Sacchetti in plastica illegali, sequestrate 89 tonnellate nella campagna estiva condotta da Ministero e Carabinieri

I controlli della campagna condotta dai Carabinieri del Comando per la Tutela dell’ambiente hanno rilevato non conformità in 33 società, presenti soprattutto nelle aree industriali del nord Italia. Il valore complessivo dei sequestri è di 524 mila euro ma la strada è ancora lunga386313_1

Prosegue l’azione di contrasto alla diffusione di sacchetti di plastica illegali da parte del Ministero dell’Ambiente. Nel corso della campagna estiva condotta dai Carabinieri del Comando per la Tutela dell’Ambiente, in esecuzione alle direttive del ministro Gian Luca Galletti, che si è concentrata anche sul controllo degli scarichi delle acque reflue, sono state sequestrate 89 tonnellate di shoppers da asporto monouso difformi dalla norma UNI EN13432 o contraffatte con segni falsi.  Le ispezioni tra produttori e rivenditori all’ingrosso per verificare il rispetto della legge italiana, che ricordiamo vieta dal 2012 la commercializzazione di sacchetti monouso che non siano biodegradabili e compostabili, sono state 150. I Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente hanno rilevato non conformità in 33 società, presenti soprattutto nelle aree industriali del nord Italia. Il valore complessivo dei sequestri è di 524 mila euro, mentre le 38 sanzioni amministrative comminate ammontano a 183 mila euro. Un’azione importante, che arriva dopo le ultime condotte a Cagliari, Rimini, Torino, Milano, Sicilia e Calabria, ma che non è di certo sufficiente a smantellare un’economia illegale ancora molto florida. Si stima infatti che circa la metà dei sacchetti tuttora in circolazione siano illegali: un volume pari a circa 40 mila tonnellate di plastica e una perdita per la filiera legale dei veri shopper bio pari a 160 milioni di euro, 30 solo per evasione fiscale. Si tratta di un business sommerso che danneggia chi produce correttamente bioplastiche compostabili e disincentiva gli investimenti nel settore, oltre ovviamente ai gravi danni al territorio e al mare e all’aggravio dei costi di smaltimento dei rifiuti. Lo ricordiamo ancora una volta. I sacchetti usa e getta ammessi alla vendita devono avere la scritta“biodegradabile e compostabile”, con la citazione dello standard europeo “UNI EN 13432:2002” e il marchio di un ente certificatore che tutela il consumatore come soggetto terzo (Cic, Vincotte e Din Certco sono i più diffusi). Qui il testo completo del decreto 18 marzo 2013, “Individuazione caratteristiche tecniche sacchi per l’asporto merci”. Le sanzioni per gli esercenti variano dai 2.500 € ai 25.000 €. Sanzione amministrativa che può essere aumentata fino al quadruplo del massimo (quindi100.000 €), se la violazione del divieto riguarda quantità ingenti di sacchi per l’asporto oppure un valore della merce superiore al 20% del fatturato del trasgressore.

Fonte: ecodallecitta.it

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Falso vino fatto con i piselli: maxi sequestro nel fiorentino

Blitz in una ditta cinese nel Fiorentino, sequestrate 20mila bottiglieviti

Gli uomini del Corpo forestale dello Stato e dell’Agenzia delle dogane hanno effettuato un vero e proprio blitz, quest’oggi, in un’azienda distributrice di prodotti cinesi a Campi Bisenzio (Firenze), nel corso del quale hanno rinvenuto 20mila bottiglie etichettate e commercializzate vino e grappa ma che contenevano in realtà bevande alcoliche a base di piselli, sorgo, riso e prugne. Il titolare della ditta è stato denunciato per fronde in commercio e violazione del codice del consumatore sulla sicurezza dei prodotti. Per gli investigatori le bevande erano pronte per essere distribuite a supermercati e ristoranti, spacciate per vino e grappa. All’interno però, contrariamente a quanto previsto dalla normativa europea, non vi era alcuna traccia di vino o vinaccia: un prodotto di fatto falso, che sembra venisse prodotto abitualmente e in larga scala all’interno dello stabilimento. Nel magazzino infatti sono state sequestrate anche tremila apparecchiature elettriche con il marchio ‘CE’, tra cui stufe, cappe aspiranti, pentole elettriche, cuoci riso, delle quali il titolare non ha saputo fornire la certificazione attestante la sicurezza e la conformità alle normative di settore. Sono stati inoltre prelevati campioni delle bevande sequestrate che saranno analizzate presso i laboratori dell’Agenzia delle Dogane per verificare la loro effettiva composizione.FRANCE-AGRICULTURE-VITICULTURE-WINE-CHAMPAGNE

