Bambini e permacultura: la via del cambiamento

Prende piede CIP, Children in Permaculture, progetto internazionale che nasce dalla collaborazione di diverse associazioni in Europa. Il progetto si rivolge alle scuole e alle famiglie con l’obiettivo di recuperare, mantenere e valorizzare il naturale approccio dei bambini alla conoscenza e al rispetto dell’ambiente in cui vivono.9297-10120

Se la permacultura è basata su una serie di etiche che sono la cura della terra, delle persone e dell’ambiente in cui viviamo, affinché si recuperi sostenibilità e benessere in una relazione nuova col nostro pianeta, allora ci è immediatamente chiaro quanto sia necessario e urgente educare ed educarci a una visione che, purtroppo, non ci è più naturale. Non ci è naturale perché spesso l’educazione va in una direzione diversa o non prende in considerazione aspetti fondamentali della nostra vita, come la relazione strettissima col nostro pianeta e l’impatto delle nostre scelte su di esso. Chi ha fatto, nel tempo, e da adulto, percorsi di educazione a una nuova consapevolezza e sensibilità, sa quanto sia impegnativo e complesso allontanarsi dagli schemi mentali con cui siamo cresciuti e ci siamo formati a cominciare dai primissimi anni di vita. In sostanza, non ci è più naturale ciò che, invece, dovrebbe assolutamente esserlo. Riadattarci, nonostante la volontà e la convinzione, non è sempre facile. D’altra parte, “Una società che culturalmente riesca a non distruggere l’ambiente in cui vive e si sviluppa, è una società che avrà buone possibilità di continuare a permanere su questo pianeta. L’uomo infatti sta distruggendo il suo ambiente ed è, quindi, sempre più urgente una nuova consapevolezza”. Queste parole di Ignazio Schettini ci portano al cuore del problema: una visione futura a lungo termine non è immaginabile senza un intervento educativo immediato a cui ciascuno di noi è chiamato a partecipare. In questa ottica si capisce l’importanza di un progetto come il CIP, Children in Permaculture che si rivolge proprio alle scuole e alle famiglie con l’obiettivo di recuperare, mantenere e valorizzare il naturale approccio dei bambini alla conoscenza e al rispetto dell’ambiente in cui vivono. E’ possibile, infatti, intervenire con strumenti, tecniche e materiali specifici messi a punto proprio per questo obiettivo, direttamente nelle scuole. Se si considera che ogni bambino, oltre ad essere egli stesso un vero e proprio agente di cambiamento, ha un potenziale moltiplicatore enorme all’interno della sua famiglia, dei suoi amici e delle persone che incontrerà nella sua vita anche da grande, si capisce quanto progetti come il CIP siano indispensabili e urgenti. I bambini educati fin da piccoli a un approccio permaculturale alla vita saranno adulti più coscienti, più sani e attenti sia alla terra che alle persone. Valentina Cifarelli, 36 anni, co-fondatrice dell’associazione Paradiso Ritrovato, sposata con Roberto Cardinale, anche lui membro attivo dell’associazione e impegnato nel progetto CIP, ci parla della sua esperienza sul campo come responsabile di Children in Permaculture.

Che cos’è il progetto Children in Permaculture?

Il nostro è un progetto internazionale che nasce dalla collaborazione di diverse associazioni in Europa. Si tratta di associazioni che si occupano di educazione ambientale e alla sostenibilità per bambini e adolescenti. Ci sono però moltissime realtà che non fanno ancora parte del nostro network che hanno già esperienza in questo campo e hanno sviluppato materiale ed esercizi in questa direzione. L’obiettivo è, infatti, sviluppare materiale e risorse didattiche utili agli insegnanti, agli educatori, ai genitori e a tutti coloro che sono interessati all’educazione alla sostenibilità. Il progetto si rivolge alle scuole. Al momento siamo operativi a Forlì e a Novara.

Chi siete?

Noi siamo un’associazione che si chiama Il Paradiso Ritrovato che è partner italiano di questo progetto internazionale. I partner sono associazioni dall’Inghilterra, dalla Slovenia, dalla Repubblica Ceca e dalla Romania. E’ un progetto che è partito a settembre dell’anno scorso e durerà per altri due anni.

Come reagiscono gli insegnanti alle vostre proposte?

In alcuni casi c’è estrema motivazione e sensibilità nonostante le difficoltà di conciliare i programmi con le attività extracurricolari. In altri casi è un po’ più complicato. La nostra strategia è trovare un alleato all’interno alla scuola, un insegnante interessato e motivato che faccia da tramite tra noi e il dirigente scolastico e che spieghi l’impatto e l’importanza di attività come le nostre. Fino ad ora la collaborazione è stata positiva in termini di risultati. A volte ha un costo elevato per chi lo propone perché è necessaria molta motivazione ed energia che non sempre è disponibile.

Come reagiscono i bambini?

I bambini sono contentissimi. Abbiamo notato che molti ragazzi che vengono considerati problematici o che hanno disturbi dell’attenzione o iperattività, recuperando il semplice contatto con la natura e l’aria aperta si calmano o si concentrano con molta più facilità. L’impatto è, quindi, estremamente positivo ed è la conferma che un maggiore contatto con la natura è fondamentale e spesso risolutivo di molte problematiche. I bambini sono attentissimi, hanno una capacità di osservazione altissima e iniziano a fare connessioni aperte e nuove. Ci offrono continuamente nuovi spunti di riflessione. Noi diamo gli input ma in realtà lo scambio è profondo e alla pari.

