Smog e cervello: scoperta relazione fra inquinamento e declino cognitivo

La scoperta grazie a uno studio della University of Southern California che ha evidenziato un rapporto di causa-effetto fra la concentrazione di particolato nell’aria e gli errori nei test mnemonico-matematici

Lo smog non danneggia solamente i polmoni e le vie respiratorie, ma ha effetti deleteri anche sulle capacità cognitive. I particolati con alte concentrazioni di sostanze tossiche non contaminano soltanto l’atmosfera ma accelerano il declino cognitivo degli anziani. Le conseguenze negative sulle capacità cognitive erano già state evidenziate da diversi studi, ma lo studio pubblicato di recente su The Journals of Gerontology Series e curato dalla University of Southern California. Nel corso dello studio, gli esperti hanno preso in esame 780 persone di 55 anni o più: le loro funzioni cognitive sono state misurate attraverso test matematici e mnemonici e al termine di queste prove è stato attribuito un punteggio sulla base degli errori commessi. Le statistiche sulle capacità cognitive sono state incrociate con le informazioni sui livelli di inquinamento atmosferico nel quartiere di residenza di ciascun soggetto l’équipe della University of Southern California ha scoperto che le concentrazioni medie di smog nei quartieri di residenza erano pari a 13,8 microgrammi per metro cubo di aria ovvero sopra la soglia consentita dalle autorità statunitensi di 12 microgrammi per metro cubo. Dall’incrocio fra i risultati dei test e i dati ambientali è emerso un rapporto di causa-effetto fra inquinamento atmosferico ed errori totalizzati nei test, in particolar modo se la concentrazione raggiungeva i 15 microgrammi per metro cubo, il livello di errori dei partecipanti era una volta e mezzo maggiore rispetto a quello dei coetanei residenti in zone non inquinate, dove la concentrazione del particolato e inferiore a 5 microgrammi per metrocubo.159922342-586x390

Fonte:  The Journals of Gerontology Series

Foto © Getty Images

Scoperto un mega-canyon paleofluviale sotto i ghiacci della Groenlandia

Il canyon scorre da sud verso nord, è lungo 750 km e profondo 800 m e si è formato milioni di anni fa prima delle ere glaciali. La sua presenza convoglia le acque di fusione verso il mare Artico e rallenta il movimento dei ghiacciai verso il mare perchè riduce lo strato di acqua tra ghiaccio e roccia che funge da lubrificante.

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La Groenlandia è in gran parte coperta da una calotta di ghiaccio di oltre due kilometri di spessore, ma sotto al ghiaccio si trovano valli e montagne come in tutti i continenti. Recenti rilevazioni radar satellitari hanno permesso di identificare un gigantesco canyon sotto la calotta glaciale. Le rilevazioni precedenti non avevano la risoluzione sufficiente per identificare una simile struttura. Il canyon corre da sud verso nord (la mappa in alto ha il nord a sinistra) ed è lungo 750 km (oltre una volta e mezza il Grand Canyon degli USA) e profondo circa 800 m. Si tratta di un canyon paleofluviale, formatosi cioè per erosione prima dell’inizio delle glaciazioni e della crescita della calotta groenlandese, circa 3,5 milioni di anni fa. I tre profili A,B e C in alto si riferiscono alle sezioni blu, nera e rossa sulla mappa in basso. Il canyon agevola il drenaggio dell’acqua verso il mare e questo spiega l’assenza in  Groenlandia di laghi subglaciali come in Antartide. Questo fatto non è solo una curiosità scientifica, perchè ha anche implicazioni significative sulla fusione della calotta e sull’innalzamento dei mari. La rapidità della fusione della calotta dipende anche dal suo scorrimento dalle montagne verso il mare, fenomeno che è agevolato dalla presenza di uno strato di acqua tra il fondo del ghiacciaio e la roccia sottostante che riduce l’enorme attrito all’interfaccia. Il  canyon convoglia una maggiore quantità di acqua verso il mare artico,riducendo lo scorrimento della calotta e rallentandone quindi la fusione. Una buona notizia, ma su cui è meglio non contare troppo.

Fonte: ecoblog