© Foto Getty Images

Fonte: ecoblog,it

Roma, amianto al Circolo degli Artisti: sequestrata l’area

Secondo la procura di Roma la proprietà del locale romano avrebbe smaltito illecitamente amianto interrandolo in giardino: sull’area un cinema all’aperto. I fatti risalgono a giugno 2013, da tempo a Roma se ne parlava, ma solo oggi la bomba è detonata sulle cronache: il Circolo degli Artisti, uno dei locali di musica live ed eventi più rinomato ed apprezzato del panorama romano, è stato posto sotto sequestro dalla procura di Roma per alcuni illeciti edilizi e per aver smaltito materiali pericolosi nell’area giardino. Il primo blitz, ordinato dal pm Alberto Galanti, era scattato alle 23 del 16 settembre 2014 quando i vigili urbani del Primo Gruppo di Roma Capitale, coordinati dal capo reparto della polizia giudiziaria Giancarlo Cori, sono entrati nel locale puntando direttamente verso l’arena del cinema all’aperto. La soffiata era stata fatta da D.C., un ex dipendente della cooperativa che gestisce il locale, che accusava direttamente il proprietario Romano Cruciani di avergli ordinato di smaltire alcune lastre di cemento-amianto in maniera illecita, materiali che erano accantonati in un magazzino della struttura e che probabilmente attendevano di essere smaltiti dal 1998, quando il Comune assegnò i locali al Circolo degli Artisti:

“[…] Fui chiamato dal proprietario del locale, Romano Cruciani, insieme ad altre quattro persone di sua conoscenza per smaltire vari materiali che erano stati appoggiati in un’area temporaneamente adibita a magazzino. Rimaneva da smaltire due cataste di 1,70 metri per un metro circa, alte un paio di metri, di lastre di Eternit. Cruciani ordinò da uno smorzo una cospicua quantità di sabbia, cemento e rete elettrosaldata. Disse che bisognava fare un lavoro nel tempo più breve possibile lavorando, se necessario, anche di notte. Il lavoro consisteva nel mettere sopra la terra all’interno di quel locale le lastre delle due cataste di Eternit, metterci sopra la rete elettrosaldata e coprirle di cemento prima che qualcuno se ne accorgesse. Il giorno dopo Cruciani ha fatto posizionare sopra la rete elettrosaldata, facendo ricoprire tutto con uno strato di “massetto” che una volta assestato è stato ricoperto con uno strato di mattoni.”

