Sviluppo sostenibile: la top ten del traffico marittimo

Sette dei dieci porti con il maggior traffico commerciale sono in Cina. I dati relativi al trasporto marittimo delle merci decretano, se ancora ce ne fosse bisogno, l’assoluta supremazia degli scali asiatici, di quelli cinesi in modo particolare. Dai mercati asiatici a basso costo del lavoro si arriva a quelli occidentali o, comunque, extra-asiatici pronti ad accogliere i frutti dell’economia globale. I costi ecologici (ben descritti dal video di apertura di Steve Cutts) sono sotto gli occhi di tutti: qualche giorno fa la Nrdc ha lanciato allarme relativamente all’inquinamento provocato dalle navi a Shanghai. Un allarme piuttosto tardivo per una città di 23,5 milioni di abitanti, più cauti dei quali sono costretti a camminare per strada con una mascherina. L’unità di misura del volume di trasporti è il numero di container che hanno due misure standard di 2,44×2,59×6,10 metri e di 2,44×2,59×12,20 metri. A Shanghai, città leader a livello globale, transitano ogni anno 33,6 milioni di container pari al 5% del volume globale di movimentazioni. Con “appena” un milione di container in meno Singapore (32,6 milioni) è seconda. La differenza fra le due città è data dal fatto che a Shanghai vivono 23,6 milioni di persone, mentre a Singapore 5,6 milioni (il che equivale a circa 6 container di merci per ogni abitante…). Sul terzo gradino del “podio” c’è Shenzhen, fino a pochi decenni fa un piccolo borgo di pescatori, oggi terzo porto al mondo, con una popolazione di 10,5 milioni di abitanti. Il quarto posto è di Hong Kong che a oltre quindici anni dall’“handover” continua a essere uno scalo strategico con 22,3 milioni di container movimentati ogni anno. La top ten è tutta quanta asiatica con bene sette città cinesi (Ningbo-Zhoushan, sesta, Qinghdao, settima,Guangzhou, ottava, Tianjin, decima) una coreana (Busan, quinta) e una degli Emirati Arabi Uniti (Dubai). Considerando che ogni anno sono circa 670 i milioni di container movimentati nei porti di tutto il mondo, i sette porti cinesi della top ten rappresentano, da soli, oltre il 20% dello scambio complessivo su scala globale, con Shanghai che – come accennato in precedenza – accatasta sulle navi commerciali un ventesimo delle merci spostate attraverso le vie marittime.

I porti commerciali più trafficati del mondo

  1. Shanghai 33,6 milioni di container
    2. Singapore 32,6 milioni
    3. Shenzhen 23,3 milioni
    4. Hong Kong 22,3 milioni
    5. Busan 17,7 milioni
    6. Ningbo-Zhoushan 17,4 milioni
    7. Qingdao 15,5 milioni
    8. Guangzhou 12,8 milioni
    9. Dubai 13,5 milioni
    10. Tianjin 13 milioniImmagine-620x467

Fonte: Nrdc
Infografica | Nrdc

Inquinamento atmosferico: Shanghai a un passo dalla chiusura per smog

Il Governo cinese lancia un piano quinquennale per risanare l’aria della capitale industriale del Paese. Previsti anche l’installazione di 5000 stazioni di ricarica e la realizzazione di 46 kmq di aree verdi166113362-586x389

Shanghai, la capitale economica della Cina è a un passo dalla chiusura per smog. L’indice AQI che misura la qualità dell’aria si sta avvicinando pericolosamente al superamento della quota di 300 mai superata prima d’ora. Per capire a quali livelli sia ormai giunto il livello di inquinamento è sufficiente specificare come illivello di allarme venga fissato a quota 20. Qualora il limite dovesse toccare quota 300 il “motore” della città, vale a dire scuolefabbriche e cantieri verranno bloccati. Un colpo al cuore dell’economia cinese che il Governo di Pechino farà di tutto per bloccare. Shanghai, infatti, non è solamente è la testa di ponte fra la Repubblica Popolare e il resto del mondo, è da questa città che passa la maggior parte del business fra Oriente e Occidente. Ma la salute pubblica è a serio rischio. Quando si parla di morti e ammalati a causa dell’inquinamento, ormai si ragiona nell’ordine dei milioni. L’inquinamento killer non aumenta solamente le patologie al sistema respiratorio, ma incide anche su quello cardiovascolare. Il Governo cinese ha così ideato un piano quinquennale che prevede che a Shanghai, entro il 2017, la densità nell’atmosfera delle particelle inquinanti di diametro inferiore a 2,5 micrometri venga ridotta di un quinto. Shanghai ha dunque dichiarato guerra alle polveri sottili, quelle più pericolose che possono più facilmente penetrare nei polmoni. Dal 2015, inoltre, la circonvallazione esterna della città sarà preclusa a tutti i veicoli (a Shanghai sono all’incirca 180mila) considerati altamente inquinanti. Ma la metropoli cinese sta lavorando per favorire lo sviluppo delle auto elettriche e installerà 5000 stazioni di ricarica. Il piano quinquennale prevede, inoltre, la realizzazione di 46 kmq di aree verdi che fungeranno da “polmone verde” della città. Secondo il Financial Times l’aspettativa di vita del nord industriale del paese e di cinque anni e mezzo più bassa del sud agricolo. E nonostante la Cina si stia rimboccando le mani ci vorranno decenni per riportare l’aria a livelli accettabili. Attualmente la città con l’aria più irrespirabile è Shijazhuang con un AQI di 217, mentre Baoding è a 190. Pechino, quattordicesima fra le città cinesi, è ferma a quota 119: la sua aria è sei volte più inquinata del limite 20 valido in molti paesi del mondo.

Fonte:  Xinhua