Vivere facendo a meno del denaro: il gruppo ALVISE

Al giorno d’oggi sembra che tutto sia basato sul denaro e che creare qualcosa senza l’ausilio di quest’ultimo sia impossibile. Ma c’è anche chi non la pensa in questo modo e crede fortemente che i soldi non siano così indispensabili, al punto da riuscire a realizzare una comunità che mette il dono come filosofia di vita e di crescita reciproca. È la storia del gruppo ALVISE, nato per volontà di Marco Conti, 49 anni, di Alpignano in provincia di Torino.9444-10180

MarcoConti è il fondatore del gruppo ALVISE e ci racconta come è partito il progetto e come si è evoluto.

“Tutto è nato 2 anni fa grazie alla lettura del li­bro L’uomo senza sol­di. Vivere facendo completamente a meno de­l denaro di Mark Boy­le. La base è la free­conomy, la gratuità, ­che si realizza con l­o scambio di beni mat­eriali e di abilità intellettuali e manual­i. Volevo fondare un gruppo in cui la generosità, l’att­o di dare senza aspet­tarsi nulla in cambio­, costituisse le fondamenta. Il denaro non è infatti indispensabile per vivere: anche se non esistesse, l’esistenza dell’uomo sulla terra potrebbe comunque continuare grazie agli scambi e al baratto. L’avvio del gruppo è stato un po’ travagliato: ne avevo inizialmente parlato a un amico che aveva le mie stesse esperienze nell’ambito ecologico e da questo scambio di opinioni ne è emersa una prima riunione in cui abbiamo aderito in otto. Purtroppo non si riusciva facilmente a trovare delle linee guida e per questo le iniziative non partivano: facevamo continue riunioni senza concludere nulla e presto l’entusiasmo iniziale si spense. La svolta c’è stata nel gennaio 2016, quando il gruppo iniziale ha abbandonato ALVISE decretandone la fine. Io invece ne ho visto il potenziale e da solo ho ripreso la situazione, dapprima con  laboratori di autoproduzioni, poi con i corsi di yoga, reiki e meditazione che hanno incrementato notevolmente il numero degli iscritti. Non c’è un direttivo, ma ci si basa sulla voglia di fare e di trovarci insieme.”

Cosa significa il nome ALVISE e su cosa si basa?

“ALVISE è un acronimo che sta per “ALpignano VIve SEnza”, cioè senza denaro,­ senza spreco e senza inquinament­o: è un gruppo spontaneo autogestito di mutuo aiuto senza scopo di lucro che comunica principalmente su WhatsA­pp (standard e broadcast) libero a tutti, che conta or­a circa 330 iscrit­ti in continuo aumento. C’è chi dona i­l proprio sapere e tempo conducendo corsi ­e lezioni, chi mette ­a disposizione gli sp­azi, chi prepara piac­evoli aperitivi autop­rodotti da consumare ­a fine incontro, chi regala oggetti che non utilizza più affinché trovino una nuova vita. Insieme diamo corpo a un’economia del dono, del­la condivisione, dell­o scambio e del barat­to degli oggetti ed organizziamo incontri ­dove ognuno di noi po­rta ed acquisisce sap­eri e conoscenze.­”

Quali sono le iniziative che avete organizzato finora e quali quelle in programma in futuro?

“Abbiamo fatto corsi d­i autoproduzione (tor­telli, sapone, deters­ivi, gelato, pizza) e­d esperienziali (thai­ chi, medigym, yoga, ­meditazione, reiki, seduzione, musica, postura), pa­rlato di risparmio en­ergetico e di alimentazione, visionato documentari ed approfondito stili di vita a­ noi vicini come la Semplicità Volontaria.­ Non sono mancati mom­enti di svago con cen­e vegetariane/vegane,­ gite culturali e vis­ite ad ecovillaggi. A­ltri ambiti del nostr­o agire sono la soste­nibilità ambientale, ­il rispetto per tutti­ gli animali (umani e­ non), la lotta allo spreco alimentare e l­a riduzione dei rifiu­ti. Tra dicemb­re ’16 e gennaio ’17 abbiamo in program­ma esperimenti di socializzazione, una costellazione familiare,­ lezioni di acrobazia aerea, appuntamenti con psicologhe ed osteopata, la presentazione di un libro­, conosceremo il Metodo Bates x migliorare la vista in modo naturale. Ad ­ALVISE occorrono solo­ dai 3 ai 5 giorni da­ quando si pensa a quando si realizza un evento. In genere ci r­itroviamo presso parc­hi pubblici o in cas­e private in modo da non dover sostenere i costi per l’affitto di una sala: cucine, sa­le da pranzo, taverne­tte, orti e giardini ­vengono usati per le ­varie attività. In qu­esto modo le persone ­aprono le loro porte ­per accogliere sconos­ciuti che possono div­entare nuovi amici. A­gli incontri c’è sempre tanta voglia di st­are insieme e di rivedersi.”

Da chi è composto il gruppo?

“Principalmente sono donne, per il 78% degli iscritti­. In generale, i membri del gruppo hanno in media un’età compresa tra i­ 40 ed i 60 anni e sono laureati per il 90­%. Tra di noi ci sono­ insegnanti, architet­ti, medici, infermier­i, registi, ecodesign­er, farmacisti, inven­tori, ingegneri, avvocati, psicologi, antropologi ed anche oper­ai, casalinghe e pensionati.”
Insomma, è un gruppo molto ricco e variegato. Quali sono i costi per portare avanti tutti questi progetti?