Come sei entrata a contatto col mondo della permacultura?

E’ nato dalla mia necessità di scoprire la natura e di avere con essa un rapporto più intimo. Volevo integrare la natura nella mia vita di tutti i giorni. Farlo non solo per me ma anche per gli altri ha soddisfatto pienamente questa mia necessità. Attraverso lo scambio sono cresciuta e ho imparato molto.

Il tuo lavoro è questo? Se sì, quali sono le entrate?

Sì, il mio lavoro è questo e ci sosteniamo con i progetti europei che ci hanno dato un finanziamento. Lavoro in questo ambito da oltre dieci anni con organizzazioni pubbliche e ho sviluppato le mie competenze. Ora le ho messe al servizio di ciò in cui credo con disciplina e metodo. Attraverso questi finanziamenti intendiamo soprattutto finanziare la ricerca e lo sviluppo di strumenti educativi innovativi e di qualità soprattutto nell’ambito dell’educazione non formale. Quello a cui miriamo è offrire a bambini e a giovani adulti occasioni e percorsi di apprendimento nuovi e dinamici. Grazie a questa esperienza abbiamo modo di proporci al mercato con corsi e strumenti educativi già consolidati.

Quali sono le attività che sviluppate?

La progettazione di orti se abbiamo a disposizione degli spazi esterni ma anche attività in natura attraverso le uscite in gruppo e con le famiglie. Andiamo nel bosco, facciamo il fuoco, raccogliamo la legna, riconosciamo le piante selvatiche. Poi ci sono le attività all’interno attraverso gli incontri: gli elementi, come comportarsi col terreno, con l’aria e con l’acqua. Parliamo del ciclo dell’acqua e come usarla nel nostro quotidiano per non sprecarla. Come occuparsi dei propri rifiuti e averne consapevolezza. Diamo delle idee. Come riciclare i rifiuti, ad esempio e farne degli orti o altri oggetti.

Perché insegnare la permacultura ai bambini? Qual è l’obiettivo?

Riconosciamo che il cambiamento passa attraverso l’educazione delle prossime generazioni e che quando siamo adulti non è facile smettere di fare qualcosa, disimparare e cambiare le nostre abitudini. Ecco perché abbiamo bisogno di cambiare l’educazione che i bambini ricevono. Il nostro progetto mira a fornire reti, risorse e ispirazione per sostenere una formazione in permacultura dei bambini. Chi volesse saperne di più può visitare il sito http://www.childreninpermaculture.com

Non è molto pesante per un bambino piccolo venire a contatto con la reale situazione che stiamo vivendo?

Infatti. E’ esattamente così ed è proprio per questo che facciamo molta attenzione a concentrarci su quello che tutti possiamo fare e sulle soluzioni. E’ necessario fare molta attenzione e poniamo le questioni sempre in modo molto soft proprio per non schiacciarli. Spesso i problemi sono pesantissimi anche per gli adulti che sono in difficoltà a gestire questi problemi che ci sembrano più grandi di noi. Per questo ci concentriamo su quello che possiamo fare noi nel nostro piccolo: come usare l’acqua, come differenziare i rifiuti, come non sprecare. Invece di sentirsi spaventati i bambini si sentono coinvolti e in grado di poter contribuire attivamente alla gestione e alla protezione dell’ambiente in cui vivono.

La permacultura è anche relazioni. Come lavorate sulle relazioni?

C’è una parte che riguarda proprio la gestione delle relazioni. Abbiamo molti livelli. Ci sono attività il cui obiettivo è sviluppare il contatto con se stessi: lavorare l’orto e farlo in modo meditativo e silenzioso, per esempio, li aiuta nell’osservazione e nell’attenzione. Inoltre gli fa conoscere un ritmo diverso da quello cui sono abituati e cui siamo abituati tutti. La cura delle relazioni con gli altri è insita in alcune attività che prevedono un’educazione all’attenzione e all’ascolto, alla disponibilità, all’attesa e all’empatia.

Esistono progetti di permacultura anche per ragazzi adolescenti?

Tutti i progetti esistenti al momento sono pensati per gli adulti. Tutte le pratiche che si apprendono durante il corso di progettazione in permacultura, ad esempio, non sono pensate per i bambini. C’è un vero e proprio vuoto in questo senso. Questo progetto si rivolge ai ragazzi di scuola primaria e secondaria di primo grado. Dai 3 ai 6 anni e poi dai 6 ai 12. Dopo le scuole medie abbiamo degli altri progetti per ragazzi più grandi. Non è facile coinvolgere e interessare i ragazzi di questa fascia di età ma cerchiamo di utilizzare le dinamiche tra pari. Una volta che si è entrati in relazione con loro tutto il resto è molto facile. E’ tutto molto naturale solo che sono pratiche che i ragazzi spesso non conoscono o sono fuori dalle loro abitudini. Cerchiamo di trattarli in modo da farli sentire importanti, attivi e responsabilizzati. Questo normalmente ha effetti estremamente positivi.

Che adulti saranno i bambini educati alla vita con un approccio permaculturale?

