Scarichi inquinanti e siccità: i laghi finiremo per scordarceli…

Siccità e cambiamenti climatici, scarichi e cattiva gestione, eccessiva captazione: i laghi italiani non godono di buona salute ed è a rischio un patrimonio naturale e idrogeologico enorme. Nel 2017 nei quattro grandi laghi del nord l’afflusso d’acqua è calato di 9,5 miliardi di metri cubi. Goletta dei Laghi di Legambiente fa il bilancio dell’edizione 2017 14 laghi monitorati, 11 in forte sofferenza idrica, 100 punti campionati di cui il 50% risultati inquinati per mancata depurazione Legambiente: “Necessarie serie politiche nazionali di tutela della risorsa idrica e di adattamento al clima. Per fermare gli scarichi inquinanti servono investimenti nel settore della depurazione e controlli su quelli abusivi utilizzando la legge sugli ecoreati”9623-10392

I laghi italiani non godono di ottima salute, sono sempre più a secco e minacciati da scarichi fognari non depurati. Oltre a quello di Bracciano, simbolo dell’emergenza siccità che ha colpito tutta la Penisola, sono ben 10 i bacini lacustri italiani del nord e centro Italia in forte sofferenza idrica con un elevato abbassamento delle acque, a causa delle alte temperature, delle poche precipitazioni, ma anche per colpa dell’eccessiva captazione e il sovrasfruttamento della risorsa idrica. Tra i grandi laghi del Nord la situazioni più critica è quella del lago di Garda, con un riempimento del 35% rispetto ai livelli di riferimento e un’altezza del livello dell’acqua (altezza idrometrica) di ben 36 cm sotto la media storica, seguito dal lago di Como che, seppure in aumento, è pieno solo al 57,6% del suo volume medio, con un’altezza idrometrica al di sotto di 59 cm della media storica. Il lago d’Iseo, pieno al 56,4%, ha attualmente un’altezza idrometrica di quasi 21 cm sotto al valore medio, mentre il Maggiore è tornato sotto il livello medio storico (-5,4 cm sotto l’altezza idrometrica media). In particolare nel 2017 nei 4 grandi laghi del nord – Garda, Maggiore, Como e Iseo – si è registrata una riduzione delle portate in ingresso, ovvero dell’acqua entrata nei bacini lacustri, di 9,5 miliardi di m3, pari, secondo i dati Istat, a tutta l’acqua prelevata per gli usi civili nella Penisola. Numeri che, sebbene ad oggi non hanno fatto ancora scattare situazioni emergenziali nelle regioni del nord, con eccezione dell’agricoltura, indicano una tendenza a cui occorre rispondere da subito con un’efficace azione di adattamento al clima e tutela quantitativa della risorsa idrica. In centro Italia a soffrire di più, dopo il lago di Bracciano (sotto di circa 160 cm dallo zero idrometrico), è invece il Trasimeno che ha registrato meno 60 cm circa rispetto allo zero idrometrico (su una profondità massima di 6 metri circa). Anche lo stato della qualità delle acque lacustri non è delle migliori – su 100 punti monitorati da Legambiente, il 50% è risultato inquinato da scarichi non depurati, e nel 90% sono stati trovati rifiuti. È quanto emerge dalla fotografia scattata dalla 12esima edizione di Goletta dei Laghi, la campagna di Legambiente dedicata allo stato di salute dei bacini lacustri e realizzata in collaborazione con il CONOU e Novamont, che nel report finale “Laghi a rischio” fa il punto sulle criticità dei 14 laghi monitorati, dislocati su sei regioni (Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Umbria e Lazio). Un viaggio quello di Goletta dei Laghi partito a fine giugno e che ha visto impegnati i tecnici in un monitoraggio scientifico, ma anche in una serie di attività che hanno coinvolto i cittadini e le comunità territoriali.

