Il contadino ribelle che gioca con la natura

Per adottare uno stile di vita naturale basta prendere esempio dalle piante e dagli animali di Simona Empoli4

Nelle Alpi austriache, in una fattoria che si sviluppa su un dislivello che va dai 1100 ai 1500 m di altezza, con una temperatura annuale media di 4,5 °C, vive e pratica la sua speciale permacultura un contadino ribelle, Sepp Holzer. La sua figura è ormai famosa fra tutti gli appassionati di agricoltura biologica e permacultura di tutta Europa e non solo, infatti le sue consulenze vengono richieste anche negli altri continenti, dove ha già avviato progetti un po’ ovunque, dalla Russia al Brasile. Incontrandolo abbiamo scoperto una persona con una gran saggezza e tanta, tantissima passione

Sepp, quando ha capito che il tipo di agricoltura che stava praticando era qualcosa di speciale? Come è arrivato alla “sua” permacultura?

Diciamo che ho cominciato giocando, quando avevo cinque anni, all’aperto, fra le rocce (sono cresciuto in una fattoria a 1300 m di altezza in una regione alpina che viene chiamata la Siberia austriaca). Noi bambini dovevamo costruirci da soli i nostri giochi. I miei interessi erano le piante, i semi. Mi piaceva vedere come crescevano e si sviluppavano. E, come bambino, vedere come crescono i propri alberi, le proprie piante, i propri ravanelli e la propria insalata procura un’immensa gioia. Ho continuato nel tempo a giocare con le piante e i semi, non nell’orto, ma sempre di fuori, fra le rocce. E le mie piante crescevano meglio e più grosse di quelle dell’orto di casa. A scuola lo raccontavo alla maestra e ai miei compagni: alcuni hanno iniziato a venire a vedere e si meravigliavano di come crescessero le mie piante.  Continuando così, col tempo ho creato anche un piccolo laghetto in cui si potevano pescare le trote con le mani. In questo modo ho fatto le mie esperienze, col tempo ho imparato a comunicare con la natura. Osservando ho imparato anche a risolvere i vari problemi che si presentano. Vedendo ad esempio come gli animali selvatici mi mangiassero le piante, ho imparato a proteggerle piantando loro intorno dei rovi. Ho imparato che le rocce hanno un effetto stufa, e così via. È un apprendimento continuo, tutt’oggi continuo a imparare tante cose osservando la natura. Si apprende comunicando con la natura. Dopo la scuola ho svolto diversi corsi di specializzazione. E lì ho imparato come si devono potare gli alberi, come si concima, l’utilizzo delle sostanze chimiche e così via. Quando sono tornato ho applicato quanto avevo imparato nei miei orti e ne ho

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avuto immensi danni. Gli alberi sono forse cresciuti meglio, ma in inverno poi sono morti per il freddo. Allora mi hanno detto che non potevo coltivare albicocche o altri alberi da frutta fra le rocce, dopo tutto quella era pur sempre la Siberia austriaca. Eppure prima quegli alberi crescevano! Allora iniziai a pensare che avevo imparato delle cose sbagliate. Che non era corretto rendere le piante dipendenti, ma che dovevano crescere in maniera autonoma, in simbiosi con la natura. Queste cose però non vengono insegnate in nessun libro, bisogna impararle con l’esperienza diretta nella natura. Imparando dalla natura si capisce che tutto può crescere in maniera più semplice, senza prodotti chimici. Naturalmente, nel processo di apprendimento si fanno degli errori, ma anche così s’impara.

Nella farmacia della natura, invece, si possono imparare così tante cose! Ma la maggior parte delle persone l’ha disimparato. Per ogni malattia c’è una pianta, ma non le si conosce più, non ci se ne serve più3

Poi col tempo qualcuno ha iniziato a prestare attenzione a quanto dicevo, ha iniziato a venire gente in fattoria, anche professori universitari, che vi hanno tenuto addirittura seminari. È interessante quanto racconta, cioè che nei suoi corsi di formazione ha disimparato a rapportarsi con le piante… Com’è possibile?

L’uomo si è perso in alto mare. In tutti gli ambiti, non solo in agricoltura, ma anche in medicina, in veterinaria… Ci siamo persi. Naturalmente ci sono

I frutti di piante antiche sono più saporiti e ci fanno stare meglio. Il problema è che molte persone sono così confuse che non riescono più a percepirlo

