No al cibo nella spazzatura. La campagna di ActionAid parte dalle scuole di Torino

“Io mangio tutto” è il percorso di sensibilizzazione sul diritto al cibo per le scuole primarie che ha come obiettivo affrontare, attraverso il gioco, la tematica della fame nel mondo e dello spreco di cibo. Secondo una ricerca Ipsos il 45% dei piemontesi taglia gli sprechi alimentari, il 51% riduce gli alimenti che finiscono in pattumiera e l’87% predilige la filiera corta380659

Ogni anno in Italia vengono sprecate 20 milioni di tonnellate di cibo. Ma perché permettiamo che il cibo finisca nella spazzatura quando al mondo 870 milioni di persone soffrono la fame? Un cambiamento possibile e fortemente richiesto dai piemontesi, come dimostrano i dati Ipsos per ActionAid, diffusi in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, secondo cui gli abitanti della regione sono sempre più attenti a tavola, con il 45% che taglia gli sprechi alimentari, il 51% che riduce gli alimenti che finiscono in pattumiera e l’ 87% che predilige la filiera corta, facendo quotidianamente la spesa al mercato e cambiando così il paradigma dei consumi. Ed è dai più piccoli che deve partire il vero cambiamento, dalla scuola, per sensibilizzare ed educare correttamente i più piccoli a mangiare tutto e non buttare nulla nella spezzatura. Io mangio tutto. No al cibo nella spazzatura. Questa la campagna di ActionAid, organizzazione internazionale ed indipendente impegnata nella lotta alle cause della povertà e dell’esclusione sociale, sponsorizzata da Nexive, il primo operatore postale privato italiano. “Io mangio tutto” è il percorso di sensibilizzazione sul diritto al cibo per le scuole primarie che ha come obiettivo quello di affrontare, attraverso il gioco e la fantasia, la tematica della fame nel mondo e dello spreco di cibo in Italia, così da sviluppare nei giovani alunni una consapevolezza maggiore sul valore del cibo e le difficoltà che una grossa fetta di umanità riscontra nell’ottenerlo. Il percorso è gratuito e si avvale di un kit didattico cartaceo, un’attività a scuola della durata di circa 2 ore, fruibile direttamente in aula dai docenti, che potranno avvalersi di una guida dettagliata e del supporto a distanza del nostro staff. In tal modo, grazie al sostegno di Nexive, circa 2000 bambini potranno sviluppare conoscenze sulla tematica della fame nel mondo, sulla prevenzione degli sprechi alimentari e sui principi di un’alimentazione giusta e sostenibile, e in 15 scuole, non solo di Torino ma anche di Firenze e Padova, si lavorerà affinché gli alunni acquisiscano maggiore consapevolezza sulle tematiche e gli strumenti necessari per partecipare attivamente alla vita dei propri territori e per promuovere un’economia del cibo locale, giusto. “Essere nati nella parte del mondo ‘più fortunata’ ci impone, da un punto di vista etico, di essere consapevoli di quanto accade nell’altra metà, di praticare e diffondere buone abitudini e sensibilizzare le nuove generazioni sulle tematiche dello spreco e del diritto al cibo –dichiara Roberta Culella, CSR Manager di Nexive- . L’alimentazione è fondamentale nella crescita di ogni bambino; tantissime persone nel mondo soffrono la fame ogni giorno e gettare cibo nella spazzatura rappresenta una sconfitta e una vergogna, per una società che ne ha un accesso privilegiato e illimitato.” “È dai bambini che frequentano le mense che può partire il vero cambiamento. Parliamo di un comparto attorno al quale ruotano 10 milioni di persone, tra addetti ai lavori, insegnanti, docenti, studenti e personale non docente. Un bacino enorme che rappresenta 1/6 della Nazione e che può farsi davvero promotore e partecipe di consumi alimentari sostenibili, attraverso l’adozione di comportamenti individuali e collettivi virtuosi –dichiara Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid Italia-. Siamo dunque molto contenti che Nexive abbia scelto di essere al nostro fianco attraverso l’iniziativa Io Mangio Giusto, per intervenire fermamente nella realtà scolastica di Torino, promuovendo con forza e a tutti i livelli la lotta agli sprechi, e coinvolgendo alunni, insegnanti e genitori in attività di formazione su stili alimentari rispettosi della propria salute e delle risorse disponibili”.

Ecco le scuole che a Torino aderiscono all’iniziativa Nexive:

Istituto Comprensivo Abbadia di Stura

Scuola Carlo Casalegno

Istituto Comprensivo C. Dogliotti

Istituto Comprensivo Gabelli

Istituto Comprensivo Sidoli

 

Fonte: ecodallecitta.it

A scuola di RAEE: i bambini hanno raccolto oltre 45mila kg

Presentati a Roma i risultati del progetto nazionale RAEE@scuola: in sole due settimane sono stati raccolti 45.767,146 i kg di RAEE all’interno di 292 scuole italiane in 30 comuni. Prato è stato il comune migliore378549

Sono 45.767,146 i kg di RAEE raccolti in soli 10 giorni dai 23.669 studenti italiani che hanno partecipato al progetto nazionale RAEE@scuola, promosso dall’Anci e dal Centro di Coordinamento RAEE, che ha insegnato ai ragazzi di tutta Italia come gestire e smaltire correttamente i rifiuti da apparecchiature elettroniche (RAEE). L’iniziativa, curata da Ancitel Energia&Ambiente con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, si è protratta da settembre 2013 a marzo 2014 coinvolgendo 292 scuole, 110 classi e complessivamente 23.669 studenti delle classi quarte e quinte delle scuole primarie di 30 comuni. Il progetto ha previsto una fase di comunicazione ambientale associata poi ad un’azione sperimentale di raccolta differenziata nelle scuole: si è chiesto ai giovani partecipanti di portare da casa i propri piccoli RAEE e di conferirli in appositi contenitori predisposti all’interno degli istituti. L’attività di raccolta si è svolta per due settimane con la collaborazione delle aziende di gestione del servizio di igiene urbana, delle amministrazioni comunali e degli insegnanti. “Questa è la campagna di sensibilizzazione ed educazione ambientale più importante in Italia, realizzata senza soldi pubblici”, ha detto Filippo Bernocchi, Delegato Anci energia e rifiuti. “L’anno prossimo – ha annunciato Bernocchi – il progetto sarà ancora più ampio e coinvolgerà 525 scuole e circa 45.000 alunni; verrà realizzato tra settembre 2014 e marzo 2015″. In particolare, sono stati premiati per aver raccolto il maggior quantitativo di RAEE i comuni di Prato (5.098 kg), Reggio Emilia (4.141 kg) e Perugia (3.834 kg). Perugia, Parma e La Spezia inoltre hanno ricevuto un riconoscimento per il maggior quantitativo di RAEE raccolto in proporzione al numero di alunni. Infine, sono stati premiati 6 bambini vincitori del concorso WEB “Fatti una foto con Baz e vinci uno zaino super”.
“I risultati del progetto sono stati davvero eccellenti, sottraendo migliaia di kg di RAEE dall’eventualità di essere smaltiti scorrettamente”, ha detto Daniele Fortini, Presidente di Federambiente. “I bambini sono senza dubbio il vettore più efficace per trasmettere le buone pratiche ambientali anche ai grandi”.