“Nell’estate 2017 – ha dichiarato Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente – l’Italia si trova ad affrontare una pesante crisi idrica inasprita dai cambiamenti climatici. I laghi e fiumi sono il simbolo di questa emergenza che se non affrontata correttamente rischia di ripetersi nel prossimo futuro. Per questo è fondamentale mettere in campo interventi strutturali di lungo periodo e politiche di adattamento al clima, cambiando allo stesso tempo l’approccio che fino ad oggi ha guidato la pianificazione della risorsa idrica. È inoltre fondamentale intervenire sulla qualità, dato che circa il 60% delle acque lacustri non ha raggiunto l’obiettivo fissato dalle direttive europee. Ritardi che, insieme a quelli sulla depurazione, oltre ad avere gravi conseguenze sugli ecosistemi lacustri, ci costeranno multe salate per le procedure di infrazione attivate dall’Europa nei confronti del nostro Paese. Infine anche quest’anno, i nostri dati confermano il problema della cattiva depurazione, con alcuni punti che sono dei veri e propri malati cronici, risultando inquinati ad ogni edizione della campagna partita nel 2006, e dell’inefficienza degli impianti o la presenza di scarichi abusivi. Chiediamo alle autorità competenti di intervenire applicando la nuova legge 68 del 2015 sugli ecoreati, che in diverse situazioni si è rivelata molto efficace anche su questo fronte”.

Per quanto riguarda gli altri laghi monitorati da Legambiente, l’abbassamento del livello delle acque si è registrato anche per il Lago Albano che è diminuito di quasi 5 metri negli ultimi decenni. Il Lago di Vico è in sofferenza idrica con 1 metro sotto il livello massimo della soglia farnesiana e anche quest’anno come nel 2012 è ricomparsa un’isoletta all’interno del Lago. I bacini lacustri Salto e Turano scendono a vista d’occhio ogni giorno scoprendo aree del lago prima sommerse, con abbassamenti anche di 20-30 centimetri in un solo giorno. Infine in provincia di Frosinone, nel lago di Canterno continua l’abbassamento del livello: quasi 90 cm in meno negli ultimi 3 mesi.

I dati della Goletta dei Laghi 2017

Per quanto riguarda i campionamenti effettuati da Legambiente, i parametri indagati dal laboratorio mobile della Goletta dei Laghi hanno riguardato la ricerca di batteri di origine fecale – con le metodologie indicate dal decreto del Ministero della Salute del 30 marzo 2010 (che riporta, nello specifico, la “definizione dei criteri per determinare il divieto di balneazione”) e dal decreto legislativo 116 del 2008 – la cui presenza rappresenta un indicatore di scarichi civili non depurati. Nelle analisi della Goletta dei laghi vengono prese in esame soprattutto le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che si trovano lungo le rive dei laghi, punti spesso segnalati dai cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. In particolare l’associazione ha effettuato 100 punti campionati, di questi il 50% è risultato fuori dai limiti previsti dalla legge; senza contare i diversi rifiuti dispersi nell’ambiente ritrovati sulle rive durante i campionamenti. Nel 90% dei siti campionati i tecnici hanno registrato presenza di plastica, ma anche polistirolo, vetro, metallo, carta, rifiuti da mancata depurazione (come cotton fioc, assorbenti, blister di medicinali). In molti casi si tratta di frammenti di piccole dimensioni. Rifiuti urbani, frutto della cattiva gestione a monte e dell’abbandono consapevole, che alla fine arrivano sulle sponde dei laghi o direttamente in acqua. Per il secondo anno consecutivo, Legambiente ha, inoltre, condotto il monitoraggio sulla presenza di microplastiche, seguendo un protocollo fino ad oggi eseguito solo nei mari, arricchito quest’anno da un’indagine ancora più ampia comprendente i principali corsi immissari ed emissari. Lo studio si avvale della collaborazione di ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, e i risultati verranno presentati durante la fiera Ecomondo di Rimini in programma a novembre. I laghi monitorati sono stati quello di Iseo, Maggiore, Garda e Trasimeno, e per la prima volta quelli di Como e Bracciano nel Lazio. Durante i vari campionamenti i tecnici di Goletta hanno utilizzato una strumentazione dotata di una particolare rete (la manta) a maglia ultrafine in grado di catturare le microparticelle inferiori a 5 millimetri; la manta ha percorso in totale quasi 50 chilometri ai quali sono da aggiungere le 10 ore di campionamento statico fluviale. Anche quest’anno il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati è stato main partner di Goletta dei Laghi di Legambiente. Attivo da 33 anni, il CONOU garantisce la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale. L’olio usato che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli è un rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l’olio usato è anche un’importante risorsa perché può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 95% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa. “La difesa dell’ambiente, in particolare del mare e dei laghi – spiega il presidente del CONOU, Paolo Tomasi – rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione. L’operato del Consorzio non solo evita una potenziale dispersione nell’ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese”.

