l’accesso da cui potevano entrare le auto nel parco Lambro. Una scelta condivisa con il Consiglio di Zona 3 e le attività presenti all’interno, con l’obiettivo di salvaguardare il verde e la sicurezza delle tante famiglie che lo frequentano, a piedi o in bicicletta375317

Chiuso definitivamente tutti i giorni della settimana, 24 ore su 24, l’accesso da cui potevano entrare le auto nel parco Lambro. Una scelta condivisa con il Consiglio di Zona 3 e le attività presenti all’interno, con l’obiettivo di salvaguardare il verde e la sicurezza delle tante famiglie che lo frequentano, a piedi o in bicicletta. “Un provvedimento importante per la nostra città, a tutela delle famiglie, delle bambine e dei bambini, dell’ambiente e del verde – hanno dichiarato gli assessori Chiara Bisconti (Qualità della vita e Verde) e Pierfrancesco Maran (Mobilità e Ambiente) -. Il parco Lambro è uno dei più grandi del nostro Comune, una risorsa ambientale irrinunciabile per Milano, e non aveva senso fosse raggiungibile con mezzi a motore. Adesso finalmente tutti potranno viverlo in sicurezza e serenità”. “Accogliamo con soddisfazione questa notizia, richiesta dalla Zona diverso tempo fa, e che ha richiesto un po’ di tempo per necessità di organizzazione e di tutela dei diritti di chi ha attività di interesse pubblico all’interno del Parco”, ha dichiarato il presidente della Commissione Qualità dell’Ambiente urbano e Mobilità del Consiglio di Zona 3, Dario Monzio Compagnoni. “Ci auguriamo che ora, in un ambiente più protetto, il parco venga fruito al meglio da bambini e famiglie con attività sportive e ricreative anche nel periodo invernale, durante il quale ora era aperto alle auto”. Dal divieto di transito sono derogati biciclette, mezzi di soccorso, di emergenza e di polizia, veicoli per manutenzione stradale, del verde, dei sottoservizi e dell’Amsa, gli aventi diritto in quanto proprietari o locatari di attività interne al parco, Guardie ecologiche di zona e operatori dell’Ente Parco Agricolo Sud, i veicoli delle associazioni con finalità socio-sanitarie o assistenziali interne al parco (e i loro operatori o utenti dei servizi con documentazione rilasciata dall’associazione), auto-negozi con autorizzazione, veicoli per la predisposizione di eventi autorizzati dalla Polizia locale, trasporto cose per carico/scarico destinati alle attività interne (da lunedì a sabato).

Fonte: eco dalle città

Viaggi in bicicletta: quale tipo di bici scegliere, come attrezzarla e cosa portare

L’allestimento della bici per il cicloturismo e tutto quello che dovete portarvi per una vacanza in totale autosufficienza103034286-586x378

Se, invece di affidarsi a un tour operator, si decide di compiere un viaggio con la propria bicicletta occorre valutare con molta intelligenza quale modello scegliere e come attrezzarlo in modo da essere totalmente autosufficienti. La premessa è che non si parte per una gara di ciclismo su strada, né per una competizione off road: bici da corsa e mountain bike da competizione non sono le scelte più adatte. Le biciclette adatte allo scopo devono essere un giusto compromesso fra scorrevolezza e adattabilità a ogni situazione. Robustezza, leggerezza, comodità e taglia corretta sono i quattro requisiti base. Gli esperti consigliano una bici da cicloturismo con ruote da 28”, oppure una mtb front suspended (con ammortizzatori anteriori) con ruote da 26”.