Fonte: ecodallecittà.it

Scuole come industria, educazione come merce. Proviamo a cambiare

Così come la distruzione del pianeta da parte dell’uomo è avvenuta soprattutto negli ultimi cinquanta-sessant’anni, con un’accelerazione spasmodica delle attività distruttive dovuta all’industrializzazione e poi al consumismo e alla globalizzazione, allo stesso modo la distruzione dell’animo umano, la degenerazione psichica e culturale hanno avuto un’accelerazione incontrollabile nelle ultime generazioni. Dovute agli stessi motivi.scuola_pubblica

Mentre si distrugge la natura e ci si allontana da essa,  ci si distrugge: l’uomo è natura, come tutti gli altri esseri viventi. L’inquinamento di aria, acqua e suolo mina la salute fisica, una società e una vita quotidiana sempre più artificiali deteriorano la mente e i sentimenti. Sono le ultime generazioni a pagare più delle altre lo scotto per l’inquinamento materiale, poiché lo subiscono fin dalla nascita e dalla prima infanzia e sono sempre le ultime generazioni a subire, più di tutte quelle che le hanno precedute, la deformazione dello spirito e della mente: perché non hanno avuto esperienza, e quindi non hanno memoria, di un mondo dove i rapporti tra gli esseri umani avevano ancora qualcosa di naturale, solidale e comunitario; né di un mondo dove il rapporto tra gli umani e la natura era ancora considerato essenziale e vissuto in modo semplice e non competitivo. I bambini e i giovani di oggi, come memorie ed esperienze infantili, hanno i videogiochi, le lavagne interattive sulle quali non si scrive e non si impara (…Lo spostamento di un contenuto con un gesto dimostrativo identico per ogni contenuto, non ne consente l’acquisizione….  Proprio perché il computer evita agli studenti buona parte del lavoro mentale, esercita un effetto negativo… – Manfred Spitzer “Demenza digitale”  ), i cellulari e i tablet con i quali si cammina fissando uno schermo e non vedendo ciò che ci circonda e non parlando con chi ci sta intorno, gli  i-pad con cui non si sentono i rumori della vita e si ascolta una musica che gli altri non sentono.
Avranno un addestramento all’isolamento che nemmeno i carcerati in regime di 41bis, un tirocinio alla demenza che non lascerà loro scampo: efficace, pervasivo, precocissimo. Ci sono i cartoni animati per i neonati, i finti cellulari per chi ancora non coordina i movimenti delle dita e inventeranno altro. Ci sono paesi dove si comincia a far usare il computer nella scuola dell’infanzia, cioè quando i bimbetti traballano sulle gambe e più che parlare farfugliano. Senza ancora conoscere il mondo reale, vengono tuffati nel mondo “virtuale” e lì sprofonderanno per non venirne più fuori.
E ci sono quelli già “sprofondati”. In Germania i centri di cura per il recupero delle dipendenze da internet e simili hanno cominciato ad essere aperti fin dal 2003. E poi è stato un crescendo in tutto il mondo: il governo cinese stima che il 13% degli adolescenti sia digital-dipendente, così come lo sono il 18% degli studenti britannici, l’11% dei giovani sudcoreani; nel 2009 negli USA si apre il primo ospedale dedicato unicamente alla cura della dipendenza digitale, e nel 2009 si apre un reparto analogo al policlinico Gemelli di Roma. E quando si parla di “dipendenza” non si usa un eufemismo: i sintomi sono molto simili a quelli delle tossicodipendenze, le conseguenze si assomigliano. Con la differenza che la loro “droga” questi giovani e bambini la possono trovare facilmente, gratuitamente, legalmente nella loro stessa casa, nella loro stessa scuola. Quello che non mancherà, agli zombie-robot in erba, sarà una forte carica competitiva, una buona dose di aggressività indefinita (la maggior parte dei videogiochi e dei cartoni animati sono violenti e una ragione ci sarà; senza contare la violenza sparsa a piene mani nella maggior parte dei film e programmi televisivi e, dato che nel modo in cui oggi si vive, la televisione è la prima famiglia e comunità a cui i pargoli sono indotti a far riferimento), accompagnata, e non è una contraddizione, da una passività completa nei confronti della “autorità”: economica, politica, scientifica. La perdita di autonomia psicologica, di esperienza autonoma, di autonoma iniziativa e di spirito critico conduce a questo. Anche la scuola attuale conduce a questo, con il suo carico sempre maggiore di lavoro, privo spesso di valore culturale ed educativo, inadatto a sollecitare la curiosità, l’inventiva, la fantasia, la collaborazione, ma adattissimo a selezionare i più competitivi, i più acritici, i più inconsapevolmente servili, i più frustrati: o a farli diventare tali. Una società basata sul dominio ha bisogno di servi e dominatori, ogni dominatore deve saper essere servo di chi gli sta sopra: i due ruoli si accompagnano e sovrappongono inevitabilmente ed, essendo ambedue innaturali, richiedono molta “cultura”. Forse per questo il PROGRAMMA SCOLASTICO è diventato così importante. La scuola e gli insegnanti corrono per attuare il Programma Scolastico ma nessuno sa davvero come, chi, perché abbia scelto il Programma Scolastico, nessuno sa bene cosa sia, in cosa consista, che scopi abbia e nessuno può metterci becco, tantomeno genitori e famigliari. Né del resto sembrano volerlo: il Programma Scolastico è una divinità suprema, alla quale bisogna credere, obbedire e per la quale combattere, cominciando dagli insegnanti per finire con i bambini di sei anni.   