David Sobel dice: “Se vogliamo che i bambini rifioriscano e diventino gli uomini e le donne del futuro, dobbiamo permettere loro di amare la terra prima di chiedere loro di salvarla.” Uno dei principi della permacultura è “lavorare con la natura”. Quindi dobbiamo prima imparare come funziona la natura in modo che possiamo lavorare con lei. Children in Permaculture ha creato un programma per i bambini sulla permacultura. Stiamo creando case studies, sessioni di formazione, attività e altre risorse per sostenere gli educatori (compresi i genitori) in modo da condividere la permacultura con i bambini.

Fonte: ilcambiamento.it

 

Nuove Formichine Salvacibo* contro lo spreco alimentare

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Anche la scuola di Vittorio Bottego, in via San Mamete a Milano, aderisce all’iniziativa promossa da Eco dalle Città e Fondazione Cariplo.

La scuola primaria “Vittorio Bottego” situata in via San Mamete, 11 a Milano aderisce all’iniziativa “Formichine-salvacibo, contro lo spreco alimentare”. Aderiscono tutte le classi dalla prima alla quinta in quanto tutte adottano da anni azioni finalizzate a sensibilizzare gli alunni ad evitare lo spreco di cibo.

1-il martedì e il giovedì, dei volontari dell’associazione “SITICIBO” del “BANCO ALIMENTARE” milanese con sede ora a Muggiò, vengono a ritirare il pane intero non usato e la frutta integra avanzati in mensa dopo il pranzo, per donarli alle mense dei poveri gestite dal “BANCO ALIMENTARE”; pertanto i nostri alunni sono ormai sensibilizzati a non sprecare/rovinare per gioco questo cibo che non vogliono perché sanno che è indispensabile per nutrire altre persone. Gli alunni hanno avuto modo di incontrare i volontari;

2-la classe III C raccoglie sempre  i pezzetti di pane avanzato (non integro) per donarlo ad un canile dove presta servizio volontario il nonno di un alunno;

3-nei giorni di lun. merc. e ven. poiché non passano i volontari di “SITICIBO” il pane e la frutta che non viene consumata viene conservata dal singolo alunno nel proprio sacchetto “salva merenda” fornito da “Milano ristorazione” e portata a casa; molti alunni della classe V B la riportano a scuola il giorno dopo per consumarla durante la merenda di metà mattina delle 10,30;

4-gli alunni delle classi quinte prima di iniziare a consumare la portata del proprio pranzo, se non intendono consumarla tutta, ne ripongono una piccola parte in un piatto pulito da utilizzare come bis da dividere fra i compagni che hanno ancora fame e ne vogliono ancora, questa ormai nelle nostre classi quinte è diventata una buona consuetudine che ci permette di evitare sprechi di cibo accontentando tutti.

*Formichine Salvacibo è un progetto cittadinanza attiva contro lo spreco con il contributo di Fondazione Cariplo.

Fonte: ecodallecitta.it

Mangia con loro. Scuole, mense e genitori contro

“In ogni caso, la mensa è una conquista sociale e andrebbe difesa, migliorandola sempre”. “Una comunità forte dovrebbe valorizzare la socialità e non alimentare le differenze tra bambini” – da ARCIPELAGOMILANO.IT del 4.10.2016386300_1

Schiscetta è un termine milanese che sa di fabbrica, di pausa pranzo in cantiere, che profuma di pasta al sugo, cotoletta e fatica. Gavetta o gamella è la traduzione italiana, ma la versione contemporanea della scodella per il cibo degli operai e dei soldati è il lunchbox, il contenitore portato da casa negli uffici. E di schiscetta, da qualche settimana si sente parlare anche nelle scuole. Questa storia comincia a Torino, dove il Tribunale qualche mese fa ha dato ragione a delle famiglie che rivendicavano il diritto a portare il cibo da casa per i loro figli, in alternativa alla mensa scolastica. I genitori promotori della protesta, criticano soprattutto il rapporto qualità prezzo: “mio figlio non mangia niente”, “torna a casa affamato”, “la qualità è bassissima”. La sentenza piemontese ha avuto un effetto domino e pure a Milano qualche famiglia ha dotato il proprio figlio di schiscetta (a volte panino). Ma entrare in una grande comunità, come una scuola, con del cibo che viene da fuori, non è scontato, esistono parametri e regole di sicurezza igienica da rispettare, così i bambini con il lunchbox hanno dovuto consumare il pasto da soli, non in mensa con gli altri. Questi sono i fatti. La conseguente polemica non pare destinata a placarsi, almeno per il momento. È un problema complesso e appassionante quello della corretta alimentazione dei figli. Da anni esistono a Milano, come in molte città, le Commissioni mensa, composte da genitori che si battono per migliorare la qualità del cibo nelle scuole. Nel tempo, diverse cose sono cambiate grazie alle azioni congiunte di queste commissioni, altre sono ancora da mettere a punto, comunque, secondo molti, la madre di tutte le battaglie è quella sulle “materie prime”. Negli approvvigionamenti di Milano Ristorazione (la società partecipata del Comune), anni fa si è visto passare di tutto, dalle mozzarelle tedesche, al pesce del Sud Africa, dall’olio d’oliva in bottiglie di plastica, alla pasta di scarsissima qualità. Tutti prodotti che sono stati sostituiti anche grazie all’intervento delle commissioni mensa. Sulla qualità dei prodotti, si gioca quindi la possibilità per i genitori di incidere davvero nell’alimentazione dei figli a scuola. Ma chi sosterrà questa battaglia se in tanti cominceranno a scegliere la strada della schiscetta? E quante famiglie decideranno di abbandonare la mensa? Forse non molte in realtà. Strozzati come sono dal lavoro, gli orari, la centrifuga di vita che conosciamo bene, non so quanti genitori riuscirebbero a preparare tutti i giorni pasti completi per la pausa pranzo dei figli. In ogni caso, la mensa è una conquista sociale e andrebbe difesa, migliorandola sempre. Per farlo ci vogliono azioni comuni, mentre la scelta della schiscetta sembra andare nella direzione opposta, quella della“libertà individuale”, in questo caso di abbandonare un servizio che non soddisfi. Una comunità forte, invece, dovrebbe valorizzare la socialità e non alimentare le differenze tra bambini. I bambini, ecco. Nello scontro tra alcuni genitori e le istituzioni, i protagonisti vengono lasciati sullo sfondo. Eppure il momento della mensa è un grande rituale educativo, a quell’ora non ci si nutre soltanto, ma si impara a condividere e a conoscersi. Chiunque abbia fatto parte delle Commissioni, avrà notato che i gusti dei bambini cambiano nel corso degli anni. Se in prima elementare vengono apprezzati quasi soltanto la pizza e gli spaghetti al pomodoro (per fare un esempio), quando si arriva in quinta molti ragazzini cominciano ad assaggiare tutti i piatti, in pratica i loro gusti si evolvono. E questa è un’esperienza di crescita, un’avventura collettiva. Essere parte del gruppo, i bambini desiderano questo, ci tengono alla propria storia, ma cominciano fin da piccoli a costruirsi un’identità al di fuori del nucleo familiare. Abituarli ad assaggiare i cibi nuovi in mensa e a mangiare comunque, anche in giornate non proprio riuscite dal punto di vista gastronomico (ce ne sono, eccome), significa renderli persone più adattabili alle situazioni, aperte alle culture, disponibili alla scoperta. L’alternativa schiscetta, invece, sa di chiusura a riccio nel nucleo protettivo della famiglia. Sa di sconfitta, un sapore un po’ amaro.