I copertoni devono essere robusti ma non artigliati e il numero di cambi adeguato a superare le pendenze più critiche. Prima dell’acquisto bisogna verificare la compatibilità del telaio con il portapacchi posteriore. Secondo le guide ciclo escursionistiche e navigando nel web un marchio sembra stagliarsi su tutti, quello dell’olandese Koga Myata, oggetto del desiderio di chiunque pedali con le borse sulla ruota posteriore… Ma sparsi per l’Italia ci sono molti artigiani che propongono le loro modifiche o i modelli specifici realizzati da grandi marchi come la statunitense Cannondale. Fondamentali sono le due borsone posteriori e, se si vuole viaggiare con maggiori comfort, quelle anteriori. Quattro le marche consigliate:OrtliebVaudeTopeak e Ferrino.koga-myata-586x348

Veniamo all’equipaggiamento. Per quanto riguarda il vestiario: 3 completi da ciclista, una felpa di pile, un k-way antipioggia, un tubo-collo, occhiali da sole, guanti da ciclista, un pantalone lungo e magliette normali, scarpe da ciclista e scarpe normali. Accessori fondamentali: asciugamano, spazzolino da denti, asciugamano in microfibra, crema solare, corda per il bucato e salviette umidificate. Per la sicurezza vostra e del vostro mezzo sono vivamente consigliati caschetto, lucchetto, faretti anteriori e posteriori, pompa, kit per le riparazioni e due camere d’aria. Se non avete con voi uno smartphone può essere molto utile avere, oltre alla cartina dell’itinerario, una lista di alcuni negozi che effettuano riparazioni, posti sul vostro cammino. Capitolo alimentazione. Il consiglio è quello di acquistare frutta fresca o farsi fare panini imbottiti strada facendo. Mangiare è obbligatorio, portarsi dietro pesi inutili sconsigliato. Una piccola dispensa, comunque, è necessaria per non farsi trovare impreparati quando si va in “bambola” per la classica crisi di fame che capita anche ai più esperti ciclisti professionisti. Oltre all’acqua nella borraccia (che non deve mai mancare) portatevi dietro barrette energetiche o di muesli, cioccolata, frutta secca e integratori salinici. Ecco con questo equipaggiamento non vi resta che pedalare sperano che il bel tempo sia con voi.

Fonte:  Ruota Libera

 

BICIROMA, 3 giorni di pedali nella Capitale

Dal 10 al 12 maggio il centro di Roma sarà invaso dalle bici per la festa della bicicletta. Tanti eventi e pedalate per grandi e piccini.374832

Piazza del popolo per 3 giorni si riempie di biciclette con la nona edizione dell’evento annuale BICIROMA: dal 10 al 12 maggio infatti la piazza sarà dedicata alla mobilità sostenibile e ciclistica ospitando stand, bici, ciclisti, gadget,esibizioni e pedalate. Nella giornata di Venerdì 10 maggio alle ore 13.00 ci sarà l’apertura dell’area accoglienza e a seguire nel pomeriggio lo spettacolo di bici acrobatica. Per sabato 11 è prevista a Villa Pamphili la gara di MTB di 25 km per la quale è necessario registrarsi, mentre domenica la grande pedalata annuale BICIROMA di 38 km è aperta a tutti, grandi e piccini, e sarà scortata dalla Polizia Locale Roma Capitale. La festa ha anche l’intento di sensibilizzare un uso attento e responsabile della bicicletta, oltre che quello di lanciare un messaggio alle istituzioni e agli
automobilisti da parte di tutti quei cittadini che ogni giorno prendono o vorrebbero prendere la bici per andare a lavoro, ma che mettono a rischio la propria sicurezza a causa della mancanza di piste ciclabili e di un’intermodalità ancora inadeguata. Inoltre, a Roma manca un servizio di bike sharing in grado di competere con quello delle altre capitali europee. Nel pomeriggio di domenica partiranno le ciclo turistiche in giro per Roma con guide dotate di patentino provinciale anche per turisti stranieri: per partecipare bisogna essere iscritti all’associazione. Il costo della tessera in promozione per l’evento è di 10€, comprensiva di maglietta e biglietto della lotteria BICIROMA la cui estrazione avverrà nel pomeriggio di domenica.