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anche aspetti positivi in quanto si apprende nelle scuole e nelle università, non bisogna buttare via tutto. Ma purtroppo vedo come facciano ricorso alla chimica così tanto e così spesso! Anche quando non ce n’è assolutamente bisogno! Nella farmacia della natura, invece, si possono imparare così tante cose! Ma la maggior parte delle persone l’ha disimparato. Per ogni malattia c’è una  pianta, ma non le si conosce più, non ci se ne serve più. Si può imparare tantissimo dagli animali che vivono liberi in natura, osservando come essi si servano di questa farmacia naturale. È tremendo quanto sapere e conoscenze riguardo a tante tecniche di lavorazione si stiano perdendo! L’uomo si serve ormai nei supermercati, non ha orti e per lo più non ha animali, e se ce li ha li tiene rinchiusi. L’allevamento di massa è una catastrofe, potrei raccontare tante cose! Ma io mostro che c’è un’altra via, che si possono trattare gli animali con più rispetto. Che si possono ad esempio sopprimere senza che sentano paura, risparmiando loro la paura. La paura è una catastrofe, è un rilascio incredibile di adrenalina, che è un’eccitante; lo si sa, ma negli allevamenti di massa non viene presa nessuna precauzione, non si ha rispetto dell’animale. Gli animali hanno un’anima: si può parlare con loro, percepire se si sentono bene o no, ma l’uomo non ha tempo; non ha tempo più neanche per i suoi simili. E ciò Intervista a Sepp Holzer

I frutti di piante antiche sono più saporiti e ci fanno stare meglio. Il problema è che molte persone sono così confuse che non riescono più a percepirlo

conduce a tutti quei comportamenti aggressivi e depressivi che si osservano. Non ci sono soluzioni al collasso se l’uomo non assume una consapevolezza naturale, se non riesce a immedesimarsi in ciò che si trova di fronte, che sia una pianta o un animale o un altro uomo. Bisogna collaborare con la natura e non combatterla!

Nell’agricoltura quindi si può trovare una soluzione ai tanti problemi che abbiamo attualmente…

Certo, in poco tempo si può arrivare a vivere bene ovunque. Bisogna però imparare a conoscere la natura. Non posso praticare ovunque la stessa agricoltura. Devo conoscere il clima del posto in cui ho la terra. La pioggia, le temperature, i venti, la topografia… Per questo l’uomo ha avuto il dono del pensiero dalla natura, per comprendere il suo intorno e non per combatterlo. Con questi presupposti si possono creare terre fertili ovunque, in qualunque posto della Terra. In questo modo l’uomo può essere indipendente; si può persino combattere la fame. Ma deve imparare a comunicare con la natura, a usarla e non a sfruttarla, deve imparare a gestire le fonti d’acqua, che è la cosa più importante in assoluto.

Certo però che se penso all’Austria, alla Germania, mi viene da pensare che sia facile parlare di gestione dell’acqua. Forse è più complicato avere acqua a sufficienza nei Paesi più meridionali. Penso alla Spagna, al Portogallo, alla Grecia, ma anche a certe zone d’Italia.

Su tutto il pianeta si può trovare acqua. Bisogna solo pensare “naturalmente” e non normalmente. Abbiamo acqua a sufficienza in tutto il mondo, negli angoli più desertici della Spagna, in Russia… In Kazakistan, ad esempio, potete osservare un progetto che ho creato per il governo su una superficie di migliaia di ettari. Ovunque c’è acqua a sufficienza, basta conoscere le risorse della natura: il Sole, il calore, il vento, la neve, la pioggia… Conoscendo queste caratteristiche posso fare agricoltura ovunque, in Groenlandia come in Brasile. Mi devo adattare alla natura. Devo imparare a leggere nella natura affinché essa lavori per me. Se si aggiusta la gestione dell’acqua si è fatto il 70% di tutto il lavoro. Si deve avere acqua viva e non acqua morta e inquinata. Bisogna rendersi indipendenti nell’approvvigionamento dell’acqua.

Ma passando da un tipo di agricoltura convenzionale a un’agricoltura naturale, quanto tempo è necessario  perché il terreno torni a essere fertile, a essere vivo?

Questo dipende da quanti e quali  trattamenti ha subito quel terreno. Quanto più intensivo è stato l’utilizzo di sostanze  chimiche su quel terreno, più tempo ci vorrà per tornare a uno stato di fertilità naturale, in quanto bisogna riportare vita in quel terreno. Anche la presenza di animali è importante, anche loro svolgono un ruolo fondamentale per creare un buon

Nel suo libro lei consiglia l’utilizzo di piante “antiche”.

Piante antiche e regionali, o meglio, locali. Queste, nel corso dei decenni si sono adattate alle condizioni del clima e del terreno. Per cui sono le piante che daranno i frutti migliori.

Sì, ma non ci potrebbe essere un problema di mercato? La gente ormai è abituata ai tipi di frutta e verdura che trova nei supermercati… Che poi sono le stesse quasi ovunque.