“Tutte le iniziative d­i ALVISE sono gratuite: chi organizza, osp­ita o partecipa non ssostiene spese: ciò co­nsente a tutti di pot­ervi accedere. Unici ­requisiti richiesti sono la curiosità e la­ volontà di fare nuov­e esperienze e conosc­enze. Siamo anche da ­stimolo verso chi pensa che senza denaro n­on si possa organizza­re nulla. Al centro del gruppo, infatti, c’è la persona e i rapporti  che si vengono ad instaurare attraverso una rete di collaborazione e condivisione. ALVISE ALpignano VIve­ SEnza è un’opportun­ità di crescita nella­ ragione in cui sapre­mo coglierne la forza­ del progetto, che ve­diamo espandersi quot­idianamente con l’ingresso di nuovi amici,­ idee, competenze, collaborazioni.”

Il gruppo ALVISE è anche su facebook

Fonte: ilcambiamento.it

 

Alessandro Borzaga: “Ecco com’è nato Passamano, il primo negozio senza soldi”

La società del consumo ci ha abituato a buttare via un oggetto quando si rompe o si rovina. Ma cosa succede quando qualcuno decide di invertire la rotta cominciando invece a riparare e riciclare? La storia di oggi prova a darci una risposta attraverso l’esperienza di Alessandro Borzaga, fondatore e gestore del primissimo negozio in cui i soldi non si usano: si chiama Passamano e si trova nella città di Bolzano.

All’inizio è solo un’idea, nata durante gli incontri tra alcuni componenti del Movimento della Decrescita Felice locale e i ragazzi del movimento Transition: creare un negozio che raccogliesse gli oggetti dismessi dalle persone per cederle a chi potrebbe averne bisogno. Niente cassa ma solo un bancone, per una “compravendita” che non prevede il portafoglio. Di lì a poco, l’immaginazione comincia a stuzzicare la realtà e si comincia a pensare ad una realizzazione concreta del progetto.passamano

“Per cominciare ho avuto la fortuna di ricevere in eredità dai miei genitori i locali del loro vecchio negozio” – spiega Alessandro – “così riducendo le spese iniziali al minimo siamo partiti”. Quando il negozio viene inaugurato, nel 2012, è subito un successo. Partecipano più di 500 persone e il via vai di persone che prendevano e lasciavano oggetti era davvero impressionante.  “Generalmente abbiamo sempre un surplus di oggetti dismessi, ma per evitare che i più maleducati si approfittino della filosofia del dono abbiamo messo un limite massimo di cinque oggetti”. L’obiettivo del negozio infatti è quello di prendere esclusivamente le cose che possono servire davvero, senza “arraffare” per il solo gusto di prendere gratuitamente qualcosa. Il concetto è rispettato e apprezzato dalla maggior parte delle persone e i clienti lasciano spontaneamente un’offerta, se vogliono anche in Scec. Ma i soldi lasciati dalle persone non sono mai destinati all’oggetto che si sta portando a casa ma al sostentamento del progetto. “È chiaro che, seppure in misura estremamente ridotta, i soldi servono per portare avanti questa iniziativa”, precisa Alessandro, “perché anche se non c’è il costo dell’affitto bisogna pagare tasse e bollette”. Il negozio, ripete più volte il proprietario, si regge dunque sulla disponibilità dei volontari e sulla generosità degli abitanti di Bolzano.borzaga

Come complemento del progetto “Passamano” è nata l’officina “SecondArt”, un laboratorio di riparazione degli oggetti rotti ceduti dai cittadini di Bolzano. Perché quella del riciclo per Alessandro è una vera e propria passione, “mi è sempre piaciuto lavorare con le mani e fin da piccolo sono stato abituato a riparare oggetti nella cantina di mio padre”. Anche la sua casa sembra una vetrina allestita per un’esposizione artistica del riuso. Levigare e dare nuova vita a qualcosa di rotto non è solo un processo fisico e meccanico ma un lavoro più profondo su sé stessi. “Aggiustare gli oggetti ha un potere terapeutico sulle persone. È come se attraverso la riparazione delle cose che abbiamo tra le mani passasse la riabilitazione di noi stessi”, spiega il fondatore di Passamano, poi aggiunge “ma non abbiamo inventato niente, si chiama ergoterapia ed è praticata da molto tempo”.  D’altronde anche l’obiettivo finale di questo progetto è molto profondo. Nato da un gruppo di ambientalisti contrari all’incenerimento del ciclo dei rifiuti, lo scopo è quello di ridurre gli scartilottare contro gli sprechi e donare nuova dignità agli oggetti usati, oltre che creare una rete umana di scambio e condivisione di cultura e conoscenze. Proprio su questi principi si sono sviluppati i laboratori che oggi si tengono in questo “negozio” sui generis, sede – tra l’altro – del circolo locale del Movimento della Decrescita Felice.

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C’è la Ciclofficina popolare, gestita da due rifugiati africani che oltre ad offrire un servizio di importanza impareggiabile, hanno la possibilità di raccogliere un po’ di denaro grazie alle offerte lasciate per il loro lavoro. Oltre a questo, gli stessi due ragazzi si occupano anche del laboratorio di riparazioni elettroniche, settimanalmente si tengono poi il corso di sartoria e quello di riciclo creativo, il RecyclArt. Per promuovere la cultura del dono come buona pratica per la sostenibilità ambientale ma anche per lo sviluppo delle relazioni e delle espressioni artistiche, dando vita a un luogo in cui il bello non si crea ma si riusa.

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Fonte : italiachecambia.org/