Così i ragazzi di oggi nella società di oggi crescono senza imparare quasi niente di ciò che è utile per la vita, né moralmente né materialmente: non sanno attaccarsi un bottone né far fronte agli imprevisti; non sono capaci di cucinare e lavare i piatti né di immedesimarsi nelle altrui gioie o pene. Ma oggi è assodato e accettato da (quasi) tutti che la scuola sia un bene in sé, che l’istruzione data dallo Stato sia un bene in sé. Indipendentemente da che tipo di Stato si tratti. Come se la scuola fosse qualcosa di trascendentale e di neutro. Fino a un’epoca molto recente, la scuola era il privilegio delle classi dominanti. Il luogo dove si addestrava a dominare. Per questo bisognava che i bambini futuri dominatori considerassero naturale e benefico il dominio e a questo pensava la scuola, poi bisognava che fossero messi in grado di esercitarlo. I bambini futuri dominatori venivano educati con la disciplina e con la sferza, perché per essere feroci bisogna prima aver subito la ferocia. La scuola dell’obbligo nasce con l’industrializzazione, quando diventa necessario addestrare anche i dominati, in questo caso le classi subalterne. Bisogna addestrare i figli dei contadini a diventare operai. Bisogna diventare meccanici e tornitori, tipografi e muratori, operaie tessili e commesse. La scuola di Stato, cioè la scuola di chi ha il potere nello Stato, diventa un obbligo. E un bene. Così come la tecnologia digitale nasce quando la grande industria ha bisogno di risparmiare sulla manodopera, di diventare globale e multinazionale e quindi di comunicazioni veloci ed economiche (in “tempo reale”) tra tutte le sue componenti (filiali, uffici, dirigenti locali, clienti e fornitori, governi ecc.) in tutto il mondo, e di controllare in maniera capillare, pervasiva e totale la società: dalle carte di credito agli spostamenti, dalle telefonate alle merci acquistate, “dalla culla alla tomba” e in mezzo ci sta anche il voto elettronico. E allora, negli ultimi tempi di dominio globale del capitalismo, cioè dell’ultimo impero in ordine di tempo, anche l’istruzione-competizione deve diventare globale, cioè non deve lasciare più alcuno spazio di esperienza autonoma e di educazione comunitaria ai bambini e ai ragazzi: le nuove generazioni devono essere addestrate a lavori molteplici e flessibili, devono essere educate e costrette all’isolamento individuale, devono essere educate a consumare acriticamente e maniacalmente qualsiasi prodotto l’industria globale proponga.  Eppure, e nonostante tutto, c’è una bella luce gagliarda nella tenebra educativa di una società decadente e in decomposizione: aumentano vertiginosamente le iscrizioni alle scuole “alternative”: montessoriane, steineriane, libertarie; e aumentano le “scuole a casa”, cioè i genitori che decidono di istruire ed educare autonomamente i loro bambini, senza mandarli a scuola. Evidentemente c’è in molti un sano, irriducibile istinto che ci ancora alla natura e alla “nostra” natura. Tutte queste scuole educano al senso critico, al rispetto reciproco, alla collaborazione; insegnano a fare con le mani, a ragionare con la propria testa, a non accettare supinamente ciò che viene imposto dall’alto; non costringono, non reprimono, non soffocano la fantasia e la curiosità, non mortificano gli impulsi gioiosi dell’infanzia ma educano alla discussione e all’ascolto, alla tolleranza e alla dignità. Educano alla responsabilità individuale e collettiva. “Il nostro obiettivo è elaborare una pedagogia che insegni ad apprendere per tutta la vita dalla vita stessa”, dicono le scuole steineriane; parlano di accogliere, comprendere, riflettere; di attività motorie perché i bambini  sono corpi e anime e ambedue devono svilupparsi armoniosamente. “Ogni bambino, seguendo il proprio disegno interiore di sviluppo e i suoi istinti-guida, accende naturalmente il proprio interesse ad apprendere, lavorare, costruire, portare a termine le attività iniziate, sperimentando le proprie forze, misurandole, controllandole… suscitando gioia ed entusiasmo” dicono le scuole Montessori.  “L’educazione libertaria riconosce ai bambini la capacità di decidere individualmente e in gruppo come, quando, cosa e con chi imparare” dicono le scuole libertarie, e parlano di sviluppo di ogni talento e capacità della persona nella sua interezza, mente e corpo. “Ecologia, empatia, rispetto, comprensione, libertà” dice Scuola di Paglia, una scuola libertaria pugliese.  E’ così evidente la differenza con quello che magnificano e propongono le scuole “normali”, statali e non: la differenza è il rispetto e il valore del bambino; la differenza è la considerazione e il valore che si dà al legame tra il bambino e il mondo che lo circonda, il mondo della famiglia, della comunità, della natura.  Da una parte la scuola è considerata alla stregua di una merce da vendere, se privata, o da rifilare ai genitori: conta la quantità, più ore si fanno a scuola e meglio è, se non ci si può permettere la “qualità” (e la qualità, oltre alle tante ore, deve dare un surplus di competizione e tante lingue straniere fin dalla prima infanzia, in primis naturalmente l’inglese, oltre a tanta tecnica digitale fin dalla prima infanzia). Il bambino deve essere “allenato” come un atleta da olimpiadi, perché si deve preparare a gareggiare e vincere. Le scuole “alternative” parlano un’altra lingua. Non vantano le possibilità di attrezzature particolari o discipline “all’avanguardia”. Vantano l’obiettivo di sviluppare anime e corpi, aiutando i bambini a comprendere e a godere la vita, a viverla in comunità rispettose ed unite. Vantano l’attenzione, il “chinarsi” sul bambino invece di sovrastarlo, l’ascolto. Vantano un’educazione e un’istruzione che parte dal bambino, dalle sue qualità peculiari, dalle sue esigenze infantili, e che le intreccia con quelle dei suoi compagni e con la vita tutta. E’ chiaro che le scuole “alternative” sono adatte ad un’altra società, alternativa a quella attuale. E, per realizzarla, non possiamo prescindere dall’educazione dei nostri bambini e dalla loro felicità.