Io ho raccolto esperienze in  tanti Paesi. In genere, quando si portano qualità diverse, la gente ride, perché è abituata alla frutta e verdura dei supermercati. Le pere devono essere in un certo modo, le mele e le banane pure, indipendentemente dal Paese in cui ci si trova. Ma quando poi prova questi altri tipi di frutta, nota subito che hanno un sapore migliore, che mangiandole, lo stomaco si riscalda e ci si sente meglio. È solo una questione di tempo perché i prodotti in commercio, inquinati e di qualità inferiore facciano insorgere conseguenze sull’organismo: allergie, comportamenti aggressivi e depressivi ecc. I frutti di piante antiche sono più saporiti e ci fanno stare meglio. Il problema è che molte persone sono già così confuse che non riescono più a percepirlo. Allora è forse veramente ora che torniamo a pensare “naturalmente”, come questo contadino austriaco che ha imparato a fare agricoltura giocando con la natura.

Simona Empoli

Collabora con il Gruppo Editoriale Macro da qualche anno, in qualità di selezionatrice dei testi e responsabile dell’area copyright. Fra i suoi interessi ci sono i metodi di agricoltura naturale e la permacultura.

Fonte: viviconsapevole.it

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Per una nuova agricoltura: al Krameterhof con Devis Bonanni

In occasione dell’ultima visita guidata per italiani organizzata al Krameterhof, uno dei principali esempi europei di permacultura applicata in climi temperati, abbiamo incontrato ed intervistato Devis Bonanni, fondatore del Progetto Pecoranera.krameterhof

Il Krameterhof, l’azienda agricola “cresciuta” da Sepp Holzer, il contadino ribelle Austriaco, ed ora gestita dal figlio Josef è considerata uno dei più importanti esempi Europei di permacultura applicata in climi temperati. Già dai primi passi, appena varcato l’ingresso, si viene avvolti da una vegetazione lussureggiante, una sorta di giardino dell’Eden che, in una delle regioni più fredde dell’Austria, contrappone una straordinaria biodiversità alla sterilità delle monocolture di abeti che la circondano. Durante l’ultima visita guidata per Italiani organizzata al Krameterhof abbiamo avuto tra i partecipanti Devis Bonanni, fondatore del Progetto Pecoranera. Nell’intervista che segue gli abbiamo chiesto cosa ha trovato al Krameterhof e cosa si è portato in Italia.

Come hai conosciuto il Krameterhof?

Ho conosciuto tardi l’esperienza di Holzer. La scorsa primavera ho partecipato ad alcuni incontri sulla permacultura per iniziativa di un’associazione locale. In quell’occasione è stato proiettato il documentario sul Krameterhof. Abito in Carnia, al confine con l’Austria, a soli centottanta chilometri da Sepp Holzer: le nostre condizioni sono molto simili a quelle del Lungau per territorio e clima, come non provare interesse?

Che aspettative avevi dalla visita al Krameterhof e cosa hai trovato là?

Da aspirante permacultore più che aspettative nutrivo dei timori. Il filmato mi aveva impressionato. Andando in Austria volevo mettermi di fronte allo stato dell’arte della permacultura nei climi temperati freddi e stimare il cammino che ancora mi attende. Temevo che il passo in termini di conoscenze, investimenti, tempo e filosofia fosse troppo grande. Con sorpresa mi sono trovato invece di fronte ad una permacultura possibile, avvicinabile, comprensibile anche da me che faccio il contadino solo da pochi anni. I principi enunciati durante la visita risuonavano dentro di me con familiarità, nelle parole di Josef Holzer ho ritrovato i pezzi del puzzle che sto mettendo assieme: lui ha completato l’opera ma disporre dei pezzi è già un’ottima cosa.krameterhof5

Per chi ha letto i libri di Sepp Holzer e conosciuto attraverso di essi il Krameterhof, questo è indubbiamente un luogo di grande fascino. Una sorta di giardino dell’eden in cui sono stati tradotti in pratica con successo i principi della permacultura ancora prima che venissero teorizzati. Dopo la fascinazione iniziale però la reazione di molte persone si trasforma in una presa di distanze con frasi del tipo: “eh va be’ ma lui sta in montagna!”, “ma qui c’è un clima diverso!” , forse per la delusione di non aver trovato una ricetta pronta da copiare tale e quale a casa propria.

Pensi che la tua visita in Austria influenzerà l’evoluzione del Progetto Pecoranera? Se sì, in che modo?

Chi avanza questi dubbi evidentemente non ha alzato lo sguardo verso il versante opposto della valle. Di là una grande monocoltura di abeti, di qua stagni, orti, alberi da frutto, animali al pascolo. Io abito in montagna e so cosa significa lavorare in pendenza, aspettarsi gelate in maggio, vedere la neve in ottobre, disporre di terreni profondi solo dieci o venti centimetri. Il mio pensiero è stato diametralmente opposto: ha realizzato tutto ciò nonostante le condizioni sfavorevoli! In pianura ci sono terreni più profondi, l’erosione è limitata, l’insolazione è potente, la stagione è lunga: cosa avrebbe fatto Holzer in pianura Padana, in Maremma, nel viterbese o nel Cilento? Sono rientrato a casa con un unico pensiero, lavorare ancora più sodo su questa strada. Sto proponendo al mio comune un lavoro di recupero dei meli antichi per ripiantumare intere porzioni della nostra terra con gli alberi giusti. Vorrei impratichirmi con le coltivazioni di cereali su sodo e stabilire nuove interazioni tra i campi e le mie galline. Insomma: il lavoro non manca!josef_holzer

