Segreto di Stato, il nucleare italiano resta un mistero

Il governo Renzi decide di desecretare gli atti sulle stragi ma il nucleare italiano resta top secret. Matteo Renzi, con la firma della direttiva che dispone la declassificazione degli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna e rapido 904, vuole dichiaratamente avviare una “nuova stagione” di trasparenza assoluta. Un atto importante, per l’opinione pubblica e gli storici italiani (se è vero che non emergeranno novità eclatanti tali da riaprire i processi, perchè i documenti secretati la magistratura li ha già potuti analizzare, altrettanto vero è che la coscienza storica di un Paese deve fondarsi sulla trasparenza e non sulla ragion di Stato) che rischia tuttavia di intorbidire ulteriormente le acque perpetrando la fastidiosa prassi di apporre il segreto di Stato sui documenti “scottanti” o “delicati”. Un fulgido esempio della supremazia della ragion di Stato, che spesso coincide con la ragione degli amministratori dello Stato, ce lo da la Basilicata, terra di misteri e veleni per anni nascosti alla popolazione e alle istituzioni preposte ai controlli (ambientali e giuridici): dalle navi dei veleni affondate a largo delle sue coste (segrete, ad esempio, le audizioni in commissione parlamentare del procuratore della Repubblica Nicola Maria Pace) ai dati sull’inquinamento perpetrato per almeno un decennio dall’inceneritore Edf Fenice di Melfi (Pz), tenuti in un cassetto dell’Arpab per oltre 10 anni, fino all’operazione di trasferimento di barre di combustibile nucleare irragiato avvenuta nel luglio 2013. Se dunque è importante e doveroso dotare l’opinione pubblica di tutti gli strumenti necessari a far luce, una fiammella, sui misteri d’Italia e sulle stragi di 30-40 anni fa (utile per amor di verità, un po’ meno per amor di giustizia), altrettanto importante è dotare ed informare l’opinione pubblica sui misteri del nucleare lucano e italiano: l’ex-procuratore Nicola Maria Pace (defunto e compianto) parlava, alla Commissione bicamerale d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti, di 2,7 tonnellate di rifiuti radioattivi, una cifra ben diversa dai quasi 2kg che la Sogin ha affermato di aver trasferito all’aeroporto di Gioia del Colle per il rimpatrio negli Stati Uniti.

Leggi l’audizione di Nicola Maria Pace alla Commissione bicamerale d’inchiesta (10 marzo 2005)

Il nucleare italiano81f6040c8d51318ae1ab795d068962a5-586x411-586x350

Sul nucleare italiano c’è segreto di Stato, un segreto apposto dal governo Prodi nell’anno 2008 (poco prima di concludere l’esperienza in esecutivo e lasciare palazzo Chigi alla compagnie berlusconiana più popolare della storia); un segreto garantito anche da quei lucani, come il viceministro dell’interno Filippo Bubbico, che invece dovrebbero pretendere chiarezza e trasparenza assoluta sul materiale nucleare stoccato a Rotondella (Mt), presso l’Itrec. Certo, il tema è delicato: occorre garantire si la trasparenza in materia ambientale (richiamata anche dalla Convenzione di Aarhus, sottoscritta dall’Italia) ma anche la sicurezza di un’operazione dai rischi collaterali enormi. In tal senso, quello nucleare non è solo un problema locale dei lucani: nel 2012 fu portata a termine un’operazione simile al trasferimento dello scorso anno dall’Itrec di Rotondella, ma da Saluggia (Vc), pianificato da prefettura ed enti locali. Le domande sul tema sono però solo “ammuina” mediatica per il sottosegretario Bubbico. Chiacchiere da bar riportate sui giornali. Il problema dell’Itrec, che non si sa cosa contenga, come questo sia eventualmente stoccato, con quali misure di sicurezza ambientale e quali siano i rischi connessi alla salute pubblica del centro Enea di Trisaia di Rotondella (Trisaia un tempo significava “tre aje” per esemplificare l’abbondanza dei raccolti in quelle terre), è quindi un problema da chiacchiere da bar o da“commari” come dichiarato dal procuratore della Repubblica di Matera Celestina Gravina davanti alla Commissione bicamerale il 28 febbraio 2012.