La prima Alba ha trovato un bambino,
laggiù verso est l’ha trovato.
Quando l’ha trovato gli ha parlato.
Egli sorride,
pronto alla vita,
ha una voce forte e allegra.
E’ un bimbo luminoso,
colmo di pace.
(Canto Navajo)

Fonte: ilcambiamento

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Piemonte: le scuole si cimentano con la green economy

La Regione lancia un concorso per la creazione di un videoclip sul rapporto giovani-ambiente-green economy rivolto alle scuole. In programma anche un percorso di formazione per accrescere le conoscenze sulle nuove professioni verdi378265

La green economy come prospettiva di cambiamento culturale, professionale-operativo e di sviluppo del territorio è il principio ispiratore del progetto “Green Economy: fuori dalla nicchia!”, promosso dalla Regione Piemonte in collaborazione con Pracatinat, la struttura che offre servizi educativi e formativi nel cuore del parco delle Alpi Cozie. Nell’ambito del progetto è stato recentemente lanciato il concorso “Gaia siamo noi” per la creazione di un videoclip sul rapporto giovani-ambiente-green economy. Il contest è rivolto alle scuole secondarie di primo grado e al biennio delle scuole secondarie di secondo grado del Piemonte e la fonte d’ispirazione sul tema sarà “Gli invisibili. L’enigma di Gaia”, libro dello scrittore per ragazzi Giovanni Del Ponte. La premiazione avverrà giovedì 8 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino. Parallelamente al concorso si svilupperà un percorso di ricerca-formazione dal titolo “Profili green”, per accrescere conoscenze, abilità e competenze sulle nuove professioni verdi. Il percorso, nato dalla collaborazione di Pracatinat con l’Istituto Buniva, il Liceo Porporato di Pinerolo e l’Acea Pinerolese, servirà ad identificare specificità di contenuto e metodologiche per la green economy in alcuni indirizzi di scuola superiore e produrre interazioni innovative tra scuola, mondo del lavoro e famiglie. “E’ significativo che proprio nell’anno europeo per l’economia verde -ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente Roberto Ravello– Pracatinat abbia deciso di investire su progettualità educative e formative che, basandosi sulla green economy, introducono nell’ambito dell’offerta rivolta agli studenti, un filone inedito, quello relativo ad innovazione e sviluppo. La Regione è riuscita a garantire, pur in un momento difficile, un sostegno concreto a Pracatinat credendo nel grande valore che riveste per il territorio e per le finalità educative sulle tematiche ambientali”.

Fonte: ecodallecittà

Raccolta lampadine esauste: occhio al furgone ECOLAMP-AMSA

Continua fino a marzo 2014 l’iniziativa Consorzio RAEE-AMSA per la raccolta differenziata delle lampade a basso consumo e dei neon esausti, davanti le scuole e vicino ai punti vendita della grande distribuzione. La postazione mobile è un’alternativa in più alle riciclerie. Il calendario delle tappe, con orari e siti, sino al 20 dicembre376495

Continua fino a marzo 2014 l’iniziativa AMSA-Ecolamp (Consorzio senza scopo di lucro dedito al recupero e al riciclo delle sorgenti luminose esauste), di raccolta straordinaria di lampade esauste a Milano. Si tratta di un’attività sperimentale in cui un veicolo opportunamente attrezzato viene posizionato su strada presso diversi punti strategici della città, scuole e punti vendita della Distribuzione.  Il furgone si ferma nei giorni stabiliti presso le scuole nell’orario mattutino, dalle 7.45 alle 8.45, mentre nei siti prossimi ai punti vendita della grande distribuzione,nell’orario 9.30-13.30. Sono una cinquantina le tappe ancora previste, tra ottobre e dicembre, in tutte le 9 Zone di Milano. L’iniziativa Ecolamp-AMSA mira ad incrementare le possibilità di conferimento delle lampade a basso consumo esauste, che attualmente si basa sulla consegna presso le 5 riciclerie, il Centro Ambientale Mobile (CAM) o i punti vendita, dove è in vigore la raccolta con la modalità dell’“uno contro uno” (consegna del RAEE al momento dell’acquisto di un nuovo prodotto della stessa tipologia). Durante le fermate del furgone, sarà quindi possibile conferire le lampade a basso consumo e i neon in appositi contenitori in presenza di un addetto AMSA, a disposizione degli utenti per rispondere a domande relative alla raccolta dei rifiuti e per distribuire flyer informativi a chiunque ne faccia richiesta. Il recupero dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), iniziato in Italia nel recente 2008, ha osservato in questi anni una progressiva crescita, e una specifica categoria di questi rifiuti, le lampade, nel 2012 ha registrato un ulteriore miglioramento della raccolta differenziata.  Ecco il link al calendario con le tappe del furgone Ecolamp-AMSA, davanti scuole e punti vendita GD, sino al 20 dicembre.

Ulteriori informazioni su www.amsa.it e www.ecolamp.it

Fonte: ecodallecittà

 

 

Stili alimentari: a scuola “vegani per un giorno”

In occasione della Settimana Vegetariana, Milano Ristorazione propone un menù vegano ai 75.000 bambini delle 450 scuole milanesi servite. Grano saraceno, crema di zucca e zucchine; insalata con tofu e olive; frutta. E durante l’anno l’integrazione a scuola si fa anche con i menù siciliano, milanese, peruviano, cinese e medio-orientale376409

Martedì 1 ottobre sorpresa nel piatto di 75.000 bambini milanesi; quelli dei 457 istituti scolastici pubblici – dalle materne alle medie – serviti a pranzo da Milano Ristorazione. In realtà la giornata era stata ben preannunciata, anche con un volantino spedito a tutte le famiglie, così come si è fatto in altre giornate di integrazione alimentare.  Abbiamo chiesto a Milano Ristorazione il significato e la portata di queste iniziative. Non è la prima volta che organizziamo delle giornate di integrazione alimentare, per aprire i bambini alla scoperta di altre cucine e stili di vita. Abbiamo già fatto i menù etnici, con le giornate di cucina milanese, peruviane e cinese; sono in programma quelle medio-orientale, siciliana e greca. In occasione della Settimana Vegetariana, abbiamo voluto proporre un menù diverso,non solo vegetariano come fatto altre volte, ma addirittura vegano, quindi senza nemmeno derivati animali come uova e latte.
E com’è andata? La “dieta vegana” si sta molto diffondendo ma non è semplice da fare e da mantenere, nemmeno per gli adulti …E’ vero, ma in fondo anche uno dei piatti più tradizionali italiani, come la pasta al pomodoro con basilico, è vegano, se non gli aggiungi il parmigiano. Comunque questo è stato il menù di oggi: come primo, “grano saraceno con crema di zucca e zucchine”; come secondo, “insalata verde con tofu e olive”, poi la frutta. La scelta del grano saraceno è stata fatta anche per i bambini celiaci, perché non contiene glutine. E con il menù vegano, non si hanno problemi nemmeno per i tanti bambini allergici al latte. Bambini contenti?
Molto incuriositi ed è piaciuto molto il grano saraceno, una scoperta. Qualche perplessità tra le famiglie c’è stata, ma siamo sicuri che queste sperimentazioni aiutino ad aprire al nuovo, anche a tavola. E in generale, durante i menù etnici, i bambini sono molto contenti quando ritrovano in quello che mangiano, un po’ delle loro radici e abitudini.