Durante la prima visita guidata che ho fatto al Krameterhof, Josef Holzer, mostrandoci alcune delle coltivazioni di frutta e ortaggi ha insistito su quanto per lui sia importante coltivare ciò che mangia. Per molti suoi colleghi non è così: spesso anche chi fa coltivazioni di eccellenza nel campo del biologico sostiene di non avere il tempo per curare un orto. Penso che anche per te questo sia un aspetto fondamentale e che si possa dire che l’aspirazione all’autosufficienza sia stata una delle pietre fondanti del progetto Pecoranera. Pensi che si possano coniugare questo desiderio di autosufficienza, generalmente associato a piccolissime produzioni ed a stili di vita improntati ad una sobrietà volontaria, con l’aspirazione ad un’agricoltura su scala più grande, in grado di produrre reddito, impiegare persone?

Oggi abbiamo molti agricoltori e pochi contadini. Se fossi finito per coltivare ettari e ettari di tre o quattro prodotti avrei preferito rimanere in ufficio. L’autoproduzione alimentare è il fondamento per una certa libertà di manovra. Fino a quando dipenderemo in toto dal denaro anche noi contadini non saremo liberi. Dobbiamo rompere queste catene e consociare l’agricoltura ad altre grandi tematiche: vegetarianesimo, mobilità sostenibile, energie alternative su piccola scala etc. Dirò di più, dobbiamo rompere gli schemi a tutti i livelli e iniziare a fare cose nuove con nuovi strumenti. Il biologico è spesso un’imitazione dell’agricoltura industriale con metodi organici. Forse perché facciamo ancora riferimento alla civiltà contadina senza guardare un passo indietro: cosa hanno da insegnarci i popoli nativi? Paradossalmente il Krameterhof è più vicino a rigenerare il giardino dell’Eden ante invenzione dell’agricoltura piuttosto che a fare agricoltura organica.

Il Krameterhof è una realtà di eccellenza, considerata da molti il più importante esempio Europeo di permacultura applicata in climi temperati. Qui ed in altre realtà che mettono in pratica tecniche di permacultura in Italia e all’estero parte del sostentamento proviene anche da attività di formazione, corsi, visite guidate. Questo porta molte persone a pensare che questo modo di praticare l’agricoltura non sia in grado di sostenersi economicamente senza questi ‘altri’ introiti. Tu cosa ne pensi?

Parliamoci chiaro: la permacultura non potrà mai pareggiare i risultati ottenuti dall’agricoltura chimica. È troppo grande l’input energetico dato dai fertilizzanti per competere in termini di rese/superficie/lavoro. Ciò che non mi è piaciuto nelle parole di Holzer è stata l’eccessiva enfasi sui prodotti di nicchia. Ci ha parlato di marmellata di pigne e grappa di genziana. Prodotti molto costosi per austriaci danarosi. La permacultura deve fornire risposte soprattutto sul cibo di tutti i giorni. Non potremmo offrire mele permacoltivate a ottanta centesimi al chilo in supermercato ma cercare di avvicinarci al mercato con prezzi accessibili a chi voglia investire sulla propria salute piuttosto che su uno smartphone. Per fare ciò bisogna lavorare sulla filiera, sul senso dell’alimentazione, sulla riduzione dei costi per le aziende e, nelle zone rurali, sull’agricoltura diffusa come integrazione al reddito per carpire le energie lavorative sopite ed inutilizzate dalla società. Anche il mio progetto non è ancora un’azienda agricola e mi avvalgo piuttosto di fonti di reddito da altri lavori ma la strada non è impossibile. E poi mi preme sottolineare un dato. Holzer produce cibo la dove non cresceva neppure mezza patata. Operando col suo metodo si potrebbe coinvolgere nei cicli produttivi quei territori considerati da sempre non coltivabili.krameterhof6

Hai chiamato il tuo progetto Pecoranera, l’autobiografia di Sepp Holzer si intitola The rebel Farmer. C’è un’idea di ribellione molto forte in queste definizioni, proprio anche di un certo modo di intendere l’agricoltura. Non un semplice rifiuto ma una pratica di cambiamento che parte da sé, ma che mira ben oltre, senza aspettare un via libera dall’alto. Mi viene in mente ciò che scrive Fukuoka nella “Rivoluzione del filo di paglia” (anche in questo titolo il lessico è significativo): “l’agricoltura non consiste nel far crescere un raccolto ma nella coltivazione e nel perfezionamento dell’essere umano”

Come hai scelto la via dell’agricoltura?

In questi anni è cambiato il tuo modo di intenderla?