Fonte: ilcambiamento.it

 

 

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Le piante da appartamento resistenti e che necessitano di poca luce

Ci sono piante da appartamento resistenti, in grado di sopravvivere anche con poca luce e senza cure eccessive. I nomi di cinque specie consigliate a chi non ha il pollice verde.piante-da-appartamento_02

Ecco a voi una lista di piante che non solo abbelliscono la vostra casa, ma non necessitano nemmeno di tante cure.

Ecco 5 piante da appartamento resistenti e che richiedono poche cure. Sono piante che non solo abbelliscono gli ambienti ma che sono facili da mantenere e adatte anche al giardiniere più distratto

Quindi non ci sono più scuse per non avere piante nel proprio appartamento o ufficio perché ci sono molte varietà resistenti anche a lunghi periodi di siccità e a uno scarso irraggiamento solare. Ecco dunque che anche il giardiniere più distratto e sprovvisto del pollice verde può avere il conforto di una pianta da appartamento capace di sopravvivere nonostante l’innaffiatoio a secco o la poca luce.

Basta scegliere le specie giuste come le cinque che trovate nella gallery di apertura: Lingue di suocera, Aloe vera, Ficus Benjamina, Crassula argentea e Kalanchoe blossfeldiana.

 

Fonte:  Suite 101

6 Guarda la Galleria “le 5 piante da appartamento più resistenti”

Malawi, siccità record: il raccolto è a zero

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Il Malawi è in stato di emergenza a causa della siccità. Complici il riscaldamento globale e il fenomeno del ciclone El Nino infatti le piogge di quest’anno sono state scarsissime e i granai con il raccolto sono semi-vuoti: c’è il rischio di una carestia devastante. Il governo di Lilongwe ha lanciato un appello per chiedere aiuto alla comunità internazionale: già nel 2015 la produzione di mais del Malawi è diminuita del 12% rispetto al 2014 e del 33% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Questa crisi coinvolge anche i Paesi confinanti e in generale tutta l’Africa meridionale e orientale, oltre che altre zone del mondo. Gli effetti di El Nino sono sempre più incisivi: il Malawi, che non brilla per PIL e welfare interno, sono anni che è costretto a importare risorse e materie prime per sopperire al fabbisogno interno e la crisi economica mista alla siccità rischia di mettere seriamente in ginocchio la popolazione del paese africano. All’appello del Malawi ha risposto il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, che per ora ha messo a disposizione aiuti per 3 milioni di abitanti. Ma non l’emergenza riguarda basta a soddisfare tutta la popolazione, circa 15 milioni di abitanti.