 

Fonte: ecodallecittà

Iniziativa dal basso e solidarietà in Nicaragua: la sfida dei Phoenix Projects

In Nicaragua un gruppo di giovani di diversa nazionalità ha deciso di aiutare le popolazioni indigene costruendo scuole e creando un sistema che partendo dall’istruzione riesce, allo stesso tempo, a lottare contro la malnutrizione e lo sfruttamento minorile. Si tratta dei Phoenix Projects, nati da un’idea di Dom Williams.phoenix_projects

È un’altra delle storie invisibili che mi preme raccontare. La racconto non solamente perché nel silenzio e senza eroismi ha un impatto profondo sul territorio ma, anche perché in questo periodo di aridezza internazionale rappresenta una luce e dimostra come delle azioni individuali portate avanti a livello locale da persone comuni con tanta determinazione e armandosi di umanità possano, a tendere, divenire modello potenzialmente perseguibile anche a livello macro. È la storia di quanto accade in America Centrale ed in particolare in Nicaragua dove da tempo un gruppo di giovani di diversa nazionalità ha deciso di dare una mano concretamente alle popolazioni indigene costruendo scuole e creando un sistema armonico che partendo dall’istruzione riesce, allo stesso tempo, a lottare egregiamente contro la malnutrizione e lo sfruttamento minorile. Un gruppo di giovani costituito da Dom e Doreen Williams che due lustri fa hanno deciso di spendere la propria vita in America Centrale e che, facendo appello semplicemente al buon cuore di donatori privati, sono riusciti a creare un sistema educativo parallelo a quello statale in maniera da garantire a tutti quanti, specie agli abitanti indigeni di comunità difficilmente raggiungibili, un livello minimo d’istruzione oltre che un maggiore livello di benessere e nuove opportunità di lavoro sul territorio. Nei paesi centroamericani il sistema scolastico nazionale pubblico impone alle famiglie di incorrere nel pagamento di tasse oltre che nell’acquisto di tutto il materiale scolastico e di uniformi, ciò che, in un contesto molto spesso di estrema povertà, scoraggia i genitori dal fare andare i propri figli a scuola.phoenix_projects_2

Così nasce l’idea di Dom Williams la cui intenzione era quella di spendersi in prima persona per garantire gratuitamente un livello educativo minimo ai bambini di alcune comunità indigene iniziando da quelle di una regione del Guatemala. Un’idea che diventa ben presto concreta progettualità attraverso i Phoenix Projects. L’avventura conosce e vive un crescendo inimmaginabile di anno in anno e così l’idea di costruire delle scuole rapidamente varca anche i confini dell’Honduras, del Nicaragua, dell’Ecuador e del Perù . Il programma strategico di Dom, accerchiatosi nel frattempo di fidati collaboratori locali ed internazionali, ha rapidamente dimostrato come fosse possibile attraverso la scuola lottare anche contro la malnutrizione e la fame, creando all’interno delle scuole delle mense scolastiche che assicurano ai bambini molto spesso l’unico pasto nutriente e completo della loro giornata. Ma non è tutto, convincere le famiglie a credere nell’istruzione dei propri figli ha altresì permesso di strapparli dai durissimi lavori di campo ai quali di regola sono destinati sin dalla tenera età per la raccolta del caffè che ci fa da sveglia ogni mattino. È la sfida di Dom e Doreen. Sin dal primo minuto hanno voluto mettere in piedi una strategia che non seminasse dipendenza e passività nei beneficiari locali. Il loro programma mira per di più a creare lavoro localmente in seno alle comunità, a farle crescere nelle loro capacità manageriali per la gestione del sistema e delle strutture scolastiche e, nel medio-lungo termine, nel rendere la progettualità scolastica auto sostenibile e totalmente slegata dagli aiuti internazionali.phoenix_projects3

È una storia d’intraprendenza, di coraggio, di rischio, di sfida al sistema ma anche di tanta solidarietà. Infatti in questi anni molti donatori di diversi paesi del mondo hanno appoggiato il progetto non solamente con un apporto finanziario ma spesso anche direttamente e concretamente impegnandosi sul territorio dopo la donazione. Parecchivolontari (oltre 2000 in 10 anni) hanno insegnato come docenti ai bimbi mentre altri hanno aiutato le famiglie nella costruzione di camini, come per esempio in Guatemala, all’interno delle fatiscenti abitazioni degli indigeni in maniera da contribuire a lottare contro le malattie respiratorie e le principali cause di morte legate all’utilizzo delle braci come mezzo di riscaldamento e di cottura all’interno delle case. Di anno in anno, si è passati così dalla diffidenza e dall’indifferenza delle famiglie al loro diretto coinvolgimento e all’incremento del numero di frequenze scolastiche. Si è presentata la necessità di costruire altre classi e poi anche altre scuole. Ma in questa parte del mondo niente sembra impossibile e grazie all’impegno di tanta gente di buon cuore e soprattutto grazie agli aiuti internazionali di donatori privati i sogni e le esigenze si sono trasformati in realtà concreta. Un circolo virtuoso dunque che culmina con la storia della scuola di Alexis Arguello in Nicaragua. Creata nel 2010, nel corso degli ultimi tre anni ha conosciuto un forte incremento delle presenze di scolari grazie anche all’importante apporto e contributo economico di un nutrito gruppo di donatori italiani, svizzeri e di altri europei che hanno permesso l’ampliamento della scuola con la costruzione di nuove classi, di cucine e bagni.