Info e iscrizioni sul sito www.biciroma.it

Fonte: eco dalle città

Ennesima fuga di acqua radioattiva a Fukushima, gli incidenti sono ormai quotidiani

Continuano gli incidenti nella centrale di Fukushima: ultimo in ordine cronologico una nuova fuga di 42m³ di acqua radioattiva nella notte tra il 17 e il 18 aprile.8284234184_f8f11ad724_k-586x439

Tepco, Tokyo Electric Power Company che gestisce la centrale nucleare di Fukushima Daiichi, ha notato un abbassamento dei liquidi nel Serbatoio numero 2 la notte del 17 aprile: la perdita si sarebbe consumata proprio nelle vasche per la decantazione di acque radioattive, più precisamente nel passaggio dal Serbatoio 2 a quello, più sicuro, H2; Tepco ha interrotto l’operazione di trasferimento il pomeriggio del 17 aprile per riprenderla la mattina del 18, quando ha verificato che le acque erano passate da 707m³ a 665m³.

L’allarme è scattato immediatamente ma, complice anche la nottata di buio durante la quale si è verificata la perdita, Tepco ad oggi non è in grado di dire con certezza dove sia finito il liquido radioattivo: il capo del team di esperti dell’Agenzia Internazionale per l’energia atomica AIEA Juan Carlos Lentijo aveva già esortato Tepco ad incrementare la stabilità dell’impianto, ma questo nuovo incidente è la dimostrazione che troppo poco è stato fatto. Tra l’altro, secondo l’Agenzia France-Presse, ieri mattina è stato riattivato il sistema di raffreddamento della piscina contenente combustibile esaurito del reattore numero 2, spento dopo l’allarme topi di circa un mese fa. La nuova perdita di acqua radioattiva è avvenuta immediatamente dopo la presentazione di una serie di misure atte a garantire maggior sicurezza, linee guida redatte proprio da Tepco: era la giornata del 17 aprile e la mattina dopo la centrale si sarebbe ritrovata con 42m³ di acqua contaminata in meno. Tepco ha specificato di voler eliminare ogni rischio: evitare che si possano infiltrare animali nei quadri elettrici e trasferire le acque radioattive in vasche più sicure sono le due priorità principali, ma al primo trasferimento di liquami ecco registrare la perdita.

Abbiamo sentito la necessità di agire per evitare il ripetersi di certi incidenti. Naturalmente sarebbe stato meglio farlo prima, ora dobbiamo accelerare questo processo per risolvere le carenze ed i ritardi sin qui accumulati.

ha dichiarato Naomi Hirose, a capo della Tepco, in una conferenza stampa. Secondo l’Agenzia internazionale però il rischio è che ci vogliano almeno 40 anni prima che si consideri il pericolo concluso e la centrale chiusa (sempre se i giapponesi vorranno davvero chiuderla): i danni subiti dall’impianto sono così ingenti che risulta impossibile anche per l’ente internazionale dare un tempo certo per le operazioni di messa in sicurezza. Gli incidenti sono quotidiani: dopo la perdita del 17-18 aprile è toccato a 14 lavoratori, il 19 aprile, entrare erroneamente in contatto con l’acqua radioattiva; gli operai, lavoratori per una ditta incaricata da Tepco, non indossavano protezioni e indumenti atti a garantire la loro sicurezza, ma sono stati accuratamente allontanati dalle domande indiscrete della stampa: spariti nel nulla. Di recente invece sono stati pubblicati i dati relativi alla radioattività da cesio; nelle piscine di due scuole nella zona di Fukushima sono stati rilevate radiazioni da cesio ivi depositato di 100.000 becquerel per chilogrammo: secondo la legge giapponese il governo dovrebbe rimuovere ogni sostanza che superi gli 8.000 becquerel per chilogrammo. Il mantenimento delle strutture provvisorie, a due anni dal disastro, mai sostituite da Tepco con altre definitive, sta provocando incidenti con una regolarità spaventosa: nonostante l’esercizio a minimizzare il problema attuato continuamente dal governo nipponico l’area metropolitana di Tokyo, secondo alcune ricerche citate da Fukushima Diary il livello di contaminazione di quell’area (40 milioni di persone) è più alto di quello della zona di evacuazione di Chernobyl. Il sito di Fukushima Daiichi appare estremamente vulnerabile: il terremoto del 14 aprile a largo della costa di Fukushima, 5,3 della scala Richter, ha dato un’ulteriore colpo alla struttura fatiscente. Roditori, serpenti e animali fanno il resto del lavoro, infiltrandosi e rosicchiando il rosicchiabile, dimostrando giorno dopo giorno la precarietà dei dispositivi attualmente in uso nella centrale e l’inadeguatezza delle misure adottate fino ad ora.