afferma il testimone, secondo quanto riportato dal quotidiano Il Tempo. Accuse gravissime, sulle alle quali la procura di Roma si è mossa immediatamente: nel corso del blitz del settembre 2013 le autorità, con l’ausilio di un perito, alcuni operai ed un bulldozer, rinvennero esattamente in quel punto quasi due metri di cataste di cemento amianto seppellite a due metri e mezzo di profondità, proprio sotto l’area cinema utilizzata dall’ignara associazione culturale Kino. Secondo la procura di Roma i controlli sarebbero stati elusi, fino ad oggi, grazie alle feste che il Circolo degli Artisti organizzava per garantirsi il silenzio e “la distrazione” dei vigili urbani preposti ai controlli, che così si godevano grandi serate di balli e divertimento proprio sopra l’Eternit sotterrato illegalmente: in quella buca l’amianto è rimasto per 18 mesi, fino allo scorso ottobre. Secondo il legale della proprietà, l’avvocato Simona Filippicitata dal Corsera nell’ottobre scorso, lo smaltimento dell’eternit è stato fatto “rispettando le modalità previste dalla legge”, anche se non sembra essere dello stesso avviso la procura di Roma. Tuttavia, al netto della presunzione d’innocenza, il ritrovamento e la successiva perizia ordinata dalla procura sembrano sconfessare, almeno fino a questo momento, le tesi della difesa: il sospetto è che si sia proceduto con l’interramento dell’amianto per abbattere proprio i costi di smaltimento, molto alti per materiali pericolosi come l’asbesto e per questo da affidare a ditte specializzate, secondo norme molto stringenti. Il grosso dell’indagine riguarda in realtà le strutture abusive edificate nell’area del Circolo degli Artisti, oltre che “le mutazioni urbanistiche” e il mancato pagamento del canone di locazione al Comune sin dal 1998, quando l’area dove ora sorge il locale non era che uno sfasciacarrozze (di cui l’area urbana di Roma è piena): l’assegnazione dell’area al Circolo fu firmata dall’allora sindaco Francesco Rutelli e entro 120 sarebbe dovuto essere firmato un formale atto di concessione, cosa mai avvenuta. Le bonifiche dell’area sarebbero dovute spettare, come da accordo, dallo stesso Circolo degli Artisti: il sequestro di oggi pone quindi inquietanti interrogativi allargabili a tutti gli sfasciacarrozze nell’area urbana di Roma sui materiali ivi immagazzinati, spesso in aree a cielo aperto. Allo stato attuale non sembra esistere nessuna anagrafe pubblica degli sfasciacarrozze nè dei siti da bonificare dall’amianto sui quali sono necessarie le bonifiche: eppure Roma è piena di amianto, dai tetti di Ostia alla struttura del (fu) ex-Velodromo, abbattuto con la dinamite contro ogni buon senso, fino addirittura alla sede della Rai.ITALY-ROME-STREET ART

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Fonte: ecoblog.it

Carbon farming: l’agricoltura bio sequestra carbonio nel suolo

Secondo esperimenti condotti in California, l’uso dei compost nei campi permette di immagazzinare piu’ carbonio nel suolo, sequestrandolo dall’atmosfera. Gli agricoltori che usano queste pratiche sono ricompensati con crediti di carbonio.

Il suolo agricolo assorbe naturalmente il carbonio e di conseguenza sequestra anidride carbonica dall’atmosfera. L’uso di pratiche biologiche, come l’uso del compost come fertilizzante, puo’ fare una grande differenza e aumentare la enormemente la quantita’ sequestrata. E’ cio’ che ha dimostrato un allevatore della California, John Wick, che ha effettuato per diversi anni una ricerca in collaborazione con l’Universita’ di Berkeley; uno strato di compost di poco piu’ di un centimetro di spessore e’ stato disperso sui pascoli e dopo tre anni il suolo ha un contenuto di carbonio significativamente piu’ alto dei pascoli di controllo. Parte di questo carbonio extra proviene dal compost e parte dalla crescita dell’erba che e’ stata stimolata dal compost. Secondo la ricerca di Berkeley, se il compost fosse applicato al 5% dei pascoli californiani, il suolo potrebbe immagazzinare l’equivalente  di un anno di emissioni dell’agricoltura industriale californiana; se cio’ fosse esteso al 25% dei pascoli, il suolo potrebbe assorbire il 75% delle emissioni della California. Si tratta di cifre impressionanti, che potrebbero dare un impulso straordinario all’agricoltura biologica,  visto che gli agricoltori bio verranno ricompensati con crediti di carbonio nel meccanismo cap and trade.Carbon-farming

Fonte: ecoblog.it

Sicurezza alimentare, sequestrati 312 ettolitri di vini senza tracciabilità

Il sequestro è avvenuto a Montepulciano, a opera del locale Comando Stazione, dopo un controllo stradale effettuato nel periodo della vendemmia