La scuola e l’intera struttura scolastica sono così cresciute molto da ogni punto di vista guadagnando in tutto il Nicaragua in notorietà e in ottima reputazione sia per il numero di scolari iscritti, impegnati e meritevoli che per il livello e la qualità dell’insegnamento. Ed ecco che arriva in Agosto scorso la buona notizia per Dom e Doreen. La perseveranza, la determinazione, gli sforzi e i contributi di tante persone, federatesi attorno a questa causa solidale, trovano il riconoscimento e l’apprezzamento del Ministero dell’Educazione nicaraguense (MINED) che, alcune settimane fa, in considerazione degli importanti progressi realizzati, dell’importanza e del benefico impatto del progetto nell’intera area di Chiriza in cui si è sviluppato, ha deciso di impegnarsi supportando la scuola con aiuti finanziari per coprire spese correnti e costi in maniera da prolungarne l’esistenza e permettere la realizzazione di uno dei sogni di Dom e cioè quello di arrivare all’auto sostenibilità del programma.phoenix_projects4

La decisione dell’autorità nicaguarense, che prende come modello il sistema di scuola ideato da Dom, rappresenta una prima in assoluto tra le scuole dei Phoenix Projects tra i vari paesi in cui sono attivi ed è senza dubbio un atto straordinario ed unico che, si spera, possa, creare dei precedenti importanti. “Ci sono voluti 10 per arrivare a questo stadio e ottenere i risultati odierni” ci racconta Dom. “Negli anni abbiamo formato delle persone locali che adesso sono capaci di condurre i progetti scolastici. Oggi le comunità indigene sono in grado di gestire autonomamente questi progetti ed è senz’altro un enorme passo in avanti.” ci dice con fierezza e poi continuando: “La prossima meta da raggiungere è quella di rendere tali progetti indipendenti dagli aiuti internazionali attraverso una pianificazione di sostenibilità già esistente”. Negli anni, parallelamente ai progetti scolastici, Dom e il suo team si sono preoccupati di aiutare il territorio e le famiglie degli scolari investendo sul futuro delle nuove generazioni attraverso una sorta di programma di microcredito non finanziario con il quale sono stati distribuiti semi e semenze per lanciare il processo agricolo di coltivazione che permette oggi non solo di soddisfare i fabbisogni alimentari delle comunità ma anche di sviluppare le loro attività commerciali. Si è dato il via inoltre al turn-over di animali da produzione come galline e mucche in maniera che le comunità possano dedicarsi all’allevamento migliorando le proprie condizioni di vita grazie alla diversificazione del sostentamento in terre che frequentemente vengono colpite da catastrofi ambientali. Dopo un certo numero di anni (2-3) in cui gli animali vengono presi in cura, da una delle famiglia degli scolari che frequentano la scuola, questi vengono poi restituiti e riassegnati ad altre famiglie. Tutto ciò ha innescato un lento processo di auto sostenibilità che si stima possa conseguirsi completamente per i prossimi lustri. È stato possibile così creare lavoro e opportunità lavorative non solo legate all’ambito scolastico ma nel settore agricolo, dell’allevamento, del commercio, dell’edilizia. In breve i risultati conseguiti nel corso degli anni dai progetti di Phoenix sono concreti, rilevanti, impattanti ed impressionanti. Un’altra storia invisibile che cerchiamo di rendere un po’ visibile perché di questo tipo di amore è bene raccontare e nutrire le persone e la società odierna. L’accoglienza dell’altro, il suo rispetto, il desiderio di dare dignità alla persona, la generosità e la passione unitamente all’impegno sociale e alla solidarietà tra gente aperta e vogliosa di un reale cambiamento di paradigma sono gli ingredienti, tanto semplici da mettere insieme quanto indispensabili, che lentamente possono fare convergere le nostre migliori potenzialità al servizio del benessere collettivo e verso la direzione di un concreto progresso umano.

Fonte: il cambiamento

Amianto, a Milano 41 milioni di euro per la bonifica delle scuole

Oltre 100 scuole fanno parte del programma di smaltimento dell’amianto avviato dal capoluogo lombardo: entro dicembre, l’amianto sarà rimosso in 16 istituti scolastici55803120-586x390

Le scuole di Milano saranno “asbestos free”, libere dall’amianto. È questa l’ambizione del programma che verrà finanziato dal comune di Milano, dopo le rilevazioni effettuate da una società specializzata in 350 istituti scolastici del capoluogo lombardo.

La rimozione dell’amianto nelle scuole elementari e medie avrà un costo stimato di 41 milioni di euro. In 16 istituti, nei quali è stata accertata la necessità di interventi urgenti, le opere di bonifica sono già partite, negli altri 18, l’amministrazione ha presentato in Regione Lombardia i progetti finalizzati all’ottenimento dei finanziamenti previsti dal Decreto del fare. Ci sono poi altre 70 scuole nelle quali la presenza di amianto è marginale e che verranno prese in esame nel 2014. L’assessore milanese ai Lavori pubblici, Carmela Rozza, ha spiegato che il comune, di concerto con la Regione Lombardia conta di “affrontare in modo definivo la presenza dell’amianto nelle scuole della città”. Per  l’amministrazione comunale è evidente che siano necessarie risorse atte a realizzare una bonifica organica o, nei casi limite, l’abbattimento e la ricostruzione delle scuole chiuse della città.

Siamo impegnati su tutti i fronti per garantire il benessere e la sicurezza degli alunni. Siamo intervenuti con tempestività e attenzione sulle situazioni di difficoltà per assicurare la partenza regolare dell’anno scolastico: ogni alunno dunque ha il suo banco, ogni classe la sua aula, ogni scuola la sua sede,

ha spiegato a Repubblica Francesco Cappelli, assessore all’Educazione e Istruzione.

Già entro dicembre dovrebbero concludersi i lavori di bonifica delle prime 16 scuole, si tratterà prevalentemente di interventi di rimozione dell’amianto nella coibentazione e nelle canne fumarie. In una seconda fase si interverrà sugli impianti di scarico e in alcune parti dei pavimenti.

Fonte:  Repubblica

 

E’ arrivato l’autunno, cosa succede nel cielo?