Ho scelto l’agricoltura perché senza sovranità alimentare non si è davvero liberi. È la genesi di tutte le cose, assieme alla ricerca di un riparo adeguato e di buona acqua per dissetarsi. All’inizio il mio riferimento era lo stereotipo contadino. Ma la vecchia società agricola rappresenta comunque l’espressione della lotta contro la Natura, il dominio e la violenza. In questi anni molto è cambiato nella mia percezione. Oggi penso che non si possa essere contadini nuovi senza essere uomini nuovi. Questo percorso può diventare quasi una via francescana alla riconciliazione con il Creato. L’agricoltura è stata per troppo tempo alfiere dell’antropocentrismo, è ora di fare un passo indietro e coltivare il nostro Giardino dell’Eden.

Note

1. PermaculTour organizza corsi e visite guidate presso realtà che operano nel campo della permacultura in Italia e all’estero. In programma c’è un altra visita guidata al Krameterhof rivolta ad Italiani il 29 settembre 2013. Per informazioni: emiliano.zanichelli@gmail.com

2. Pecoranera è la concretizzazione di un ideale di libertà per noi, Devis e Monica, che oggi portiamo avanti il progetto. La libertà che proviamo quando fatichiamo nei campi, l’ideale di vivere più in armonia con l’ambiente che ci circonda, coltivando il cibo di cui ci nutriamo, procurandoci la legna per riscaldare la casa, salendo in sella ad una bicicletta piuttosto che accomodarci in auto…

Fonte: il cambiamento

Permacultura. Intervista ad Elena Parmiggiani

Il concetto di permcultura viene spesso associato a quello di agricoltura sostenibile. La permacultura, in realtà, è molto di più. Ne abbiamo parlato con Elena Parmiggiani esperta di Permacultura, Agricoltura Sinergica e Città in Transizione, che ci ha raccontato anche la sua esperienza al Krameterhof, azienda agricola di Sepp Holzer.permacultura_krameterhof

“Siamo nell’epoca del tempo senza attesa”

G. Zavalloni, “La pedagogia della lumaca”

A chi verrebbe in mente oggi, di piantare una ghianda sapendo che saranno i suoi pronipoti ad ammirare un maestoso albero secolare? Purtroppo abbiamo perso la capacità di aspettare: vogliamo tutto e lo vogliamo subito, in tempo reale, a qualunque costo, disposti a saccheggiare qualunque risorsa come se non ci fosse un domani. Nulla tra ciò che ci circonda è progettato per durare a lungo, dagli apparecchi tecnologici ai governi. In un contesto come questo, cosa c’è di più rivoluzionario di cercare di progettare ecosistemi sostenibili e permanenti? Cosa c’è di più affascinante e necessario della permacultura? Ne abbiamo parlato con Elena Parmiggiani esperta di Permacultura, Agricoltura Sinergica e Città in Transizione, collaboratrice della Rivista ViviConsapevole e della Fattoria dell’Autosufficienza, approfittandone anche per farci raccontare la sua esperienza al Krameterhof, l’azienda agricola di Sepp Holzer presso la quale organizzeremo un corso per italiani in giugno. Ora che anche in Italia il termine permacultura comincia a diventare lentamente più familiare si genera spesso confusione sul suo significato, spesso associandolo riduttivamente al concetto di agricoltura sostenibile. In realtà la permacultura è molto di più. Cosa rappresenta per te?

La mia esperienza con la permacultura risale al 2009 quando ho frequentato il corso di progettazione in permacultura con John Button. Subito dopo ho iniziato a cercare di fare chiarezza su cosa fosse davvero questo termine affascinante e a come applicarlo: cultura permanente. Col tempo mi sono resa conto che la Permacultura è tante cose, tanti strati differenti, si va dal “metodo di progettazione”, alla filosofia di vita, all’autoproduzione, all’indipendenza energetica, all’orto nelle scuole, alle Città Transizione (nate dall’idea di un permacultore), al modo nuovo di concepire la vita sociale, a nuovi modelli di fare impresa, al riduco riuso riciclo, alla lotta per salvare i semi dalle multinazionali e agli ogm, al come allevare i bambini, al come arrivare alla fine della propria vita, all’agricoltura rigenerativa, al recuperare saperi perduti e all’integrazione di nuove tecnologie, tra le quali la biomimetica basata sui modelli naturali. Insomma, tutto quello che attiene all’essere umano nelle sue varie esperienze di vita che si possono ricondurre ad una cultura permanente.permacultura_1_