Un maxi-sequestro di 312 ettolitri di vino di varia tipologia, ma appartenente alla denominazione Nobile di Montepulciano di origine controllata e garantita (DOCG), con indicazione geografica tipica IGT Toscano e Cortona DOC, è stato effettuato dal locale Comando Stazione presso un’azienda vitivinicola di Montepulciano. Il sequestro si è reso necessario a causa dell’assoluta mancanza di tracciabilità documentale dei vini detenuti e pronti alla vendita nello stabilimento enologico. Ai titolari dell’impresa sono state comminate sanzioni amministrative poiché è emerso che l’azienda aveva trasferito grandi quantitativi di vini provenienti da vigneti iscritti a diverse denominazioni protette, senza che venisse emesso alcun documento ufficiale di accompagnamento o che venissero riportate le dovute annotazioni sui registri vitivinicoli. Il Corpo Forestale dello Stato di Montepulciano, oltre alle numerose violazioni delle norme vitivinicole (fra cui la mancata informazione sul contenuto dei vasi vinari), ha rilevato alcune irregolarità di tipo igienico-sanitario e urbanistico per le quali sono state informate le Autorità competenti. All’origine del sequestro un controllo su strada effettuato nel comune di Montepulciano dal Corpo Forestale: in quella occasione gli ispettori hanno trovato un carico di uve rosse proveniente da vigneti radicati nel territorio: i successivi controlli in cantina hanno permesso di accertare le irregolarità nella gestione dei vini detenuti. L’infrazione è stata scoperta poiché, durante le settimane della vendemmia, il Corpo forestale dello Stato ha attivato nella zona una campagna di controlli finalizzata a verificare la movimentazione su strada dei prodotti vitivinicoli.FRANCE-WINE-VINEXPO

Fonte:  Corpo Forestale

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Brunello di Montalcino, sequestrati 160 mila litri tarocchi del vino più frodato al mondo

Vino modesto venduto come pregiato Brunello di Montalcino: la frode è stata rivelata dalla Guardia di Finanza di Siena. Il Brunello di Montalcino è probabilmente uno dei vini più pregiati al mondo e come tale è anche il più contraffatto. Proprio oggi la Guardia di Finanza di Siena ha scoperto l’ennesima frode: 160 mili litri di modesto vino, con 2350 contrassegni di Stato, pronti per essere imbottigliati sotto l’etichetta prestigiosa di Brunello di Montalcino. La GdF fa sapere che a essere coinvolto è un nome eccellente, un enologo particolarmente famoso e collaboratore di varie aziende agricole. Ci piacerebbe conoscere il nome ovviamente.4935635161-89bd4391d2-z

In effetti le frodi ai danni di uno dei vini più pregiati dell’Italia sono numerose, consideriamo che una bottiglia di Brunello di Montalcino si piazza sul mercato americano mediamente a 75 dollari e su quello inglese anche a 100 sterline e dunque l’affare per i frodatori diventa interessante. Vittima illustre di una delle tante frodi anche Andrea Bocelli, il nostro tenore più famoso al mondo e proprietario con il fratello di una tenuta in Toscana a Lajatico, in provincia di Pisa dove produce con la famiglia da 300 anni 25.000 bottiglie ogni anno di Sangiovese, Cabernet e Malvasia. Suo malgrado si è visto vittima di una truffa milionaria. Le indagini che sono diverse nell’ultimo anno, nascono sopratutto dalle segnalazioni, sia di cittadini sia del Consorzio del Brunello di Montalcino che sono praticamente sempre vigili nel segnalare le non conformità dei vini che passano dai loro palati.5867696401-5b12d3b737-z

Nel caso dell’imponente sequestro di 30 mila bottiglie, tra cui quelle delle famiglia Bocelli e 10 mila di Brunello di Montalcino avvenuto lo scorso maggio, emerse chiaramente che tutta la truffa era stata messa in atto lontano dalla zona di produzione di questo nobile vino che ricade nel territorio senese. Ebbe a dire il Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci:

E’emerso in modo evidente ed inequivocabile la totale estraneità dei produttori e del territorio. Tutta la vicenda si è svolta lontano da Montalcino ed ha visto protagonisti personaggi che nulla hanno a che vedere con il mondo del vino ed il territorio della DOCG. E’ stata messa in piedi una filiera con l’obiettivo di sfruttare in modo fraudolento la fiducia creata in questi decenni da chi ha puntato molto sulla qualità e trasparenza. Persino l’etichetta del vino messo in commercio è di pura fantasia così come è stato inventato di sana pianta il nome dell’azienda che ovviamente non ha nessun legame con il territorio. “ La vicenda danneggia non solo noi, come grande marchio internazionale del vino, ma tutta la produzione italiana di qualità.5868992354-d6ecd1c980-z