Fonte: ecoblog.it

Polveri sottili e siccità: un gennaio secco come agosto

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Un gennaio secco e asciutto come se ne ricordavano pochi, almeno da quando l’uomo si è dotato di strumenti, rilevazioni e archivi meteorologici: l’inverno 2015-2016 sembra essere caratterizzato dall’assenza di precipitazioni e dalle polveri sottili, che come fu anche a fine dicembre rendono l’aria delle città italiane decisamente “pesante”. Secondo il centro Epson Meteo la prossima settimana le temperature nei prossimi giorni saranno quasi ovunque primaverili, con massime vicine a 15 gradi in gran parte dell’Italia: l’apice di questa eccezionale mitezza è atteso proprio nei prossimi due o tre giorni, in particolare lunedì 1 febbraio. Come spiega Meteo.it le temperature di lunedì saranno diffusamente comprese tra 15 e 20 gradi (questi sono valori tipici della seconda metà di aprile), ma non si escludono delle punte localmente superiori a 20°C nelle zone collinari e pedemontane del Nordovest (sopra 200-300 metri di quota). Farà davvero caldo in montagna con lo zero termico che andrà dai 3400 metri nelle Alpi orientali ai 4000 metri delle Alpi occidentali e della Sardegna (queste quote sono tipiche dell’estate). Secondo quanto emerge invece da un monitoraggio della Coldiretti sulla base dei dati Ucea fino ai primi venti giorni di gennaio nel mese di dicembre (il meno piovoso e il più bollente degli ultimi 215 anni) si sono registrate ben il 91% di precipitazioni in meno rispetto alla media e a gennaio in Italia sono caduti praticamente gli stessi millimetri di pioggia di agosto, con pesanti effetti per lo smog in città e una storica siccità nelle campagne dove la natura è sconvolta da un inverno che sembra primavera. Pensavamo quindi che a gennaio arrivassero i giorni della merla, il freddo e magari anche un po’ di neve? Ci sbagliavamo: montagne prive di neve, grandi laghi sono praticamente svuotati, fiumi si sono abbassati su livelli estivi, prati dove ci sono primule e viole e nelle campagne peschi, susini e mandorli già fioriti. In aggiunta a questo caldo anomalo c’è l’annoso problema dello smog, che senza precipitazioni si fa sentire in modo decisamente intenso: il blocco del traffico è una misura adottata da molte città anche nelle scorse settimane, ma il palliativo convince poco. Per far fronte all’emergenza smog, a Roma oggi le auto resteranno ferme. Lo stop riguarda tutti i veicoli fino alla categoria Euro 5, dalle 7.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 20.30. Potranno circolare le categorie di veicoli meno inquinanti. Il miglioramento dei valori inquinanti ha tuttavia scongiurato le targhe alterne l’1 e 2 febbraio. I livelli di smog sono alle stelle in molte città a causa dell’andamento climatico, con un mese di gennaio in cui è caduta circa il 60% di acqua in meno rispetto alla media, seguendo un dicembre che è stato il più secco da 215 anni, quando sono iniziate le rilevazioni. Le ridotte precipitazioni provocano la presenza di impurità nell’aria, con limiti sforati in molte città, ma anche una storica siccità nelle campagne, con fiumi e laghi a secco. Secondo la Coldiretti bisogna intervenire subito, portando acqua ai laghi e alzando il deflusso minimo vitale per evitare rischi di desertificazione del territorio con gravi ricadute sull’economia agricola e sull’equilibrio ambientale: l’agricoltura italiana negli ultimi dieci anni ha subito danni per 14 miliardi di euro tra alluvioni e siccità che è stata particolarmente violenta nel 2003, 2007 e 2012.

Fonte: ecoblog.it

Fa molto freddo e l’effetto serra è un invenzione degli ambientalisti. Non preoccupatevi

Migliaia di morti in India per temperature di 50 gradi e quarto anno di siccità in California, la peggiore da 1.200 anni a questa parte. Poi laghi e fiumi in grosse difficoltà in molte zone del mondo, falde acquifere sempre più sfruttate. Eppure nessuno si sveglia. Cosa faremo quando sarà troppo tardi?siccita_clima_acqua