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A metà settembre è arrivata la stagione autunnale. Ma in effetti, oltre al cambio di stagione negli armadi, all’apertura delle scuole e al rimpianto delle passate vacanze, cosa successo veramente? Proviamo a scoprire cosa significa a livello astronomico l’equinozio d’ autunno. Si tratta di un evento che si realizza quando la Terra raggiunge quel punto dell’orbita in cui il Sole si trova a picco sull’Equatore, al cosiddetto zenit, mentre si trova sull’orizzonte sia al Polo Nord che al Polo Sud.  Qui la superficie terrestre è illuminata in ogni punto allo stesso modo. Quest’anno l’evento si è verificato esattamente il giorno 22 settembre alle 16:49 ora italiana. La domanda sorge però spontanea: perchè non il 21 settembre? Così ci hanno sempre insegnato a casa e a scuola. Gli studi sugli astri riferiscono che invece non è sempre così!  Il motivo risiede nel diverso calendario che gli uomini hanno adottato rispetto a quello naturale della Terra. Il nostro Pianeta infatti percorre la sua orbita attorno al Sole in 365 giorni e ‘spiccioli’, per la precisione 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi. Il periodo di rivoluzione della Terra risulta dunque più lungo del calendario gregoriano, una mancata coincidenza che l’uomo da secoli corregge con l’introduzione degli anni bisestili. L’equinozio autunnale in agricoltura sancisce la fine del raccolto nei campi e la festa del secondo raccolto ma è anche tempo di potature e di compostIl ciclo produttivo e riproduttivo è concluso, per questo le foglie cominciano ad ingiallire e gli animali iniziano a fare provviste. Ora parte la caccia degli animali predatori e molte specie migratorie avviano il loro lungo viaggio verso sud. Per i più precisini di voi, sappiate che in realtà il quadro è un poco più complesso, perchè anche il periodo di rivoluzione della Terra varia in continuazione. A causa della perturbazione creata nella rotazione della Terra attorno al Sole a causa del moto degli altri pianeti e a causa della precessione degli equinozi, cioè la Terra cambia in modo lento ma continuo l’orientamento del suo asse di rotazione rispetto alla ‘sfera ideale’ delle stelle fisse. Ma torniamo al giorno di equinozio d’autunno. Nell’occasione si verificano alcuni avvenimenti astronomici, tra cui – cosa che ha il suo apice ai poli terrestri – la trasformazione del giorno in una lunga notte. Al Polo Nord infatti il Sole passa da un giorno lungo 6 mesi ad una notte lunga 6 mesi, mentre al Polo Sud al contrario la notte lunga 6 mesi diventa un giorno lungo 6 mesi. Una particolarità: gli emisferi settentrionale e meridionale in genere non ricevono la stessa quantità di luce solare, tranne che durante gli equinozi. Periodi in cui possono osservare fenomeni di eclissi. E noi che credevamo che fosse solo una stagione che precede il Natale e le giornate si accorciavano…

Fonte: tuttogreen

Come ottenere pasti vegani nelle mense scolastiche, intervista a Denise Filippin

La normativa nazionale vigente in merito all’alimentazione vegana nelle mense scolastiche è ancora poco chiara e varia da comune a comune. I genitori che decidono di crescere i propri figli con un regime alimentare vegetariano o vegano non devono però arrendersi: ottenere pasti vegani nelle mense scolastiche è possibile. Ne parliamo con la biologa nutrizionista Denise Filippin.bambina_frutta

Denise Filippin, oltre ad essere una biologa nutrizionista vegana, è anche mamma di due bambine. La sua laurea in Scienze Biologiche e il Master di perfezionamento in Dietologia e Nutrizione Umana le hanno dato la possibilità di dialogare con le istituzioni e ottenere un pasto vegano nelle mense scolastiche per le proprie figlie. Avendo percepito la reale difficoltà dei genitori che richiedono “menù alternativi” per motivazioni etiche – spesso rifiutate -, la Dott.ssa Filippin ha creato un opuscolo con delle linee guida per aiutarli ad ottenere ciò che credono sia più giusto per i propri figli. Incontriamo la nostra esperta in alimentazione vegana in gravidanza ed infanzia (anche per lo svezzamento), disponibile come consulente per aziende, mense pubbliche e private, conferenze e corsi di educazione alimentare. E-mail: denise.filippin@alice.it

Sono curiosa di sapere qual è il quadro normativo nazionale vigente in merito all’alimentazione vegana nelle mense scolastiche…

La normativa vigente è poco chiara e varia da comune a comune. A livello nazionale il Ministero della Salute ha emanato delle “linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica”, nelle quali si prevede la possibilità per i genitori di richiedere menù alternativi per esigenze etico-religiose o culturali, con la sola autocertificazione e senza necessità di certificato medico. Essendo delle linee guida ogni comune le recepisce apportando anche delle modifiche, pertanto è possibile che alcuni comuni possano inserire la richiesta del certificato medico o possano decidere di far sparire la parola etico e lasciare solo la possibilità di menù alternativi per motivi religiosi.bambini_animali

È dunque possibile ottenere un pasto vegan nelle mense scolastiche? Qual è la prassi da seguire?

Certo, è possibile! Molti genitori ci sono riusciti alla prima richiesta, altri hanno dovuto insistere di più. Innanzitutto bisogna informarsi sul regolamento vigente nel proprio comune; solitamente si trova anche su internet oppure può essere richiesto al servizio ristorazione scolastica del comune stesso. Molti comuni integrano nel modulo di iscrizione al servizio, l’opzione per la richiesta di menù alternativi; in tal caso va evidenziata per poi fissare un appuntamento con la dietista in modo da confermare gli alimenti che vogliamo non vengano somministrati al bambino/a. Durante il colloquio bisogna essere molto precisi e non dare nulla per scontato. A volte capita che dal comune nessuno si faccia più sentire; in questo caso bisogna insistere, telefonando o recandosi di persona per capire il perché di tale silenzio. Nel caso la prima domanda sia respinta si può riproporre un modello di lettera tipo – lo trovate nell’opuscolo distribuito da AgireOra – che ho preparato proprio per aiutare i genitori che si trovano in difficoltà. Essendoci passata in prima persona so che a volte non è facile. Devo dire che molti genitori hanno trovato utili i consigli e sono riusciti ad ottenere ciò che avevano chiesto. Non spaventatevi se vi richiedono il certificato medico! E’ una formalità per tutelarsi. Il documento garantisce all’istituzione che il medico curante è a conoscenza dell’alimentazione del bambino e ne segue la crescita durante le visite periodiche in ambulatorio. Per agevolare i genitori e il pediatra ho inserito un facsimile del certificato nell’opuscolo.

Quale miglior consiglio ad una coppia vegana che deve fare i conti con strutture dove lascerà i propri figli?