Fonte: ecodallecitta.it

Il “bibliomotocarro” fa leggere i bambini del Sud

Dal 1999 Antonio La Cava gira il Sud Italia con la sua Ape 500, di colore celeste e a forma di casetta, denominata Bibliomotocarro, con l’obiettivo di dare in prestito i suoi libri che ammontano a 1300 unità. “Ho sempre creduto in una scuola viaggiante e nell’importanza dell’uso didattico del territorio”, racconta nella nostra intervista.bibliomotocarro470

Giunge come una prodigiosa epifania nei piccoli e remoti centri abitati del Sud Italia catalizzando al suo passaggio l’attenzione di tutti coloro che lo vedono arrivare. E’ l’estroso e bizzarro “Bibliomotocarro”, un’insolita Ape 500 celeste a forma di casetta, con tanto di tetto tegolato e comignolo, colma di libri per bambini. Ideato da Antonio La Cava, insegnante di scuola elementare in pensione, è una moto ibrida, unica nel suo genere, dalla parvenza quasi mitologica: un umile mezzo di trasporto, in grado, comunque, di coprire grandi distanze e raggiungere con serafica pazienza borghi spesso isolati e distanti tra loro, modificata ingegnosamente per assolvere alla funzione di biblioteca mobile e trasportare migliaia di volumi in continuo aumento e aggiornamento. Con il suo “Bibliomotocarro” il maestro parte ogni volta da Ferrandina, comune in provincia di Matera in cui è nato e vive, e raggiunge diversi paesi della Basilicata e delle regioni limitrofe per dare in prestito i suoi libri (che ammontano a circa 1300 volumi) ai bambini che accorrono incuriositi al suo arrivo nelle piazze per poi tornare in quegli stessi luoghi, dopo poco più di un mese, a recuperare i testi prestati e portarli in altre località, ad altri bambini. E’ una vera e propria missione educativa volta a stimolare ed incentivare nei più piccoli il piacere della lettura quella che il maestro lucano ha intrapreso sedici anni fa e che porta ancora avanti con ammirevole passione e dedizione. Con lo stesso entusiasmo ha risposto ad alcune domande di approfondimento.
Il “Bibliomotocarro” è un mezzo originale e vincente di didattica itinerante. A lei è stato riconosciuto il grande merito di dare l’opportunità di appassionarsi alla lettura ai bambini che popolano le strade dei piccoli centri. Da dove ha tratto l’ispirazione? “Sono tante le ragioni che nel 1999 mi portarono ad ideare il Bibliomotocarro. Essere maestro, naturalmente. Voglio dire che facendo il maestro e, quindi, osservando da vicino il progressivo affievolimento del rapporto tra il mondo della fanciullezza e il libro, pensai ad un mezzo umile, semplice, lento e povero, che potesse avvicinare i libri ai bambini. Che potesse portare, cioè, i libri dove ce n’è più bisogno. Ciò si coniugava, peraltro, con la mia ambizione di sempre: sentirmi maestro di strada. Ho sempre creduto in una scuola viaggiante e nell’importanza dell’uso didattico del territorio. Facendo il maestro, ho sempre portato più paese a scuola, ma sono sempre stato affascinato dall’idea di portare più scuola nel paese. E poi l’amore e la passione per il libro, la lettura e la scrittura. Un amore e una passione illuminati e riscaldati dalla luce fioca e dal calore tenue di una candela che dentro di me non si è mai spenta. Era la candela che da fanciullo, quando avevo 8-9 anni, accendevo quando mia madre spegneva l’unica lampadina di casa. I miei genitori erano contadini e abitavamo in un sottano, in fondo al quale c’era la stalla con l’asino”. 
Quanto è cambiato, nel corso degli anni, il rapporto dei bambini con i libri? In che misura l’avvento della tecnologia e il suo dilagante uso e abuso, nonché dipendenza nei casi limite, li ha distratti dal piacere della lettura?