Migliaia di morti in India per temperature di 50 gradi e quarto anno di siccità in California, la peggiore da 1.200 anni a questa parte secondo Daniel Griffin and Kevin Anchukaitis, due climatologi dell’università del Minnesota e del Woods Hole Oceanographic Institution (leggi QUI lo studio integrale che hanno pubblicato). Poi laghi e fiumi in grosse difficoltà in molte zone del mondo, falde acquifere sempre più sfruttate. Ogni anno diventa il più caldo rispetto all’anno precedente. In Italia abbiamo temperature che raggiungono i 40 gradi e proseguono da giorni senza tregua, caldo asfissiante in tutta la penisola, fiumi in secca, agricoltura allo stremo ma si continua come se nulla fosse, come se si potesse tranquillamente pensare di sopravvivere senza acqua e senza cibo. Si spera che tanto una soluzione si trovi, un modo ci sarà, i politici, la tecnologia ci penseranno e intanto però la situazione si aggrava sempre di più. Il pianeta si avvia ad attraversare siccità senza precedenti verso la metà del secolo, come hanno chiaramente annunciato i ricercatori già nell’aprile scorso, chiedendo a gran voce (e invano) urgenti provvedimenti per preservare le riserve di acqua. La parte occidentale degli Stati Uniti potrebbe superare la soglia storica di siccità nel 2017 e l’area del Mediterraneo nel 2027 se le emissioni inquinanti continueranno a questi ritmi, stando al rapporto dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA). La siccità raggiungerà livelli estremi nel 2050 per 13 delle 26 regioni del mondo secondo le previsione delle Nazioni Unite. Abbiamo superato le 400 parti per milione di CO2 in atmosfera e ormai il clima è fuori controllo. Si calcola che per evitare cambiamenti irreversibili si dovrebbero ridurre le emissioni di CO2 a livello globale dell’80% da domani mattina. E di fronte a tutto ciò c’è ancora chi (di solito perché pagato dalle multinazionali del petrolio) si ostina a dire che i cambiamenti climatici non esistono. Si prendono provvedimenti drastici per scongiurare la catastrofe? Si pensa di fare qualcosa in ambito istituzionale? Si agisce come privati cittadini? Al massimo si comprano ventilatori e condizionatori sperando che“passi ‘a nuttata” e così, oltre che aumentare ancora di più la temperatura in città, si arriva a picchi di consumo energetico elettrico più alti in estate che in inverno. A livello istituzionale siamo in mano a persone che non fanno nulla per la sopravvivenza reale e il futuro della popolazione. Si parla prevalentemente di soldi, poi tutt’al più si parla del PD che potrebbe dividersi in trenta partiti oppure del famoso calciatore che ha sposato la velina e assurde idiozie di questo tipo. Quando la situazione si aggraverà sempre di più e si dovrà capire dove trovare acqua potabile, cosa e se mangiare, chissà se saremo ancora interessati al principe di Monaco, alle veline, a Renzi e alle sue miserie. Senza cibo si può durare anche due o tre settimane (non che questo comunque dia il tempo di trovare una soluzione), senza acqua no. Di fronte a temperature e siccità sahariane un qualsiasi governo, Comune, istituzione dovrebbe immediatamente istituire una informazione e formazione capillare per i cittadini su come ridurre il consumo idrico, risparmiare un bene fondamentale e prezioso per la nostra esistenza come l’acqua. Fitodepurazione con recupero delle acque, recupero delle acque piovane, limitatori di flusso, elettrodomestici a basso consumo idrico, compost toilet(bagni a secco dove non serve acqua) ed ogni altro intervento possibile e immaginabile per scongiurare il peggio. Una volta infatti che l’acqua finisce o scarseggia, non è che la si può ricreare in un giorno o fare piovere premendo con un click da qualche parte, eppure si pensa che forse succederà così. La Convenzione contro la desertificazione delle Nazioni Unite terrà la sua dodicesima sessione ad Ankara, in Turchia, dal 12 al 23 ottobre prossimi. Ciò significa che da 12 anni si ripetono vertici di questo tipo (peraltro costosissimi ed energivori) per nulla. Finora che hanno fatto?