Il miglior consiglio è armarsi di pazienza e determinazione ed iniziare a fare la propria richiesta appena si sceglie l’istituto al quale iscrivere il proprio figlio. Attualmente ci troviamo di fronte ad una situazione nuova, i giovani che sono diventati vegani negli anni passati diventano genitori e per la prima volta c’è la necessità di prevedere pasti adatti nella ristorazione scolastica. Molto spesso si troveranno ad essere i primi nel proprio comune ad aver avanzato tale richiesta, con lo scetticismo e gli eventuali problemi che ne conseguono.bambina_mamma_

Perché è importante far mangiare frutta e verdura ai bambini?

Frutta e verdura sono molto importanti nell’alimentazione umana, forniscono le vitamine, i minerali, le fibre (che sono importanti per il corretto funzionamento dell’intestino) ed una moltitudine di sostanze generalmente chiamate fitocomposti che hanno dimostrato di avere un’importante funzione protettiva nei confronti del nostro organismo da diverse malattie, in particolar modo aiutano a prevenire i tumori. Imparare a mangiare questi alimenti da bambini è molto importante in quanto è proprio nei primi anni di vita che si forma il gusto e vengono fissati gli schemi alimentari che ci accompagneranno per tutta la vita. Un bambino abituato a certi sapori fin da piccolo manterrà questa attitudine anche crescendo, proteggendo così la sua salute anche in futuro. Risulta molto più difficile invece far apprezzare questi alimenti ai ragazzi più grandi, non abituati al consumo quotidiano di frutta e verdura.

Cosa pensa della campagna nazionale che ha l’obiettivo di incentivare il consumo di frutta tra i bambini e gli adolescenti italiani nelle scuole? Qualcuno ha bocciato l’iniziativa, definendola controproducente. Il pediatra Italo Farnetani ha dichiarato che è sbagliato costringere i ragazzi a mangiare frutta invece degli snack.

Io, invece, trovo che sia un’ottima idea. La “frutta per tutti” elimina quelle disuguglianze tra bambini; quando si portano le merende da casa, ci sono bambini che consumano pasti troppo sostanziosi e bambini, invece, che non hanno nulla da mangiare. In questo modo tutti mangiano la stessa quantità e la stessa tipologia di cibo. L’esempio dei genitori è importante per invogliarli a mangiare la frutta. Ci sono genitori che si lamentano perché i loro bambini non ne vogliono sapere… poi parlando con loro, scopro che sono i primi a non mangiarne mai. È naturale che il bambino rifiuti un alimento che il genitore rifiuta. È anche importante non aggiungere zucchero o altri dolcificanti per attrarre di più i bambini; la frutta ha già un sapore dolce e non deve essere alterato con questi trucchetti.

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Qual è la merenda ideale per i bambini?

Le merende e gli spuntini sono il momento ideale per mangiare la frutta fresca, che fornisce energia senza appesantire. Possiamo dare ai bambini che vanno a scuola anche la frutta secca e disidratata in quanto è comoda da portare nella cartella e veloce da consumare durante la ricreazione. I bambini durante la pausa hanno voglia di giocare e spesso saltano lo spuntino per evitare di perdere tempo. Per chi fa sport anche un po’ di pane integrale con marmellata senza zucchero o creme di frutta secca come tahin, crema di mandorle o nocciole poiché appagano il gusto e forniscono energia e nutrimento sano.

Ha notato errori che si ripetono comunemente in chi decide di far seguire al proprio bambino un’alimentazione vegana? Quali consigli si sente di dare ai genitori perché non facciano gli stessi errori?

A dire il vero chi sceglie l’alimentazione vegana spesso è molto informato. Ho notato che i genitori vegani quando aspettano un bambino acquistano libri sull’argomento (fortunatamente ora si trovano anche in Italia) o si informano tramite siti scientifici su internet. Ho constatato però in alcuni genitori l’eccessivo ricorso ad alimenti quali seitan e tofu. Questi alimenti non devono essere consumati quotidianamente né dagli adulti né tanto meno dai bambini. I genitori, spesso, si preoccupano che i loro bambini non consumano abbastanza proteine. In realtà non è così perché sono presenti in diversi alimenti, soprattutto nei legumi.

È sempre più frequente trovare bambini in sovrappeso, iperalimentati fin dai primi anni di vita. Perché?

Tutti gli studi recenti indicano come un’alimentazione iperproteica nei primi anni di vita predisponga i bambini a sovrappeso ed obesità durante la crescita ed in età adulta. È un grosso problema perché il sovrappeso porta con sé diverse problematiche di salute: diabete, ipercolesterolemia, ipertensione, problemi cardiaci, tanto per citarne alcuni. Si è visto che il latte formulato adattato e lo svezzamento con omogeneizzati e formaggio ad ogni pasto apportano un eccesso di proteine pari anche a cinque volte il fabbisogno raccomandato.bambina_pulcino

Un’alimentazione iperproteica favorisce la crescita del numero di cellule adipose (depositi di grasso); il bambino, avendo più cellule adipose, può incamerare più grassi e questa tendenza rimane per tutta la vita. Altro aspetto fondamentale è la mancanza di attività fisica, anche spontanea come il gioco in piazza che si faceva fino a qualche decennio fa. Ora si passa molto tempo chiusi in casa, i bambini sono davanti alla TV o ai giochini elettronici, si muovono solo se e quando fanno attività sportiva, che il più delle volte non è comunque sufficiente a sopperire alla mancanza di movimento quotidiano.

Quali consigli possiamo dare ai genitori vegani?

Io consiglio sempre di prediligere i prodotti preparati in casa e se possibile gli alimenti da agricoltura biologica locale (il contadino vicino casa) e di stagione. Abituare i bambini a sapori semplici, abituarli a mangiare cibi poco conditi, con poco sale, li predisporrà ad avere un’alimentazione sana anche in futuro. Cerchiamo di consumare i pasti insieme ai nostri figli e magari se sono grandicelli possiamo anche farci aiutare a preparare la cena. Diventano meno diffidenti verso alcuni alimenti se si abituano a lavarli, tagliarli e cucinarli. Tralasciando l’aspetto nutrizionale, un altro consiglio è spiegare sempre chiaramente ai bambini il perché della scelta vegana portata avanti in famiglia. I bambini sono molto attratti dagli animali e mostrano una grande empatia, renderli consapevoli che con la loro alimentazione non fa male agli animali li rende felici ed orgogliosi e può dar loro la forza di rifiutare un dolce o un gelato se sanno che non è vegano. Sono piccoli ma meritano che gli adulti siano sinceri con loro, ovviamente, tarando le spiegazioni in base all’età del bambino.

Fonte: il cambiamento

VegPyramid

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