Leggi l’audizione di Celestina Gravina alla Commissione bicamerale d’inchiesta (28 febbraio 2012)

“Su Rotondella ci sono chiacchiere da comari. Le ho sentite direttamente perché la spiaggia di Rotondella è la mia preferita, è un posto stupendo, incantato, dove vado a fare il bagno. Solo chiacchiere da comari.”

ha detto il procuratore Gravina alla Commissione. Nel marzo 2013 il Ministero dello Sviluppo Economico (all’epoca il ministro era ancora Corrado Passera) ha invece scritto nero su bianco la formula “segreto di Stato” per i documenti sull’Itrec (la Gazzetta del Mezzogiorno chiedeva di visionare il piano di smantellamento della Società Gestione Impianti Nucleari, Sogin Spa). Quello che sappiamo è che il bilancio di Sogin del 2011 è “il miglior risultato” dall’atto di costituzione della società pubblica e che, contemporaneamente all’approvazione del bilancio, il Cda ne decretava lo smantellamento. In tal senso le decine di interrogazioni parlamentari non hanno alcuna utilità, vista la natura della risposta: come scriveva giustamente ilmanifesto il 1 agosto 2013 i parlamentari lucani potrebbero tuttavia pretendere di visionare l’interno del centro Itrec, accompagnati da tecnici e giornalisti indipendenti.

Il Deposito Unico Nazionale

Il tema del segreto di Stato sul nucleare italiano si ripresenterà a strettissimo giro: entro il 2015 infatti il governo dovrà indicare a Bruxelles dove verrà creato il Deposito Unico Nazionale in cui verrà stoccato il 75% del materiale nucleare radioattivo presente sul territorio italiano, come previsto dalle normative europee in materia. Le scorie nucleari, come scrivevamo noi di Ecoblog nel dicembre scorso, verranno stoccate tutte in un’unico deposito, che sarebbe dovuto essere deciso per marzo 2014. Sono 90mila i metri cubi di rifiuti nucleari che dovranno trovare una casa sicura dalle grinfie di buontemponi e malintenzionati e trasparente per l’opinione pubblica, i media e gli esperti del settore, nell’ottica di trasparenza e controllo terzo che il governo ha deciso (a parole) di avviare.

Fonte: ecoblog.it

CINA, inquinamento da “segreto di Stato”

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Chi conosce l’amministrazione della cosa pubblica in Cina non si stupirà di venire a conoscenza del segreto di Stato che il governo di Pechino ha imposto sui dati relativi all’inquinamento di suolo del grande paese asiatico. In un Paese che ha ammesso a se stesso solo poche settimane fa dell’esistenza dell’inquinamento, e in cui l’omertà istituzionale garantisce il controllo sugli 1,3 miliardi di cinesi, il segreto di Stato viene usato un po’ per tutto: oggi, grazie alla denuncia di un avvocato di Pechino, sappiamo anche sull’inquinamento.

Dong Zhengwei, avvocato di Pechino, ha chiesto pochi giorni fa di poter consultare i dati emersi da un’indagine governativa sull’inquinamento del suolo avviata nel 2006 e costata un miliardo di yuan (oltre 120 milioni di euro); per tutta risposta il Ministero dell’Ambiente cinese, lo stesso che ha ammesso solo pochi giorni fa l’esistenza dell’inquinamento in quanto tale, lo ha informato del fatto che il governo ha posto su quello studio il segreto di Stato.

La risposta del ministero è infondata, perchè le norme sulla diffusione di informazioni governative consentono la pubblicazione dei cosiddetti segreti nazionali se questi sono di interesse pubblico. Il ministero dell’Ambiente ha diffuso informazioni in tempo reale sull’inquinamento atmosferico anche se l’aria di Pechino non era così male il mese scorso. Al contrario, l’inquinamento del suolo è un ’segreto di Stato’. Questo vuol dire che la terra è molto più inquinata dell’aria?

La domanda che pone l’avvocato al South China Morning Post probabilmente non riceverà una risposta (almeno in tempi brevi). Nel 2006 un decimo delle terre agricole cinesi risultava inquinata e inadatta a qualsiasi coltura: il Grande balzo in avanti della rivoluzione maoista, il dragone cinese che ha contrapposto per decenni al mondo occidentale la sua nemesi comunista, aveva cominciato a mostrare le sue falle.

Ad oggi non si ha idea delle condizioni del suolo cinese. Appare paradossale che il governo avvii un’indagine nel 2006, rendendo nota la cosa senza renderne noti i risultati, eppure è semplicemente così; la notizia, cui è stato dato ampio risalto anche in Cina, fa discutere molto la popolazione, che si sfoga sopratutto grazie ad internet.

L’inquinamento del suolo può danneggiare in modo diretto la gente perché colpisce il cibo, le coltivazioni e le falde acquifere. La gente ha il diritto di sapere come stanno le cose.

ha spiegato Ma Jun, direttore della sede di Pechino dell’Istituto di affari pubblici e ambientali; all’apertura dell’indagine governativa nel 2006 il Governo affermava che 12 milioni di tonnellate di cereali venivano contaminati da metalli pesanti ogni anno. Questo è stato l’ultimo dato snocciolato prima del segreto.

Fonte: South China Morning Post