Per me, per la mia esperienza, la Permacultura rappresenta prima di tutto un metodo di progettazione di ecosistemi: potente, intelligente e lungimirante. Questo metodo ci aiuta a creare ambienti umani sostenibili ed ecosistemi integrati, grazie al recupero di saperi tradizionali, a basi di conoscenza ecologiche e grazie alla scienza. D’altro canto è uno strumento, una filosofia di vita, tramite il quale le persone possono imparare a vedere il mondo con occhi nuovi e acquisire delle abilità e competenze che vanno dall’autoproduzione di cibo alla ristrutturazione di casa, solo per fare due esempi molto semplici. Non a caso il binomio permacultura e coltivazione è molto conosciuto, diffuso ed apprezzato, visto che un terzo delle risorse del mondo circa vanno nella produzione di cibo, cominciare a coltivare qualcosa, anche solo le erbe aromatiche, è un gesto rivoluzionario, che ci aiuta nel raggiungimento di un primo livello di indipendenza e che non trovo affatto riduttivo. Inoltre la Permacultura è anche un movimento di attivisti, di persone che vogliono cambiare il mondo e sono in cerca di un nuovo paradigma, e a quanto pare abbiamo almeno un Permacultore anche in Parlamento nel momento in cui scrivo. Con la permacultura ci si prende la propria responsabilità, si aderisce alle etiche e si applicano i principi in un ciclo di progettazione (osservare, riflettere, progettare, fare), sia che si facciano i germogli o il sapone in un appartamento di città, sia che si progetti un’azienda agricola di 4.000 ettari (un esempio dal Messico).

Quali sono ad oggi le esperienze più interessanti in Italia?

Le esperienze più interessanti per me sono quelle di Permacultura Sociale e delle Città in Transizione, presenti un po’ in ogni regione, un esempio famoso è TT Monteveglio, ma anche esempi di Permacultura Urbana a Venezia con Spiazzi, a Catania col Gruppo permacultura Sicilia ed in altre parti d’Italia c’è molto di quello che io chiamo fermento. Sono rimasta molto colpita dalle mie recenti visite in Sardegna e Sicilia dove c’è un grande movimento che include creazione di orti, mutuo aiuto, incontri, sviluppo di monete locali, bellissime esperienze con i bambini e tanto altro. Poi ci sono alcune storiche esperienze come l’ecovillaggio di Torri Superiore in Liguria e Basilico in Toscana e tanti altri esempi più recenti come Tertulia sempre in Toscana o Consolida in Emilia Romagna, che con grande impegno stanno portando avanti sogni che danno speranza a tutti noi. Non posso non citare i piccoli e grandi esperimenti di orti urbani a Roma e la miriade di orti sinergici che stanno punteggiando l’Italia, rendendo possibile anche lo stare in città e il non doversi trasferire in campagna. E come dimenticare la grande e bellissima esperienza che si sta diffondendo sempre più che sono gli orti nelle scuole. Come dice un grande permacultore, la Permacultura è rivoluzione cammuffata da giardinaggio bio! (Graham Bell, Permaculture – A Beginner’s Guide)

Ci sono aziende agricole che operano utilizzando i principi della permacultura?

Sì, anche se in alcuni casi le aziende agricole sono veramente giovani, con solo due o tre anni di attività alle spalle. Il tempo necessario per avere risultati “visibili” in un ecosistema a volte supera i 10 anni (affinché le piante crescano e prosperino) e in alcuni casi l’Azienda stessa si è focalizzata su zone o settori come la costruzione degli edifici, il risparmio energetico, la sostenibilità della produzione, l’apertura al pubblico per diffondere la permacultura, rendendo difficile a volte identificare chiaramente nella realtà idee che magari ci siamo fatti vedendo un documentario, leggendo un libro o solo sentendone parlare.permacultura_9

Aziende nel territorio italiano che sono nate grazie ad un progetto permaculturale sono tantissime, una tra le più famose è l’Azienda Agricola Terra ed Acqua nota come Cascina Santa Brera, che ha rotazioni con mucche, maiali, polli e un grande orto comunitario proprio alla periferia di Milano e che fa scuola di pratiche sostenibili.

Altri esempi molto interessanti sono:

– l’Azienda Agricola di Alessandro Caddeo in Sardegna, che impiega una rotazione di asini, pecore e galline;

– Ragas di Giovanni Zanni, azienda agricola sita nelle colline bolognesi è specializzata in piccoli frutti

e ancora la Roverella in Molise specializzata in coltivazione di foraggere.

Un esempio che non è esplicitamente permaculturale ma che rappresenta per me un vero modello è Remedia, azienda erboristica delle colline romagnole, che non solo è molto affascinante ma ci sono spunti concreti ed interessanti per imparare e da applicare nel proprio progetto.

Altre realtà, create dai pionieri della permacultura in Italia:

– Zebrafarm di Saviana Parodi con olivi ed altre colture;

– la Boa di Stefano Soldati con casa in paglia, orti e food forest;

– l’allevamento di maiali Cinta Senese di Fabio Pinzi;

– la Tana del Bianconiglio di Franz Quondam.

Io stessa lavoro presso un’Azienda Agricola nell’appennino romagnolo, la Fattoria dell’Autosufficienza.