“Il Bibliomotocarro è un’idea post-moderna che coniuga la tradizione con l’innovazione. La nostra proposta è vincente perché non demonizza i nuovi mezzi di comunicazione, che peraltro ritengo indispensabili, ma li usa riempiendoli di contenuti positivi. Sia noi dello staff che i bambini prendiamo questi contenuti dai libri, che sono insostituibili”.
Cosa manca, a suo parere, nella programmazione scolastica che accresca l’interesse verso la lettura per il puro piacere che essa arreca? “Nei programmi scolastici manca l’idea che la lettura sia un piacere e non un obbligo, una costrizione. Soprattutto nella scuola primaria, questo devono capirlo gli insegnanti”.bibliomotocarro01

Quale approccio didattico ha adottato durante la sua lunga esperienza di insegnamento nella scuola elementare? Cosa ha cercato di trasmettere ai suoi alunni e cosa le hanno trasmesso loro?
“Ho fatto per 42 anni il maestro cercando sempre negli occhi e negli sguardi degli alunni le linee ispiratrici per la mia azione educativa e didattica e fino all’ultimo giorno ho trovato conferma della bontà di tale scelta. Del resto il Bibliomotocarro è il frutto di questo gioioso e positivo coinvolgimento. Quando, 20 anni or sono, dicevo agli alunni che ero preoccupato per la crescente disaffezione nei confronti del libro e che bisognava fare qualcosa, loro mi dicevano che potevo farlo io. Dopo 2-3 anni la mia preoccupazione si tramutò in angoscia: l’angoscia di invecchiare in un paese di non-lettori. Allora  dissi agli alunni che era necessario lanciare un grido d’allarme. Ebbene loro, cogliendo l’aggravamento del mio stato d’animo da preoccupazione ad angoscia, non mi ripeterono più che potevo fare io questa cosa ma che dovevo!”.
Quali difficoltà ha incontrato nelle fasi iniziali del progetto? “Fin dall’inizio il Bibliomotocarro ha avuto una vita gioita e sofferta: gioita perché vissuta intensamente con gioia ed entusiasmo; sofferta per i problemi da affrontare e risolvere tutti i giorni. Il Bibliomotocarro ha sedici anni di vita, ormai, essendo nato nell’ottobre del 1999, e per i primi 14 anni è andato avanti in solitudine e nell’indifferenza generale. Solo da due anni a questa parte è passato agli onori della cronaca diventando un fenomeno nazionale ed internazionale”.

Qual è la reazione delle persone al suo arrivo? “Inizialmente ci furono scetticismo e perplessità, battute del tipo: “Ma dove va questo?”, “Ancora con i libri!? Ora c’è il computer!”. Poi le cose sono cambiate. Ora i bambini si avvicinano, chiedono libri e, soprattutto, utilizzano la richiesta di un libro per avviare un contatto, uno scambio, un legame con me o con altri che sono vicino al Bibliomotocarro, perché a furia di connetterci con il mondo intero, ci siamo “scollegati” dal dirimpettaio e dal vicino di casa che, sofferente, chiede e implora, inascoltato, che qualcuno si accorga di lui”.bibliomotocarro02