Ma cosa vuoi che ci importi a noi dell’ambiente, del clima, dei morti, dei profughi ambientali, della mancanza d’acqua, dell’agricoltura, chiusi dentro alle nostre case e automobili condizionate. Poi un brutto giorno ci si accorgerà che i condizionatori, la civiltà, i soldi, non possono nulla contro la stupidità e quando verranno a mancare acqua e cibo chissà cosa faranno gli uomini civili che non si preoccupano nemmeno di salvaguardare le basi della loro esistenza, chissà….

Fonte: ilcambiamento.it

California, la siccità continua e ora c’è chi ruba l’acqua

Nella West Coast è in atto la più grande siccità della storia della California.475040360

Negli scorsi mesi Ecoblog vi aveva raccontato dell’emergenza-siccità in California e delle iniziative prese dal governatore Jerry Brown per razionare l’acqua. Dall’inizio di aprile si è arrivati al razionamento dell’acqua, un taglio sistematico e obbligatorio del 25% della disponibilità idrica che ha provocato una proliferazione di furti e utilizzi impropri dell’acqua. Dalla deviazione di una cascata effettuata da un gruppo di naturisti della Silicon Valley alla riserva d’acqua di un camion dei pompieri “risucchiata” nella Sierra Nevada, fino ai 2500 litri d’acqua rubati in un cantiere a San Ramon, in California l’acqua sta diventando tanto preziosa quanto lo è nelle aree più desertiche del Pianeta. Gli effetti del riscaldamento globale, dunque, interferiscono con la vita quotidiana della persone, togliendo loro ciò che in passato sembrava scontato. La scorsa settimana una cisterna di un camion della Marina è stata rubata ad Oakland, mentre a Sacramento un operaio ha tentato di rubare migliaia di litri d’acqua collegando un tubo a un idrante. I ladri d’acqua non esitano a spingersi oltre. Il Porterville Recorder ha raccontato che nella notte fra il 22 e il 23 maggio un pick up ha preso d’assalto un centro incaricato di aiutare le persone messe in difficoltà dalla siccità. E così nello stesso stato che ospita l’industria cinematografica più potente del mondo e le sedi di tutti i colossi del web, l’acqua diventa un bene non più comune, con i casi-limite di persone che non possono lavarsi i denti e che devono risparmiare anche sulle ritirate della toilette. Per quanto riguarda le deviazioni dei corsi d’acqua, sono state segnalate numerose appropriazioni indebite da parte dei coltivatori di marijuana, pianta che richiede ingenti risorse idriche per proliferare. La legge e il governo californiano hanno fatto la loro parte, ora tocca ai cittadini mettersi in testa che non ci si può più concedere il lusso di irrigare il proprio prato all’inglese quando ci sono migliaia di californiani che non hanno nemmeno l’acqua per la propria igiene personale.

Fonte:  Le Monde 

Siccità, la California raziona l’acqua per la prima volta

La decisione arriva a un anno dalla raccomandazione di ridurre volontariamente del 20% i consumi idrici. Per la prima volta nella storia della California, il governatore Jerry Brown ha ordinato il razionamento obbligatorio dell’acqua: un taglio del 25% dell’erogazione dell’acqua dopo quattro anni di siccità. Le cause? Sono fondamentalmente due: gli sprechi dei cittadini e il global warming che si sta traducendo in una siccità ormai cronica che rischia di mettere in serio pericolo l’agricoltura di uno stato che, tanto per fare un esempio, è sempre stato il “vigneto” d’America.

California razionamento acqua 2015

Brown c’aveva provato con le buone un anno fa, chiedendo alla cittadinanza di ridurre volontariamente del 20% i consumi idrici, ora è dovuto passare alle maniere “forti”, con una direttiva non negoziabile che impone il taglio obbligatorio del 25% dei consumi. Brown per ufficializzare la parziale chiusura dei rubinetti californiani ha scelto la Sierra Nevada… priva di neve:

Siamo in piedi sull’erba secca dove dovrebbero esserci due metri di neve,

ha detto spiegando che in futuro occorrerà “agire diversamente”. Brown è sceso nel dettaglio con un esempio concreto, affermando che il praticello di casa annaffiato ogni giorno è “cosa del passato”.