Fonte:  The Asahi Shimbun

 

I lavori verdi sono sicuri

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Premendo per ridurre le emissioni di carbonio, ridurre i rifiuti, aumentare l’efficienza energetica e la quota di energie rinnovabili, l’UE è pronta a una rapida crescita del numero di lavori “verdi” che contribuiscono alla protezione e al ripristino ambientale. Ma quali sono le conseguenze per la salute e la sicurezza dei lavoratori con le nuove tecnologie e procedure introdotte nell’ economia verde ?

Come afferma Christa Sedlatschek, direttore dell’EU-OSHA,“Gli scenari sviluppati attraverso il nostro progetto di previsione sono potenti strumenti che forniranno ai responsabili politici dell’UE degli spunti per plasmare l'”economia verde” di domani e garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori europei. Affinché siano davvero sostenibili e contribuiscano agli obiettivi della strategia Europa 2020 volti a raggiungere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, è opportuno assicurare che i lavoriverdi forniscano condizioni di lavoro sicure, sane e dignitose. I lavori verdi” devono rispettare i lavoratori e l’ambiente”.

 “Necessario garantire condizioni sicure e dignitose”. Il rapporto Green jobs and occupational safety and health: foresight on new and emerging risks associated with new technologies by 2020, cerca di individuare rischi nuovi o emergenti in questo settore, indicando alcuni scenari futuri. L’obiettivo, spiega il direttore dell’Eu-Osha, Christa Sedlatschek, è di “fornire agli attori politici dell’Ue un’idea di come plasmare l’economia verde del futuro, salvaguardando la salute e la sicurezza dei lavoratori europei. Per assicurare che siano realmente sostenibili e possano dare il loro contributo al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla Strategia EU2020 per una crescita giusta, sostenibile e inclusiva, dobbiamo fare in modo che i green jobs possano garantire condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose. Oltre ad avere un impatto positivo sull’ambiente, quindi, dovranno averlo anche sui lavoratori”.

Fonte: portale consulenti

Milano, controllo gratuito delle gomme in 50 punti vendita: “+ sicurezza – smog”

Al via seconda fase della campagna “Pneumatici ok: +sicurezza – smog”: presso i 50 rivenditori aderenti, gli automobilisti potranno effettuare gratuitamente il controllo visivo delle coperture e il gonfiaggio e ritirare materiale informativo sul corretto equipaggiamento stagionale

 