Tra le svariate iniziative culturali che è riuscito a realizzare con il Bibliomotocarro, quale ha avuto maggiore successo?
Il Bibliomotocarro realizza nelle scuole il progetto “Amico Libro”. Sono in particolare quattro le attività di questa iniziativa che suscitano entusiasmo negli alunni e negli insegnanti: “I libri hanno messo le ruote”, servizio di biblioteca viaggiante con prestito gratuito dei libri, che conta 8 presenze, una al mese, nell’anno; “I libri bianchi”, libri composti da racconti scritti da bambini di paesi diversi; “ Entrare con la testa, uscire con gli occhi”, realizzazione di un video di animazione a partire da un testo letterario; e “Dalla pagina al mondo”, creazione di un cortometraggio a partire da un testo letterario. Naturalmente, vivendo quasi ogni giorno a contatto con il mondo della fanciullezza, gli episodi da raccontare sarebbero tanti ma ho piacere a citare l’ultimo. Qualche mercoledì fa ero a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi. Lì ho incontrato 27 scolaresche. Uno dei circa 600 alunni, di nome Mattia, mi ha chiesto come mi sentissi ad essere l’idolo dei bambini. Sappiamo bene chi sono gli idoli ai nostri tempi: calciatori, cantanti, attori, attrici, modelle, personaggi dello spettacolo. Non è meraviglioso che un fanciullo di 10 anni abbia espresso un pensiero in assoluta controtendenza? L’idolo di tanti bambini era per lui un umile bibliotecario di strada”.
Pensa che il suo Bibliomotocarro possa avere lo stesso successo anche in altre regioni d’Italia oltre a quelle dove è approdato? “Il Bibliomotocarro ha percorso finora 100.000 chilometri, di cui 80.000 in Basilicata e 20.000 nelle altre regioni, a cominciare da quelle limitrofe. In particolare, la Puglia si è innamorata del Bibliomotocarro, per cui mi sento di dire che se il Bibliomotocarro è e rimane un simbolo lucano, sta diventando sempre più un fenomeno nazionale”.
Il tentativo di escogitare mezzi fantasiosi ma efficaci per diffondere cultura a tutti i livelli ricorda molto quello messo in atto in Argentina da un giovane artista, Raul Lemesoff, che ha comprato una vecchia Ford Falcon in dotazione alle Forze Armate Argentine e ne ha ricavato una libreria semovente che trasporta e regala volumi (frutto di donazioni) lungo le strade di Buenos Aires. Questo carro armato dei libri, che Lemesoff  ha chiamato “Arma di istruzione di massa”, è nato con lo scopo di “colonizzare” culturalmente le zone più carenti di mezzi di istruzione. Di fatto, a questo ambizioso progetto hanno collaborato nessuna o pochissime istituzioni pubbliche o private e ciò ha influito negativamente sul proseguimento della lodevole iniziativa. Il bibliomotocarro ha un enorme potenziale d’azione. Ha mai pensato di chiedere finanziamenti per sostenere le ovvie e onerose spese di cui deve farsi carico? Ma soprattutto, per realizzare un progetto di portata nazionale e magari destinarlo anche agli adulti? La partecipazione a programmi televisivi di reti nazionali, oltre all’indiscutibile popolarità, non l’hanno aiutata in questo senso? Ha ricevuto offerte o proposte di finanziamento?
“Il Bibliomotocarro non ha sponsor o finanziamenti istituzionali. Ne ha bisogno, perciò li cerca e li chiede  anche se fino ad ora invano. Ho presentato il progetto “Fino ai margini”, rivolto ai paesi piccolissimi, al disotto dei 1.000 abitanti, al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, che non ha risposto. Lo stesso progetto è stato presentato alla Provincia di Matera, che non ha risposto. La Regione Basilicata ha risposto e ha concesso il patrocinio gratuito. Stiamo pensando alle Fondazioni, ma anche ad una forma di finanziamento dal basso, visto che anche la partecipazione a programmi televisivi nazionali e l’attenzione riservata dalla grande stampa, non hanno fin qui portato né offerte né proposte. Ma non ci arrendiamo e andiamo avanti  promuovendo il libro, la lettura e la scrittura”.

Fonte: ilcambiamento.it

Amianto e scuole: l’asbesto è presente in 2400 edifici scolastici italiani

Secondo l’Osservatorio nazionale amianto sono a rischio 350mila alunni e 50mila dipendenti del Ministero dell’Istruzione.  Si terrà il 10 aprile al Palazzo Vecchio di Firenze una conferenza per fare il punto su un problema che riguarda 2400 scuole sul territorio nazionale: quello dell’amianto, materiale utilizzato per anni nell’edilizia pubblica e privata. Secondo l’Osservatorio nazionale amianto, organizzatore della conferenza, i materiali contenenti amianto rappresentano una fonte di rischio per la salute di 350mila alunni e di 50mila dipendenti del Ministero dell’Istruzione, senza considerare gli altri edifici pubblici e le università (per esempio quella di Torino, della quale abbiamo segnalato in passato alcuni decessi dovuti al mesotelioma pleurico). Le indagini epidemiologiche hanno messo in luce decine di casi di mesotelioma e di altre patologie asbesto-correlate fra ex docenti e personale non docente che hanno spinto l’Ona a chiedere le bonifiche: ci sono i casi della Falcone di Roma e della Da Vinci di Firenze, dove gli alunni convivono con cartelli e avvisi che vietano di appendere chiodi, graffiare pareti, chiudere porte e finestre e persino spostare banchi, sedie e cattedre che potrebbero provocare la caduta di materiale contenente fibre di amianto. Nella scuola fiorentina la prima denuncia di presenza di amianto venne fatta nel 1997: diciotto anni dopo la struttura che ospita i ragazzi del Biennio è ancora in piedi, non bonificata, più vecchia e, naturalmente, più pericolosa. Qualcosa si sta muovendo: lo scorso anno il Comune è intervenuto per rimuovere il tetto e il controsoffitto, ma molto resta da fare e il prossimo passo dell’Ona sarà l’istituzione di controlli sanitari su tutti coloro che hanno frequentato il Leonardo Da Vinci e gli altri siti contaminati.146635841-586x390

Fonte:  Ansa

© Foto Getty Images

Le scuole “cartonissime” celebrano la vittoria e inaugurano le “carTOniadi invernali”

Mercoledì 21 gennaio nell’Auditorium della Scuola Media Rosselli sono stati illustrati i risultati che il quartiere Vanchiglia ha ottenuto durante le Cartoniadi di Torino. Presentata anche la versione “invernale” della gara, che durerà fino al 28 febbraio e mette in palio due premi di 4.000 e 3.000 euro