Il Brunello di Montalcino è una delle DOCG italiane e viene prodotto in Toscana in provincia di Siena nel comune di Montalcino e è probabilmente uno dei vini che ha maggiore longevità assieme al Barolo. Il vitigno è il medesimo del Sangiovese ma a variare è la qualità del terreno in cui la vite si sviluppa. Dunque essendo prodotto di punta del Made in Italy subisce veri e propri attacchi che sono comunque nella maggior parte dei casi sventati proprio a tutela del buon nome e della qualità di questo superlativo vino.

Foto | Meindert Van D @ FlickrMegan Cole @ FlickrMegan Cole @ Flickr

Fonte: ecoblog.it

Pappa reale, miele e propoli bio stranieri spacciati per italiani: sequestrati dalla Forestale

I Forestali di Bari hanno sequestrato un ingente quantitativo di pappa reale biologica cinese venduta come biologica italiana, miele di origine serba commercializzato come miele biologico italiano e propoli con denominazione illecita Propoli D.O.C..forestale1-620x622

Ingenti quantitativi di miele serbo ma venduto come biologico italiano, propoli Doc e pappa reale bio ma proveniente dalla Cina su cui erano state apposte etichette Made in Italy sono stati sequestrati dai Forestali del Nucleo Tutela Regolamenti Comunitari e della Sezione di Analisi Criminale di Bari in collaborazione col personale dei Comandi Provinciali di Ancona e Milano, per le indagini in corso sulla sicurezza a tutela del “Made in Italy”. La frode consiste nell’aver messo in vendita prodotti stranieri spacciandoli per Made in Italy, ingannando il consumatore così circa la reale origine del miele, propoli e pappa reale. Al momento risulta una persona segnalata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani che peraltro ha anche ha emesso un provvedimento di sequestro probatorio dei prodotti su tutto il territorio italiano. Il traffico illegale di prodotti esteri con etichetta italiana si realizzava nel Nord Italia a opera di due aziende che importavano i prodotti e che provvedevano poi a trasferirli in una terza azienda ma in Puglia. Qui avveniva l’etichettatura falsa con enorme guadagno: la pappa reale veniva acquistata a 100 Euro al chilo e rivenduta all’ingrosso a 700-800 euro al chilo, per essere poi commercializzata dalle migliori erboristerie a 12-14 euro ogni 10 grammi. Le indagini sono partite dopo le denunce inoltrate da una associazione di produttori nazionali che hanno subito gravi danni dal commercio fraudolento poiché i prodotti stranieri, spesso di basso valore commerciale e di difficile tracciabilità, entravano in concorrenza sleale con i prodotti delle aziende degli apicoltori nazionali che subiscono maggiori costi e controlli. E infatti le indagini dei Forestali proseguono ora con le analisi sui prodotti sequestrati al fine di valutare la presenza di metalli pesanti o altri contaminanti pericolosi per la salute.

Fonte/ Foto : Corpo Forestale

Discarica Pitelli a La Spezia sotto sequestro: si indaga per conoscere i veleni interrati

La Discarica Pitelli a La Spezia è stata posta sotto sequestro e il fascicolo riaperto dal pm Luca Monteverde dopo le indagini della Forestale

E’ stato disposto nei giorni scorsi il sequestro da parte della Forestale di un’ampia area a ridosso della collina dei veleni, o discarica Pitelli a La Spezia alle spalle dell’arsenale Militare. Siamo solo alle più recenti battute di una storia iniziata nel 1979 senza troppi clamori e neanche autorizzazioni e che solo oggi si manifesta in tutto il suo tragico dolore, fatto di inquinamento ambientale e morti per inquinamento. Indaga Luca Monteverde PM della Procura di La Spezia che ha riaperto il fascicolo grazie alle indagini degli uomini della Forestale, come scriveToxicLeaks:

Indagini che si sono consolidate attraverso i riscontri tecnici: l’analisi dei dati dei magnetometri e la ricerca dei metalli infilati nel terreno. Giovedì 12 giugno il Corpo forestale dello Stato di La Spezia ha affondato il primo colpo, scavando con le ruspe a meno di duecento metri dall’antico sito della discarica – oggi in fase di messa in sicurezza – tra l’area della zona chiamata “Campetto” e l’ingresso su via Pitelli.sequestro-620x350

C’è un filo criminale, e neanche tanto sottile, che unisce la discarica Pitelli, la cui storia affonda le radici negli anni ’80, alle dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone che raccontava ai magistrati degli interramenti con rifiuti pericolosi anche a La Spezia in quella che gentilmente è definita come la collina dei veleni, ma che era sempre stata la collina dei Poeti. Su Spezia Polis, Daniela Patrucco ricostruisce la storia della collina dei veleni e di quell’inchiesta aperta nel 1997 dalla Procura di Asti, perché a La Spezia tutti tacevano:

Non sono in grado di valutare quanta e quale sia la responsabilità dei mezzi di informazione rispetto al velo di silenzio che si è potuto stendere su questi e altri fatti negli anni precedenti ai primi del 2000. Ho tuttavia piena contezza e idee piuttosto precise sul sistema dell’informazione locale negli ultimi dieci anni e sugli esiti nefasti che un diverso atteggiamento avrebbe (forse) potuto contribuire a limitare indagando e raccontando i fatti. Invece tante veline e poche domande. Mai scomode. Persino la reticenza nel girare al potere le domande dei soliti noti: ambientalisti e comitati. Per tutti, il caso delle 5 Terre – puntualmente raccontato solo a partire dalla pubblicazione delle intercettazioni – e quello della centrale Enel, in stand by in attesa dell’auspicabile intervento della Procura della Spezia. Di inquinamento, qualsivoglia, a Spezia si continua a non parlare in qualche modo legittimando la retorica istituzionale della città che rinasce. Da dove? Non c’è rinascita senza conoscenza e consapevolezza.

Oggi siamo al question time da parte di un consigliere del gruppo Per la nostra città chiede conto all’amministrazione cittadina della situazione in cui versa attualmente la collina dei veleni. La risposta potrebbe giungere il prossimo 23 giugno. Anche il Movimento 5 Stelle chiede conto, sempre all’amministrazione cittadina, Giunta e Sindaco, nel merito degli scavi che si stanno realizzando proprio sulla collina e a cui sembra abbia preso parte anche personale dell’ARPAL:

Il M5S chiede quindi informazioni sullo stato d’avanzamento dei lavori, di conoscere in che modo si è venuti a sapere della presenza di quel sito inquinato e se sia prevista una campagna informativa, vista la gravità della situazione. Inoltre, dal momento che le terre di cavo sono tutte lasciate all’aria aperta, chiede se sia previsto un piano di tutela dei residenti in merito alle esalazioni odorose e se sia previsto uno studio delle contaminazioni delle acque di falda con pubblicazione dei dati acquisiti.

Ma tranquilli tutti: i reati sono prescritti e ora non resta che scavare per capire quanto veleno c’è nella terra e quanto si dovrà lavorare per bonificare. A pagare i cittadini.

Fonte:  Inchiostro scomodoIl Secolo XIXSpezia polis

Foto | Courtesy Spezia Polis

Parmigiano Reggiano contaminato da aflatossina: sequestrate 2440 forme

Le aflatossine contenute nel mais scadente e dato come mangime alle mucche da latte ha contaminato 2440 forme di parmigiano Reggiano prontamente sequestrato dai NAS di Parma469560541-620x350