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La seconda fase della campagna “Pneumatici ok: +sicurezza – smog” è stata presentata a Palazzo Marino. Partita a novembre 2012 per sensibilizzare gli automobilisti sul tema della sicurezza stradale, della mobilità e dell’ambiente attraverso un uso e una manutenzione più consapevole dei pneumatici, l’iniziativa è organizzata da Assogomma e Federpneus e condivisa con il Comune di Milano. Alla presentazione erano presenti l’assessore alla Mobilità e Ambiente Pierfrancesco Maran, il Presidente di Assogomma Ermanno Fugazza e il direttore di Assogomma Fabio Bertolotti. La campagna si propone di informare gli automobilisti sui benefici in termini disicurezza, sul fronte ambientale e dal punto di vista economico che possono derivare da un controllo attento e periodico dei pneumatici. Più della metà delle auto in circolazione, infatti, viaggia con pneumatici sottogonfiati, cosa che produce un maggior consumo di carburante: dal 3% al 15%. Nel 2012 in Italia sono stati immessi in atmosfera oltre 100 milioni di tonnellate di CO2, numero che potrebbe ridursi fortemente (da 3 milioni fino a 15 milioni di tonnellate) con il solo corretto gonfiaggio dei pneumatici.  “A Milano stiamo portando avanti diverse azioni perché la nostra città sia sempre più sostenibile ed è giusto che tutti contribuiscano al raggiungimento di questo obiettivo”, ha dichiarato l’assessore alla Mobilità e ambiente Pierfrancesco Maran. “È importante che anche chi non può scegliere di muoversi con i mezzi pubblici, a piedi o in bicicletta, ma necessita dell’auto per spostarsi riceva tutti gli strumenti necessari per una guida consapevole, che possa concorrere ad abbassare l’inquinamento della nostra città”. “Quest’iniziativa è un progetto pilota condiviso con Federpneus, l’Associazione dei Rivenditori specialisti di pneumatici, che confidiamo di ripetere in altre città dove le Amministrazioni locali manifesteranno un interesse a contribuire al miglioramento della sicurezza stradale, ma anche a ridurre le emissioni nocive grazie al risparmio di carburante ottenuto con un corretto gonfiaggio dei pneumatici”, ha commentato il direttore di Assogomma Fabio Bertolotti. “Vantaggi di interesse per tutti che si possono conseguire gratuitamente semplicemente con visite periodiche dal gommista, una buona pratica da diffondere anche grazie ad iniziative come questa”.  Tutta Milano sarà coinvolta da questa iniziativa già da oggi, attraverso i circa 50 gommisti aderenti e identificati da una vetrofania all’ingresso del punto vendita: l’elenco è consultabile sul sito www.pneumaticisottocontrollo.it. Presso i rivenditori aderenti, gli automobilisti potranno ritirare il materiale cartaceo informativo sui vantaggi di un corretto equipaggiamento stagionale ai fini della sicurezza stradale e,previo appuntamento, potranno effettuare gratuitamente il controllo visivo delle coperture e il gonfiaggio. Per promuovere l’iniziativa su migliaia di auto parcheggiate nelle strade di Milano e ancora dotate di pneumatici invernali, saranno appese in questi giorni delle grucce porta-abito stilizzate con il messaggio “È giunto il momento del cambio di stagione”. Tutti coloro che si presenteranno con quest’invito presso uno dei punti vendita aderenti per il ripristino del treno gomme estive riceveranno un biglietto per le partite del campionato 2012/2013 dell’EA7 Olimpia Milano, sostenitore dell’iniziativa. La campagna, inoltre, sarà promossa sul territorio attraverso un’attività di comunicazione e di street marketing, che comprende una campagna radiofonica della durata di un mese (a partire dal 15 aprile).

Fonte: eco dalle città

Nucleare, negli Stati Uniti sarebbero difettosi tutti e 104 i reattori

Secondo Gregory B. Jaczko, ex-chairman della“Nuclear Regulatory Commission”, l’organo statunitense che si occupa di sovrintendere alla sicurezza degli impianti, tutti i reattori nucleari presenti negli Stati Uniti sarebbero difettosi e avere problemi di sicurezza.3596889720_f52826d665_z-586x390

I 104 impianti a stelle e strisce in funzione sul territorio americano sarebbero, secondo Jaczko, sostanzialmente irrecuperabili: impensabile infatti trovare una sostituzione, andrebbero tutti sostituiti con impianti più moderni e sicuri; altrettanto impensabile però sarebbe chiuderli tutti: le ripercussioni energetiche su tutto il suolo statunitense sarebbero incalcolabili. Occorre però fare assolutamente qualcosa per scongiurare una Chernobyl americana: chiuderli tutti insieme, è il parere dell’ex presidente della commissione sul nucleare, sarebbe poco pratico ma bisognerebbe scaglionarli invece che cercare di prolungare la loro vita. Il tema sicurezza nucleare negli Stati Uniti non è nuovo: il genio di Matt Groening è arrivato persino ad esorcizzarlo nel famoso cartone animato The Simpson e da molti anni numerose associazioni ambientaliste cercano di portare il problema all’attenzione di tutto il paese. Questa volta, anche se il New York Times sottolinea alcune questioni che vi riporteremo più avanti, l’allarme proviene da chi ha guidato la Nuclear Regulatory Commission fino all’anno scorso: Jaczko infatti, nominato nella Commissione da George W. Bush jr nel 2005, ne è arrivato al vertice solo nel 2009. Dopo le sue dimissioni sembrerebbe un nuclearista redento,lui stesso ha dichiarato:

Sono arrivato a questa conclusione solo recentemente.

mentre secondo il New York Times

Non è comune che un ex presidente di una commissione nucleare critichi in questo modo la sicurezza di un’industria che fino a poco prima era incaricato di assicurare.

La questione sta più o meno così. I tre anni di presidenza Jaczko in Commissione sono stati caratterizzati da costanti polemiche, sopratutto sui suoi modi di fare con i collaboratori e le aspre battaglie aperte con il Congresso; molti subordinati infatti hanno pubblicamente accusato Jaczko di nascondere loro informazioni, di aver esercitato mobbing su alcune dipendenti di sesso femminile, di aver creato un ambiente lavorativo “freddo” e, sopratutto, di aver minato numerose capacità di funzionamento dell’agenzia stessa. Il suo carattere è stato al centro di un aspro dibattito anche all’interno del Congresso, che si è diviso tra chi lo accusava di mal gestire l’intera agenzia e chi invece sosteneva che i problemi fossero solo di natura relazionale con i colleghi ed i subalterni: in molti si sono lamentati di Jaczko quando, immediatamente dopo il disastro giapponese di Fukushima, avrebbe chiuso in fretta e furia ogni dibattito sulla sicurezza degli impianti nucleari americani. La battaglia più famosa, vinta, dall’ex chairman riguarda la strenua opposizione al progetto di smantellamento delle scorie radioattive nella Yucca Mountain in Nevada (accantonato dall’amministrazione Obama anche grazie alle battaglie di Herry Reid, senatore democratico per il quale Jazcko ha lavorato precedentemente), cosa che però è stata bollata dal Government Accountability Office come

rinuncia politica e non tecnica.

Dal canto suo Jaczko ha sostenuto un colpevole lassismo da parte dell’agenzia proprio sulla questione sicurezza: accusando alcuni membri di aver atteso decenni per risolvere alcuni problemi, Jaczko ha promosso un nuovo approccio ad esempio sulla sicurezza antincendiomandare in giro, a turni regolari, i lavoratori a sniffare l’aria per captare odore di fumo (no, non sto scherzando). Visti i precedenti piuttosto recenti dunque le dichiarazioni di Jaczko sulla sicurezza nucleare americana vanno prese con le dovute precauzioni; secondo l’ex chairman della Nuclear Regulatory Commission molti degli impianti cui è stata concessa l’autorizzazione ad operare per ulteriori 20 anni (40 anni quelli previsti all’inizio) non arriveranno al limite dei 60 anni: andrebbero dunque chiuse. Il rischio è invece che le aziende proprietarie dei reattori possano, e riescano ad ottenere, un’ulteriore autorizzazione all’utilizzo del reattore, fino ad un totale di 80 anni. Prendendo ad esempio Fukushima il dott. Jaczko ha spiegato che il futuro del nucleare è in piccoli impianti di breve vita, il cui calore non raggiunge temperature capaci di fondere le barre del combustibile nucleare.

Fonte: Ansa

 

Cibo made in Italy: è boom sui mercati esteri. E la crisi diventa un’opportunità

Il cibo italiano piace sempre di più e, in tempi di crisi, fuori dai confini nazionali, diventa ciò che l’alta moda, le auto di lusso e i prodotti di design sono stati in passato: un sistema di business.