Nel tuo percorso hai avuto esperienze formative e lavorative in questi ambiti in Italia e all’estero, pensi che la situazione sia molto diversa?

La cosa che si nota di più quando si va all’estero è l’anzianità di certi progetti. È abbastanza evidente che un progetto che ha 40 anni (sono 40 anni che la permacultura è arrivata in Europa) ed è magari di un solo proprietario ha un effetto dirompente su chi ha possibilità di conoscere il progetto e visitarlo. Penso sicuramente ai posti che ho visitato in Inghilterra, Austria, Germania, Spagna, Irlanda. Da noi tutto è cominciato con i primi pionieri nel 1994, soprattutto grazie ad un movimento di persone che volevano riavvicinarsi alla natura, creando comunità ed ecovillaggi, da informazioni che ho molti progetti sono decaduti quando le persone che li animavano si sono trasferiti, perdendo l’esperienza. È un peccato, avere perso tanti esempi di permacultura in Italia, ma forse questo ha portato ad un desiderio ancora più forte e straordinario di realizzare una cultura permanente su tutto il territorio nazionale._permacultura7

Questa estate organizzeremo un corso per italiani al Krameterhof, l’azienda di Sepp Holzer sulle Alpi austriache. Tu ci sei stata due anni fa, cosa ne pensi della sua esperienza?

Andare al Krameterhof è stato illuminante. Ho finalmente toccato con mano cosa significa un progetto dove tutto funziona da anni come un organismo, come un ecosistema e dove tutto è abbondanza (intesa come ricchezza a cui possiamo attingere e da cui possono trarre beneficio anche piante ed animali). Una ricchezza di acqua, di piante, di animali e pesci mai viste se non a Plitvice (che però è una riserva naturale croata). Il tocco di Sepp Holzer è ovunque e i risultati sono talmente concreti da lasciare una traccia profonda in chiunque ci vada. Il messaggio del Krameterhof è: sì tutto quel che si dice nei principi di permacultura si può fare concretamente e su vasta scala, permettendo anche agli agricoltori in posti svantaggiati di prosperare (il Lungau, la regione in cui si trova il Krameterhof, era una regione arretrata dell’UE fino a poco tempo fa). L’esperienza al Krameterhof è molto educativa e possiamo anche noi riprendere ed adattare le soluzioni proposte da Holzer alla nostra specifica esperienza italiana. Una cosa da ricordare è che ci vogliono a volte mesi, altre volte anni per ottenere risultati permanenti, soprattutto nel ristabilire l’equilibrio idrogeologico e ricaricare la falda acquifera, quindi non è lungimirante avere fretta.

Ci racconti qualcosa della tua esperienza al Krameterhof? C’è qualche cosa che non ti ha convinto?

Il Krameterhof è un’azienda agricola funzionante e produttiva di 45 ettari con circa 70 bacini d’acqua e un dislivello di circa 400 metri, progettata da Sepp Holzer e realizzata da lui e dalla sua famiglia. Sono partiti da scarsità d’acqua e una piantagione di abeti che stava impoverendo irrimediabilmente il terreno e con paziente osservazione hanno ottenuto risultati molto importanti. I quattro giorni passati al Krameterhof sono stati molto belli, ricchi di sorprese. Il clima era piovoso, eravamo in luglio e si stava decisamente bene con il maglione, ma appena si affacciava il sole vai di maniche corte e crema abbronzante! Ci hanno accolti molto bene, e subito siamo partiti per visitare il luogo. In quattro giorni abbiamo fatto su e giù per la montagna e abbiamo visto cantine, essiccatoi, casette di legno, le sorgenti, i laghi, l’allevamento di galline, pecore, mucche, maiali allo stato brado. Campi appena seminati, orti ricchi di verdure, luppolo chilometrico, tante tantissime trote, mi sono fatta una scorpacciata di lamponi e abbiamo fatto tantissime foto. Ho avuto l’onore di conoscere i figli di Holzer, persone veramente gentili e squisite che ci hanno accolto ottimamente! La cosa che mi ha colpito di più è stata l’abbondanza di lamponi, che da me a Reggio Emilia vengono ma ci sono voluti tre anni senza irrigazione per ottenere un raccolto decente. L’altra cosa bellissima, per me amante dei fiori e delle erbe spontanee, è stata la vitalità e la biodiversità del luogo, che ricordiamoci era una piantagione di abeti con un suolo orribile e poco profondo. Quarant’anni fanno una bella differenza, ma anche le tecniche adottate sono di aiuto per velocizzare le cose, infatti Holzer cambia periodicamente e sperimenta, soprattutto esplorando nuove nicchie di mercato.permacultura__6