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Si è svolto il 21 gennaio l’incontro con gli alunni della scuola media Rosselli, le insegnanti, il Coordinatore all’Ambiente della Circoscrizione 7 e le dirigenti scolastiche degli Istituti Comprensivi del quartiere Vanchiglia – Vanchiglietta, vincitrice dalle Cartoniadi del mese di novembre. Nell’Auditorium della scuola sono stati proietatti i video e le foto realizzati nelle varie circoscrizioni della città durante le attività di “cartonaggio”, cioè raccolta di scatole di cartone mal riposto, e illustrato i risultati, positivi, che il quartiere Vanchiglia grazie al suo impegno, ha portata a casa. E’ stato un incontro, soprattutto, importante per ricordare che le Cartoniadi non sono terminate e che continueranno fino al 28 febbraio. Le chiamiamo “Cartoniadi invernali” ma i contenuti della gara sono gli stessi: obiettivo è infatti quello di promuovere la corretta pratica della raccolta differenziata, in modo tale che diventi un’azione duratura nel tempo. Un’azione che deve diventare una pratica quotidiana ordinaria nei cittadini torinesi. Ancora una volta ad essere premiate saranno le scuole primarie e secondarie di primo grado e il criterio secondo cui si decreterà la nuova scuola “cartonissima” sarà il calcolo della raccolta dei mesi di gennaio e febbraio paragonato a quelli di ottobre e novembre.
In palio due premi: 4.000 il primo e 3.000 euro il secondo.

 

Ecco un breve video dell’incontro presso la Scuola Media Rosselli:

Fonte: ecodallecitta.it

L’educazione ambientale diventa materia obbligatoria nelle scuole

L’educazione ambientale sarà presto materia scolastica obbligatoria e si studierà dalla materna alla secondaria superiore già dall’anno scolastico 2015-2016Barbara-Degani-620x350

Indiscrezioni raccolte oggi alla presentazione di un libro a Roma presso la sede del Coni, a cui a presenziato il sottosegretario all’ambiente, Barbara Degani vogliono che per il prossimo anno scolastico 2015-2015 sarà introdotta l’ educazione ambientale quale nuova materia obbligatoria il cui insegnamento partirà dalla scuola materna e proseguirà fino alla seconda superiore. Barbara Degani stamattina durante l’incontro presso la sede del Coni a Roma a cui hanno preso parte i bambini delle scuole elementari e medie e i rappresentanti della FIPSAS, la Federazione Italiana Pesca sportiva e attività subacquee, ha detto:

Il lavoro che ci ha visto impegnati per mesi parte proprio dai bambini e non poteva che essere così. Sono loro il nostro futuro e potranno a pieno titolo essere chiamati nativi ambientali. Io credo che comminare sanzioni, contemplare reati in ambito ambientale sia doveroso ma non sia sufficiente: è necessario intervenire con una politica di grande respiro, a lungo termine altrimenti il patrimonio che abbiamo a disposizione oggi non ci sarà più domani. Ecco allora entrare in campo l’Educazione ambientale come strumento imprescindibile da cui partire per far capire l’importanza di alcune scelte.

E indiscrezioni dell’ultim’ora vogliono che il progetto di rendere l’educazione ambientale una materia obbligatoria nelle scuole italiane sia racchiuso in un fascicolo di 150 pagine oggetto di un accordo tra MIUR e ministero dell’Ambiente. Il programma prevedrebbe l’insegnamento di vari temi che vanno dalla biodiversità alla gestione dei rifiuti. L’occasione entro cui sono state raccolte le indiscrezioni sulla nuova materia scolastica, ha riguardato la presentazione del libro Alla scoperta della pesca sportiva in mare realizzato dalla Federazione Pesca con il contributo del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Alla platea di bambini è stato presentato anche il progetto Sharklife finanziato dalla Comunità Europea per tutelare la presenza degli squali nel Mar Mediterraneo. L’obiettivo del libro, secondo Daniela Ferrando che ne ha curato i testi, è di consentire ai bambini di conoscere la pesca sportiva attraverso gli attrezzi utilizzati, ma anxche la biodiversità marina legata alle regole di pesca che si adottano nei mari italiani. Come pratica è stata presentata la catch and release, ossia la cattura del pesce e il suo rilascio da vivo.

Fonte: Il Secolo XIXFIPSASMinambiente
Foto | Barbara Degani@facebook

 

Inquinamento, nel Regno Unito scuole e ospedali lontani dalle strade

I decessi provocati dall’inquinamento atmosferico sono 29mila all’anno. Dopo aver preso atto dei dati che certificano 29mila decessi all’anno a causa dell’inquinamento atmosferico, il Regno Unito volta pagina e decide che in futuro scuole, ospedali e case di cura verranno costruiti lontano dalle strade principali a causa dei pericoli di inquinamento atmosferico. L’Environmental Audit Committee ha parlato esplicitamente dell’inquinamento atmosferico come di “una crisi di salute pubblica” che causa ormai tanti morti quanto il fumo. È stato suggerito di avviare un regime che incentivi le rottamazioni delle auto a diesel al fine di ridurre le emissioni. Joan Walley, la presidente del Comitato, ha dichiarato alla BBC che c’è una crisi di salute pubblica in termini di cattiva qualità dell’aria. Le morti causate dall’inquinamento atmosferico sono tante quanto quelle per il fumo. La priorità è fermarsi prima che una nuova generazione di bambini sia esposta. Come? Rendendo impossibile la costruzione di scuole, ospedali, cliniche e centri di assistenza nei pressi di luoghi con alti livelli di inquinamento. Il traffico automobilistico è, infatti, responsabile del 42% delle emissioni di monossido di carbonio, del 46% degli ossidi di azoto e del 26% dell’inquinamento da particolato. Fra gli altri suggerimenti del Comitato vi sono: 1) previsioni meteo sull’inquinamento atmosferico, sulla falsariga di quelle su polline e raggi Uv, 2) un piano nazionale per zone a basse emissioni per contrastare i veicoli altamente inquinanti, 3) incentivi finanziari per i carburanti alternativi, 4) incentivi alla mobilità pedonale e ciclistica.smog1-586x390