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Nonostante l’erosione di quote di mercato generate dall’italian sounding, ovverosia dal cibo italiano taroccato, dal Parmesan statunitense ai formaggi Asiago prodotti nel Wisconsin (dove sì ci sono belle montagne e vacche floride, ma siamo abbastanza lontani dagli altipiani veneti), l’industria alimentare italiana è l’unica che fa segnare un segno positivo. E che segno! Un incremento da record del 5,7% con una particolarità non trascurabile: quella di essere l’unico comparto produttivo con il segno più. Le buone notizie vengono soprattutto dall’Oriente dove il cibo italiano è un “cult”, tanto quanto lo sono gli abiti di Valentino e Armani, anch’essi vittime di pesanti azioni di plagio e contraffazione. I numeri provengono da un’analisi di Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al fatturato dell’industria italiana nel gennaio 2013: a fronte di una diminuzione generale del 3,4% e di una diminuzione del 5,5% del mercato interno, l’export cresce dell’1,2% e la spesa per gli alimentari del 5,7% (comprendendo mercato interno ed estero). Non c’è da stupirsi, dunque, se qualcuno chiede una poltrona di ministro per personaggi come Carlin Petrini e Oscar Farinetti che con Slow Food ed Eataly hanno avuto l’intuizione di promuovere il cibo italiano nel mondo. Come il turismo anche l’enogastronomia non è delocalizzabile, ma in questo particolare momento storico mentre il primo annaspa, il secondo conquista quote di mercato sempre più vaste. In gennaio l’export alimentare ha fatto registrare un + 8,7%, risultato che conferma il trend 2012, annata chiusa con un fatturato di 31,8 miliardi di euro per il settore agroalimentare. Il vino è naturalmente il prodotto più esportato con un valore di 4,7 miliardi di euro, seguito da ortofrutta, pasta e olio di oliva, vale a dire gli alimenti base della dieta mediterranea. L’Italia vince sul mercato globale anche grazie al primato continentale in termini di sicurezza alimentare, visto che soltanto lo 0,3% dei prodotti presenta tassi di residui chimici oltre i limiti consentiti. E quando accade gli sforamenti sono comunque cinque volte inferiori alla media europea, dove il tasso di irregolarità è dell’1,5%. Controlli della qualità e strategie di marketing e in un panorama che gioca al risparmio (vedi lo scandalo della carne di cavallo) diventano i punti cardine per trasformare la crisi in opportunità. Mentre all’estero la concorrenza abbassa la guardia, il cibo e il vino italiani di qualità si lanciano alla conquista del mondo.

Fonte: Coldiretti

 

Amianto: un altro passo verso un’Europa libera dall’asbesto

Il lungo cammino per bandire l’amianto dal territorio comunitario ha fatto un ulteriore passo in avanti con la seduta del Parlamento Europeo dello scorso 14 marzo nella quale è stata approvata la relazione Minacce per la salute sul luogo di lavoro legate all’amianto e prospettive di eliminazione di tutto l’amianto esistente, redatta da Stephen Hughes, che nei mesi scorsi aveva già ottenuto pareri positivi da parte delle commissioni Ambiente sanità pubblica e sicurezza alimentare e Occupazione e affari sociali.

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Il testo affronta il problema amianto in maniera piuttosto articolata. Prioritario è il problema del censimento e della registrazione della presenza di amianto su suoli ed edifici pubblici e privati, nei luoghi di lavoro e nelle condutture per l’acqua. Secondo la proposta, l’amianto deve rientrare nelle strategie correnti riguardanti la sensibilizzazione e l’informazione tra i lavoratori, cittadini, organi di vigilanza e istituzioni. Inoltre la Commissione invita a realizzare centri di trattamento e inertizzazione dei rifiuti contenenti amianto. La sicurezza sui luoghi di lavoro è uno dei punti cardine della relazione; l’UE viene esortata a mettere a punto, entro il 2028, piani d’azione per la rimozione sicura dell’amianto dagli edifici pubblici e per l’informazione e l’orientamento dei privati a sottoporre le proprie abitazioni a controlli e valutazioni sui rischi connessi alla presenza di amianto. Nella relazione viene citato l’esempio virtuoso della Polonia che ha avviato un percorso con l’ambizione di diventare il primo Paese “asbestos free”. Secondo le indicazioni della relazione Hughes, l’azione globale dovrebbe essere coordinata dai ministri competenti, mentre le relative autorità competenti avrebbero il compito di verificare la conformità dei piani di rimozione a livello locale. Nel testo si parla anche di provvedimenti volti a sviluppare una formazione specifica in relazione all’amianto per ingegneri civili, architetti e dipendenti di aziende per la rimozione dell’amianto regolarmente registrate. Nella relazione, Hughes chiama in causa gli stati membri affinché provvedano alla formazione dei medici del lavoro, con conoscenze adeguate al trattamento delle patologie amianto-correlate. Tutti gli argomenti (compresi i temi legati alle assicurazioni, ai risarcimenti e alle associazioni dei familiari e delle vittime dell’amianto) hanno come obiettivo finale il divieto mondiale dell’amianto.