Le stime Onu prevedono gravi crisi idriche nei prossimi dieci anni: nel 2025 due terzi della popolazione del globo potrebbe trovarsi in situazione di siccità, mentre nel 2050 la richiesta globale di acqua dovrebbe aumentare del 40%. L’ordinanza di Jerry Brown riguarderà i consumi urbani, senza andare a incidere sul consumo per scopi agricoli che rappresenta tre quarti del consumo complessivo. Insomma stop all’irrigazione degli spazi verdi spartitraffico, mentre verranno calmierate le irrigazioni dei parchi cittadini, dei campi da golf, dei campus universitari e dei cimiteri. Per scoraggiare l’irrigazione di questi ultimi le utility dell’acqua californiane hanno ottenuto il permesso di alzare le tariffe delle bollette.468282900

Fonte:  Bbc

© Foto Getty Images

Ladakh, ghiacciai artificiali contro la siccità

La regione desertica del Ladakh tornerà fertile grazie alla stupa di ghiaccio. Nel deserto del Ladakh, a cavallo dei due stati indiani del Jammu e del Kashmir, l’acqua scorre copiosa quando non serve e i contadini si ritrovano a secco nei mesi primaverili, quando si rende necessaria l’irrigazione dei campi di orzo, grano, frutta e verdura. Per ovviare a questo problema e trattenere nei mesi invernali l’acqua che si utilizzerà in primavera un ingegnere meccanico, Sonam Wangchuk, ha ideato un nuovo sistema che è in grado di trattenere l’acqua senza dover utilizzare dighe, vasche in cemento, centri di stoccaggi o serbatoi. Lo scorso inverno Wangchuk ha costruito una piramide di ghiaccio che ha permesso di conservare 150mila litri d’acqua a una quota di 3170 metri, la quota più bassa della valle di Leh. Con questo esperimento è stato dimostrato che le piramidi di ghiaccio possono essere costruite ovunque nella regione ai confini con il Nepal. Il cono congelato assomiglia a una stupa buddista di fango tanto che da questa immagine è nato il nome di questa nuova invenzione: stupa di ghiaccio, appunto. Nel 2014 il cono “sperimentale” è durato fino a maggio e questo successo ha spinto l’ingegnere indiano a tentare di costruirne una di 30 metri di altezza. Per farlo si è dovuto collegare il sito prescelto al vicino torrente Phyang con tubazioni costate 100mila euro. Per riuscire a finanziare il progetto, Wangchuk ha raccolto le risorse necessarie attraverso la piattaforma Indiegogo. Il sito di raccolta dell’acqua viene impermeabilizzato con argilla in modo che l’acqua non penetri nel terreno e l’acqua viene spruzzata dall’alto e si congela con il vento gelido prima di toccare terra. Creare la piramide di ghiaccio è, dunque, un processo molto lento ma consentirà di stoccare grandi quantità di acqua a prezzi ridottissimi. Grazie all’acqua stoccata con questa nuova modalità, Wangchuk prevede la creazione di frutteti e serre per ortaggi, nei prossimi anni dovrebbero essere realizzate fra le 80 e le 90 stupe di ghiaccio che potranno immagazzinare un miliardo di litri d’acqua, sufficienti per irrigare 600 ettari (1500 acri). Una volta posati gli acquedotti non ci sono spese supplementari visto che l’acqua viene gelata naturalmente dal freddo delle alte quote. Dopo l’esperimento dello scorso c’è grande attesa per l’imminente primavera che vedrà la valle di Phyang coprirsi di verde dopo molti anni. Ma per ora, il deserto attorno al 3.500 metri di altezza Phyang diventerà verde in estate, come scorre l’acqua per la prima volta in molti anni.India's Mountain Kingdom Of Ladakh

Fonte:  The Guardian

© Foto Getty Images

Eventi meteo estremi in aumento tra il 40 e il 70% negli USA orientali

Tempeste e piogge violente dicentano piu’ frequenti nella parte est, mentre la siccita’ e’ in agguato all’ovest.