Sono scattati gli arresti domiciliari per 4 persone, ovvero Sandro Sandri direttore del centro servizi per l’agroalimentare di Parma e tre imprenditori agricoli per la presenza di aflatossina oltre i limiti imposti dalla legge in 2440 forme di parmigiano Reggiano. Dovranno rispondere delle accuse di associazione a delinquere finalizzata al falso in atto pubblico e alla commercializzazione di sostanze alimentari nocive e tentata truffa aggravata finalizzata alla ricezione di pubbliche erogazioni per il latte qualità. Le indagini dei NAS di Parma hanno portato anche all’iscrizione nel registro degli indagati di 63 persone poiché il latte usato per la produzione del Parmigiano Reggiano era contaminato da aflatossine entrate nella catena alimentare delle mucche da latte dal mangime a base di mais. Gli inquirenti ritengono che tutte le persone siano coinvolte nella falsificazione delle analisi omettendo i controlli e lasciando che latte contaminato fosse usato per produrre uno tra i più nobili formaggi simbolo del Made in Italy. la presenza della micotossina, hanno reso noto i NAS di Parma era superiore di ben due volte ai limiti comunitari. Le aflatossine sono micotossine cancerogene prodotte da due funghi che si sviluppano in ambiente caldo umido. Le aflatossine possono contaminare arachidi, frutta a guscio, granoturco, riso, fichi, frutta secca, spezie, oli vegetali grezzi e semi di cacao prima o dopo la raccolta.

Maurizio Martina ministro per le Politiche agricole ha commentato:

L’operazione della Procura di Parma e dei Nas a tutela della salute dei consumatori e del Parmigiano Reggiano è la conferma che il nostro sistema di controlli funziona. Abbiamo gli anticorpi giusti per contrastare con efficacia chi viola le regole, creando danni enormi alla reputazione dei nostri prodotti. Dobbiamo anche ribadire che non c’è al mondo un sistema di verifiche come quello previsto per i prodotti di qualità italiani. Solo nel 2013 abbiamo condotto più di 130 mila controlli e tra i prodotti DOP e IGP il tasso di contraffazione mostra percentuali molto basse. Il Governo è totalmente impegnato al fianco dei produttori che rispettano la legge e sono protagonisti di quel grande successo che è il Made in Italy agroalimentare, che vale oltre 33 miliardi di euro solo di export. Allo stesso tempo l’obiettivo primario resta quello di garantire la salute e la fiducia dei consumatori italiani ed internazionali.

Fonte:  RaiNews

© Foto Getty Images

Tirreno Power, sotto sequestro la centrale a carbone di Vado Ligure

La centrale elettrica a carbone Tirreno Power di Vado Ligure è stata posta sotto sequestro dal Gip Fiorenza Giorgi della Procura di Savona poiché è mancato il sistema di monitoraggio dei camini

Per Fiorenza Giorgi giudice per le indagini preliminari il parere è stato positivo alla richiesta di sequestro dell’impianto di Vado Ligure. La richiesta è maturata dopo le verifiche compiute sia dalla Procura sia dal ministero per l’Ambiente e che avrebbero portato a valutare il mancato rispetto delle prescrizioni dell’AIA, ovvero l’Autorizzazione integrata ambientale. Il Gip Giorgi ha spiegato che se le prescrizioni saranno messe in opera allora la centrale potrà ritornare in attività. Il provvedimento non prevede la chiusura di tutto l’impianto ma i due gruppi a carbone. La Tirreno Power è del gruppo Sorgenia nelle mani della famiglia De Benedetti.

Maria Grazia Midulla responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, ha commentato così:

Le centrali a carbone sono antistoriche, comportano emissioni di anidride carbonica superiori a qualsiasi altro impianto, fanno male alla salute. Il nostro Paese ha una overcapacity di produzione di energia elettrica che le impone, non solo le permette, di cominciare a chiudere le centrali più inquinanti. Invitiamo dunque l’azienda a prendere atto che la centrale di Vado Ligure è indifendibile, e a non riaprire i gruppi a carbone. Questa è l’occasione per pensare alla riconversione dei posti di lavoro verso l’efficienza energetica e le rinnovabili: ci auguriamo che sindacati , regione Liguria, azienda, ci pensino seriamente. Intanto Vado Ligure non deve riaprire e i progetti di ampliamento dell’uso del carbone non devono partire.

Io mi trovo assolutamente d’accordo con Daniela Patrucco quando chiede che certe situazioni, come quella di Vado Ligure, siano prevenute e non perseguite. Dunque ora sarebbe il caso di intervenire sulle altre 12 centrali a carbone ancora in attività chiudendole perché il carbone non è mai pulito.

Fonte: http://www.ecoblog.it