Fonte:  Quotidiano Sicurezza

 

Milano in bici: una guida web sul sito del Comune dedicata ai ciclisti urbani

È online “Milano in bici”, la guida web interamente dedicata a chi utilizza le due ruote per muoversi in città. Si possono consultare tutte le informazioni utili per spostarsi in bicicletta, il piano di ampliamento delle piste ciclabili, la mappa delle nuove rastrelliere e delle zone 30, le informazioni sul bikesharing e gli indirizzi delle ciclofficine della città

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È online “Milano in bici“, la guida web sul sito del Comune interamente dedicata a chi utilizza le due ruote per muoversi in città. Cliccando su “Milano in bici” si possono consultare tutte le informazioni utili per spostarsi in bicicletta, il piano di ampliamento delle piste ciclabili, la mappa delle nuove rastrelliere e delle zone 30, le informazioni sul bikesharing e gli indirizzi delle ciclofficine della città. Dati e informazioni sono contenuti anche nella versione in pdf “Milano in bici: la città amica delle due ruote”, scaricabile dal sito http://www.comune.milano.it, così come il manuale “Consigli per la sicurezza di chi va in bicicletta” (anche in formato e-book). “Milano in bici” contiene anche una sezione sulle normative per le due ruote e uno spazio dedicato al cicloturismo e agli itinerari ciclabili dentro e fuori città, nonché i link a siti utili per i ciclisti. L’area media ed eventi propone una guida delle principali iniziative sulla ciclabilità a Milano: dagli incontri e convegni sulla mobilità sostenibile alle rassegne e manifestazioni dedicate alla promozione e diffusione della cultura della bicicletta. Presenti in questa sezione anche gli interventi, i video e le foto dell’incontro pubblico “Milano in bici: verso il piano della ciclabilità“, che si è tenuto sabato 2 marzo a Palazzo Marino per raccontare ai milanesi i primi risultati ottenuti nel primo anno e mezzo di mandato e spiegare come Milano si sta trasformando in una città ciclabile. Dati e informazioni sono contenuti anche nella versione in pdf “Milano in bici: la città amica delle due ruote“, scaricabile dal sito http://www.comune.milano.it, così come il manuale “Consigli per la sicurezza di chi va in bicicletta” (anche in formato e-book). “Milano in bici” contiene anche una sezione sulle normative per le due ruote e uno spazio dedicato al cicloturismo e agli itinerari ciclabili dentro e fuori città, nonché i link a siti utili per i ciclisti. L’area media ed eventi propone una guida delle principali iniziative sulla ciclabilità a Milano: dagli incontri e convegni sulla mobilità sostenibile alle rassegne e manifestazioni dedicate alla promozione e diffusione della cultura della bicicletta. Presenti in questa sezione anche gli interventi, i video e le foto dell’incontro pubblico “Milano in bici: verso il piano della ciclabilità”, che si è tenuto sabato 2 marzo a Palazzo Marino per raccontare ai milanesi i primi risultati ottenuti nel primo anno e mezzo di mandato e spiegare come Milano si sta trasformando in una città ciclabile.

Fonte:eco dalle città