A causa del global warming gli eventi meteorologici estremi sono aumentati significativamente negli Stati Uniti, Un recente studio mostra che gli eventi di pioggia molto intensa sono aumentati del 40% nel Midwest (dal Missouri al Michigan) e del 70% nel Northeast (dal West Virginia al Maine). Questa variazione e’ avvenuta tra il 1958 e il 2012. Negli Stati Uniti occidentali invece la precipitazioni sono aumentate molto meno e in alcuni casi sono diminuite in modo catastrofico. Come si vede dalla mappa qui sotto (variazioni delle precipitazioni tra il periodo 1991 2012 e la prima meta’ del XX secolo), l’Arizona e’ la piu’ colpita dalla siccita’, in particolare nella sua parte nordorientale che corrisponde all’incirca alla nazione Navajo(1) L’aumento delle precipitazione e’ chiaramente correlato all’aumento della temperatura: se l’atmosfera e’ piu’ calda puo’ contenere piu’ vapore acqueo, di conseguenza cresce la massa  totale di acqua disponibile per le piogge. Un aumento di un solo grado di temperatura fa salire la pressione di vapore saturo del 6% circa (2).

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(1) La nazione Navajo  ha il territorio piu’ esteso tra tutti i popoli nativi, dato che si estende per ben 71000 km², abbracciando anche parte dello Utah e del New Mexico; si tratta tuttavia di zone molto aride in cui i nativi furono deportati dai bianchi verso la meta del XIX secolo che stanno diventando ancora piu’ aride.
(2) La pressione di vapore saturo e’ la massima pressione parziale che il vapore acqueo puo’ avere in atmosfera ad una certa temperatura; al di sopra di quel valore  poi condensa.

Fonte: ecoblog.it

Siccita’ e inondazioni piu’ frequenti e persistenti a causa del global warming

Gli eventi climatici estremi diventano piu’ frequenti e tendono a persistere di piu’ in una data area a causa dell’indebolimento della corrente a getto, causata dal global warming. Negli ultimi decenni gli eventi meteorologici estremi nell’emisfero nord sono cresciuti in modo drammatico: come si puo’ vedere dal grafico in fondo alla pagina, il numero di grandi alluvioni, cicloni, periodi di siccita’ e incendi e’ triplicato negli ultimi 35 anni (gli eventi geofisici, come vulcani e terremoti sono invece rimasti pressoche’ costanti). Evidenze crescenti mostrano che questi fenomeni durano anche piu’ a lungo, cioe’ restano piu’ a lungo confinati in determinate zone, aggravando quindi i danni. Lo si e’ visto ad esempio con le ondate di gelo che hanno colpito il Nord America lo scorso anno. Secondo uno studio recente di Francis e Vavrus, cio’ e’ dovuto ad un indebolimento della corrente a getto e all’aumento della sua sinuosita’ nell’emisfero boreale. Questo fa si’ che le configurazioni meteo diventano piu’ persistenti in una data localita’. Secondo gli autori dell’articolo, esiste una chiara correlazione tra l’indebolimento della corrente a getto e il riscaldamento dell’ Artico. Non sono solo gli scienziati a preoccuparsi degli eventi meteo estremi. Il grafico qui sotto non e’ stato prodotto dall’IPCC o dalla NOAA, ma da assicuratori di proprieta’ immobiliari di Monaco di Baviera.  Forse i climatologi hanno trovato dei nuovi alleati insospettati.MunichRe2015-638x377-620x366

Fonte:  ecoblog.it