Dove c’è acqua c’è vita e Sepp Holzer lo sa bene. Holzer però non si è limitato a creare dei laghetti, ogni singolo sasso nei suoi terreni svolge funzioni specifiche, le piante e gli animali altrettanto, così come ogni terrazzamento e rialzo nel terreno. Per avere trote e gamberi di acqua dolce, così come patate di colori e sapori diversi, ortaggi, cereali, prodotti animali e miele, Holzer fa largo uso di trappole solari, masse termiche, fitodepurazione, sfruttando anche ogni vantaggio nella creazione di microclimi (con orti a cumulo, orti a monticello Hugelbed) e raccolta di acqua piovana direttamente nel suolo vicino alle piante. Dal punto di vista economico, l’azienda di Holzer si basa su entrate di vario tipo, che cambiano spesso e sono il risultato di studi che fa Holzer stesso sulle nicchie di mercato. C’è molto da imparare a tutti i livelli, al Krameterhof, non solo sulla gestione ambientale, ma anche turistica, di produzione, di diffusione, di trasmissione d’impresa (entrambi i figli lavorano, anche se in ambiti differenti, nell’azienda paterna). Quello di Holzer è un approccio olistico che prende in esame moltissimi aspetti relativi ad un’azienda agricola e della famiglia che se ne occupa, garantendo un futuro sostenibile nella Alpi austriache, con precipitazioni annue di 700mm e una temperatura media di 5 gradi annui. Aggiungo che la settimana scorsa sono andata a visitare un altro progetto famoso di Holzer, Tamera in Portogallo. Ci sono andata perchè volevo vedere altre tecniche di Holzer e per verificare se in altri climi il suo approccio avrebbe continuato a funzionare. Lì ho percepito di nuovo il tocco di Holzer, perchè il terreno è con poco dislivello, aperto e poco ondulato e quindi l’impatto del cambiamento è visibile e forte. A Tamera ci sono frutteti lungo tutti i bacini artificiali, serre, policolture di ortaggi ed erbe medicinali ovunque. Il lago più grande creato da Holzer a Tamera è di circa 5 ettari e contribuirà a ristabilire l’equilibrio idrologico di questo ecovillaggio che comprende 130 ettari di terreni. Una cosa che non mi aveva convinto durante la mia visita al Krameterhof è stata la tecnica con cui vengono costruiti i bacini idrici, dubbio che però ho chiarito meglio dopo, dubbio dovuto più ad un mio convincimento che ad altro. Invece il dubbio sull’esistenza dei limoni ce l’ho ancora, perchè nel nostro visitare l’azienda sono sfuggiti alla nostra attenzione, quindi quando sarete là fateveli mostrare e fate tante foto!

Molte persone sinceramente interessate alla permacultura pensano che possa fornire spunti interessanti per l’orto di casa, o comunque solo per produzioni su scala molto ridotta. Cosa ne pensi? I principi sono applicabili anche su larga scala? È possibile per un’azienda agricola intraprendere questa direzione?

Oltre che possibile è auspicabile che le aziende agricole prendano in considerazione la Permacultura ed i suoi principi. Soprattutto perchè i principi si basano su una pianificazione energetica efficiente e quindi portano al risparmio di denaro, di risorse, di tempo e soprattutto creano un futuro in settori, come quello agricolo, in forte crisi e dipendenti da contributi e fondi europei che con la crisi economica attuale non sono proprio garantiti. Ci sono moltissime aziende all’estero che fanno permacultura con successo, in Italia non mancano esempi, forse l’unica cosa che manca è l’informazione, ovvero una mappa aggiornata delle realtà italiane.

Che passi consiglieresti a chi volesse intraprendere questa direzione?

È molto importante visitare realtà come il Krameterhof che sono attive da moltissimi anni e funzionano in modo coerente rispetto al progetto in Permacultura, che è stato pensato per quel luogo dal progettista. Io stessa consiglio a chiunque di andare a visitare (se possibile) l’azienda di Sepp Holzer, chiarisce moltissimi dubbi e indecisioni e fornisce una base solida e concreta se si sta già studiando permacultura. Molte cose realizzate lì sono esempi reali di quel che si legge nei libri o si vede su Internet e quindi si può toccare con mano il risultato. Molti agricoltori ed imprenditori agricoli possono trarre insegnamento, esempio ed ispirazione da una realtà economica in attivo, senza togliere nulla all’ambiente ma anzi favorendolo. In secondo luogo consiglio di visitare le aziende agricole e i luoghi che applicano la permacultura o che hanno iniziato la progettazione in Italia. Favorendo all’inizio quei progetti che siano nella propria regione, nel proprio clima, facili da visitare e con interessi simili ai propri. Parteciperei poi agli incontri semestrali dell’Accademia di Permacultura, per cominciare a fare rete e conoscere i vari permacultori sulla scena italiana.

Per chi volesse confrontarsi, imparare e conoscere meglio la permacultura, ma non avesse la possibilità di farlo con Sepp Holzer, ci sono le giornate di introduzione ed i corsi di progettazione che si svolgono in varie parti d’Italia.

Fonte: il cambiamento

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