Fonte:  BBC

© Foto Getty Images

Riqualificazione energetica nelle scuole di Torino. Lavolta: “obiettivo è il miglioramento del comfort nelle scuole rispettando l’ambiente”

 

A Torino la Giunta comunale ha approvato su proposta dell’assessore all’Ambiente Enzo Lavolta alcuni interventi di riqualificazione energetica nelle centrali termiche di alcuni edifici scolastici381372

Nell’ultima seduta della Giunta comunale, su proposta dell’Assessore all’Ambiente Enzo Lavolta, sono stati alcuni interventi di riqualificazione energetica nelle centrali termiche di alcuni edifici scolastici di proprietà del Comune di Torino.
L’intervento iniziale per questa razionalizzazione ha interessato la riqualificazione energetica di 6 edifici scolastici di proprietà della Città di Torino, (oltre al Conservatorio Musicale di Torino) attraverso l’adozione di soluzioni tecnologiche di eccellenza relative sia all’impiantistica, sia agli involucri edilizi (riduzione dei carichi termici di riscaldamento prevista con percentuali variabili tra il 60 ed il 70%).  Il Comune di Torino ha presentato alla Regione un ulteriore progetto per la realizzazione di interventi di “Revamping” delle centrali termiche in una quarantina di edifici scolastici della Città, dove è prevista la sostituzione dei generatori di calore esistenti con caldaie ad alta efficienza a condensazione. Questo intervento ha un valore complessivo di euro 3.750.000. I lavori, che inizieranno, presumibilmente, nella primavera 2015 saranno realizzati da Iren Servizi e Innovazione Spa in virtù del contratto di servizio vigente che definisce l’attività relativa alla gestione degli impianti elettrici e termici sia per interventi di manutenzione ordinaria che straordinaria, degli edifici di proprietà della Città. “Migliorare il comfort delle scuole della Città di Torino, rispettando l’ambiente, – ha ribadito l’Assessore Enzo Lavolta – consumando meno energia è un obiettivo di Torino Smart City. Con questo importante provvedimento nel corso del 2015 miglioreremo gli impianti termici di 40 scuole, in particolare verranno sostituiti con caldaie meno energivore e con minor impatto ambientale; un intervento utile a migliorare la qualità dell’aria e a consolidare la strategia in campo energetico della nostra Città”.

Fonte:  ecodallecitta.it

“Adotta un nonno”, ecco le scuole che hanno aderito

Debutto, lo scorso 20 ottobre, per il primo pranzo condiviso tra allievi delle scuole Primarie e anziani soli, “ospiti d’onore” nelle mense scolastiche grazie al progetto “Io non spreco-aggiungi un posto a tavola”, a firma Comune di Milano e di Milano Ristorazione380760

di Aglaia  Zannetti
“Aggiungi un posto a tavola”: contro la solitudine e lo spreco di cibo nelle mense e alla voce solidarietà e socializzazione. Protagonisti di questa iniziativa, voluta dall’Assessorato alla Politiche Sociali e Istruzione ed Educazione di Milano, i “nonni milanesi”, scelti dall’elenco dei 24mila anziani in difficoltà già assistiti dal Comune, che avranno così la possibilità di pranzare insieme ai bambini nelle mense scolastiche delle scuole primarie, che hanno dato la propria adesione. Dopo “Io non spreco”, iniziativa di Milano Ristorazione che ha visto l’introduzione del sacchetto salvacibo (da noi di Eco dalle città ribattezzato il “Mangiopoi”) al via, dunque, quella che possiamo definire come la seconda parte del progetto che, nell’anno di Expo, mira alla riduzione dello spreco alimentare nei refettori rispondendo contemporaneamente all’esigenza di socializzazione e attenzione alle fasce più deboli della popolazione e coinvolgendo i più piccoli in un programma educativo più ampio. Diverse le scuole che hanno sinora aderito: gli Istituti Comprensivi Statali Sandro Pertini (primarie S. Pertini e G. Pirelli) , Cardarelli Massau, Paolo e Larissa Pini (primarie Martiri di Gorla e Crispi), ICS Fabio Filzi (plesso di via Ravenna e Wolf Ferrari), ICS Morosini e Savoia, ICS Nazario Sauro (primaria di Via Vespri Siciliani), IC Thouar Gonzaga e Cesare Cantù. Il piano prevede un progressivo incremento di presenze fino a 500 pensionati che, sempre accompagnati dai custodi sociali, a gruppi di due e a giorni alterni, saranno ospitati nei refettori di 18 scuole primarie di tutti i quartieri. Un quadro di attenzione contro lo spreco alimentare che passa attraverso il tema della condivisione e della consapevolezza all’interno del quale anche Eco dalle Città dà il suo contributo con l’ideazione del concorso “Formichine Salvacibo. Diario scolastico contro lo spreco alimentare” rivolto alle Primarie pubbliche di Milano, che prevede un premio di mille euro alla scuola più attiva e virtuosa contro lo spreco di cibo.
Foto da http://www.milanotoday.it

fonte: ecodallecitta.it